INGROIA: IN POLITICA O IN PENSIONE?

faro_ue

Il ritorno in grande stile del Buffone di Arcore sulla scena mediatica si inquadra in una vera e propria “operazione nostalgia”, che presenta contraddizioni abbastanza evidenti. Risulta strano infatti accorgersi di essere stato vittima di una congiura dopo aver concesso un anno di sostegno parlamentare all’attuale governo; come pure appare abbastanza contorto paventare come una catastrofe un’eventuale vittoria della “sinistra”, e poi avere invece come massimo bersaglio polemico la cancelliera Merkel, con la quale si condivide l’adesione al Partito Popolare Europeo.
Anche il nostalgismo mussoliniano presentava evidenti ed analoghi controsensi, dato che il Duce era caduto, anche lui, non per un complotto comunista, bensì per propria debolezza, cioè per un voto contrario del Gran Consiglio del Fascismo. D’altra parte il nostalgismo non deve consistere affatto in un messaggio politico lineare, ma solo nel prospettare una sorta di paradosso propagandistico in funzione della difesa dell’assetto politico vigente in quel certo momento. Negli anni ’50 il nostalgismo mussoliniano significava indirettamente considerare il regime clericale democristiano di allora come il massimo di progresso possibile, già ai limiti della sovversione; mentre il nostalgismo attuale dovrebbe servire a presentare il Buffone come l’unica alternativa esistente a Mario Monti.
C’è però, in questo caso, un paradosso nel paradosso; poiché, considerando l’attuale offerta politica, una vera alternativa a Monti non viene prospettata da nessun altro. Monti, infatti, non è una personalità politica autonoma, ma un crocevia di condizionamenti sovranazionali; condizionamenti dell’Unione Europea, della finanza internazionale e della NATO. Come è ormai arcinoto, Monti è stato commissario europeo, “advisor” di Goldman Sachs, “advisor” di Moody’s, “advisor” di Coca Cola, “advisor” del Consiglio Atlantico della NATO (“advisor” è un’espressione elegante per dire che si prendono soldi da qualcuno). Il problema quindi non è l’advisor, ma coloro che lo pagano, e a proposito di questi non è che si faccia un gran parlare in sede politica.
Dal proprio punto di vista, Monti non avrebbe neppure il dovere di considerare i trenta emolumenti da advisor che percepisce come i trenta denari del traditore del proprio Paese, poiché sono stati dei legittimi governi ad avviluppare, nel corso di decenni, l’Italia in una rete di trattati internazionali, in base ai quali fare gli interessi di multinazionali straniere rientra nel novero del lecito e del meritevole. Si è scritto e parlato tanto di un’opera di fantasia come i Protocolli dei Sette Savi di Sion, e invece non si è spesa neppure qualche riga per intrattenerci sulla dura realtà dei protocolli dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO), in base ai quali l’Italia deve condizionare le sue scelte economiche ad un labirinto di forche caudine; ciò, ovviamente, in nome di una presunta “libertà di commercio”.
In caso di contenziosi, l’arbitrato offerto dal WTO è invariabilmente sbilanciato a favore dei Paesi più forti, in base alle logiche dei patti leonini. L’intreccio tra il WTO ed il Fondo Monetario Internazionale è regolato da quegli stessi protocolli, ed ha avuto l’effetto di rafforzare il controllo monetario del FMI sull’Unione Europea. [1]
Con il tour de force dei negoziati svoltosi dal 1986 al 1995, per volere degli Stati Uniti, il vecchio GATT si è trasformato nell’attuale WTO, che può oggi vantarsi di stringere nel suo cappio tutto lo scambio mondiale, compresi gli “spazzolini da denti” (sic!). [2]
Oggi un magistrato antimafia come Antonio Ingroia ha assunto la guida delle “sinistre radicali”, e ciò, ovviamente, in nome della bandiera della “legalità”. E qui il paradosso proposto da Ingroia riesce a superare persino quello del Buffone. In quale categoria rientrano infatti i trattati internazionali? Nella legalità? Oppure in quella sorta di “meta-legalità” in cui consiste il rapporto di dominio coloniale?
