Germania-Russia: l’alleanza eurasiatica

GERMANIA – RUSSIA.  L’ALLEANZA EURASIATICA

La rigidità che contraddistingue il rapporto che Berlino ha instaurato con l’Europa mal si concilia, tuttavia, con ildinamismo attraverso cui laGermania sta avvicinandosi a Cina, Russia ed India, che rappresentano i pilastri delBRICS. La visita di Angela Merkel a Nuova Delhi nel maggio 2011 corona la collaborazione con l’India, soprattutto per quanto concerne il campo dell’alta tecnologia. L’interscambio tra Germania e Cina nel 2011 tocca i 144 miliardi di dollari ed è destinato a raddoppiare entro il 2015, quando si stima che raggiungerà i 280 miliardi. Queste cifre permetteranno ai tedeschi di assestarsi in cima alla classifica dei paesi esportatori versola Cina, surclassando gli Stati Uniti, e a Berlino di stringere ulteriormente il rapporto strategico con Pechino. Nell’aprile 2012, il primo ministro cinese Wen Jibao si reca a Wolfsburg allo scopo di siglare un accordo che prevede l’installazione di una nuova fabbrica della Volkswagen nellaregione dello Xinjiang. Si prevede che ciò attenuerà l’alto tasso didisoccupazione locale, che finora ha contribuito primariamente ad alimentare le pulsioni centrifughe delle popolazioni indigene.

Questa intensificazione dei rapporti con la Cina costituisce la parte integrante e maggioritaria di un processo che prevede il riposizionamentodell’economia tedesca in direzione dei mercati emergenti. Secondo un rapporto redatto dall’European Council on Foreign Relations, «La Germania è portata a considerare se stessa come una forza credibile in un mondo multipolare, il che alimenta a sua volta l’ambizione di divenire “globale” con le sue forze»1. Leggi il resto dell’articolo

Il tramonto USA- Piani globali per sostituire il dollaro

Le nazioni sono arrivate al capolinea e non vogliono continuare a finanziare le avventure militari degli Stati Uniti.  Già durante le riunioni a giugno del 2009 a Ekaterimburgo, Russia, i leader mondiali come il presidente cinese Hi Jintao e il russo Dimitri Medvedev e altri funzionari dell’Organizzazione della Cooperazione di Shangai, composta da sei nazioni, hanno mosso un passo decisivo nella sostituzione del dollaro come moneta di riserva mondiale.

Agli USA è stata negato l’accesso a queste riunioni. Se i leader mondiali avranno successo, il valore del dollaro cadrà presto, il costo delle importazioni, incluso quello del petrolio, si innalzerà e i tassi d’interesse aumenteranno.

Il mondo considera il FMI,la BM e l’Organizzazione Mondiale del Commercio come pedine di Washington in un sistema finanziario sostenuto dalle basi militari e portaerei statunitensi sparse per il pianeta. Nonostante questo dominio militare c’è il vestigio di un impero statunitense che non riesce più a governare attraverso la forza economica. La potenza militare degli Stati Uniti è troppo muscolosa, si fonda più sulle armi atomiche e gli attacchi aerei che su operazioni via terra, che oggi sono troppo impopolari, politicamente parlando, per poter realizzare attacchi su grande scala.

Come ha sottolineato Hedges nel giugno del 2009: “Gli architetti di questo scambio mondiale si rendono conto che se vincono sul dollaro allora potranno vincere il dominio militare degli Stati Uniti”. La spesa militare degli USA non si può sostenere senza questo ciclo di grande prestiti. La finanziaria ufficiale della difesa statunitense per il 2008 è stata di 623 miliardi di dollari, quella che più gli si è avvicinata è stata la cinese con 65 miliardi, in base a dati forniti dalla CIA. Leggi il resto dell’articolo

L’Iran fa causa alla Russia.

