Ben presto, niente più ostacoli al nuovo accordo Sykes-Picot

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Il Segretario di Stato, John Kerry, abbandona i suoi alleati. Non ci sarà alcuna consegna di armi decisive ai “ribelli” in Siria. Assad non sarà rovesciato. Le promesse degli Stati Uniti impegnano solo quelli che ci hanno creduto.
Di Thierry Meyssan

Lo scorso 13 giugno, il portavoce del Consiglio di Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti ha annunciato che la linea rossa era stata superata: come dimostravano le prove raccolte dai francesi e dai britannici, la Siria di Bashar al-Assad aveva usato armi chimiche contro il suo popolo: ora ce la vedremo…

Senza attendere, il nuovo comando congiunto delle Forze terrestri della NATO è stato attivato a Izmir (Turchia). La guerra era imminente.

Un mese dopo, la determinazione occidentale è scomparsa. La stampa atlantista scopre con orrore che l’opposizione armata in Siria è composta da fanatici odiati dalla stragrande maggioranza dei siriani, quel che andiamo dicendo senza sosta da due anni. Nel mentre, sul campo, l’Esercito siriano libero e il Fronte Al-Nosra, invece di combattere contro le truppe di Damasco, si scagliano l’un l’altro in una guerra senza pietà.

Cosa è successo, per poter trasformare la guerra di “liberazione” della Siria in questo vasto disordine? In realtà, nessuna delle poste in gioco è cambiata in un mese: l’Esercito arabo siriano non ha mai usato armi chimiche contro i “ribelli”; e questi non si sono “radicalizzati”. Per contro, il piano USA che ho descritto, per primo, lo scorso novembre, si sta lentamente dispiegando. La tappa di oggi consiste nel mollare l’opposizione armata.

Tutto ciò ci conferma che l’imperialismo anglosassone ha il fiatone. L’applicazione sul campo delle decisioni prese a Washington avviene con estrema lentezza. Questo processo evidenzia la cecità dei media occidentali che ignorano queste decisioni prese fino a quando non si traducano in azioni. Incapaci di analizzare il mondo così com’è, continuano a dare credito alla “comunicazione politica”.

Quindi quel che scrivevo [1], che veniva descritto come “teoria del complotto” da parte della stampa mainstream, le diventa evidente dieci mesi più tardi. Eric Schmitt scrive pudicamente sul New York Times che «i piani dell’amministrazione USA sono molto più limitati di quanto dichiari in pubblico e in privato». [2]. Mentre David Ignatius titola senza mezzi termini sul Washington Post: «I ribelli siriani sono stati “scaricati” da Washington» [3].

Stavano aspettando armi anticarro e hanno ricevuto mortai da 120 millimetri. Gli erano stati promessi aerei, e hanno ricevuto kalashnikov. Le armi arrivano loro in gran numero, ma non per rovesciare Bashar al-Assad, bensì per far sì che si ammazzino tra loro senza che rimanga più nessuno.

E per fugare i dubbi: il direttore della CIA, John Brennan, e il vice presidente, Joe Biden, hanno convinto il Congresso a porte chiuse che non si dovrebbero inviare armi decisive Siria. Contemporaneamente, a Londra, la Camera dei Comuni ha approfittato di questo varco aperto. E a Parigi, Alain Marsaud e Jacques Myard – per altri motivi – tentano di imbarcare l’Assemblea nazionale nello stesso rifiuto occidentale di continuare a sostenere i “ribelli”.

Senza alcuna esitazione, il ministro degli Esteri francese, Laurent Fabius, che deplorava a dicembre l’iscrizione da parte degli Stati Uniti del Fronte Al-Nosra sulla loro lista internazionale delle organizzazioni terroristiche «perché fanno un buon lavoro sul terreno» (sic), ha chiesto lui stesso all’ONU di metterlo nella lista internazionale delle organizzazioni terroristiche. E Manuel Valls, il ministro degli interni francese, ha dichiarato su France 2 che i francesi che combattono in Siria al fianco dei suoi ex alleati islamisti sarebbero stati arrestati e processati una volta ritornati in Francia.

La Conferenza di Ginevra II, di cui si parla da un anno, si va a delineare. Gli ostacoli principali provenivano dalla Coalizione Nazionale che, sostenuta dal Qatar, esigeva la resa preliminare di Bashar al-Assad, e dai franco-britannici che rifiutavano di vedere l’Arabia Saudita e l’Iran al tavolo dei negoziati.

L’Ayatollah Khamenei ha rimosso dal gioco Ahmadinejad e il suo capo di gabinetto Mashaei, uomini di fede e forsennati anticlericali, per sostituirli con lo sceicco Rouhani, un religioso molto pragmatico. Una volta installatosi come nuovo presidente dell’Iran a fine agosto, dovrebbe accettare di partecipare ai negoziati. Da parte loro, gli anglosassoni hanno rimosso dal gioco il Qatar, il micro-Stato gasiero che hanno usato per coprire l’alleanza tra la NATO e la Fratellanza Musulmana. Hanno affidato la gestione dei “ribelli” in Siria alla sola Arabia Saudita, screditando i “ribelli” internazionali presso la propria stampa. Con o senza re Abdullah, Riyadh dovrebbe ugualmente accettare il negoziato.

Falsa sorpresa: sotto l’impulso del Segretario di Stato John Kerry, l’Autorità palestinese ha accettato di riprendere i negoziati con Israele, anche se quest’ultimo continua la colonizzazione dei territori.

Salvo capovolgimenti inaspettati in Egitto o in Tunisia, non dovrebbe più esserci, da qui a due o tre mesi, grossi ostacoli allo svolgimento di Ginevra II, il “nuovo accordo Sykes-Picot” allargato; dal nome degli accordi segreti attraverso i quali la Francia e il Regno Unito si spartirono il Medio Oriente durante la Prima Guerra Mondiale. Durante questa conferenza, gli Stati Uniti e la Russia si divideranno il Nord Africa e il Levante, a spese della Francia, suddividendo la regione in zone subappaltate ai sauditi (sunniti) o agli iraniani (sciiti ).

Dopo aver costretto l’emiro del Qatar ad abdicare e dopo aver abbandonato i “ribelli” in Siria, Washington sta per ritirare la sua influenza regionale dalle mani del suo fedele alleato, la Francia, che se le è sporcate per due anni per niente. Questa è la legge cinica dell’imperialismo.

[1] “Obama II: la Purga e il Patto“, Rete Voltaire, 27 novembre 2012. “L’ESL continua a brillare come una stella morta“, Rete Voltaire, 26 dicembre 2012. “Obama e Putin si spartiranno il Medio Oriente?Odnako (Federazione Russa), 26 gennaio 2013.

[2] “No Quick Impact in U.S. Arms Plan for Syria Rebels”, di Mark Mazzetti, Eric Schmitt e Erin Banco, The New York Times, 14 luglio 2013.

[3] “Syrian rebels get ‘the jilt’ from Washington”, di David Ignatius, The Washington Post, 18 luglio 2013.

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MONTI ALLA CORTE DI PUTIN, PUTIN ALLA CORTE DEL FMI

Mentre allo spread ed alle borse succedeva di tutto, un Mario Monti sempre più patetico volava in Russia per svolgere il ruolo di procuratore d’affari per conto dell’ENI, come già i suoi due predecessori alla Presidenza del Consiglio. Ma si tratta ormai di affari parecchio ridimensionati, poiché si sta parlando di un ENI azzoppato dalla perdita della Libia, che ha comportato non solo la chiusura del principale rubinetto di petrolio, ma anche della cassaforte finanziaria di tutte le multinazionali italiane.
Sino ad un anno e mezzo fa, Libia e Italia erano più che soci d’affari, costituivano un unico sistema economico-finanziario; e gli effetti della mutilazione oggi si avvertono. E pensare che appena nel febbraio dello scorso anno, l’ENI poteva permettersi di fare da guida e mallevadore per gli affari della multinazionale russa Gazprom in Libia. Chi trovasse in queste reminiscenze dei motivi per rimpiangere il governo precedente, si chieda anche perché mentre il Buffone di Arcore baciava la mano a Gheddafi, intanto i suoi giornali lo chiamavano beduino. [1]
Nel marzo dello scorso anno appariva ancora realistico ipotizzare per la crisi libica uno scenario di tipo kosovaro, con la secessione della Cirenaica. In effetti poi la NATO ha potuto avere in Libia un margine di manovra praticamente illimitato, che ha condotto ad uno scenario di tipo congolese, con uno Stato ed un governo puramente fittizi, e con il territorio direttamente spartito tra le principali multinazionali angloamericane. Anche il black-out informativo dalla Libia non ha precedenti, dato che passano solo i video-fiction della propaganda NATO.
C’è voluta quindi una notevole omertà da parte dei media italici per non notare che l’accoglienza da parte della dirigenza russa è stata decisamente poco entusiastica, tanto che Monti si è ridotto ad incontrare per primo il Patriarca di Mosca, mentre Putin non si è degnato neppure di riceverlo al Cremlino. I toni trionfali degli incontri bilaterali tra Russia e Italia sembrano un ricordo lontano, e non ci si riferisce solo all’epoca del Buffone di Arcore, ma anche a quella di Prodi, che ebbe quattro vertici con Putin tra il 2006 e il 2007. [2]
Il video ufficiale in cui Putin e Monti espongono i rispettivi punti di vista sulla questione siriana, costituisce un ulteriore riscontro della freddezza dell’accoglienza riservata al Presidente del Consiglio italiano. Non vi è stato nessun comunicato congiunto, per quanto generico, ed un Putin nervoso ostentava un atteggiamento sbrigativo e privo di quei gesti di cordialità che, nel formalismo diplomatico, indicano una considerazione per il visitatore. Putin si è limitato infatti a ribadire la posizione russa, senza riferirsi minimamente a quanto appena detto da Monti. [3]
Mentre Monti raccoglieva le brave sue umiliazioni in Terra Russa, il vero manovratore della crisi dei debiti sovrani, il Fondo Monetario Internazionale, annunciava che intendeva bloccare gli “aiuti” alla Grecia; un bel modo per gettare benzina sul fuoco degli spread. Meno male che immediatamente la dirigenza tedesca si è incaricata, come al suo solito, di offrire la dovuta copertura al FMI, attirando tutta su di sé la grancassa mediatica con un’arrogante dichiarazione del vice di Angela Merkel, il quale presentava l’uscita della Grecia dalla zona euro come un evento di poco conto. [4]
Sebbene defilato e poco esposto ai riflettori, il FMI si configura oggi, insieme con la NATO, come il vero ed unico potere in Europa. Lo stesso Putin ce lo ha confermato quando ha fatto chiaramente capire che l’obiettivo suo, e del gruppo dei cosiddetti BRICS, è quello di assumere un maggiore ruolo all’interno dello stesso FMI. In cambio di settantacinque miliardi di dollari per la dotazione del FMI, i BRICS, per bocca di Putin, chiedono un maggior peso nelle decisioni della superbanca internazionale. [5]
Questa richiesta di “riforma” del FMI, dà tutta la misura delle ambiguità di Putin. Se da parte dei BRICS ci sono delle risorse finanziarie da far valere nell’attuale crisi dei debiti sovrani, perché farle passare per la forca caudina del FMI?
Chiedere di “riformare” il FMI è infatti un modo di confermare la funzione preminente di un’istituzione che è nata per garantire il dominio delle multinazionali statunitensi sulla finanza mondiale. E poi il FMI non è altro che il braccio finanziario della NATO; o la NATO è il braccio militare del FMI. Insomma, le due istituzioni agiscono come un corpo unico. La NATO sta cercando di accerchiare la Russia, e per molti aspetti c’è già riuscita, dato che la gran parte dei Paesi dell’ex Patto di Varsavia – e della stessa Unione Sovietica – o sono parte integrante della NATO, oppure hanno accordi di cooperazione con la NATO. Il progetto statunitense dello scudo anti-missile in Polonia è ancora in campo, sebbene nel 2009 Obama avesse fatto credere di volerlo abbandonare. [6]
L’obiettivo finale di questo accerchiamento è lo smembramento della Russia. Non è neppure un segreto, dato che uno dei consulenti di Obama, Zbigniew Brzezinski lo dice apertamente da decenni. Nonostante tutta questa aggressività della NATO, la stessa Russia si accontenta di chiedere un posto di tenente nell’esercito assediante, di cui il FMI è l’organo finanziario.
Putin non è affatto un pupazzo gonfiato dai media, come invece è Angela Merkel; tutt’altro. Putin è un leader (o un boss) vero; non è ovviamente lo “zar” di cui favoleggiano i media occidentali, ma è una figura di “uomo forte” che svolge un ruolo di mediazione tra i soli due poteri che contano in Russia: Gazprom e le Forze Armate. A ben vedere, si tratta degli stessi poteri che dominavano in Russia trenta anni fa, poiché Gazprom è l’erede del vecchio KGB, riconvertitosi in agenzia d’affari. Attualmente Gazprom è il maggior fornitore di gas dei Paesi europei, e questo spiega perchè non sia interessata ad una radicalizzazione del confronto con la NATO.
Anche l’astio che i commentatori occidentali riservano a Putin, è del tutto autentico, dettato dal fatto che Putin appare molto bravo nel condurre i propri affari di gas e petrolio. In quest’ultimo decennio Gazprom aveva sottratto parecchio spazio di manovra alle multinazionali angloamericane, le quali si servono delle Organizzazioni Non Governative per i Diritti Umani come agenzie di propaganda contro i propri concorrenti, e quindi tengono anche Putin nel proprio mirino. Per quanto paradossale sia, i “diritti umani” sono diventati la bandiera ideologica del nuovo fascismo occidentalista; anche se ovviamente i “diritti umani” sono solo un randello per colpire i bersagli della NATO, e non servono certo a tutelare i popoli che della NATO fanno già parte, come i Greci.
Il problema è però che il ruolo interno di mediazione svolto da Putin, è apparso troppo squilibrato a favore degli interessi affaristici di Gazprom, a scapito della difesa e dell’integrità della Russia. Oggi la posizione di Putin sembrerebbe meno squilibrata, tale da tenere maggiormente in conto gli interessi difensivi della Russia, specialmente per ciò che riguarda la conservazione della base navale di Tartus in Siria.
Il caso della Siria viene oggi indicato come la prova della ritrovata fermezza della Russia in politica estera. Ma se questa fermezza fosse effettiva, la Siria potrebbe essere fatta oggetto di un’aggressione così aperta da parte della NATO?
Certo, se si paragona l’attuale atteggiamento russo sulla Siria con il calo di brache totale attuato l’anno scorso rispetto alla Libia, allora l’impressione può essere enorme. In realtà, se si va a riascoltare il video in cui Putin espone il suo punto di vista sulla Siria, ci si accorge però che il bicchiere è molto più vuoto che pieno.
Putin non dice che l’aggressione della NATO contro la Siria è già in atto da un anno e mezzo; neppure ammonisce la Turchia a far cessare l’uso del proprio territorio per infiltrazioni in Siria di mercenari del Qatar e dell’Arabia Saudita, Stati che sono tutti e due coordinati militarmente con la NATO. Tantomeno Putin richiama l’emiro del Qatar a tenere un atteggiamento meno avventuristico ed irresponsabile nel fomentare, a colpi di mazzette milionarie, il putsch per rovesciare Assad. Anzi, Putin nelle sue dichiarazioni lascia intendere che dopo un cessate il fuoco da ambo le parti, si potrebbe persino avviare un negoziato che porti alla liquidazione di Assad. Basta ventilare l’ipotesi perché la determinazione della NATO a liquidare Assad ne risulti ancora di più rafforzata. E se Assad viene liquidato, Putin come penserebbe di riuscire a mantenere la propria base navale a Tartus? In base a qualche “garanzia” della NATO?
Forse sarebbero le stesse “garanzie” offerte a suo tempo dagli USA a Gorbaciov, secondo le quali gli ex Paesi membri del Patto di Varsavia non sarebbero mai stati fatti entrare nella NATO.

[1] http://30secondi.globalist.it/2011/02/17/i-russi-di-gazprom-entrano-in-libia-grazie-a-eni-silvio-benedice/
[2] http://www.paginedidifesa.it/2007/pdd_071142.html
[3] http://video.repubblica.it/dossier/rivolta-siria/monti-da-putin-per-siria-serve-soluzione-consensuale/101394/99771
[4] http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/07/22/grecia-lfmi-vuole-bloccare-gli-aiuti-atene-in-default-a-settembre/301621/
http://www.corriere.it/economia/12_luglio_22/euro-uscita-grecia-non-spaventa_1406ac7e-d43f-11e1-83bd-0877fdcd1621.shtml
[5] http://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&u=http://www.reuters.com/article/2012/06/21/us-russia-putin-imf-idUSBRE85K0KO20120621&prev=/search%3Fq%3Dputin%2Bimf%26hl%3Dit%26prmd%3Dimvns&sa=X&ei=N-4MUKX4Ice2hAePy8H0CQ&ved=0CGIQ7gEwBQ
[6] http://world-observer.com/2011/06/14/gli-aerei-usa-in-polonia-dal-2013-in-attesa-dello-scudo-spaziale/

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La battaglia di Damasco è iniziata

Le potenze occidentali e del Golfo hanno lanciato la più grande operazione di guerra segreta dai tempi dei Contras in Nicaragua. La battaglia di Damasco non è destinata a rovesciare il presidente Bashar al-Assad, ma a spezzare l’esercito siriano per meglio assicurare il dominio di Israele e degli Stati Uniti in Medio Oriente. Mentre la città si sta preparando a un nuovo assalto dei mercenari stranieri, Thierry Meyssan traccia il punto della situazione.


