La Monsanto sconfitta?

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Il Comitato Scientifico EQUIVITA, che da 30 anni segue la storia degli OGM e dei brevetti sul vivente in Europa, ritiene necessario prender le distanze dalla cronaca di oggi e fare una valutazione più approfondita della notizia uscita di recente: “La Monsanto rinuncia agli Ogm in Europa”

1) Tre sole sono attualmente le varietà di Ogm autorizzate alla coltivazione in Europa (assai poco diffuse: due varietà di mais per animali e una di tabacco), ma la Commissione europea, terminata pochi anni fa la lunga moratoria impostale dai cittadini europei, ha optato nuovamente per una politica di apertura agli Ogm, concedendo in cambio agli Stati membri la facoltà di opporvisi singolarmente…

2) Dopo un periodo travagliato durato fino ad oggi, in cui l’Italia (come vari altri Stati membri) aveva delegato la decisione sulle autorizzazioni alle singole regioni, l’Italia ha di recente stabilito (con mozione votata all’unanimità in Senato) per la richiesta della clausola di Salvaguardia, sancita dalla direttiva del 2001/18 (art.26 bis), che vieta la coltivazione di OGM su tutto il territorio nazionale, sulla base di rischi documentati per la salute e l’ambiente. Se l’Italia, che in tal modo si allinea con un numero importante di altri Stati membri, saprà portare a termine questo impegno, la nostra produzione alimentare, tanto apprezzata in ogni parte del mondo, sarà stata salvata e le colture transgeniche non vedranno la luce e avremo conservato la nostra sovranità alimentare.

3) L’attuale decisione della Monsanto, che dichiara di non voler “espandere” le sue colture geneticamente modificate in gran parte dell’Europa è dunque un semplice prendere atto di una situazione di fatto: i suoi progetti sono falliti, le colossali cifre investite non solo nei brevetti, ma anche nell’incessante lavoro di lobby svolto fino ad ora (di cui l’azienda stessa nel suo comunicato fornisce testimonianza) non sono state un investimento di successo.

4) La Monsanto tuttavia non fa cenno alle 65 varietà di OGM di cui è consentita in Europa l’importazione (di queste ben 30 resistenti al glufosinate, erbicida che la Commissione europea ha messo nella Lista rossa, tra i pesticidi più pericolosi e 23 resistenti al glifosate, erbicida che anch’esso è tossico per l’uomo, come ha dimostrato Seralini con i suoi studi sulle cellule umane). Questi prodotti creeranno sempre, pur se coltivati in altri continenti, gravi danni alla biodiversità, all’ambiente, alle economie locali, alla sovranità alimentare, e alla salute umana, soprattutto con la diffusione dell’inquinamento chimico (ricordiamo che le coltivazioni Ogm aumentano di 4 volte il consumo dei pesticidi, anche secondo lo studio IAASTD, commissionato dall’ONU a 400 scienziati indipendenti).

5) Ma la cosa più grave (e sempre taciuta) è quanto avviene oggi all’Ufficio Europeo dei Brevetti di Monaco di Baviera.
Se prima rifiutavamo di accettare i brevetti sugli OGM, in quanto, con il pretesto di una modifica genetica introdotta, privatizzano la materia vivente, oggi restiamo sbigottiti davanti ad un’azione di gran lunga più illegale.
Oggi i brevetti rilasciati dall’EPO alla Monsanto non sono più, in grande parte, su organismi geneticamente modificati (come previsto dalla direttiva 98/44), ma su piante o animali riprodotti con metodi convenzionali (senza modifica genetica). Oggi la sfida della Monsanto va ben oltre. Ne deduciamo che se essa ci assicura di voler rinunciare a qualche Ogm, vuol dire che entro poco sostituirà il mercato degli Ogm con quello dei prodotti convenzionali … coperti da nuovissimi brevetti.

Se noi non ci affrettiamo a fermarli con nuove e più assennate leggi, i nuovi “padroni del mondo” privatizzeranno e controlleranno ogni nostra fonte di vita.

EQUIVITA, Comitato Scientifico Antivivisezionista, 
Via P.A. Micheli 62, 00197, Roma – equivita@equivita.it

Fonte

Le pillole che NON ci alimenteranno

Una pietanza di colori

Raccontarlo era come descrivere un film di fantascienza ad un pubblico infantile. –Arriverà un giorno- dicevamo aprendo bene gli occhi- che le macchine voleranno nei cieli e non ci saranno problemi di parcheggio. Tutte le case, a forma di missili avranno il proprio robot domestico, che laverà, aspirerà e stirerà attento ai nostri desideri. E mangeremo pillole di colori con una soddisfazione nutritiva perfettamente calcolata. Le pillole verdi saranno la dose giusta di verdure- e le bambine e bambini che ascoltavano facevano smorfie di disgusto- le rosse saranno le bistecche, le bianche i latticini, e le blu saranno salmoni o sardine, è lo stesso.

Ma sembra che per questa volta avremo ragione sulle nostre predizioni, almeno per quanto riguarda il capitolo alimentare dove già quasi possiamo enumerare a un’unica azienda globale mandataria di uno dei colori del racconto e produttrice delle pillole descritte.

Pillole e i suoi padroni

Osservate il caso del grano: mais, avena, soia, ecc- le pillole gialle- ci sono fonti che parlano di tre multinazionali che controllano il 90% della loro commercializzazione mondiale, altri parlano di quattro multinazionali con il controllo del 70%. Ma non ci sono dubbi nell’assicurare chi è tra questi mammut il più potente: Cargill, che con una fatturazione superiore ai 107.000 milioni di dollari ( e benefici di 2.690 milioni, sufficienti a garantire l’educazione di tutti i bambini del mondo) raggiunge quasi la metà nell’affare di alimentare il mondo. Se una sola azienda ha questo controllo: compra- conserva- e vende grano in tutto il mondo, quando vedremo le oscillazioni nei prezzi degli alimenti, sapremo a chi segnalare e sapremo il perché delle crisi alimentari che lasciano a milioni di persone senza la possibilità di acquistare cibo. Perché Cargill, oltre ad essere padrone delle torte, ha imparato già da qualche anno che c’era un’altra forma di guadagnare col cibo, senza costruire un solo silo, ne comprare mulini. Due divisioni della Cargill si dedicano al negozio della speculazione con le pillole gialle prima che arrivino alle nostre bocche. Si contrattano raccolti che non saranno neanche seminati e la speculazione ha inizio con la fame degli altri. Certamente, grazie all’avidità della Goldman Sachs, che anche qui sbatte la sua coda di squalo, durante gli anni 90 sono spariti i divieti, e così la speculazione alimentare ha guadagnato “partecipazione democratica”. Da allora, i fondi d’investimento e fondi di pensione (come il tuo o il mio) partecipano anche in questo affare. E la bolla è sempre più grande e le sue flatulenze  sempre più pericolose. Leggi il resto dell’articolo

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