Primavere arabe e Rivoluzioni SPA

 

 

Naturalmente, la gente comune non vuole la guerra;

né in Russia, né in Inghilterra, né in America, né in Germania.

Questo è chiaro.

Alla fine, però, è il leader di un Paese a determinare la politica

ed è sempre abbastanza semplice costringere la gente a seguirlo,

che ci sia una democrazia, una dittatura fascista, un Parlamento

o una dittatura comunista.

Che abbiano voce o meno,

le persone possono sempre essere portate a seguire i propri leader.

E’ semplice. Tutto quello che bisogna fare è dire loro che sono sotto attacco e denunciare i pacifisti per la mancanza di patriottismo,

per esporre la nazione al pericolo.

Funziona allo stesso modo in ogni Paese.

Hermann Wilhelm Göering, Presidente del Reichstag tedesco

 

Nel gennaio 2011 nell’Africa settentrionale e nel Medio Oriente hanno cominciato a diffondersi a tappeto delle ribellioni “spontanee” e “locali” che sarebbero poi esplose nella cosiddetta Primavera Araba. Questo è quello che ci hanno fatto credere.
Ci sono voluti diversi mesi perché la verità venisse a galla, e cioè che dietro le sollevazioni popolari e libere si celava la lunga mano uksraeliana (Inghilterra, Usa e Israele).
Il New York Times ad aprile dello stesso anno ha dovuto intitolare: “Gruppi americani hanno favorito la diffusione della Primavera Araba”.

Chi sono questi gruppi e qual è il loro gioco?
Tanto per citarne qualcuno: “Otpor!” in Serbia e in altri paesi, il “Movimento Giovanile 6 aprile” in Egitto, il “Centro per i Diritti Umani” del Bahrain, il “Fronte Nazionale per la Salvezza della Libia”, “Donne sotto assedio” in Siria, “Golos” in Russia, la “Fratellanza Musulmana”, ecc. Questi gruppi hanno ricevuto, finanziamenti dal National Democratic Institute (NDI), dal Freedom House di Washington e addestramento dall’intelligence statunitense (CIA) e britannica (MI5).

Per meglio comprendere qual è il gioco, ad esempio il “Movimento Giovanile 6 aprile” è collegato con il CANVAS (Centro per l’Azione e le Strategie Applicate Non Violente), una ONG (Organizzazione non governativa) chiamata “Otpor!”, creata dal governo americano in Serbia nel 2000 e finanziata dall’Open Society Institute di George Soros, per rovesciare il governo di Slobodan Milosevic. Il CANVAS ha inoltre fornito assistenza ai manifestanti della “Rivoluzione Rosa” in Georgia e a quella “Arancione” in Ucraina. Leggi il resto dell’articolo

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Libia: l’intervento ‘umanitario’ ha causato una catastrofe umanitaria

Derek Ford – Traduzione di Europeanphoenix

 

 

Nove mesi dopo il rovesciamento, da parte della NATO e degli Stati Uniti, di Muammar Gheddafi in Libia, il paese è ancora in preda alla violenza e al disordine, e le violazioni dei diritti umani sono all’ordine del giorno.

In realtà, secondo Nasser al-Hawary, dell’Osservatorio Libico dei Diritti Umani: “La situazione dei diritti umani è molto peggio oggi che sotto il colonnello Gheddafi.” (Inter Press Service, 14 luglio). Questa affermazione è particolarmente significativa perché proviene da un oppositore politico del precedente governo.

Il Consiglio di Transizione Nazionale, l’organo pro-imperialista che governa la Libia, si è dimostrato incapace di far valere la sua autorità nel paese. Milizie armate precedentemente utilizzate dal CNT per combattere i sostenitori di Gheddafi, continuano a scorazzare nel paese, saccheggiare villaggi, sequestrando, torturando e uccidendo le persone lungo il loro percorso.