 

 

 

 

 

 

 

L’Iran ha fatto ricorso alla Corte Internazionale di Arbitrato a Ginevra (CARICI, sigla in francese) contro la Russia per la cancellazione di contratti militari. Teheran esige un risarcimento di 4. 000 milioni di dollari in seguito alla cancellazione dei contratti militari avvenuta dopo le sanzioni poste a Teheran dall’ONU a giugno del 2010 per opporsi a fermare l’arricchimento d’uranio.
Secondo il ministro della difesa iraniano, il generale Ahmad Vahidi, Teheran esige tale risarcimento dell’agenzia di rifornimento d’armi, Rosoboronexport, per il mancato contratto di compra-vendita di sistemi anti-aerei S-300, sottoscritto nel 2007 e stimato in 800 milioni di dollari. In base al Capo della difesa iraniana, la causa è iniziata a settembre 2011 e ancora è in fase di studio da parte della Corte di Ginevra.
Ad agosto 2010 l’allora presidente russo, Dmitri Medvedev, decretò il divieto di rifornire l’Iran con sistemi S-300, aerei da combattimento, elicotteri, navi da guerra e veicoli blindati.
Le potenze occidentali permanentemente aggrediscono paesi contro l’Iran e la Siria, secondo il commento di Adrian Salbuchi aggiungendo che “tutto sembra indicare che si cerca una soluzione attraverso la guerra e non con un processo di pace. Gli USA e la Gran Bretagna hanno una presenza militare in luoghi dove non ci dovrebbero essere”. Secondo l’esperto se la Russia continuasse con il rifornimento di armi all’Iran questo darebbe l’opportunità di minimizzare, in alcun modo, “la permanente minaccia da parte delle potenze occidentali nella regione”.

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Traduzione: FreeYourMind!

