E bravo Renzi, hai bruciato un milione di posti di lavoro

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Con 10 miliardi di euro si può creare quasi un milione di posti di lavoro, con stipendi da 1.200 euro netti al mese: perché invece disperdere quella cifra su dieci milioni di persone che un lavoro ce l’hanno già, e a cui 80 euro in più non cambiano certo la vita? Luciano Gallino non ha dubbi: «Al reale cambiamento, Renzi ha preferito lo spot ad effetto, l’impatto mediatico: 10 miliardi per 10 milioni di persone. Rimane impresso nelle menti, ma non cambia le sorti di nessuno». Tutto perfettamente in linea col rigore – per i lavoratori – raccomandato dai “padroni del mondo”, interessati a mantenere alta la disoccupazione: lo stesso progetto del Jobs Act che frammenta e precarizza ulteriormente il lavoro «nasce vecchio di vent’anni», già proposto nel lontano 1994 proprio dall’Ocse, uno dei massimi super-poteri mondiali, quello da cui oltretutto proviene l’attuale ministro dell’economia, Pier Carlo Padoan.

A colloquio con Giacomo Russo Spena per “Micromega”, il sociologo dell’ateneo torinese denuncia il Jobs Act come un residuato bellico che porta la firma dell’Ocse, cioè «uno dei tanti organismi internazionali che entrano negli affari dei singoli Stati raccomandando sempre flessibilità, concertazione, taglio dello stato sociale». Esattamente vent’anni fa, spiega Gallino, l’Ocse produsse uno studio sull’indice di Lpl, cioè “legislazione a protezione dei lavoratori”, un indicatore di rigidità del mercato. Tesi: più alto è l’indicatore, più alta è la disoccupazione. «Da allora – dice Gallino – molti giuristi, economisti e sociologi hanno dimostrato come lo studio fosse stato scritto scegliendo prima le conclusioni, ovvero l’idea che bisognava smantellare e ridurre la protezione giuridica del lavoro per creare nuovi posti di lavoro, e solo successivamente analizzati i dati che, ovviamente, suffragavano quest’impostazione. In realtà – conclude il sociologo – non c’è alcuna conferma che il taglio dell’indice Lpl possa portare ad aumento dell’occupazione».

Nel 2006, continua Gallino, la stessa Ocse, dopo una serie di risultati, ha ammesso la contraddittorietà del fondamento: l’indice Lpl per l’Italia nel 1994 era superiore al 3,5. Dopo 12 anni, con le riforme delle leggi Treu 1997 (govenro Prodi) e Maroni-Sacconi 2003 (governo Berlusconi), era sceso ad 1,5. Più che dimezzato, eppure «i precari sono diventati 4 milioni». Identica musica col governo Monti: «La riforma Fornero ha seguito la stessa scia». E ora ecco il Jobs Act, a favorire ancora una volta la mobilità in uscita. «Nel 2014 ci ritroviamo con progetti lanciati su scala nazionale nel 1994». Sicché, «l’idea di continuare a perseverare con la medesima tecnica, che ha prodotto l’attuale disastro sociale, è preoccupante». Sintetizzando: con Renzi, «siamo di fronte a un conducente che affronta una strada tortuosa di montagna guardando soprattutto nello specchietto retrovisore: una cosa pericolosa, da non fare».

Precarizzazione “espansiva”, come l’austerity “felice” spacciata dai guru di Harvard e adottata dalla Troika europea? «La precarietà mina la vita di milioni di persone, com’è evidente dagli ultimi 15-20 anni. Distrugge professionalità, costringendo una persona nell’arco di 10 anni a passare da un mestiere all’altro penalizzando esperienze magari indispensabili. E inoltre riduce la produttività del lavoro, come si palesa nelle statistiche. In Italia, culla della precarietà, le imprese ottengono un minimo di profitto e fanno quadrare il bilancio tagliando sul costo del lavoro e puntando sulla compressione salariale dei dipendenti o sulla loro estrema flessibilizzazione». Tutto questo, «invece di investire su tecnologia qualificata, innovazione, ricerca e nuovi settori produttivi: così la precarietà non rappresenta una pessima strada solo per le condizioni di vita dei lavoratori, ma anche per l’economia perché incentiva una strada sbagliata». A questo punto sarebbe fondamentale una vera opposizione. La Cgil? Non pervenuta: il sindacato della Camusso è ormai «appannato».

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La lobby più potente del mondo

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di Andrea Baranes

Poteri . L’esercito degli Stakeholder, 60 a 1 per la finanza

Sono 1.700 addetti per un fat­tu­rato di oltre 120 milioni di euro l’anno. Non par­liamo di una mul­ti­na­zio­nale, ma dell’esercito di lob­bi­sti che affolla le isti­tu­zioni euro­pee a Bru­xel­les e della quan­tità di denaro for­nita ogni anno da ban­che e altre imprese del set­tore per soste­nerne le atti­vità. Sono alcuni dei dati rias­sunti nel rap­porto pub­bli­cato il 9 aprile da Cor­po­rate Europe Obser­va­tory — Ceo e inti­to­lato “la potenza di fuoco della lobby finan­zia­ria”, che siamo in grado di anticipare.

Se è banale, se non inge­nuo, sor­pren­dersi di fronte alla noti­zia di un mondo finan­zia­rio che eser­cita una for­tis­sima atti­vità di lobby sulle isti­tu­zioni euro­pee, ben diverso è leg­gere i dati e le cifre in gioco. Ogni regola, Diret­tiva, o ricerca passi da Par­la­mento, Com­mis­sione, Bce o qual­si­vo­glia altra isti­tu­zione euro­pea è sog­getta a que­sta potenza di fuoco. «Pro­ba­bil­mente la lobby più potente del mondo»; parole non di un qual­che gruppo di com­plot­tari, ma del Com­mis­sa­rio euro­peo Algir­das Semeta.

Così come non sono gruppi di com­plot­tari ma decine di par­la­men­tari euro­pei di diversi par­titi e schie­ra­menti che già a giu­gno 2010 sot­to­scri­vono un appello nel quale testual­mente si segnala che «pos­siamo vedere ogni giorno la pres­sione eser­ci­tata dall’industria ban­ca­ria e finan­zia­ria per influen­zare le leggi che li gover­nano. Non c’è nulla di straor­di­na­rio se que­ste imprese fanno cono­scere il pro­prio punto di vista e hanno discus­sioni con i legi­sla­tori. Ma ci sem­bra che l’asimmetria tra il potere di que­sta atti­vità di lobby e la man­canza di una espe­rienza oppo­sta ponga un peri­colo per la democrazia».

Que­sto peri­colo diventa pur­troppo evi­dente scor­rendo il rap­porto di Ceo. In sede euro­pea il mondo finan­zia­rio supera la spesa in atti­vità di lobby di ogni altro gruppo di inte­resse per un fat­tore di 50 a 1.

Per fare un esem­pio tra i molti pos­si­bili, una recente discus­sione al Par­la­mento euro­peo su una Diret­tiva riguar­dante hedge fundpri­vate equity, 900 emen­da­menti sui 1.700 totali sono stati redatti non da par­la­men­tari ma da lob­bi­sti del mondo finanziario.

