INGROIA: IN POLITICA O IN PENSIONE?

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Il ritorno in grande stile del Buffone di Arcore sulla scena mediatica si inquadra in una vera e propria “operazione nostalgia”, che presenta contraddizioni abbastanza evidenti. Risulta strano infatti accorgersi di essere stato vittima di una congiura dopo aver concesso un anno di sostegno parlamentare all’attuale governo; come pure appare abbastanza contorto paventare come una catastrofe un’eventuale vittoria della “sinistra”, e poi avere invece come massimo bersaglio polemico la cancelliera Merkel, con la quale si condivide l’adesione al Partito Popolare Europeo.
Anche il nostalgismo mussoliniano presentava evidenti ed analoghi controsensi, dato che il Duce era caduto, anche lui, non per un complotto comunista, bensì per propria debolezza, cioè per un voto contrario del Gran Consiglio del Fascismo. D’altra parte il nostalgismo non deve consistere affatto in un messaggio politico lineare, ma solo nel prospettare una sorta di paradosso propagandistico in funzione della difesa dell’assetto politico vigente in quel certo momento. Negli anni ’50 il nostalgismo mussoliniano significava indirettamente considerare il regime clericale democristiano di allora come il massimo di progresso possibile, già ai limiti della sovversione; mentre il nostalgismo attuale dovrebbe servire a presentare il Buffone come l’unica alternativa esistente a Mario Monti.
C’è però, in questo caso, un paradosso nel paradosso; poiché, considerando l’attuale offerta politica, una vera alternativa a Monti non viene prospettata da nessun altro. Monti, infatti, non è una personalità politica autonoma, ma un crocevia di condizionamenti sovranazionali; condizionamenti dell’Unione Europea, della finanza internazionale e della NATO. Come è ormai arcinoto, Monti è stato commissario europeo, “advisor” di Goldman Sachs, “advisor” di Moody’s, “advisor” di Coca Cola, “advisor” del Consiglio Atlantico della NATO (“advisor” è un’espressione elegante per dire che si prendono soldi da qualcuno). Il problema quindi non è l’advisor, ma coloro che lo pagano, e a proposito di questi non è che si faccia un gran parlare in sede politica.
Dal proprio punto di vista, Monti non avrebbe neppure il dovere di considerare i trenta emolumenti da advisor che percepisce come i trenta denari del traditore del proprio Paese, poiché sono stati dei legittimi governi ad avviluppare, nel corso di decenni, l’Italia in una rete di trattati internazionali, in base ai quali fare gli interessi di multinazionali straniere rientra nel novero del lecito e del meritevole. Si è scritto e parlato tanto di un’opera di fantasia come i Protocolli dei Sette Savi di Sion, e invece non si è spesa neppure qualche riga per intrattenerci sulla dura realtà dei protocolli dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO), in base ai quali l’Italia deve condizionare le sue scelte economiche ad un labirinto di forche caudine; ciò, ovviamente, in nome di una presunta “libertà di commercio”.
In caso di contenziosi, l’arbitrato offerto dal WTO è invariabilmente sbilanciato a favore dei Paesi più forti, in base alle logiche dei patti leonini. L’intreccio tra il WTO ed il Fondo Monetario Internazionale è regolato da quegli stessi protocolli, ed ha avuto l’effetto di rafforzare il controllo monetario del FMI sull’Unione Europea. [1]
Con il tour de force dei negoziati svoltosi dal 1986 al 1995, per volere degli Stati Uniti, il vecchio GATT si è trasformato nell’attuale WTO, che può oggi vantarsi di stringere nel suo cappio tutto lo scambio mondiale, compresi gli “spazzolini da denti” (sic!). [2]
Oggi un magistrato antimafia come Antonio Ingroia ha assunto la guida delle “sinistre radicali”, e ciò, ovviamente, in nome della bandiera della “legalità”. E qui il paradosso proposto da Ingroia riesce a superare persino quello del Buffone. In quale categoria rientrano infatti i trattati internazionali? Nella legalità? Oppure in quella sorta di “meta-legalità” in cui consiste il rapporto di dominio coloniale?
La meta-legalità dei Trattati crea un ambiente favorevole all’espandersi dell’illegalità. Il cleptosauro trova il suo habitat ideale nella colonizzazione, poiché, dato che le decisioni si prendono altrove, alla politica locale rimane come scelta solo quella di rubare.
Le condanne giudiziarie inflitte alla Thyssenkrupp per la strage di operai, ed alle multinazionali del credito Deutsche Bank e UBS per la truffa dei derivati al Comune di Milano, indicano che qualche magistrato benitenzionato può ancora giocare sulle contraddizioni esistenti tra legislazione nazionale ed i trattati internazionali, perciò si può ancora riuscire a mettere qualche piccolo bastone tra le ruote al dilagare dello strapotere coloniale delle multinazionali.
Ingroia ha invece lasciato la funzione di magistrato, cioè di tutore della legge, dotato di specifici strumenti normativi a riguardo, per andare ad occupare una funzione di parlamentare, il quale, invece, non ha a disposizione proprio nulla. Un magistrato avrebbe la possibilità di agire come singolo magistrato, salvo essere poi smentito da gradi di giudizio successivi; mentre un parlamentare non può agire singolarmente, può rivendicare solo una generica funzione ispettiva, può anche rivolgere interrogazioni ed interpellanze al governo, che può anche non rispondergli; ma il potere è della maggioranza. Dato che Ingroia non corre il pericolo di avere la maggioranza, e neppure il rischio di diventare Presidente del Consiglio, non si comprende cosa possa fare per la “legalità” all’interno del parlamento.
Ma, si potrebbe obiettare, anche la parola ha un potere. Certo, ma se si dice qualcosa che vada a toccare assetti di potere che si avvantaggiano dell’essere al fuori ed al di sopra della discussione, cosa che Ingroia non ha fatto. Criticare la mafia non è vietato, ma criticare la NATO, invece sì; come ha dimostrato tragicamente la vicenda di Pio La Torre. E proprio le indagini della Direzione Distrettuale Antimafia hanno contribuito a mettere in evidenza che esiste un nesso preciso tra il potere delle mafie sul territorio e l’extra-territorialità di cui beneficiano le basi NATO. [3]
Alla grossolanità dei continui attacchi alla Carta Costituzionale, si è reagito costruendo un vero e proprio feticismo della Costituzione, che rischia anch’esso di scadere in un’infantilizzazione dell’opinione pubblica, che viene indotta a venerare una Carta che non solo non fornisce alcuno strumento di difesa nei confronti dello strapotere dei Trattati internazionali, ma addirittura, all’articolo 75, vieta di sottoporre a referendum abrogativo le leggi che li ratificano.
La bandiera della “legalità”, e la relativa candidatura di Ingroia, per le sinistre cosiddette radicali comportano solo effetti di paralisi e di confusione, poiché il potere può “illegalizzare” a piacimento le lotte sociali, come si è visto sin troppo bene nel caso del movimento No Tav. Si può essere spinti nell’illegalità anche senza volerlo, con il rischio di essere giudicati dai corrotti. Sarà duro poi conciliare il culto della magistratura con le condanne penali nei confronti di chi protesta. Questo culto della magistratura è stato arbitrariamente edificato sulla base dell’esempio di una piccola minoranza di giudici e pubblici ministeri disposti a credere all’uguaglianza davanti alla legge. Se Ingroia faceva parte di quella minoranza, ora si è ulteriormente assottigliata.
Altro che discesa in campo. La politica oggi sembra svolgere più una funzione di pensionamento, di togliersi dalla mischia. Ora persino Monti è “salito” in politica. Che anche lui abbia fatto il suo tempo, e debba lasciare il passo a qualcosa e qualcuno di ancora peggio?

1] http://translate.googleusercontent.com/translate_c?depth=1&ei=L53iUNLUJcmctQb4gYGgBg&hl=it&prev=/search%3Fq%3Dwto%2Btreaty%26hl%3Dit%26tbo%3Dd&rurl=translate.google.it&sl=en&u=http://www.wto.org/english/docs_e/legal_e/legal_e.htm&usg=ALkJrhgV62AltlJzg-OLsTdzWecCeC_IIA
2] http://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&u=http://www.wto.org/english/thewto_e/whatis_e/tif_e/fact5_e.htm&prev=/search%3Fq%3Duruguay%2Bround%26hl%3Dit%26tbo%3Dd%26biw%3D960%26bih%3D493&sa=X&ei=9iLjUK2hHobatAavkYHwCQ&sqi=2&ved=0CFYQ7gEwBA
3] http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/01/giugliano-militari-nato-abitano-pagano-laffitto-nelle-case-della-camorra/214718/

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MONTI CI VUOLE TUTTI DISOCCUPATI, MA CON LA CARTA DI CREDITO

La scorsa settimana si è registrato un ritorno in grande stile dello spettro dello “scontro di civiltà”, che sarebbe stato evocato dalla questione di un filmetto insignificante, di cui per un anno non era fregato niente a nessuno. Lo spettro agitato dai media ha consentito di aggirare quelle che erano le vere anomalie da spiegare, e cioè come mai l’ambasciatore statunitense risiedesse a Bengasi e non nella capitale ufficiale della Libia. Ritorna quindi la questione rimasta in sospeso un anno fa, quella famosa “presa di Tripoli” sulla quale non esiste ancora una versione attendibile. Che la Libia occidentale sia in realtà rimasta fuori del pieno controllo della NATO, ormai è più di un sospetto; ed il controllo della NATO pare vacillare persino in Cirenaica, tanto è vero che sono in arrivo i marines.
Se si considera la propaganda ufficiale come un fenomeno unico, con schemi ricorrenti, ci si accorge che il diversivo-distrazione costituisce una delle costanti riscontrabili in ogni tipo di questione. Ma la costante principale, quella che rende credibile ogni diversivo ed ogni piroetta nell’individuare il nemico dell’umanità di turno, è sempre l’odio razziale. Il bersaglio può essere, di volta in volta, costituito dai “dittatori” laici come Saddam Hussein, Gheddafi e Assad, oppure dall’integralismo islamico, ma non cambia mai quel senso di supremazia morale e razziale che rappresenta l’indispensabile falsa coscienza del colonialismo. Si tratta di quel senso di supremazia morale e razziale che si riassume nello slogan di “Occidente”. Si tratta di uno slogan che riesce a commuovere anche chi si ritenga anticolonialista, perché è ormai consolidato il culto delle mitiche “libertà occidentali”; quelle che consentono di fare vignette contro Maometto, ma non di parlare in un telegiornale della presenza dei mercenari della NATO in Siria.
Lo schema propagandistico non muta neppure quando si tratta di individuare il nemico interno, cioè il lavoro. In questo caso è lo sfondo ideologico dell’odio di classe – un razzismo interno -, ad aver reso credibile un personaggio assurdo come Marchionne. Il sociologo Luciano Gallino ha avuto buon gioco a dimostrare che il rallentamento del mercato dell’auto non può spiegare il crollo della FIAT all’ultimo posto delle vendite. Oggi si è arrivati al punto di supplicare la Volkswagen di liberarci da Marchionne; ma il ruolo di deindustrializzatore dell’Italia e di sicario delle multinazionali americane svolto dallo stesso Marchionne, era già evidente due anni fa, eppure gli è stato sufficiente l’antioperaismo per poter giustificare tutto. Che il lavoratore in qualche modo abbia sempre torto, è una convinzione profonda, radicata anche in molti di coloro che sono convinti di stare dalla parte del lavoro, e ciò dà spazio ad ogni provocazione.
Un’altra notizia della scorsa settimana infatti ha riguardato gli strali lanciati da Mario Monti contro lo Statuto dei Lavoratori, una legge che sarebbe colpevole di aver sfavorito proprio coloro che voleva favorire, in quanto avrebbe scoraggiato le assunzioni. Ecco una bella esca per un dibattito “epocale”, di quelli capaci di tirare in ballo l’eterno conflitto tra i “valori” e la “dura realtà del Mercato”; infatti il segretario del PD, Bersani, si è affrettato a definire “epocale” lo Statuto dei Lavoratori, cosa che non gli ha impedito di affossarlo pochi mesi fa in parlamento. A scusante di Bersani però va anche detto che fare il finto partito di sinistra negli anni ’60 e ’70 era molto più facile, perchè c’erano le industrie e la classe operaia aveva un peso oggettivo, mentre un’Armata Rossa ancora in sella impediva alla NATO di inventarsi un’avventura militare ogni cinque minuti.
Monti ha respinto le accuse di essere a capo di un governo delle banche, ed ha parlato di “caccia alle streghe”, come se fosse una povera vittima dell’intolleranza e della superstizione. Sta di fatto però che nessuno è sinora riuscito a spiegare in che cosa le esili, e ormai residue, garanzie dello Statuto dei Lavoratori ostacolerebbero i famosi e fantomatici “investimenti”, mentre al contrario si fanno strada dati e notizie sull’interesse crescente del lobbying bancario nell’alimentare precarizzazione e disoccupazione.
Sul quotidiano britannico “The Indipendent” del 18 agosto scorso si pubblicavano alcuni dati ufficiali che dimostrano come precari e disoccupati siano divenuti bersaglio prioritario dell’offerta di servizi di carta credito. Una volta allettati con condizioni di vantaggio, i clienti si trovano poi a pagare interessi che superano il 18%. L’aumento della disoccupazione in Gran Bretagna non ha quindi diminuito la possibilità di acquisire una carta di credito, ma ha persino reso inevitabile per disoccupati l’accedere a questo “servizio”. Un’anomalia del tutto apparente, che si spiega con la possibilità di indebitarsi che queste “card” offrono. [1]
Mesi fa Mario Monti ci ha intrattenuto sulla “noia” costituita dal posto fisso, una condizione noiosa proprio perché non costringe a doversi necessariamente sottoporre ai patemi d’animo dell’indebitamento per sopravvivere. Nell’altro Paese all’avanguardia nella finanziarizzazione dei rapporti sociali e lavorativi, cioè gli Stati Uniti, le agenzie pubbliche per il controllo e l’assistenza alla disoccupazione sono infatti da tempo diventate esse stesse agenzie di collocamento per carte di credito e crescono anche gli spazi pubblicitari per questo tipo di “servizio”, di cui i disoccupati diventano fruitori praticamente obbligati. In California l’EDD (Employment Development Department) è in realtà un ente assistenziale per banchieri, ed infatti fa da sensale a Bank of America per piazzare carte di credito ai disoccupati. [2]
In tal modo i disoccupati vengono anche costretti pressoché esclusivamente all’uso di denaro elettronico; cosa che riempirà sicuramente di gioia Milena Gabanelli, poiché impedirà ai disoccupati di evadere il fisco. [3][1] http://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&u=http://www.independent.co.uk/money/loans-credit/unemployed-targeted-by-credit-card-firms-8057304.html&prev=/search%3Fq%3Dunemployed%2Bcards%26hl%3Dit%26rlz%3D1G1GGLQ_ITIT293%26biw%3D853%26bih%3D386%26prmd%3Dimvns&sa=X&ei=bA1WUKTsEYij4gSvkIHICg&ved=0CEwQ7gEwBQ
[2] http://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&u=http://edd.ca.gov/About_EDD/The_EDD_Debit_Card.htm&prev=/search%3Fq%3Dunemployed%2Bcards%26hl%3Dit%26rlz%3D1G1GGLQ_ITIT293%26biw%3D853%26bih%3D386%26prmd%3Dimvns&sa=X&ei=bA1WUKTsEYij4gSvkIHICg&ved=0CCUQ7gEwAA
[3] http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-de9c6b68-61b6-4940-a62f-6709534774fb.html?refresh_ceFonte

MONTI ALLA CORTE DI PUTIN, PUTIN ALLA CORTE DEL FMI

Mentre allo spread ed alle borse succedeva di tutto, un Mario Monti sempre più patetico volava in Russia per svolgere il ruolo di procuratore d’affari per conto dell’ENI, come già i suoi due predecessori alla Presidenza del Consiglio. Ma si tratta ormai di affari parecchio ridimensionati, poiché si sta parlando di un ENI azzoppato dalla perdita della Libia, che ha comportato non solo la chiusura del principale rubinetto di petrolio, ma anche della cassaforte finanziaria di tutte le multinazionali italiane.
Sino ad un anno e mezzo fa, Libia e Italia erano più che soci d’affari, costituivano un unico sistema economico-finanziario; e gli effetti della mutilazione oggi si avvertono. E pensare che appena nel febbraio dello scorso anno, l’ENI poteva permettersi di fare da guida e mallevadore per gli affari della multinazionale russa Gazprom in Libia. Chi trovasse in queste reminiscenze dei motivi per rimpiangere il governo precedente, si chieda anche perché mentre il Buffone di Arcore baciava la mano a Gheddafi, intanto i suoi giornali lo chiamavano beduino. [1]
Nel marzo dello scorso anno appariva ancora realistico ipotizzare per la crisi libica uno scenario di tipo kosovaro, con la secessione della Cirenaica. In effetti poi la NATO ha potuto avere in Libia un margine di manovra praticamente illimitato, che ha condotto ad uno scenario di tipo congolese, con uno Stato ed un governo puramente fittizi, e con il territorio direttamente spartito tra le principali multinazionali angloamericane. Anche il black-out informativo dalla Libia non ha precedenti, dato che passano solo i video-fiction della propaganda NATO.
C’è voluta quindi una notevole omertà da parte dei media italici per non notare che l’accoglienza da parte della dirigenza russa è stata decisamente poco entusiastica, tanto che Monti si è ridotto ad incontrare per primo il Patriarca di Mosca, mentre Putin non si è degnato neppure di riceverlo al Cremlino. I toni trionfali degli incontri bilaterali tra Russia e Italia sembrano un ricordo lontano, e non ci si riferisce solo all’epoca del Buffone di Arcore, ma anche a quella di Prodi, che ebbe quattro vertici con Putin tra il 2006 e il 2007. [2]
Il video ufficiale in cui Putin e Monti espongono i rispettivi punti di vista sulla questione siriana, costituisce un ulteriore riscontro della freddezza dell’accoglienza riservata al Presidente del Consiglio italiano. Non vi è stato nessun comunicato congiunto, per quanto generico, ed un Putin nervoso ostentava un atteggiamento sbrigativo e privo di quei gesti di cordialità che, nel formalismo diplomatico, indicano una considerazione per il visitatore. Putin si è limitato infatti a ribadire la posizione russa, senza riferirsi minimamente a quanto appena detto da Monti. [3]
Mentre Monti raccoglieva le brave sue umiliazioni in Terra Russa, il vero manovratore della crisi dei debiti sovrani, il Fondo Monetario Internazionale, annunciava che intendeva bloccare gli “aiuti” alla Grecia; un bel modo per gettare benzina sul fuoco degli spread. Meno male che immediatamente la dirigenza tedesca si è incaricata, come al suo solito, di offrire la dovuta copertura al FMI, attirando tutta su di sé la grancassa mediatica con un’arrogante dichiarazione del vice di Angela Merkel, il quale presentava l’uscita della Grecia dalla zona euro come un evento di poco conto. [4]
Sebbene defilato e poco esposto ai riflettori, il FMI si configura oggi, insieme con la NATO, come il vero ed unico potere in Europa. Lo stesso Putin ce lo ha confermato quando ha fatto chiaramente capire che l’obiettivo suo, e del gruppo dei cosiddetti BRICS, è quello di assumere un maggiore ruolo all’interno dello stesso FMI. In cambio di settantacinque miliardi di dollari per la dotazione del FMI, i BRICS, per bocca di Putin, chiedono un maggior peso nelle decisioni della superbanca internazionale. [5]
Questa richiesta di “riforma” del FMI, dà tutta la misura delle ambiguità di Putin. Se da parte dei BRICS ci sono delle risorse finanziarie da far valere nell’attuale crisi dei debiti sovrani, perché farle passare per la forca caudina del FMI?
Chiedere di “riformare” il FMI è infatti un modo di confermare la funzione preminente di un’istituzione che è nata per garantire il dominio delle multinazionali statunitensi sulla finanza mondiale. E poi il FMI non è altro che il braccio finanziario della NATO; o la NATO è il braccio militare del FMI. Insomma, le due istituzioni agiscono come un corpo unico. La NATO sta cercando di accerchiare la Russia, e per molti aspetti c’è già riuscita, dato che la gran parte dei Paesi dell’ex Patto di Varsavia – e della stessa Unione Sovietica – o sono parte integrante della NATO, oppure hanno accordi di cooperazione con la NATO. Il progetto statunitense dello scudo anti-missile in Polonia è ancora in campo, sebbene nel 2009 Obama avesse fatto credere di volerlo abbandonare. [6]
L’obiettivo finale di questo accerchiamento è lo smembramento della Russia. Non è neppure un segreto, dato che uno dei consulenti di Obama, Zbigniew Brzezinski lo dice apertamente da decenni. Nonostante tutta questa aggressività della NATO, la stessa Russia si accontenta di chiedere un posto di tenente nell’esercito assediante, di cui il FMI è l’organo finanziario.
Putin non è affatto un pupazzo gonfiato dai media, come invece è Angela Merkel; tutt’altro. Putin è un leader (o un boss) vero; non è ovviamente lo “zar” di cui favoleggiano i media occidentali, ma è una figura di “uomo forte” che svolge un ruolo di mediazione tra i soli due poteri che contano in Russia: Gazprom e le Forze Armate. A ben vedere, si tratta degli stessi poteri che dominavano in Russia trenta anni fa, poiché Gazprom è l’erede del vecchio KGB, riconvertitosi in agenzia d’affari. Attualmente Gazprom è il maggior fornitore di gas dei Paesi europei, e questo spiega perchè non sia interessata ad una radicalizzazione del confronto con la NATO.
Anche l’astio che i commentatori occidentali riservano a Putin, è del tutto autentico, dettato dal fatto che Putin appare molto bravo nel condurre i propri affari di gas e petrolio. In quest’ultimo decennio Gazprom aveva sottratto parecchio spazio di manovra alle multinazionali angloamericane, le quali si servono delle Organizzazioni Non Governative per i Diritti Umani come agenzie di propaganda contro i propri concorrenti, e quindi tengono anche Putin nel proprio mirino. Per quanto paradossale sia, i “diritti umani” sono diventati la bandiera ideologica del nuovo fascismo occidentalista; anche se ovviamente i “diritti umani” sono solo un randello per colpire i bersagli della NATO, e non servono certo a tutelare i popoli che della NATO fanno già parte, come i Greci.
Il problema è però che il ruolo interno di mediazione svolto da Putin, è apparso troppo squilibrato a favore degli interessi affaristici di Gazprom, a scapito della difesa e dell’integrità della Russia. Oggi la posizione di Putin sembrerebbe meno squilibrata, tale da tenere maggiormente in conto gli interessi difensivi della Russia, specialmente per ciò che riguarda la conservazione della base navale di Tartus in Siria.
Il caso della Siria viene oggi indicato come la prova della ritrovata fermezza della Russia in politica estera. Ma se questa fermezza fosse effettiva, la Siria potrebbe essere fatta oggetto di un’aggressione così aperta da parte della NATO?
Certo, se si paragona l’attuale atteggiamento russo sulla Siria con il calo di brache totale attuato l’anno scorso rispetto alla Libia, allora l’impressione può essere enorme. In realtà, se si va a riascoltare il video in cui Putin espone il suo punto di vista sulla Siria, ci si accorge però che il bicchiere è molto più vuoto che pieno.
Putin non dice che l’aggressione della NATO contro la Siria è già in atto da un anno e mezzo; neppure ammonisce la Turchia a far cessare l’uso del proprio territorio per infiltrazioni in Siria di mercenari del Qatar e dell’Arabia Saudita, Stati che sono tutti e due coordinati militarmente con la NATO. Tantomeno Putin richiama l’emiro del Qatar a tenere un atteggiamento meno avventuristico ed irresponsabile nel fomentare, a colpi di mazzette milionarie, il putsch per rovesciare Assad. Anzi, Putin nelle sue dichiarazioni lascia intendere che dopo un cessate il fuoco da ambo le parti, si potrebbe persino avviare un negoziato che porti alla liquidazione di Assad. Basta ventilare l’ipotesi perché la determinazione della NATO a liquidare Assad ne risulti ancora di più rafforzata. E se Assad viene liquidato, Putin come penserebbe di riuscire a mantenere la propria base navale a Tartus? In base a qualche “garanzia” della NATO?
Forse sarebbero le stesse “garanzie” offerte a suo tempo dagli USA a Gorbaciov, secondo le quali gli ex Paesi membri del Patto di Varsavia non sarebbero mai stati fatti entrare nella NATO.

[1] http://30secondi.globalist.it/2011/02/17/i-russi-di-gazprom-entrano-in-libia-grazie-a-eni-silvio-benedice/
[2] http://www.paginedidifesa.it/2007/pdd_071142.html
[3] http://video.repubblica.it/dossier/rivolta-siria/monti-da-putin-per-siria-serve-soluzione-consensuale/101394/99771
[4] http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/07/22/grecia-lfmi-vuole-bloccare-gli-aiuti-atene-in-default-a-settembre/301621/
http://www.corriere.it/economia/12_luglio_22/euro-uscita-grecia-non-spaventa_1406ac7e-d43f-11e1-83bd-0877fdcd1621.shtml
[5] http://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&u=http://www.reuters.com/article/2012/06/21/us-russia-putin-imf-idUSBRE85K0KO20120621&prev=/search%3Fq%3Dputin%2Bimf%26hl%3Dit%26prmd%3Dimvns&sa=X&ei=N-4MUKX4Ice2hAePy8H0CQ&ved=0CGIQ7gEwBQ
[6] http://world-observer.com/2011/06/14/gli-aerei-usa-in-polonia-dal-2013-in-attesa-dello-scudo-spaziale/

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IL RUOLO DELLA NATO NELLA FINTA VITTORIA DI MONTI

(Monti e Ackermann)

 

Il governo Monti sino a dieci giorni fa appariva in agonia, e già i fans del Buffone di Arcore pregustavano l’ora della rivincita. Invece il vertice europeo di Bruxelles, concluso giovedì scorso, ha conferito addirittura un alone eroico al Presidente del Consiglio, che sarebbe riuscito ad avere la meglio sulle obiezioni della cancelliera Merkel sullo “scudo salva-Stati”. Sono fioccati i paragoni giornalistici con l’altro Mario, a sua volta trionfatore della partita contro la Germania; ma, ovviamente, ciò avveniva prima della finale contro la Spagna. Purtroppo gli attuali giornalisti sono quasi tutti laureati alla Luiss, perciò nessuno di loro ha potuto ricorrere a qualche reminiscenza classica, magari ricordandosi del console romano Gaio Mario, che nel 101 a.C. sconfisse le tribù germaniche dei Cimbri e dei Teutoni. Del resto neanche Gaio Mario scherzava con le tasse, dato che pare sia stato l’inventore della tassa Una Tantum.

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LA NATO SPONSOR DEL CRIMINE ORGANIZZATO

La missione degli osservatori ONU in Siria è stata sospesa non appena è cominciata a risultare insostenibile la versione occidentale, tutta centrata sui “crimini contro l’umanità del dittatore Assad”. Il capo della commissione d’inchiesta è un generale norvegese, Robert Mood, quindi un membro della NATO. Mood non poteva certo rischiare di smentire la propria organizzazione. La sospensione non sarebbe definitiva, e probabilmente per la NATO ora il problema è di guadagnare tempo per fare opera di “persuasione” sugli altri osservatori. [1]
Per gli osservatori ONU si trattava in effetti di scoprire l’acqua calda, cioè quanto risulta già noto dal dicembre scorso, da quando un sito israeliano, Debkafile, ha rivelato con tutti i dettagli che i cosiddetti ribelli siriani sono in realtà dei mercenari dell’emiro del Qatar. [2]
Il Qatar è da anni un Paese coordinato militarmente con la NATO. L’anno scorso, in una sua visita all’emiro, il segretario della NATO Rasmussen ha sottolineato la necessità di rafforzare ulteriormente la cooperazione con il Qatar. Si è visto. [3]  Leggi il resto dell’articolo