Libici con la pelle nera e gli immigrati africani sono le prime vittime del terrore diffuso dalle milizie. La violenza razzista è stato un elemento centrale della “rivoluzione” libica iniziata il 17 febbraio 2011.

Prima della rivolta, la Libia ospitava circa un milione di lavoratori migranti. La propaganda diffusa dai ribelli con un particolare talento, ha presentato diabolicamente gli immigrati neri come “mercenari” del governo di Gheddafi, in modo che i neri africani sono stati linciati, torturati e imprigionati perché erano neri. Questo razzismo è ancora in corso. Nel marzo scorso abbiamo pubblicato un video che mostrava i neri africani tenuti dai ribelli in uno zoo di Bengasi, torturati e costretti a mangiare la bandiere del vecchio regime.

Il CNT mantiene ancora in carcere più di 6.000 persone nel paese. Nel deserto attorno a Sabha, a sud-ovest della Libia, più di 1.300 immigrati, la maggior parte dell’Africa sub-sahariana, sono tenuti in prigioni a cielo aperto. I detenuti dormono per terra privi di riparo e biancheria da letto, con poca acqua e cibo.

La situazione dei diritti umani in Libia oggi non è solamente peggio che sotto Gheddafi, come dice al-Hawary; è come il giorno e la notte.

In realtà, in un rapporto del 4 gennaio 2011, il Consiglio dei Diritti Umani dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha dato una valutazione complessivamente positiva della situazione dei diritti umani sotto il governo della Jamahiriya e di Gheddafi. Si legge nella conclusione della relazione: “Varie delegazioni hanno inoltre preso atto con piacere della determinazione del paese a sostenere il settore dei diritti umani”. La stragrande maggioranza delle 46 delegazioni che hanno partecipato allo studio ha elogiato il governo libico per il suo impegno a rispettare i diritti umani e il progresso in questo settore.
Repressione politica nella Libia “libera”

I media imperialisti hanno applaudito alle elezioni del 7 luglio come il segno della nascita di un nuovo stato democratico. Nessuno ha però segnalato che, come riconosciuto dallo stesso CNT, quasi il 40% degli elettori ha boicottato le elezioni. Inoltre, ai membri del precedente governo che non avevano aderito al campo imperialista, non è stato permesso di candidarsi alle elezioni. E decine di libici sono stati esclusi dalle liste elettorali a causa del loro sostegno al governo libico.

Non sorprende che sia stato proclamato vincitore Mahmoud Elwarfally Jibril, ex primo ministro del CNT.

All’inizio di quest’anno, il Consiglio Nazionale di Transizione aveva introdotto una legge chiamata “glorificazione del diritto” che ha permesso di imprigionare persone che parlavano in termini positivi di Gheddafi o criticavano la rivolta contro di lui. Anche se la legge è stata abrogata nel mese di giugno, continua ad avere effetto. Gli insegnanti in Libia sono restii a parlare della storia dei 42 anni del loro paese per paura di rappresaglie e sembra che i libri di storia siano stati censurati ai sensi della presente legge.

Quello che sta accadendo ora in Libia è un altro esempio di “libertà” e “democrazia” fornito dalle bombe della NATO e degli Stati Uniti.

 

Fonte: LiberationNews.org

Libia: la disfatta delle imprese italiane e la nuova ondata migratoria

 