La crisi greca intensifica le rivalità geopolitiche

La catastrofe economica e sociale crescente in Grecia, porta alla ribalta i vecchi conflitti geopolitici. Le divergenze regionali tra la Grecia e la Turchia e la crescente concorrenza tra le grandi potenze del Mediterraneo orientale, potrebbero evolvere in un confronto nel contesto dell’incertezza delle condizioni economiche che peggiorano. Queste preoccupazioni si sono intensificate nelle ultime settimane, con discussioni che apertamente contemplavano la prospettiva dell’uscita della Grecia dall’euro. Oltre alla crisi economica che ciò potrebbe creare in Europa, il futuro schieramento politico della Grecia è anch’esso in discussione.
Come ha scritto Robert Kaplan, direttore dell’analisi economica della società privata di intelligence statunitense Stratfor, alla vigilia delle elezioni greche del 12 giugno, “gli interessi occidentali richiedono ora che, anche se la Grecia lascia la zona euro – e questo è un grande “se” – dovrebbe restare ancora ancorata nell’Unione europea e nella NATO. Che la Grecia abbandoni l’euro o meno, dovrà affrontare anni di severa austerità economica. Il che implica, data la sua posizione geografica, un orientamento politico della Grecia che non dovrebbe mai essere dato per scontato.”
I timori di un riallineamento di Atene che potrebbe discostarla dalla sua tradizionale attenzione per le potenze europee occidentali e gli Stati Uniti, sono alimentati dalla presenza sempre più importante della Russia e della Cina nella regione. Il coinvolgimento della Cina nell’economia greca, è cresciuto in modo significativo dall’inizio della crisi economica. Nel 2010, Pechino ha investito molto nella riabilitazione del porto commerciale del Pireo, vicino ad Atene. In un recente incontro per commemorare il 40° anniversario dello stabilimento delle relazioni tra Pechino e Atene, il presidente greco, Karolos Papoulias, aveva osservato che il commercio annuale tra la Grecia e la Cina aveva raggiunto i 3 miliardi di dollari. Riferendosi ad un ampio partenariato strategico firmato dai due paesi nel 2006, e che organizza la cooperazione in una serie di importanti settori economici, Papoulias ha commentato: “Penso che negli anni precedenti puntino ad una diversificazione delle nostre relazioni, nei prossimi anni.”
La Russia ha rafforzato nel frattempo il suo ruolo nella regione, facendo accordi con Cipro. Nel 2011, un prestito di 2,5 miliardi di euro (3,1 miliardi di dollari) a Nicosia, ha evitato che Cipro chiedesse un piano di salvataggio all’UE, questo paese è ancora esposto alla crisi greca, dei rapporti recenti lasciano supporre che Cipro potrebbe essere in colloqui con Mosca per un nuovo prestito di circa 5 miliardi di dollari – un quarto del suo PIL. La compagnia petrolifera e gasifera russa Gazprom ha una presenza significativa nel settore energetico greco, e Atene sta lottando per onorare il debito assai elevato verso l’azienda. Kaplan ha attirato l’attenzione su ciò che vede come un’opportunità per accrescere l’impegno della Russia, notando che “Sono stati menzionati sui media l’illiquidità della Grecia e il surplus della Russia, se i russi venissero espulsi dai porti siriani, dopo un cambio di regime, Mosca potrebbe trovare un modo per utilizzare le strutture portuali greche.” Queste tensioni economiche sono aggravate dalla posizione strategica della Grecia nel Mediterraneo orientale e vicino al Medio Oriente.
Come ha osservato in una recente analisi Vassilis Fouskas, professore di relazioni internazionali presso l’Università di Richmond a Londra, “La Grecia, per esempio, in virtù della sua posizione nel Mar Egeo, ha il potere di bloccare l’Egeo (commercio, linee di comunicazione, vie marittime, trasporto aereo, ecc), causando il caos nel traffico commerciale attraverso gli stretti turchi, interrompendo i progetti degli oleodotti, e minando la sicurezza della NATO e dell’UE nella regione […] Non inganniamoci: se la Grecia si arrabbia, vale a dire se la società e la politica interna greche saranno spinte da potenze esterne, vale a dire dalla “Troika”, a compiere atti di disperazione, questa ipotesi non è così improbabile.”
Ci sono molti punti caldi che potrebbero destabilizzare la regione. I problemi economici di Cipro potrebbero causare un aumento della tensione tra la Grecia e la Turchia verso l’isola divisa in due, attirando le grandi potenze. La decisione della Turchia di cambiare il nome della metà settentrionale dell’isola di Cipro in Repubblica Turca di Cipro, è stata interpretata come una dichiarazione delle sue intenzioni di unire tutta l’isola sotto il suo controllo. I vecchi conflitti territoriali tra Grecia e Turchia hanno ripreso intensità con la scoperta di grandi quantità di petrolio e gas nel Mediterraneo orientale. Alla fine del 2010, il governo di Atene ha iniziato ad investire nell’esplorazione petrolifera, e le ultime stime indicano che oltre 4 miliardi di barili di petrolio si trovano nel nord del Mar Egeo e almeno 22 miliardi di barili nel Mar Ionio, al largo della costa occidentale della Grecia. Delle scoperte sono previste nel sud del Mar Egeo, che non è ancora stato esplorato.
La manna che apporterebbe il pieno sfruttamento di queste risorse non passa inosservata alle grandi potenze. Una parte dei termini del piano di salvataggio dello Stato greco da parte dell’UE e del FMI, dispone che Atene debba privatizzare ciò che resta del suo demanio pubblico, compresi i porti e le compagnie petrolifere. Ciò potrebbe aprire questo settore altamente redditizio agli investimenti stranieri, in particolare alle imprese statunitensi. Ciò è stato oggetto di una visita ad Atene della segretaria agli esteri Hillary Clinton, lo scorso luglio, durante il quale ha discusso il futuro sviluppo energetico con i funzionari governativi. Dopo tali negoziati, il governo greco ha rivelato la creazione di un ente governativo per la gestione dei permessi di ricerca e dei diritti di perforazione ai gruppi internazionali.
Secondo l’analista William Engdahl, i politici greci erano stati posti sotto pressione da Clinton e dai suoi consiglieri, per abbandonare tutti i piani di collaborazione con la russa Gazprom per la costruzione del gasdotto‘Sud’, che deve passare attraverso il Mediterraneo orientale e rifornire il mercato europeo. Nel 2007, Atene aveva firmato un accordo con la Bulgaria e la Russia per la sua costruzione, bypassando la Turchia. E’ attualmente previsto d’iniziarne la costruzione nel dicembre 2012. Washington ha da tempo avanzato la sua proposta, quella del trasporto del gas da Baku attraverso la Georgia e il porto turco di Ceyhan, in modo che queste risorse siano al di là del controllo russo. Nel corso della riunione del luglio scorso, Clinton avrebbe esortato i politici greci a raggiunger un accordo con la Turchia sulla questione dello sfruttamento in comune dei giacimenti di gas e petrolio nella regione.
La proposta affronta il problema delle relazioni tese tra Grecia e Turchia. Il controllo del Mar Egeo è stato a lungo il pomo della discordia tra Atene e Ankara. Le proposte greche per istituire una zona economica esclusiva (ZEE), di cui Atene sostiene di avere il diritto di formare, secondo i termini del trattato delle Nazioni Unite, si trovarono di fronte all’irricevibilità della Turchia. I rappresentanti di Ankara hanno dichiarato che qualsiasi tentativo di Atene di estendere la sua autorità nel Mar Egeo, per una ZEE, sarebbe considerato un atto di guerra. Ad aprile, abbiamo appreso che la Turchia aveva deciso il 16 marzo di concedere delle licenze di esplorazione petrolifere e gasifere a sud delle isole di Rodi e Kastelorizo, che la Grecia ritiene essere sue acque territoriali.
Ci sono sentimenti sempre più forti in tutto il mondo politico greco, a favore di un’azione unilaterale a dispetto delle minacce turche. Durante la campagna elettorale, il leader di SYRIZA (Coalizione della Sinistra Radicale) Alexis Tsipras, ha indicato il suo pieno sostegno alla creazione di una ZEE nel Mar Egeo. Ha detto in una riunione con gli ambasciatori dei paesi del G20, che la Grecia ha “il diritto inalienabile” di stabilire una ZEE nel Mar Egeo, per iniziare “lo sfruttamento della ricchezza sottomarina della zona.” Evangelos Kouloumbis, ex ministro dell’industria, ha espressamente designato la Turchia come uno dei principali ostacoli, quando ha commentato all’inizio di quest’anno, che la Grecia possa soddisfare “il 50 per cento del suo fabbisogno, con il petrolio che si trova nei giacimenti off-shore nel Mar Egeo, e l’unico ostacolo a ciò è l’opposizione turca a un possibile sfruttamento da parte greca.
In aggiunta ai benefici economici enormi che una tale impresa potrebbe portare, il rafforzamento delle tensioni nazionaliste con la Turchia è un obiettivo politico fondamentale per la classe dominante greca. In condizioni di collasso sociale, accusare la Turchia e pararsi dietro la bandiera nazionale, permette di creare un diversivo a buon mercato alle misure di austerità devastanti applicate contro la classe operaia.

 

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L’era post-statunitense

Alla fine del XX.mo secolo, la buona notizia sarebbe stata il crollo dell’URSS come impero che imponeva la sua legge all’Europa centrale, e la cattiva sarebbe stata la sopravvivenza degli Stati Uniti come impero che impone la sua legge su Europa Occidentale, America Latina e altre parti del mondo. La rinascita della Russia e l’ascesa della Cina portano inesorabilmente all’invenzione di un nuovo ordine internazionale, in cui l’anacronistico impero degli Stati Uniti dovrà scomparire. Pertanto, gli strateghi stanno discutendo il modo di limitare gli scontri inerenti ai periodi di transizione. Per il dottor Imad Shuebi, i nuovi leader del mondo, Beijing e Mosca, agiscono con cautela per evitare una guerra mondiale, ma si aspettano dei sanguinosi conflitti regionali.

di Imad Fawzi Shueibi

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Parlare di era post-statunitense, oggi, non è più un pio desiderio o un semplice punto di vista politico. Quando ne ho scritto nel 1991, nel mio libro Le Nouvel Ordre Politique Mondial, era una sorta di analisi prospettica, era impossibile credervi in quel momento. L’incredulità risultava dai fenomeni noti in epistemologia come ostacolo della conoscenza comune o resistenza al cambiamento.

Al momento, il mio pensiero costituiva una rottura epistemologica, che in seguito venne denominata da Nassim Nicholas Taleb con il termine “teoria del cigno nero” o “pensiero laterale” [1]. Ho richiamato l’attenzione sul fatto che, e ne è sempre il caso, le grandi potenze non muoiono nei loro letti. Il pericolo rappresentato dalla morte di questi stati, risiede sia nel fatto che possiedono armi nucleari e sia in un’importante responsabilità storica e strategica. Queste cose non passano. Rimangono nel profondo delle loro coscienze e dei loro ricordi.

I funzionari cinesi e russi non l’hanno mai nascosto, e non si trattava più di eccesso di franchezza, contrariamente a quanto scrive Zbigniew Brzezinski, quando giunsero alla conclusione che l’emergere di Russia e Cina e il declino degli Stati Uniti erano inevitabili, ma che non dovrebbero essere troppo bruschi [2] .Per le grandi potenze, la rottura non è un’opzione. Possono fallire, ma non crollare. In realtà, tali potenze non possono che essere dissolte.

Zbigniew Brzezinski è d’accordo, ma ritiene improbabile che il mondo sia dominato da un unico successore, nemmeno la Cina, e su ciò siamo per ora d’accordo, allo stesso modo siamo d’accordo che la fase del disordine mondiale e dell’incertezza internazionale sia peggiorata a tal punto, nel 2011, che adesso minaccia un caos terribile. Gli statunitensi, come i cinesi e i russi, temono una simile prospettiva, ma per alcuni Stati avventurieri come la Francia e alcuni altri paesi del Medio Oriente, la prospettiva di perdere il proprio status di potenza regionale solleva i timori di un aumento del rischio di destabilizzazione. Le potenze forti temono il caos, mentre le potenze deboli a volte si basano su di esso per infastidire quelle forti, nella speranza di respingerle dalla scena internazionale con perdite minime.

Significativamente, il passaggio verso un nuovo ordine internazionale si è accelerato nel corso del 2011 e del 2012, poiché non vi è stato che un breve intervallo di tempo dall’annuncio di Putin sulla fine dell’unipolarismo, aggiungendo che le potenze emergenti non sono ancora pronte a prendere il testimone, nella sua dichiarazione in occasione del vertice dei BRICS sulla formazione di una nuova economia e nuovo sistema bancario (la Banca BRICS) [3]. Non solo l’innalzamento del tono di Russia e Cina ha portato a due doppi veti, ma ha anche dato a esse un ruolo guida nelle dinamiche attuali del Mediterraneo orientale, il che significa inequivocabilmente sia la fine della della storia statunitense nella regione, che l’incapacità corrente delle diverse parti nel rivendicare una qualsiasi nuova ripartizione.

La dichiarazione di Obama nei primi mesi del 2012, sulla nuova strategia statunitense che si annunciava “vigile e attenta verso il Mediterraneo orientale“, sembrava il riconoscimento del nuovo equilibrio di potere nella regione, insieme all’armamento del vicinato immediato della Cina. Inoltre, le dichiarazioni di Hillary Clinton dall’Australia, sono apparse come un prolungamento di questi propositi su un confronto con la Cina, alla quale quest’ultima si accontentò di rispondere: “Nessuno può impedire al sole cinese di sorgere“.

A causa di queste diverse dichiarazioni statunitensi, la Cina non ha atteso il 2016 per dimostrare la sua nuova potenza. Invece, si è affretta a dichiararsi a favore di un ordine multipolare, riprendendo i termini russi, visto come un ordine internazionale basato su due pilastri attorno ai quali ciascuno dei multipli poli orbiterebbe. Ma il loro asse sarebbe ascendente, mentre l’altro sarebbe in caduta.

E’ diventato chiaro che il peggioramento del conflitto ha profondamente scosso la diplomazia degli Stati Uniti, tanto che furono costretti, nell’aprile 2012, a suonare la ritirata, anche se solo verbalmente, e di chiarire che non vi era alcuna guerra fredda con la Cina. Ciò a seguito di un incontro tra il premier cinese e Kofi Annan. Fu annunciato all’inviato delle Nazioni Unite e della Lega Araba, che Cina e Russia erano ormai le prime potenze, rispettivamente al primo e secondo posto, e che era costretto a coordinarsi con esse. Annan stesso, come testimonia il mondo unipolare dal 1991 agli inizi del 21.mo secolo, aveva dovuto anche assistere alla rovina di questo mondo ed ammettere che la questione del Mediterraneo orientale era una questione di Mosca e Beijing.

Washington è appena uscita da un intero decennio di guerre, un periodo che assomiglia alla corsa agli armamenti con l’URSS, nota come “Star Wars“, che insieme ad altri fattori critici, ha esaurito gli Stati Uniti trasformandoli in una nazione sull’orlo della bancarotta. Ciò li ha indotti ad annunciare un riposizionamento verso la periferia della Cina, nel tentativo di svolgere un ruolo nella regione Indo-Pacifica. Ma hanno ritrattato le loro affermazioni, in modo tale da suggerire agli osservatori che questo stato ha già perso la sua aura di superpotenza. E’ un fatto che quando una potenza minaccia l’uso di una forza, di cui sono dotate solo le superpotenze, perde i due terzi della sua forza.

