Il caos costruito

C’è un caos imponente e straordinario con cui si regge la natura. Perfino i dettagli di quest’ordine sono manifestazione del caos. Il nostro vincolo in quanto umani, è con la trama di quel caos. Solo che abbiamo perso il suo tempo e il nostro posto nello spazio. Nella struttura sociale s’inventa anche il caos. Quel caos che sistematizza il potere a sua convenienza. Il rumore lo controlla chi conserva silenzio. Il potere trasforma in profitto la rabbia delle maggioranze. Soltanto una mente quieta può rispondere con efficacia al contrario. E nell’accelerata routine finiamo per confondere le due forme di caos. Cambiamo concetti e sospendiamo decisioni. Natura per destino ed evoluzione per adattamento. E’ possibile che poche persone dubitino che il mondo attuale stia attraversando un caos generalizzato.

Nell’industria mediatica sia giornalisti che analisti insistono sull’argomento  Con forza veniamo informati che nessuno controlla niente, che Internet è arrivata per sconfiggere poteri e credo. Il caso del mondo arabo è forse una delle maggiori prove dell’assurdo informativo al quale assistiamo. Si è preteso di farci vedere che la cosiddetta “primavera araba” era prodotto della “rivoluzione” delle reti sociali. Dalla sera alla mattina Facebook e Twitter sono diventati “le spade salvatrici” dei “guerrieri” del XXI secolo. Negli ultimi giorni, con una simulazione del film diffuso su Internet, dove si pretendeva di offendere a Maometto, ci veniva detto che il mondo arabo era passato dalla primavera all’inverno.

Di fronte a questi avvenimenti, e tutti i possibili “uragani sociali” che ci fanno vedere che stanno muovendo la rete, mi vengono parecchi interrogativi. E’ veramente Internet un’arma formatrice di opinione pubblica o solo un ripetitore di quello che i mass media convenzionali già dicono? Come può la rete muovere le masse che ancora non dispongono di tale strumento? E’ internet, fino ad ora, una strategia per costruire una realtà parallela alla verità sociale? A quale tipo di divorzio stiamo assistendo con questa dualità di realtà, entrambe controllate, forse per uno stesso fine, dal potere globale? Pretendono di ridurci a spettatori di una realtà falsamente partecipativa?
E’ possibile che dietro questi avvenimenti ci siano le mani di chi amministra le risorse della terra. Se la “primavera araba” è stata una rivolta sospetta, forse l’”inverno arabo” (con tutte le offese ai credo dei musulmani) sia un nuovo passo nella lunga scalata del caos come strategia di guerra. Il potere con sede negli Stati Uniti conosce i mille di sinonimi della parola colonizzazione e li applica sia nell’apparente pace come nella guerra diretta. Seminare la rabbia negli avversari è uno dei suoi principali ricorsi, in questo modo scuote il rivale e lo toglie dalla potente battaglia delle idee. L’ira, come capitale dell’usura, potrebbe essere l’arma che quel potere sta usando contro il mondo arabo. Cosa succederebbe se dal mondo islamico la risposta, in faccia a questi maestri della guerra, fosse quella della strategia della parola? La bestia affamata di potere sa come spezzare la razionalità dell’altro con l’uso dell’ira. Solo un’offensiva ragionata potrebbe affrontare con opzione di vittoria a questa forma di “colonizzazione discreta”.
Sono molti gli analisti che parlano d’internet come il grande “liberatore” della razza umana. Non molto tempo fa uno di questi esperti dell’ordine stabilito diceva che “non esistono più segreti ne totalitarismi grazie alla “democratizzazione” delle reti sociali”. Questo saggio si riferiva a internet come lo spazio dove con la pubblicazione di un breve testo o foto chiunque potesse sconfiggere il più terribile degli imperi. è arrivato a definire che quello che stava succedendo era dovuto ad un “caos non controllato da nessun potere”. Sappiamo che il caos si pianifica, ci sono esperti nel controllo del caos a beneficio di una minoranza osservante. Forse quello che c’è dietro la forma di come si pretende controllare internet sia la pretesa di innalzare un caos parallelo che allontani lo sguardo dalla realtà sociale. Importante sarebbe che in internet o per strada non si perda di vista il movimento del caos reale che controlla la natura coerentemente al nostro sentire umano. In quel caos cosmico ci sono domande alle quali i costruttori del caos sociale non potrebbero mai rispondere.

Fonte

Traduzione: FreeYourMind!

Il manuale degli Stati Uniti per la rivoluzione colorata in Egitto

Gli Stati Uniti attendevano da molto una rivoluzione in Egitto, anche se ha causato solo la fine del loro fantoccio Hosni Mubarak. Di conseguenza, erano pronti ad intervenire.

Dalla prima settimana di manifestazioni al Cairo, Washington ha inviato gruppi dell’Albert Einstein Institute. Un manuale, già utilizzato in altri paesi, è stato adattato e tradotto in arabo. E’ stato distribuito per intruppare i manifestanti. Rinviava ai servizi di Facebook e Twitter istituiti dal Dipartimento di Stato e la CIA.

Questo manuale fornisce indicazioni precise sul percorso delle manifestazioni. Contiene disegni e vedute aeree, mentre gli egiziani hanno una diversa percezione spaziale e raramente usano mappe. Le foto aeree sono accreditate per rispettare i diritti di copyright, cosa ignorata in Egitto. Il manuale consiglia l’abbigliamento per proteggersi dai gas lacrimogeni, riproducendo un’illustrazione occidentale, senza tener conto delle modalità di abbigliamento locale.

Un esempio, la figura sulla destra è stato ridisegnato per mostrare una donna velata. Il personaggio centrale è un poliziotto e non un soldato. Il cartello recita: “La polizia e il popolo contro l’ingiustizia. Viva l’Egitto”. Questo allo scopo di trasmettere un messaggio di unità e fratellanza popolare con la polizia, ma la fraternizzazione al Cairo ha avuto luogo con l’esercito. Il riciclaggio del disegno illustra involontariamente la rapidità e l’impreparazione con cui il manuale è stato adattato all’Egitto.

Il manuale formula ciò che gli Stati Uniti volevano imporre come obiettivi al movimento: rovesciare Mubarak e un buon governo civile. Mira ad escludere qualsiasi slogan contro l’imperialismo e il sionismo e per la liberazione della Palestina.

Questa manipolazione, in ultima analisi, è completamente fallita.

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Manuale della Albert Einstein Institution per una rivoluzione colorata in Egitto. 26 pp. 2,6 Mb.

Fonte : http://www.voltairenet.org/Il-manuale-degli-Stati-Uniti-per

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