La Cia ci spia a nostra insaputa

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di Andrea Perrone

L’impero a stelle e strisce spia in gran segreto i cittadini europei che usano i motori di ricerca della rete informatica, ovvero i cosiddetti servizi “cloud computing”. A sottolineare la minaccia è uno studio commissionato dall’Europarlamento in cui si mette in  luce un problema di sicurezza per gli utenti europei che hanno profili “cloud” su server statunitensi. Le autorità americane sono autorizzate a chiedere informazioni ai server statunitensi e questi ultimi a fornire tutti i dati richiesti. Gli Usa compiono così attività di spionaggio ai danni dei cittadini europei e a loro completa insaputa.  E questo avviene grazie ad una legge statunitense sullo spionaggio, modificata lo scorso anno, che autorizza il controllo dei dati sensibili di stranieri se questi sono immagazzinati usando i cosiddetti servizi cloud statunitensi forniti da provider come Google, Microsoft, Amazon, Dropbox e Facebook. A conferma di quanto denunciato all’Assemblea di Strasburgo le norme sono elencate in una relazione pubblicata di recente dal titolo Fighting Cyber Crime and Protecting Privacy in the Cloud, prodotto dal Centre for the Study of Conflicts, Liberty and Security. La legge promulgata dagli Usa è nota con la denominazione Foreign Intelligence and Surveillance Amendments Act (FISAA) ed evidenzia molti rischi nei confronti della sovranità dell’Unione europea sui dati dei suoi cittadini. In sintesi è bene ricordare che la legge promulgata dagli Usa autorizza la sorveglianza di massa di tutti i non-americani che utilizzano internet per scopi politici. Ma in realtà sono i cittadini che vivono sotto giurisdizioni straniere a dover essere ancora più preoccupati, ha sottolineato Caspar Bowden, co-autore della relazione ed ex consulente capo per la privacy per Microsoft Europa. A suo dire, l’emendamento FISAA del 2008 ha creato un potere di sorveglianza di massa mirato specificamente a dati di persone non-statunitensi, residenti fuori dall’America ed applicabile al sistema di “cloud computing”. La legge concede infatti carta bianca al monitoraggio di giornalisti, attivisti e politici europei che si occupano di argomenti concernenti la sfera di interessi degli Stati Uniti. “Si rivolge intenzionalmente solo alle persone non statunitensi che si trovano al di fuori degli Stati Uniti e prevede una autorizzazione un anno alla volta. Non vi è alcuna garanzia individuale”, ha osservato Bowden, che attualmente svolge l’attività di avvocato indipendente per i diritti dell’informazione. La FISAA prevede espressamente che il Procuratore generale e il direttore della National Intelligence Security possono autorizzare congiuntamente, per un periodo massimo di un anno, l’acquisizione di informazioni di intelligence su persone straniere. L’emendamento cita una serie di limitazioni, ma Bowden, che è anche co-autore della relazione per l’Europarlamento, ha messo in guardia che la legge permette agli Stati Uniti di condurre attività di controllo su stranieri attraverso i dati resi accessibili dai server statunitensi. “Non deve essere per forza un partito politico, ma possono essere un gruppo di attivisti o chiunque sia coinvolto in attività politiche o anche solo dati provenienti da un territorio straniero che si riferiscono alla condotta degli Affari esteri degli Stati Uniti”, ha commentato Bowden. Il FISAA, ha sottolineato il co-autore della relazione, rende legale per Washington, esercitare una sorveglianza di massa continua sulle comuni attività politiche democratiche e legali, e potrebbe spingersi fino ad obbligare i fornitori Usa di servizi cloud come ad esempio Google a fornire un’intercettazione in diretta dei dati degli utenti europei. Il tentativo dell’Ue di utilizzare delle società di revisione private per fermare le indebite intercettazioni è comunque destinato a fallire. È lo stesso Bowden a sottolineare che queste società non sono in grado di scoprire le attività di intelligence avviate dalla legge Usa sulla sicurezza nazionale di un altro Paese. Insomma verrebbe di dire come in passato: “la Cia ci spia” a nostra insaputa. Sì proprio così, l’impero a stelle e strisce teme per la sua “salute” e per quella dell’Europa-colonia. D’altronde sono molti i segnali di crisi non solo economica ma sociale, che preoccupano i solerti funzionari dell’intelligence e che per questo ritengono sia necessario prepararsi ad ogni evenienza.

Fonte

Google acquista un’azienda di riconoscimento facciale.

 

 

Google ha acquisto la PittPatt, un’azienda che produce un software specializzato nel riconoscimento facciale. La tecnologia della PittPatt che permette di identificare strutture facciali in fotografie e video e vincolarle a utenti.

La tecnologia è nata nel 2004 come un progetto di ricerca nell’Istituto di Robotica dell’Università Carnegie- Mellon, e conta con esperti che dagli anni 90 lavorando in tecnologie per il riconoscimento facciale. La compagnia è specializzata in accessori che permettono di identificare oggetti, così come le relazioni spaziali tra di essi.

Il team di PittPatt (acronimo di Pittsburgh Pattern Reconigtion) ha sviluppato importanti innovazioni nel campo del riconoscimento di patroni e visione attraverso il pc. “Pensiamo che la ricerca e la tecnologia possono beneficiare gli utenti in molteplici forme, per questo vogliamo lavorare insieme a loro” ha spiegato Google.

L’uso di tale tecnologia potrebbe essere mirato a migliorare la sicurezza dei sistemi di Google e creare sistemi per evitare la sostituzione degli utenti. “A Google, la tecnologia della visione tramite pc si trova nel nucleo di molti prodotti esistenti tali come Image Search, Youtube o Picasa”, spiega PittPatt sul loro sito web, “con l’unione di Google , si potranno portare i benefici delle nostre ricerche ad un pubblico più vasto”.

Il lavoro del gigante (Google) nel voler sviluppare questa tecnologia può star puntando ad un possibile riconoscimento facciale nel suo nuovo social network Google+. Ma, il giornale statunitense spiega che quando si è chiesto a Google su questo ultimo acquisto, ha dichiarato che non aggiungerà il riconoscimento facciale nelle sue applicazioni a meno che non sia necessaria una forte protezione alla privacy in un luogo concreto.

Altri portali come FB possiedono tale tecnologia tra i loro servizi. Grazie al riconoscimento facciale, l’utente può taggare gli amici nelle foto in modo facile e veloce, così come riconoscerli quando accedono al loro account per stabilire una connessione sicura. (1)

159° anniversario, la Polizia delle frontiere presenta il SIF – Sistema Informativo Frontiere

Tra le novità tecnologiche in dotazione alla Polizia italiana in mostra giovedì in piazza del Popolo, durante la festa per il 159° anniversario della fondazione del Corpo, ci sarà anche il SIF – Sistema Informativo Frontiere, commissionato dal Ministero dell’Interno alla multinazionale americanaCSC, leader internazionale nella fornitura di soluzioni e servizi IT innovativi, da tempo partner di riferimento del Ministero della Difesa americano.

Si tratta di un sistema di riconoscimento biometrico e di controllo dei documenti nelle frontiere italiane che verrà mostrato durante la cerimonia alle più alte cariche dello Stato. Ormai a regime nei principali porti e aeroporti della penisola, tra cui Fiumicino e Malpensa, la soluzione – che permette di verificare con sicurezza l’autenticità dei documenti e la titolarità dei portatori, e se questi possano circolare in Italia – è ora pronta per essere distribuita in modo massivo in tutti i punti di frontiera, pur con un costante aggiornamento che le consente di utilizzare sempre le migliori tecnologie disponibili.

Fiore all’occhiello della Direzione Centrale dell’Immigrazione e della Polizia delle Frontiere, che ne spiegherà l’utilizzo attraverso apposite simulazioni, la soluzione adottata dall’Italia spicca fra i sistemi di controllo presenti negli altri Paesi dell’area Schengen. Attraverso uno scanner ottico di piccole dimensioni che utilizza raggi infrarossi, ultravioletti e luce visibile, collegato a un pc, il SIF permette all’operatore di confrontare i componenti di sicurezza invisibili a occhio nudo presenti sul passaporto elettronico ed ordinario, sul permesso di soggiorno o sui visti Schengen con i corrispondenti dati e codici presenti sul sistema informativo centrale della polizia delle frontiere e della polizia scientifica.

Nel caso specifico del nuovo passaporto elettronico, il SIF è in grado di estrarre l’immagine del volto sia dal chip che dalla parte cartacea del documento, proponendo all’operatore una finestra da dove è poi possibile effettuare un controllo visivo. Questa nuova funzionalità ha già consentito di identificare un certo numero di sostituzioni di persona. In presenza di un permesso di soggiorno, viene effettuata una verifica di identità del portatore anche attraverso un dispositivo di controllo biometrico certificato dall’FBI. L’informazione biometrica contenuta nel chip viene poi confrontata con quella acquisita dal lettore al passaggio del viaggiatore in frontiera.

In ultimo, grazie al collegamento con i database del Ministero dell’Interno, l’operatore è informato immediatamente sul fatto che il possessore del documento possa circolare liberamente in Italia e negli altri paesi dell’area Schengen e se ha o ha avuto pendenze con la giustizia. Il SIF consente, inoltre, di effettuare analisi statistiche utili per il monitoraggio di tutti i transiti in frontiera.(2)

 

Note:

1-Fonte: Rebelion

Traduzione: FreeYourMind!

 

2-Fonte: http://www.key4biz.it/Mappamondo/Europa/2011/05/Polizia_Frontiera_SIFSistema_Informativo_Frontiere.html

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