Poteri forti e governanti psicolabili

Nel suo discorso di sette mesi fa al Senato, catechizzando i parlamentari per prendere i voti necessari alla formazione del suo Governo, Mario Monti (per l’occasione ribattezzato Montini) negò categoricamente di essere espressione di alcun sistema ultraterreno delle multinazionali e dei poteri forti infernali. All’epoca, il bocconiano ironizzò anche molto su certi demoni complottisti e sulle loro farneticazioni “spectrali” che lo mettevano al centro di una sorta di massoneria globalista finanziaria intenzionata a sottomettere l’Italia agli dei oscuri del mercato e del denaro. E’ certo che una menzogna ripetuta cento volte diventa una verità ma ugualmente un fatto acclarato, gonfiato di paradossi e di accentuazioni, può facilmente sembrare una frottola. Monti è stato al servizio di organismi internazionali politici e bancari tutt’altro che innocenti (da G&S alla Trilaterale al Bilderberg) ma è riuscito a neutralizzare le critiche contro queste sue collaborazioni, che per qualcuno costituivano un conflitto d’interesse di immani proporzioni, semplicemente buttandola sul sarcasmo e sulla sbeffeggiatura. Ha sempre smentito sapendo di mentire. Poi ha continuato a pontificare invocando ilsenso di responsabilità statale e la “deontologia professorale” che gli imponevano di riformare e sacrificare dalle macerie di un altare patrimoniale. Ha abbondato con gli anestetici comunitari, prima del grande taglio fiscale, da far trangugiare al popolo in posizione fetale, complici partiti storditi e istituzionalizzati (in senso psichiatrico) nonché terrorizzati dai fantasmi dello spread e dagli indici puntati delle borse. Di sé Monti giunse a sostenere gesuiticamente di esser stato “un umile commissario europeo a Bruxelles”, un frate trappista della UE, senza trasformarsi mai però in “devoto e disciplinato servitore di qualsiasi multinazionale”.  Non ci abbiamo mai creduto alle balle dei cattedratici perché i matti non siamo noi ma coloro che soggiornano in quella istituzione totale e totalmente autoreferenziale chiamata Parlamento che si è lasciato commissariare pensando di poterne approfittare in un secondo momento. Questa situazione non poteva durare benché la posologia del farmaco salvaitalia degli alchimisti illuminati escludeva, almeno a loro dire, qualsiasi controindicazione sul nostro tenore di vita e sulla sovranità nazionale, essendo le loro modeste storie personali specchiate e tutt’altro che legate a trame oscure internazionali. Si pretendeva di fare ilbene dell’Italia mettendo una taglia su ogni cittadino, considerato un evasore ed uno sperperatore che per troppo tempo aveva vissuto al di sopra delle sue possibilità. Oggi l’architetto celestiale è attaccato dalCorsera, quotidiano dei poteri del vecchio vapore, e si lamenta perchè il suo governo ha “perso in questi ultimi tempi l’appoggio che gli osservatori ci attribuivano, spesso colpevolizzandoci, dei cosiddettipoteri forti perché non incontriamo favori in un grande quotidiano rappresentante e voce di potere forte e in Confindustria”. Capita questo quando si stringono patti col diavolo. Siamo perlopiù di fronte ad un caso conclamato di schizofrenia, Mario e Monti non sono la stessa persona, oppure la presa per i fondelli orchestrata dai partiti lacerati e dai finanzieri e dagli industriali indebitati sta giungendo a termine, forse per concretizzare un altro disegno ancor più devastante con gli stessi protagonisti di prima, i quali nel frattempo hanno cercato di ripulirsi senza esserci riusciti. Così allo sbando il Paese si avvicinerà ancora di più al caos che è il sistema di sgoverno dei profeti del tradimento e dei colonialisti dell’apocalisse.

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POLITICI CORROTTI PER BANCHE ATLANTICHE

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’inserimento dell’obbligo del pareggio di bilancio nella Costituzione dimostra che oggi i veri bersagli del dominio imperial-coloniale non sono tanto Keynes, e neppure Marx, bensì Locke e Montesquieu. La modifica costituzionale prospetta infatti l’abolizione della separazione dei poteri e la restaurazione dell’Assolutismo, in quanto si proclama di fatto la sovranità assoluta della finanza internazionale, proprietaria della maggior parte del debito degli Stati, che ora dovrebbero essere impossibilitati a districarsi con il tradizionale espediente del deficit di bilancio.
Ma in questo progetto di restaurazione assolutistica non mancano gli aspetti confusi. Da un lato c’è un’arroganza persino puerile in questa proclamazione di sovranità assoluta delle banche, ma, dall’altro lato, si nota una dissimulazione piuttosto goffa di tutta l’operazione, fatta passare come “virtuosa”: la virtù nei conti. I provvedimenti di finanziarizzazione dell’economia vengono infatti camuffati con slogan rubati alla tradizione politica più radicale: la “Virtù” di Robespierre, le “riforme strutturali” di Togliatti, la lotta all’evasione fiscale, ecc.  Leggi il resto dell’articolo

ANCHE L’EVASIONE FISCALE DIVENTA UN SERVIZIO BANCARIO

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Molti commentatori hanno notato l’eccessiva tempestività dell’inchiesta giudiziaria che ha colpito il vertice della Lega Nord. L’aspetto grottesco di alcuni dei commenti più “autorevoli” ha riguardato invece la rievocazione del “ruolo storico” svolto dalla Lega nel porre al centro la “questione settentrionale” e nel rappresentare le “ragioni del profondo Nord”. A tutt’oggi però non si comprende quali istanze sociali ed economiche siano rappresentate – o siano state rappresentate – dalla Lega, che si è sempre manifestata come un fenomeno di mestierantismo politico artificiosamente gonfiato dai media.
Se è vero che l’attuale inchiesta giudiziaria va ad indebolire una componente della sparuta “opposizione” al governo Monti, è vero anche che sino a pochi giorni fa si trovava sulla graticola giudiziaria e mediatica un lacchè del governo come Rutelli. Appena ieri persino Vendola è finito nell’elenco degli indagati.
In questi ultimi mesi le inchieste giudiziarie hanno bombardato il sistema politico nel suo insieme, e non solo per la questione dei rimborsi elettorali. Ed anche ora i moventi “concreti” per lasciar via libera alle inchieste giudiziarie non mancano.
Venti anni fa, all’epoca di “Mani Pulite”, il sistema dei partiti controllava ancora banche e partecipazioni statali. Oggi la politica controlla al massimo gli appalti locali, le municipalizzate e le casse di risparmio; ma per le privatizzazioni anche questi avanzi non sono da buttare. Nell’affarismo locale la Lega si era ritagliato la sua fetta praticamente dall’inizio, perciò non si possono presentare le sue magagne attuali come una degenerazione rispetto ai passati ideali.  Leggi il resto dell’articolo

LAVORO: FINTO NEGOZIATO E VERO COLONIALISMO N.A.T.O.

La cosiddetta riforma del diritto del lavoro è il risultato di precise direttive da parte di organismi internazionali di cui l’Italia fa parte, come la BCE, il FMI e l’OCSE, perciò la trattativa tra governo e “parti sociali” ha assunto esclusivamente il ruolo di un rituale o, addirittura, di una messinscena. Questo dato non costituisce in sé una novità assoluta, anzi i precedenti non mancano.
Nel 1956 l’Italia fu ammessa a far parte dell’ONU e, in base ai patti vigenti nell’organizzazione, lo Stato italiano venne costretto a rinunciare al suo ruolo di tenutario dello sfruttamento della prostituzione. Ma la famosa “chiusura delle case chiuse”, attuata nel 1958, venne rigorosamente presentata dalla politica e dalla stampa come una vicenda interna, in modo da preservare l’immagine dell’ONU da una decisione che, all’epoca, fu molto impopolare. L’impopolarità della scelta fu scaricata quindi su un partito della sinistra, e presentata come un’iniziativa di una parlamentare socialista, la senatrice Merlin. La Convenzione ONU sulla prostituzione è congegnata in modo tale da vietare solo lo sfruttamento della prostituzione da parte degli Stati, mentre offre vari escamotage per ciò che riguarda la legalizzazione dello sfruttamento privato. I primi due governi Berlusconi hanno cercato di usare la diffusa nostalgia delle vecchie case di tolleranza per introdurre il modello di sfruttamento privato alla tedesca, ma i tentativi sono andati a scontrarsi contro la realtà che in Italia il business dello sfruttamento delle case di appuntamento costituisce un feudo in appannaggio ai vari corpi di polizia.  Leggi il resto dell’articolo

LE COPERTURE INTERNAZIONALI DELLA RISCOSSA MAFIOSA

“La mafia, lo ripeto ancora una volta, non è un cancro proliferato per caso su un tessuto sano. Vive in perfetta simbiosi con la miriade di protettori, complici, informatori, debitori di ogni tipo, grandi e piccoli maestri cantori, gente intimidita o ricattata che appartiene a tutti gli strati della società. Questo è il terreno di coltura di Cosa Nostra con tutto quello che comporta di implicazioni dirette o indirette, consapevoli o no, volontarie o obbligate, che spesso godono del consenso della popolazione” Giovanni Falcone (n.d.FYM)

 

 

 

 

 

 

 

 

La Corte di Cassazione ha lanciato un siluro contro la specie di reato nota come concorso esterno in associazione mafiosa. Da alcune reazioni alla sentenza è sembrato che tale specie di reato costituisca un principio irrinunciabile, una trincea del diritto; ed allora da parte di esponenti del Partito Democratico, come Luciano Violante, è arrivato il tipico riflesso condizionato di marca PD, cioè il prevedibile calo di brache, con la immediata disponibilità a rivedere l’articolo del codice che disciplina il concorso esterno in associazione mafiosa. Forse Violante ci tiene a farci sapere che anche lui non ha tabù. Violante deve aver confuso il concorso esterno in associazione mafiosa con l’articolo 18. Leggi il resto dell’articolo

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