La Presidenza del Consiglio dei Ministri convocherà a breve un tavolo di lavoro con le imprese, le banche creditrici e i ministeri coinvolti per valutare le
possibili soluzioni diplomatiche e finanziarie per le 90 imprese italiane che operavano in Libia prima della caduta di Gheddafi e che vantano crediti insoluti per oltre 600 milioni di euro. A darne notizia è l’on. Ettore Rosato (Pd), dopo che il Governo Monti ha accolto un ordine del giorno al decreto sulle commissioni bancarie. Rosato ha ricordato che “le imprese italiane sono in attesa della liquidazione dei crediti maturati e che questo ritardo creditizio è motivo di grande sofferenza e difficoltà per molte di queste aziende, spesso medie o piccole, che potrebbero trovarsi molto rapidamente sull’orlo del fallimento. Le banche italiane – prosegue – chiedono alle imprese la restituzione dei prestiti concessi per gli investimenti in Libia ma queste, in assenza dell’incasso dei crediti, sono impossibilitate a evadere la richiesta”.
Rosato esprime “soddisfazione” per la volontà del governo di convocare al più presto il tavolo “per recuperare i crediti o, in alternativa, ottenere una forma di garanzia bancaria pubblica su quei crediti vantati e accertati dalla controparte prima della caduta del regime di Gheddafi e non ancora incassati”.
A leggere queste notizie sembra di sognare. Non è proprio il PD il partito che più ha spinto per la partecipazione italiana alla guerra contro la Jamahirya libica, prendendo a pretesto la propaganda mediatica fabbricata da Al Jazeera e dalle veline della NATO?
Ora il partitone di via Botteghe Oscure chiede di intervenire per compensare le ovvie perdite subite dalle imprese italiane che nella Libia di Gheddafi conducevano ottimi affari, a tutto vantaggio dell’occupazione dei nostri lavoratori? Oltre 100 miliardi di euro d’affari per un totale di 130 ditte che operavano in Libia sono le cifre esatte del nostro impegno economico in quel Paese, andato quasi completamente in fumo a causa dell’aggressione atlantista dello scorso anno. Nella disfatta, accertata dallo stesso Parlamento, fa eccezione, ma solo in parte, l’ENI, la cui statura internazionale le ha permesso di recuperare qualche posizione ma che si trova ora di fronte alla concorrenza ingombrante, perché imposta manu militari, delle multinazionali francesi, anglo-americane e qatariote.
Facciamo allora noi una proposta all’On. Rosato: il PD destini i circa 20 milioni di euro sottratti dal tesoriere Lusi dai conti della Margherita alle imprese italiane che vantavano crediti nei confronti della Libia e di Gheddafi e che, grazie alla dabbenaggine e al servilismo della nostra classe politica, si ritrovano oggi con le pive nel sacco.
Un altro politico che sicuramente potrebbe contribuire è Franco Frattini, visto che in occasione degli sbarchi di immigrati sulle nostre coste durante l’aggressione della NATO alla Libia ebbe il coraggio di accusare Gheddafi di un complotto volto a destabilizzare l’Italia. Patetico tentativo di rendere giustificabili agli occhi dell’opinione pubblica i bombardamenti degli aerei che partivano dalle base militari degli Stati Uniti in Italia.
Gradiremmo allora sapere dall’ex inquilino della Farnesina se sia a conoscenza di sedute spiritiche tenutesi recentemente a Tripoli, visto che l’attuale Ministro degli Interni, Anna Cancellieri, ha appena chiesto il sostegno dell’Europa per affrontare l’ondata di sbarchi di clandestini in arrivo dalla Libia. Ma forse era vero il contrario?
Può essere che il Governo Berlusconi, grazie al Trattato di Amicizia italo-libico, avesse trovato una soluzione per frenare l’arrivo di nuovi immigrati dall’Africa, magari combattendo proprio quella mafia di Bengasi che è poi stata portata al potere dalle bombe della NATO? Ora, ci dicono, il Trattato sarà riattivato ma si crede forse di poter raggiungere gli stessi risultati di allora?
Si crede forse che i nuovi governanti di Tripoli abbiano lo stesso interesse e la stessa capacità di Gheddafi nello stabilizzare la Libia, nel combattere i traffici criminali di droga e di esseri umani, nel favorire le imprese italiane negli appalti? Forse si crede che la NATO e i suoi alleati abbiano bombardato per niente?
Se certo l’attuale crisi economica deriva da cause globali, cioè l’effetto domino provocato dal fallimento dei “titoli spazzatura” statunitensi, le guerre imposteci dall’Alleanza Atlantica contribuiscono ad aggravare la situazione economica e sociale del nostro paese. In un momento di riassetto dell’Italia come quello che stiamo attraversando non si può dimenticare la difesa dell’interesse nazionale che, così come nel caso delle sanzioni economiche alla Siria e all’Iran, non coincide mai con quello degli Stati Uniti d’America.
Una politica di servilismo non aiuterà perciò a risollevarci.