Da cinque giorni Washington e Parigi hanno lanciato l’operazione “Vulcano di Damasco, e terremoto in Siria.” Non è una nuova campagna di bombardamenti aerei, ma un’operazione militare segreta, simile a quella utilizzata ai tempi di Reagan in America Centrale.
40-60000 Contras, soprattutto libici, sono arrivati in pochi giorni nel paese, il più delle volte dal confine giordano. La maggior parte di loro sono aggregati all’esercito libero “siriano”, struttura paravento delle operazioni segrete della NATO, posta sotto il comando turco. Alcuni sono affiliati a gruppi di fanatici, tra cui al-Qaida, posti sotto il comando del Qatar o della fazione della famiglia reale saudita dei Sudeiri. Tra l’altro, hanno preso alcuni posti di frontiera, e poi si sono trasferiti nella capitale, dove hanno seminato confusione attaccando dei bersagli casuali che trovavano: gruppi di poliziotti o militari isolati.
Mercoledì mattina, una esplosione ha distrutto il quartier generale della Sicurezza Nazionale, dove si incontravano alcuni membri del Consiglio di Sicurezza Nazionale. Avrebbe ucciso il Generale Daoud Rajha (Ministro della Difesa), il Generale Assef Shawkat (Viceministro) e il Generale Hassan Turkmani (sostituto Vicepresidente della Repubblica). Le modalità  dell’operazione rimangono incerte: potrebbe essere stato un attentatore suicida o il lancio da un drone stealth.
Washington spera che la decapitazione parziale dell’apparato militare induca alcuni alti ufficiali a disertare con le loro unità, o addirittura a rivoltarsi contro il governo civile. Non è accaduto nulla. Il presidente Bashar al-Assad ha immediatamente firmato i decreti di nomina dei loro successori e la continuità dello Stato è stata garantita impeccabilmente. Leggi il resto dell’articolo

L’intelligence USA alla testa dell’”opposizione” siriana, il ruolo del Bilderberg e del CFR

In un articolo del 12 luglio per la rubrica “Comment is Free” del Guardian, Charlie Skelton poneva la domanda fondamentale che i media di tutto il mondo non vogliono sentirsi chiedere.
The Syrian opposition: who’s doing the talking?” è una denuncia devastante delle intime connessioni tra l’opposizione siriana e i servizi d’intelligence statunitensi, britannici e francesi, assieme ai vertici neo-con degli Stati Uniti. Traccia la formazione del Consiglio nazionale siriano e la nomina della sua dirigenza, e dei principali piani a lungo termine, ben finanziati, per il cambiamento di regime in Siria, e più in generale in Medio Oriente. Questi piani risalgono almeno al 2005, e sono stati finanziati da Washington nel tentativo di assicurarsi il controllo politico della regione ricca di petrolio.
Skelton non tenta di essere esaustivo. Si concentra su alcuni dei membri più di spicco del CNS e identifica alcuni dei sostenitori più accaniti dell’intervento militare, come se fossero pagati quali rappresentanti delle potenze occidentali. Tra coloro che abitualmente vengono citati come “portavoce ufficiale” o “attivista pro-democrazia”, vi è l’accademica siriana di Parigi Bassma Kodmani, un membro dell’ufficio esecutivo e responsabile della politica estera del CNS.
Kodmani è un’assidua visitatrice alle conferenze del gruppo Bilderberg, un’organizzazione di alte figure politiche dedita a rafforzare i legami tra l’imperialismo statunitense ed europeo, e per garantire i loro interessi collettivi globali sotto la bandiera della promozione dell’”atlantismo”. Nel 2005 ha lavorato per la Fondazione Ford a Cairo. Quell’anno ha visto un marcato deterioramento delle relazioni USA-Siria, con il presidente George W. Bush che contemplava un intervento militare contro Damasco, assieme a Israele. A settembre, Kodmani divenne direttrice esecutiva della Arab Reform Initiative, finanziata dal Council on Foreign Relations e dal suo programma US/Middle East presieduto dall’ex consigliere per la sicurezza nazionale, generale Brent Scowcroft. Il “controllo finanziario” del progetto fu dato al Centre for European Reform (CER), un think-tank britannico guidato da Lord Kerr, vice presidente della Royal Dutch Shell. Kodmani è anche membro del Consiglio europeo per le Relazioni Estere, operando come direttrice esecutiva della sua Arab Reform Initiative.
Radwan Ziadeh, direttore delle relazioni estere del CNS, è senior fellow presso l’US Institute of Peace e ha firmato una lettera che chiedeva l’intervento militare degli Stati Uniti a fianco dell’ex capo della CIA James Woolsey, Karl Rove e altri importanti neo-con. Ha agito come intermediario tra la Casa Bianca e l’opposizione siriana dal 2005. Najib Ghadbian, un docente dell’Università dell’Arkansas, è membro della segreteria generale del CNS e fa parte del comitato consultivo del Syrian Centre for Political and Strategic Studies di Washington, insieme a Ziadeh. Ausama Monajed del CNS è il fondatore di Barada Television, una emittente satellitare pro-opposizione ed ex “direttore delle pubbliche relazioni del Movimento per la Giustizia e lo Sviluppo di Londra” (MJD). Entrambi sono massicciamente finanziati dal Dipartimento di Stato statunitense, secondo WikiLeaks.
Skelton cita alcune delle molte centinaia di milioni di dollari confluiti all’opposizione siriana dagli Stati Uniti e dagli Stati del Golfo. Tra i servizi di Monajed a Washington vi era la pubblicazione di una dichiarazione politica ufficiale del CNS, un documento redatto da Michael Weiss della Henry Jackson Society, che chiede l’intervento in Siria. La società è supportata dai vertici neo-conservatori come William Kristol e Richard Perle. Leggi il resto dell’articolo

I QUATTRO PILASTRI DELL’IMPERIALISMO NATO

Con espressione del tutto incongrua, ci si riferisce spesso alle “bugie” del potere, come se si trattasse di birichinate di bambini. In realtà, si tratta non di semplici bugie, ma di frodi. L’aggressione NATO contro la Siria viene spacciata per emergenza umanitaria e, dato che ormai l’emittente del Qatar, Al Jazeera, ha perso ogni credibilità, tocca adesso ad Amnesty International farsi carico di alimentare la propaganda interventista. Viene il sospetto che si sia permesso che venisse prodotto un film come “Diaz”, solo perché nella locandina del film Amnesty International potesse ancora accreditarsi come ultimo baluardo dei diritti democratici. [1]
Con l’incidente dell’abbattimento del proprio caccia, anche il governo turco ha aggiunto un ulteriore mattone all’edificio fraudolento montato attorno all’aggressione NATO contro la Siria. Ci si potrebbe chiedere quale legittimo interesse nazionale possa accampare Erdogan nel cercare di destabilizzare un Paese vicino con il quale i rapporti sono sempre stati ottimi, persino nel periodo della guerra fredda, quando i due Stati confinanti stavano in schieramenti opposti.
La massoneria militare che ha dominato la Turchia per ottanta anni – nonostante la sua sudditanza all’imperialismo britannico prima, ed all’imperialismo statunitense poi -, non aveva mai manifestato gli atteggiamenti avventuristici che oggi invece esibisce Erdogan. Meno di due anni fa, Erdogan rappresentava ancora una speranza per settori dell’antimperialismo, mentre ora è diventato un fantoccio della NATO. Si tratta di un’ulteriore smentita del mito dell’antiamericanismo islamico, dato che l’islamismo “moderato” di Erdogan dimostra la stessa sudditanza agli USA dell’islamismo “radicale”, rappresentato da quella accozzaglia di milizie etichettata come “Al Qaeda”.
Il punto è che l’islamismo politico, in qualsiasi versione, risulta troppo dipendente nelle sue fortune, sia elettorali che militari, dal denaro delle monarchie petrolifere del Golfo. L’islamismo politico è un prodotto del denaro, e quindi segue il denaro. Ciò deve costituire un invito alla prudenza anche per coloro che si fanno illusioni per la vittoria elettorale dei Fratelli Mussulmani in Egitto.
Nulla di strano quindi che Erdogan abbia trasformato il suo Paese in una base per le aggressioni delle milizie islamiche contro la Siria, poiché il denominatore comune sia di Erdogan, che dei cosiddetti al-qaedisti, è il denaro del Qatar, la monarchia che oggi fa da punta di diamante delle aggressioni della NATO nel Mediterraneo ed in Medio Oriente. Dal 2009 la collaborazione tra il Qatar ed il Pentagono è diventata strettissima. In un libro del 1970, “Pentagon Capitalism”, Seymour Melman illustrava come il Pentagono dagli anni ’60 sia diventato un vero e proprio ministero delle Partecipazioni Statali, che finanzia, indirizza ed organizza la produzione bellica di varie multinazionali. Questo capitalismo di Stato è ovviamente finalizzato anche all’esportazione di armi. Il Pentagono è infatti il maggiore esportatore di armi del mondo, ed il Qatar, l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti ne sono i maggiori acquirenti. [2]
Seguendo il denaro ci si spiega Erdogan, ma anche la strategia NATO di cui egli fa parte. La Siria non può essere sconfitta sul piano militare, poiché ha comunque risorse tali da infliggere all’aggressore dei danni irreparabili. In un’area desertica è sufficiente un’artiglieria a proiettili chimici per rendere insopportabilmente dispendiosa qualsiasi avanzata di eventuali aggressori. La guerra permanente, la “guerra infinita” degli USA e della NATO contro gli innumerevoli “nuovi Hitler” di turno, rappresenta un nonsenso dal punto di vista militare; poiché una guerra infinita richiederebbe uno sforzo bellico infinito, che neppure le gigantesche spese militari statunitensi potrebbero assicurare.
Infatti la NATO, ancora una volta, punta solo in parte sulla carta militare per vincere, mentre è la frode a diventare la carta vincente. Occorre prima aggredire, per poi spingere l’aggredito a intavolare trattative, che per la NATO non sono altro che l’occasione fraudolenta per stabilire gli agganci utili per corrompere qualcuno della controparte. Si tratta di prendere Damasco così come sono state prese Belgrado, Baghdad e Tripoli: comprandosi i funzionari governativi e i generali. Si spende tanto denaro per produrre e comprare armi, per poi scoprire che l’arma principale è il denaro stesso. Nell’attuale situazione del Medio Oriente, i soldi del Qatar costituiscono la vera arma letale.
Le trattative servono anche a corrompere gli alleati della Siria, come la Russia. Il problema non è quello di corrompere Putin – che più corrotto di com’è non potrebbe essere -, ma di riuscire ad agganciare i generali e gli ammiragli che sinora lo hanno costretto a non mollare del tutto la Siria.
L’Islam ha cinque pilastri, invece l’imperialismo NATO ne ha quattro: l’aggressione, la frode, la corruzione e, non meno importante, la mistificazione. Infatti la cosiddetta “lotta alla corruzione” rappresenta un elemento essenziale della mitologia imperiale del sedicente Occidente.
La corruzione viene rappresentata come il male che frena l’economia e falsa le sane regole del mitico “libero mercato”. Dalle colonne de “l’Espresso” il noto econo-comico Luigi Zingales ci ammonisce che la crisi è colpa dei corrotti, che non si cresce perché si ruba, e che non se ne esce senza una rivoluzione morale; e, come al solito, indica come faro e come via di salvezza il modello statunitense. [3]
Le spericolate intuizioni di Zingales però non fanno altro che ricalcare le veline giornalistiche fornite dal Consiglio Atlantico della NATO. In una di queste si prende a pretesto il caso Ucraina solo per poter assegnare il primato morale della lotta mondiale alla corruzione agli Stati Uniti, considerati superiori persino alla già “moralissima” Gran Bretagna. [4]
Gli Stati Uniti sembrano prendere molto sul serio questo ruolo di guida morale del pianeta. Il Segretario di Stato Usa, Hillary Clinton, fa la morale anche alla Nigeria, colpevole di essere troppo corrotta e di mortificare la “meritocrazia”.[5]
Quanto a meritocrazia, neppure il clan dei Clinton scherza, a giudicare dalla irresistibile carriera nei media della figlia di Hillary e Bill, la diletta Chelsea. Chelsea è anche moglie di un ex alto dirigente di Goldman Sachs, Marc Mezvinsky, un pregiudicato per frode bancaria, che ora gestisce la 3G Capital, una società di investimenti messa su per aggirare la legislazione di controllo sulle banche. Del resto sarebbe ormai una scoperta dell’acqua calda constatare che negli USA il potere si riproduce per via familiare, e che i matrimoni dinastici servono a rafforzarlo. [6]
Un espediente polemico tipico della destra consiste nell’accusare gli oppositori del sistema di non essere affatto moralmente “puri”. In questo periodo è Beppe Grillo a fare le spese di questo tipo di propaganda della destra. [7]
In realtà, sia Grillo che i suoi detrattori del “Giornale” berlusconiano, poi mostrano di condividere il mito della moralità pubblica statunitense, che pur non essendo del tutto immune dalla corruzione, almeno sarebbe inflessibile nel perseguirla. Non c’è imperialismo senza razzismo, ed il mito della superiorità morale del mondo anglosassone è alla base del sedicente Occidente.
In realtà la “moralità pubblica” statunitense è basata su una sfacciata legalizzazione della corruzione e del nepotismo, istituzionalizzati nella forma del lobbying. Secondo un reportage della ABC, un qualsiasi deputato americano può permettersi il lusso di non intascare mazzette, poiché gli basta far assumere i propri familiari dalle aziende con la qualifica di lobbisti, in tal modo questi familiari possono percepire, del tutto legalmente, stipendi e premi. Il “ci ho famiglia” funziona benissimo, anzi meglio, anche oltre oceano. Visto che in Italia si intende adottare il modello statunitense, è probabile che il governo Monti, dopo il Ddl anti-corruzione, proceda anche ad una legalizzazione del lobbying. [8]

[1] http://trovacinema.repubblica.it/film/locandina/diaz/405532
[2] http://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&u=http://www.voanews.com/content/article/380278.html&prev=/search%3Fq%3Dpentagon%2Bqatar%26start%3D20%26hl%3Dit%26sa%3DN%26biw%3D960%26bih%3D545%26prmd%3Dimvns&sa=X&ei=_OHpT5mUCeik4ATyzNidDg&ved=0CFIQ7gEwADgU
http://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&u=http://www.goodreads.com/book/show/2768239-pentagon-capitalism&prev=/search%3Fq%3Dseymour%2Bmelman%2Bpentagon%2Bcapitalism%26hl%3Dit%26prmd%3Dimvnso&sa=X&ei=8uXpT4ziPKzb4QSl1u2WDg&ved=0CF4Q7gEwBA
[3] http://espresso.repubblica.it/dettaglio/la-crisi-%C3%A3%C2%A8-colpa-dei-corrotti/2184007
[4] http://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&u=http://www.acus.org/new_atlanticist/time-eu-end-double-standards-corruption&prev=/search%3Fq%3Datlantic%2Bcouncil%2Bcorruption%26hl%3Dit%26prmd%3Dimvns&sa=X&ei=_tbmT7PKGO-N4gT93KWaAQ&ved=0CFkQ7gEwAA
[5] http://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&u=http://www.voanews.com/content/article/152943.html&ei=AwPXT9WZHITOswaN9oCwDw&sa=X&oi=translate&ct=result&resnum=5&ved=0CGsQ7gEwBA&prev=/search%3Fq%3Dclinton%2Bnigeria%2Bcorruption%26hl%3Dit%26prmd%3Dimvns
[6] http://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&u=http://www.huffingtonpost.com/2012/04/17/chelsea-clinton-nbc-struggles-rock-center_n_1431556.html&prev=/search%3Fq%3Dchelsea%2Bclinton%2Bnbc%26hl%3Dit%26prmd%3Dimvnso&sa=X&ei=tlPjT5WSFoWHswabm9TABg&ved=0CEgQ7gEwAA
http://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&u=http://www.bloomberg.com/news/2011-11-29/former-goldman-traders-grau-mallon-are-said-to-start-fund-with-mezvinsky.html&prev=/search%3Fq%3Dmezvinsky%2Bgoldman%2Bsachs%2B3g%26hl%3Dit%26sa%3DX%26biw%3D960%26bih%3D545%26prmd%3Dimvns&sa=X&ei=urnqT97NF7LP4QSoiJjPAg&ved=0CFgQ7gEwAA
[7] http://www.blitzquotidiano.it/politica-italiana/il-giornale-attacca-beppe-grillo-1282389/
[8] http://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&u=http://abcnews.go.com/2020/story%3Fid%3D124321%26page%3D1&prev=/search%3Fq%3Dnepotism%2Bunited%2Bstates%26hl%3Dit%26prmd%3Dimvns&sa=X&ei=qFjjT731HobPtAbnvpjBBg&ved=0CHMQ7gEwBQ