Il mondo sta cambiando. Stiamo assistendo proprio alla cristallizzazione del Nuovo Ordine Internazionale, la cui formazione era stata rinviata dal crollo dell’Unione Sovietica, ma la maturazione si è accelerata, anche se le nuove potenze non sono ancora del tutto pronte a questo. L’accelerazione degli eventi in Medio Oriente ha costretto questi nuovi giocatori a partecipare al gioco a ritmo forzato. Tuttavia, le conseguenze dell’emersione delle nuove potenze e del declino di quelle, come gli Stati Uniti, che una volta erano leader mondiali, appariranno a breve. Queste si materializzeranno come sanguinose battaglie che non potranno essere risolte che solo dopo che il nuovo ordine internazionale sia stato stabilito, e con il consenso dei diversi attori, secondo il nuovo status di ciascuno.

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Il sistema di sfruttamento occidentale non funziona più

Intervista al movimento russo eurasiatico.
Alexandre Latsa

La caduta dell’Unione Sovietica ha portato alla fine del sistema di relazioni internazionali di Jalta e al trionfo dell’egemonia statunitense. La conseguenza è stato il passaggio da un un mondo bipolare a uno unipolare. Tuttavia alcuni analisti parlano di un possibile ritorno a un mondo bipolare. Come considerate tale possibilità? C’è la possibilità che una potenza emergente sfidi l’egemonia degli Stati Uniti?

Il crollo dell’Unione Sovietica ha infatti portato direttamente al dominio statunitense negli affari mondiali. Quando Bush senior ha proclamato il nuovo ordine mondiale dalle sabbie dell’Iraq, molti (nel mondo occidentale) hanno anche pensato che sarebbe stato così per sempre, che la storia delle idee si sarebbe fermata e che il mondo sarebbe perciò sempre rimasto sotto il dominio statunitense. Vediamo oggi che si sbagliavano, e ci sono voluti solo dieci anni affinché la storia si riprendesse i suoi diritti, trascinando gli USA nelle guerre che ne accelerano il declino, mentre paradossalmente avrebbero dovuto stabilirne il dominio. Durante lo stesso decennio, la Russia si è ripresa dalle sue ceneri ed è tornata ad essere una potenza regionale forte. Un potenza che ha delle visioni di dominio in Eurasia, come ha martellato Vladimir Putin durante il suo primo discorso presidenziale del 7 maggio 2012. Si parla molto del confronto Russia /USA dall’inizio di questo secolo, ma questi paesi non saranno probabilmente mai i principali attori chiave del mondo di domani, come gli USA e l’URSS lo furono nel mondo di ieri. E’ logico che oggi la Cina sia puntata dagli strateghi statunitensi come principale avversario, perché è la Cina che rischia di diventare la maggiore potenza mondiale nel corso di questo secolo, sia economicamente, che finanziariamente, per popolazione e forse anche militarmente. E’ la Cina che dovrebbe quindi diventare il più grande concorrente degli USA in declino, e se non si fa nulla, il mondo di domani sarà scandito dalla contrapposizione Cina/USA. Leggi il resto dell’articolo

DIVINIZZAZIONE DELLA NATO STA PER TERRORISMO DELLA NATO

 

 

 

 

 

 