 

Fonte

Pornografia bellica: il nuovo sesso sicuro

Appunti sulla conferenza tenutasi in Spagna, “Solidarietà Politica”, il 27 marzo 2012.

Pepe Escobar

Gli inizi del XXI secolo sono stati assoggettati alla pornografia bellica, il principale spettacolo sportivo consumato dalla poltrona globale con le patatine digitali. La pornografia bellica ha conquistato il centro dell’attenzione la sera dell’11 settembre 2001, quando il governo Bush lanciò la Guerra Globale contro il Terrore (GWTO, acronimo inglese) che fu interpretata da molti dei suoi praticanti come una sottile legittimazione del terrore statale degli USA, in particolare contro i musulmani.

Fu anche una guerra del Terrore, una manifestazione di terrore statale opponendo il potere urbano rappresentato dall’ alta tecnologia all’astuzia rurale a bassa tecnologia. Gli USA, certamente, non hanno esercitato il monopolio; Pechino lo praticò a Xinjiang, il suo Far West, e la Russia in Cecenia.

Come la pornografia convenzionale, quella bellica non può esistere se non grazie ad una bugia, una rappresentazione oscena. Ma a differenza della pornografia convenzionale, quella bellica è autentica; a differenza di osceni, spiccioli film snuff, la gente nella pornografia bellica, muore veramente, in massa. Leggi il resto dell’articolo

Libia un anno fa: memoria corta

L’arte della guerra

Uno degli effetti delle armi di distrazione di massa è quello di cancellare la memoria di fatti anche recenti, facendone perdere le tracce. È passato così sotto silenzio il fatto che un anno fa, il 19 marzo, iniziava il bombardamento aeronavale della Libia, formalmente «per proteggere i civili». In sette mesi, l’aviazione Usa/Nato effettuava 30mila missioni, di cui 10mila di attacco, con impiego di oltre 40mila bombe e missili. Venivano inoltre infiltrate in Libia forze speciali, tra cui migliaia di commandos qatariani facilmente camuffabili. Venivano finanziati e armati i settori tribali ostili al governo di Tripoli e anche gruppi islamici, fino a pochi mesi prima definiti terroristi.

L’intera operazione, ha chiarito l’ambasciatore Usa presso la Nato, è stata diretta dagli Stati uniti: prima tramite il Comando Africa, quindi tramite la Nato sotto comando Usa. È stato così demolito lo stato libico e assassinato lo stesso Gheddafi, attribuendo l’impresa a una «rivoluzione ispiratrice» – come l’ha definita il segretario alla difesa Leon Panetta – che gli Usa sono fieri di aver sostenuto, creando «una alleanza senza eguali contro la tirannia e per la libertà». Se ne vedono ora i risultati. Lo stato unitario si sta disgregando.

La Cirenaica – dove si trovano i due terzi del petrolio libico – si è autoproclamata di fatto indipendente e, a capo, è stato messo Ahmed al-Zubair al Senussi. Scelta emblematica: è il pronipote di re Idris che, messo sul trono da Gran Bretagna e Stati uniti, concesse loro, negli anni ’50 e ’60, basi militari e giacimenti petroliferi. Privilegi cancellati quando re Idris venne deposto nel 1969. Ci penserà il pronipote a restituirli. E vuol essere indipendente anche il Fezzan, dove sono altri importanti giacimenti. Alla Tripolitania resterebbero solo quelli davanti alle coste della capitale. Così le grandi compagnie petrolifere, cui la Libia di Gheddafi concedeva ristretti margini di guadagno, potranno ottenere dai capi locali, l’uno contro l’altro, condizioni ottimali.