LA NATO SPONSOR DEL CRIMINE ORGANIZZATO

La missione degli osservatori ONU in Siria è stata sospesa non appena è cominciata a risultare insostenibile la versione occidentale, tutta centrata sui “crimini contro l’umanità del dittatore Assad”. Il capo della commissione d’inchiesta è un generale norvegese, Robert Mood, quindi un membro della NATO. Mood non poteva certo rischiare di smentire la propria organizzazione. La sospensione non sarebbe definitiva, e probabilmente per la NATO ora il problema è di guadagnare tempo per fare opera di “persuasione” sugli altri osservatori. [1]
Per gli osservatori ONU si trattava in effetti di scoprire l’acqua calda, cioè quanto risulta già noto dal dicembre scorso, da quando un sito israeliano, Debkafile, ha rivelato con tutti i dettagli che i cosiddetti ribelli siriani sono in realtà dei mercenari dell’emiro del Qatar. [2]
Il Qatar è da anni un Paese coordinato militarmente con la NATO. L’anno scorso, in una sua visita all’emiro, il segretario della NATO Rasmussen ha sottolineato la necessità di rafforzare ulteriormente la cooperazione con il Qatar. Si è visto. [3]  Leggi il resto dell’articolo

DIVINIZZAZIONE DELLA NATO STA PER TERRORISMO DELLA NATO

 

 

 

 

 

 

Prevedibile e puntuale è arrivato il calo di brache di Putin sulla questione siriana, anche se la diplomazia russa può accampare l’alibi di essere riuscita ad ottenere dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU una risoluzione che non scarica completamente la responsabilità della strage di Hula sul regime siriano. Di fatto anche questa risoluzione può essere oggi usata dalla NATO, e dal suo devoto e umilissimo servitore – l’inviato ONU Kofi Annan -, come un viatico per un’ulteriore intensificazione dell’aggressione della stessa NATO; perciò ogni dettaglio ed ogni sfumatura della risoluzione sulla necessità di ulteriori indagini, sono già andate a farsi benedire. [1]
Il governo russo dovrebbe sapere molto bene che le risoluzioni ambigue vengono trasformate dalla NATO in autorizzazioni a far tutto ciò che le pare. Infatti, appena il giorno dopo l’ambigua risoluzione ONU, i Paesi “occidentali”, con la parziale eccezione della Gran Bretagna, hanno formalizzato il loro stato di guerra con la Siria cacciando i suoi ambasciatori.
In effetti i resoconti degli osservatori ONU avevano smentito le affermazioni occidentali, date per scontate sino a qualche giorno fa, le quali raccontavano che le vittime civili fossero state causate da un bombardamento governativo. Risulta infatti che molte vittime siano state passate per le armi. A sentire le fiabe occidentali, i pacifici oppositori del regime siriano, stanchi della repressione, sarebbero stati costretti a passare alla insurrezione armata. Ma allora le armi chi gliele ha date? Sembrerebbe proprio che le armi da guerra crescano sugli alberi.
C’era quindi quanto bastava per chiedere da parte della Russia un’inchiesta che appurasse non soltanto ciò che avviene sul terreno siriano, ma soprattutto da dove partano le milizie che conducono l’aggressione nei confronti della Siria. Si sarebbe trattato semplicemente di mettere sul terreno della discussione ciò che ormai è evidente, e cioè che l’attacco armato alla Siria sta partendo da un Paese della NATO come la Turchia, e da altri Paesi militarmente coordinati con la NATO, come il Qatar, gli Emirati Arabi Uniti e l’Arabia Saudita.
Questa ennesima ambiguità diplomatica della Russia non è un compromesso, ma un vero cedimento, poiché alimenta ancora una volta la fiaba di stretta marca occidentale: la NATO è considerata come una sorta di entità superiore che nulla ha a che vedere con le umane miserie, ma che si degna ogni tanto di sporcarsi le mani per andare a risolvere quelle miserie. Che la NATO possa essersi sporcata le mani ben prima, allo scopo di creare i pretesti e le circostanze utili alle proprie aggressioni, questa è un’ipotesi che non può neanche essere presa in considerazione.
Insomma, un terrorismo della NATO in Siria o altrove non esiste, e seppure esistesse non ci deve riguardare, perché non ti puoi mica mettere a criticare le divinità.
In realtà, proprio il fatto che oggi il potere della NATO sia incontrastato, e venga addirittura considerato scontato come se facesse parte del paesaggio, dà la misura della sua crescente e micidiale pericolosità. L’impunità e l’insospettabilità possono diventare esse stesse dei moventi criminosi, ed oggi la NATO può fare tutto quello che vuole anche perché non è mai costretta a dare spiegazioni su nulla.
Ogni potere è abuso di potere; il potere non conosce senso di responsabilità o lungimiranza, tutto in esso è schematico; perciò, se non ha da temere di essere contrastato o smascherato, non si porrà freni. Tanto più che l’emergenza-terrorismo e la caccia ai “terroristi” ti gratificano immediatamente con dei bei business miliardari a spese del contribuente; come, ad esempio, quello dei droni, che vede ora la collaborazione tra USA e Italia. La NATO non è un’organizzazione esclusivamente militare, ma è un intreccio affaristico tra militarismo e finanza, cioè un ente assistenziale per ricchi; e non c’è nessun pretesto migliore del terrorismo per costringere i poveri a versare l’elemosina ai ricchi. [2]
Anche molti che si dichiarano in astratto avversari della NATO (nemici non si può dire: sarebbe troppo violento), si rifiutano poi di prendere atto che la NATO è un’agenzia di destabilizzazione a livello globale; una destabilizzazione che coinvolge direttamente la situazione interna di molti degli stessi Paesi “alleati”(sudditi) della stessa NATO. Non esistono mai fenomeni puramente ideologici, perciò questo stare “contro” la NATO e dentro la NATO corrisponde ad ambiguità/ubiquità anche per ciò che concerne le frequentazioni e gli sportelli di pagamento. Un giornalista di presunta origine libica, un certo Farid Adly, ha scritto un libro che riconfeziona la propaganda NATO sulla Libia in funzione del pubblico di sinistra. Il libro è falso già dalla copertina, che mostra un “insorto” in stile Dolce&Gabbana, con sciarpa e chioma al vento. Ebbene, il nostro Farid ha collaborato con il “Manifesto”, con Radio Popolare e con il … “Corriere della Sera”. [3]
Ci si vuole convincere che il terrorismo è esclusivamente l’arma dei poveri e dei deboli, mentre i ricchi e potenti queste cose non avrebbero bisogno di farle, perché sono ad un altro livello. Si dice che anche fra i deboli e i poveri ci sono i cattivi ed i fanatici, quindi che la minaccia terroristica sia cosa loro sarebbe del tutto scontato. Quindi non c’è neppure bisogno di dimostrare che Assad abbia effettivamente bombardato il suo popolo; basta dire che è un dittatore, ed il gioco è fatto. Un gioco facilissimo, dato che i buoni non esistono e, seppure esistessero, nessuno li riconoscerebbe come tali; ecco allora che la NATO può arrogarsi il diritto di aggredire chiunque; ovviamente chiunque sia debole. E gli altri potenti “emergenti” come la Russia – e i vari BRICS – lasciano fare, perché non si possono perdere gli affari già avviati. C’è solo da sperare che i militari russi costringano Putin a tener duro; altrimenti in Siria ci sarà parecchio lavoro per i droni, ed anche le stragi di bambini non faranno più scandalo, perché opera di dio.
La cattiveria ed il fanatismo dei deboli e dei poveri sono in grado di spiegare tutto, e rendono credibile ogni fiaba. Ciò vale ovviamente anche per le vicende del terrorismo nostrano. Il comunicato a firma degli “informali” sull’attentato di Genova non aveva alcun titolo per essere ritenuto attendibile, perché arrivato a troppa distanza di tempo dai fatti, e poi perché il mitomane estensore del comunicato dimostrava di sapere poco o nulla di Ansaldo Nucleare. Tanto più che non sta scritto da nessuna parte che un attentato debba essere per forza rivendicato. Il successivo comunicato “informale” del Kommando Bestia poi era talmente ridicolo da risultare un po’ troppo indigesto anche per i nostri media dallo stomaco forte. [4]
Il direttore dell’AISI (un Piccirillo che già sa il fatto suo) piombava allora in parlamento a proclamare che la minaccia “informale” sarebbe incombente. Si è dovuto scomodare persino il capo della polizia Manganelli per sostenere l’insostenibile, pur di fronte all’evidenza che gli estensori dei comunicati sono dei cittadini al di sotto di ogni sospetto. A conferma del fatto che Manganelli non sa neppure di cosa parla, c’è anche il dettaglio che egli ha declinato la sigla FAI al maschile: il FAI. In tal modo Manganelli ha fatto torto non solo alla vera Federazione Anarchica Italiana fondata nel 1945, ma anche al FAI-Fondo Ambiente Italiano.
Meno male che c’è la solidarietà occidentale contro il terrorismo. Voi non volete credere che gli “informali” costituiscano una minaccia in Italia?
Peggio per voi. Allora ve li trasformiamo addirittura in una minaccia mondiale, nella nuova Al Qaeda.
Le autorità di polizia britanniche sono infatti accorse anch’esse a puntellare la consistenza della minaccia ai giochi olimpici di Londra da parte dei cosiddetti anarchici informali; proprio quelli che esibiscono il logo con l’ingorgo di freccette e stellette. La pseudo-notizia ha trovato origine su un giornalaccio scandalistico di Murdoch (lo stesso dello scandalo delle intercettazioni), ed in Gran Bretagna non ha avuto risonanza, ma è stata pomposamente rilanciata dai nostri media, i quali si sono fatti forti dell’avallo delle autorità di polizia britanniche. [5]
Del resto anche Al Qaeda è un’organizzazione “informale”, cioè una non-organizzazione, in cui qualche decina di deficienti veri fa da copertura a migliaia di agenti della CIA e di mercenari della SAS. Questa “al-qaedizzazione” della minaccia anarco-informale fa supporre che i media stiano preparandosi a fabbricare anche un Magdi Allam in versione anarchica, uno che percorra, una ad una, le stesse tappe della mistificazione; dapprima spiegandoci la differenza tra “anarchismo moderato” ed “anarchismo terrorista”, poi ammettendo che l’anarchismo è intrinsecamente violento; ed infine convertendosi e facendosi battezzare in nome del vero dio: la NATO.

[1] http://ansamed.ansa.it/ansamed/it/notizie/rubriche/politica/2012/05/28/Siria-strage-Hula-Onu-condanna-Assad-violati-impegni-presi_6942248.html
[2] http://www.corriere.it/esteri/12_maggio_29/droni-usa-italia-bombe_b464e5f2-a986-11e1-a673-99a9606f0957.shtml
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-05-30/armano-droni-italiani-063850.shtml?uuid=AbVtRXkF
[3] http://www.ibs.it/code/9788842817864/adly-farid/rivoluzione-libica-dall.html
[4] http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/24/dopo-gruppo-olga-spunta-kommando-bestia-lettera-minatoria-tempo/240209/
[5] http://www.repubblica.it/esteri/2012/05/27/news/terrorismo_olimpiadi_minacce_anarchici-36004374/

Fonte

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