La guerra programmata contro l’Iran e l’attentato al generale che ha detto No!


Oggi, il generale Dempsey, Presidente del Joint Chiefs of Staff degli USA, l’uomo che era andato a Tel Aviv e informato Netanyahu che gli USA non volevano far parte delle sue macchinazioni contro l’Iran, è stato oggetto di un attentato in Afghanistan. Questa non è stata un’azione del terrorismo o dei taliban. E’ stato un “avvertimento” contro qualcuno che non ha baciato i piedi di Netanyahu. La sua risposta ha scatenato i killer, non un atto pubblico, ma lo stesso un dato di fatto, un militare statunitense lo sa molto bene. Netanyahu ha un problema di “arroganza”. I colpevoli, i “militanti”, sono riusciti a passare inosservati nell’area più sofisticatamente difesa sulla terra, il perimetro della Bagram Air Force Base. Fortunatamente per loro, hanno attaccato durante la notte, in un momento in cui i visori notturni di 5.ta generazione, i radar di terra e altri sistemi di rilevamento degli USA sono stati misteriosamente disattivati. I sistemi di rilevamento dei razzi, i dirigibili di preallarme con georadar ad apertura sintetica e la copertura continua degli UAV, che utilizzano il rilevamento a raggi infrarossi, 2 miliardi di dollari di tecnologia in questo solo perimetro, sono costati il velivolo del comandante militare statunitense e le ferite subite da due membri dell’equipaggio.
Dempsey aveva appena lasciato Tel Aviv, dove aveva detto al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu: “Non posso conoscere tutte le capacità [di Israele], ma penso che sia giusto dire che potrebbe ritardare, ma non distruggere il potenziale nucleare iraniano“. Dempsey poi ha detto ai giornalisti presenti: “Confrontando l’intelligence, discutendo delle implicazioni regionali, abbiamo ammesso che i nostri orologi girano a ritmi diversi, dobbiamo capire gli israeliani, vivono con il sospetto costante, con il quale non abbiamo a che fare.” Ci sono quelli vicini al Presidente Obama che non accettano apertamente l’attentato a Dempsey, con la pubblica ammissione della complicità dei taliban. Tali dichiarazioni, che certamente costeranno caro in rappresaglie degli Stati Uniti, si trovano spesso sui siti internet privi di una connessione credibile a qualsiasi fonte islamica. Per alcuni statunitensi, l’attentato sembra essere una rappresaglia contro Dempsey, che per coincidenza, citava nella sua valutazione su Israele, il suo “costante sospetto.”
Le agenzie di stampa hanno sepolto il fallito attentato, sapendo che Dempsey è odiato da Netanyahu e rispettato dai taliban come “sincero e corretto“. Netanyahu anela i giorni in cui il generale Myers svolgeva il lavoro di Dempsey, sotto Bush (43), entrambi viziati e narcisisti, dei pupazzi prevedibili, il foraggio ideale per le macchinazioni di Netanyahu. Solo due settimane fa, pieno di speranza presidenziale, Mitt Romney, tornato da un viaggio all’estero con 60 milioni di dollari raccolti in Israele e Gran Bretagna, mentre era accompagnato dal boss dei Casinò Sheldon Adelson, le cui organizzazioni criminali di Las Vegas e della Cina, sono da tempo ritenute essere al centro della criminalità organizzata di tutto il mondo. Il gioco d’azzardo, la droga, la prostituzione, il riciclaggio di denaro e ora la guerra, stanno cercando il proprio presidente, e la guerra contro l’Iran è l’unico problema che guida la campagna statunitense. Romney, come governatore dello stato era, se non altro, alla “sinistra” del presidente Obama. Leggi il resto dell’articolo

LE OLIMPIADI MILITARIZZATE DI LONDRA EVOCANO 1984 DI ORWELL

Le Olimpiadi di Londra assumono rapidamente l’aspetto di una vasta operazione militare terrestre e aerea e non quella di un evento sportivo internazionale.Invece di un sentimento di fratellanza internazionalista che dovrebbero incarnare i Giochi olimpici, a Londra regna un’atmosfera minacciosa di paesi in guerra con missili terra-aria dispiegati sui tetti di edifici residenziali, navi da guerra della Marina in stato di allerta,così come aerei da combattimento ed elicotteri della Royal Air Force pattugliano i cieli sopra la capitale britannica.
Di Finian Cunningham

Mondialisation

I Giochi iniziano entro una settimana (domani 27-7, n.FYM). Tra gli sviluppi recenti figura un annuncio del ministero della Difesa britannico che ha voluto 3500 soldati in più dispiegati per garantire la sicurezza dei 30 siti che ospitano eventi sportivi. Questi si sommano ai 13.500 militari già assegnati per proteggere il pubblico e le squadre sportive dal rischio di un attacco terroristico.

