NAPOLITANO E LA TRATTATIVA STATO-MAFIA-NATO

 

 

 

 

 

 

 

(1992-Elezione del Presidente alla Camera G.Napolitano)

Era prevedibile che la caduta del Buffone di Arcore, con la conseguente fine del suo effetto di distrazione, mettesse in rilievo altri conflitti d’interesse rimasti precedentemente privi della dovuta attenzione. In questo senso, non sarebbe corretto dire che Giorgio Napolitano abbia “ereditato” lo scontro con le Procure, dato che egli ne era già ampiamente partecipe in precedenza. Nel luglio dello scorso anno, nel corso di un’udienza al Quirinale ai magistrati in tirocinio, il presidente Napolitano, in una sorta di slancio profetico, emise un suo pubblico anatema contro l’abuso delle intercettazioni giudiziarie. In quell’occasione, molti commentatori affermarono che Napolitano aveva parlato da supremo garante dell’equilibrio dei poteri costituzionali; in realtà i fatti successivi hanno dimostrato che Napolitano già pensava esclusivamente al suo interesse personale di possibile indagato. [1]

Per correre in soccorso di Napolitano, un Eugenio Scalfari scucito e sconnesso, dalle colonne de “La Repubblica”, si è gettato in una difesa d’ufficio di quella che è passata agli onori delle cronache come la “trattativa Stato-Mafia”, rivelando così a tutti il vero movente di Napolitano, cioè che cosa questi avesse da nascondere. Un Ezio Mauro più contorto ed involuto che mai, ha cercato di correre ai ripari, ma ormai il guaio era fatto.
Grazie anche a Scalfari risulta evidente che non soltanto Nicola Mancino, ma anche altri ministri degli Interni degli anni ’90, fra cui Napolitano, hanno svolto un ruolo nella cosiddetta “trattativa Stato-Mafia”. Ma quale sarebbe stato l’oggetto di questa trattativa, e perché lo Stato avvertì l’urgente bisogno di scendere a patti? Furono davvero le stragi il motivo del cedimento dello Stato, o si trattò dell’ennesimo sanguinoso depistaggio?
I segreti veri e propri non esistono, tutti sanno ciò che c’è da sapere, solo che fanno finta di non saperlo quando il conformismo lo impone. Infatti, se Ezio Mauro cercasse davvero una risposta a quelle domande, la troverebbe sulle colonne del suo giornale. “La Repubblica” del 18 dicembre del 1993 riportava una notizia sulle rivelazioni del pentito Francesco Marino Mannoia alla magistratura americana. Mannoia raccontò al giudice Fitzgerald che la base NATO di Sigonella alla fine degli anni ’70 era in effetti la centrale di un traffico di droga verso gli USA. Lo stesso Mannoia forniva anche i nomi del personale della base NATO coinvolto nel traffico. Per queste preziose rivelazioni Mannoia è rimasto sedici anni in custodia presso l’FBI, cosa che pare gli abbia tolto ogni voglia di aggiungere ulteriori dettagli. Finché Mannoia accusava Andreotti poteva andar bene, ma se tira in ballo la NATO, allora andava rimesso in riga. [2]
Ma questi fattacci di droga sono di più di trenta anni fa, mentre oggi le cose vanno diversamente. Infatti un’inchiesta de “La Repubblica” dello scorso anno rivelava che il super-radar USA attualmente in costruzione a Niscemi, e che dovrebbe essere in funzione dal 2015, viene costruito con la partecipazione di un’impresa già coinvolta in altre inchieste di mafia. [3]
Ormai è persino una banalità ricordare che da settanta anni la USNavy si serve della Mafia per controllare il territorio e per collaborare a tutte le innumerevoli attività illegali di cui le basi USA e NATO sono il crocevia. Se si considera che il Consiglio Atlantico costituisce la principale agenzia di lobbying delle grandi multinazionali finanziarie e commerciali, che lì vengono accolte in qualità di sponsor e consulenti, ecco che si comprende come la NATO rappresenti il punto di raccordo tra la grande criminalità multinazionale e la criminalità sul territorio.
