Il paradigma cipriota

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di Giacomo Gabellini

Come è noto, il “paradiso fiscale” di Cipro, che con un Prodotto Interno Lordo di appena 17 miliardi di euro vanta depositi per circa 70 miliardi (metà circa dei quali si stima appartengano a facoltosi cittadini russi, inglesi e greci) ed asset bancari per oltre 150 miliardi, ha recentemente informato l’Unione Europea di aver bisogno di circa di 17 miliardi di aiuti per evitare il fallimento delle banche. In tutta questa desolante vicenda c’è, innanzitutto, da chiedersi per quale ragione la “virtuosa” Europa, a partire dagli inflessibili rigoristi presenti in Germania, abbia accettato di far entrare nell’euro quello che è un “paradiso fiscale” a tutti gli effetti, e come mai i tedeschi non abbiano posto come condizione fondamentale l’abolizione del sistema economico fondato sul dumping fiscale attraverso cui Cipro intende imporsi quale grande centro finanziario internazionale.
In secondo luogo, va sottolineato il fatto che Bruxelles ha offerto il proprio “aiuto” mettendo sul piatto 9 miliardi – che vanno a sommarsi al miliardo offerto dal Fondo Monetario Internazionale –  ad alto tasso di interesse, del “fondo salva-Stati” in cambio dei soliti, sostanziali “programmi di aggiustamento strutturale” che, secondo i calcoli degli eurocrati, dovrebbero consentire al Paese di incamerare gli altri 7 miliardi necessari (grosso modo equivalenti all’esposizione delle banche tedesche verso l’isola). L’imminenza delle elezioni tedesche, dove il Cancelliere Angela Merkel è sotto attacco da parte dei movimenti euro-scettici profondamente ostili ai salvataggi bancari attuati dalla BCE dietro sollecitazione di Berlino, rappresenta la ragione fondamentale per cui siano stati negati i 17 miliardi richiesti da Cipro a fronte delle migliaia di miliardi di euro concessi alle banche tedesche, francesi, olandesi, italiane, greche (ecc.) finite sull’orlo del fallimento. Sotto la supervisione dei commissari di Bruxelles, il governo di Nicosia diretto da Nikos Anastasiades ha varato una drastica manovra finanziaria improntata alla più brutale austerità, comprendente un prelievo forzoso del 6,75% da tutti i depositi bancari inferiori ai 100.000 euro e del 9,9% da quelli che superano tale cifra (una differenza di aliquota alquanto irrisoria, dovuta al non voler “punire” eccessivamente i grandi depositari) – qualcosa del genere era accaduto in Italia sotto il governo guidato dal “tecnico” Giuliano Amato, il quale si era “limitato” a prelevare il sei per mille. Ciò ha alimentato una repentina fuga di capitali (oltre 4,5 miliardi di euro in una settimana, 20 in totale dall’inizio del 2013) da parte dei più ricchi e “ben informati” correntisti – per cercare di bloccare la quale la Banca Centrale Cipriota ha decretato la chiusura per diversi giorni delle banche private presenti sull’isola – e una corsa agli sportelli da parte dei correntisti, spalancando le porte alla prospettiva del temutissimo “effetto domino” suscettibile di estendersi a tutta in tutta Europa, ed oltre. Non a caso, il presidente russo ha parlato di “tassa” «Ingiusta, poco professionale e pericolosa» (1). La discesa in campo del Cremlino è legittimata dal fatto che, nel 2011, la Russia era stata invitata dalla stessa Unione Europea – allarmata dal fatto che il debito accumulato da Cipro era denominato, a differenza da quello greco, in contratti di diritto anglosassone che proibiscono la decurtazione del valore nominale dei titoli (haircut) – a contribuire al “salvataggio” dell’arrancante economia cipriota, cui Mosca accettò di concedere un credito di 2,5 miliardi di euro. Per questo motivo il  ministro delle Finanze Anton Siluanov ha tuonato: «Avevamo un’intesa con i nostri colleghi dell’Eurogruppo che avremmo coordinato le nostre azioni. Il nostro ruolo era quello di un possibile alleggerimento delle condizioni per ripagare il prestito concesso in precedenza. Dal momento che la decisione dell’Eurogruppo di imporre una tassa sui depositi bancari è stata presa senza consultare la Russia, ci riserviamo di esaminare ulteriormente la questione della nostra partecipazione in merito ai termini della ristrutturazione del precedente prestito» (2).