Al Par­la­mento euro­peo sono attivi gruppi come il Euro­pean Par­lia­mentary Finan­cial Ser­vi­ces Forum (EPFSF) che com­prende mem­bri del Par­la­mento e lob­bi­sti finan­ziari per «pro­muo­vere un dia­logo tra il Par­la­mento euro­peo e l’industria dei ser­vizi finanziari».

Que­sto dia­logo com­prende ad esem­pio inviti ai par­la­men­tari per «semi­nari edu­ca­tivi sul tra­ding dei deri­vati». Il forum è finan­ziato prin­ci­pal­mente dai suoi 52 mem­bri, tra i quali JP Mor­gan, Gold­man Sachs Inter­na­tio­nal, Deu­tsche Bank, Citi­group e altri. E’ pos­si­bile saperlo per­ché ad oggi è l’unico gruppo di rilievo in ambito finan­zia­rio a rive­lare il nome dei pro­pri mem­bri. Il “Regi­stro per la Tra­spa­renza” delle atti­vità di lobby, isti­tuito in Ue nel 2008 per pro­vare a fare chia­rezza, è infatti uni­ca­mente volon­ta­rio, lasciando a imprese e lob­bi­sti la scelta di regi­strarsi o meno. Sta di fatto che un sin­golo par­la­men­tare euro­peo rivela di avere rice­vuto qual­cosa come 142 inviti in due anni dal mondo finan­zia­rio per “eventi”, “semi­nari” o simili. Leggi il resto dell’articolo

La Sindrome di Yeltsin e il ritorno delle Potenze.

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di Uriel Fanelli

Ogni volta che vedo spuntare sui giornali quanto sia popolare Putin in Russia, ed ora vedo quanto popolare sia Erdogan in Turchia, e poi vedo che alcuni giornali cianciano di “Ritorno delle Potenze”, mi scopro a chiedermi “ma perche’ guardano il dato sbagliato?” . Il vero problema non e’ quanto sia popolare Putin in Russia. Non e’ una sorpresa. E non e’ nemmeno quanto sia popolare Erdogan in Turchia. Anche questo e’ risaputo. Il problema che dovremmo farci semmai e’ un altro: quanto e’ popolare Putin in Germania, Italia, Francia, Inghilterra?

Questo e’ il punto del problema, e questo e’ l’interrogativo: i leader che appaiono piu’ forti , piu’ inamovibili, piu’ rigidi, ed a volte persino piu’ violenti, stanno entrando nella hit parade della politica europea , e nessuno si chiede il perche’.

In questo senso, sarebbe utile conoscere la storia della Russia moderna, per capirlo.  Se non si capisce per quale motivo i personaggi come Putin , Erdogan , ma anche leader molto fermi nel dire “NO”  siano  in tale ascesa.

Dopo il crollo del comunismo, la Russia fu semplicemente assalita dal peggio dei gangsters delle borse americane ed inglesi. Nonostante non mancasse la pubblica amministrazione russa , e nonostante non mancassero certo persone oneste in Russia, essi non persero tempo a costruire qualcosa di buono. Cercarono sistematicamente i mafiosi locali, che arricchirono sino a farne degli oligarchi, e ridussero la Russia in un luogo da cui fuggire. Nel periodo in cui la “Democrazia” arrivava in Russia, fuggirono a questa situazione , che definirei “pre-batistiana” quasi 50 milioni di russi, tale fu la drammatica catastrofe demografica avvenuta in quel periodo.

Se nel periodo comunista il russo poteva almeno uscire di casa per andare a bere vodka col vicino, in quel periodo rischiava di venire ucciso o rapinato dagli “Uligani”, o venire coinvolto in qualche sparatoria tra gang di mafiosi. Le donne andavano letteralmente scortate, le giovani venivano rapite per rifornire i mercati della prostituzione, un fiume di droga invase la nazione, che divenne un inferno invivibile.

Quando i russi volevano piu’ polizia, o solo una polizia migliore, veniva risposto loro che il comunismo era finito, e che quella era la democrazia e la via occidentale. Per anni la gente imploro’ non dico il ritorno dello stato comunista, ma almeno l’arrivo di uno stato qualsiasi. E parlo di una situazione al cui confronto i peggiori quartieri di Napoli sembravano il centro di Zurigo. in confronto.

Ora, quando arriva Putin e torna lo stato, e’ ovvio che tutti fecero festa. Non te ne frega un cazzo se qualcuno perseguita i gay, se nella situazione precedente i bambini venivano rapiti per girare snuff movies, o per essere venduti in qualche mercato di pervertiti: a quel punto, rivuoi una morale qualsiasi , e se si esagera nell’altra direzione, beh, quando hai visto l’inferno, e l’inferno ti ha detto “io sono la democrazia”, allora sei ben felice della tua dittatura.

Questa e’ la sindrome Russa: una mostruosa massa di potenti gangster che arrivano, chiamano “liberta’ ” i loro porci comodi, e riducono ogni cosa in un inferno. Dopo questo, chiunque porti un minimo di ordine e’ il benvenuto. Putin non ha bisogno di nascondere le sue tendenze autoritarie, perche’ dopo aver spedito in carcere un pochino di oligarchi, e aver fatto vedere le loro famiglie implorarlo per una decina di anni, il russo ha capito una cosa: che finche’ ci sara’ qualcuno come Putin, quell’orrore chiamato democrazia non tornera’.

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La partita dell’energia tra Eni e shale gas

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di Francesco Carlesi

La fratturazione idraulica è una tecnica d’estrazione di gas che sta assumendo sempre più importanza e notorietà in questi ultimi anni. Per ogni pozzo, trenta o quaranta milioni di litri d’acqua, miscelata con sostanze chimiche (coperte da segreto industriale) vengono sparate con una pressione che frantuma la roccia, liberando il gas, che viene catturato e commercializzato. Tutto ciò sta diventando un’impressionante arma nelle mani degli Stati Uniti d’America, i maggiori produttori e consumatori a livello mondiale del cosiddetto shale gas, i cui prezzi rispetto alle risorse  energetiche tradizionali appaiono estremamente competitivi. Non a caso, sono proprio le lobby industriali americane ad opporsi alla vendita verso l’estero dello shale, per mantenere un vantaggio economico non indifferente rispetto ai concorrenti europei e asiatici. Difficile credere che sarà così per sempre.

La questione ucraina si inserisce appieno in questo contesto. Impossessarsi del paese – chiave attraverso il quale passa la maggior parte del gas russo per l’Europa (e quindi l’Italia) avrebbe un valore strategico fondamentale per gli Usa nella “lotta energetica” che anima le maggiori potenze mondiali. A quel punto, infatti, potrebbe essere facile per il paese a stelle e strisce entrare sul mercato con lo shale gas da dominatore incontrastato. I recenti incontri diplomatici di Obama e il tentativo di isolare la Russia nascondono anche questa valenza.

La nota vicenda del South Stream (che “bypassa” l’Ucraina) assume quindi una volta di più carattere vitale per l’Italia, in una partita in cui è l’indipendenza nazionale ad essere in gioco. Centrale per il nostro paese e il suo “braccio armato”, l’Eni di Scaroni, sarà anche la capacità di differenziare le fonti di approvvigionamento energetico. All’ordine del giorno vi è la questione della Tap (Trans Adriatic Pipeline), che  dovrebbe portare gas naturale dall’Azerbaijan all’Italia tramite Grecia e Albania. Questo progetto di Gasdotto Trans-Adriatico prevede la realizzazione di un nuovo metanodotto di importazione di gas naturale dalla regione del Mar Caspio all’Europa, lungo circa 870 km, con approdo sulla costa italiana,  nella provincia di Lecce. Sarà dura però superare le perplessità di ambientalisti e partiti politici (SEL in primis), che si oppongono strenuamente alla realizzazione in questione.

Importante è anche il gas proveniente dalla Libia, in cui ancora subiamo le conseguenze dell’intervento armato contro Gheddafi, grazie al quale Francia e Inghilterra si sono inserite nel paese mettendo in pericolo i nostri interessi. Tornare a essere “matteiani” e recuperare le posizioni in Africa, un continente nel quale oltre alla tradizionale presenza francese si stanno facendo prepotentemente strada attori quali Cina e Brasile, è una delle sfide più importanti che si pongono di fronte alla nostra nazione.

Anche perché, oltre agli Stati Uniti, anche Israele potrebbe diventare un futuro esportatore di gas, se riuscisse a sfruttare a pieno la recente scoperta del maxi-giacimento Leviathan nel Mar di Levante. Stiamo parlando di un paese che che sin dagli anni ’50 tentò di ostacolare le nostre politiche indipendentiste sul piano energetico e delle relazioni internazionali. Riguardo al Leviathan, già si è aperta una lotta, diplomatica e non, tra le potenze della zona come Cipro e Turchia (oltre ovviamente a Russia e Stati Uniti) per trarre massimo vantaggio da una situazione che potrebbe letteralmente rivoluzionare gli scenari.

Come si evince facilmente, le carte in tavola possono cambiare da un momento all’altro. Oltre alle pesanti incognite emerse recentemente riguardo allo shale gas, sia dal punto di vista delle reali potenzialità dei giacimenti che da quello del devastante impatto ambientale, i maggiori nodi da sciogliere per il nostro paese restano legati alla capacità strategica dell’Eni. A Scaroni, impegnato in diversi incontri importanti tra Africa e Washington in questi giorni, il compito di dare voce all’Italia nella complessa rete in cui da sempre si muove la nostra tormentata politica estera.

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Il caso-Moro e la politica internazionale

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di Francesco Carlesi

E’ il 2009 quando un lettera anonima alla Stampa a proposito del caso – Moro si conclude con queste parole: «La mattina del 16 marzo ero su di una moto e operavo alle dipendenze del colonnello Guglielmi, con me alla guida della moto un altro uomo proveniente come me da Torino; il nostro compito era quello di proteggere le Br nella loro azione da disturbi di qualsiasi genere. Io non credo che voi giornalisti non sappiate come veramente andarono le cose ma nel caso fosse così, provate a parlare con chi guidava la moto, è possibile che voglia farlo, da allora non ci siamo più parlati, anche se ho avuto modo di incontralo ultimamente…Tanto io posso dire, sta a voi decidere se saperne di più». Partendo proprio da queste rivelazioni, l’esperto di antiterrorismo Enrico Rossi ha svolto una serie di indagini, sollevando recentemente il dubbio di un “intervento di copertura” dei servizi segreti in occasione della strage di Via Fani. L’ispettore Rossi, ora in pensione, riapre una delle ferite più gravi della storia repubblicana, i cui contorni appaiono ancor oggi tutt’altro che chiari.

Ma le sue parole possono stupire solamente gli sprovveduti o i disinformati. Sin dai giorni del sequestro, la seduta spiritica a cui partecipò Romano Prodi fece capire che qualcosa di torbido si celava dietro la vicenda. E il documentatissimo libro Doveva Morire del giudice Ferdinando Imposimato, che si occupò a lungo del caso, già aveva messo a nudo le barriere che magistrati e polizia avevano trovato nelle loro indagini. Muri eretti da personaggi i cui nomi e cognomi sono noti, come l’allora ministro dell’Interno Francesco Cossiga, che creò un apposito “comitato ombra” per perseguire i suoi scopi. Fini personali e “americani”.  Aiutato per l’occasione dall’immancabile CIA nella persona di Steve Pieczenik. E si capisce come non abbia senso qui tirare in ballo il ritornello dei “servizi deviati”, se è vero che la politica filoatlantica è stata uno dei capisaldi della classe dirigente italiana del dopoguerra, e di rimando di militari e forze dell’ordine. E proprio chi tentò di “deviare” da questa linea è stato inesorabilmente colpito, come Mattei e lo stesso Moro. Aprire al mondo arabo e cercare una via indipendente per l’Italia è stato il grande peccato mortale della politica italiana post – 1945, da allora inesorabilmente inquinata dalle manovre dei servizi americani, russi e israeliani (oltre che delle logge massoniche nazionali e internazionali quale la P2), in cerca dei loro interessi nel paese crocevia geopolitico del mediterraneo. Rilevare ciò è un mero dato di fatto che non ha nulla a che vedere con l’altro abusato ritornello del “complottismo”. «Non esistono complotti, solo strategie», e basta qui rifarsi al citato libro di Imposimato, o ad acute ricerche quale Dominio incontrollato di Filippo Ghira.

Se è vero quindi che molti giovani di diverse fazioni si organizzarono per “combattere il sistema” con mezzi spesso illegali, altrettanto pacifico sembra rilevare il ruolo che i servizi segreti giocarono negli anni della Guerra fredda. Servizi di tutto il mondo, e strutture internazionali come l’Hyperion di Corrado Simioni, che elaborarono raffinate strategie e fecero dell’infiltrazione uno dei capisaldi del loro modus operandi. Non a caso Bettino Craxi nel 1980 indicò proprio Simioni come il “grande vecchio” dietro le Br e diverse azioni terroristiche sul suolo italiano. Ma a suggerimenti di questo tipo troppo spesso la stampa e la politica non ha dato seguito con indagini e (auto)critiche serie. Vedremo se le parole di Rossi saranno un momento per riflettere e tentare di scoprire una delle tante verità celate dietro l’apparenza della democrazia, oppure solo l’ennesima occasione mancata.

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I veri costi che nessuno taglia sono quelli della sovranità ceduta

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di Gianni Dessi

Poco tempo fa, ho scritto in una nota che il presunto (?) taglio delle commesse legate all’acquisto dei famigerati, e sonori bidoni, Jet “F35”, sarebbe certamente sacrosanto, ma anche decisamente tardivo e non risolutivo in nulla. Un ritardo che ha permesso di buttare più di 3 miliardi già investiti dagli stessi cialtroni che oggi (ad un solo anno di distanza) dicono essere superflui.
(leggi articolo correlato a fondo pagina)
Ho anche già palesato che Il programma “soldato futuro”, come altri programmi militari, e’ certamente rinviabile a fronte delle esigenze impellenti generate dalla crisi attuale.
Ciò che proprio non mi torna, è la volontà dichiarata dal governo: da un lato, di non sostituire con altro le mancate acquisizioni – queste necessarie a tenere in vita un dispositivo accettabile ed autonomo di difesa; dall’altro, di operare un generale piano di dismissione della logistica militare italiana, rinunciando de facto et sine die alla possibilità di avere una politica militare indipendente.
Non torna, perché si mette in discussione la sicurezza, ed esistenza stessa, di una nazione in quanto tale, salvo avere in mente (non essendo loro né pacifisti né ingenui), il definitivo appalto della difesa ad organismi sovranazionali (UE e NATO), slegandola da ogni possibile ultimo trait d’union con la nazione stessa. Parte del più generale piano di liquidazione della sovranità nazionale italiana residua e dismissione dei suoi beni strategici e produttivi.
Questi tagli – questi si, populisti nel peggior senso del termine ed in assenza di una definita diversa e nuova politica estera, oggi completamente assente – rischiano di essere solo un palliativo ancor più dannoso delle spese.
Infine, giova chiedersi :dove andranno a finire questi risparmi? Ai disoccupati, alle famiglie, ai lavoratori, alle PMI? Ovviamente no, anche li si taglia alla grande. La risposta e’ – dati i parametri e gli impegni vincolanti dei trattati europei – andranno a ripianare il debito truffa ed a finanziare progetti UE e USA.
Il gioco delle tre carte sarebbe completo. Il banco vince sempre e noi continuiamo ad agonizzare.
A ben guardare, basterebbe semplicemente riappropriarsi della propria politica estera e sovranità nazionale (su quella monetaria, leggi articolo correlato a fondo pagina), ma questo non è in discussione e guarda caso va nella stessa direzione di quanto sopra esposto
Vediamo nel dettaglio alcune voci.
Iniziamo con il Fiscal Compact, il quale dovrebbe “comportare, ogni anno, tagli alla spesa ed aumenti delle entrate per complessivi 50 miliardi di euro circa. Nel tentativo di ridurre lo stock di debito pubblico, si ridurrebbe ulteriormente il Pil aumentando quindi il rapporto tra stock e debito”.
Per il MES, l’Italia dovrà versare in scaglioni una percentuale del 17,9% del totale, cioè 125,3 miliardi di Euro, sul totale di 700 miliardi di Euro previsti.
Questo, non è messo minimamente in discussione.
Vogliamo parlare della nostra azione “poco diplomatica” in Ucraina e la volontà di aderire alle (auto)sanzioni europee alla Russia? Il nostro volume d’affari complessivo con la Russia si avvicina ai 28 miliardi di euro ( 10 export e 18,5 import), che verrebbero messi a rischio per assecondare i capricci Neo Atlantici di Mr. Obama e le voglie di mercati e materie prime della Cancelliera Merkel. Per non parlare dei danni alla nostra economia, non solo in materia energetica, che potrebbe causare un irrigidimento delle rispettive posizioni.
Insomma, dopo aver autoboicottato la nostra economia mediterranea e vicino orientale, contribuendo attivamente (e finanziariamente) ad attaccare i nostri migliori partner commerciali, facciamo sepuku anche con quello che rimane.
Giova ricordare i danni fatti con le cosidette “primavere arabe” che, per noi e per loro, si sono rivelati bui inverni. Il danno alla nostra economia è ammontato nel 2011 in un calo del 20% delle esportazioni complessive con il Nord Africa. La riduzione è in buona parte dovuta al crollo (-77%) delle esportazioni verso la Libia, a causa della guerra civile che ha interrotto per alcuni mesi il flusso di beni e servizi. Rilevante, ma certamente più contenuto, è il calo delle esportazioni verso l’Egitto (-12%) e la Tunisia (-11%).
Lo scempio portato avanti in Libia è costato da solo circa 2 miliardi di euro in esportazioni (fonte Camera di Commercio Italo Libica) e circa 1 miliardo di spese militari di guerra.
Con l’Iran (- 20% di solo export nel 2012) l’interscambio (import/export) è diminuito – dal 2011 al 2012 – di 3,5 miliardi. Senza valutare le enormi perdite future in termini di “costo opportunità”. Parliamo infatti, di un mercato di 79 milioni di persone, di cui il 70% tra i 15 e i 64 anni di età, in continua evoluzione.
Con la Siria, si è fatto ben di peggio (- 1,16 miliardi di euro) con l’abdicazione al ruolo di principale partner economico europeo e di terzo partner mondiale (dopo Cina e Arabia Saudita) acquisito grazie agli accordi bilaterali siglati da Bashar Assad e Silvio Berlusconi nel vertice del 20 febbraio 2002. Grazie a quegli accordi l’Italia giocava un ruolo da protagonista nell’estrazione del petrolio e delle materie prime e garantiva alle proprie aziende ruoli di primo piano nella realizzazione di infrastrutture collegate.
Volutamente, e non certo per secondaria importanza, sto tralasciando l’aspetto geopolitico ed umanitario (nel vero senso della parola, non usraeliano del termine), che è ben stato affrontato in molte altre sedi. Gli scempi fatti, e ancora in corso, chiedono vendetta davanti a Dio e agli uomini, italiani e non.
A questo fosco quadro, si dovrebbero aggiungere i costi del mantenimento attivo di truppe, uomini e mezzi, in giro per il mondo a combattere guerre per procura.
Dal dopoguerra ad oggi,ma il 90% negli ultimi 30 anni, le nostre FFAA sono state impegnate in 132 missioni internazionali ( 38 ONU, 27 NATO, 23 UE, 43 altre), di cui ben il 40% di peace keeping ed il 17% di peace enforcement. Ossia, di guerra. Ancora oggi, ben 27 missioni sono in corso, al modico costo di 1,5 miliardi annui “in chiaro”(2013).
Non sappiamo, ma ammontano a centinaia di milioni, i costi occulti delle nostre sovvenzioni in termini di intelligence, armi, logistica e fondi per le operazioni di destabilizzazione per conto della NATO, come in Siria. Come è difficilmente calcolabile la “quota parte” italiana, uscita sempre dalle tasche dei contribuenti, che l’UE impiega per ripianare debiti e assistere stati, da portare nell’alveo della dittatura finanziaria europea e del suo mercato drogato. Gli 11 miliardi promessi alla golpista Ucraina sono ascrivibili a questi.
Last but not least, spendiamo ben 3,5 milioni di euro al mese per l’operazione Mare Nostrum, il cui nome nono poteva essere più ingannevole e inappropriato. Qui, per conto della globalizzazione e dei suoi interessi, ci facciamo carico del “prelievo e trasporto a domicilio” di masse di diseredati (vittime come noi, non certo colpevoli) utili al dumping sociale in patria, alle politiche di deportazione forzata per conto delle multinazionali ed ai criminali progetti delle èlite globali di distruzione delle identità e delle culture (di origine ed arrivo).
Si potrebbe anche andare avanti, ma credo che il quadro (equivalente a centinaia di miliardi di euro) possa bastare.
Appare chiaro che, nel nome dell’Europa e del suo prono servilismo agli USA/NATO, abbiamo distrutto una florida economia e decennali (alle volte, secoli) rapporti di parternariato commerciale.
Ora, ci continuano a chiedere dismissioni e privatizzazioni spacciandole come “necessarie”. Ci impongono rinunce salariali, tagli pensionistici e del personale, diritti del lavoro conquistati in secoli di dure lotte, pretendendo il plauso bovino delle masse anestetizzate da una politica assente e da media criminali e compiacenti. Ci vendono le continue cessioni di sovranità, più o meno mascherate, più o meno popolari, come i rimedi ai mali causati proprio dalla rinuncia al ruolo di Nazione e alla nostra esistenza come popolo, indipendente e sovrano.
Insomma, se proprio si vuole perire, almeno lo si faccia senza essere complici prudenti dell’assassino e con la dignità di una Nazione.

Fonti:
ISN
Newsmercati
Camera Italolibica
CCII
ilsole24ore
Difesa

Fonte

Gli americani dietro il Golpe in Ucraina

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di Gianni Petrosillo

Le ingerenze esterne nella sedizione di Maidan vengono a galla con particolari choccanti (non tanto per noi). Dopo la telefonata intercettata dai servizi segreti russi, qui , tra Victoria Nuland, diplomatica americana che ricopre la carica di Assistant Secretary of State for European and Eurasian Affairs per il Dipartimento di Stato USA e l’ambasciatore statunitense a Kiev, Geoffrey Pyatt, nella quale i due decidevano, mandando a quel Paese l’Europa, chi tra le forze golpiste ucraine avrebbe dovuto gestire la transizione, viene rivelata (sempre dall’Intelligence del Cremlino) un’altra comunicazione,  qui , tra la baronessa Catherine Ashton, Alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza dell’Unione europea e il ministro degli Esteri estone Urmas Paet.

Quest’ultimo di ritorno da Kiev rivela al politico inglese che “Tanto tra le persone quanto tra i manifestanti ci sono stati morti uccisi dai cecchini. Gli stessi cecchini uccidevano persone su entrambi i fronti. C’è l’impressione sempre più forte che dietro i cecchini non ci sia Yanukovych ma qualcuno della nuova coalizione.” Avete sentito bene. Con tanto di prove fotografiche e dichiarazioni di medici vicini ai manifestanti che hanno soccorso i feriti, Paet mette in guardia i vertici europei su Maidan, che non è quello che si crede, per quanto esista indubbiamente un malcontento popolare verso una classe dirigente corrotta ed incapace di risvegliare l’economia della nazione.

A questo punto non è difficile intuire chi c’è dietro il putsch di Kiev che Bruxelles, nonostante le informazioni in suo possesso, avvalora con aiuto finanziario e sostegno economico. Chi è dunque dalla parte sbagliata della storia, Putin come afferma l’incauto Obama o lo stesso presidente americano? Noi abbiamo segnalato per tempo tutte le “incongruenze” tra la versione dei fatti comunemente accettata dalla famigerata Comunità internazionale e la direzione reale degli avvenimenti in varie occasioni (qui ,  qui qui, qui ). Purtroppo, la nostra voce che sale da un piccolo blog relegato nei meandri della rete viene ricevuta da pochi (ma speriamo buoni).

Tuttavia, non crediate che quanto venuto a galla in questi giorni sia sufficiente a far cambiare opinione ai nostri governanti europei i quali di mestiere fanno i servi della Nato e per hobby i mistificatori dell’evidenza storica. Quindi non aspettiamoci nulla dall’Europa unita, mentre auspichiamo lo scollamento del fronte comunitario a causa dell’emergenza di interessi particolari di qualche membro, come la Germania, che difatti sta timidamente rompendo le righe. Adesso i crucchi temono che l’ “operazione”, alla quale essi hanno partecipato con subdole istigazioni,  finisca con l’avvantaggiare soltanto il partner d’oltreoceano. Inoltre, referenti istituzionali tedeschi come l’ex premier Schröder e l’attuale ministro degli esteri Steinmeier coltivano buoni rapporti con Mosca. Proprio questi legami sono stati stigmatizzati dalla stampa statunitense e dai caporioni di Washington che si sono affidati alla Merkel, il loro “uomo” a Berlino, per limitare l’azione dei suddetti politici troppo vicini a Putin.

E’ ormai innegabile il dato che i destini dell’umanità siano in mano a pessimi elementi, avventurieri del caos e della destabilizzazione globale, come Barack Obama, detentori di Nobel alle intenzioni smentite dai successivi accadimenti. Il Capo della Casa Bianca è l’unico fuori dalla realtà, essendo il capostipite di una cricca predominante che non vuole accettare la trasformazione degli equilibri planetari e l’evoluzione geopolitica della scacchiera mondiale in senso multipolare. Per preservare questo strapotere, fuori da ogni logica evenemenziale, sta trascinando stati e popoli nel disordine e nella guerra. L’Europa che non vuole sganciarsi da questi poteri internazionali, dai quali si fa dettare l’agenda politica e finanziaria, rischia di trasformarsi in un avamposto della crisi sistemica globale dove tutte le tensioni generali verranno a scaricarsi con grave nocumento per i suoi cittadini.

Nel frattempo, dopo quanto appreso, si dovrebbe immediatamente rimuove lady Ashton dalla funzione che svolge. Tale bar(b)oncina incapace che non aveva nessuna esperienza internazionale alle spalle prima di assurgere a capo della diplomazia europea è l’emblema di questa UE senza coraggio e senza spina dorsale. Un vero delitto verso i popoli europei in un’epoca che si annuncia densa di sconvolgimenti.

 

Fonte

Linguaggio: la Guerra dietro Ogni Guerra (Fase Nigredo)

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di A. Vandenberg

La guerra dietro ogni guerra ha come protagonista la lingua. Per esempio, la parola ‘indipendenza’ oggi è stata oscurata dalla parola ‘interdipendenza’, il termine ‘democrazia’ viene associato in modo sempre maggiore ad una accozzaglia in cui la sovranità degli stati nazione dovrebbe cedere il passo alla ‘globalizzazione’; la ‘crescita economica’ si è trasformata in ‘sviluppo sostenibile’, la ‘libertà’ è diventata ‘legalità’ e le dichiarazioni di guerra sono ora ‘autorizzazioni’ ad intervenire militarmente.Tutto ciò sta succedendo perché la trasformazione del linguaggio è indispensabile per suscitare una trasformazione globale della società. E questo è esattamente ciò che i parassiti, i fenomeni da baraccone che gestiscono il nostro mondo intendono fare.

George Orwell (v. correlati) che era molto consapevole delle tecniche nefaste sfruttate dagli statalisti, conosceva  la necessità di instaurare un nuovo sistema linguistico per i ‘prolet’ e descrisse questa cognizione nel suo celebre romanzo 1984. Scrisse:

“Entro il 2050 – ma probabilmente anche prima di tale data – l’intera reale conoscenza della lingua tradizionale sarà persa. Chaucer, Shakespeare, Milton, Byron, continueranno ad esistere, ma unicamente all’interno di testi espressi in politichese, i quali non si limiteranno a modificare qualche piccolo dettaglio, ma trasformeranno tali opere in qualcosa di contraddittorio rispetto al senso originario che intendevano esprimere gli autori. La stessa letteratura di partito muterà. Gli slogan cambieranno. Come potrebbe esistere uno slogan come ‘la libertà è schiavitù’ quando lo stesso concetto di libertà sarà stato cancellato? L’intero clima del pensiero sarà diverso. In realtà non ci sarà alcun pensiero così come oggi lo intendiamo. Ortodossia significa non pensare, non aver bisogno di pensare. Ortodossia è incoscienza.”

Anche Ray Bradbury (v. correlati) si riferì ai medesimi concetti quando scrisse in Fahrenheit 451:

“Più sport per tutti, spirito di gruppo, divertimento, e mai pensare, eh? Organizzare e organizzare e organizzare eventi super-super sportivi. Altri fumetti nei libri. Altre immagini. La mente deve bere sempre meno.”

Infatti, i politici sfruttano la lingua scritta per manipolare sia gli eventi storici che quelli attuali. Tutto ciò non è diverso da quanto accadeva ai tempi di Stalin. Come George Woodcock afferma nel libro: Il Messaggio di Orwell: 1984 e il Presente :
“Opere canoniche disinformative come l’Enciclopedia Sovietica mutano costantemente in accordo alla linea del partito, in modo che nelle edizioni che si susseguirono Trotsky fu prima un eroe della guerra civile, poi un agente dei menscevichi e delle potenze occidentali.”
Infine, come possiamo leggere dalle opere di Laurence Kotlikoff, professore di economia presso la Boston University, tale sotterfugio ha contagiato persino il campo dell’economia: Leggi il resto dell’articolo

Ecco chi si nasconde nell’ombra di Renzi

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di Franco Fracassi

La destra repubblicana neocon e quella israeliana, l’Arabia Saudita, Morgan Stanley, Mediobanca, De Benedetti e Caltagirone. Dietro Renzi non c’è spazio per il Quinto Stato.

Quando negli anni Ottanta Michael Ledeen varcava l’ingresso del dipartimento di Stato, al numero 2401 di E Street, chiunque avesse dimestichezza con il potere di Washington sapeva che si trattava di una finta. Quello, per lo storico di Los Angeles, rappresentava solo un impiego di facciata, per nascondere il suo reale lavoro: consulente strategico per la Cia e per la Casa Bianca. Ledeen è stato la mente della strategia aggressiva nella Guerra Fredda di Ronald Reagan, è stato la mente degli squadroni della morte in Nicaragua, è stato consulente del Sismi negli anni della Strategia della tensione, è stato una delle menti della guerra al terrore promossa dall’Amministrazione Bush, oltre che teorico della guerra all’Iraq e della potenziale guerra all’Iran, è stato uno dei consulenti del ministero degli Esteri israeliano. Oggi Michael Ledeen è una delle menti della politica estera del segretario del Partito democratico Matteo Renzi.

Forse è stato anche per garantirsi la futura collaborazione di Ledeen che l’allora presidente della Provincia di Firenze si è recato nel 2007 al dipartimento di Stato Usa per un inspiegabile tour. Non è un caso che il segretario di Stato Usa John Kerry abbia più volte espresso giudizi favorevoli nei confronti di Renzi.

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Michael Ledeen, una delle anime nere della destra repubblicana negli Usa, è uno dei consiglieri di Renzi.

Ma sono principalmente i neocon ad appoggiare Renzi dagli Stati Uniti. Secondo il “New York Post”, ammiratori del sindaco di Firenze sarebbero gli ambienti della destra repubblicana, legati alle lobby pro Israele e pro Arabia Saudita.

In questa direzione vanno anche il guru economico di Renzi, Yoram Gutgeld, e il suo principale consulente politico, Marco Carrai, entrambi molti vicini a Israele. Carrai ha addirittura propri interessi in Israele, dove si occupa di venture capital e nuove tecnologie. Infine, anche il suppoter renziano Marco Bernabè ha forti legami con Tel Aviv, attraverso il fondo speculativo Wadi Ventures e, il cui padre, Franco, fino a pochi anni fa è stato arcigno custode delle dorsali telefoniche mediterranee che collegano l’Italia a Israele.

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Forse aveva ragione l’ultimo cassiere dei Ds, Ugo Sposetti, quando disse: «Dietro i finanziamenti milionari a Renzi c’è Israele e la destra americana». O perfino Massimo D’Alema, che definì Renzi il terminale di «quei poteri forti che vogliono liquidare la sinistra».

Dietro Renzi ci sono anche i poteri forti economici, a partire dalla Morgan Stanley, una delle banche d’affari responsabile della crisi mondiale. Davide Serra entrò in Morgan Stanley nel 2001, e fece subito carriera, scalando posizioni su posizioni, in un quinquennio che lo condusse a diventare direttore generale e capo degli analisti bancari.
La carriera del giovane broker italiano venne punteggiata di premi e riconoscimenti per le sue abilità di valutazione dei mercati. In quegli anni trascorsi dentro il gruppo statunitense, Serra iniziò a frequentare anche i grandi nomi del mondo bancario italiano, da Matteo Arpe (che ancora era in Capitalia) ad Alessandro Profumo (Unicredit), passando per l’allora gran capo di Intesa-San Paolo Corrado Passera.

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Davide Serra, braccio destro di Renzi per l’economia, è considerato unp squalo della finanza internazionale.

Nel 2006 Serra decise tuttavia che era il momento di spiccare il volo. E con il francese Eric Halet lanciò Algebris Investments.
Già nel primo anno Algebris passò da circa settecento milioni a quasi due miliardi di dollari gestiti.
L’anno successivo Serra, con il suo hedge fund, lanciò l’attacco al colosso bancario olandese Abn Amro, compiendo la più importante scalata bancaria d’ogni tempo.

Poi fu il turno del banchiere francese Antoine Bernheim a essere fatto fuori da Serra dalla presidenza di Generali, permettendo al rampante finanziere di mettere un piede in Mediobanca.

Definito dall’ex segretario Pd Pier Luigi Bersani «il bandito delle Cayman», Serra oggi ha quarantatré anni, vive nel più lussuoso quartiere di Londra (Mayfair), fa miliardi a palate scommettendo sui ribassi in Borsa (ovvero sulla crisi) ed è il principale consulente finanziario di Renzi, nonché suo grande raccoglietore di denaro, attraverso cene organizzate da Algebris e dalla sua fondazione Metropolis.

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La banca d’affari Morgan Stanley è considerata tra i responsabili della crisi economica mondiale.

E così, nell’ultimo anno il gotha dell’industria e della finanza italiane si sono schierati uno a uno dalla parte di Renzi. A cominciare da Fedele Confalonieri che, riferendosi al sindaco di Firenze, disse: «Non saranno i Fini, i Casini e gli altri leader già presenti sulla scena politica a succedere a Berlusconi, sarà un giovane». Poi venne Carlo De Benedetti, con il suo potentissimo gruppo editoriale Espresso-Repubblica («I partiti hanno perduto il contatto con la gente, lui invece quel contatto ce l’ha»). E ancora, Diego Della Valle, il numero uno di Vodafone Vittorio Colao, il fondatore di Luxottica Leonardo Del Vecchio e l’amministratore delegato Andrea Guerra, il presidente di Pirelli Marco Tronchetti Provera con la moglie Afef, l’ex direttore di Canale 5 Giorgio Gori, il patron di Eataly Oscar Farinetti, Francesco Gaetano Caltagirone, Cesare Romiti, Martina Mondadori, Barbara Berlusconi, i banchieri Fabrizio Palenzona e Claudio Costamagna, il numero uno di Assolombarda Gianfelice Rocca, il patron di Lega Coop Giuliano Poletti, Patrizio Bertelli di Prada, Fabrizio Palenzona di Unicredit, Il Monte dei Paschi di Siena, attraverso il controllo della Fondazione Montepaschi gestita dal renziano sindaco di Siena Bruno Valentini, e, soprattutto, l’amministratore delegato di Mediobanca Albert Nagel, erede di Cuccia nell’istituto di credito.

Proprio sul giornale controllato da Mediobanca, “Il Corriere della Sera”, da sempre schierato dalla parte dei poteri forti, è arrivato lo scoop su Monti e Napolitano, sui governi tecnici. Il Corriere ha ripreso alcuni passaggi dell’ultimo libro di Alan Friedman, altro uomo Rcs. Lo scoop ha colpito a fondo il governo Letta e aperto la strada di Palazzo Chigi a Renzi.

Il defunto segretario del Psi Bettino Craxi diceva: «Guarda come si muove il Corriere e capirai dove si va a parare nella politica». Gad Lerner ha, più recentemente, detto: «Non troverete alla Leopolda i portavoce del movimento degli sfrattati, né le mille voci del Quinto Stato dei precari all’italiana. Lui (Renzi) vuole impersonare una storia di successo. Gli sfigati non fanno audience».

Fonte

La Boldrini chi?

Camera del Lavoro, convegno sul tema La violenza sulle donne e un emergenza, l'immagine e il potere, istituzioni e media verso il cambiamento. Con Susanna Camusso e il presidente della Camera Laura Boldrini.

di Uriel Fanelli

E’ assolutamente comprensibile la mole di email che ho ricevuto riguardo alla Boldrini, vista la polemica. Onestamente non credevo che avesse fatto la macchietta in questo modo , sembra quasi Eddie Murphy che dice “e’ perche’ sono negro, vero?”. Tuttavia, devo dire che l’insipienza di questa donnina stia raggiungendo dei livelli epici, estremamente dannosi. Dunque, cosa penso della Boldrini?

Per prima cosa, no cercato in giro quel che si sa di lei. Ci sono le foto di lei con un bambino nero. Ok, le ho anche di Hitler , con la bambina nera. Non significa nulla, oggi una foto col bambino negro non si nega a nessuno.

Detto questo, ha lavorato per l’ente piu’ corrotto del mondo, cioe’ ONU, un mondo di privilegi, sprechi, esenzioni fiscali e (francamente) nessuna utilita’ per il genere umano. L’ ONU esiste perche’ tutte le nazioni hanno paura che se ne uscissero si potrebbe trasformare in un’alleanza contro di loro. Contemporaneamente, l’ ONU sa che se iniziasse ad interferire davvero  con l’esistenza delle nazioni, le nazioni lo lascierebbero. E’ essenzialmente un baraccone politico senza senso, costosissimo, corrotto, inutile.

Insomma, gia’ di mio non riesco a trovare nulla di positivo nel suo CV. Non e’ una figura di spicco, ma neanche una figura media del mondo politico. Se anche si capisce DOVE ha lavorato non si capisce COSA abbia FATTO, e questo lascia supporre che abbia fatto assai poco.Si, e’ vero, ha lavorato qui li e’ la: ma che diavolo ha fatto? Ha introdotto novita’? Ha preso decisioni difficili o importanti? Ha conseguito qualche risultato? Achievements?

Ho cercato allora le sue dichiarazioni come “politico” . Saro’ molto sincero, ma la sua mania di parlare a nome di tutte le donne offende le donne. La donna media e’ di gran lunga migliore di lei. Vedo cose dette da donne “medie” che sono di gran lunga intelligenti, fondate e significative.

Non sono riuscito a trovare frasi intelligenti o cose intelligenti scritte dalla Boldrini. In tutta onesta’, credo che la sua pretesa di identificarsi con “le donne italiane”, dicendo che “se qualcuno offende me offende tutte le donne” sia piu’ che altro un tentativo di apparire piu’ intelligente di quello che e’.

Un esempio di immensta stupidita’, che fa di lei una di quelle macchiette degne di Der Stürmer  tanto e’ stupidamente e negativamente stereotipata, e’ l’uscita per cui chi aveva commentato un post di Grillo era un “potenziale stupratore”. Ora, chi glielo ha detto? Lombroso? Come fa a dire che uno sia uno stupratore senza prove? Che diavolo e’ un “potenziale” stupratore?

La verita’ e’ che un uomo dovesse aver paura di essere accusato ingiustamente per uno stupro non commesso, la Boldrini avrebbe esattamente la faccia delle sue paure. Non so con quale coraggio un uomo possa ancora entrare in ascensore con lei, ben sapendo che qualsiasi cosa non vada bene alla principessa, dal dopobarba alla marca di scarpe, diventera’ occasione per un’accusa di stupro.

Stupro, stupro, stupro, violenza e donne. Queste sono le uniche tre parole che la Boldrini sembra capace di pronunciare sotto stress. La immaginiamo facilmente a  passare gli esami universitari denunciando per molestie qualsiasi professore facesse domande troppo difficili, dimostrando cosi’ un intento persecutorio verso le allieve donne, cosa che faceva di lui, tanto per cambiare, uno stupratore.

Da questo punto di vista, la Boldrini e’ una di quelle che non vorreste avere nel vostro ufficio perche’ uno screensaver di farfalle sui fiori sarebbe considerato una chiara allusione sessuale, di quelle che state dentro la stessa stanza solo a porta aperte perche’ volete dei testimoni, di quelle che se e’ da sola in ascensore decidete di fare un pochino di moto e prendete le scale.(1) Qualsiasi cosa, un appiglio qualsiasi, sara’ da lei considerato un esempio di violenza contro le donne, contro tutte le donne, e quindi uno stupro.

Come finisce la storia lo sappiamo: “al lupo, al lupo!”, e poi….

Ma la stronzata dannosa l’ha fatta usando la cosiddetta “tagliola” contro l’opposizione di M5S. A parte che e’ dubbio che la possa usare lei in quella camera, il problema vero e’ che ha creato un precedente nel quale una legge considerata vergognosa , che riceve una dura opposizione, viene firmata togliendo la parola ad un intero partito.

Ora , se ricordate l’era di Berlusconi, e ricordate l’opposizione alle sue leggi, e ricordate che la sinistra e’ all’opposizione MOLTO piu’ della destra in un paese come l’italia, scoprite che la “geniale” Boldrini ha appena definito il modo in cui il suo partito di riferimento sara’ zittito quando in futuro cerchera’ di fare opposizione.

Voglio vederli, alla prossima legislatura, a fermare una qualche “legge vergogna” , se come sembra sara’ la destra a vincere, e il presidente della camera usera’ la tagliola per zittire l’opposizione.

Questa e’ la misura della stupidita’ politica secondo me: il fatto di seminare la propria futura disfatta con tale precisione , sacrificando l’intero futuro per una breve vittoria su un singolo punto, e’ la stessa unita’ di misura della stupidita’ politica.

Messora, che non e’ una volpe del blogging, ha risposto alla Boldrini di non aver paura, perche’ lo stupro non e’ il suo caso. Il punto non e’ che Messora abbia detto una cosa stupida o sessista. Il punto e’ che ha detto il vero: la Boldrini, come tutte le personalita’ politiche, vive sotto scorta. Vive in un quartiere esclusivo, monitorato dalla polizia, con una scorta, e continuamente circondata da lacche’ e portaborse.

Lei non e’ una donna qualunque, che puo’ aver paura di uno stupro: a lei NON puo’ succedere, perche’ tra i privilegi di cui gode vi e’ anche una sicurezza sconosciuta alle altre donne italiane. In questo senso, chi offende lei NON offende tutte le donne italiane, dal momento che le donne italiane vivono in una condizione di insicurezza che lei non conosce. Messora, senza probabilmente volerlo, ha messo il dito nella piaga: A LEI, NON PUO’ SUCCEDERE.

In definitiva, offendere la Boldrini dandole della pompinara non e’ appropriato, perche’ e’ il tipo di persona che ricalca di piu’ la Pompadour, che nella leggenda rispose al popolo di usare le brioches al posto del pane. Appare sconnessa completamente dalla vita del mondo intero: una delle persone fisicamente piu’ protette del paese non puo’ certo aver paura dello stupro o esserne ossessionata, non ha alcun senso inventare uno strumento per zittire l’opposizione quando si viene dal un partito che passa gran parte del tempo all’opposizione , tutto in lei sa di persona che NON pensa a quel che fa prima di farlo.

Per non parlare delle palesi incoerenze: una che si mette a strillare alla violenza e allo stupro ad ogni pretesto, non puo’ vedere una collega che viene presa a schiaffi in pieno parlamento. Se i grillini fossero un pelo piu’ incazzati, una denuncia per aggressione e percosse all’onorevole andrebbe fatta immediatamente: oltre ad essere una violenza su una donna – o le grilline sono meno donne delle altre? – in ogni caso prendere a schiaffi una tizia e’ prima di tutto UN REATO.

Stupisce un attimo vedere le deputate del PD denunciare un tizio per averle insultate a parole, e non vedere alcuna querela per una tizia presa a schiaffi con tanto di fotografia. (2) Prendere a schiaffi una persona e’ un tantino piu’ grave, come reato, di insultarla a parole. Ma di fronte alla violenza, alcune donne sono piu’ donne di altre, e le sole donne sono quelle di sinistra. Dopo l’esclusiva della democrazia, anche quella della “donnita’”

Onestamente, siamo nell’insieme delle donnette scialbe. Ho girato per  il suo pamphlet su Wikipedia, e ci ho trovato la storia di una ragazzina ricca che ottiene facilmente quello che vuole. Il lavoro di costruzione della pagina di wikipedia, che e’ professionale, si spinge all’eccesso di zelo, anche un pelo sul ridicolo quando aggiungono le onoreficenze. Ok, immagino che il premio “PrimaDonna 2008″ non sia un pelino sessista e che “primadonna” indichi una donna che puo’ essere divisa solo per 1 e per se’ stessa: altrimenti, mi sembra che lo zelo antisessista della Boldrini sia piuttosto facile da comprare. A quando il premio Pompadour 2015?

il lavoro di mettere in evidenza i premi e gli endorsement puo’ essere molto preciso, ma si dovrebbero evitare come “la mia mamma dice che sono una brava ragazz” e cose come “premio Palla Avvelenata Condominiale Via Saffi 2″  , che sembra di leggere il Carlino e non e’ che migliori le cose.

Tutto sembra fatto per prendere una signora nessuno e trasformarla in una carica istituzionale. Il problema sta nel fatto che anche come carica istituzionale non sembra essere qualcuno: a parte il fatto che l’ Italia ha avuto presidenti della camera piu’ impaziali e meno apertamente schierati, qui siamo ad una militanza evidente ed ad un inutile sfoggio di  quello snobismo da potere che colpisce solo chi nella vita ha sempre fatto cio’ che altri, meno abbienti, non potevano permettersi.

Onestamente, sulla Boldrini c’e’ poco da dire, eccetto il fatto che c’e’ TROPPO POCO da dire per farne una carica istituzionale: se basta cosi’ poco per fare un presidente della camera, allora metteteci Gordon Ramsey, almeno cucinera’ bene senza lamentarsi tutto il giorno del maschilismo di chi lo vuole in cucina.
Cito Gordon Ramsey perche’ per via di un’insana passione di mia figlia, avevamo appena visto masterchef e dopo mi sono messo a scrivere della Bolrdini. Cosi’ ho guardato alcuni video ove appare, e appena ha preso a parlare  mi e’ venuto da pensare: anche qui Rachida? (3)
Davvero basta questo per occupare quella poltrona? Allora mettetela in palio come invention test di MAsterchef, o come premio di Wetten, Dass(4) , e magari dopo Bauer Sucht Frau(5) fate anche Parlamento Sucht Frau.Se questo e’ il livello medio, Drive In sembra il senato di Roma.
Questo e’ il punto della Boldrini. Messora dice che non e’ stuprabile, ed ha ragione in quanto e’ tra le persone fisicamente piu’ protette del paese, ma essa non gode solo di questa proprieta’: e’ anche difficile da attaccare, per la semplice ragione che c’e’ troppo poco da attaccare, e questo viene dal fatto che c’e’ troppo poco in generale. 



Non so quanto durera’ questa legislatura, ma credo che dopo cinque minuti dalla sua fine, anche i piu’ grandi giornalisti italiani, quelli col database dei nomi in testa, si lascieranno scappare un “Boldrini chi?”.Quella che non aveva nulla di speciale? Quella che si lamentava di continuo per la condizione della donna, pur avendo un CV che mostra come lei, quale donna, non conosca direttamente nessuno dei problemi di cui lagna? Il suo CV e’ tutto un “ma perche’?”:

Perche’ e’ li?
Onestamente se fossi una donna italiana, mi sentirei irritata nel vedermi paragonata a cosi’ poco.
Ed e’ questo il punto: attaccare la Boldrini e’ inutile, come mandare l’esercito a catturare una zanzara: e’ davvero troppo poco.
Se fossi nei grillini, personalmente non ci perderei troppo tempo.
La Boldrini e’ davvero “troppo poco”.
Uriel
(1) Ho conosciuto una che aveva usato un espediente simile per far fuori un collega. Stava in un ufficio con altre donne perche’ nessun uomo voleva passare del tempo da solo in una stanza con lei senza testimoni, non riusciva a fare una riunione con meno due tre persone, le sue telefonate venivano rifiutate da tutti gli uomini e faceva solo conference call con tre persone o piu’  perche’ altrimenti le rifiutavano le chiamate. In diversi posti la paura di essere denunciati da una cosi’ ha letteralmente cambiato le relazioni tra colleghi.
(2) Non che un magistrato possa venire condannato da un collega, si intende.
(3) Quando penso che quella gente puo’ avere QUATTRO mogli come Rachida a casa , capisco come mai trovino cosi’ attraente lasciare tutto e partire per la Jihad. Credo che combattere corpo a corpo coi navy seals debba apparire loro come una specie di ricreazione.
(4) La versione tedesca di “Scommettiamo Che”? Da quando il vero leggendario conduttore si e’ dimesso, un pelo piu’ trash per attirare l’attenzione. L’acme del nazionalpopolare tedesco, roba cosi’ “per famiglie” che Pippo Baudo sembra Marilyn Manson.
(5) Il contadino cerca moglie. In tutte le salse, etero/lesbo/gay/trans. Cosi’ trash che hanno dovuto mettere i sottotitoli. In tedesco.  Non e’ trash, e’oltre. E’ una categoria a se’. Siamo a livelli antropologici  tipo questo: https://www.google.com/search?q=bauer+sucht+frau&safe=off&source=lnms&tbm=isch&sa=X&ei=gKnvUo79NsbZsgafvICABg&ved=0CAsQ_AUoAw&biw=1280&bih=911

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