La meta-legalità dei Trattati crea un ambiente favorevole all’espandersi dell’illegalità. Il cleptosauro trova il suo habitat ideale nella colonizzazione, poiché, dato che le decisioni si prendono altrove, alla politica locale rimane come scelta solo quella di rubare.
Le condanne giudiziarie inflitte alla Thyssenkrupp per la strage di operai, ed alle multinazionali del credito Deutsche Bank e UBS per la truffa dei derivati al Comune di Milano, indicano che qualche magistrato benitenzionato può ancora giocare sulle contraddizioni esistenti tra legislazione nazionale ed i trattati internazionali, perciò si può ancora riuscire a mettere qualche piccolo bastone tra le ruote al dilagare dello strapotere coloniale delle multinazionali.
Ingroia ha invece lasciato la funzione di magistrato, cioè di tutore della legge, dotato di specifici strumenti normativi a riguardo, per andare ad occupare una funzione di parlamentare, il quale, invece, non ha a disposizione proprio nulla. Un magistrato avrebbe la possibilità di agire come singolo magistrato, salvo essere poi smentito da gradi di giudizio successivi; mentre un parlamentare non può agire singolarmente, può rivendicare solo una generica funzione ispettiva, può anche rivolgere interrogazioni ed interpellanze al governo, che può anche non rispondergli; ma il potere è della maggioranza. Dato che Ingroia non corre il pericolo di avere la maggioranza, e neppure il rischio di diventare Presidente del Consiglio, non si comprende cosa possa fare per la “legalità” all’interno del parlamento.
Ma, si potrebbe obiettare, anche la parola ha un potere. Certo, ma se si dice qualcosa che vada a toccare assetti di potere che si avvantaggiano dell’essere al fuori ed al di sopra della discussione, cosa che Ingroia non ha fatto. Criticare la mafia non è vietato, ma criticare la NATO, invece sì; come ha dimostrato tragicamente la vicenda di Pio La Torre. E proprio le indagini della Direzione Distrettuale Antimafia hanno contribuito a mettere in evidenza che esiste un nesso preciso tra il potere delle mafie sul territorio e l’extra-territorialità di cui beneficiano le basi NATO. [3]
Alla grossolanità dei continui attacchi alla Carta Costituzionale, si è reagito costruendo un vero e proprio feticismo della Costituzione, che rischia anch’esso di scadere in un’infantilizzazione dell’opinione pubblica, che viene indotta a venerare una Carta che non solo non fornisce alcuno strumento di difesa nei confronti dello strapotere dei Trattati internazionali, ma addirittura, all’articolo 75, vieta di sottoporre a referendum abrogativo le leggi che li ratificano.
La bandiera della “legalità”, e la relativa candidatura di Ingroia, per le sinistre cosiddette radicali comportano solo effetti di paralisi e di confusione, poiché il potere può “illegalizzare” a piacimento le lotte sociali, come si è visto sin troppo bene nel caso del movimento No Tav. Si può essere spinti nell’illegalità anche senza volerlo, con il rischio di essere giudicati dai corrotti. Sarà duro poi conciliare il culto della magistratura con le condanne penali nei confronti di chi protesta. Questo culto della magistratura è stato arbitrariamente edificato sulla base dell’esempio di una piccola minoranza di giudici e pubblici ministeri disposti a credere all’uguaglianza davanti alla legge. Se Ingroia faceva parte di quella minoranza, ora si è ulteriormente assottigliata.
Altro che discesa in campo. La politica oggi sembra svolgere più una funzione di pensionamento, di togliersi dalla mischia. Ora persino Monti è “salito” in politica. Che anche lui abbia fatto il suo tempo, e debba lasciare il passo a qualcosa e qualcuno di ancora peggio?

1] http://translate.googleusercontent.com/translate_c?depth=1&ei=L53iUNLUJcmctQb4gYGgBg&hl=it&prev=/search%3Fq%3Dwto%2Btreaty%26hl%3Dit%26tbo%3Dd&rurl=translate.google.it&sl=en&u=http://www.wto.org/english/docs_e/legal_e/legal_e.htm&usg=ALkJrhgV62AltlJzg-OLsTdzWecCeC_IIA
2] http://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&u=http://www.wto.org/english/thewto_e/whatis_e/tif_e/fact5_e.htm&prev=/search%3Fq%3Duruguay%2Bround%26hl%3Dit%26tbo%3Dd%26biw%3D960%26bih%3D493&sa=X&ei=9iLjUK2hHobatAavkYHwCQ&sqi=2&ved=0CFYQ7gEwBA
3] http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/01/giugliano-militari-nato-abitano-pagano-laffitto-nelle-case-della-camorra/214718/

Fonte

LE COPERTURE INTERNAZIONALI DELLA RISCOSSA MAFIOSA

“La mafia, lo ripeto ancora una volta, non è un cancro proliferato per caso su un tessuto sano. Vive in perfetta simbiosi con la miriade di protettori, complici, informatori, debitori di ogni tipo, grandi e piccoli maestri cantori, gente intimidita o ricattata che appartiene a tutti gli strati della società. Questo è il terreno di coltura di Cosa Nostra con tutto quello che comporta di implicazioni dirette o indirette, consapevoli o no, volontarie o obbligate, che spesso godono del consenso della popolazione” Giovanni Falcone (n.d.FYM)

 

 

 

 

 

 

 

 

La Corte di Cassazione ha lanciato un siluro contro la specie di reato nota come concorso esterno in associazione mafiosa. Da alcune reazioni alla sentenza è sembrato che tale specie di reato costituisca un principio irrinunciabile, una trincea del diritto; ed allora da parte di esponenti del Partito Democratico, come Luciano Violante, è arrivato il tipico riflesso condizionato di marca PD, cioè il prevedibile calo di brache, con la immediata disponibilità a rivedere l’articolo del codice che disciplina il concorso esterno in associazione mafiosa. Forse Violante ci tiene a farci sapere che anche lui non ha tabù. Violante deve aver confuso il concorso esterno in associazione mafiosa con l’articolo 18. Leggi il resto dell’articolo

LA TOSATURA. Ma le pecore non stavano sui Monti? (di Jacopo Berlendis)

Un amministratore delegato di Intesa-San Paolo e super manager in CIR, un presidente del Comitato Militare della NATO, un membro del CDA di Telecom, un ex ambasciatore in Israele e ora negli USA, un ex consigliere della Banca Mondiale e membri di organizzazioni ecclesiali, il tutto coordinato da un advisordi Goldman Sachs, nonché presidente europeo della Commissione Trilaterale e membro del gruppo Bilderberg. Ecco il nuovo governo, insediatosi nell’euforia generale, per la soddisfazione di tutti, o quasi.

Obama è senz’altro il più soddisfatto. Il capo della servitù, divenuto tale dopo decenni di onorato servizio (si ricordi il celebre viaggio di Napolitano a Washington del 1978), ha fatto un ottimo lavoro con i sottoposti. Il cameriere di Arcore ha apparecchiato la tavola, mentre gli chef internazionali, o meglio ancora, europei, Draghi e Monti, hanno preparato succulente ricette (economiche) per il padrone, che, insieme al suo fido pastore tedesco, farà dei nostri settori strategici tanti prelibati Bocconi. Che io sappia, niente panfili questa volta. Poco male, quando si papperanno il porto di Genova come hanno fatto con il Pireo avranno tutto lo spazio per ogni festicciola che vorranno. Leggi il resto dell’articolo

Che noia!Siamo sempre all’8 settembre

1. Il 26 agosto su “Libero” vi era un articolo della Maglie in cui si parlava della guerra libica come stolta, condotta da Sarkò e Cameron, che ci costerà un mucchio di soldi e forse ce ne farà perdere molti in affari andati in fumo. Ma per fortuna, dice la signora, Berlusca ci sta mettendo una pezza ricevendo il traditore di Gheddafi, che adesso guida il presunto governicchio dei “ribelli” (cioè degli “ascari” della Nato e quindi degli Usa di Obama). Il “Giornale” fa molto peggio, raccontando, fra l’altro una bugia colossale: “L’Italia [badoglian-savoiarda, nota mia] mette al sicuro gli affari con Tripoli”. Non si dice che l’Italia era l’unica in Europa ad avere rapporti lucrosi in Libia, assieme alla Russia di Putin, mentre adesso dovrà cedere la più gran parte delle sue “postazioni” (che non riguardavano solo gas e petrolio, ma infrastrutture, costruzioni edilizie, trasporti, aviazione libica e armamenti vari, ecc.) a banditi, comunque più attrezzati e non puramente traditori come Berlusconi; lui, appunto, è Badoglio mentre “altri” sono i Savoia. Leggi il resto dell’articolo

Ormai Rimminchionito

La manovra finanziaria è ormai il vaso di Pandora, se ne scoprono sempre nuove sorprese. Il premier o è rimbambito, e ha perso completamente ogni capacità di intendere e volere, o ha abdicato alla sua funzione, aspettando che tra Usa, presdelarep, e il suo ministro Tremonti gli condiscano per bene la “pensione”. Certo rischia, perché qualcuno lo aspetta al varco, sempre più abbandonato dai suoi inferociti elettori, per fottergli anche le aziende. Cosa che comunque, a questo punto, si merita ampiamente. Ha tradito su tutta la linea: in politica estera come sul piano della difesa delle nostre industrie strategiche. E’ un impasto tra Gano di Maganza e Don Abbondio; mistura esplosiva.

Si è fatto fare una leggina che fotte De Benedetti. A me sembrerebbe logico che non si pagasse fino a sentenza definitiva, ma non si può inventarsi la leggina ad hoc proprio in questo momento. Le pensioni sono bastonate a partire da 1400 euro lordi (1100 netti); adesso si scopre che di fatto c’è una sorta di patrimoniale, che va ben oltre il premeditato passaggio dal 12,5 al 20% di imposta sulle sedicenti rendite finanziarie (semplici, infimi, interessi su modesti risparmi di milioni e milioni di italiani, che non sono rentier). Addirittura, con l’insensato aumento dell’imposta di bollo, vengono colpiti anche i Bot e gli altri titoli di Stato a medio periodo. Tremonti è un idiota perfetto? Nessuno lo crede. E’ certo un miserabile contabile e non un ministro delle finanze (non diversamente dal troglodita Visco); ma non è così deficiente da non capire il disastro che sta combinando e la paura che incute ormai agli elettori, compresi quelli di centro-destra.

Il gioco è dunque evidente. Il rimbambimento di Berlusca è ormai arrivato al capolinea; il suo terrore di Obama e di una vendetta della GFeID (grande finanza e industria decotta, cioè parassita) italiana al suo (di Obama) servizio è ormai al diapason. Quindi il subdolo e infido ministrucolo “finanziario” – tutto pregno di “economia sociale di mercato” a spese di milioni di italiani del ceto medio-basso – sta dilagando, portando scientemente alla perdizione il governo su ordini precisi arrivati da ben individuate “sponde” (atlantiche). L’alternativa è pessima, lo sappiamo; ma ormai questo sbandato premier, incapace di tenere la barra (salvo cederla ad Alfano che cerca disperatamente di coinvolgere i moderati del centro in una politica di semplice suicidio politico), deve andarsene, non ha più voce in capitolo.

Per quanto mi concerne, non lo critico, in sé e per sé, per i suoi festini sessuali; se però questi gli hanno prosciugato il midollo spinale e infine il cervello, è ovvio che la questione cambia aspetto: diventa politica. Fuori dai coglioni, caro premier, ormai sei istupidito al punto di cottura a cui ti volevano condurre. Ci sono riusciti; adesso vattene. Questo l’augurio. Poi, bisogna preparare la resistenza ai farabutti e delinquenti pronti a saltarci addosso per spogliarci; essendo questi, ovviamente, i reali rappresentanti dello straniero (leggi Usa di Obama) in questo paese ormai servo e colonizzato.

Fonte : http://www.conflittiestrategie.it/2011/07/05/ormai-rimminchionito-di-giellegi-5-luglio-%E2%80%9911/

