Massoneria: dall’edificare al dissolvere

Volendo trattare di Massoneria, vi sono due aspetti che possono essere investigati, entrambi degni della massima attenzione.
Vi è, innanzitutto, il carattere intrinseco di questo ordine iniziatico, la sua storia, le sue origini, la sua finalità.
E vi è, in secondo grado, la percezione che nel tempo il grande pubblico ha di questa organizzazione.
Nella nostra nazione, in particolare, l’idea che la massoneria generalmente trasmette è quella di un club elitario a cui si affiliano persone potenti con lo scopo di complottare alle spalle dei molti, nel peggiore dei casi, oppure in cerca del favore e dell’appoggio di personalità influenti, nel migliore.
Questa visione è in gran parte frutto delle note vicende che sul finire degli anni settanta coinvolsero gli appartenenti alla ormai famigerata Loggia P2. Leggi il resto dell’articolo

Il Sacrificio, Ieri e Oggi

Chac Mool
Il sacrificio, come l’etimologia del nome stesso indica (sacrum facere), rappresenta l’atto più sacro all’interno di ogni religione, l’elemento fondante attorno al quale ogni credo si sviluppa.
Nella religione vedica, tutti gli esseri viventi ebbero origine dal sacrificio di Purusha, l’Uomo Primordiale, smembrato dai Veda nell’atto di creazione del mondo.
Questo smembramento è simbolo del passaggio dall’unità al molteplice, l’atto necessario affinché il mondo materiale possa iniziare ad esistere: si tratta di un passaggio che si ritrova in tutte le cosmogonie religiose dell’antichità, patrimonio comune della conoscenza condivisa dall’umanità delle epoche passate.
Il rito sacrificale, quindi, condiviso dalle religioni del passato e del presente, ricrea e ripete ogni volta quel sacrificio primordiale, il momento di divisione e di sofferenza con cui la realtà ebbe inizio.
Scopo principale del rito è infatti ricreare nel mondo materiale le realtà celesti, e ripercorrere in terra le azioni dei mondi superiori, creando un legame tra le diverse dimensioni dell’essere in un momento in cui il tempo e le distanze cessano di esistere.
Questo elemento fondante non manca nemmeno nel Cristianesimo, la cui dottrina si fonda sul Sacrificio per eccellenza, quello del Cristo Figlio di Dio.
Il Cristo ripercorre col suo gesto il sacrifico originario, ricrea in sé la divisione primordiale che condusse dall’unità al molteplice, ed in una dimensione a-temporale chiude il ciclo della creazione stessa.
Da questo punto di vista, per la religione cristiana non vi potrà più essere alcun sacrificio dopo quello di Gesù, dal momento che nella sua figura si compie il ciclo della divisione originaria, ed in sé il Figlio di Dio ricompone lo strappo dell’inizio dei tempi.

Nelle epoche passate, e anche in quelle presenti, come si vedrà, questo rito oscillò spesso tra un richiamo simbolico ed un crudo realismo, laddove nel tempo diverse culture non esitarono ad “utilizzare” esseri viventi, animali ed anche uomini, per portare a termine il rituale.
Il sacrificio umano era comune nelle popolazioni semitiche dell’antichità, nelle culture precolombiane dell’America centrale, ed anche nelle popolazioni che abitavano il continente europeo prima dell’arrivo delle stirpi indoeuropee.
La commistione tra piano simbolico e piano contingente può infatti avere come esito un approccio confusionale nei confronti del rito stesso, una degenerazione che dal piano religioso porta a quello magico: questo è propriamente ciò che accade in quelle culture che nel ricreare il sacrificio originario dell’ Uomo Primordiale ricorsero a dei sacrifici umani veri e propri.
L’aspetto simbolico lasciò il campo a quello “magico”, e l’atto in sé acquisì una valenza diversa, utilitaristica e “materiale”.
Tale processo rappresenta un aspetto comune in diverse tradizioni, laddove nel termine del loro ciclo terreno all’antica sapienza si sostituiscono il richiamo magico e la superstizione, che come il termine stesso indica rappresenta ciò che rimane di un’antica conoscenza nel momento in cui si smarrisce il suo significato più profondo.

Leggi il resto dell’articolo

Preparare la scacchiera allo “scontro di civiltà”: dividere, conquistare e dominare il “Nuovo Medio Oriente”

Il nome di “primavera araba” è uno slogan inventato in uffici lontani, a Washington, Londra, Parigi e Bruxelles, da individui e gruppi che, oltre ad avere qualche conoscenza superficiale della regione, sanno molto poco degli arabi. Cosa sta accadendo tra i popoli arabi è naturalmente un fatto pacchetto misto. L’insurrezione fa parte di questo pacchetto quale opportunismo. Dove c’è la rivoluzione, c’è sempre la contro-rivoluzione.
Gli sconvolgimenti nel mondo arabo non sono un “risveglio” arabo, una tale termine implica che gli arabi abbiano sempre dormito mentre la dittatura e l’ingiustizia li circondavano. In realtà, il mondo arabo, che fa parte del più ampio mondo turco-arabo-iranico, è stato attraversato da frequenti rivolte che hanno abbattuto dittatori arabi, in coordinamento con paesi come Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia. E’ stata l’interferenza di queste potenze, che ha sempre agito come contro-bilanciamento alla democrazia e continueranno a farlo.

Divide et impera: come la prima “Primavera araba” è stata manipolata
I piani per la riconfigurazione del Medio Oriente, iniziarono diversi anni prima della Prima Guerra Mondiale. E’ stato durante la prima guerra mondiale, tuttavia, che la manifestazione di questi disegni coloniali poterono rendersi visibili con la “Grande Rivolta Araba” contro l’Impero Ottomano.
Nonostante il fatto che  italiani, inglesi e francesi fossero le potenze coloniali che avevano impedito agli arabi di godere di una qualsiasi libertà in paesi come Algeria, Libia, Egitto e Sudan, queste potenze coloniali riuscirono a ritrarre se stesse come amiche e alleate della liberazione araba.
Durante la “Grande Rivolta Araba“, gli inglesi e i francesi effettivamente utilizzarono gli arabi come soldati di fanteria contro gli ottomani per promuovere i propri schemi geo-politici. L’accordo segreto Sykes-Picot tra Londra e Parigi ne è un esempio calzante. Francia e Gran Bretagna riuscirono solo ad utilizzare e manipolare gli arabi vendendogli l’idea della liberazione araba dalla cosiddetta “repressione” degli ottomani.
In realtà, l’Impero Ottomano era un impero multietnico. Ha dato l’autonomia locale e culturale a tutti i suoi popoli, ma fu manipolata per divenire una entità turca. Anche il genocidio armeno che ne deriverò nell’Anatolia ottomana, deve essere analizzato nel contesto stesso della contemporanea aggressione ai cristiani in Iraq, come parte di una esplosione settaria scatenata da attori esterni per dividere l’impero Ottomano, l’Anatolia e i cittadini dell’Impero Ottomano.
Dopo il crollo dell’Impero Ottomano, Londra e Parigi, mentre negarono la libertà agli arabi, sparsero i semi della discordia tra i popoli arabi. I corrotti leader locali arabi furono anche i partner del piano e molti di loro erano assai felici di diventare clienti di Gran Bretagna e Francia. Nello stesso senso, la “primavera araba” viene oggi manipolata. Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia e altri lavorano con l’aiuto dei leader e personaggi arabi corrotti a ristrutturare il mondo arabo e l’Africa. Leggi il resto dell’articolo

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: