NSA-PRISM: UNO SCANDALO FALSE FLAG PER COPRIRE IL BUSINESS

k-bigpicIl modo in cui l’opinione pubblica europea viene “informata” dello scandalo che riguarda la più grande agenzia statunitense di “intelligence”, la National Security Agency, presenta i consueti risvolti ambiguamente celebrativi che caratterizzano qualsiasi notizia proveniente dagli USA. Questo scandalo pare infatti risolversi anch’esso nell’ennesimo “trionfo della democrazia americana”. I media ci dipingono un Obama sotto attacco da parte di un’opinione pubblica americana che si dimostra gelosa delle proprie libertà, mentre il dibattito si sposta sui massimi sistemi, sullo scontro di due diverse idealità: da una parte la tutela della sicurezza dei cittadini, dall’altra la garanzia della loro privacy.

La presa in giro si completa sugli organi di stampa della finta opposizione, come “Il Fatto Quotidiano”, dove vi sono anche commentatori che giungono ad affermare che in Italia la situazione della violazione della privacy sarebbe persino peggiore che negli USA; cioè il tutto viene risolto in un astratto confronto, basato sulla falsa premessa che si tratti di questioni interne ai vari Paesi; questo come se la NSA si limitasse a spiare il territorio statunitense e non tenesse sotto controllo anche noi.
Il problema è che le attuali tecnologie rendono la privacy un’illusione, e questo modo di dibattere sembra più che altro finalizzato all’idea di abituare l’opinione pubblica a rassegnarsi a vivere sotto controllo. Qualche commentatore meno allineato ha fatto notare che questo scandalo sollevato dal quotidiano britannico “The Guardian” costituisce una gigantesca scoperta dell’acqua calda, dato che da anni si sapeva praticamente tutto a riguardo. In effetti, già nel 2009 la NSA fu al centro di una polemica per casi di spionaggio ai danni di alcuni parlamentari statunitensi; pare ci fosse sotto osservazione un deputato del Congresso, non individuato con certezza dai media; e persino il senatore Jay Rockefeller avanzò il sospetto di essere spiato.
Va sottolineato che però in Europa di questo scandalo del 2009 non si seppe a suo tempo praticamente nulla. Meno di nulla i media europei ci hanno detto su una vicenda successiva ancora più clamorosa, che riguardò le rivelazioni di un “insider” della NSA, l’agente Thomas Drake, che subì anche una persecuzione giudiziaria per “tradimento” da parte dell’amministrazione Obama. Alla fine Drake riuscì in parte a scamparla ed a cavarsela con una condanna minore, perché il tribunale riconobbe che le sue informazioni non compromettevano la sicurezza nazionale, ma scoperchiavano il gigantesco giro d’affari, di corruzione e di frodi che avviene all’interno della NSA. A rendere ancora più strano il silenzio dei nostri media, c’è la circostanza che Drake fu intervistato nella più importante trasmissione televisiva di informazione degli USA, “Sessanta Minuti” della CBS.
Anche in altre interviste Drake portò a conoscenza dell’opinione pubblica dei fatti clamorosi. La sicurezza nazionale è diventata negli USA il settore in maggiore crescita, con un’enorme redistribuzione della ricchezza: il solito capitalismo sedicente privato ed imprenditoriale che invece parassita i soldi pubblici. Agli agenti della NSA è data la possibilità di diventare milionari procurando appalti alle ditte private. Drake dichiaravatestualmente: <>.
Da profondo conoscitore del sistema, Drake parlò anche delle tecniche di “false flag”, di depistaggio, usate dall’amministrazione Obama per affrontare il suo caso, cercando di farlo passare per qualcosa che attentava alla sicurezza nazionale. In realtà attentava soltanto ai business ed agli arricchimenti fraudolenti che avvengono sotto l’alibi della sicurezza nazionale. Anche l’attuale scandalo sul sistema di spionaggio informatico Prism sembra proprio inquadrarsi in questo tipo di operazioni di depistaggio e distrazione. Facciamoli pure discutere nei talk show di libertà, di privacy, di sicurezza; l’importante è non parlare di appalti e di corruzione. Tanto ci sarà sempre una parte dell’opinione pubblica disposta ad avallare qualsiasi liberticidio in nome dello stato di necessità, perciò il dibattito si sposterà invariabilmente sull’opinabile. Ci si potrà quindi domandare quale sia stato il ruolo di Apple, Google e Facebook nel sistema di spionaggio Prism, ma non a quale grado sia arrivata la commistione affaristica di queste multinazionali con la NSA.
Nei Paesi sudditi deve rimanere la convinzione che la corruzione e le tangenti siano roba da popoli inferiori, mentre negli USA ci si scontra sul modo più giusto di combattere il terrorismo. Alla beffa si aggiungono il danno e l’ulteriore beffa, poiché le aziende italiane sono diventate terreno di caccia per ex-agenti CIA ed FBI specializzati in presunti servizi anti-hackeraggio; dei “servizi” che in realtà appaiono come la riscossione di un “pizzo” per essere protetti dalle stesse minacce di spionaggio industriale di provenienza statunitense. Con l’immancabile ipocrita arroganza dei colonialisti, questi pseudo-detective informatici affermano anche di fornire alle aziende americane che vogliano fare affari in Italia, delle certificazioni anti-corruzione sugli eventuali partner commerciali italiani.
Il ministro della Difesa Mauro può oggi permettersi di dichiarare che il MUOS in costruzione a Sigonella sarebbe un impianto che serve alla pace ed alla sicurezza globale, e tutto il problema starebbe nello stabilire se sia inquinante o no (e non lo sarà, c’è da scommetterci). Quindi, se i nostri media ci informassero sulle vere funzioni della NSA e di tutto l’apparato della “sicurezza” USA, l’effetto non sarebbe soltanto quello di un banale e consolatorio “tutto il mondo è paese”, bensì lo smascheramento del carattere affaristico-criminale dell’imperialismo, per il quale inventarsi un nemico significa creare appalti e business. Un business, ovviamente, sempre e rigorosamente basato sul saccheggio della spesa pubblica.

Fonte

Società del malessere

images (2)Una verifica empirica sull’andamento dei risparmi dei cittadini, condotta a livello europeo per via di una commissione della Ing Bank ed estesa a oltre 14 mila persone divise in tantissimi paesi (Austria, Belgio, Repubblica Ceca, Francia, Germania, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Polonia, Romania, Slovacchia, Spagna, Turchia e Regno Unito) ha evidenziato, numeri alla mano, un dato inequivocabile. Soprattutto, ci offre la possibilità di interpretare tale dato e dunque fare una previsione che a questo punto viene confermata in corso d’opera.

Ad effettuare il sondaggio è stato l’istituto tedesco TNS, e il quadro che ne esce non può essere frainteso: un terzo degli europei non ha soldi, circa la metà non riesce proprio a risparmiare, nel senso che spende tutto il denaro che ha – come in Italia e in Spagna – oltre ovviamente a quelli che pur spendendo tutto ciò che hanno non riescono in ogni caso ad arrivare alla fine del mese. Non solo: da quanto emerge dal sondaggio, vi sono più europei che dicono che sarebbero in grado di vivere dei loro risparmi per almeno tre mesi (49%), rispetto a quelli che invece affermano che non potrebbero in alcun modo (47%).

Insomma, anche per chi ne ha ancora, i risparmi stanno finendo, e visto che di lavoro ce ne è poco, una volta finito ciò che si ha da parte si apriranno le porte dell’indigenza.

Si tratta, anche solo a prima vista, degli ovvi effetti della crisi in cui siamo, ma molto più che solo a livello numerico, lo studio porta a evidenziare un cambiamento sensibile proprio dal punto di vista sociale. In altre parole, la crisi in corso e i suoi aspetti economici plasmano la società ben oltre i numeri.

Spieghiamoci: l’austerità imposta dai vari governi, ad esempio quello italiano e quello spagnolo, ha evidentemente relegato i due Paesi nella spirale recessiva che può solo avvitarsi su se stessa. Meno lavoro, meno denaro a disposizione e soprattutto, congiuntamente, visti i tagli allo Stato sociale, meno servizi. Il che significa che i pochi denari privati che si hanno (o che si avevano) vengono utilizzati esclusivamente, quand’anche bastassero e in molti casi non è neanche così, per soddisfare i meri bisogni primari. Non c’è il benché minimo margine per poter accedere a nulla di ciò che la società dei consumi sino a ieri poteva “consentire”. Altri interessi, che siano culturali o di hobbystica o di carattere ludico, semplicemente sono stati tagliati del tutto dalla maggior parte dei cittadini.

Ciò implica evidentemente un cambiamento paradigmatico che molti si ostinano a non voler comprendere neanche avendolo davanti agli occhi, e che è però da solo in grado di tratteggiare, già oggi, un modello di vita completamente differente rispetto a quello di ieri. Il che ha delle evidenti conseguenze non solo dal punto di vista patrimoniale e potremmo dire fisico, ma anche psicologico e spirituale.

L’accordo implicito della società dei consumi, sintetizzando al massimo ed esprimendoci in parole molto semplici, era quello di vivere in situazioni evidentemente alienanti (traffico, caos e accettazione di lavori che in larga parte umiliavano nell’intimo la persona stessa) ma in cambio offriva l’accesso al consumo. Ammesso e non concesso che il meccanismo fosse giusto e accettato – e in larga maggioranza lo era (sic) – ci si piegava a fare una vita in fin dei conti noiosa e poco soddisfacente, quando non anche decisamente faticosa dal punto di vista dello stress, e si veniva ripagati potendo accedere all’acquisto di una serie infinita di “cose”.

Oggi tale accordo è saltato: si continua a fare una vita poco soddisfacente, e anzi ancora di più di prima, visto che a favore della produttività e del contenimento dei salari si lavora di più, peggio e per stipendi che si riducono, e allo stesso tempo non si ha accesso più al consumo né si può sperare (a meno di credere al nulla) di riavere indietro, magari in futuro, in vecchiaia, ciò che lo Stato sino a ieri prometteva: pensioni, sanità, servizi.

In sostanza: si lavora – e male – e si sopravvive a malapena. E di qui in avanti sarò plausibilmente ancora peggio.

Dal punto di vista sociologico abbiamo dunque società che sono composte in larga maggioranza da individui insoddisfatti che non si possono permettere altro che lavorare come schiavi e quindi tornare a casa, per riposarsi pronti per la prossima giornata di guerra, in una situazione se non di stenti almeno priva di tutto quanto sia oltre la mera sopravvivenza. In altre parole, priva di tutto ciò che potrebbe dare un senso alla vita stessa.

Quali che siano le conseguenze di una società che volge alla tristezza e all’alienazione più profonda è difficile dire. Storicamente, in Europa, e in particolare in Germania, è facile ricordare dove sfociò, negli anni Trenta, una situazione generale di questo tipo. Ma per quanto riguarda i giorni nostri siamo solo agli inizi.

Fonte

(Ripensare) Il totalitarismo oggi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Parlare oggi di totalitarismo, dopo le tragedie che hanno segnato il secolo scorso, comporta una ricerca che non si fermi a quelle tragedie come rappresentazione e messa a distanza (all’esterno per lo più) del male, ma significa evidenziare la presenza del male nella “normalità” , nel quotidiano che abitiamo, trovare le declinazioni del concetto che circolano ancora e che sono sopravvissute alla caduta dei totalitarismi del Novecento.

Non si tratta di opporre a una democrazia come regime politico, installato in un’identità con se stesso, il totalitarismo come mostro politico che assumerebbe il valore di un contro-tipo. Non esiste nessuna muraglia, ne giuridica, ne istituzionale, ne tanto meno filosofico-culturale, che separa la democrazia dal regime totalitario.Il totalitarismo, lungi dall’essere quel mostro che minaccia dall’esterno la democrazia, è invece l’indesiderato ospite che bussa di continuo alla sua porta. Esso è una risposta estrema alle questioni che la modernità politica pone e non può risolvere. Non solo allora il totalitarismo è, e può unicamente essere, un’esperienza moderna, ma è, e continua a essere, un possibile sbocco della democrazia. Una forma di società che reagisce alla debolezza costitutiva dell’invenzione democratica, alla sua indeterminatezza, alla sua apertura verso il vuoto, all’avvenimento, a ciò che non è ancora, in una parola alla libertà”.

Come ben evidenzia Simona Forti nel passo citato, il nesso centrale del totalitarismo è quello con la libertà, meglio, con l’esercizio della libertà all’interno delle istituzioni o, meglio ancora, con la tentazione totalitaria esistente all’interno di ogni istituzione.

Infatti la logica del funzionamento dell’istituzione crea la possibilità di un esito totalitario in relazione alla compattezza e al conformismo che sono mobilitati intorno all’Ideale, allo scopo, e al gruppo di soggetti che mobilita.

Questo ci permette di introdurre le direttrice lungo le quali muoverci nell’analisi oggi del totalitarismo, tenendo presenti le lezioni del XX secolo, ma evitando di fermarci compiaciuti a rimirare la nostra estraneità, come se il fenomeno fosse definitivamente superato, ricercandone invece la presenza attuale, che più è occultata più agisce. Solo questa consapevolezza ci potrà permettere di evitare di situare il pericolo totalitario all’esterno, attribuendolo al nemico, all’Altro, senza renderci conto di quanto questo atteggiamento sia già all’interno alla dinamica totalitaria.

Le tre direttrici che abbiamo scelto sono quelle del consenso, della violenza e dell’appartenenza.

Quello che noi chiamiamo di solito l’aspetto criminale dei regimi totalitari e autoritari, sopratutto nei confronti del comunismo- ma io penso che riguardi anche il nazismo- comporta anche un fenomeno che è abbastanza noto come autogiustificazione dei colpevoli. Si sostiene che le decisioni non sono frutto di una scelta personale, che vi è una sorta d’impersonalità della responsabilità, che il sistema era organizzato contando sulla complicità di molti cittadini, che per conformismo o per paura erano convinti a dare il loro permesso, il loro appoggio anche ai crimini. A questo proposito basterà ricordare le manifestazioni organizzate a Mosca per chiedere la pena di morte degli imputati nei processi del 1936-38, quelli del Grande terrore, prima che il tribunale emettesse il suo verdetto. Individuare un responsabile, o i responsabili individuali, o una categoria di responsabili e ritenere in questo modo di fare giustizia, è in realtà un modo di fare giustizia sommaria, un modo di scaricare tutto il resto dei cittadini dal peso e dalla colpa del loro conformismo e della loro corresponsabilità, accusando solo alcune persone. Leggi il resto dell’articolo

Il moto elicoidale della Storia: accettasi scommesse, al di là del Bene e del Male


Bene: è giunto il momento di cercare di operare una sintesi tra tutti i dati finora raccolti, dati che, nonostante tutto, ancora non hanno una loro organicità, una chiara logica interpretativa, un coerente legante interno.

Troppe restano le contraddizioni, e troppe le domande senza risposta: la prima delle quali è: “PERCHE’ ??” …

Se è infatti a questo punto evidente che la classe dominante stia seguendo un proprio preciso progetto che a noi non viene comunicato, restano per ora senza risposta alcuni forti interrogativi: vediamoli, e poi vediamo se riusciamo a formulare una più coerente teoria storica avvalendoci di tutte le teorizzazioni fin qui enunciate: teorizzazioni a cui manca ancora la “chiave di volta”, la chiusura del cerchio, la chiara visione della loro escatologia finale.
Scorriamo quindi brevemente i principali interrogativi che ancora rimangono senza risposta:

– SONO DUNQUE TUTTI DIABOLICAMENTE PERVERSI E MALVAGI ??  Questo è senza ombra di dubbio il primo quesito che ci si pone non appena ci si rende conto di quanto diverse siano le reali dinamiche del mondo da quelle cui la nostra educazione tradizionale ci ha indotto a credere. ( E si badi bene: non è solo questione di questi ultimi anni: come abbiamo visto, questo è un modo di procedere che appartiene almeno agli ultimi secoli, almeno a partire da quel ‘600 quando il “debito pubblico”, introdotto attraverso la Banca d’ Inghilterra ed in seguito sempre mantenuto, anzichè venire periodicamente “rimesso” come avveniva nelle precedenti società teocratiche, assurge a dinamica sociale costante e viene trasformato in vero e proprio “motore storico”. Del resto, il sibillino enunciato di “Corsi e ricorsi storici” di Giambattista Vico stava a propagandare, elevandola a scienza, proprio tale pratica, con un’ operazione di “induzione del giusto pensiero” del tutto simile a quelle che vediamo anche oggi essere messe in pratica allo stesso scopo … )
Ma c’è ancora qualcosa che ci sfugge … Leggi il resto dell’articolo

Il manipolatore

La manipolazione è una delle forme che assume la violenza: è , almeno, violenza psicologica – è così perché la manipolazione presuppone – come vedremo- una mercificazione degli altri, l’appropriazione del tutto per una parte, il concentramento sproporzionato del potere decisionale, ecc. La manipolazione è intrinseca al sistema disumanizzante, e si rafforza nel passaggio di formazione di molti che si rassegnano ad essere tanto vittime come carnefici.
Il manipolatore è essenzialmente un codificatore: cioè qualcuno che cerca di controllare il nostro modo di pensare, di sentire o di agire, accomodandolo ai suoi interessi. Il manipolatore può far uso retorico dell’interesse comune, ma lo fa per manipolare o perché identifica tale interesse comune con il proprio.
Al manipolatore non interessa la nostra soggettività,la nostra intenzionalità se non in funzione di operare su questa perché realizziamo ciò che desidera e nonostante quello che noi desideriamo. Apparentemente mostra interesse per la nostra opinione ma solo per cercare di usarla a suo favore.
Il manipolatore può mostrarsi benevolo e gentile ma è solo una tattica per far in modo che abbassiamo le nostre difese rendendoci più vulnerabili.
E’ chiaro che il manipolatore è pragmatico: gli interessa solo raggiungere il suo obiettivo e per questo usa gli altri.
Il manipolatore è molto astuto e usa inganni. Uno di questi inganni è la bugia.
Mente quando quello che dice non corrisponde ai fatti come lui li ha intesi. Cioè, pensa o sa una cosa ma ne dice un’altra.
Mente quando nasconde selettivamente l’informazione che non gli conviene si sappia. Di tutto quello che pensa o sa presenta solo l’aspetto che gli è utile omettendo l’informazione completa.
E’ un ipocrita e un “commediante”, nasconde il suo vero volto e le sue vere intenzioni che non sono quelle che dichiara.
Tende a instillare controllare i monopoli ideologici e organizzativi, in modo che tutta l’opinione e l’azione passino attraverso il suo controllo. A questo scopo per lui è importante rendere difficile o complicare l’accesso di tutti a fonti vere di informazione, dato che il libero accesso a queste diminuisce il suo potere sugli altri. Al manipolatore conviene l’oscurantismo, il recinto mentale che impedisce la comparazione, il giudizio critico, l’opinione informata, ecc.
Per ottenere il monopolio, il manipolatore spesso si erge- per propria decisione- come mediatore, portavoce, rappresentante e simili funzioni. In questo modo riveste se stesso di attributi che apparentemente danno più autorità alla sua parola. Si dà un potere ed un diritto che retoricamente serve a tutti ma che di fatto monopolizza accordandolo alla sua opinione e che non condivide.
Quindi il manipolatore cerca di disinformare. Non solo lo fa quando l’informazione che fornisce è insufficiente , ma anche quando si tratta di una mescolanza confusa di verità e falsità. In questo modo la comprensione dell’argomento risulta difficile o impossibile.
Qualcosa di simile succede quando fornisce un’informazione, anche corrispondente alla realtà, ma irrilevante o secondaria. Facendo si che la nostra attenzione si focalizzi sull’informazione sbagliata sviando così il nostro giudizio verso conclusioni errate.
Quindi il manipolatore è sempre attento a controllare la circolazione dell’informazione. E’ un censore che aprirà o chiuderà valvole d’informazione in modo che gli altri sappiano solo quello che a lui conviene.
Inoltre utilizza certa informazione (sotto forma di immagini o parole) sapendo che muovono in noi associazioni registrate nella nostra memoria, associazioni che muovono pensieri, ricordi, emozioni, che convengono al suo discorso manipolatore. Ad esempio, le parole “dio”, “patria”, “famiglia” puntano a far associare falsamente i migliori sentimenti ai suoi obiettivi.
Un’altra marca distintiva è che niente in lui è un “dare” disinteressato bensì un ragionamento calcolato solo per “ricevere”, anche se usa termini come “amore”, “solidarietà”, “generosità”.
Non solo fa uso dell’informazione ma anche di gesti, atteggiamenti, toni di voce, sguardi, che conferiscono al suo discorso aspetti bivalenti che la nostra attenzione capta come un doppio messaggio che risulterà incomprensibile. Così il manipolatore potrà negare di aver detto questo o quell’altro: far intendere senza dire.
Fa uso dell’estorsione. Per obbligarci ad agire come lui vuole, esercita pressione su di noi minacciando in modo aperto o meno. Nel suo discorso ricorre al classico gioco della ricompensa e del castigo per obbligarci a fare quello che si è prefissato.
Il manipolatore,quando è necessario, si appoggia ad altri per dare peso alla sua opinione. A volte gli basta far capire che qualcuno per cui noi mostriamo grande stima e rispetto è d’accordo con il suo discorso e che lo sostiene. Altre volte ci fa capire falsamente che la sua posizione è condivisa da altri, quindi la nostra opinione resta in minoranza, e questo farebbe sì che le sue motivazioni siano più valide delle nostre.
Ad esempio ci suggerisce che date le premesse A e B (che sono dati veri) del suo sillogismo, la conseguenza “logica” (falsa) è D. Le premesse del suo discorso non sono false, ma le conclusioni a cui arriva e che ci presenta come “verità indubitabili” si. In questo modo dispone il suo ragionamento fallace in modo ingannevole e fraudolento, approfittando della nostra distrazione, ignoranza o confusione. In questo esercizio di logica falsata, ricorrerà spesso per offrire risposte, “prove”, attribuirà intenzioni ad altri, mischierà e salterà punti di vista, farà affermazioni indimostrabili.
Quando non può argomentare la sua posizione o quella altrui ricorre a trucchetti come ad esempio degradare la personalità (non le motivazioni) di coloro che sostengono la posizione contraria. A seconda del caso e la convenienza, farà appello alla demagogia e al populismo facile, o si rifugerà in un elitismo esclusivista che marca distanze.
Quando è necessario indebolire o disarmare le opinioni contrarie, il manipolatore relativizza l’opinione dell’altro. Quando è necessario affermare la propria opinione, la sua interpretazione o posizione assume un carattere categorico e assoluto che disistima qualunque altra opinione.
Il manipolatore fa leva sulle paure e le debolezze degli altri e promuove sempre la dipendenza psicologica. La sua empatia con gli altri non si basa sugli aspetti migliori del prossimo ma in un atteggiamento predatore che sfrutta i punti deboli sui quali poi esercitare pressione.
Ha cura della sua immagine pubblica in modo che venga sempre associata ad attributi che gli permettano manipolare più efficacemente. Secondo il caso cercherà sempre di venir associato a personaggi ed eventi importanti, facendo così che la sua immagine aumenti autorevolezza a causa del suo rapporto con questi. Cerca luoghi di grande visibilità, i microfoni, i riflettori, le fotografie e le riprese in primo piano: in definitiva: di figurare ed essere protagonista. In tutto quello che fa e dice l’”io” è molto presente e marcato.
Il manipolatore ci fa capire continuamente che abbiamo bisogno della sua opinione e approvazione. I successi si devono al suo intervento e i fallimenti alla mancanza di essi. Tutto quello che ci succede passa attraverso il suo controllo. Parla sempre con un’aria d’autorità morale di colui che approva o disapprova quello che gli altri fanno, autorizzando o negando, con critica velata. Il suo tono a volte è accondiscendente e paternalista, così da affermare la sua superiorità e sottomettere. Con questo cerca di creare un’aura di “orientatore” intorno a loro, anche se tal posizione non corrisponde ad una reale capacità di influenzare gli eventi.
Imposta sempre discorsi politici in termini simili agli “alleati”, “avversari”, e “idioti utili”. Si circonda sempre di ossequienti tra i quali vi sono aspiranti manipolatori. La relazione con loro è fragile, dato che l’agglutinante che unisce è la convivenza variabile a seconda delle circostanze. Tra di loro, la parola “amicizia” ha unicamente senso utilitario.
Ovviamente non tutti i manipolatori riuniscono in se stessi tutte le caratteristiche prima descritte. E’ vero che ci sono buoni manipolatori ma esistono anche quelli imbranati e ridicoli.
Il manipolatore fiorisce nei momenti di scarsità d’intelligenza collettiva, di incertezza e di confusione e mancanza di punti di riferimento. Detesta, invece, la decentralizzazione del potere, il libero accesso a tutte le fonti d’informazione, la capacità auto-organizzativa, i punti di riferimento chiari e precisi.
Il grande errore del manipolatore è la sua incapacità di guardare a lungo termine, la sua mancanza d’intelligenza che sostituisce e confonde con l’astuzia. Il suo disprezzo per la soggettività degli altri è la sua stessa trappola. La coscienza dell’essere umano non è passiva ma si tratta di una struttura evolutiva intenzionale che tende ad una maggiore libertà. Tutto quello che va in direzione contraria- inclusa la manipolazione- non può che avere vita breve e un successo provvisorio. Chi va contro l’evoluzione delle cose, va contro se stesso. Ecco che il manipolatore diventa, per sua stessa intenzione, la prima e l’ultima vittima della sua stessa manipolazione.

Tratto da: Los Inmorales Caracteres di Fernando A. Garcia

Traduzione: FreeYourMind!

Cambieremo il modo di vivere degli italiani

Non era certo il caso di scomodare la prima pagina del Time, mentre sarebbe bastata una passeggiata all’interno di un mercato rionale, ma forse per la prima volta da quando esercita il ruolo di presidente del Consiglio, il golpista Mario Monti si è prodotto in un’esternazione di adamantina genuinità.
Il modo di vivere degli italiani è senza dubbio già cambiato e cambierà radicalmente nel corso dei mesi a venire, in modo molto più profondo rispetto a quanto l’opinione pubblica oggi possa prevedere.
Si lavorerà saltuariamente, poco e male, con retribuzioni talmente basse che solo qualche anno fa sarebbero sembrate fantascienza. Si continueranno a pagare i contributi Inps, senza  però più avere diritto a maturare una pensione. Si venderanno le case di proprietà (quando non ci penserà Equitalia prima di noi) per far fronte ai debiti e continuare a mangiare un paio di volte al giorno. Si pagherà la benzina a peso d’oro, ma non dovremo preoccuparcene, perché viaggeremo tutti con i taxi low cost guidati da disperati ma con il marchio Fiat, avendo dovuto vendere le nostre auto. L’obesità scomparirà come per incanto, dal momento che il desco sarà sempre più asfittico e saltare i pasti diventerà lo sport più in voga, smetteremo perfino di fumare….. Leggi il resto dell’articolo

Tempi medievali

 

Viviamo tempi medievali che ci riportano a quell’occidente europeo senza stati, popolati da signori feudali guerrafondai che difendevano i loro interessi territoriali, battagliando per annettere nuovi domini e occupando le terre dei più svantaggiati, senza progetto comune ne leadership politica, senza grandi mire per costruire nulla, senza un potere centrale agglutinante che imponesse un ordine stabile. Il feudalesimo era pura dispersione casistica, mancanza di unità, assenza di norme, arbitrarietà, particolarità e varietà di situazioni.

E se un giorno è stato possibile che nascesse l’industria in officine e case, il distacco dalle città e una crescita demografica sostenuta, è stato a partire dall’agricoltura intensiva e dagli eccedenti di tasse di un mondo contadino che aveva cominciato a scuotersi la dipendenza e gli abusi del potere esercitato dai signori feudali, e cominciò a contare poco a poco con un accumulo di reddito per consumare e commerciare, generando ricchezza. Ma oggi osserviamo il risorgere dell’economia della sussistenza, la suicida diminuzione dell’eccedente, la perdita del potere acquisitivo della classe media e bassa, trasformate al pauperismo vitale. Non c’è eccedente, non c’è consumo, non c’è risparmio. Si asfissia il circuito economico; si lavora solo per mangiare (se va bene, ndt). La povertà intrappola la classe media europea; il 23% della popolazione vive una situazione di rischio povertà e esclusione sociale, specialmente bambini, giovani e immigranti. Retrocedono dalla classe media e la mobilità interclassista e aumentano i lavoratori con stipendi da sopravvivenza, i servi del XXI secolo.

Proliferano allo stesso tempo i governi despotici, pseudo-democrazie, governi tecnocrati, tasse dei poteri economici, dove i dirigenti non servono al benessere della maggioranza ma all’interesse di pochi, dando rifugio alla diseguaglianza, e , quindi, profondamente illegittimi. Regnano l’arbitrarietà e l’ingiustizia sociale, predominano la paura paralizzante e la sfiducia non solo verso i governanti ma anche tra gli stessi cittadini, competitori quando non nemici disposti a vendere perfino l’anima per mantenere il posto di lavoro o lo status quo, vassalli artificialmente scontrati e disuniti; nazionali di fronte agli immigranti, attivi di fronte ai disoccupati, impiegati pubblici di fronte ai privati, precari di fronte ai posti fissi…..Viviamo sotto il despotismo e l’ambizione delle piranha finanziarie, transazionali e banche, che vogliono crescere a spese del settore pubblico smantellando lo stato del benessere, con la connivenza dei nostri politici e la nostra decerebrata apatia, e questo modo di vivere rassegnata e stupida che ci porta a sopravvivere afferrati alla nostra bolla di sicurezza instabile, individualisti, indifferenti all’interesse pubblico, ciechi di fronte alla disgrazie altrui, che consentono la degenerazione brutale delle istituzioni. Abbiamo consegnato la nostra libertà, la nostra carica solidale o la virtù civica secondo le parole di Montesquieu, e le abbiamo messe in mani di altri, snaturandole e deprezzandole. Ma la libertà non vale nulla quando solo la usiamo per scegliere tra una o un’altra marca commerciale, la libertà serve molto poco quando l’inaccettabile viene accettato e quando si permette di mettere in vendita il proprio futuro. Viviamo in tempi medievali che ci incitano all’introspezione timorosa e alla disunione servile, veri freni del progresso e della giustizia sociale.

 

Fonte

Traduzione: FreeYourMind!

Oltre la nebbia: favole verdi per gente al verde ( mentre “loro” se la ridono, ma se la stanno facendo sotto )

Più ci si inoltra nel labirinto, e più si perde l’ orientamento: è il classico dei classici …

Vedete come sono bravi a menarvi per il naso ? A furia di parlare di aria fritta chiamandola rigorosamente in economichese; a furia di riempirvi ossessivamente la testa con tutti quegli impronunciabili acronimi riferiti a fantasiosi strumenti finanziari; a furia di osannare come un’ inevitabile legge di natura l’ assioma per cui i “Mercati” debbano guidare il mondo” ( e perchè mai ? ); a furia di dotte analisi economiche atte solo a scombinare le carte in tavola per farvi dire “di economia non ci capirò mai niente” ( mentre c’è ben poco da capire, e tali strampalate teorie fanno scompisciare dalle risate i loro stessi propalatori ), a furia di farvi credere nella rigorosità scientifica e matematica di una pratica dell’ economia che altro non è che un gioco a poker col baro … beh, ormai vi hanno così profondamente convinto della “gravità” del momento, dell’ “emergenza” della crisi, e della conseguente necessità iperurania di “provvedimenti urgenti” atti a scongiurarla per poter salvare l’ Italia, l’ Europa, e l’ Euro, l’ onore e le (loro) chiappe, che non mettete più nemmeno in discussione il perchè si trovino tutti i pretesti per NON uscirne ( vedi gli ostinati e fanciulleschi disaccordi tra premier in sede europea, vedi la culona che insiste per far corsa a sè, vedi l’ adottare provvedimenti finanziari che anche un bimbo troverebbe del tutto inefficaci e profondamente ingiusti, vedi il lasciare ostinatamente ogni buon senso fuori dalla porta, vedi il non voler colpire chi i soldi li ha davvero, vedi il rifiuto di tagliare i veri sprechi, ecc, ecc , ecc fino a posdomani … ) Leggi il resto dell’articolo

Internet e i suoi miti

Un coltello può servire per tagliare il cibo…o per pugnalare qualcuno. Allo stesso modo, l’energia nucleare può servire per illuminare tutta una città o per farla saltare in aria. Conclusione: la tecnologia in se stessa, permettete che mi appelli a questo manicheismo un po’ riduzionista, non è ne “buona” ne “cattiva. Lo sfruttamento delle scoperte tecniche è in funzione del progetto umano nel quale si dispiegano.

Gli strumenti che l’essere umano crea, dalla prima pietra affilata dell’Homo Habilis fino alla più sofisticata stazione spaziale attuale, sono strumenti che aiutano la vita. Gli strumenti non hanno un valore in se stessi: sono le prospettive etiche, il modello di essere umano e di società alla quale servono che gli conferiscono valore.

E’ importante  dire questo per chiarire un mito che si è creato nel nuovo mondo moderno: che il mondo dell’industria appoggiato da sempre nella crescente rivoluzione scientifico- tecnica ha creato: il mito della tecnologia e del progresso senza eguali.

Gli strumenti, gli utensili che ci aiutano e rendono più comoda la nostra vita quotidiana- la forchetta, la presa della corrente, o il microscopio elettronico- sono condizioni che ci distanziano sempre di più dalla nostra radice animale. Ma con l’ accelerazione straordinaria di questi ultimi due secoli nell’ industria sorta in Europa e oggi globalizzata ampiamente, il potere tecnico sembrerebbe essere indipendente ottenendo un valore intrinseco: la tecnologia diventa un nuovo dio di fronte al quale ci inginocchiamo. In molte occasioni finiamo per adorare lo strumento in se stesso, indipendentemente della sua reale utilità o delle conseguenze nocive che possa comportare.

Ancora una volta quindi: la tecnologia non è ne “buona” ne “ cattiva”. E’ il progetto politico sociale nel quale si inscrive che bisogna giudicare. I motori a combustione interna, ad esempio, hanno facilitato le comunicazioni in un modo spettacolare, ma allo stesso tempo sono divenuti una delle più importanti fonti d’inquinamento. Sono le macchine la “causa” di questo? Ovviamente no, ma il progetto sociale al quale servono. Ed è chiaro che questo viene implementato e deciso dai grandi poteri che obbligano a continuare a determinare alcuni criteri e non altri: tutto il mondo sfrutta macchine alimentate con benzina fino a che si consumerà tutto il petrolio presente nel sottosuolo. Si è chiesto ai cittadini comuni se siamo d’accordo? Il mito tecnologico alimenta generosamente queste costruzioni culturali cancellando la riflessione critica : avere un automobile è un status symbol…e se è un ferrari è meglio!

I miti hanno questa funzione: danno spiegazioni convincenti del mondo, esimono dal continuare a chiedersi perché “risolvono” l’origine di tutte le cose. Leggi il resto dell’articolo

L’ Araba Fenice: eterna escatologia del potere, eterna illusione dei popoli ( ovvero: siete dei boccaloni )

Primo scopo del Potere è quello della propria conservazione

Tornando a quanto detto nell’ultimo post, ebbene … è il classico modo in cui il Potere vi frega: illudendovi attraverso un “doppio uso” dell’ ideologia e della logica, fornendo alla massa dottrine accattivanti in cui però viene introdotto il virus della sottomissione, inducendo così la popolazione ad agire contro il suo stesso interesse, e facendo proprio quello dei suoi dominanti.

L’ “assunto leonardiano” ( che è poi l’ originale assunto massonico ) ivi analizzato infatti, pur in sè positivo, postula la completa dipendenza da una guida occulta che si ritiene debba “saperla più lunga” … Ora, ogni ragazza di buon senso prima di uscire con uno sconosciuto dovrebbe porsi la classica domanda: “Ma che tipo è ? Posso fidarmi ?”, invece la massa ( per contorte ragioni già ben indagate dai vari Le BonBernays, ecc. ) è usa darla via al primo venuto senza farsi tante domande, purchè sia “affascinante”, e soprattutto se costui veste i veli leggiadri di un’ accattivante ideologia … Perchè lo fai, benedetta ragazza mia ?? Leggi il resto dell’articolo

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: