Il mondo nuovo

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di Luca Gritti

Ciò che rende il Mondo Nuovo un libro profetico, più di ogni altro romanzo distopico, è l’aver colto esattamente l’ideologia fondante che oggi impera e vorrebbe colonizzare la mentalità di tutti.

 

Chi volesse vedere chiaro nelle storture del nostro tempo e negli orrori peggiori della nostra epoca dovrebbe leggere Il Mondo Nuovo di Huxley. Aldous Huxley non fu un grande scrittore, fu stroncato con parole inequivocabili da Hemingway e da Eliot, sfruttava la letteratura per diffondere la sua eccentrica filosofia, i suoi personaggi non sono vitali e i suoi dialoghi sovente sono troppo idealistici. Ma nonostante non fosse un grandissimo artista, fu però il vero grande profeta della nostra epoca, colui che vide con maggiore preveggenza dove andava il mondo e quale sarebbe stato il vero orizzonte distopico del futuro. In questo ebbe ragione quando scrisse, all’inizio della raccolta di saggi Ritorno al Mondo Nuovo – composti una quindicina d’anni dopo il libro –, che egli era stato un profeta migliore di George Orwell. In 1984 Orwell immaginò, infatti, un futuro distopico fondato sulla coercizione, sulla guerra perpetua e sulla mistificazione del passato; Huxley nel Mondo Nuovo ebbe maggior ragione a pronosticare una distopia basata sulla droga, sulla pace perpetua garantita da un mega-stato globale e sull’indifferenza rispetto alla storia grazie al culto dell’efficienza immediata e del piacere sessuale, istantaneo e sterilizzato.

I due minuti di odio o la strategia del dissenso controllato

Tutto questo non è casuale: lo zio di Huxley era stato uno dei più accesi sostenitori inglesi della dottrina darwinista, e suo fratello, Adrian, fu un biologo sostenitore dell’eugenetica che Aldous descrisse con tanta accuratezza nel suo romanzo, nonché direttore dell’Unesco, fervente animalista e socio di rilievo del Wwf. Huxley quando scrisse non immaginò un mondo distopico per scongiurarlo o denunciarlo, come fece invece Orwell con lo stalinismo; ma nel Ritorno al Mondo Nuovo scrisse a chiare lettere che tutte le innovazioni del suo romanzo – dal controllo demografico all’ipnopedia, dalla sessualità sterilizzata fino alla droga per controllare gli umori – non erano cose negative in sé, ma se fossero state gestite con assennatezza potevano essere auspicabili per il futuro, quando non proprio necessarie.

Nonostante queste ambiguità artistiche ed umane, il romanzo di Huxley resta un libro fondamentale proprio per il suo carattere profetico, che risalta soprattutto oggi che molta parte di quelle profezie stanno giungendo al loro inquietante compimento. Il Mondo Nuovo, a ben vedere, è il mondo che oggi viene spacciato come civile, il modello di convivenza e di società che è stato partorito nell’Inghilterra positivista, si è perfezionato in Scandinavia e oggi tenta, mediante i mezzi di comunicazione ed una propaganda sempre più sottile e pervasiva, ma anche grazie all’Onu e ad altre organizzazioni internazionali, di colonizzare culturalmente tutto il globo: dall’Europa mediterranea all’Asia, dalla Russia all’America latina. Leggi il resto dell’articolo

Tutto ciò che non va con la vostra stupida e ipocrita “immigrazione”, qualsiasi cosa intendiate con questo termine

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di Ian Ssali

La pseudo-questione “immigrazione” se così vogliamo chiamarla si muove su due spiegazioni del mondo di oggi: una limitata e un’altra ampia.

Oggi in Italia è diventato luogo comune pensare di essere invasi dagli “immigrati”. E cosa ci viene subito in mente? Africani, barcone e trentacinque euro. Ma ad alcuni verranno in mente risorse indispensabili, diritti dei braccianti, mediatori e corsi di lingua. Ma sempre gli africani. Sono sempre loro. Quello che sorprende è che vengono vestiti del manto della “stranieritudine”, gli stranieri per eccellenza, il corpo nero da integrare, però questi signori africani (e mi riferisco ora a quelli regolari sub-sahariani) sono coloro che rappresentano nel totale delle popolazioni straniere in Italia un’assoluta minoranza e una forza economica non molto rilevante. E potete tranquillamente andarvi a leggere il Dossier Immigrazione della Caritas e i dati ISTAT. Troverete tra le comunità africane più rappresentative quelle del Senegal, Ghana, Nigeria, Tunisia ed Egitto; ciò nonostante si continua a mantenere e propagandare una rappresentazione scorretta e direi assolutamente ingiusta e in malafede sugli “africani”, almeno la semplificazione giornalistica, sociale e politica.

Qualcuno mi può spiegare perché non mettiamo Cina, Filippine, Sri Lanka, Bangladesh, India sotto la grande categoria degli “asiatici”? Non lo facciamo, ed è giusto che sia così. Sono popolazioni diverse e ne riconosciamo la differenza, le peculiarità; invece gli africani (cioè i popoli del continente) li mettiamo tutti insieme, quasi avessero qualcosa in comune e non ne hanno a parte lo stare sullo stesso continente; ma è così rilevante? No. Il Ghana e l’Egitto non sono la stessa cosa. Senegal e Tunisi non sono la stessa cosa. E non sono questi paesi a rappresentare un immenso e vario continente di 54 stati. Semplicemente non c’è alcun paese africano che possa rappresentare l’originalità e l’intriseca unicità delle nazioni e delle popolazioni sul continente. Non c’è. Non esiste e non può esistere. Come nemmeno si può pensare che l’Italia e la Svezia siano uguali e che la Francia rappresenti tutta l’Europa. In Europa magari l’azzardo sarebbe appropriato visto la storia politica degli ultimi duemila anni ma i popoli d’Africa non hanno mai avuto nulla di simile: continente troppo grande. Nella storia politica umana non è mai esistita un’entità politica che copra un territorio così esteso. Concepire queste proporzioni è forse difficile ai più perché siamo abituati a pensare al continente africano come fosse una succursale dell’Europa (più il Nord Africa ovviamente ignorando tutto resto), anche nelle dimensioni, ma è tanto tanto più grande e questo ha delle implicazioni notevoli. Leggi il resto dell’articolo

Noi omosessuali contro l’utero in affitto

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Mentre la Boldrini ne chiede la regolamentazione, c’è anche chi – con argomentazioni razionali e non di fede – si oppone. Un articolo da leggere

Vi sono alcuni argomenti completamente ignorati in questa campagna elettorale. Uno di questi è, certamente, l’utero in affitto. Al centro del dibattito nella passata legislatura quando si dibatté di unioni civili, è oggi ritenuto non significativo. Eppure è un argomento importante perché altamente rivelatore della concezione antropologica che sottende l’operato di chi si candida a governare il paese.
Recentemente, l’unica ad averne parlato esplicitamente (e a sproposito) è stata Laura Boldrini. Rispondendo a una domanda in un’intervista, la terza carica dello Stato ha detto che, a suo parere, la maternità surrogata andrebbe regolamentata. Come ha correttamente fatto notare il portavoce del Family Day, Massimo Gandolfini, il presidente della Camera e leader di Leu ha mostrato una grave ignoranza in materia: l’utero in affitto in Italia è “già” regolamentato, nel senso che la legge 40 lo vieta espressamente.

Boldrini, come altri, continua nella sua campagna a favore dell’odiosa pratica, spalleggiata da una certa parte della galassia lgtb. Eppure esistono voci importanti, all’interno di quello stesso mondo, fortemente contrarie o critiche nei confronti della Gpa (gestazione per altri). Spesso vi abbiamo segnalato le posizioni di Se non ora quando, di Arcilesbica e della filosofa Sylviane Agacinski; qui di seguito vi riportiamo un articolo apparso su Il Figaro, e tradotto in italiano dal sito breviarium, firmato da tre omosessuali. Il contributo, per chiarezza e ragionevolezza, è di notevole interesse perché tocca molti dei temi al centro del dibattito pubblico e perché redatto da tre persone che non possono essere tacciate della solita e logora accusa di omofobia. Leggi il resto dell’articolo

ECCO COME L’ASSURDO RIESCE A DIVENTARE NORMALE

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di Enrica Perucchietti

Sempre più spesso i media non mancano di offrirci notizie in apparenza stravaganti che stanno gradualmente, secondo il principio della Rana bollita di Noam Chomsky, abituando l’opinione pubblica ad accettare come “normali” costumi culturali e antropologici “nuovi”. Non ci si deve più stupire se tre uomini si sposano o se una donna convola a nozze con sé stessa. Dietro i nuovi costumi, ci viene detto, si può osservare il faro dell’evoluzione e del progresso: l’emancipazione dell’uomo che sceglie chi essere (a partire dalla propria identità sessuale) e come vivere (poliamore, poligenitorialità, ecc.).

