L’islamismo contro l’Islam?

Jihad-yes-we-canLo strumento fondamentalista

“Il vero problema per l’Occidente non è il fondamentalismo islamico, ma l’Islam in quanto tale”. Questa frase, che Samuel Huntington colloca in chiusura del lungo capitolo del suo Scontro delle civiltà intitolato “L’Islam e l’Occidente”1, merita di essere letta con un’attenzione maggiore diquella che ad essa è stata riservata finora.

Secondo l’ideologo statunitense, l’Islam in quanto tale è un nemico strategico dell’Occidente, poiché è il suo antagonista in un conflitto difondo, che non nasce tanto da controversie territoriali, quanto da un fondamentale ed esistenziale confronto tra difesa e rifiuto di “diritti umani”, “democrazia” e “valori laici”. Scrive infatti Huntington: “Fino a quando l’Islam resterà l’Islam (e tale resterà) e l’Occidente resterà l’Occidente (cosa meno sicura) il conflitto di fondo tra due grandi civiltà e stili di vita continuerà a caratterizzare in futuro i reciproci rapporti”2.

Ma la frase riportata all’inizio non si limita a designare il nemico strategico; da essa è anche possibile dedurre l’indicazione di un alleato tattico: il fondamentalismo islamico. È vero che nelle pagine dello Scontro delle civiltà l’idea di utilizzare il fondamentalismo islamico contro l’Islam non si trova formulata in una forma più esplicita; tuttavia nel 1996, allorché Huntington pubblicò The Clash of Civilizations and the Remaking of World Order, una pratica di questo genere era già stata inaugurata.

“È un dato di fatto – scrive un ex ambasciatore arabo accreditato negli Stati Uniti e in Gran Bretagna – che gli Stati Uniti abbiano stipulato delle alleanze coi Fratelli Musulmani per buttar fuori i Sovietici dall’Afghanistan; e che, da allora, non abbiano cessato di far la corte alla corrente islamista, favorendone la propagazione nei paesi d’obbedienza islamica. Seguendo le orme del loro grande alleato americano, la maggior parte degli Stati occidentali ha adottato, nei confronti della nebulosa integralista, un atteggiamento che va dalla benevola neutralità alla deliberata connivenza”3.

L’uso tattico del cosiddetto integralismo o fondamentalismo islamico da parte occidentale non ebbe inizio però nell’Afghanistan del 1979, quando – come ricorda in From the Shadows l’ex direttore della CIA Robert Gates – già sei mesi prima dell’intervento sovietico i servizi speciali statunitensi cominciarono ad aiutare i guerriglieri afghani.

Esso risale agli anni Cinquanta e Sessanta, allorché Gran Bretagna e Stati Uniti, individuato nell’Egitto nasseriano il principale ostacolo all’egemonia occidentale nel Mediterraneo, fornirono ai Fratelli Musulmani un sostegnodiscreto ma accertato. È emblematico il caso di un genero del fondatore del movimento, Sa’id Ramadan, che “prese parte alla creazione di un importante centro islamico a Monaco in Germania, intorno al quale si costituì una federazione ad ampio raggio”4. Sa’id Ramadan, che ricevette finanziamenti e istruzioni dall’agente della CIA Bob Dreher, nel 1961 espose il proprio progetto d’azione ad Arthur Schlesinger Jr., consigliere del neoeletto presidente John F. Kennedy. “Quando il nemico è armato diun’ideologia totalitaria e dispone di reggimenti di fedeli devoti, – scriveva Ramadan – coloro che sono schierati su posizioni politiche opposte devono contrastarlo sul piano dell’azione popolare e l’essenza della loro tattica deve consistere in una fede contraria e in una devozione contraria. Solo delle forze popolari, genuinamente coinvolte e genuinamente reagenti per conto proprio, possono far fronte alla minaccia d’infiltrazione del comunismo”5.

L’uso strumentale dei movimenti islamisti funzionali alla strategia atlantica non terminò con il ritiro dell’Armata Rossa dall’Afghanistan. Il patrocinio fornito dall’Amministrazione Clinton al separatismo bosniaco ed a quello kosovaro, l’appoggio statunitense e britannico al terrorismo wahhabita nel Caucaso, il sostegno ufficiale di Brzezinski ai movimenti fondamentalisti armati in Asia centrale, gl’interventi a favore delle bande sovversive in Libia ed in Siria sono gli episodi successivi di una guerra contro l’Eurasia in cui gli USA e i loro alleati si avvalgono della collaborazione islamista.