Per averne la documentazione basta pescare negli archivi dei grandi quotidiani; anche se si tratta di notizie isolate, oppure minimizzate all’interno di contesti che danno la priorità ad altri dettagli. In un articolo lunghissimo su “La Repubblica” del 2007, il solito Roberto Saviano concedeva solo tre righe al fatto che era stato Zagaria, il boss dei Casalesi, a costruire la centrale radar della NATO di Licola in Campania, e tutto il resto era dedicato alla conquista del centro di Milano da parte della camorra del cemento. La strana coincidenza che le centrali radar della NATO vengano invariabilmente costruite da imprese legate alla criminalità locale, dovrebbe essere oggetto di un minimo di attenzione e sottolineatura da parte dell’informazione; ma sarebbe ingenuo aspettarselo. [4]
Quando poi la NATO persegue i suoi obiettivi, come per l’aggressione alla Libia e alla Siria, o come per l’accerchiamento della Russia, allora l’informazione risulta anch’essa completamente irreggimentata e militarizzata; perciò la stessa NATO viene divinizzata senza riserve dai media, mentre il pericolo mafioso viene identificato con Putin.
Non fu quindi una Ragion di Stato a motivare la trattativa dei governi italiani con la Mafia, ma una “Ragion di NATO”, ovvero obblighi di alleanza, cioè di servitù coloniale dell’Italia nei confronti degli USA. Appare quindi irrealistico ritenere che la magistratura sia davvero intenzionata ad andare sino in fondo nella vicenda della cosiddetta trattativa Stato-Mafia, assumendosi così il rischio di scoperchiare il verminaio NATO.
La reazione alle iniziative della Procura Distrettuale Antimafia di Palermo risulta perciò sproporzionata, improntata ad un isterico eccesso di difesa, dovuto non solo alla psicologia da imputato di Napolitano, ma soprattutto allo storico dilettantismo del gruppo dirigente di provenienza PCI. Dirigenti del PD in evidente stato confusionale trattano oggi Ingroia o Grillo come se li avessero scambiati per Trotsky, e ci fosse ancora l’Unione Sovietica da difendere. Ma non hanno abbandonato l’URSS e aderito alla NATO già dagli anni ’70?
Del resto anche la magistratura ha ritenuto di inchinarsi alla “Ragion di NATO”, visto che lo scorso anno il tribunale di Catania ha mandato assolti i mafiosi che gestivano gli appalti nella base USA di Sigonella. I giudici hanno assolto gli imputati in base alla formula secondo cui “il fatto non sussiste”, il che vuol dire che se gli USA hanno ritenuto di attribuire degli appalti a ditte mafiose, non si può certo pensare che siano stati costretti a farlo. Inoltre le basi militari, di fatto o di diritto, hanno acquisito una extraterritorialità, e l’esperienza ha dimostrato che il segreto militare costituisce per la magistratura una soglia ancora più invalicabile del segreto di Stato. [5]

[1] http://archiviostorico.corriere.it/2011/luglio/22/Napolitano_chiede_misura_intercettazioni_arresti_co_9_110722031.shtml
[2] http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1993/12/18/dalla-base-nato-di-sigonella-la-mafia.html
[3] http://inchieste.repubblica.it/it/espresso/2011/10/31/news/base_usa_chiama_mafia-24199992/
[4] http://milano.repubblica.it/dettaglio/la-mafia-del-cemento-conquista-milano-gli-affari-del-clan-dei-casalesi/1336226/4
[5] http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-italia/appalti-base-usa-sigonella-tribunale-catania-assolve-i-sette-imputati-22384