Il tema della trasgressione, della licenziosità e dell’obbligo a godere di piacere illimitato a cui siamo ormai sottoposti quotidianamente, è uno dei nuclei centrali della manipolazione “dolce” come perfettamente spiegato da Aldous Huxley in Il mondo nuovo.

Oggi dobbiamo convenire sul fatto che si sta attuando quanto immaginato nel 1932 dal saggista e romanziere inglese: il potere incentiva il sesso libero e promiscuo disgiunto dal matrimonio e con esso il superamento della famiglia tradizionale. Ma non solo, perché l’orizzonte futuro ci prospetta anche nuovi rapporti sentimentali quali il poliamore ma soprattutto la procreazione disgiunta dall’atto sessuale: su questo Huxley è stato incredibilmente profetico arrivando a immaginare la nascita delle future generazioni in uteri artificiali (per approfondimenti rimando ai nostri precedenti saggi Utero in affitto e ne Il mito dell’immortalità).

A differenza che in 1984 di Orwell, il governo globale in Huxley non ha più bisogno della coercizione fisica per imporre il suo potere ai cittadini: tutta la vita, infatti, è ormai programmata scientificamente fin da prima della nascita, essendo la riproduzione disgiunta dall’atto sessuale ed effettuata, come diremmo oggi, in vitro, permettendo l’esistenza solo a individui sani i quali, sono stati “forgiati” in embrione per far parte di differenti “caste” e condizionati fin dalla più tenera età attraverso sofisticate tecniche di autentico lavaggio del cervello.

Gli abitanti del Mondo nuovo sono svuotati dal desiderio di ribellione in quanto prigionieri di una gabbia dorata le cui sbarre sono fatte proprio di piacere! Nel Mondo nuovo, infatti, le attività dilettevoli più elementari sono incessanti e la promiscuità sessuale è vista quasi come un dovere sociale a tutte le età: dai “giochi sessuali” dei preadolescenti al continuo scambio di partner fra adulti. Un rapporto affettivo stabile, infatti, dopo l’abolizione della famiglia – sul modello “comunitario” della Repubblica di Platone sarebbe visto addirittura come un elemento socialmente pericoloso per il sistema.

Nel suo Ritorno al mondo nuovo, scritto nel 1958, Huxley ritornerà su questo aspetto precisando: «Primo scopo dei governanti è impedire ad ogni costo che i soggetti diano fastidio. Per far questo essi, fra le altre cose, legalizzano una certa misura di libertà sessuale (possibile dopo l’abolizione della famiglia) che in pratica salvaguardi tutti i cittadini del mondo nuovo da ogni forma di tensione emotiva (o creativa)».

Lo scontro mondiale tra sistemi e culture diversi sotto i colpi della globalizzazione (delle merci e delle menti) avviene principalmente su un piano simbolico in quanto si tratta, secondo il filosofo francese Jean Baudrillard in L’agonia del potere, di «un annichilimento fisico e mentale, una carnevalizzazione universale che l’Occidente impone […] a tutte le singolarità che gli resistono».

La modernità ha assunto il carattere anche goliardico delle feste carnevalesche, in cui il riso, i giochi e la sovversione dei ruoli prevalgono per alcune ore o giorni come una “sospensione” delle regole tradizionali: domina l’elemento parodistico e addirittura sacrilego, il carattere licenzioso e il tema della sovversione temporanea, come ampiamente spiegato dall’esoterista francese René Guénon e prima ancora dall’antropologo James Frazer nel suo Il ramo d’oro. La materializzazione o l’uscita alla luce del sole delle “maschere”, rappresenta per Guénon «una parodia del “rovesciamento” che […] si produce a un certo grado dello sviluppo iniziatico: parodia, diciamo, e contraffazione veramente “satanica”, perché qui il “rovesciamento” è un’esteriorizzazione, non più della spiritualità, ma, all’opposto, delle possibilità inferiori dell’essere».

