NSA-PRISM: UNO SCANDALO FALSE FLAG PER COPRIRE IL BUSINESS

k-bigpicIl modo in cui l’opinione pubblica europea viene “informata” dello scandalo che riguarda la più grande agenzia statunitense di “intelligence”, la National Security Agency, presenta i consueti risvolti ambiguamente celebrativi che caratterizzano qualsiasi notizia proveniente dagli USA. Questo scandalo pare infatti risolversi anch’esso nell’ennesimo “trionfo della democrazia americana”. I media ci dipingono un Obama sotto attacco da parte di un’opinione pubblica americana che si dimostra gelosa delle proprie libertà, mentre il dibattito si sposta sui massimi sistemi, sullo scontro di due diverse idealità: da una parte la tutela della sicurezza dei cittadini, dall’altra la garanzia della loro privacy.

La presa in giro si completa sugli organi di stampa della finta opposizione, come “Il Fatto Quotidiano”, dove vi sono anche commentatori che giungono ad affermare che in Italia la situazione della violazione della privacy sarebbe persino peggiore che negli USA; cioè il tutto viene risolto in un astratto confronto, basato sulla falsa premessa che si tratti di questioni interne ai vari Paesi; questo come se la NSA si limitasse a spiare il territorio statunitense e non tenesse sotto controllo anche noi.
Il problema è che le attuali tecnologie rendono la privacy un’illusione, e questo modo di dibattere sembra più che altro finalizzato all’idea di abituare l’opinione pubblica a rassegnarsi a vivere sotto controllo. Qualche commentatore meno allineato ha fatto notare che questo scandalo sollevato dal quotidiano britannico “The Guardian” costituisce una gigantesca scoperta dell’acqua calda, dato che da anni si sapeva praticamente tutto a riguardo. In effetti, già nel 2009 la NSA fu al centro di una polemica per casi di spionaggio ai danni di alcuni parlamentari statunitensi; pare ci fosse sotto osservazione un deputato del Congresso, non individuato con certezza dai media; e persino il senatore Jay Rockefeller avanzò il sospetto di essere spiato.
Va sottolineato che però in Europa di questo scandalo del 2009 non si seppe a suo tempo praticamente nulla. Meno di nulla i media europei ci hanno detto su una vicenda successiva ancora più clamorosa, che riguardò le rivelazioni di un “insider” della NSA, l’agente Thomas Drake, che subì anche una persecuzione giudiziaria per “tradimento” da parte dell’amministrazione Obama. Alla fine Drake riuscì in parte a scamparla ed a cavarsela con una condanna minore, perché il tribunale riconobbe che le sue informazioni non compromettevano la sicurezza nazionale, ma scoperchiavano il gigantesco giro d’affari, di corruzione e di frodi che avviene all’interno della NSA. A rendere ancora più strano il silenzio dei nostri media, c’è la circostanza che Drake fu intervistato nella più importante trasmissione televisiva di informazione degli USA, “Sessanta Minuti” della CBS.
Anche in altre interviste Drake portò a conoscenza dell’opinione pubblica dei fatti clamorosi. La sicurezza nazionale è diventata negli USA il settore in maggiore crescita, con un’enorme redistribuzione della ricchezza: il solito capitalismo sedicente privato ed imprenditoriale che invece parassita i soldi pubblici. Agli agenti della NSA è data la possibilità di diventare milionari procurando appalti alle ditte private. Drake dichiaravatestualmente: <>.
Da profondo conoscitore del sistema, Drake parlò anche delle tecniche di “false flag”, di depistaggio, usate dall’amministrazione Obama per affrontare il suo caso, cercando di farlo passare per qualcosa che attentava alla sicurezza nazionale. In realtà attentava soltanto ai business ed agli arricchimenti fraudolenti che avvengono sotto l’alibi della sicurezza nazionale. Anche l’attuale scandalo sul sistema di spionaggio informatico Prism sembra proprio inquadrarsi in questo tipo di operazioni di depistaggio e distrazione. Facciamoli pure discutere nei talk show di libertà, di privacy, di sicurezza; l’importante è non parlare di appalti e di corruzione. Tanto ci sarà sempre una parte dell’opinione pubblica disposta ad avallare qualsiasi liberticidio in nome dello stato di necessità, perciò il dibattito si sposterà invariabilmente sull’opinabile. Ci si potrà quindi domandare quale sia stato il ruolo di Apple, Google e Facebook nel sistema di spionaggio Prism, ma non a quale grado sia arrivata la commistione affaristica di queste multinazionali con la NSA.
Nei Paesi sudditi deve rimanere la convinzione che la corruzione e le tangenti siano roba da popoli inferiori, mentre negli USA ci si scontra sul modo più giusto di combattere il terrorismo. Alla beffa si aggiungono il danno e l’ulteriore beffa, poiché le aziende italiane sono diventate terreno di caccia per ex-agenti CIA ed FBI specializzati in presunti servizi anti-hackeraggio; dei “servizi” che in realtà appaiono come la riscossione di un “pizzo” per essere protetti dalle stesse minacce di spionaggio industriale di provenienza statunitense. Con l’immancabile ipocrita arroganza dei colonialisti, questi pseudo-detective informatici affermano anche di fornire alle aziende americane che vogliano fare affari in Italia, delle certificazioni anti-corruzione sugli eventuali partner commerciali italiani.
Il ministro della Difesa Mauro può oggi permettersi di dichiarare che il MUOS in costruzione a Sigonella sarebbe un impianto che serve alla pace ed alla sicurezza globale, e tutto il problema starebbe nello stabilire se sia inquinante o no (e non lo sarà, c’è da scommetterci). Quindi, se i nostri media ci informassero sulle vere funzioni della NSA e di tutto l’apparato della “sicurezza” USA, l’effetto non sarebbe soltanto quello di un banale e consolatorio “tutto il mondo è paese”, bensì lo smascheramento del carattere affaristico-criminale dell’imperialismo, per il quale inventarsi un nemico significa creare appalti e business. Un business, ovviamente, sempre e rigorosamente basato sul saccheggio della spesa pubblica.

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Il controllo dell’opposizione, da Goldstein a Soros e oltre.

 

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Nel suo ultimo libro, The Invention of the Land of Israel, l’accademico israeliano Shlomo Sand riesce a fornire prove concludenti sull’inverosimile natura della narrativa storica sionista: che l’esilio ebreo è un mito come lo è il popolo ebreo e anche la terra d’Israele.
Ma, Sand e molti altri affrontano l’argomento più importante: se il sionismo si basa su un mito, come è che i sionisti gestiscono una forma di vita con le loro bugie e per così tanto tempo?
Se “il ritorno a casa” degli ebrei e la richiesta di una casa nazionale ebrea non ha fondamenta storiche, perché è stata sostenuta da tanti ebrei e occidentali per così tanto tempo? Come ha fatto Stato ebreo durante così tanto tempo a festeggiare la sua ideologia razzista e espansionistica a spese del popolo palestinese e arabo?
Una risposta, è, ovviamente il potere ebraico, ma cos’è il potere ebraico? Possiamo fare questa domanda senza venir accusati di antisemitismo? Possiamo discuterne il significato ed esaminare la sua politica? E’ il potere ebreo una forza oscura, controllata e governata da un potere cospirativo? E’ qualcosa da cui gli stessi ebrei fuggono? Contrariamente, il potere ebraico, nella maggior parte dei casi, si sviluppa proprio davanti ai nostri occhi. Come sappiamo, l’AIPAC è lontano dall’essere silenzioso con la sua agenda, con le sue pratiche e obiettivi. L’AIPAC, il CFI nel Regno Unito, e il CRIF in Francia, funzionano in modo aperto di frequente fanno un vanto dei loro successi.
Ancor di più, siamo ormai abituati a vedere i nostri leader democraticamente eletti fare la fila, in modo sfacciato, per inginocchiarsi davanti ai loro padroni economici. I neo conservatori certamente non sembrano sentire il bisogno di nascondere le loro strette filiazioni sioniste. La lega Antidiffamazione (ADL)il cui presidente è Abe Foxman, lavora apertamente per l’ebraizzazione del discorso occidentale, per perseguire e molestare chiunque osi esprimere qualunque tipo di critica a Israele.E, ovviamente, la stessa cosa viene applicata ai mass media, alle banche,a Hollywood. Sappiamo dei molti potenti ebrei che non hanno la minima vergogna per i loro vincoli con Israele e il loro compromesso con la sua sicurezza, l’ideologia sionista, l’unicità della sofferenza ebrea, l’espansionismo israeliano e anche lo sfacciato carattere di eccezionalità ebraica.
Ma essendo onnipresenti, l’AIPAC, il CFI e l’ADL, Bernie Madoff, il “libertador” Bernard Henri-Levy, il difensore delle guerre, Aaronovitch David, il profeta del libero mercato Milton Friedman, Steven Spielberg, Haim Saban, Lord Levy, altri molti entusiasti sionisti e i difensori dell’Hasbarà (propaganda sionista) non sono necessariamente il nucleo o la forza propulsiva dietro il potere ebraico.Il potere ebreo è in realtà molto più complesso che una semplice lista dei gruppi di pressione ebraici o persone che sviluppano abilità altamente manipolatrici. Il potere ebreo ha una capacità unica perché smettiamo di discutere o anche contemplare lo stesso. E’ la capacità di determinare i limiti del discorso politico e della critica in particolare.
Contrariamente al sapere popolare, non sono i “sionisti di destra” quelli che facilitano il potere ebreo. In realtà sono “il Buono”, l’”illuminato”, e il “progressista” che fanno del potere ebreo il potere più efficace e contundente della terra. Sono i “progressisti” quelli che confondono la nostra capacità di identificare le politiche tribali giudeo-centriche incrostate nel cuore del neo-conservatorismo, nell’imperialismo statunitense contemporaneo e nella politica estera. Viene definito “anti” sionista chi fa tutto il possibile per sviare la nostra attenzione dal fatto che Israele si definisce come Stato ebreo e accieca di fronte al fatto che i loro carri armati sono decorati con simboli ebrei. Sono stati gli intellettuali ebrei di sinistra ad affrettarsi a denunciare i professori Mershmeimer e Walt, a Jeff Blankfort e l’opera di James Petra di fronte alla lobby ebraica. E non è un segreto che Occupy AIPAC, la campagna contro la lobby politica più pericolosa degli USA, sia dominata da pochi membri della tribù eletta. Dobbiamo affrontare il fatto che le nostre voci dissidenti sono lontane dall’essere libere. Al contrario, ci troviamo di fronte a un caso istituzionale di controllo dell’opposizione.
In 1984 di George Orwell, forse Emmanuel Goldstein è il personaggio centrale. Il Goldstein di Orwell è un rivoluzionario ebreo, un Leon Trotsky di finzione rappresentato come il capo di una misteriosa organizzazione chiamata “La Fratellanza” è anche l’autore della maggior parte del testo sovversivo rivoluzionario (Teoria e Pratica del collettivismo oligarchico). Goldstein è la “voce dissidente”, è chi dice la verità. Addentrandoci nel testo di Orwell ci rendiamo conto che il partito di O’ Brien “Inner Circle” in realtà è stato inventato dal Grande Fratello nell’ambito di un palese tentativo di controllare l’opposizione e i limiti possibili della dissidenza.
La personale narrazione di Orwell sulla guerra civile spagnola, omaggio a Catalogna, chiaramente anticipava la creazione di Emmanuel Goldstein. E’ stata la testimonianza di Orwell sulla Spagna ciò che un decennio dopo si trasformò in una comprensione profonda della dissidenza come una forma di opposizione controllata. La mia congettura è che, alla fine del 1940, Orwell aveva compreso la profondità dell’intolleranza e le tendenze tiranniche e complici che giacciono nel cuore della “grande fratellanza” della politica e della prassi nella sinistra.
Sorprendentemente, un intento di esaminare la nostra opposizione contemporanea controllata dentro la sinistra e del progressismo rivela che è molto distante dall’essere cospirazionista. Allo stesso modo nel caso delle lobby ebraiche, viene definita “opposizione” mentre cerca di coprire i suoi interessi tribali, il suo orientamento spirituale e ideologico e la sua affiliazione.
Un breve esame della lista delle organizzazioni create dall’Open Society Institute (OSI) di George Soros, presenta un panorama non chiaro. Quasi tutta la rete progressista statunitense si finanzia, in parte o in grande parte, da un sionista liberale, il multimilionario filantropo che sostiene molte cause importanti che sono in grande parte pro sioniste. Esattamente come il sionista Haim Saban, Soros non opera clandestinamente. La sua Open Society Institute offre orgogliosamente tutta l’informazione necessaria riguardo la quantità di shekels (moneta israeliana) con cui finanzia le sue cause.
Quindi non si può accusare Soros o l’Open Society di nessuna oscura ricerca del discorso politico che soffoca la libertà d’espressione, neanche di “controllare l’opposizione”. Tutto ciò che Soros fa è appoggiare un’ampia varietà di “cause umanitarie”: diritti umani, diritti della donna, diritti dei gay, l’uguaglianza, la democrazia, la Primavera Araba, l’inverno arabo, l’oppresso, l’oppressore, la tolleranza, l’intolleranza, Palestina, Israele, contro la guerra, favorevole alla guerra (solo quando sia veramente necessario) e così di seguito.
Come nel Grande Fratello di Orwell,che inquadra i limiti della dissidenza per mezzo del controllo dell’opposizione, l’Open Society di Soros determina anche i limiti del pensiero critico. Ma a differenza di 1984, dove è il partito ad inventare la sua stessa opposizione e scrive i testi, dentro il nostro discorso“progressista”, sono proprio le nostre voci di dissenso, volontariamente e coscientemente, quelle che compromettono i suoi stessi principi.
Soros può aver letto Orwell- e chiaramente credere nel suo messaggio- perché a volte sostiene anche forze oppositrici. Ad esempio finanzia il movimento filo sionista J.Street così come le ONG palestinesi. E indovinate cosa? Non ci mettono molto tempo i beneficiari palestinesi a mettere in discussione i loro preziosi principi per farli incastrare perfettamente alla visione del mondo del loro benefattore. Leggi il resto dell’articolo

Il caos costruito

C’è un caos imponente e straordinario con cui si regge la natura. Perfino i dettagli di quest’ordine sono manifestazione del caos. Il nostro vincolo in quanto umani, è con la trama di quel caos. Solo che abbiamo perso il suo tempo e il nostro posto nello spazio. Nella struttura sociale s’inventa anche il caos. Quel caos che sistematizza il potere a sua convenienza. Il rumore lo controlla chi conserva silenzio. Il potere trasforma in profitto la rabbia delle maggioranze. Soltanto una mente quieta può rispondere con efficacia al contrario. E nell’accelerata routine finiamo per confondere le due forme di caos. Cambiamo concetti e sospendiamo decisioni. Natura per destino ed evoluzione per adattamento. E’ possibile che poche persone dubitino che il mondo attuale stia attraversando un caos generalizzato.

Nell’industria mediatica sia giornalisti che analisti insistono sull’argomento  Con forza veniamo informati che nessuno controlla niente, che Internet è arrivata per sconfiggere poteri e credo. Il caso del mondo arabo è forse una delle maggiori prove dell’assurdo informativo al quale assistiamo. Si è preteso di farci vedere che la cosiddetta “primavera araba” era prodotto della “rivoluzione” delle reti sociali. Dalla sera alla mattina Facebook e Twitter sono diventati “le spade salvatrici” dei “guerrieri” del XXI secolo. Negli ultimi giorni, con una simulazione del film diffuso su Internet, dove si pretendeva di offendere a Maometto, ci veniva detto che il mondo arabo era passato dalla primavera all’inverno.

Di fronte a questi avvenimenti, e tutti i possibili “uragani sociali” che ci fanno vedere che stanno muovendo la rete, mi vengono parecchi interrogativi. E’ veramente Internet un’arma formatrice di opinione pubblica o solo un ripetitore di quello che i mass media convenzionali già dicono? Come può la rete muovere le masse che ancora non dispongono di tale strumento? E’ internet, fino ad ora, una strategia per costruire una realtà parallela alla verità sociale? A quale tipo di divorzio stiamo assistendo con questa dualità di realtà, entrambe controllate, forse per uno stesso fine, dal potere globale? Pretendono di ridurci a spettatori di una realtà falsamente partecipativa?
E’ possibile che dietro questi avvenimenti ci siano le mani di chi amministra le risorse della terra. Se la “primavera araba” è stata una rivolta sospetta, forse l’”inverno arabo” (con tutte le offese ai credo dei musulmani) sia un nuovo passo nella lunga scalata del caos come strategia di guerra. Il potere con sede negli Stati Uniti conosce i mille di sinonimi della parola colonizzazione e li applica sia nell’apparente pace come nella guerra diretta. Seminare la rabbia negli avversari è uno dei suoi principali ricorsi, in questo modo scuote il rivale e lo toglie dalla potente battaglia delle idee. L’ira, come capitale dell’usura, potrebbe essere l’arma che quel potere sta usando contro il mondo arabo. Cosa succederebbe se dal mondo islamico la risposta, in faccia a questi maestri della guerra, fosse quella della strategia della parola? La bestia affamata di potere sa come spezzare la razionalità dell’altro con l’uso dell’ira. Solo un’offensiva ragionata potrebbe affrontare con opzione di vittoria a questa forma di “colonizzazione discreta”.
Sono molti gli analisti che parlano d’internet come il grande “liberatore” della razza umana. Non molto tempo fa uno di questi esperti dell’ordine stabilito diceva che “non esistono più segreti ne totalitarismi grazie alla “democratizzazione” delle reti sociali”. Questo saggio si riferiva a internet come lo spazio dove con la pubblicazione di un breve testo o foto chiunque potesse sconfiggere il più terribile degli imperi. è arrivato a definire che quello che stava succedendo era dovuto ad un “caos non controllato da nessun potere”. Sappiamo che il caos si pianifica, ci sono esperti nel controllo del caos a beneficio di una minoranza osservante. Forse quello che c’è dietro la forma di come si pretende controllare internet sia la pretesa di innalzare un caos parallelo che allontani lo sguardo dalla realtà sociale. Importante sarebbe che in internet o per strada non si perda di vista il movimento del caos reale che controlla la natura coerentemente al nostro sentire umano. In quel caos cosmico ci sono domande alle quali i costruttori del caos sociale non potrebbero mai rispondere.

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Traduzione: FreeYourMind!

Biopotere e diritto di uccidere.

“Anche per  Foucault l’obiettivo fondamentale dei regimi totalitari è la volontà di manipolazione infinita dell’umano. Attraverso la micidiale combinazione di biopotere, potere pastorale e potere sovrano, messa in atto dal “razzismo di Stato” si può instaurare una gestione totale della vita della popolazione. Il totalitarismo- il nazismo in primo luogo- ha infatti mostrato fino al parossismo, l’intreccio tra il diritto sovrano di uccidere e i meccanismi del biopotere: un gioco che in realtà, per Foucault, è iscritto nel funzionamento di tutti gli Stati moderni, rispetto al quale i regimi totalitari hanno avuto la funzione di allertare la nostra attenzione. La tarda modernità ha infatti dato luogo a una riconfigurazione particolare dei rapporti di potere. Ha visto nascere la cosidetta biopolitica. Il biopotere si distingue dalla sovranità “statale classica per la sua attenzione alla “produttività” della vita, che spinge ai margini la preoccupazione per la morte. La svolta decisiva si consuma in Foucault allorchè il biopotere iscrive il razzismo nei meccanismi dello Stato. Perchè esso rappresenta sopratutto il modo attraverso cui, nell’ambito di quel potere che preso in gestione la vita, diventa possibile separare ciò che deve vivere e ciò che deve morire. Attraverso il razzismo, infatti, il potere può trattare una popolazione come una mescolanza di razze, può suddividere la specie in sottogruppi. Può, insomma, frammentare, gerarchizzare, istituire delle censure all’interno di quel continuum biologico che è diventato il suo nuovo oggetto di manipolazione. Può inoltre mettere all’opera, in modo completamente nuovo e “biologico”, la relazione guerresca: “se vuoi vivere occorre che l’altro muoia”. In altri termini la morte, o meglio, la messa a morte, è ammissibile all’interno della biopolitica non se tende alla vittoria sugli avversari, ma se ha in vista l’eliminazione del pericolo biologico, se dunque ha di mira il rafforzamento della popolazione, della specie o della razza. Lungi dall’essere espressione di un semplice odio reciproco tra le razze, ma anche irriducibile a un’operazione politica che vorrebbe incanalare in un mitico avversario le ostilità che percorrono il corpo sociale, la specificità del razzismo moderno è legata a una tecnica di potere, non tanto a un contenuto ideologico. Foucault radicalizza l’interscambiabilità dei contenuti ideologici, per porre l’accento sugli elementi strategici degli effetti di verità dell’operazione ideologica. L’originalità del nazismo sta nell’aver reso assolutamente coesistenti i due poteri, mai prima di quel momento così completamente sovrapposti: il biopotere che coltiva, protegge e organizza la vita e il potere sovrano di morte. Il razzismo totalitario è dunque ciò che permette l’accensione di un dispositivo di forze che deve produrre funzionalità identitaria ed eliminare gli ostacoli, veri o presunti, di un’alterità, di una minaccia, spesso costruita ad hoc. Leggi il resto dell’articolo

LE OLIMPIADI MILITARIZZATE DI LONDRA EVOCANO 1984 DI ORWELL

Le Olimpiadi di Londra assumono rapidamente l’aspetto di una vasta operazione militare terrestre e aerea e non quella di un evento sportivo internazionale.Invece di un sentimento di fratellanza internazionalista che dovrebbero incarnare i Giochi olimpici, a Londra regna un’atmosfera minacciosa di paesi in guerra con missili terra-aria dispiegati sui tetti di edifici residenziali, navi da guerra della Marina in stato di allerta,così come aerei da combattimento ed elicotteri della Royal Air Force pattugliano i cieli sopra la capitale britannica.
Di Finian Cunningham

Mondialisation

I Giochi iniziano entro una settimana (domani 27-7, n.FYM). Tra gli sviluppi recenti figura un annuncio del ministero della Difesa britannico che ha voluto 3500 soldati in più dispiegati per garantire la sicurezza dei 30 siti che ospitano eventi sportivi. Questi si sommano ai 13.500 militari già assegnati per proteggere il pubblico e le squadre sportive dal rischio di un attacco terroristico.

Il Generale britannico Sir Nick Parker, che supervisiona le misure di sicurezza, ha detto che uno dei piani d’urgenza consiste nel far fronte ad un “evento di tipo 11 settembre.
Il dispiegamento di truppe a Londra e dintorni comprende 7000 persone in più rispetto le attuali operazioni britanniche in Afghanistan.

Questo numero si somma ai 10.000 agenti di polizia supplementari e ad una divisione di 10.000 guardie di sicurezza private. G45, la società di sicurezza privata che ha vinto il contratto con le Olimpiadi, ha dimostrato di non essere in grado di soddisfare i requisiti in termini di personale per garantire la sicurezza dei Giochi.Questa rivelazione è all’origine del reclutamento più recente di soldati supplementari. Leggi il resto dell’articolo

Tra libertà e sicurezza

And did you exchange a walk on part in the war for a lead role in a cage?

Vi è una linea ideale all’interno della quale si muove l’esistenza di ogni uomo, una linea le cui estremità si chiamano libertà e sicurezza.
Libertà da una parte, sicurezza al suo opposto.
Definire la libertà non è semplice, e mai lo è stato.
Vi sono innumerevoli definizioni che a tale concetto si sono date nel corso dei secoli, così come vi sono diversi piani in cui l’idea di libertà si può applicare: quello fisico, quello mentale, quello più propriamente intimo.
E l’essere liberi in assoluto è una chimera, dal momento che in ogni aspetto del nostro vivere sono presenti regole e costrizioni, più o meno grandi, doveri e legami, più o meno sentiti.
Più semplice, al contrario, descrivere la sicurezza, poichè il suo campo è più prettamente ‘materiale’, concreto, terreno ed utilitaristico.
La sicurezza è un sentimento strettamente connesso con l’istinto primario di ogni essere animale, ovvero la sopravvivenza, e l’uomo, come si suol dire, non fa eccezione in questo.
Per l’essere umano, nello specifico, il concetto di sicurezza si traduce concretamente nella possibilità di soddisfare i suoi bisogni primari, e vitali.
La sensazione di sicurezza è quindi garantita dalla possibilità di avere del cibo, un riparo, dei vestiti, e prima ancora, dal non doversi preoccupare per la propria incolumità fisica.
Vivere senza temere di essere in pericolo di vita, prima di ogni altra cosa.
Si può facilmente constatare come questa necessità primaria sia stata, dalla notte dei tempi, la giustificazione per ogni forma di potere che nei secoli ha avuto il compito di guidare la vita delle varie società.
La presenza di qualcuno che “garantisca la sicurezza” è da sempre il motivo principale, infatti, per il quale gli uomini delegano a quel qualcuno l’esercizio del potere. Leggi il resto dell’articolo

Il Grande Fratello ti prende la parola: “ghiaccio”, “maiale” e “aiuto”….vocabolario terrorista?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

E’ stata pubblicata una lista di parole “sospette” che se usate nella Rete potrebbero richiamare l’attenzione dei servizi di sicurezza degli Stati Uniti.

Sei ritornato dalle vacanze trascorse in qualche spiaggia messicana ed hai deciso di condividere l’esperienza su un blog? O ha scritto qualcosa su twitter relativo ad un corso sci? Attenzione…i servizi di sicurezza USA potrebbero considerare i tuoi commenti come “sospetti”.

Nella sua ossessiva lotta anti-terrorismo, il Dipartimento di Sicurezza Nazionale degli USA (DHS), ha elaborato una lista di parole sospette. Se molte di queste possono avere un evidente richiamo, come Al-Qaeda o bomba, altri casi sorprendono. Ad esempio l’allarme del Grande Fratello può scattare se si scrive qualcosa sulla neve o sulla carne di maiale. Leggi il resto dell’articolo

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