Prevedibile e puntuale è arrivato il calo di brache di Putin sulla questione siriana, anche se la diplomazia russa può accampare l’alibi di essere riuscita ad ottenere dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU una risoluzione che non scarica completamente la responsabilità della strage di Hula sul regime siriano. Di fatto anche questa risoluzione può essere oggi usata dalla NATO, e dal suo devoto e umilissimo servitore – l’inviato ONU Kofi Annan -, come un viatico per un’ulteriore intensificazione dell’aggressione della stessa NATO; perciò ogni dettaglio ed ogni sfumatura della risoluzione sulla necessità di ulteriori indagini, sono già andate a farsi benedire. [1]
Il governo russo dovrebbe sapere molto bene che le risoluzioni ambigue vengono trasformate dalla NATO in autorizzazioni a far tutto ciò che le pare. Infatti, appena il giorno dopo l’ambigua risoluzione ONU, i Paesi “occidentali”, con la parziale eccezione della Gran Bretagna, hanno formalizzato il loro stato di guerra con la Siria cacciando i suoi ambasciatori.
In effetti i resoconti degli osservatori ONU avevano smentito le affermazioni occidentali, date per scontate sino a qualche giorno fa, le quali raccontavano che le vittime civili fossero state causate da un bombardamento governativo. Risulta infatti che molte vittime siano state passate per le armi. A sentire le fiabe occidentali, i pacifici oppositori del regime siriano, stanchi della repressione, sarebbero stati costretti a passare alla insurrezione armata. Ma allora le armi chi gliele ha date? Sembrerebbe proprio che le armi da guerra crescano sugli alberi.
C’era quindi quanto bastava per chiedere da parte della Russia un’inchiesta che appurasse non soltanto ciò che avviene sul terreno siriano, ma soprattutto da dove partano le milizie che conducono l’aggressione nei confronti della Siria. Si sarebbe trattato semplicemente di mettere sul terreno della discussione ciò che ormai è evidente, e cioè che l’attacco armato alla Siria sta partendo da un Paese della NATO come la Turchia, e da altri Paesi militarmente coordinati con la NATO, come il Qatar, gli Emirati Arabi Uniti e l’Arabia Saudita.
Questa ennesima ambiguità diplomatica della Russia non è un compromesso, ma un vero cedimento, poiché alimenta ancora una volta la fiaba di stretta marca occidentale: la NATO è considerata come una sorta di entità superiore che nulla ha a che vedere con le umane miserie, ma che si degna ogni tanto di sporcarsi le mani per andare a risolvere quelle miserie. Che la NATO possa essersi sporcata le mani ben prima, allo scopo di creare i pretesti e le circostanze utili alle proprie aggressioni, questa è un’ipotesi che non può neanche essere presa in considerazione.
Insomma, un terrorismo della NATO in Siria o altrove non esiste, e seppure esistesse non ci deve riguardare, perché non ti puoi mica mettere a criticare le divinità.
In realtà, proprio il fatto che oggi il potere della NATO sia incontrastato, e venga addirittura considerato scontato come se facesse parte del paesaggio, dà la misura della sua crescente e micidiale pericolosità. L’impunità e l’insospettabilità possono diventare esse stesse dei moventi criminosi, ed oggi la NATO può fare tutto quello che vuole anche perché non è mai costretta a dare spiegazioni su nulla.
Ogni potere è abuso di potere; il potere non conosce senso di responsabilità o lungimiranza, tutto in esso è schematico; perciò, se non ha da temere di essere contrastato o smascherato, non si porrà freni. Tanto più che l’emergenza-terrorismo e la caccia ai “terroristi” ti gratificano immediatamente con dei bei business miliardari a spese del contribuente; come, ad esempio, quello dei droni, che vede ora la collaborazione tra USA e Italia. La NATO non è un’organizzazione esclusivamente militare, ma è un intreccio affaristico tra militarismo e finanza, cioè un ente assistenziale per ricchi; e non c’è nessun pretesto migliore del terrorismo per costringere i poveri a versare l’elemosina ai ricchi. [2]
Anche molti che si dichiarano in astratto avversari della NATO (nemici non si può dire: sarebbe troppo violento), si rifiutano poi di prendere atto che la NATO è un’agenzia di destabilizzazione a livello globale; una destabilizzazione che coinvolge direttamente la situazione interna di molti degli stessi Paesi “alleati”(sudditi) della stessa NATO. Non esistono mai fenomeni puramente ideologici, perciò questo stare “contro” la NATO e dentro la NATO corrisponde ad ambiguità/ubiquità anche per ciò che concerne le frequentazioni e gli sportelli di pagamento. Un giornalista di presunta origine libica, un certo Farid Adly, ha scritto un libro che riconfeziona la propaganda NATO sulla Libia in funzione del pubblico di sinistra. Il libro è falso già dalla copertina, che mostra un “insorto” in stile Dolce&Gabbana, con sciarpa e chioma al vento. Ebbene, il nostro Farid ha collaborato con il “Manifesto”, con Radio Popolare e con il … “Corriere della Sera”. [3]