La resa dei conti

La breccia di Piasapia a Milano è diventata una voragine che ha inghiottito i consensi di Letizia Moratti, martire del Partito delle Libertà. A Napoli Giggino o’ pazz ha sbancato il “casino partenopeo” e si innalzato al livello di San Gennaro. Di fatti, solo un matto senza contatto con la realtà o un santo con virtù miracolistiche può pensare di liberare i napoletani dal male della spazzatura ricorrendo alla differenziata. Forse la spazzatura non brucerà ma i suoi giuramenti da magistrato finiranno inceneriti. Mi sia dunque consentito di dubitare della bontà di questo duplice rovesciamento amministrativo che a sinistra definiscono una rinascita e a destra una piaga. Se prima le cose non andavano bene, ed è inutile negarlo, adesso potranno anche peggiorare perché chi ha vinto “vanta” un pessimo curriculum professionale e nessuna esperienza di gestione della cosa pubblica locale. In più alle spalle di questi rinnovatori fanno capolino i soliti centri di potere dalle mani lunghe e dall’appetito insaziabile. Qualcuno potrà dirmi che a Napoli la faccenda è un po’ diversa poiché De Magistris non è legato al precedente regime bassoliniano che ha messo in ginocchio il comune con i suoi interessi di bottega e di guapperia. Vero, ma ai poteri leciti ed illeciti non dispiacerà avere come Primo cittadino un pasticcione che si troverà presto nei guai. Il magistrato ha fatto troppe promesse in campagna elettorale impossibili da mantenere ed inoltre si è liberato in un solo colpo della rete sistemica sulla quale si è retto il governo della città senza avere un’alternativa pronta. Verrà a mancargli presto il polso della situazione se non media con tali gangli, per cui delle due l’una. O ritorna ai compromessi di un tempo con la coda tra le gambe oppure sarà risommerso dal pattume respinto in campagna elettorale. Di indubitabile al momento c’è soltanto l’indebolimento di B. il quale non è stato scacciato dal paradiso terrestre per i suoi peccati ma per sopraggiunti limiti di iniziativa e di credibilità politica. In sostanza, il Cavaliere si è fatto fuori da solo a causa dei suoi cambi repentini di traiettoria sui temi decisivi dell’agenda governativa quali la politica estera, la riforma della giustizia, quella fiscale e la ripresa industriale ed occupazionale. La corsa di B. verso Obama durante il G8 francese è il sintomo conclamato della sua disperazione. Le parole di B. al Presidente statunitense (che hanno fatto vergognare i soliti perbenisti di sinistra, tutta etichetta e poca intelligenza) devono essere interpretate nell’unica maniera possibile: trattasi di resa su tutti i fronti eccetto uno. Ovvero, traducendo dal guittesco all’italiano: mi tolgo di mezzo ma la giustizia deve lasciare in pace me, i miei discendenti e le aziende di famiglia. Poiché quando si cerca un compromesso o un salvacondotto non si parla con i subalterni o i distaccati, B. si è rivolto direttamente a colui che comanda nel mondo. I magistrati che hanno visto la scena, se non si sono del tutto istupiditi, hanno capito l’antifona e ora sanno che qualcuno potrebbe consigliargli di abbassare i toni e ridurre le persecuzioni. Non ci si accanisce sulla bottiglia se il “tappo” è saltato. Tuttavia, potrebbe anche verificarsi una escalation contro B. il quale se malauguratamente è andato a parlamentare con i suoi nemici a mani vuote riceverà non la grazia chiesta ma la giustizia temuta. Quando Cossiga, nel turbine degli avvenimenti dei primi anni ’90, fu sottoposto ad una dura campagna giornalistica tesa a farlo fuori, chiamò Washington e disse che se tutto quel fango su di lui non si fosse fermato avrebbe rivelato a reti unificate con quali mezzi gli USA avevano ottenuto la base di Comiso in Sicilia. Infatti, era stata la mafia a costringere i proprietari a lasciare i terreni sui quali i militari americani si sarebbero poi insediati. Ma Cossiga poté agire in questo modo perché aveva buoni rapporti con l’intelligence mentre B., che non ha mai controllato i servizi – tanto da essersi fatto incastrare da alcune sciacquette di borgata munite di registratore – può fare la fine del maiale sgozzato. Di lui si mangeranno tutto e finirà a testa in giù, non in una pubblica piazza ma nel mattatoio dei quartieri a luci rosse. Qui sta la differenza tra uno statista col vezzo delle amanti ed un satiro con l’hobby della politica.

Fonte : http://conflittiestrategie.splinder.com/post/24647320/la-resa-dei-conti-di-gp

Declino con incognite

                                                                                                                                                              1. Il 14 dicembre dell’anno scorso Berlusconi, fra lo stupore quasi generale e la rabbia irrefrenabile di chi già manifestava il giubilo per la sua…..giubilazione, si salvò; per poco, ma in modo chiaro. E da lì iniziò la fine del primo attacco a fondo portato, soprattutto con l’appoggio di Fini, dopo la lunga preparazione di un 2010 passato a illustrare scandali “tra le lenzuola” con un moralismo d’accatto, tipico di forze politiche comunque ormai marce e storicamente finite (al massimo potranno continuare a sopravvivere come zombi portando l’Italia al disfacimento totale). In un primo tempo, salvatosi, egli sembrò avere un sussulto di lucidità e parlò di andare a nuove elezioni, che in quel momento – ne sono convinto – gli avrebbero permesso di regolare i conti con una “sinistra” (e “destra” finiana che non era cosa diversa nel panorama dell’antipolitica italiana) ormai allo sbando. Entrò però in campo la seconda linea d’attacco (Napolitano), che fece balenare l’intenzione di non concedere lo scioglimento delle Camere e di tentare l’ammucchiata di tutti gli antiberlusconiani, da “sinistra” a “destra” (secondo queste finzioni ormai ridicole, ma che si possono usare come si fa a teatro con le maschere).