Il fondatore di An-Nahda, Rachid Ghannouchi, che nel 1991 ricevette gli elogi del governo di George Bush per l’efficace ruolo da lui svolto nella mediazione tra le fazioni afghane antisovietiche, ha cercato di giustificare il collaborazionismo islamista abbozzando un quadro pressoché idilliaco delle relazioni tra gli USA e il mondo islamico. A un giornalista del “Figaro” che gli chiedeva se gli americani gli sembrassero più concilianti degli Europei il dirigente islamista tunisino ha risposto di sì, perché “non esiste un passato coloniale tra i paesi musulmani e l’America; niente Crociate, niente guerra, niente storia”; ed alla rievocazione della lotta comune diamericani e islamisti contro il nemico bolscevico ha aggiunto la menzione del contributo inglese6.

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Padri e figli della Rivoluzione Islamica: il clero iraniano affronta il rischio di perdere il potere

Padri e figli della Rivoluzione Islamica: il clero iraniano affronta il rischio di perdere il potere

Il 10 marzo Ali-Akbar Hashemi Rafsanjani, uno dei più famosi politici iraniani si è dimesso dalla carica di Presidente del Consiglio degli Esperti, autorità iraniana molto influente. Questa azione politica ha segnato un nuovo passaggio nella lotta per il potere fra il clero iraniano e la nuova generazione di politici iraniani rivoluzionari. La risposta del clero non si è fatta attendere per molto. Il Majlis (parlamento), gli oratori della preghiera del venerdì e anche il Consiglio dei Guardiani – importanti organi dell’establishment religioso – si stanno mettendo in fila per criticare e denigrare il Presidente Ahmadinejad e il suo comando. A metà maggio la corte amministrativa dell’Iran, che è sotto la pressione dell’establishment religioso, è saltata fuori con un caso contro il capo dell’amministrazione presidenziale, Hamid Baqaei, che è il braccio destro di Ahmadinejad e ha il grado di vice-presidente, sospendendolo dalla cariche pubbliche per i prossimi quattro anni. In precedenza l’assistente personale di Ahmadinejad, Kazem Kiapasha, che era stato promosso nei mesi scorsi come il candidato favorito dal presidente per le elezioni del 2013, è stato arrestato. E secondo fonti di Teheran, molte persone fedeli a Ahmadinejad, incluso il suo amico più stretto Esfandiar Rahim Mashaei (che è anche il capo dell’amministrazione presidenziale), sono state fermate per interrogatori e i siti web a loro legati sono stati bloccati.

Il regime politico esistente nella Repubblica Islamica dell’Iran è ben conosciuto con il nome di velayat-e-faqih (governo del giureconsulto). La divisione fra la sfera spirituale e secolare non esisteva nell’Islam sciita dal principio. La vita quotidiana di ogni musulmano e anche la sua relazione con lo Stato e le istituzioni politiche idealmente dovrebbero essere sottoposte alle prescrizioni religiose contenute nel Santo Corano, negli Hadith del Profeta e degli Imam Santificati. I dodici Imam sono considerati dagli Sciiti come esegeti del Corano. L’istituto dell’Imamato è una fonte di legittimazione del potere. Gli imam-esegeti hanno lo status di leader della Umma. Secondo la teologia islamica Maometto è l’ultimo dei profeti (il sigillo della profezia). Per gli Sciiti la fine del ciclo della profezia (nubuwwat) è allo stesso tempo l’inizio del ciclo dell’Imamato e del walayat. I dodici Imam dello Sciismo sono chiamati Awliya (in arabo) oDustan-e-Khoda (in persiano): Amici o Amati da Dio. Il leader della Rivoluzione iraniana del 1979, l’ayatollah Khomeini nel suo libro Il Governo Islamico giustifica la teoria dell’Imamato nel seguente modo: “Se Allah non avesse scelto fra le genti la Guida che li governerà sulla strada designata dal Profeta, esse (le genti) sarebbero sottomesse al peccato e alla depravazione e il genere umano si allontanerebbe dalla retta via”. Leggi il resto dell’articolo

Attrazione fatale tra gli USA e il Consiglio di Cooperazione del Golfo

Di Pepe Escobar 

Non c’è modo di comprendere lo psicodramma di dimensioni storiche tra gli USA e Iran, la spinta occidentale di cambiare il regime in Siria e in Iran, le vicissitudini delle primavere arabe – stagnate adesso in un perpetuo inverno- senza dare uno sguardo da vicino all’attrazione fatale tra Washington e il Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC).