Fonte

Che noia!Siamo sempre all’8 settembre

1. Il 26 agosto su “Libero” vi era un articolo della Maglie in cui si parlava della guerra libica come stolta, condotta da Sarkò e Cameron, che ci costerà un mucchio di soldi e forse ce ne farà perdere molti in affari andati in fumo. Ma per fortuna, dice la signora, Berlusca ci sta mettendo una pezza ricevendo il traditore di Gheddafi, che adesso guida il presunto governicchio dei “ribelli” (cioè degli “ascari” della Nato e quindi degli Usa di Obama). Il “Giornale” fa molto peggio, raccontando, fra l’altro una bugia colossale: “L’Italia [badoglian-savoiarda, nota mia] mette al sicuro gli affari con Tripoli”. Non si dice che l’Italia era l’unica in Europa ad avere rapporti lucrosi in Libia, assieme alla Russia di Putin, mentre adesso dovrà cedere la più gran parte delle sue “postazioni” (che non riguardavano solo gas e petrolio, ma infrastrutture, costruzioni edilizie, trasporti, aviazione libica e armamenti vari, ecc.) a banditi, comunque più attrezzati e non puramente traditori come Berlusconi; lui, appunto, è Badoglio mentre “altri” sono i Savoia. Leggi il resto dell’articolo