Il leader del Cnt Abdel Jalil parla di «cospirazione» e minaccia «l’uso della forza», ma non è campione dell’indipendenza libica: quella del colonialismo italiano, è convinto, fu per la Libia «un’era di sviluppo». Intanto il Consiglio di sicurezza dell’Onu estende di un altro anno la sua «missione di appoggio in Libia», complimentandosi per «i positivi sviluppi» che «migliorano le prospettive di un futuro democratico, pacifico e prospero». Non può però evitare di esprimere «preoccupazione» per «le continue detenzioni illegali, torture ed esecuzioni extragiudiziarie». Opera delle milizie armate, alimentate dalla politica del «divide et impera» del nuovo impero. Usate per accendere focolai di guerra in altri paesi, come dimostra il fatto che a Tripoli c’è un campo di addestramento dei «ribelli siriani».

In Libia le prime vittime sono gli immigrati dall’Africa subsahariana che, perseguitati, sono costretti a fuggire. Solo in Niger ne sono rientrati 200-250mila, perdendo la fonte di sostentamento che manteneva milioni di persone. Molti, spinti dalla disperazione, tentano la traversata del Mediterraneo verso l’Europa. Quelli che vi perdono la vita, come gli ultimi cinque sepolti a Lampedusa, sono anch’essi vittime della guerra iniziata un anno fa. Di cui si è persa, ormai, memoria.

Manlio Dinucci

Fonte

10 osservazioni geopolitiche sull’occupazione della Libia

di Luigi Ambrosi

L’ esecuzione di Gheddafi e l’occupazione della Libia ricorrendo al governo fantoccio del CNT chiudono, per ora, l’ennesima operazione imperialista delle principali potenze ex-coloniali. L’intero fronte dei vincitori occidentali della seconda guerra mondiale (USA, GB, Francia) si è ritrovato unito per banchettare sulle risorse di uno stato sovrano. Alcune osservazioni geopolitiche sono necessarie, intendendo per geopolitica l’analisi dei rapporti di forza internazionali, geopolitica ancora sottodimensionata nelle analisi nonostante i precedenti storici (dal Congresso di Vienna alla Conferenza di Yalta) debbano suggerire una attenzione prioritaria.

Prima osservazione: la “riconquista” della Libia rappresenta una vittoria internazionale della NATO e dell’imperialismo occidentale, che riafferma il proprio primato politico e militare sul pianeta. Essa è un monito per tutti gli Stati sovrani a non contrapporsi agli interessi economico-politici dei paesi dell’Alleanza occidentale che, se anche in crisi economica, conservano un arsenale di fuoco da renderle ancora superiori. Iran, Siria, Venezuela, Bolivia e soprattutto i paesi BRICS [1] sono avvertiti. Abbiamo assistito ad un puro atto di neo-colonialismo … Leggi il resto dell’articolo

Brevi considerazioni dopo la morte(?) di Muammar Gheddafi

[NDR]
Prima di passare all’articolo ci tengo a  precisare una cosa: nessuno in questo blog è concorde alla messa in scena che da per morto il rais.

Questo articolo di Preve da per scontato il contrario, quindi si trova in antitesi con le nostre idee di base; lo scopo della sua divulgazione è semplicemente quello di mostrare uno scenario non virtuale ma fintamente veritiero, dove un Gheddafi morto viene giudicato dall’autore per quello che ha fatto nella sua vita.

DI COSTANZO PREVE
eurasia-rivista.org

Il coro mediatico di oscena gioia dopo la morte di Gheddafi (ucciso come un topo nascosto in una fogna, eccetera) deve essere per noi motivo di insegnamento. Fra pochi giorni il circo mediatico se ne dimenticherà, come è sua consolidata abitudine, ma è bene fissare subito sulla carta alcuni elementi di riflessione.
Leggi il resto dell’articolo

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