Il GCC è il club di sei potenti monarchie del Golfo Persico (Arabia Saudita, Qatar, Omar, Kuwait, Bahrein e gli Emirati Arabi Uniti (EAU), fondato nel 1981 e trasformatosi velocemente nel principale cortile degli USA per le invasioni dell’Afghanistan nel 2001 e Iraq nel 2003, per la prolungata battaglia del Nuovo Gioco in Eurasia e come base per le operazioni di “contenimento” dell’Iran. Leggi il resto dell’articolo

Preparare la scacchiera allo “scontro di civiltà”: dividere, conquistare e dominare il “Nuovo Medio Oriente”

Il nome di “primavera araba” è uno slogan inventato in uffici lontani, a Washington, Londra, Parigi e Bruxelles, da individui e gruppi che, oltre ad avere qualche conoscenza superficiale della regione, sanno molto poco degli arabi. Cosa sta accadendo tra i popoli arabi è naturalmente un fatto pacchetto misto. L’insurrezione fa parte di questo pacchetto quale opportunismo. Dove c’è la rivoluzione, c’è sempre la contro-rivoluzione.
Gli sconvolgimenti nel mondo arabo non sono un “risveglio” arabo, una tale termine implica che gli arabi abbiano sempre dormito mentre la dittatura e l’ingiustizia li circondavano. In realtà, il mondo arabo, che fa parte del più ampio mondo turco-arabo-iranico, è stato attraversato da frequenti rivolte che hanno abbattuto dittatori arabi, in coordinamento con paesi come Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia. E’ stata l’interferenza di queste potenze, che ha sempre agito come contro-bilanciamento alla democrazia e continueranno a farlo.

Divide et impera: come la prima “Primavera araba” è stata manipolata
I piani per la riconfigurazione del Medio Oriente, iniziarono diversi anni prima della Prima Guerra Mondiale. E’ stato durante la prima guerra mondiale, tuttavia, che la manifestazione di questi disegni coloniali poterono rendersi visibili con la “Grande Rivolta Araba” contro l’Impero Ottomano.
Nonostante il fatto che  italiani, inglesi e francesi fossero le potenze coloniali che avevano impedito agli arabi di godere di una qualsiasi libertà in paesi come Algeria, Libia, Egitto e Sudan, queste potenze coloniali riuscirono a ritrarre se stesse come amiche e alleate della liberazione araba.
Durante la “Grande Rivolta Araba“, gli inglesi e i francesi effettivamente utilizzarono gli arabi come soldati di fanteria contro gli ottomani per promuovere i propri schemi geo-politici. L’accordo segreto Sykes-Picot tra Londra e Parigi ne è un esempio calzante. Francia e Gran Bretagna riuscirono solo ad utilizzare e manipolare gli arabi vendendogli l’idea della liberazione araba dalla cosiddetta “repressione” degli ottomani.
In realtà, l’Impero Ottomano era un impero multietnico. Ha dato l’autonomia locale e culturale a tutti i suoi popoli, ma fu manipolata per divenire una entità turca. Anche il genocidio armeno che ne deriverò nell’Anatolia ottomana, deve essere analizzato nel contesto stesso della contemporanea aggressione ai cristiani in Iraq, come parte di una esplosione settaria scatenata da attori esterni per dividere l’impero Ottomano, l’Anatolia e i cittadini dell’Impero Ottomano.
Dopo il crollo dell’Impero Ottomano, Londra e Parigi, mentre negarono la libertà agli arabi, sparsero i semi della discordia tra i popoli arabi. I corrotti leader locali arabi furono anche i partner del piano e molti di loro erano assai felici di diventare clienti di Gran Bretagna e Francia. Nello stesso senso, la “primavera araba” viene oggi manipolata. Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia e altri lavorano con l’aiuto dei leader e personaggi arabi corrotti a ristrutturare il mondo arabo e l’Africa. Leggi il resto dell’articolo

Iran: “cambio di regime” o guerra totale?

La scacchiera geo-politica è pronta per una resa dei conti con l’Iran e i suoi alleati del Blocco della Resistenza. Questo è solo un teatro all’interno della più ampia lotta per il controllo dell’Eurasia. Nel processo vi è lo sforzo di Washington e dei suoi alleati di manipolare l’Islam e subordinarlo agli interessi capitalistici, inaugurando una nuova generazione di islamisti tra gli arabi.

Un nuovo punto di pressione su Teheran: un’opportunità per l’Alleanza USA-NATO-Israele?
Il sistema politico dell’Iran è complesso e ci sono più poli contrapposti del potere. Nel 2009, il mondo già vide le lotte interne nelle istituzioni dominanti. Le divisioni si svolsero durante le proteste suscitate all’indomani delle elezioni presidenziali, quando vennero avanzate accuse di frode.
La presidenza di Mahmoud Ahmadinejad (iniziata nel 2005) era contrastata da segmenti significativi del sistema politico iraniano. La sua relazione con gli altri poli di potere a Teheran, è sempre stata tesa. Nel 2011, la presidenza iraniana è sempre più in contrasto con il Parlamento, la magistratura e l’ayatollah Ali Khamenei.
Nel quadro di queste tensioni politiche, un’altra lotta politica interna iraniana era in divenire. Questa volta, al centro dell’attenzione vi è Esfandiar Rahim Mashaei. Le opinioni di Mashaei, un noto politico conservatore, sono state in contrasto con quelle di altri conservatori, in particolare gli elementi clericali. Nel 2009, Mashaei ha tenuto un discorso in cui disse che l’Iran era amico di tutti i popoli del mondo, compreso il popolo israeliano, e che Teheran era contro il regime di Tel Aviv, e non il popolo di Israele. Questo è stato rimproverato dall’Ayatollah Khamenei.
Nel luglio 2009, il Presidente Ahmadinejad ha cercato di nominare Mashaei all’ufficio del primario (primo) vice-presidente dell’Iran, ma vi si era opposto il Parlamento iraniano. Ahmadinejad è stato costretto a nominare Mohammed-Reza Rahimi alla carica di primo vice-presidente. Invece Mashaei è stato nominato capo di stato maggiore presidenziale dal presidente Ahmadinejad.
Nell’aprile 2011, scoppiò uno scandalo quando divenne pubblico che il Ministro dell’Intelligence, Heydar Moslehi, aveva ordinato che Mashaei fosse  oggetto della sorveglianza elettronica. Un Ahmadinejad indignato volle licenziare il ministro dell’Intelligence, ma la sua decisione fu bloccata dal veto dell’Ayatollah Khamenei. Nel frattempo, Heydar Moslehi è rimasto nella sua carica.
Ora sembra che ci sia uno sforzo concertato per indebolire l’Amministrazione Ahmadinejad ed evitare che gli altri aiutino Mashaei a candidarsi alle elezioni.  Il Generale Ali Jaffari, il comandante della Guardia Rivoluzionaria Iraniana, ha dichiarato pubblicamente che ci sono “elementi corrotti” nell’ufficio presidenziale che hanno deviato dai principi della Rivoluzione iraniana. Ali Saeedi, il collegamento dell’ayatollah Khamenei col Corpo della Guardia Rivoluzionaria iraniana, ha anche aggiunto la sua voce, dicendo che Ahmadinejad e il suo campo politico perderanno ogni forma di sostegno, a meno che continuino a sostenere l’Ayatollah Khamenei.
Una qualche forma di resa dei conti politica si profila a Teheran. Sembra che ci sia una spaccatura crescente tra gli ideologi politici conservatori iraniani. Il presidente iraniano e i suoi alleati politici intendono mettere in campo i propri candidati alle elezioni parlamentari del marzo 2012, che affronterebbe il l’attuale raggruppamento dei cosiddetti conservatori del Parlamento iraniano. Oltre a tutto questo, la morte di Haleh Sahabi, la figlia del defunto ex-membro del Parlamento (MP) Ezatollah Sahabi, al funerale di suo padre, ha acceso la rabbia dell’opposizione che minaccia di alimentare e innescare nuove proteste.
Forze di sicurezza iraniane erano presenti al funerale per impedire che venisse trasformato in un evento politico contro l’establishment dominante. In loro presenza, Haleh Sahabi fu affrontata da uno sconosciuto che aveva afferrato la foto di suo padre che lei teneva durante il funerale. Quando ha cercato di afferrare l’uomo, lui le diede una gomitata in faccia così violenta che morì per un attacco cardiaco.
Tutto questo potrebbe fare il gioco dei nemici dell’Iran. C’è una guerra segreta contro l’Iran combattuta da Washington e dai suoi alleati, che include il rapimento di iraniani, omicidi di scienziati e funzionari della sicurezza iraniani, e attacchi terroristici nelle regioni di confine iraniane. Lo sviluppo delle divisioni interne di Teheran potrebbe essere sfruttato dai suoi nemici. Israele sta già dimostrando un profondo interesse per queste nuove tensioni politiche a Teheran.
Va notato che Tel Aviv e Washington si erano preparate a lanciare una campagna per delegittimare le elezioni presidenziali iraniane nel 2009, e di utilizzarla per sfruttare le divisioni politiche interne in Iran. Ciò è documentato dai media israeliani. Inoltre, questa è la ragione per cui il Congresso degli Stati Uniti ha dato milioni di dollari, su richiesta della segretaria Rice e del presidente George W. Bush Jr., per creare un ufficio interessi speciali negli Emirati Arabi Uniti, per gestire  il cambio di regime a Teheran.

