Il sistema di sfruttamento occidentale non funziona più

Intervista al movimento russo eurasiatico.
Alexandre Latsa

La caduta dell’Unione Sovietica ha portato alla fine del sistema di relazioni internazionali di Jalta e al trionfo dell’egemonia statunitense. La conseguenza è stato il passaggio da un un mondo bipolare a uno unipolare. Tuttavia alcuni analisti parlano di un possibile ritorno a un mondo bipolare. Come considerate tale possibilità? C’è la possibilità che una potenza emergente sfidi l’egemonia degli Stati Uniti?

Il crollo dell’Unione Sovietica ha infatti portato direttamente al dominio statunitense negli affari mondiali. Quando Bush senior ha proclamato il nuovo ordine mondiale dalle sabbie dell’Iraq, molti (nel mondo occidentale) hanno anche pensato che sarebbe stato così per sempre, che la storia delle idee si sarebbe fermata e che il mondo sarebbe perciò sempre rimasto sotto il dominio statunitense. Vediamo oggi che si sbagliavano, e ci sono voluti solo dieci anni affinché la storia si riprendesse i suoi diritti, trascinando gli USA nelle guerre che ne accelerano il declino, mentre paradossalmente avrebbero dovuto stabilirne il dominio. Durante lo stesso decennio, la Russia si è ripresa dalle sue ceneri ed è tornata ad essere una potenza regionale forte. Un potenza che ha delle visioni di dominio in Eurasia, come ha martellato Vladimir Putin durante il suo primo discorso presidenziale del 7 maggio 2012. Si parla molto del confronto Russia /USA dall’inizio di questo secolo, ma questi paesi non saranno probabilmente mai i principali attori chiave del mondo di domani, come gli USA e l’URSS lo furono nel mondo di ieri. E’ logico che oggi la Cina sia puntata dagli strateghi statunitensi come principale avversario, perché è la Cina che rischia di diventare la maggiore potenza mondiale nel corso di questo secolo, sia economicamente, che finanziariamente, per popolazione e forse anche militarmente. E’ la Cina che dovrebbe quindi diventare il più grande concorrente degli USA in declino, e se non si fa nulla, il mondo di domani sarà scandito dalla contrapposizione Cina/USA. Leggi il resto dell’articolo

LA NATO AFGANIZZA L’EUROPA

Il ministro Fornero continua sulla linea delle provocazioni propagandistiche già seguita dal suo predecessore Sacconi. Il nuovo ministro del Lavoro e del Welfare vuole addirittura accreditarsi sui media come icona femminista, ed è riuscita ad aprire una disputa su una di quelle questioni che possono cambiarti la vita: se si debba dire “la Fornero”, o “Fornero”, oppure “il Fornero”. Nel frattempo il ministro “femminista” lancia altri siluri contro l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, ed è significativo che nessun commentatore abbia notato come l’affossare il licenziamento per giusta causa esporrebbe ancora di più le donne a ricatti sessuali sul luogo di lavoro.
La propaganda del ministro Fornero non si limita a giocare sul futile, ma esplora arditamente i territori del demenziale, parlando dell’articolo 18 come un “tabù”. Non solo icona femminista, anche campionessa del libero pensiero. Ma l’articolo 18 concerne la dignità umana, e la dignità umana non è un precetto che ci sia stato calato dal cielo, bensì una convenzione umana, cioè un tabù. Ognuno si sceglie i suoi tabù: c’è chi preferisce la dignità umana, e chi invece il pareggio di bilancio.
D’altra parte, il futile seduce solo i futili, ed il demenziale affascina solo i dementi (vedi Veltroni). Non è questa perciò la propaganda più insidiosa, semmai quella che adopera strumentalmente frammenti di verità. Persino un Tremonti si può far bello di qualche sprazzo di verità, e dirci ogni tanto che i banchieri fanno le rapine e che i politici, ed anche i mitici “imprenditori”, in realtà sono nella loro gran parte dei lobbisti delle banche. Ma una verità incompleta può essere fuorviante quanto una menzogna. Non esiste infatti un potere della finanza in quanto tale, una finanza che sia separabile o distinguibile dal potere militare.  Leggi il resto dell’articolo

“Il potere globale è finito”

Il progetto di Zbigniew Brzezinski per rilanciare lo status globale degli USA  e promuovere una roadmap geopolitica meno pericolosa. 

WASHINGTON, 13 feb (UPI) – Dalla polvere alla polvere, il potere globale non c’è più. Così dice Zbigniew Brzezinski , l’unico rivale di Henry Kissinger nel tempio della fama  della geopolitica contemporanea americana.
Per secoli, gran parte del panorama globale terrestre e marino è stato dominato da una sola potenza – ad esempio, Portogallo, Spagna, Gran Bretagna, Stati Uniti – e i recenti aspiranti padroni dell’universo non durarono a lungo.
L’impero tedesco millenario di Hitler è stato costruito in sei anni – e schiacciato in sei anni (1939-45 Seconda Guerra Mondiale). Il  sanguinoso impero di Stalin durato un po’ più a lungo sull’orologio della storia. Dopo il Cremlino ha ammesso la sconfitta e si p ritirato dall’Afghanistan nel febbraio 1989, la cortina di ferro è crollata e le colonie dell’Europa dell’Est recuperato la propria libertà.
Parlando del suo 20.mo libro “Visione Strategica – l’America e la crisi del potere globale” – e forse il miglior tomo di geopolitica, Zbig, come è universalmente noto, ha dichiarato: “Dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica, abbiamo visto l’emergere di un unico potere – gli Stati Uniti Molti credevano che erano stati scelti da Dio e commissionato dalla storia a essere il potere dominante sul mondo.
Ora eccoci qui, due decenni più tardi, e non è più preminente“, ha detto a un pranzo al Club Nazionale Democratico delle Donne. “Non siamo in declino, come alcuni suggeriscono, ma non abbiamo più il comando e il rispetto del mondo, e continuiamo a leggere che la Cina presto sostituirà gli Stati Uniti, da qualche parte tra il 2016 e il 2018” – da quattro a sei anni da oggi. Leggi il resto dell’articolo

ACTA-Anti-Counterfeiting Trade Agreement: l’usurpazione di Internet da parte delle Corporazioni

Sulla scia di una protesta pubblica contro alcuni disegni di legge per regolamentare Internet, come SOPA e PIPA, i rappresentanti della UE hanno firmato, ieri a Tokio,  una nuova legge molto più minacciosa. Guidate dai governi degli Stati Uniti e del Giappone e costruite in gran parte in assenza di consapevolezza pubblica, le misure dell’Anti-Counterfeiting Trade Agreement (ACTA) alterano drammaticamente l’attuale quadro giuridico internazionale, introducendo i primi processi sostanziali di regolamentazione globale di internet. Con totale disprezzo verso il processo democratico, i negoziati del trattato si sono svolti esclusivamente tra rappresentanti dell’industria e funzionari di governo, escludendo dalle audizioni i rappresentanti eletti e i membri della stampa.

Con il pretesto di proteggere i diritti di proprietà intellettuale, il trattato introduce misure che consentono al settore privato di applicare un’ampia autorità centrale sui contenuti internet. L’ACTA abolisce tutta la supervisione legale che riguarda la rimozione di contenuti e consente ai titolari di copyright di costringere gli ISP a rimuovere il materiale da internet, qualcosa che attualmente richiede un ordine del tribunale. L’ISP si troverebbe quindi di fronte a responsabilità legali, se scegliesse di non rimuovere i contenuti. Teoricamente, i blog personali possono essere rimossi per l’utilizzo non autorizzato di loghi aziendali, o semplicemente perun collegamento a materiale scritto, gli utenti potrebbero essere criminalizzati, esclusi dall’accesso a Internet e finire anche in carcere per la condivisione di materiale protetto da copyright. In definitiva, queste implicazioni sarebbero fortemente dannose per internet come mezzo per la libertà di parola. Leggi il resto dell’articolo

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