Il Generale britannico Sir Nick Parker, che supervisiona le misure di sicurezza, ha detto che uno dei piani d’urgenza consiste nel far fronte ad un “evento di tipo 11 settembre.
Il dispiegamento di truppe a Londra e dintorni comprende 7000 persone in più rispetto le attuali operazioni britanniche in Afghanistan.

Questo numero si somma ai 10.000 agenti di polizia supplementari e ad una divisione di 10.000 guardie di sicurezza private. G45, la società di sicurezza privata che ha vinto il contratto con le Olimpiadi, ha dimostrato di non essere in grado di soddisfare i requisiti in termini di personale per garantire la sicurezza dei Giochi.Questa rivelazione è all’origine del reclutamento più recente di soldati supplementari. Leggi il resto dell’articolo

Il Grande Fratello ti prende la parola: “ghiaccio”, “maiale” e “aiuto”….vocabolario terrorista?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

E’ stata pubblicata una lista di parole “sospette” che se usate nella Rete potrebbero richiamare l’attenzione dei servizi di sicurezza degli Stati Uniti.

Sei ritornato dalle vacanze trascorse in qualche spiaggia messicana ed hai deciso di condividere l’esperienza su un blog? O ha scritto qualcosa su twitter relativo ad un corso sci? Attenzione…i servizi di sicurezza USA potrebbero considerare i tuoi commenti come “sospetti”.

Nella sua ossessiva lotta anti-terrorismo, il Dipartimento di Sicurezza Nazionale degli USA (DHS), ha elaborato una lista di parole sospette. Se molte di queste possono avere un evidente richiamo, come Al-Qaeda o bomba, altri casi sorprendono. Ad esempio l’allarme del Grande Fratello può scattare se si scrive qualcosa sulla neve o sulla carne di maiale. Leggi il resto dell’articolo