Nakba 2011 con Presidentissimo

Giorgio Napolitano e il Segretario Generale Domenico Marra, d’intesa con il consulente Arrigo Levi e l’ambasciatore Stefano Stefanini, dopo aver programmato a puntino la data di un’altra visita di Stato in “Israele“, si sono imbarcati sull’Airbus319 della Repubblica delle Banane il giorno 14, di buona mattina, per arrivare nel pomeriggio a “Gerusalemme“ (capitale unica, eterna e indivisibile dello Stato sionista, per la Knesset). Caparbiamente, l’Inquilino del Quirinale ha voluto essere presente con 24 ore di anticipo nel posto sbagliato per portare la sua solidarietà a “Israele“.
Il 15 Maggio, di ogni anno, e lo fa dal 1948, il popolo palestinese celebra la Nakba, l’espulsione forzata, tra violenze e massacri, di 980.000 palestinesi dalla loro Terra. Stragi efferate passate alla storia, come quella perpetrata dalla Banda Stern a Deyr Yassin. Attualmente ci sono nel solo Medio Oriente 4.7 milioni di profughi che vivono in condizioni di estrema povertà e spesso di mancata integrazione politica e sociale in Giordania, in Libano, in Irak e nelle monarchie del Golfo Persico, oltre che nel Maghreb.
Per avere dati aggiornati, giorno per giorno, sulle dimensioni dell’autentico calvario che vive e ha vissuto, dal 1967, la gente di Palestina nella Cisgiordania Occupata e nella Striscia di Gaza, un ottima fonte di informazione è il sito infopal.
Il Presidentissimo è stato accolto all’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv dall’omologo – si precisa nel comunicato – Shimon Peres, premio Nobel per la pace.
A Stoccolma ci deve essere qualcosina che non va fin dai tempi di altri “insigniti“, come Begin e Sadat.
L’ultima performance del Comitato Promotore e dei componenti la Giuria ha eletto a “collega” di autentici terroristi e macellai un certo Barack Obama, il primo presidente USA color caffelatte a tenere aperte, contemporaneamente, dal Gennaio 2009 al Maggio 2011, tre sanguinose e devastanti guerre di aggressione (Iraq-Afghanistan-Libia) e a minacciarne almeno altre cinque a giro per il mondo.
Napolitano ha detto a Peres che ambedue sono Presidenti senza potere. Si è dimenticato di ricoprire la carica di Capo delle Forze Armate e di quel Consiglio Supremo della Difesa che, di fatto, ha decretato, d’intesa con il governo in carica, appena una manciata di settimane fa, la partecipazione dell’Italia alla guerra contro la Libia. Anche se per l’Inquilino del Quirinale è solo un’”estensione naturale” della risoluzione ONU 1973.
Anche la sinistra comincia ad accorgersi di che panni vesta questo 83enne in carriera.
L’Inquilino del Quirinale, complice l’età, ha ricorrenti buchi di memoria oltre ad una manifesta tendenza alla secrezione lacrimale per evidenti difficoltà nella tenuta emotiva.
Il Presidente di “Israele“ ha risposto che fa del suo meglio per risolvere i problemi, come – aggiungiamo noi – Olmert e Livni lo riuscirono a fare il Dicembre 2008-Gennaio 2009 nella Striscia di Gaza.
Siamo convinti che l’attuale Presidente di “Israele“ ricordi, ben bene, come Napolitano, il problemino che venne fuori a Davos con Erdogan per i 453 bambini palestinesi massacrati da terra dai semoventi e dai carri armati di Tsahal, e dall’aria dai cacciabombardieri F-15 e F-16 della Heyl Ha’Avir.
Giorgio Napolitano – per l’ex premier, l’ex ministro, della difesa e degli esteri, e attuale presidente di “Israele“ – è un’autorità morale riconosciuta dal suo popolo per “profondità, onestà e buona fede“. A ben vedere ci sono italiani e italiani.
Quelli che hanno occhi di bue e altri di tigre e memoria da elefanti.
Sabato pomeriggio, Napolitano ha raggiunto l’Ufficio del primo ministro Benjamin Netanyahu per un lungo, cordialissimo colloquio “privato“. Alle 18.30, il nonno che vigila sulla Costituzione, eccetto l’articolo 11, ha ritirato all’Università di Tel Aviv il premio Dan David che gli era stato assegnato nel 2010.
Il Dan David è destinato a omaggiare politici, scienziati e uomini di cultura. Il riconoscimento, conferito ogni anno, da diritto alla riscossione di un assegno di 1.000.000 di dollari procapite ai tre selezionati per “Passato-Presente-Futuro“. Ci viene a mente il film “Ieri, Oggi, Domani”.
Volete sapere la motivazione con cui gli è stato assegnato? Eccola.
“Per la sua dedizione alla causa della democrazia parlamentare e il suo contributo al riavvicinamento tra la sinistra italiana e il socialismo europeo“. Insomma, per la “svolta della Bolognina“ di Occhetto e la trasformazione del PCI in PDS, oltre che per le assidue frequentazioni negli Stati Uniti e i contatti di alto livello tenuti con le lobbies dell’establishment e con esponenti, anche se di secondo piano, delle amministrazioni USA. Giusto per non dare troppo nell’occhio.
Meriti, si fa per dire, che lo hanno portato ad ottenere il pass di sicurezza NATO. L’arrivo alla guida del Viminale durante uno dei governi Prodi ne è stata la manifestazione più evidente.
Napolitano ha incassato a “Gerusalemme“ l’equivalente di un paio di miliardi delle vecchie lirette per la sezione, facendoci su un po’ di ironia, “Vecchie Glorie del XX Secolo“.
Rimane sospeso per aria un piccolo mistero. Ha già incassato il premio in danaro o lo deve ancora portare a casa?
Il Ministero dell’ Economia e delle Finanze ha richiesto o ha intenzione di richiedere all’Inquilino del Quirinale le “tasse dovute“ attraverso i funzionari dell’Agenzia delle Entrate di Roma?
Napolitano li ha donati in beneficenza o ha fatto ulteriormente ingrassare il suo gigantesco cespite derivante da un’attività “politica e istituzionale“ ultracinquantennale, dal ’45 come funzionario del PCI, prima, come deputato nazionale dal 1953 al 1996 per 10 legislature, come parlamentare europeo per altre due, come senatore a vita dal 2005, da presidente emerito di enti e fondazioni, come Ministro degli Interni e attualmente da Presidente della Repubblica?
Vogliamo portare alla luce gli imbarazzanti trascorsi nazifascisti, anche da giornalista, del “camerata“ Giorgio Napolitano magari sul “Bò“ di Padova?
Ha fatto o no la divisione dei beni con la consorte Clio Bittoni fino alla sua elezione al Quirinale nel Maggio 2006 come XI° Presidente della Repubblica?
E’ vero o no che la signora Clio gode di più pensioni d’oro per attività di libero professionista, di legale delle Leghe Coop e della quiescenza incassata come Dirigente per oltre 30 anni dell’Attività Legislativa alla Camera dei Deputati?
Un caso di parentopoli ante-litteram?
Si può sapere quanto rastrellano in euro dalle tasche degli italiani il Primo Cittadino della Repubblica & consorte o è un altro spocchioso “segreto di stato“ per la manifesta viltà di parlamentari e “giornalisti“ nel non darne conto?
Ce ne sarebbero di cose da raccontare!
Per ora chiudiamola qui e torniamo alla Palestina Occupata.
La visita di Napolitano in “Israele“, cadendo, guardacaso, nel giorno della “Nakba“, non può non diventare un devastante segnale politico che egli intende sostenere nei fatti “Israele” e la sua “sicurezza”, con il controllo militare della Cisgiordania e l’assedio della Striscia di Gaza.
Il programma di Napolitano nella “terra avvicendata“ è continuato nella giornata di domenica 15 Maggio con la mostra “Italia-Israele, gli ultimi 150 anni“ e in serata con un’altra manifestazione a Tel Aviv che ripercorre le tappe “Da Garibaldi a Herzl”… cavoli a merenda.
Una continuazione in salsa sionista delle stucchevoli e costosissime feste volute da Napolitano e governo per la celebrazione dei 150 anni dell’unità d’Italia.
Il Presidente della Repubblica ha poi dato corso, come in calendario, ad una visita ad Abu Mazen e al suo primo ministro Fayyad a… Betlemme.
Forse a Ramallah, sede dell’ ANP, l’incontro avrebbe acquistato più peso politico? Un peso che Napolitano non vuole intenzionalmente concedere al suo incontro con Mohamud Abbas?
Siamo arciconvinti che l’Inquilino del Quirinale avrà utilizzato il colloquio per ammonire, facendosi latore dei diktat di USA ed Europa, il “presidente scaduto“ dell’ANP dal proseguire i contatti con Hamas dopo l’accordo raggiunto a Il Cairo con Khaled Meshal e la regia del nuovo Ministro degli Esteri dell’Egitto Nabil al Arabi, che ha assunto anche la presidenza della Lega Araba da qualche ora.
A Betlemme, il Presidentissimo avrà usato bastone e carota, la leva sarà qualche promessa in danaro dell’Italia e dell’Unione Europa per sviluppare la crescita economica e sociale della Cisgiordania Occupata perché si continui a chiudere gli occhi sui “coloni”?
O qualche altra fregatura che non è possibile prevedere. Se uscisse l’imprevisto, ci sarà tutto il tempo per esprimerci sopra una valutazione. Ricordiamo che USA, ONU e “Quartetto” stanno menando egregiamente il can per l’aia ormai da troppi anni, mentre si alzano altri muri e si continua a costruire altri insediamenti sulla Terra di Palestina.
Quello che si stenta a capire è che USA e NATO stanno innescando nell’intero Medio Oriente una ciclopica carica esplosiva che finirà per investire, a miccia accesa e consumata, l’intero Mediterraneo e il nostro Paese.
Il sangue che sta scorrendo in queste ore a Gaza, a Gerusalemme Est, nelle fattorie di Sheba e sul Golan farà, prima o poi, da fiammifero.
Attenti… a Frattini e a La Russa, ai loro codazzi a Camera e Senato, alle schegge impazzite, al Terzo Polo e ai frequentissimi contatti di alcuni di questi “soggettini“ con David Thorne, Hillary Clinton e Robert Gates!
Anche se mettere il naso nei “rifiuti tossici“, sia di maggioranza che di “opposizione“, non è davvero affar nostro.
Giancarlo Chetoni

Fonte : http://byebyeunclesam.wordpress.com/2011/05/17/nakba-2011-con-presidentissimo/

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