Biopotere e diritto di uccidere.

“Anche per  Foucault l’obiettivo fondamentale dei regimi totalitari è la volontà di manipolazione infinita dell’umano. Attraverso la micidiale combinazione di biopotere, potere pastorale e potere sovrano, messa in atto dal “razzismo di Stato” si può instaurare una gestione totale della vita della popolazione. Il totalitarismo- il nazismo in primo luogo- ha infatti mostrato fino al parossismo, l’intreccio tra il diritto sovrano di uccidere e i meccanismi del biopotere: un gioco che in realtà, per Foucault, è iscritto nel funzionamento di tutti gli Stati moderni, rispetto al quale i regimi totalitari hanno avuto la funzione di allertare la nostra attenzione. La tarda modernità ha infatti dato luogo a una riconfigurazione particolare dei rapporti di potere. Ha visto nascere la cosidetta biopolitica. Il biopotere si distingue dalla sovranità “statale classica per la sua attenzione alla “produttività” della vita, che spinge ai margini la preoccupazione per la morte. La svolta decisiva si consuma in Foucault allorchè il biopotere iscrive il razzismo nei meccanismi dello Stato. Perchè esso rappresenta sopratutto il modo attraverso cui, nell’ambito di quel potere che preso in gestione la vita, diventa possibile separare ciò che deve vivere e ciò che deve morire. Attraverso il razzismo, infatti, il potere può trattare una popolazione come una mescolanza di razze, può suddividere la specie in sottogruppi. Può, insomma, frammentare, gerarchizzare, istituire delle censure all’interno di quel continuum biologico che è diventato il suo nuovo oggetto di manipolazione. Può inoltre mettere all’opera, in modo completamente nuovo e “biologico”, la relazione guerresca: “se vuoi vivere occorre che l’altro muoia”. In altri termini la morte, o meglio, la messa a morte, è ammissibile all’interno della biopolitica non se tende alla vittoria sugli avversari, ma se ha in vista l’eliminazione del pericolo biologico, se dunque ha di mira il rafforzamento della popolazione, della specie o della razza. Lungi dall’essere espressione di un semplice odio reciproco tra le razze, ma anche irriducibile a un’operazione politica che vorrebbe incanalare in un mitico avversario le ostilità che percorrono il corpo sociale, la specificità del razzismo moderno è legata a una tecnica di potere, non tanto a un contenuto ideologico. Foucault radicalizza l’interscambiabilità dei contenuti ideologici, per porre l’accento sugli elementi strategici degli effetti di verità dell’operazione ideologica. L’originalità del nazismo sta nell’aver reso assolutamente coesistenti i due poteri, mai prima di quel momento così completamente sovrapposti: il biopotere che coltiva, protegge e organizza la vita e il potere sovrano di morte. Il razzismo totalitario è dunque ciò che permette l’accensione di un dispositivo di forze che deve produrre funzionalità identitaria ed eliminare gli ostacoli, veri o presunti, di un’alterità, di una minaccia, spesso costruita ad hoc. Leggi il resto dell’articolo

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