A BRINDISI IL FUMO DELLE PSYOPS

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’attentato di Brindisi sembra avviarsi verso l’archivio dei misteri italiani. Sono troppe le lacune e le contraddizioni della versione ufficiale, mentre ogni pista avanzata dagli inquirenti già appare come un depistaggio. Le autorità prospettano per il momento una soluzione alla norvegese, con un “pazzo isolato” da usare come unico colpevole, ma anche questa “soluzione” del caso potrebbe dissolversi per strada. I “pazzi isolati” potrebbero persino diventare in futuro un soggetto stabile e costante dello scenario ufficiale.
Ciò che invece emerge distintamente è la consueta spettacolarizzazione dell’ideologia dell’antiterrorismo, con l’immagine di una convivenza civile minacciata dai violenti. Una delle formule più in voga è che il “disagio sociale può favorire l’insorgenza del terrorismo”. Il messaggio immancabile è quindi che il terrorismo sarebbe l’arma dei poveri e dei deboli, mentre i ricchi queste cose non le farebbero mai. Con questo semplice suggerimento subliminale, ogni opposizione sociale viene implicitamente sottoposta alla mannaia del sospetto ed alla forca caudina della discolpa. Per ogni attentato il potere può quindi presentarsi a riscuotere un profitto politico, che consiste non solo nella criminalizzazione del dissenso, ma soprattutto nell’assunto che il dissenso non esiste: contro il potere c’è solo il nonsenso.
Se si tiene conto di questa rappresentazione politico-mediatica, l’attentato di Brindisi potrebbe essere considerato come una PSYOP, cioè una operazione di guerra psicologica. Questa è la pagina Web dell’USACAPOC, cioè della sezione specializzata in guerra psicologica delle forze armate statunitensi, la quale così accoglie il visitatore: “Benvenuti alla pagina Web ufficiale della US Army Affari Civili & Psychological Operations Command (Airborne). Il nostro comando si compone di oltre 40 unità di riservisti in 30 stati e Puerto Rico. Con sede a Fort Bragg, NC, USACAPOC(A) si sforza di sostenere gli obiettivi della nazione all’estero con la spada, l’azione e la parola.” [1]
In questa pagina invece si illustrano diffusamente le operazioni di guerra psicologica, che: “… si basano sulla logica, paura, desiderio o altri fattori mentali per promuovere specifiche emozioni, atteggiamenti o comportamenti. L’obiettivo ultimo degli Stati Uniti nelle operazioni psicologiche e degli affari civili è quello di convincere i nemici, le nazioni neutrali, e amiche e le forze ad agire favorevolmente agli Stati Uniti e ai suoi alleati.” [2]
Vediamo in cosa potrebbe consistere un esempio di questo sostegno della nazione all’estero con la spada, l’azione e la parola, il cui scopo è demoralizzare il nemico e conquistare il sostegno delle popolazioni “amiche”, come l’Italia, alla tutela statunitense. L’attentato di Genova del 7 maggio scorso aveva avuto come bersaglio un vero potente, cioè il supermanager di Ansaldo Nucleare. Anche se si fosse trattato di un regolamento di conti tra poteri italiani o stranieri, non sarebbe comunque un messaggio “positivo” per le masse il fatto che persino un potente possa essere colpito.
Ecco che si è resa dapprima necessaria una rivendicazione fittizia, che desse all’attentato di Genova motivazioni puramente ludiche e futili, una sorta di edonismo armato. Non è neppure detto che il comunicato degli “informali” sia necessariamente un elaborato poliziesco, visto che risulta così pretenzioso – e, al tempo stesso, naif – che potrebbe trattarsi di uno tra i tanti prodotti di mitomani. L’operazione di guerra psicologica è quindi consistita nel riconoscere attendibilità ed attenzione mediatica ad un comunicato del genere.
Successivamente però si è andati ad un brusco rovesciamento dello scenario, presentando bersagli del terrorismo che avessero i tratti inequivocabili della gente comune. Dell’attentato di Brindisi si dice che sia stato confezionato con mezzi poveri, come bombole di gas. Ma è poi vero? Sembra infatti che in quest’occasione sia stato riciclato quanto era già accaduto a Castel Volturno, in provincia di Caserta, il 14 maggio scorso. Anche lì una bombola di gas ed una specie di timer accanto ad un istituto scolastico, anche se senza conseguenze. [3]
Sta di fatto che l’immagine “povera” dell’attentato di Brindisi è stata ufficializzata dagli inquirenti e dai media, con in più il dato di fatto che l’attentato stesso è stato indirizzato davvero contro un obiettivo particolarmente debole ed inerme. Insomma, ne viene fuori l’immagine di una caotica guerra dei poveri contro i poveri. Quale situazione potrebbe essere più convincente di questa per indurre la popolazione ad accettare la tutela armata di un Paese straniero, ed “amico”, che si è assunto generosamente il ruolo di gendarme planetario?
Ci si è chiesti chi possa essere tanto pazzo o malvagio da commettere un attentato come quello di Brindisi. Ma forse è la domanda sbagliata. La vera domanda forse è un’altra: chi è che può vantare tanta impunità da potersi tranquillamente permettere un crimine di questa efferatezza?
Se si tiene conto di questa domanda, i possibili sospetti si riducono ad uno solo: la NATO.

[1] http://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&u=http://www.usacapoc.army.mil/&ei=q8S7T6TIMsTetAaHh8XaBw&sa=X&oi=translate&ct=result&resnum=1&ved=0CFwQ7gEwAA&prev=/search%3Fq%3Dusacapoc%26hl%3Dit%26sa%3DG%26prmd%3Dimvns
[2] http://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&u=http://www.psywarrior.com/psyop.html&ei=_ci7T4CaNsTvsgbkmtzoBw&sa=X&oi=translate&ct=result&resnum=9&ved=0CJEBEO4BMAg&prev=/search%3Fq%3Dpsyop%26hl%3Dit%26prmd%3Dimvns
[3] http://www.ilmattino.it/articolo.php?id=197417&sez=NAPOLI

Fonte

Il fantasma del terrorismo per coprire la realtà

 Di Marco Cedolin 

Nessuna persona in buona fede e nella pienezza delle sue facoltà mentali potrebbe seriamente prendere in considerazione l’ipotesi dell’avvento di una stagione di terrorismo nell’Italia del 2012, così come stanno vaticinandoalcuni ministri del governo Monti, coadiuvati nella mistificazione da larga parte del bestiario politico e di quello mediatico, deputato all’orientamento del pensiero.
Tutti i parametri della società sono cambiati così radicalmente nel corso degli ultimi 40 anni, da far si che oggettivamente diventi assolutamente improponibile qualsiasi parallelismo con la stagione del terrorismo che sconvolse il paese a cavallo degli anni 70.
Quaranta anni fa, sull’onda della rivoluzione cubana e della contrapposizione ideologica fra comunismo e capitalismo, l’immaginario collettivo era fondalmentalmente ancora così ingenuo da prendere in considerazione la possibilità di sovvertire l’ordine costituito attraverso la pratica della lotta armata.
La “lotta di classe” era un qualcosa di tangibile, in una società molto semplice e schematica, dove le classi più povere, prevalentemente composte da operai, mantenevano un certo grado di coesione al proprio interno e una forte volontà di rivalsa nei confronti di quelle dominanti.
La televisione, agli albori, non aveva ancora esplicitato nella sua interezza il proprio ruolo di lavaggio del cervello che inibisce il senso critico, anestetizza le coscienze e sostituisce la cultura ponderata con l’informazione urlata. Si leggeva molto di più, si parlava molto di più e si “sognava” molto di più di quanto non accada oggi…… Leggi il resto dell’articolo

Al Qaeda e la coscienza umana

Di Micheal Chossudovsky

Prima parte: un discorso pubblico assilante e ripetitivo

C’è qualcosa d’ inquietante nella natura del discorso pubblico elaborato dopo l’11 settembre. In modo assilante, giornalmente, i mass media occidentali, le autorità governative, i membri del Congresso degli Stati Uniti, gli analisti di Wall Street, ecc, non smettono di riferirsi ad Al Qaeda come la causa sottogiacente a numerosi avvenimenti mondiali. Avvenimenti importanti di natura politica, sociale o strategica- includendo le relazioni presidenziali statunitensi- si classificano quotidianamente in rapporto a Al Qaeda, il presunto architetto degli attacchi dell’11 settembre 2001.

 

 

 

 

 

 

Riunione di Ronald Reagan nel 1985 con i comandanti mujahadin afgani nella Casa Bianca (Reagan Archives)



Quello che appare più sorprendete è l’estensione della copertura da parte dei mass media su Al Qaeda, per non menzionare montagne di articoli d’opinione e “analisi” autorizzate concernenti “eventi terroristici” in diverse parti del mondo.

Gli ormai abitudinari riferimenti ai “fanatici” e ai “jihadisti” di Al Qaeda sono diventati- dalla prospettiva della notizia-  qualcosa di perenne. Sui dossier dei mass media ufficiali si dispiega tutto un rituale mondiale al riguardo. Al momento di scrivere queste linee (24 marzo 2012), alla frase “eventi  Al Qaeda” Google riportava 182 milioni di risultati  e 18.200 sui giornali. Leggi il resto dell’articolo

Come si definisce il terrorismo

 

La legge antiterrorista approvata settimana scorsa dal Congresso di BS AS ha creato un dibattito sull’ampiezza che si è data alla parola terrorismo. La modifica al Codice Penale stabilisce che, anche quando un delitto “sia stato commesso con lo scopo di terrorizzare la popolazione” la pena prevista si raddoppia. Lo stesso succede se “lo scopo fosse quello di obbligare le autorità pubbliche (…) a realizzare un atto o astenersi dal farlo”.

Questa nuova definizione sostituisce quella precedente molto più limitativa, stabilita dalla legge del 2007, che limitava il terrorismo a gruppi che avessero un piano d’azione destinato alla propagazione dell’odio etnico, religioso o politico; fossero organizzati in reti operative internazionali e possedessero armi o un qualche mezzo che mettesse a rischio la vita di “un numero indeterminato di persone”.

L’ampia delimitazione del terrorismo prevista dalla nuova legge ha creato delle critiche da parte di numerose associazioni sociali, come il Centro di Studi di Legali e Sociali, e Abuelas de Plaza de Mayo, facendo notare che la nuova definizione potrebbe includere anche le proteste sociali. Roberto Gargarella, professore di diritto costituzionale, ha manifestato le sue riserve sulla qualificazione nuova di “terrorista” prevista dalla normativa. Il progetto è stato modificato, per includere un chiarimento: le pene straordinarie non si applicheranno “in occasione dell’esercizio di diritti umani e/o sociali o di qualunque altro diritto costituzionale”.

La legge continua però a presentare seri problemi per Eleonora Rabinovich, direttrice dell’area di libertà d’espressione dell’Associazione per i Diritti Civili: “non impedisce che si inizino processi penali, e sarà l’imputato che dopo dovrà provare che stava esercitando un diritto costituzionale”. Rimane la possibilità di criminalizzare le proteste sociali, dato che “i giudici saranno quelli che esercitano tale legge e che decideranno quando si sta esercitando un diritto costituzionale”, ha concluso l’avvocatessa.

La definizione che si applica è oggetto di dibattito in molti paesi. Di fatto l’ONU non ha ancora definito in modo ufficiale il terrorismo perché non si arriva ad un accordo tra tutti i membri della stessa.

L’UE lo ha definito nel 2002 nella seguente forma: “Intimidire gravemente una popolazione, obbligare indebitamente i poteri pubblici o a un’organizzazione internazionale di compiere azioni o di non compierle, o destabilizzare gravemente o distruggere le strutture fondamentali politiche, costituzionali, economiche o sociali di un paese o di un’organizzazione internazionale”. Il testo in seguito delimita le azioni che saranno considerate terroristiche, tra le quali s’includono: attentato contro la vita di una persona che possa sfociare nella morte, sequestro o presa di ostaggi, distruzioni di massa in installazioni governative o pubbliche e altre azioni specifiche.

Negli USA la legge stabilisce che gli atti terroristici sono quelli che cercano d’intimidire o frenare la popolazione civili, influire nelle politiche di un governo attraverso l’intimidazione o la coercizione, colpire la condotta di un governo con distruzioni di massa, uccisioni o sequestri.

La Cina due mesi fa ha approvato una definizione che cataloga come terroristi gli atti “destinati a creare timore pubblico, mettere a rischio la sicurezza pubblica o colpire organi statali o organizzazioni internazionali attraverso la violenza, il sabotaggio, minacce o altre tattiche. Questi atti causano o sono destinati a causare un severo danno alla società provocando vittime, generando grandi perdite economiche, danneggiando installazioni pubbliche o alterando l’ordine sociale”.

Nella regione, il Cile ha una legge che può triplicare le pene per un delitto se viene considerato come terrorismo. E’ stata applicata al momento di giudicare delitti commessi durante le proteste di gruppi mapuche. Secondo la normativa legale, costituiscono atti terroristici tutti quelli che si commettano “con lo scopo di produrre nella popolazione o in una parte di essa il timore ingiustificato di essere vittima di delitti” per trattarsi di “un piano premeditato di attentare contro una categoria o un determinato gruppo di persone”. Sarà considerato terrorismo anche quando “il delitto sia commesso per far approvare risoluzioni all’autorità o imporle”. Il Brasile, da parte sua, non ha una legislazione specifica sull’argomento.

La discussione sulle leggi antiterroristiche e il loro impatto sui diritti umani non è solo un argomento riguardante l’Argentina. Secondo uno studio sulle conseguenze delle leggi antiterroristiche realizzato dalla Commissione Internazionale di Giuristi (un organismo dedicato a supervisionare il rispetto della legge nel mondo) ha espresso i problemi concernenti dopo di aver realizzato udienze in più di 40 paesi. Dopo aver chiarito l’importanza che gli Stati combattano il terrorismo, sottolinea i problemi di queste leggi, tra questi quelli che “ le ampie definizioni della legislazione antiterrorista limitano le libertà fondamentali d’espressione, opinione e riunione”.

 

Fonte: Chequeando.com

Traduzione: FreeYourMind!

DUE FORME DI TERRORISMO

 

Facci dunque uno principe

di vincere e mantenere lo Stato:

e mezzi sempre fieno iudicati onorevoli

e da ciascuno saranno laudati;

perché el vulgo ne va preso con quello che pare

e con lo evento della cosa:

e nel mondo non è se non vulgo,

e pochi non ci hanno luogo quando

gli assai hanno dove appoggiarsi.”

Machiavelli ‘Il Principe’

1. Dal vertice sul panfilo Britannia al colpo di Stato giudiziario di Mani pulite in poi il problema per i dominanti Usa attraverso i subdominanti interni della GF&ID, è diventato non il machiavelliano ‘mantenere lo Stato’ nazionale italiano, ma  quello di modificarne la sua configurazione per inserirlo con una determinata (sotto)posizione in un dato ordine mondiale. A questo scopo è risultata sempre vera la massima del grande fiorentino secondo la quale tutti i “mezzi sempre fieno iudicati onorevoli”. A proposito di questi mezzi, in un recente articolo su questo blog La Grassa metteva per l’ennesima volta in luce come sia in atto una strategia “per attuare, in una crisi come questa, un imponente trasferimento di risorse – per il quale la finanza serve da strumento(anche di terrorismo oltre che di attuazione del programma) – verso i paesi europei più forti e più vicini agli Usa di Obama, oltre che verso questi ultimi.”[1] La finanza è quindi uno strumento per attuare di un programma avente come obiettivo quello di subordinare la formazione sociale italiana al ‘Washington consensus’ mediante lo smantellamento dei nostri settori strategici che consentono margini di autonomia. E nello stesso tempo la finanza è vista come uno strumento adatto per terrorizzare coloro che potrebbero mostrarsi indocili a quel programma, ad esempio mediante il terrorismo del debito pubblico. A proposito del significato del termine terrrorismo “In generale, si può però sostenere che con questa parola ci si riferisce all’uso (specie se sistematico) del terrore—in qualsiasi forma si presenti—al fine di ottenere un risultato politico. Si può infatti ricorrere al terrorismo tanto per conquistare un territorio quanto per proteggerlo, oppure per spingere alla capitolazione il proprio avversario, o almeno per disgregare la sua capacità di resistenza, o infine per indurlo a trattare e a fare delle concessioni, eccetra.”[2]

2. Il 12 dicembre di quarantatre anni fa avveniva la strage di Piazza Fontana, un evento, tra i diversi possibili, in  cui si manifesta l’essere lo Stato  un campo conflittuale tra strategie, strettamente intrecciate, interne ed esterne. La breve ricostruzione che propongo della tramatura politica in cui il tragico evento è inserito, non vuole solo essere un minimo atto di memoria storica, ma far riflettere sul nostro presente. In un testo pubblicato per la prima volta nel 1978 utilizzando uno pseudonimo ed ispirato da una fonte interna all’intelligence inglese l’autore ipotizza a quell’epoca l’esistenza di una “strategia voluta dall’inquilino del Quirinale, in piena concordanza con il consigliere di maggior spicco del presidente Nixon, Kissinger.”[3] Secondo questa strategia ”i vertici della Dc del Partito socialdemocratico si stavano preparando a dare il via alla fase fina del ‘piano Saragat’: lo scioglimento delle  Camere e le elezioni anticipate in clima da crociata anticomunista, con la programmata proclamazione dello ‘stato di pericolo pubblico’.”[4] La probabilità di riuscita era fondata sulla valutazione fattuale secondo la quale “ ‘il partito del presidente’ fosse in larga maggioranza nel paese, potendo  contare su forze politiche, economiche e dell’apparato dello Stato.”[5]  Questo scenario è confermato dal generale Maletti ,allora capo del servizio di controspionaggio del SID, che il un libro-intervista ha affermato: “Lo dico chiaro e tondo. C’era in atto, in Italia, unaprecisa strategia americana: sono certo che sia il capo dello Stato sia Andreotti ne fossero al corrente.

Intervistatori: Questa è un’affermazione molto grave. Si tratta di due altissime figure istituzionali. Giulio Andreotti era un leader della Dc, uno dei massimi esponenti dell’ala destra del partito. Era stato undici volte ministro. A piazza Fontana morirono diciassette cittadini italiani. Il nostro paese era un paese democratico, con venticinque anni di libere elezioni alle spalle.