Ma l’imprevista bocciatura, da parte del parlamento cipriota, del piano presentato dal governo ha costretto il ministro delle Finanze di Nicosia a volare a Mosca per chiudere aiuto alla Russia, proponendo l’allungamento dei termini (fissati per il 2016) di restituzione del prestito di 2,5 miliardi accordato dal Cremlino nel 2011, nonché l’erogazione di un ulteriore credito agevolato (si parla di 5 miliardi di euro a un tasso del 4,5%) sufficiente a alleviare la drammatica situazione economica dell’isola. Il coinvolgimento della Russia è dovuto anche (e soprattutto) alla notevole esposizione di banche ed aziende russe (oltre a diversi oligarchi), che risulterebbero le più colpite dalla manovra targata “troijka”. L’esternazione del presidente russo, pienamente consapevole del fatto che la diplomazia è scarsamente credibile se dietro di essa gli avversari non intravedono l’ombra delle armi, acquisisce peraltro un particolare significato alla luce dello schieramento di diverse fregate russe che rimarranno “permanentemente” nel Mediterraneo, facendo la spola tra l’isola levantina e il porto siriano di Tartus. Il messaggio (non troppo) implicito inviato da Mosca attraverso le parole di Siluanov e il dispiegamento delle fregate al largo di Cipro testimonia l’intenzione, da parte di Mosca, di porre serie condizioni per accettare il piano imposto da BCE, Commissione Europea e FMI. E ciò che Cipro è in grado di offrire sono i ricchi giacimenti gasiferi al largo delle sue coste, che Gazprom sarebbe entusiasta di gestire in modo da assicurare a Mosca il controllo totale del mercato energetico europeo, irrobustendo ulteriormente il già solidissimo legame di dipendenza che intercorre tra Russia e “vecchio continente” – il quale costituisce l’incubo dei pensatoi atlantisti. Si tratterebbe di un suicidio politico in piena regola per l’Unione Europea, che rinuncerebbe in tal modo a quel poco di autonomia energetica di cui dispone nonché – vista e considerata la posizione geografica occupata dall’isola, prossima a Turchia ed Africa settentrionale – a uno dei fondamentali snodi geopolitici di tutto il Mediterraneo.
Il Financial Times sostiene che il prelievo forzoso sia il risultato di fortissime pressioni esercitate dai tedeschi, i quali avrebbero imposto le proprie ragioni ai commissari europei. Il ministro delle Finanze di Berlino Wolfgang Schäuble deterrebbe la paternità del “piano di salvataggio” e sarebbe frutto dei suoi sforzi l’intesa tra il FMI e la BCE. La “tassa” sui depositi, imposta senza che fosse stata nemmeno ventilata l’ipotesi di adottarne una sulle transazioni finanziarie, è evidentemente finalizzata unicamente a scaricare sui correntisti ciprioti e i contribuenti europei i costi di rifinanziamento del settore bancario dell’isola, senza ristrutturare, differentemente rispetto alla questione greca, il debito accumulato dal Paese. La tesi relativa alla “strada tedesca” indicata dal Financial Times è supportata da una voce di corridoio secondo la quale la banca tedesca Commerzbank, controllata dallo Stato, avrebbe suggerito, esaminando la ricchezza media delle varie nazioni, di effettuare un prelievo del 15% sui conti correnti italiani; un salasso che porterebbe il debito pubblico al di sotto del 100% del Prodotto Interno Lordo e consoliderebbe la prassi operativa inaugurata con l’esperimento cipriota. Ciò che Putin si proponeva di scongiurare con il suo pubblico ammonimento rappresenterebbe, posta la veridicità della tesi di fondo, il fine ultimo dei promotori tedeschi, i quali starebbero sotterraneamente gettando le basi  per l’imposizione di una tassa patrimoniale europea a danno dei cittadini-correntisti appartenenti agli Stati debitori – il fatto che non sia stata immediatamente introdotta una garanzia sui depositi a livello europeo conferisce credibilità a questa ipotesi.
Tassare pesantemente i depositanti, invece che far perdere denaro agli azionisti, spalanca le porte a una prospettiva micidiale, poiché si corre, per l’appunto, il concreto rischio di insinuare il panico bancario ed innescare fughe di capitali dai Paesi in difficoltà (che attualmente sono Grecia, Portogallo, Spagna e Italia) verso quelli più  solidi, i quali avrebbero tutto l’interesse a richiamare i patrimoni stranieri abbandonando le nazioni più deboli a se stesse. Con il “pacchetto di aiuti” concesso a Cipro in cambio delle pesantissime misure d’austerità promesse dall’esecutivo di Nicosia, l’Unione Europea può “celebrare” il quinto “piano di salvataggio” di un Paese membro dell’Eurozona, attuato quasi integralmente a spese delle fasce più deboli della popolazione, le quali non potranno mai estinguere il debito contratto con l’Europa poiché, tenendo conto degli interessi, su ogni singolo cittadino cipriota graveranno circa 10.000 euro di debiti. Per Grecia, Spagna, Italia (ecc.) vale esattamente lo stesso discorso. L’esperimento cipriota potrebbe quindi rappresentare una prova tecnica volta a testare la reazione delle forze popolari ed individuare il punto di rottura oltre il quale si verifica la rivolta sociale.

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“Dovete morire”. Spagna: sanità privata e bambini denutriti

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di Marco Santopadre

Che lo slogan dell’Unione Europea e dei governi subalterni alla troika sia “dovete morire” appare sempre più evidente. Madrid privatizza la sanità e curarsi diventerà più difficile e più costoso. Secondo uno studio un bambino spagnolo su quattro è denutrito.

Continua imperterrita la mobilitazione in tutta la Spagna, e particolarmente nella capitale Madrid, di lavoratori e pazienti del sistema sanitario contro le privatizzazioni degli ospedali e dei poliambulatori. Contro la decisione di regalare ai privati sei ospedali e 27 centri sanitari nella solo provincia di Madrid, nei mesi scorsi decine di migliaia di persone si erano già mobilitate: occupando i nosocomi e invadendo la capitale per ben quattro volte – dal primo novembre – con le cosiddette “maree bianche”, in riferimento al colore dei camici indossati dai manifestanti mobilitati in difesa della sanità pubblica.
L’anno nuovo è appena iniziato ma domenica 6 gennaio, nonostante la festa dei ‘Re Magi’ e il freddo pungente, una nuova ‘marea blanca’ è scesa in strada contro le politiche omicide dei governi di destra statale e locale. Di nuovo, a migliaia, hanno raccolto l’appello delle associazioni mediche di categoria e dei coordinamenti a difesa del diritto alla salute sotto lo slogan “La sanità non si vende, si difende”. Al grido di “ci privatizzano” e “ai privati? Niente” lavoratori e pazienti hanno inondato il centro della città, sfilando da Plaza de Neptuno fino a Puerta del Sol, contro la legge che privatizza la sanità madrilena approvata nei giorni scorsi dal consiglio regionale della capitale. Incredibilmente, a metà percorso, tre agenti di polizia hanno fermato e identificato tre anziani manifestanti, scatenando la rabbia degli altri che hanno iniziato a gridare slogan come ‘i figli dei poliziotti, all’università perché non diventino come i loro papà’ oppure “vergogna vergogna”.
Nonostante la legge sia stata approvata medici e pazienti riuniti nei coordinamenti hanno chiarito che la mobilitazione contro il provvedimento continuerà, per impedirne l’applicazione e obbligare le autorità a tornare indietro su una decisione che mette in ginocchio la sanità pubblica in una città di quasi 5 milioni di abitanti. E che regale un enorme patrimonio pubblico a poche aziende private desiderose di accumulare profitti sulla pelle dei pazienti.
Nonostante a fine dicembre i medici abbiano sospeso lo sciopero a oltranza indetto a partire dal 26 novembre, gli oppositori della privatizzazione hanno cominciato a mettere in pratica forme di protesta alternative e non meno efficaci. Anche perché nel frattempo si stanno formando comitati più o meno spontanei contro il pagamento del nuovo ticket di un euro a ricetta introdotto dal governo di Mariano Rajoy a partire dal primo gennaio. Il tentativo è quello di dar vita in tempi brevi ad un coordinamento di singoli e realtà che organizzi il boicottaggio del ‘copago’ – il ticket su ricette, esami e prestazioni sanitarie – e che mandi in tilt il sistema.
Inoltre ieri il Coordinamento dei Dirigenti dei Centri Sanitari di Madrid ha consegnato all’assessorato alla sanità della regione di Madrid le lettere di dimissione di 322 dirigenti del settore sanitario che si dichiarano indisponibili a continuare nelle proprie funzioni dal momento in cui la privatizzazione degli ospedali e dei centri di prima urgenza verrà consumata. Una iniziativa accompagnata dalla consegna di 3000 firme di medici del settore pubblico che si dichiarano indisponibili a partecipare alle attività di gestione di ospedali e poliambulatori. Una protesta che potrebbe portare al collasso dei centri sanitari. Infatti solo 60 dirigenti hanno deciso di non dimettersi e in ben 90 centri sanitari della piccola regione le rinunce riguardano la totalità degli incarichi direttivi.

E se ben presto curarsi per gli spagnoli sarà più difficile e più caro – e non pochi quindi dovranno rinunciare a farlo in tempo o rinunciarvi del tutto – uno studio reso noto nei giorni scorsi afferma che un bambino su quattro vive già in condizioni di povertà. I tagli draconiani alla spesa sociale decisi dal governo statale e da quelli locali hanno letteralmente fatto crollare, in pochi mesi, le condizioni di vita della popolazione, già alle prese con una disoccupazione al 25% e con la diminuzione del salario e della pensione per quei fortunati che ancora li percepiscono. I sette Centri di sviluppo sociale che l’ong “SOS Villaggi dei Bambini” ha avviato a Madrid, Barcellona e in Galizia hanno sostenuto, solo nel 2011, 4.500 bambini e oltre 700 famiglie, e ancora oggi forniscono pasti regolari e vestiario alle famiglie in stato di necessità. “Non sapevamo a chi rivolgerci, dal momento che non abbiamo parenti o amici” ha spiegato Liliana, che vive in Spagna ed è nata in Uruguay. “Ora i nostri figli sono ben curati, pranzano e fanno merenda al centro, dove vengono anche aiutati a fare i compiti. È stato difficile ammettere di essere in difficoltà e chiedere aiuto, ma oggi piano piano ne stiamo uscendo”. Il marito di Liliana è disoccupato e la loro famiglia è entrata a far parte del programma di rafforzamento familiare Sos nel 2008, dopo che il governo aveva ridimensionato il budget per il sostegno ai nuclei familiari. I loro tre figli erano a rischio di malnutrizione, la frequenza scolastica e il comportamento aggressivo dei bambini, sommati alla terribile situazione della famiglia, hanno portato i due genitori a chiedere aiuto. “I nostri educatori e terapeuti segnalano un aumento allarmante del numero di genitori che dichiarano di avere subito violenza per mano dei propri figli” ha rivelato Pedro Puig, Direttore nazionale di SOS Villaggi dei Bambini. “Il tasso di disoccupazione tra i giovani delle comunità in cui operiamo raggiunge il 52% e, in molte famiglie, entrambi i genitori sono disoccupati. Attraverso gli asili nido, sosteniamo i genitori affinché possano continuare a cercare un`occupazione”. “La nostra priorità è proteggere i diritti dei bambini e garantire che non soffrano. Non possiamo permettere che abbandonino gli studi, perché così non avrebbero alcuna speranza. Per questo il nostro team a Madrid fornisce un sostegno ai giovani che sono stati espulsi dalla scuola e prevede di estendere il servizio anche ai bambini di strada” ha concluso Puig.
Ma quanti sono i giovani e gli anziani che non riescono ad essere intercettati dalle ong o dalle istituzioni caritatevoli? Molti, sempre di più. Perché anche ong e istituzioni caritatevoli soffrono la diminuzione dei finanziamenti pubblici, per non parlare del calo dell’entità delle donazioni da parte dei privati.

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Il decreto cocococompetitititititarattatta’.

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di Uriel Fanelli

Vedo che Monti detto anche “il maestro della scuola per speculatori finanziari”, che poi sarebbe anche il preside (1)oggi, sta portando a termine il suo disegno di declino dei redditi, che completera’ il quadretto di desertificazione industriale dell’ Italia. Sto parlando del famoso “decreto competitivita’”, che essenzialmente garantisce all’ Italia di peggiorare la propria posizione industriale fino ad esaurirla. Ma prima ho un messaggio per i sostenitori dell’ M5S: non potete parlare qui perche’ non avete il permesso di Grillo di farlo.

Finisco coi farlocchi grillini: dunque, Grillo vi dice che non potete andare in TV. Molto bene: quindi e’ lui a decidere dove e se potete parlare. Va benissimo, ognuno fa quel che vuole. Ma stando il fatto che accettate questa regola, per parlare sul mio blog avete bisogno del SUO permesso.
Dunque, se volete il permesso di accedere a questo blog, non dovete fare altro che chiedere a Grillo o a Casaleggio di consentirvi di farlo. E’ facile: il Grillo o il Casaleggio prendono il loro programma di email e, usando internet (wow!) mi scrivono che voi e proprio voi , identificati da un documento che lui conosce perche’ ve lo chiede per poter votare online -LOL- , potete parlare qui.  Mica che poi vi espelle con un PS per aver scritto qui.
Quando avro’ ricevuto il permesso scritto dal vostro capo/megafono/frullatore/sgabello rococo/qualsiasititoloabbiaGrillodomani, permesso che evidentemente vi serve per parlare su un media diverso dal suo blog, allora dovrete solo sottoscrivere il manifesto di questo blog, leggere le FAQ e le regole del forum, sottoscriverle -ve lo chiede anche Grillo per dare voce a voi- e a quel punto potrete parlare.
No , non sono regole vessatorie o antidemocratiche: sono le stesse regole dell’ M5S. Siccome anche io sono su internet -a dire il vero avevo il mio blog qualche annetto prima di Grillo- , ho anche io il diritto di seguire le stesse regole.
Detto questo, andiamo al disastro della “competitivita’”. Innanzitutto, bisognerebbe spiegare a Monti che “Produzione” e “Produttivita’” non sono la stessa cosa. La produttivita’ e’ data dal rapporto tra le risorse necessaria a produrre e la quantita’ di prodotto. E’ ovvio quindi che se producete il doppio perche’ raddoppiate le risorse, avete accresciuto la produzione ma non la produttivita’.
Allora arrivano i truffatori , cioe’ i ragionieri d’alto bordo, e vi dicono: definiamo la produttivita’ in maniera UN POCO diversa. Diciamo che la produttivita’ e’ il rapporto tra IL COSTO delle risorse richieste e il VALORE DI MERCATO del prodotto.
E’ un discorso difficile da debunkare, nel senso che per il ragioniere, che vede solo il bilancio, le cose sembrano coincidere. Allora, se per aumentare DAVVERO la produttivita’ occorre che si usino MENO risorse per ottenere un bullone, per aumentare il concetto truffaldino dei bocconiani basta abbassare IL COSTO delle risorse.
Dal punto di vista del bilancio questo e’ vero, e se credete che un’azienda sia una banca dalla quale il padrone va a ritirare soldi, probabilmente SEMBRA tornare. Ma.
Questo approccio e’ vero sul piano microeconomico, ma non su quello macroeconomico. Quello che stanno facendo con questo decreto, la stessa merda che predicano i neoliberisti, e’ che anziche’ aumentare la produttivita’ degli impianti si puo’ aumentare la produzione abbassando I COSTI di una risorsa specifica, che e’ la manodopera.
Non stiamo modificando una virgola dell’impianto microeconomico, ma … innanzitutto la logistica ha un costo. Se facciamo rimanere , diciamo da 8 a 12 ore al giorno le persone al lavoro, senza pagarle di piu’ abbiamo tutta l’usura aziendale in aumento, tutti i costi di riscaldamento e manutenzione in aumento, illuminazione e sicurezza e compagnia bella, per cui del nostro aumento da 8 a 12 ore di ore ce ne restano un pochino di meno.
Questa cosa va portata su una intera scala macroeconomica, e ovviamente e’ vero che possiamo avere molte piu’ ore lavorate e quindi piu’ produzione, ma abbiamo costi logistici ed energetico enormi perche’ se 160 ore/mese passiamo a 240 nello stesso mese crescono le spese, ma paradossalmente abbiamo abbassato le spese in famiglia: abbiamo meno riscaldamento a casa, meno energia a casa, meno consumi domestici in generale, e con meno tempo libero abbiamo meno spesa accessoria.
Cosi’ il primo punto e’ che se mettete tutti i lavoratori a lavorare anche a Natale , ottenete nessun cenone di natale e nessun regalo di natale. Ma questo e’ l’effetto minore, perche’ in fondo gli industriali vi dicono che poi il prodotto lo vendono all’estero, cioe’ a lavoratori che hanno tempo libero e redditi -nella speranza che anche i loro governi non facciano “decreti competitivita’”.
Il vero problema e’ un altro.
State facendo il decreto competitivita’ decidendo di alzare la competitivita’ delle aziende semplicemente facendo costare MENO il costo del lavoro. Se allo stesso prezzo di 8 ore ne lavorate 12, avete fatto un bello sconto. Questo salvera’gli imprenditori che potranno avere piu’ produzione alla stessa produttivita’, con un artifizio contabile per far sembrare loro che usino le stesse risorse di prima.
Ora,  quanto puo’ durare questo? Diciamo che il vantaggio competitivo durera’ -forse- 2-3 anni. Nel frattempo il mondo cosa fara’? Diciamo che qualcuno -non tutti- investiranno ammodernando le industrie e la pubblica amministrazione.
Mettiamo che questa filosofia (o una analoga ad II , Industrial Internet) possa arrivare in 2-3 anni, almeno nelle industrie piu’ avanzate: http://www.ge.com/audio_video/ge/technology/meet_the_ge_engineers_building_the_industrial_internet.html
Fra due anni avrete una classe di lavoratori esausta per ritmi da 12 ore al giorno, non potrete chiedere loro di piu’, e alziche’ recuperare una sola rivoluzione, l’ IT, dovrete recuperarne due, IT + II. Anche se tra due anni le banche vi dessero credito per investire, non vi daranno MAI il credito che serve a superare DUE gradini di svantaggio.
Il palliativo, cioe’, UCCIDE.
Se sul piano puramente tattico un’azienda puo’ pensare di “comprare tempo” , nel senso che cosi’ facendo resistera’ altri due (forse tre) anni mentre gli altri migliorano le loro infrastrutture. Ma fra 2/3 anni, i concorrenti avranno migliorato, e SE NECESSARIO nei momenti di picco potranno ancora chiedere uno sforzo straordinario agli operai, cioe’ qualche ora in piu’ per qualche tempo.
Al contrario, tra due anni, finito il tempo comprato, gli imprenditori italiani che stanno per passare da 8 ore a 12 -gratis- , non potranno chiedere straordinari (2), e saranno ancora obsoleti come oggi, mentre gli altri avranno fatto un altro passo avanti.
Questa merda di agire sul costo di manodopera, in paesi che hanno servizi avanzati e una industria relativamente moderna, e’ semplicemente SUICIDA. L’ Italia ha perso ANNI di investimenti in R&D e in IT perche’ , anziche’ dire agli imprenditori “investite e migliorate le imprese” si e’ detto loro “non c’e’ bisogno, vi daremo manodopera a prezzo basso”. Stagisti, Cocopro, Cococo, finte Partite IVA e chi piu’ ne ha e piu’ ne metta.
Cosi’, gli ultimi anni sono passati senza che la maggioranza degli imprenditori italiani abbia investito, o quasi. Solo un 30% scarso si e’ tenuto allineato alla tecnologia. (3)
Cosi’, gia’ oggi le imprese, la maggioranza, arrivano da un decennio in cui al problema della produttivita’ hanno sempre risposto “qualcuno deve lavorare piu’ tempo gratis”. E non hanno mai aggiornato il sistema produttivo.
Quindi, c’e’ un GAP di 10 anni.
Dopodiche’, adesso c’e’ un’altra rivoluzione in arrivo, cioe’ M2M e Industrial Internet, e che cosa fate? Invece di dire “signori, aggiornatevi o chiudete”, gli si dice “ehi, non vi preoccupate. Non dovete aggiornarvi.  Non siete proprio costretti.Vi diamo schiavi ancora piu’ economici!“.
Questo non e’ costruire un futuro. E’ DISTRUGGERE il futuro. Si stanno piantando i semi della PROSSIMA crisi industriale italiana, quando la distanza tecnologica sara’ ancora piu’ grande, e vi chiederanno 14,16 ore al giorno perche’ 12 non bastano piu’, per poi realizzare che con sistemi obsoleti non ce la fanno nemmeno cosi’: “II” , Industrial Internet, e’ un complesso la cui efficienza cresce piu’ che linearmente con il numero di aziende che la applicano. Ogni punto percentuale di GAP in questo campo costera’ a qualsiasi paese qualcosa come 4 o 5 punti di pil.
E’ come il telefono: se lo hanno in due, parlano solo tra loro. Ma quanto ce l’hanno in quattro, ognuno di loro potra’ parlare con altre 3 persone. Se ce l’hanno in 100, ognuno di loro potra’ parlare con 99 persone. E cosi’ via, con l’aumento del numero di utenti il vantaggio cresce del numero di utenti PER il numero di utenti meno uno. Cosi’ , con II, mano a mano che le imprese lo adottano, cresce la quantita’ di vantaggi che se ne hanno. Rimanere indietro qui e’ mortale.
I fanatici della decrescita adesso se ne usciranno dicendo “ehi, ma non puoi pensare ad una crescita(4) infinita, ci sono limiti”. Aha. Sono come quelli che arrivano e dicono “ehi, ma il corpo umano ha limiti, e prima o poi non ci saranno piu’ record sportivi”. Ok. Ma se lo dice chi arriva ultimo nella gara, sembra un discorso in cattiva fede, isn’t it? Spostare sulla filosofia o sui discorsi sui grandi sistemi, una sconfitta non la rendera’ ne’ meno difficile da accettare ne’ meno difficile da sostenere.
E’ vero che questo governo di incompetenti cattedratici sta per finire, ma credo che i danni fatti saranno molto difficili da sostenere, specialmente se come controparte di questa filosofia c’e’ quella penosa bibliotecaria sovietica che e’ la Camusso, che non si pone il problema della competitivita’ e dell’innovazione, ma solo della conservazione delle tessere del suo sindacati.
Come al solito, si realizza il consueto accordo di massima tra sindacati e imprenditori: uno non investe e chiede sacrifici ai lavoratori, che il sindacato poi avra’ gioco a portare in piazza, come tanti criceti nella ruota, senza ottenere nulla che non sia far vedere quanti militanti abbia il sindacato.
In pratica, vi hanno appena preparato la crisi industriale del 2015.
Uriel
(1) L’ Idea di Monti che ferma i finanzieri speculatori, quando lui stesso e stato il loro professore prima e preside poi, mi ha sempre fatto ridere. Se vuole fermare i finanzieri speculatori -almeno la genia piu’ aggressiva in Italia- non deve fare altro che smettere di firmar loro diplomi di laurea.
(2) A meno di non trasformare le aziende in Gulag 1644: sedici ore di lavoro, quattro di riposo e quattro di sussistenza (mangiare, lavarsi, vagare in un recinto, etc). Tempo di sopravvivenza medio, tre anni e mezzo, chiedere a Giuseppe Stalin se interessati. Curioso come i liberisti somiglino ai comunisti, eh? In fondo, sono due lati del muro di Berlino, e si sa, un muro e’ lo stesso  muro da entrambi i lati.
(3) Tempo fa scrissi che l’industria italiana -e con lei l’occupazione- sarebbe collassata verso la fine del 2012. Mi avete dato del catastrofista. Ditemi, come leggete i dati attuali sull’ industria ? http://www.cna.it/Primo-Piano/Crisi-Crollo-dell-edilizia.-A-settembre-8-.-Fatturato-industria-4-2“Su base annua il calo, il nono consecutivo, è pari al 5,4%. Lo rileva l’Istat. Male anche gli ordinativi (-4% settembre, -12,8% su base annua).”

(3) Del resto nessuno propone una crescita infinita, ma innovazione infinita. Che e’ un discorso diverso.

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L’astronave gravitazionale – Il controllo della gravità e la correlazione tra massa gravitazionale e massa inerziale nella gravitazione quantistica

Il sommario dell’articolo L’astronave gravitazionale, pubblicato sia su Electric Spacecraft Journal 27,(1998) 6-1 che  sul sito arXiv, e scritto dal fisico Fran De Aquino

recita quanto segue:

C’è un fattore elettromagnetico di correlazione tra la massa gravitazionale e la massa inerziale, che in condizioni elettromagnetiche specifiche può essere ridotto, reso negativo e aumentato di valore. Questo significa che le forze gravitazionali possono essere ridotte, invertite ed intensificate per mezzo di campi elettromagnetici. Un tale controllo dell’interazione gravitazionale può avere una serie di applicazioni pratiche. Per esempio un nuovo concetto di astronave e di volo aerospaziale sorge dalla possibilità del controllo elettromagnetico della massa gravitazionale. La nuova astronave detta Astronave Gravitazionale potrebbe in futuro cambiare il paradigma del volo spaziale e del trasporto più in generale. Qui ne verranno descritti i principi operativi e le possibilità di volo. Verrà pure mostrato che nell’astronave altri congegni basati sul controllo della gravità, come il Motore Gravitazionale e le ricetrasmittenti quantistiche, possono essere utilizzati rispettivamente per la Produzione di Energia e per le Telecomunicazioni.

Leggendo per intero l’articolo (disponibile in formato .pdf su arxiv.org) si scoprono molte cose a dir poco strabilianti. Leggi il resto dell’articolo

MKULTRA : ieri ed oggi

Il 2004 ha visto l’uscita nelle sale cinematografiche di “The Manchurian Candidate“, il remake del film interpretato da Frank Sinatra nel 1962. Basato sull’omonimo romanzo scritto nel 1959 da Richard Condon, narra di un soldato americano catturato in Corea dai comunisti e sottoposto al lavaggio del cervello che lo riduce allo stato di uno zombi-killer pronto ad uccidere il principale candidato alle presidenziali americane. L’anno dopo, a seguito dell’assassinio del presidente americano J. F. Kennedy a Dallas, il film venne ritirato dalle sale cinematografiche dallo stesso Sinatra. Leggi il resto dell’articolo

I robot killer dell’impero

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Minacciosi rapaci high-tech volteggiano giorno e notte su Afghanistan, Pakistan, Iraq, Yemen, Somalia, Libia e altri paesi.

La specie più diffusa è quella dei Predatori, droni dotati di videocamere e sensori all’infrarosso, gli occhi attraverso cui gli operatori li telecomandano da una base negli Stati uniti, a oltre 10mila km di distanza. Individuata la preda, essa viene attaccata con missili «Fuoco dell’inferno». Il Predatore di ultima generazione, denominato Mietitore (ovviamente di vite umane), ne può trasportare 14.

Questi e altri droni stanno rapidamente proliferando: il Pentagono, che dieci anni fa ne aveva una cinquantina, ne possiede oggi oltre 7mila. La U.S. Air Force sta addestrando più «piloti remoti» per i droni che piloti di cacciabombardieri. E sui droni da guerra puntano non solo gli Stati uniti, ma tutte le maggiori potenze. Anche l’Italia usa in Afghanistan (e forse anche in Libia) droni Predatori, telecomandati dalla base di Amendola in Puglia.

Grazie ai miliardi di dollari destinati alla ricerca e allo sviluppo, la specie si sta rapidamente evolvendo. Si stanno sperimentando droni spaziali, come l’X-37B della U.S. Air Force: completamente robotizzato, è in grado di rientrare alla base dopo la missione. Può distruggere satelliti avversari (accecando così il nemico prima dell’attacco); può lanciare dallo spazio i «dardi di Dio», con l’impatto cinetico di un meteorite; può allo stesso tempo lanciare dallo spazio testate nucleari.

Nella base aerea Wright-Patterson (Ohio) si stanno sperimentando droni miniaturizzati, che riproducono il volo di uccelli e insetti, compreso il battere delle ali. Nei futuri scenari bellici si prevedono sciami di droni-insetto che, diffusi su un territorio, spiano ovunque e sono capaci anche di uccidere.

Si stanno sperimentando allo stesso tempo, in particolare a Fort Benning negli Usa, robot terrestri da combattimento. Tra questi il «Gladiatore» [nella foto in basso], un veicolo cingolato di oltre una tonnellata dotato di mitragliatrici e altre armi, che sparano sugli obiettivi individuati dalle telecamere. Per i combattimenti soprattutto in zone urbane è ormai pronto un piccolo robot cingolato armato di mitragliatrici, che sparano quando le sue cinque telecamere (capaci anche di visione notturna) individuano una sagoma umana. È già stato sperimentato con successo in Iraq, mentre un modello analogo viene usato in Israele lungo il confine con Gaza.

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Nel quadro del programma «Futuro sistema di combattimento» (200 miliardi di dollari), il Pentagono prevede di rimpiazzare entro il 2015 un terzo dei veicoli corazzati con equipaggio, sostituendoli con robot da combattimento. Esperimenti analoghi vengono effettuati dalla marina.

Sta dunque cambiando il modo di fare la guerra: gli Stati uniti e le altre maggiori potenze usano la superiorità tecnologica per imporre il loro dominio con un’armata di droni e robot da combattimento, che riducono i rischi per i militari.

Ma la guerra robotizzata facilita l’estensione delle operazioni militari e accresce il numero di vittime civili. C’è da chiedersi a questo punto chi siano veramente i robot. Non le macchine, ma coloro che seguono la via della guerra (promovendola, giustificandola o accettandola supinamente). Camminano come automi verso il precipizio.

di Manlio Dinucci 

Fonte: http://saigon2k.altervista.org/2011/07/i-robot-killer-dellimpero/

 

 

 

RAEL PARLA DELLA VERITA’

 

ufo

Questo brano è tratto dal libro Messengers of Deception: U.F.O.Contacts and Cults di Jacques Vallee, che ho scoperto grazie alla segnalazione di un utente di Luogocomune(Pike Bishop, qui il suo sito). Ho scaricato il libro da internet e l’ho letto tutto d’un fiato. E’ un libro piuttosto vecchiotto (la prima edizione è del 1979), ma è impressionante, leggendolo, rendersi conto di quanti fenomeni e quanti mutamenti sociali l’autore fosse stato in grado di anticipare, oltre trent’anni fa, studiando il fenomeno dei gruppi mistico-religiosi dediti al culto delle intelligenze extraterrestri. Il brano che segue riassume quello che è un po’ il “succo” del libro: l’autore – senza assolutamente scartare, e anzi avallando, l’ipotesi che dietro alcuni casi di avvistamenti UFO vi siano fenomeni di origine ignota – ipotizza però che, in molti casi, tali avvistamenti e tutto l’immenso sottobosco di culti e sette che da essi sono scaturiti, siano il prodotto di intelligenze poco extra e molto terrestri, volte a perseguire obiettivi di manipolazione sociale, sperimentazione bellica e testing propagandistico. Qualcosa che molti di noi già immaginavano o sapevano, ma che non avevo mai visto espressa con tale ampiezza e ricchezza di argomentazioni. Chi volesse leggere il libro per intero (lo consiglio caldamente) può scaricarlo dalla sezione “Libri Proibiti” di questo sito. Il testo è in inglese, ovviamente, e non credo ne esista un’edizione italiana.

(GF)

dal libro Messengers of Deception: U.F.O.Contacts and Cults

di Jacques Vallee

traduzione di Gianluca Freda

Claude Vorilhon è un giovane reporter che vive a Clermont-Ferrand (Francia), un fanatico delle corse e un latore di notizie sorprendenti. Noi stiamo vivendo, egli sostiene, gli ultimi giorni del nostro mondo! Questo gli fu rivelato il 13 dicembre 1973, mentre passeggiava per il vecchio terreno vulcanico vicino casa sua. Il tempo era nebbioso, coperto. All’improvviso vide una luce rossa intermittente e qualcosa che pareva un elicottero scese dal cielo e si fermò a mezz’aria, a circa venti metri dal suolo. Aveva le dimensioni di un piccolo autobus, conico sulla cima. Sulla sommità del cono c’era una luce bianca lampeggiante. La luce rossa era appena sotto. Comparve una scaletta e venne fuori un occupante dall’aspetto di un bambino, sorridente, il corpo circondato da una luminescenza. Sul velivolo e sulla tuta verde del pilota c’era un simbolo che combinava insieme la svastica con la Stella di Davide! Il pentacolo donatomi dall’Ordine di Melkizedek raffigurava anch’esso una Stella di Davide con dentro un motivo a cerchi concentrici.

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Il simbolo di Vorilhon vorrebbe significare: “Come sopra, così sotto, tutto si muove per cicli”. Ricordate il commento di Waite su Melchizedek: “Ha portato il mondo che sta in basso allo stesso livello di quello che sta in alto”. Leggi il resto dell’articolo

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