Ci si vuole convincere che il terrorismo è esclusivamente l’arma dei poveri e dei deboli, mentre i ricchi e potenti queste cose non avrebbero bisogno di farle, perché sono ad un altro livello. Si dice che anche fra i deboli e i poveri ci sono i cattivi ed i fanatici, quindi che la minaccia terroristica sia cosa loro sarebbe del tutto scontato. Quindi non c’è neppure bisogno di dimostrare che Assad abbia effettivamente bombardato il suo popolo; basta dire che è un dittatore, ed il gioco è fatto. Un gioco facilissimo, dato che i buoni non esistono e, seppure esistessero, nessuno li riconoscerebbe come tali; ecco allora che la NATO può arrogarsi il diritto di aggredire chiunque; ovviamente chiunque sia debole. E gli altri potenti “emergenti” come la Russia – e i vari BRICS – lasciano fare, perché non si possono perdere gli affari già avviati. C’è solo da sperare che i militari russi costringano Putin a tener duro; altrimenti in Siria ci sarà parecchio lavoro per i droni, ed anche le stragi di bambini non faranno più scandalo, perché opera di dio.
La cattiveria ed il fanatismo dei deboli e dei poveri sono in grado di spiegare tutto, e rendono credibile ogni fiaba. Ciò vale ovviamente anche per le vicende del terrorismo nostrano. Il comunicato a firma degli “informali” sull’attentato di Genova non aveva alcun titolo per essere ritenuto attendibile, perché arrivato a troppa distanza di tempo dai fatti, e poi perché il mitomane estensore del comunicato dimostrava di sapere poco o nulla di Ansaldo Nucleare. Tanto più che non sta scritto da nessuna parte che un attentato debba essere per forza rivendicato. Il successivo comunicato “informale” del Kommando Bestia poi era talmente ridicolo da risultare un po’ troppo indigesto anche per i nostri media dallo stomaco forte. [4]
Il direttore dell’AISI (un Piccirillo che già sa il fatto suo) piombava allora in parlamento a proclamare che la minaccia “informale” sarebbe incombente. Si è dovuto scomodare persino il capo della polizia Manganelli per sostenere l’insostenibile, pur di fronte all’evidenza che gli estensori dei comunicati sono dei cittadini al di sotto di ogni sospetto. A conferma del fatto che Manganelli non sa neppure di cosa parla, c’è anche il dettaglio che egli ha declinato la sigla FAI al maschile: il FAI. In tal modo Manganelli ha fatto torto non solo alla vera Federazione Anarchica Italiana fondata nel 1945, ma anche al FAI-Fondo Ambiente Italiano.
Meno male che c’è la solidarietà occidentale contro il terrorismo. Voi non volete credere che gli “informali” costituiscano una minaccia in Italia?
Peggio per voi. Allora ve li trasformiamo addirittura in una minaccia mondiale, nella nuova Al Qaeda.
Le autorità di polizia britanniche sono infatti accorse anch’esse a puntellare la consistenza della minaccia ai giochi olimpici di Londra da parte dei cosiddetti anarchici informali; proprio quelli che esibiscono il logo con l’ingorgo di freccette e stellette. La pseudo-notizia ha trovato origine su un giornalaccio scandalistico di Murdoch (lo stesso dello scandalo delle intercettazioni), ed in Gran Bretagna non ha avuto risonanza, ma è stata pomposamente rilanciata dai nostri media, i quali si sono fatti forti dell’avallo delle autorità di polizia britanniche. [5]
Del resto anche Al Qaeda è un’organizzazione “informale”, cioè una non-organizzazione, in cui qualche decina di deficienti veri fa da copertura a migliaia di agenti della CIA e di mercenari della SAS. Questa “al-qaedizzazione” della minaccia anarco-informale fa supporre che i media stiano preparandosi a fabbricare anche un Magdi Allam in versione anarchica, uno che percorra, una ad una, le stesse tappe della mistificazione; dapprima spiegandoci la differenza tra “anarchismo moderato” ed “anarchismo terrorista”, poi ammettendo che l’anarchismo è intrinsecamente violento; ed infine convertendosi e facendosi battezzare in nome del vero dio: la NATO.

[1] http://ansamed.ansa.it/ansamed/it/notizie/rubriche/politica/2012/05/28/Siria-strage-Hula-Onu-condanna-Assad-violati-impegni-presi_6942248.html
[2] http://www.corriere.it/esteri/12_maggio_29/droni-usa-italia-bombe_b464e5f2-a986-11e1-a673-99a9606f0957.shtml
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-05-30/armano-droni-italiani-063850.shtml?uuid=AbVtRXkF
[3] http://www.ibs.it/code/9788842817864/adly-farid/rivoluzione-libica-dall.html
[4] http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/24/dopo-gruppo-olga-spunta-kommando-bestia-lettera-minatoria-tempo/240209/
[5] http://www.repubblica.it/esteri/2012/05/27/news/terrorismo_olimpiadi_minacce_anarchici-36004374/

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