Berlusconi esitò e scelse la strada del galleggiamento con recupero dei fuoriusciti e perfino di alcuni che erano stati eletti con l’“altra maschera”. Tutti gridarono alla compera di deputati nel solito vaniloquio che nasconde accuratamente la realtà. Segnali precisi del fatto che Berlusconi aveva imboccato negli ultimi mesi dell’anno la “via della salvezza” erano il ritorno al Cavaliere di Ferrara e, in forma appena più mitigata, di Guzzanti. Che significavano questi ritorni? L’abbandono da parte del premier di velleità di politica estera (di cui parleremo meglio in futuro in una valutazione più complessiva della situazione internazionale), che gli avevano fatto combinare qualcosa di positivo (per il paese) tra il 2003 e il 2009, pur se non credo per sua propria iniziativa, ma per quella di forze rimaste sempre oscure, ma che sono convinto siano state “dietro” di lui fin dal 1993-4, mai capaci tuttavia di manifestarsi e di pesare infine in modo decisivo nella scena politica italiana (e negli apparati di potere reale dello Stato). Quel che è accaduto negli ultimi mesi pur tra qualche esitazione e apparente ritorno sui suoi passi – il tutto a mio avviso calcolato per non rompere decisamente e da un giorno all’altro con chi lo aveva, nascostamente, sostenuto – ha mostrato il totale cedimento berlusconiano di fronte alla politica “del serpente” obamiana (in realtà, anche qui, c’è una distorsione del reale, perché tale politica inizia con Gates, ex capo della Cia, che prende il posto di Rumsfeld nel novembre del 2006 e dà avvio alla tattica del caos o della “fluidità”, guidata nello scorrere casuale dei suoi “rivoli”, ma sempre con margini di aleatorietà, utili fra l’altro a confondere e spiazzare massimamente gli avversari).

Questo cedimento è stato essenziale per salvarsi dall’attacco forsennato di magistratura e Fini; non c’era alcun bisogno di pensare a compere di deputati. Questi ultimi – essendo in buona parte quelli del Fli rientrati avendo colto il fallimento di questo primo attacco – si spostarono perché avevano colto il riallineamento agli Usa e quindi il possibile nuovo favore concesso da tale paese al “figliol prodigo” rientrato pienamente in famiglia (perché comunque la famiglia di Berlusconi è quella americana, sia chiaro). E’ ovvio che però il “perdono” è parziale e l’“ometto” va comunque tenuto sotto pressione con la seconda linea d’attacco, il cui leader manifesto (semplice mandatario di ben altri “capi”) è in Italia Napolitano, ma che conta uomini come Draghi, più nascostamente e subdolamente Tremonti (sempre sgusciante come un’anguilla, con dichiarazioni “emotive” in contrasto netto con le sue decisioni effettive).

Da qui inizia il reale declino di Berlusconi. La popolazione italiana non capisce alcunché di politica, soprattutto estera; coglie però l’incertezza dell’uomo, il suo non controllo della politica economica, malgrado i malumori (reali o ancora una volta di mascheramento ad uso dei suoi sostenitori?) nei confronti di Tremonti. Così pure, quando scoppia la crisi libica, personaggi di una modestia intellettuale e politica assoluta come Frattini e persino La Russa sembrano guidare le scelte dell’Italia, sempre con le “finte e controfinte” del premier, che cerca di non fare la figura oscena di chi contraddice a 180° il credito concesso entusiasticamente a Gheddafi, Putin, ecc. fino a pochi mesi, oserei dire settimane, prima. La partita, a mio avviso, è ormai ampiamente truccata. Il Cavaliere ha già accettato il suo declino, ma sta contrattando – e in questo uomini come Ferrara, un po’ (molto) meno Guzzanti, sono utili – una fuoriuscita morbida che salvi l’essenziale dei suoi interessi. Mi dispiace per i suoi elettori, ma anche le elezioni ultime sono di fatto truccate. Intendiamoci: non è che Berlusconi volesse perdere Milano, certi eventi sono andati “troppo oltre”. Tuttavia, non è così dispiaciuto e di “cattivo umore” come si dice (perché lui lo fa dire). Leggi il resto dell’articolo

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: