Cosa leggere, come leggere, quando leggere?

 

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Molte persone amano leggere libri; altre li leggono, ma senza amore, bensì per motivazioni estrinseche (per snobismo culturale, ad esempio); altre ancora comprano libri, ma poi non li leggono, magari li esibiscono nella libreria del salotto – e di queste non ci occuperemo; ma per tutte si pone la domanda: cosa leggere, come leggere, quando leggere?

Partiamo dalla prima domanda. Leggere è anche un fatto di mercato, precisamente un anello della catena del consumo culturale; “anche”, nella misura in cui il lettore è un consumatore e ciò che legge passa attraverso i meccanismi dell’industria editoriale, la quale, come qualsiasi altra industria, mira a piazzare sul mercato i suoi prodotti, ma, a differenza delle altre industrie, può contare sulla collaborazione di un folto stuolo di agenti promozionali nominalmente indipendenti, i critici letterari, che poi sono legati a filo doppio con l’establishment culturale, per mezzo di premi letterari, riviste, conferenze, tavole rotonde, recensioni.

Di conseguenza, per sapere cosa leggere, bisogna anche aver acquisito senso critico e indipendenza di giudizio nei confronti di tale establishment culturale, il cui interesse è quello di somministrare al pubblico certi prodotti editoriali invece di altri, con pochissima attenzione per la bontà intrinseca del prodotto medesimo. Se il pubblico si rimpinza con gli insulsi romanzi della saga di Harry Potter, invece di leggere la «Divina Commedia», ciò poco importa agli editori, dato che realizzano comunque i loro profitti, e ai signori critici, i quali continueranno a pontificare per un pubblico teoricamente selezionato e, quindi, consapevole, mentre – spesso – è ancora più inconsapevole del pubblico incolto che legge soltanto romanzetti sentimentali o di fantasy, perché è fortemente condizionato dal ricatto culturale della critica («se ti piace questo autore o se non ti apprezzi quest’altro, vuol dire che non capisci niente di letteratura»), ma non sa di esserlo, né crede di esserlo.

Dunque, la risposta alla domanda «che cosa leggere», non può essere che la seguente: è cosa buona leggere quei libri che si accostano per amore della lettura stessa, per un intimo desiderio e per una scelta personale, motivata e consapevole, e non perché quella lettura è stata suggerita o imposta da fattori di pressione esterni, di condizionamento o di ricatto. In altre parole, meritano di essere letti quei libri ai quali ci si accosta naturalmente, al termine di un percorso di ricerca, di maturazione e di consapevolezza e dai quali ci si ripromette, ragionevolmente, un arricchimento culturale ed, eventualmente, un beneficio di ordine estetico, morale, spirituale. Viceversa, non meritano di essere letti quei libri che si leggono non per intimo piacere ed interesse, ma per adeguarsi a una moda culturale; né quelli che si leggono per indulgere ai propri istinti regressivi e che non allargano gli orizzonti culturali, non aprono il cuore e la mente, non espandono la capacità di sentire, vedere, comprendere e amare, ma restringono, rimpiccioliscono e immiseriscono l’anima del lettore. I primi servono solo a fare del lettore un burattino, i secondi ad abbassarlo al livello d’un bruto. Leggi il resto dell’articolo

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