Israele compie esercitazioni segrete nell’Iraq occupato: l’Iran è ancora nel mirino?
Sfidare Tehran, proprio come la Russia, è sempre stato un obiettivo strategico di Washington e della NATO. Tel Aviv ha concluso il suo breve periodo di silenzio su Teheran ed ha cominciato a parlare di nuovo di attaccare l’Iran. Ciò che ha aggiunto una dimensione in più a questo, sono i rapporti secondo cui gli Stati Uniti hanno permesso ad Israele di usare segretamente la base aerea statunitense di al-Anbar, in Iraq. Moqtada Al-Sadr ha messo in guardia Teheran sulla questione delle operazioni israelo-statunitensi in Iraq, che potrebbe sfociare in piani per una qualche forma di confronto con l’Iran, la Siria, e il Blocco di Resistenza che va da Gaza, Beirut e Bint Jbeil a Damasco, Bassora, Mosul e Teheran.
Una nuova struttura militare, legata alla NATO, è stato creata per attaccare l’Iran, la Siria e i loro alleati. Sotto vari accordi, la NATO ha istituito un punto d’appoggio nel Golfo Persico e legami militari con il Gulf Cooperation Council(GCC). La Francia ha anche una base negli Emirati Arabi Uniti. Il GCC si prepara a espandersi. I regni del Marocco e della Giordania hanno fatto richiesta di adesione, mentre anche lo Yemen è stato preso in considerazione per l’adesione. Con l’appartenenza al GCC, diventa una struttura di difesa comune.
Allo stesso tempo, i membri del GCC accusano l’Iran per i loro problemi interni. L’alleanza strategica tra Israele e gli al-Saud, originariamente formata per combattere Gamal Abdel Nasser, ha anche posto le basi per l’attuazione di un più ampio conflitto contro l’Iran e i suoi alleati. Gli scudi antimissili sono ormai attivi in Israele e negli sceiccati arabi. Spedizioni massicce di armi pesanti sono state inviate in Israele, Arabia Saudita e GCC da Washington e dalle maggiori potenze dell’Unione Europea, negli ultimi anni.

Ankara: l’intruso?
C’è un altro giocatore importante di cui si deve parlare. Questi è la Turchia. Washington e l’UE hanno spinto la Turchia ad essere più attiva nel mondo arabo. Questo è accaduto attraverso la politica del neo-ottomanismo di Ankara. È per questo che la Turchia si pone come campione della Palestina e ha lanciato un canale in lingua araba, come l’Iran e la Russia. Ankara, però, ha giocato un ruolo minaccioso. La Turchia è un partner nella guerra della NATO in Libia. La posizione del governo turco è diventata chiaro con il suo tradimento di Tripoli. Ankara ha anche lavorato con il Qatar per mettere all’angolo il regime siriano. Il governo turco ha fatto pressione su Damasco per cambiare le sue politiche e per compiacere Washington e, sembra, forse anche per avere un ruolo nelle proteste all’interno della Siria, assieme agli al-Saud, alla minoranza di Hariri in Libano e al Qatar. La Turchia ha anche ospitato un meeting dell’opposizione e fornitogli supporto.
La Turchia è vista da Washington e Bruxelles come la chiave per mettere nei ranghi gli iraniani e gli arabi. Il governo turco ha posato come membro del Blocco Resistenza con l’avallo di Iran e Siria. Gli strateghi statunitensi progettano che sarà la Turchia ad addomesticare l’Iran e la Siria per conto di Washington. La Turchia serve anche come mezzo per integrare le economie arabe e iraniane all’economia dell’Unione europea. A questo proposito Ankara sta spingendo per una zona di libero scambio nel sudest asiatico e spingere gli iraniani e i siriani ad aprirvi le loro economie.
In realtà, il governo turco non sta solo approfondendo i suoi legami economici con Teheran e Damasco, ma ha anche lavorato per eclissare l’influenza iraniana. Ankara ha cercato di incunearsi tra l’Iran e la Siria e di sfidare l’influenza iraniana in Iraq, Libano, Palestina, Caucaso e Asia centrale. La Turchia ha anche cercato di stabilire una triplice intesa tra se stessa, Siria e Qatar, per respingere Teheran. È per questo che la Turchia è stata molto attiva, a parole, contro Israele, ma in realtà ha mantenuto la sua alleanza e gli accordi militari con Tel Aviv. All’interno della Turchia stessa, tuttavia, vi è anche una lotta interna per il potere, che un giorno potrebbe innescare una guerra civile con più giocatori.

Preparazione della scacchiera geo-strategica per il confronto con il Blocco di Resistenza
Tutti gli ingredienti per un confronto militare degli USA sono in atto:
– L’Iranofobia viene diffusa da Stati Uniti, Unione europea, Israele e monarchie Khaliji.
– Il settarismo è stato promosso in tutta la regione.
– Hamas è stato impigliato nei meccanismi di un governo di unità dal non eletto Mahmoud Abbas, il che significa che Hamas dovrebbe essere acquiescente alle richieste israeliane e statunitensi sull’Autorità palestinese.
– La Siria è impegnata dall’instabilità interna, mentre l’Iran e Hezbollah vengono falsamente accusati di sparare ai manifestanti siriani.
– Il Libano è priva di un governo funzionante ed Hezbollah è sempre più circondata. Invece di essere trattata come una questione interna libanese, l’armamento  della Resistenza libanese viene trasformato in una questione internazionale.
– Israele, Arabia Saudita, e le monarchie arabe sono state pesantemente armati nel corso di questi anni.
– Il Pakistan è stato destabilizzato.
– Divisioni interne sono state create nel Blocco della Resistenza.
– La Russia e i suoi alleati della CSTO sono stati intimiditi dalle basi USA e NATO e dallo scudo missilistico in Europa orientale.
– L’amministrazione Obama ha dichiarato che intende violare i confini nazionali di altre nazioni che pensa ospitino terroristi. A questo proposito la Guardia Rivoluzionaria in Iran è stata dichiarata organizzazione terroristica.
– Nel 2010, l’amministrazione Obama ha ridefinito in modo creativo la non proliferazione nucleare (TNP) per servire i suoi interessi geo-strategici. Ha dichiarato che ha il diritto di violare il TNP, attaccando l’Iran con armi nucleari.
– I sistemi dello scudo missilistico in Israele, nel Golfo Persico e nella Turchia sono pronti o lo saranno quanto prima.
Attualmente, una guerra si svolge tra Washington, Tel Aviv, al-Saud e i loro alleati contro il Blocco della Resistenza. Questa guerra non è una guerra convenzionale, ma include la guerra a bassa intensità e le operazioni di intelligence. I combattimenti con Fatal Al-Islam in Libano e gli attacchi terroristici di Jundallah nelle regioni orientali dell’Iran, sono aspetti di questa guerra, così come l’obiettivo di un cambio di regime in Siria.
Qualsiasi possibile guerra contro l’Iran o la Siria non sarà combattuta a parte. Se attaccati in una guerra aperta, la Siria e l’Iran combatteranno allo stesso tempo. Nel caso di una guerra che coinvolga la Siria, l’Iran e i loro alleati regionali, le possibilità di rivoluzione e rivolte nel mondo arabo sono certe. In un certo senso, gli sconvolgimenti arabi del 2011 hanno lavorato per impedire alle società arabe di agitarsi nel caso di una guerra regionale, che presenta al Pentagono, Israele e la NATO una nuova opportunità strategica per il confronto.

Mahdi Darius Nazemroaya è specializzato in Medio Oriente e Asia Centrale. È un ricercatore associato del Centre for Research on Globalization (CRG).

Fonte: http://aurorasito.wordpress.com/2011/06/20/iran-cambio-di-regime-o-guerra-totale/

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