Risposta: “Attenzione: entrambi erano a conoscenza della strategia di fondo, ma non potevano certo prevedere l’esatto susseguirsi degli eventi.”[6] Quindi continua l’alto ufficiale: “Saragat era senza dubbio un uomo d’ordine. La piega che stavano prendendo gli avvenimenti, in Italia, non gli piaceva per nulla. Certamente era in contatto diretto con Nixon, e certamente era a conoscenza delle varie manovre  della Cia.  C’era un rapporto, molto probabilmente, anche di tipo operativo. Si incontravano e si dicevano: ‘Che facciamo adesso?’ .  Questo mi sembra possibilissimo.”

Intervistatori: Quando Lei dice che Saragat era a conoscenza delle ingerenze americane, si riferisce probabilmente anche a Piazza Fontana?

Sì, certo: mi riferisco a Piazza Fontana.[7]

Riguardo ai modi di operare dei centri strategici statunitensi e dell’effettivo svolgersi della catena di azioni precisa: “Ma bisogna capire questo: Washington, probabilmente, non conosceva il bersaglio. Gli americani, cioè, non avevano idea dove la bomba sarebbe esplosa. Questa scelta spettava ai gruppi italiani. Non credo che gli statunitensi potessero puntare il dito contro la Banca Nazionale dell’Agricoltura, o contro qualsiasi altro obiettivo. La cernita delle provocazioni era riservata esclusivamente ai terroristi. Gli americani, insomma, non eseguivano il lavoro sporco: mi pare ovvio. Quello toccava agli indigeni: agli italiani, ai cileni, ai greci.”

Secondo gli autori del volume sottotitolato ‘La verità politica sulla strage di Piazza Fontana’, i vertici dei diversi apparati statali trovarono un punto di mediazione sul come procedere, per cui  “Fu un’intesa politica siglata il 23 dicembre 1969 tra il ministro degli Esteri, Aldo Moro, e il Presidente della Repubblica, Giuseppe Saragat, a impedire che si arrivasse in breve tempo ai responsabili della strage di Piazza Fontana. Dietro quell’intesa la necessità di tutelare ‘Il segreto della Repubblica’. Cioè il tentativo di golpe istituzionale, messo in atto  con il sostegno degli americani e duramente osteggiato dall’intelligence inglese.”[8]

Quanto al raggiungimento delle finalità prefissate è chiarificatore richiamare un volume, dedicato ad una figura legata a quegli eventi, l’agente Z, Guido Giannettini, nella cui parte documentaria si trova un appunto d’epoca che  così recita perentoriamente:  “gli attentati del 12 dicembre 1969 favorivano unicamente il mantenimento dello status quo, cioè la formula Saragat/Rumor (cfr. I/D). In ordine a questa finalità, si dimostravano tremendamente efficaci.”[9]


[1] La Grassa ‘Non bastano i denti’ 30 novembre 2011

[2] Gambino ‘Esiste davvero il terrorismo?’ Fazi editore pag. 13

[3] Bellini ‘Il segreto della Repubblica. La verità politica sulla strage di Piazza Fonatana’ Selene edizioni pag. 32

[4] Bellini ‘Il segreto della Repubblica. La verità politica sulla strage di Piazza Fonatana’ Selene edizioni pag.32

[5] Bellini ‘Il segreto della Repubblica. La verità politica sulla strage di Piazza Fonatana’ Selene edizioni pag.33

[6] Seresini, Palma, Scandaliato ‘Piazza Fontana, noi sapevamo. Golpe e stragi di Stato. Le verità del generale Maletti.’ Aliberti editore pag. 103

[7] Seresini, Palma, Scandaliato ‘Piazza Fontana, noi sapevamo. Golpe e stragi di Stato. Le verità del generale Maletti.’ Aliberti editore pag. 101

[8] Bellini ‘Il segreto della Repubblica. La verità politica sulla strage di Piazza Fonatana’ Selene edizioni

[9] Pace’Piazza Fontana. L’inchiesta: parla Giannettini.’ Armando Curcio editore pag. 81

Fonte: Conflitti e Strategie

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