La postmodernità è andata oltre assorbendo gli antichi culti e rendendoli di fatto “quotidiani”. Questo genere di ribaltamento, o meglio di “annullamento della distanza” di cui parlava già Baudrillard, servirebbe quindi per canalizzare le pulsioni più basse del volgo ed evitare che esse esplodano in una qualche forma di disordine generalizzato. Se una volta queste pulsioni erano relegate a feste cicliche dai connotati carnevaleschi, oggi stanno progressivamente dando vita a una forma di “carnevale perpetuo” in cui diventa lecito tutto ciò che è licenzioso e dai connotati grotteschi e parossistici.

La modernità è diventata la parodia di tutto ciò che era “tradizione” con una sovversione dei ruoli che si sono imposti alla società come forma apparente e illusoria di libertà ed emancipazione.

Fonte

L’italiano nuovo: ignorante, solo, inerme

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di Alceste

Roma, 9 agosto 2017

Non è mai stata una questione di soldi.
Siamo stati poveri, pezzenti e luridi, ma siamo rimasti noi stessi.
I soldi non sono il problema, l’economia non è il problema. È l’acculturazione coatta il problema, l’indottrinamento. I soldi neanche esistono; se esistono, son solo il mezzo per distorcere l’umanità, sradicarla da ciò che è sempre stata e volgerla in barzelletta.
L’usura è usata per ridurre il vecchio ordine a un balocco in disuso, altro che ricchezza.
Dominare culturalmente reca il vero potere, e il potere, eventualmente, i soldi, la parte più evidente e meno importante tanto che i veri potenti i soldi manco se li portano appresso.
Gianni Agnelli girava (giustamente) senza portafoglio.
L’economia è il sicario della nuova etica al contrario.
Non è questione di bene o di male, bensì di sopravvivenza. La morale e l’etica nacquero per conservare, non per giudicare. Essere razzisti, avere costumi razzisti, misogini, antisemiti, omofobi significa essere sopravvissuti come italiani ai millenni. Solo un imbecille può credere che i comportamenti di un popolo obbediscano a moti reazionari o progressisti. Un popolo non è mai crudele invano, o spietato o dolce o babbeo perché, come credono su commissione i Saviano, i Mentana, i Lerner, le Gruber, vi è una sorgente favolosa di retrogradi e sciovinisti in grado di far sgorgare italiani retrogradi e sciovinisti.
Un italiano odiava certi individui o etnie o comportamenti per istinto; e quell’istinto era istinto di sopravvivenza, consolidato nel tempo.
Se obbediamo alla nostra natura conserviamo noi stessi; se la rinneghiamo in nome di una nuova etica imposta con l’inganno saremo perduti.
Questo sradicamento è voluto? Sì.

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Perucchietti: “Nel silenzio si va verso mondo nuovo di Huxley: non esisterà più famiglia e saremo tutti precari”

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di Lucia Bigozzi

“C’è un piano di scardinamento della nostra società e nessuno se ne sta accorgendo. E se tu lo denunci, passi come un complottista, mentre loro continuano ad andare avanti”. Scenario inquietante che Enrica Perucchietti, scrittrice, tratteggia nell’intervista a Intelligonews ragionando tra la visione tedesca dei migranti rispetto al calo demografico, la società nuova evocata dal ministro Giannini, dentro la quale la famiglia non sarà più la stessa.

Controlli negli hotspot di Italia e Grecia a caccia di terroristi infiltrati tra i migranti. Ma non dicevano che era tutto sotto controllo?
Abbiamo già visto cosa è successo a Parigi e Bruxelles. E’ evidente che quando c’è un attentato ci sono delle falle ma bisogna capire perché e a chi fa comodo che si permetta questo tipo di episodi. Mi sembra anche che ci sia una forma di strumentalizzazione per creare questa forma di terrorismo psicologico-mediatico perchè poi alla fine si sta spingendo per avere un ministro unico dell’Interno europeo, la Polizia unica europea – ne ha parlato Eugenio Scalfari, ne ha parlato addirittura Renzi -, è evidente che si sta spingendo molto per adottare un certo tipo di misure di limitazione della privacy e per aumentare a livello centrale e sovranazionale il controllo della Polizia, quando però – paradossalmente – è proprio lì che ci sono delle falle, perchè quando gli attentati avvengono negli aeroporti allora c’è qualcosa che non funziona”.

Quindi secondo lei questi controlli potrebbero andare nella direzione di un disegno sovranazionale, un nuovo organigramma unico europeo?

“Secondo me sì perché non si sta migliorando la qualità dei controlli ma li stanno semplicemente aumentando”.
 
Con la politica renziana del va tutto bene, non si corre il rischio che alla fine il populismo sembri essere l’unica soluzione a tutti i mali? 
C’è uno scollamento tra la politica renziana, il populismo e la realtà. Ed è uno scollamento ormai così evidente che anche la gente sembra totalmente indifferente o passiva ai “mantra” che vengono recitati; ed è anche per questo che, secondo me, l’elettorato è diviso tra grillini e renziani; ovvero tra un’opposizione sempre più netta e il governo. Tutta la carriera di Renzi lo dimostra; non è con lo ‘stai sereno’ o lo ‘stai sereno Italia’ che si migliorano le cose. Anzi, quando Renzi dice ‘state tranquilli e sereni’, allora lì c’è proprio da preoccuparsi”. 
Il calo demografico si fronteggia con i migranti dice la ministra tedesca Wanka nel faccia a faccia col ministro Giannini che evoca una società e una famiglia che cambieranno. Siamo sicuri che sia la scelta giusta?
No quelle dichiarazioni sono allarmanti. Il fatto che si dica che si deve andare verso un modello, secondo me distopico, molto simile al mondo nuovo di Huxley in cui non esiste più la famiglia, in cui tra l’altro saremo tutti più precari perché bisognerà abituarsi a non essere stanziali, a essere nomadi e quindi a spostarsi per lavoro. Le dichiarazioni sull’immigrazione sono proprio la dimostrazione che tutto quello che si diceva da anni era assolutamente giusto; che in qualche modo c’è anche un piano per finanziare queste ondate massicce di migrazione finalizzato a generare caos e per abbattere anche i salari. E non è un caso che quando si è riunita a Roma la Trilaterale, il responsabile della questione migranti all’interno di questo organismo sia un lobbista. Ci sono dati che ne parlano: questi flussi migratori sono finanziati ad hoc da grandi gruppi perché c’è l’intenzione di creare il caos e in qualche modo, di riscrivere tutta la nostra società. Le dichiarazioni della Giannini sono gravissime e sono rimaste inascoltate perché tranne Intelligonews e pochi altri media, nessuno le ha ribattute. In certa misura, sembra voler smantellare lo stato civile per volerne ricostruire un altro in cui l’uomo sarà flessibile? No, sarà un precario a vita, non ci sarà più la famiglia; gli uomini si dovranno spostare per il lavoro e tutte le logiche non solo del lavoro ma anche del vivere civile, le logiche antropologiche vengono a mutare.  C’è insomma un piano di scardinamento della nostra società e nessuno se ne sta accorgendo. E se tu lo denunci, passi come un complottista, mentre loro continuano ad andare avanti. Ma perché? Perché la logica del populismo, del va tutto bene, dello state sereni, sembra servire per sedare un’opinione pubblica prostrata e senza più la forza di reagire”.

Fonte

Breviario del cretino ovvero: perché non ci si ribella?

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di Alceste

Stiamo diventando un popolo di cretini?
Ne ho il sospetto.
Solo una popolazione europea di cretini può accettare lo stato attuale delle cose senza provare la voglia di menar le mani.
E cosa è accaduto di così profondo tanto da rimbambirci in tal modo?
Una immane mutazione antropologica, una frattura continentale, uno iato spaventoso; si è insinuato nel sangue un virus zombificante, favorito dal parallelo e debordante progresso tecnologico. A forza d’incoraggiare l’elemento immaginifico dell’uomo, il suo lato emozionale, uterino, isterico, vegetativo, siamo giunti al punto di rottura epocale, alla devoluzione della ragione.
Punto di rottura. 100 gradi celsius. Un attimo primo c’è l’acqua, l’attimo dopo il vapore. È ancora acqua, ma solo chimicamente.
Ed esattamente cosa si è rotto?
Rispondo: il principio di non contraddizione.
Il principio dei principî. L’architrave dell’homo occidentalis: “Non può essere che una cosa sia e non sia una certa cosa allo stesso tempo e nel medesimo rispetto”.
Esempio: Io sono più alto di Mario, qui e ora. Non posso essere più alto e più basso, allo stesso tempo, ora, nei confronti di Mario.
O sono più alto o sono più basso.
Facile, no?
Da ciò deriva il principio di identità (Io = Io; Mario = Mario) nonché l’amabile principio del terzo escluso: ogni proposizione dotata di senso può essere o vera o falsa. Ch’io sia più alto di Mario può essere o vero o falso.
Se non è zuppa è pan bagnato, e viceversa. Non ci sono ulteriori alternative: tertium non datur.
Per il cretino no, non è così. Tremila anni di logica ‘au cabinet’, per dirla con Alceste.
Ma se crolla tale sommo architrave cosa accade?
L’apocalisse della razionalità.
La si può condensare nella formula dello pseudo Scoto: “Ex falso sequitur quodlibet”: tutto è permesso. Se è ammissibile la suprema contraddizione (che una cosa sia e non sia) allora tutto vale, ogni follia è permessa; siamo ai Saturnali della logica, al Carnevale della deduzione, al tana-libera-tutti della causalità.
Il supremo principio non viene più riconosciuto, né applicato.
Ecco la vera new age: lasciata alle spalle l’era dello stupido, entriamo trionfanti in quella del cretino. Il cretino risponde solo a stimoli bassamente emozionali, ad anacoluti logici, al volemose bene dell’inferenza. Per lui tutti i gatti sono grigi.

Esempio 1: Siamo un partito di lotta e di governo.
Esempio 2: Mi piace Céline, ma anche Fabio Volo.
Esempio 3: Mi ha messo le corna eppur mi ama ancora.
Esempio 4: La scoperta dell’alba è un grande romanzo.

E via così.
Ma esiste un cretino integrale, perfetto?
Certo, il cretino 2.0. Sta facendosi strada velocemente. Purtroppo residuano ancora delle sacche di razionalità e buon senso, specie nelle vecchie generazioni. Qualcuno ancora s’ostina, disperatamente, a tramandare ai discendenti basici elementi di logica; tuttavia il dado è tratto: ancora mezzo secolo di Occidente e i cretini 2.0 erediteranno la terra. Sì, mezzo secolo, di questo passo, è più che sufficiente, ve lo dice uno stupido.
Nel frattempo trastulliamoci delineando una (provvisoria) fenomenologia del cretino.

1. Ci sono due tipi di cretino: il cretino-cretino (old style) e il cretino 2.0 (coming soon).

2. Il nocciolo duro delle convinzioni del cretino-cretino sono i pregiudizî. Su quelli non transige. I pregiudizî del cretino: la tradizione familiare, l’imparaticcio scolastico, la chiacchiera, le gazzette.

3. Il cretino-cretino, infatti, ha un piccolo serbatoio di pensieri e frasi fatte a cui non applica il minimo ragionamento o critica. Quando tale angusto orticello è messo criticamente in pericolo, il cretino-cretino può arrivare al turpiloquio, al fanatismo, all’offesa più sanguinosa.

4. Al cretino-cretino puoi far credere tutto, basta lisciarlo nei pregiudizî.

5. I pregiudizî assicurano il cretino-cretino del possesso d’un pensiero.

6. Il fiume del cretino-cretino si perderà naturalmente nello sterminato oceano del cretino 2.0.

7. Il cretino 2.0 è il cretino integrale, il cretino del futuro.

8. Al cretino 2.0 va bene tutto. Per lui, in fondo, tutto è possibile. Per lui un evento può essere bianco o nero. Tertium datur. Ma anche quartum, quintum e sextum. Rosso, verde, a pois. Perché no?

9. Per il cretino ogni posizione, a ben guardare, è desiderabile. Come quelle di Desdemona nelle parole di Iago: “With her, on her, what you will”.

10. Il cretino 2.0 ha finalmente abolito il nesso di causalità. Se vede il fumo non inferisce il fuoco, a meno che glielo annunci il telegiornale o un conoscente cretin-autorevole. Per lui una colonna di fumo può arrivare a significare tutto tranne l’incendio. Di solito quando il cretino 2.0 si ritrova coi piedi bruciati, dà la colpa al destino cinico e baro.

11. Se il cretino 2.0 protesta contro una gabella gravosissima lo fa sotto gli stessi vessilli del politico che l’ha imposta. Se urlacchia contro gli immigrati lo fa al fianco di chi ha firmato il trattato di Schengen. Se sfila a favore della famiglia tradizionale lo fa mano nella mano con un divorziato. Se si batte per il libero amore divorzierà dalla moglie che l’ha reso cornuto. Si può andare avanti per giorni.

12. Il cretino 2.0 è un conformista di prim’ordine. Anche nell’anticonformismo.

13. La cretineria 2.0 è comune a ogni gradino sociale o gruppo o casta o consorteria o carboneria.

14. Il cretino 2.0 è un appassionato di meteorologia; egli compulsa avidamente i referti di tale scienza poiché desidera, sempre e comunque, il bel tempo da cartolina. Il cretino 2.0, infatti, è un congenito homo turisticus.

15. Il cretino 2.0 si stanca presto. Egli può sinceramente darti la mano e sancire: “Combatterò assieme a te, senza requie e tentennamenti, la politica nefasta delle Teste Tonde!”. Qualche ora dopo potrai trovarlo sulle barricate a urlare: “Abbasso le Teste Piatte, viva le Teste Tonde!”. Cambia idea col volgere del clima, come si cambia una casacca fuori stagione.

16. Al cretino 2.0 manca lo sguardo d’insieme, la visione generale, il panorama a volo d’aquila, il colpo d’occhio del genio. Lui si interessa alle minuzie, agli attimi. La sua vita, infatti, è frantumata in attimi e minuzie. È un uomo liquido: un cretino, appunto.

17. Il cretino 2.0 è facile agli entusiasmi. Ogni iniziativa lo esalta. Quasi sempre, però, abbandona il balocco dopo qualche giocata.

18. Il cretino 2.0 ama divertirsi: in fondo è un goliarda. Quando agli eventi appiccano il cartello ‘questo è davvero divertente!’, egli si diverte ancor di più. Il cretino 2.0 applaude tutto quello che si muove. Se le gazzette scrivono d’un film: ‘commovente’, il cretino 2.0, alla visione, si commuove: si sentirebbe altrimenti a disagio.

19. Il cretino 2.0 ambisce alle vacanze a Formentera, in Provenza, a Londra, al Cairo, in Nepal o nella Death Valley. Il Colosseo, Paestum e gli Uffizi, invece, lo annoiano sino allo sbuffo.

20. Al cretino 2.0 piacciono i calembour, i giochi di parole, le storpiature, i doppi sensi, le parodie, il plagio, la freddura, il centone, l’impressione, la fantasticheria, lo psicologismo; tutti debitamente privi d’arguzia. Tale bolsa e superficiale ginnastica mentale sostituisce presso di lui la lettura, lo studio assiduo, la tranquilla profondità, la solida saggezza.

21. Quando dieci cretini 2.0 s’intruppano insieme fondano una corrente politico-filosofico-letteraria o un think-tank. Il cretino 2.0 in solitaria tende, invece, all’estensione di romanzi o memorie o consimili aggrumati di fonemi.

22. Per il cretino 2.0 il passato non esiste, e neanche il futuro. Esiste il qui e ora, eternamente ripetuto e affermato. Il cretino 2.0 è senza storia. Come presentì Eraclito: “Per lo sciocco il sole è nuovo ogni giorno”.

23. Come tutti coloro che si occupano di minuzie, bagattelle e piccinerie, il cretino 2.0 possiede un’alta considerazione di sé stesso. Manca di ironia, di scetticismo, di tutte le qualità, insomma, che derivano dalla comprensione generale della vita e dei fenomeni umani. Egli degenera spesso in un burocrate oppressivo, e devoto ai cavilli di quella legge di cui ignora lo spirito.

24. Il campo d’azione del cretino 2.0 è il proprio pollaio.

25. Poiché manca d’una visione generale dei problemi, il cretino 2.0 cambia spesso idea o non ne ha alcuna; è un testardo che si impunta su delle sciocchezze o su interpretazioni sbagliate o fasulle. Non guarda il cielo, né la luna, ma neanche il dito; di solito si guarda il ciuffo.

26. Il cretino 2.0 non riconosce i propri predatori. Nonostante questo non si estinguerà: anche i predatori sono, infatti, cretini 2.0, ma con la villa al mare.

27. Il cretino 2.0 si propaga in ragione esponenziale.

28. Quando il cretino 2.0 dominerà la Terra, non avrà altri umanoidi a cui fare la morale. Allora, solo allora, si squarceranno le porte del cielo e Azathoth, il Dio cieco e idiota dello Sfacelo, fra l’infernale strepito di flauti e buccine interstellari, gorgoglierà sbavando il testamento dell’umanità.

Fonte

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