“Greenpeace” va in guerra

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Quasi la metà della trentina di attivisti di Greenpeace arrestati dalla Russia è accusata di pirateria. Su scala più ampia, l’attacco alla piattaforma petrolifera “Prirazlomnaja” dovrebbe essere visto in prospettiva storica. Ora l’incidente ha lasciato il campo delle relazioni pubbliche e sarà trattato dal sistema giudiziario russo come reato. La Corte di Murmansk dovrà scoprire chi tra l’equipaggio dell’Arctic Sunrise sia responsabile e debba meritare una condanna.

La triste tradizione di Greenpeace di mettere in pericolo i complessi impianti energetici è entrata in conflitto con la crescente presenza russa nella regione. Pochi giorni prima dell’incidente sulla piattaforma “Prirazlomnaja“, la Russia aveva annunciato i piani per proteggere i giacimenti offshore, e per ricostruire una base militare nelle isole della Nuova Siberia. Le azioni pericolose di hippy ben preparati, presso la vitale infrastruttura energia di Mosca, non riguarda solo lo scenario artico. Tre anni dopo il famigerato incidente della BP, un gruppo di giovani, ancora una volta, mise in pericolo l’ecologia marina e la sicurezza del personale operativo. Una rapida risposta era inevitabile perché gli ingegneri russi hanno dovuto terminare una fase difficile dei lavori sottomarini. “Qualsiasi cosa poteva succedere. Un errore di manovra o un malfunzionamento tecnico. C’era un pericolo per la vita e la salute del personale. Tali trovate pubblicitarie valgono davvero la pena delle possibili gravi conseguenze che possono creare?“, ha chiesto il Presidente della Russia Vladimir Putin ai partecipanti del forum internazionale sull’Artico in Russia. Questa estate la nave di Greenpeace ha violato la frontiera marittima della Russia diverse volte. Le guardie di frontiera hanno contattato il capitano dell’Arctic Sunrise, che aveva deciso d’ignorare tutti gli avvertimenti sulla navigazione. Se gli attivisti di Greenpeace avessero eseguito un simile attacco a sorpresa contro una qualsiasi struttura statunitense, sarebbero sicuramente finiti a Gitmo con l’accusa di terrorismo.
Le aziende di costruzione di tutto il mondo sono ben consapevoli di questo tipo di minaccia. Gli atti di ecoterrorismo sono spesso coperti dall’assicurazione contro i rischi politici. In prospettiva storica, i governi dei Paesi sviluppati non hanno esitato a fermare l’agenda degli attivisti radicali con tutti i mezzi disponibili. L’affondamento della Rainbow Warrior di Greenpeace fu uno degli esempi più vividi. Nel 1985 il presidente francese François Mitterand aveva tentato d’impedire alla nave d’interferire con un test nucleare pianificato e ordinò di sabotarla in un porto della Nuova Zelanda.  Il fotografo Fernando Pereira, a bordo della Rainbow Warrior, annegò nel rapido affondamento che fece seguito all’esplosione. Il governo francese si scusò, ma Greenpeace non aveva tratto alcuna conclusione dal tragico incidente. Un altro caso interessante. Nel settembre del 1995, 25 attivisti di Greenpeace occuparono la piattaforma Brent Spar della compagnia Shell, per protesta contro il piano di affondare l’impianto di perforazione in acque profonde. La Shell aveva commissionato la consulenza indipendente della norvegese Det Norske Veritas (DNV), per indagare sulle accuse di Greenpeace. Greenpeace ammise che le sue affermazioni secondo cui la Spar conteneva 5.500 tonnellate di petrolio erano “imprecise”. Prendendo parte al conflitto tra società off-shore e onshore, Greenpeace danneggiò gravemente la propria credibilità. Il governo inglese si trattenne da azioni sovversive e optò per l’infiltrazione: agenti di polizia ebbero l’ordine di aderire all’organizzazione verde. The Guardian seguì in dettaglio molte storie di agenti di polizia sotto copertura che posarono per anni da attivisti ambientali. I principali membri di Greenpeace furono profondamente coinvolti nello scandalo.
Dalla “battaglia” del Brent Spar, il ricatto ecologico è diventato un business redditizio e un utile strumento nella lotta per gli affari. Greenpeace gode di generose donazioni da varie istituzioni di beneficenza private negli Stati Uniti. “Esiste negli Stati Uniti una vasta, ben consolidata, altamente professionale industria della protesta alimentata da gruppi d’interesse che cercano di riempirsi le tasche“, hanno scritto Jay Byme e Henry I. Miller nel loro articolo “Aprire gli occhi sull’eco-terrorismo” di “Forbes“. Cosa c’è di meglio degli estremisti verdi da poter vendere sempre  al pubblico quali “bravi ragazzi”, perché l’ambientalismo aggressivo gode di uno status quasi religioso nei Paesi occidentali. Si tratta di una parte sostanziale della nuova ideologia anti-scientifica ostile all’industria energetica e al progresso tecnologico. Alcuni membri dell’equipaggio dell’Arctic Sunrise possono essere idealisti puri. Il loro zelo neo-luddista è solo degno di miglior causa e deve essere qualificato come circostanza attenuante. Più vulnerabili di loro, per esempio, è l’eco-attivista finlandese Sini Saarela che dovrebbe essere curata e medicata. La guardia costiera russa l’ha salvata un paio di giorni prima dalle acque fredde del Mar di Pechora, dopo che non era riuscita a salire sulla “Prirazlomnaja” con materiale alpinistico. Considerando tutti questi fatti, le guardie costiere russe sono improvvisamente apparse come un faro di umanesimo rispetto a coloro che affondarono la Rainbow Warrior come “misura preventiva” o a coloro che inviarono poliziotti a lavorare in Greenpeace. L’intenzione della Russia poteva essere spaventare alcuni membri dell’equipaggio ignari, non punirli penalmente, secondo l’esperto sull’energia russo Konstantin Simonov.
Piccolo test di realtà per i cuori liberali che sanguinerebbero senza mai farsi del male. E’ assai probabile che le guardie di frontiera della Russia abbiano anche ottenuto un applauso silenzioso da ingegneri canadesi, norvegesi e persino statunitensi che lavorano su progetti energetici pericolosi sulle frontiere artiche. Ma gli eco-terroristi professionali come il capitano della Rainbow Warrior e dell’Arctic Sunrise, Peter Wilcox sono assai ben consapevoli di tutte le conseguenze. Sono infatti esperti manager dell’industria transnazionale dell’attivismo verde retribuito che partecipano volontariamente ad azioni illegali per pubblicità. Volevano uno scandalo e ci sono riusciti. Potrebbe essere uno dei motivi per cui i giudici a Murmansk hanno negato la cauzione, al fine di lasciare che gli investigatori scoprano chi siano quelli dell’equipaggio dell’Arctic Sunrise. L’approccio  individuale è davvero necessario nel mantenere i principi di legalità e di proporzionalità della pena.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

 

Fonte

Greenpeace? Verde, come i soldi

DI JEFFREY ST. CLAIR
Counterpunch

Da Greenpeace a Greenwash: un racconto conciso dell’ascesa e del crollo dell’establishment ambientalista

Nel corso dell’ultimo quarto di secolo, Greenpeace è passato dall’essere uno dei gruppi ambientalisti più radicali a diventare la porta d’ingresso nel mondo delle multinazionali. Aver lavorato un periodo per Greenpeace sembra diventare un requisito sempre più richiesto dai manager di alto livello delle Agenzie Pubblicitarie. Greenpeace ha già visto la defezione di un proprio dirigente, Patrick Moore, passato alla Timber Industries (grande azienda operante nell’industria del legno) in Canada e Paul Gilding (precedentemente Amministratore di Greenpeace International) ha fondato un’agenzia di consulenza per multinazionali “cattivissime” quali DuPont, Monsanto e Placer Dome Minino (ditta di estrazioni).

Il membro di Greenpeace più illustre a puntare sul denaro è stato Peter Melchett, un Lord già alla testa di Greenpeace nel Regno Unito che nel 2002 è andato ad occupare un posto in Burson-Marsteller, famosa agenzia pubblicitaria. Mentre lavorava in Greenpeace, Lord Melchett ha guidato la rilevante campagna contro gli organismi geneticamente modificati negli alimenti, che prendeva di mira in particolare i prodotti di Monsanto, cliente di Burson-Marsteller.

In un comunicato stampa, l’azienda ha informato che Lord Melchett sarà a capo di una commissione per fornire consulenza alle aziende sulla gestione di argomenti scottanti come gli OGM, i rifiuti tossici, le perforazioni petrolifere, l’energia nucleare, il lavoro minorile e lo sfruttamento nei paesi in via di sviluppo. Alcuni dirigenti di Burson-Marsteller hanno riferito al giornale londinese The Guardian che il nobiluomo darà anche consigli ai clienti di Burson-Marsteller su come fronteggiare la protesta degli ambientalisti.

Lord Melchett conosce la realtà della contestazione da vicino, è stato soprannominato il José Bove d’Inghilterra dopo il suo arresto nel 2001 per aver distrutto un raccolto di barbabietola da zucchero geneticamente modificate nel Norfolk. Ma Lord Melchett, educato nella prestigiosa Università di Eton, conosce perfettamente il mondo delle multinazionali: suo padre, membro della Camera dei Lord, era a capo di British Steel e il suo bisnonno fondò l’ICI, un colosso della chimica.

I dirigenti di Greenpeace, a suo tempo, dichiararono che non c’era alcun conflitto d’interesse nella defezione di Lord Melchett e nel suo passaggio alla “parte oscura”. Stephen Tinsdale, direttore di Greenpeace nel Regno Unito, ha dichiarato “Chi lo conosce sa che non ha cambiato il suo impegno. Semplicemente, considera la Burson-Marsteller un lasciapassare per arrivare a aziende molto importanti che altrimenti non ascolterebbero gli ambientalisti. In qualche modo essere in Greenpeace lo aveva obbligato a essere più moderato e, in realtà, è diventato più radicale da quando se n’è andato l’anno scorso”.

Quest’ultima osservazione è un’ammissione forte di quanto Greenpeace sia divenuta impotente. Per chi non lo sapesse, Burson-Marsteller è l’agenzia pubblicitaria dell’ultima spiaggia. Si son dati da fare per difendere l’Union Carbide dopo che questa aveva causato la morte di 2.000 persone e l’infermità di altre migliaia a Bhopal, in India. È anche responsabile della copertura di Babcock & Wilcox in occasione della quasi fusione del loro reattore a Three-Mile-Island nel 1979. Hanno rappresentato Exxon, Monsanto, la compagnia del tabacco, la giunta militare Argentina, Suharto in Indonesia, la famiglia reale Saudita e Nicolae Ceausescu, ultimo dittatore in Romania.

D’altronde Lord Melchett ha ritrovato alcuni amici di vecchia data alla Burson-Marsteller: Richard Aylord, già direttore della Soil Asscociation (associazione che riunisce gli agricoltori biologici) e Gavin Grant, in passato consigliere ambientale per Body Shop. Entrambi lavorano per il colosso pubblicitario a tempo pieno ma, mentre gli altri hanno reciso ogni legame con qualsiasi gruppo ambientalista, Lord Melchett è rimasto nel Consiglio d’Amministrazione di Greenpeace International.

In una mail a John Stauber, già direttore di PR Watch, un ex-dirigente di Greenpeace sosteneva che la defezione di Lord Melchett era un segno delle pessime condizioni in cui versa il grande movimento ambientalista.

“La presenza dei vari Lord Melchett nel mondo degli attivisti (ed ora delle multinazionali) è solo un sintomo di un contagio più vasto. Ma in fondo c’è ancora un vero movimento ambientalista? Quanto sono affidabili le ONG per la loro stessa base? […] Basta guardare quanto poco si è ottenuto contro il riscaldamento globale negli Stati Uniti, in un momento in cui è ovvio che questo argomento riguarda la sicurezza nazionale e globale. Penso che ciò sia dovuto in parte al fatto che i gruppi ambientalisti non credono nella costruzione di movimenti di massa come invece facevano prima.
La maggior parte di noi è formata da consumatori e attivisti in poltrona che si aspettano che, dopo aver pagato la quota aver riposto fiducia, gli attivisti a tempo pieno e pagati risolvano i problemi senza che ci si aspetti di venir coinvolti direttamente.

È molto facile confondere gli attori remunerati delle ONG con veri leader del movimento, Così quando se ne vanno a lavorare per le multinazionali, se non hanno costruito una base abbastanza solida per proseguire il lavoro verso un cambiamento, si vede quanto sono deboli le organizzazioni che questi soggetti han lasciato, Ma ahimé, Lord Melchett non ha neppure del tutto abbandonato Greenpeace: Greenpeace International potrebbe permettere a un impiegato di Burson-Marsteller di occupare un posto in consiglio?

La domanda potrebbe essere invertita. Visto l’assoluto impoverimento dell’azione di Greenpeace, è veramente utile agli interessi dei reclutatori delle multinazionali assumerne il personale? Di questi tempi è ancora abbastanza diverso ingaggiare uno di Greenpeace che portar via un navigato pubblicitario da una multinazionale.

Jeffrey St. Clair è autore di Been Brown so long it looked like green to me : the Politics of nature e Grant Theft Pentagon. Il suo ultimo libro, Born under a bad sky è pubblicato da AK Press/CounterPunch. La mail per raggiungerlo è : sitka@comcast.net.

Questo articolo è estratto dal libro in uscita GreenScare: the new war on environmentalism di Jeffrey St.Clair e Joshua Frank.

Titolo originale: “How Green Became the Color of Money “

Fonte: http://www.counterpunch.org/
Link
29.04.2011

Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura di ISOTTA CHIARI

Salva un inuit: spara a un ambientalista

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di Luca Carbone

Che la caccia sia sbagliata in ogni sua forma hanno cercato di insegnarmelo Studio Aperto, Barbara D’Urso e il resto della truppa di tritacervello che ho incontrato durante la mia infanzia, eppure non sono mai riusciti a convincermi. Mi portavano argomenti validissimi per diventare un animalista all’acqua e sapone, come gli occhi dolci di qualche cerbiatto accompagnato da un violino strappalacrime, eppure io non riuscivo a vederci più che un animale. Da rispettare, ovviamente, ma pur sempre un animale. Tuttavia, l’idea di cacciare e uccidere specie a rischio, magari minacciate anche dal cambiamento climatico che è tuttora in atto impressionava, in parte, anche un sadico come me. Perciò, quando ho letto sul TIME di giugno che la caccia all’orso polare sembra sbagliata sono stato attirato dal verbo utilizzato, “sembrare”, riconoscendo all’interno del suo significato il mio pensiero ancora “in parte” spietato.

Ed Ou è un fotografo canadese che ha documentato per il mensile statunitense il suo viaggio nella regione inuit del proprio Paese. Qui il governo sottrae i figli a tale minoranza etnica per mandarli in scuole nelle quali viene proibito l’utilizzo della loro lingua o qualsivoglia espressione della loro cultura millenaria che annovera, tra le altre tradizioni, la caccia all’orso polare, “la loro ultima risorsa di sostentamento”. Per migliaia di anni, infatti, gli Inuit hanno cacciato razionalmente questi mammiferi da cui ricavavano pelli, cibo e combustibili senza minacciare l’esistenza della specie in alcun modo. La caccia all’orso è stata poi criminalizzata in ogni sua forma dal mondo occidentale, unico responsabile del surriscaldamento globale (che è una stronzata, NdR) e, quindi, della lenta estinzione degli orsi (che, invece, si estinguono perchè il loro cibo glielo ciuliamo noi, mica perchè vanno alla deriva sugli iceberg, NdR) . È bastato inventare la favola di centinaia di fantomatici bracconieri per non far ricadere la colpa sul resto del mondo. Distrutto il commercio degli Inuit, questo popolo si trova attualmente in uno stato di povertà assoluta, in cui il consumo di droga, l’alcolismo e i tassi di suicidio hanno valori
incredibilmente alti. Gli Inuit non possiedono occhi abbastanza dolci per poter essere aiutati a non estinguersi.

Qualcuno che non fosse uno sregolato del Talebano era finalmente d’accordo con me: il TIME, tra l’altro. Tutto ciò era stupefacente, ma lo era ancora di più il fatto che non fossimo solo Ed e io contro il resto del mondo. Tutto ciò aveva dell’incredibile.

Pierfrancesco Diliberto, in “arte” Pif, è il reporter del programma di Mtv Il Testimone nel quale documenta i propri viaggi in giro per il mondo alla scoperta di altre culture, tra cui anche quella groenlandese. Ad accompagnarlo per una parte del suo soggiorno c’è Robert Peroni, un sudtirolese trasferitosi in Groenlandia che afferma: “Io sono contro la caccia, ma non qui. Loro vanno a caccia per vivere, altrimenti morirebbero”. Pare infatti che da quelle parti la foca sia quasi come il maiale da noi: grassa, grossa, utilizzata al 100% e assolutamente non in via d’estinzione, poiché l’attività venatoria verso questo mammifero è sottoposta a regole ferree che tutti rispettano (infatti non conviene a nessun groenlandese distruggere il perno della propria economia). A tracciare l’unica differenza che sussiste tra foca e maiale ci pensa un groenlandese intervistato “la prima è libera” dice, “mentre quello che mangiate voi passa una vita in prigione. Dovrei essere io a dire che tutto ciò è orribile”. Eppure, dopo venticinque anni di martellamento da parte di Greenpeace “sono tutti contro la caccia alla foca, simbolo della libertà” continua Robert, “È scientificamente provato che anche il pesce soffre, ma nessuno dice niente perché tutti mangiano salmoni e trote, in più il pesce puzza e non fa gli occhi dolci”. Anche in Groenlandia l’economia è stata distrutta, l’Occidente ha deciso per tutti cosa fosse sbagliato e cosa corretto e una cultura di quattromila anni è stata quasi spazzata via. Attualmente tra i Groenlandesi la disoccupazione ha raggiunto percentuali altissime e l’alcolismo è un problema sociale molto preoccupante.

Ma come?! Possibile che un’associazione nobile come Greenpeace sia responsabile di tali danni? Beh, effettivamente pare che di nobile la suddetta associazione abbia ben poco e che sia piuttosto una multinazionale in cerca di potere e denaro. La gestione dei fondi dell’organizzazione non è mai stata trasparente ed è amministrata da più di 40 uffici in cui a decidere sono i maggiori donatori. Nel 1991, Der Spiegel scoprì che in Germania erano presenti numerose società controllate dall’associazione, in modo da pemetterle di mantenere lo status di organizzazione senza scopo di lucro e accedere alle esenzioni fiscali. Nel 1993, usciva un documentario scandalo in cui si sosteneva l’esistenza di conti correnti in cui venivano versati i soldi delle donazioni (300 milioni all’anno circa) accessibili soltanto ai maggiori esponenti di Greenpeace per poi essere utilizzati in operazioni finanziarie non chiare (poco tempo fa sono stati bruciati 3,8 milioni) o, addirittura, per pagare gruppi di eco-terroristi.

Se il pensiero comune antepone orsi e foche agli esseri umani, io li annovero tra le specie cacciabili
e ci aggiungo Greenpeace.

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Il vantaggio delle scorie nucleari

Sarà capitato a molti di aver letto articoli, prettamente ambientalisti e no-nuke, contenenti una lista di quelli che sarebbero gli svantaggi del nucleare. Questo articolo si concentrerà però sui “rifiuti radioattivi” -sempre onnipresente in quelle liste- perché rappresentano l’ ultima spiaggia del no-nuke: quando gli hai dimostrato tutto e non sa più a quale argomento attaccarsi, arriva la sua domanda: “e dove metti le scorie ?”, con seguente sproloquio sul Plutonio che rimane radioattivo per 30.000 anni circa. Pensare che il potassio40[1], quello che troviamo comunemente nelle banane e nei fagioli, è più radioattivo del “micidiale” uranio impoverito (cioè la “scoria nucleare” / “rifiuto radioattivo”). Radioattivo quanto? Ha una vita media di 1,8 miliardi di anni[2]. Il Potassio è così radioattivo, e presente nelle banane, che queste “sono sufficientemente radioattive da attirare l’attenzione dei controllori nei porti americani”[3]. Eppure nessuno va al banco ortofrutticolo provvisto di tuta antiradiazioni. Nessuno fa manifestazioni ambientaliste per evitare il contaminamento ambientale da radiazioni di fagioli e banane. Certo fa strano saperlo, e per questo controbattono dicendo “greenpeace/legambiente/wwf/televisione non lo dice, quindi non è vero ciò che hai riportato!” oppure “se fosse come dici tu come mai nessuno muore mettendosele in bocca?”, oppure l’assurda affermazione “ma è radioattività naturale!” (anche l’amanita falloide è naturale, ma non consiglio di mangiare questo fungo).
Nessuno muore in un anno fumando un pacchetto di sigarette al giorno, ma ogni fumatore assorbe con ogni pacchetto tante radiazioni quanto stare vicino ad una centrale nucleare per un anno – per via del polonio contenutovi all’interno[4].
Dopo questa “breve” introduzione vediamo di affrontare seriamente questa questione, tenendo conto che la radioattività è pericolosa “se ne sei esposto”, e che qualsiasi sostanza pericolosa è tale “se ne sei esposto”. Ma non in assoluto, bensì sopra determinati livelli: anche il curaro può essere usato come medicamento, il botulino è un veleno micidiale ma lo si usa comunemente per diminuire le rughe, il cianuro è un veleno micidiale ma lo ingeriamo con le mandorle[5]. Le radiazioni sono pericolose ma si usano in ambiente ospedaliero (“medicina nucleare”). Nel mondo scientifico ciò viene definito “DL50″ (Dose Letale)[6].
E che radioattività e sostanze pericolose sono comunque presenti in natura, e che la loro produzione e/o diffusione dipende dal fatto che noi “vogliamo” accendere il computer, “vogliamo” concimare i terreni, “vogliamo” volare con gli aereoplani, “vogliamo” curarci in ospedale, “vogliamo” andare a scuola, “vogliamo” usare il riscaldamento d’inverno perché “vogliamo” scaldarci, eccetera eccetera. Chiariti pragmaticamente questi aspetti, dobbiamo anche capire che solo un folle pensa di dotare le centrali nucleari di apposite ciminiere e buttare in aria gli elementi prodotti dalla fissione, che a quel punto non resterebbero solo radioattivi ma diverrebbero anche velenosi e cancerogeni[7]. Per cui, giustamente e logicamente, le scorie nucleari si tengono ben sigillate e confinate in luoghi sicuri. Al contrario le centrali a combustibili fossili sono dotate di appositi camini, alte ciminiere, attraverso le quali vengono “smaltiti” (leggere: sparate allegramente in aria) ogni giorno migliaia di tonnellate di inquinanti radiattivi, velenosi e cancerogeni[7].
Saggiamente si dovrebbe preferire un sistema di produzione elettrica che produce pochi rifiuti (3 metri cubi all’ anno per ogni 1.000MW di nucleare) piuttosto di uno che ne produce molti (2,4 miliardi di metri cubi all’ anno per ogni 1.000MW di petrol/carbone). E si dovrebbe preferire un sistema che consente di stoccare al sicuro questi pochi metri cubi, rispetto ad uno che ne spara allegramente in aria, e senza possibilità di gestione finale dall’ uomo, miliardi di metri cubi attraverso le ciminiere[7]: i primi saranno confinati in strutture geologiche che sono uguali a se stesse da centinaia di milioni di anni, scorie GESTIBILI e quindi CONTROLLABILI, perché solide e quindi sigillate in barili appositi. Mentre i secondi li respiriamo da subito, giorno per giorno, li smaltiamo attraverso i nostri polmoni, scorie NON GESTIBILI e quindi non CONTROLLABILI, perché ridotte in un ceneroso fumo di cui non c’ è filtro che tenga.
La logica dovrebbe quindi interpretare la frase “gestione delle scorie” NON come un fattore negativo, bensì come qualcosa di fortemente positivo. La parola stessa “gestione” – che viene comunemente associata sempre agli scarti del nucleare ma MAI a quelle provenienti da centrali di gas/carbone/petrolio – suggerisce che laddove ci sia la possibilità tecnica di controllare una determinata cosa allora tale possibilità di controllo rappresenta di per se un fattore POSITIVO. Al contrario ciò che NON può tecnicamente subire una gestione, rappresenta giocoforza un fattore NEGATIVO. Repetita Juvant: il nucleare permette la gestione delle scorie, perché sono solide, che possono essere sigillate e confinate. Mentre le scorie da combustione di fonti come gas/carbone/petrolio non sono solide, fuoriescono giocoforza dalle ciminiere, motivo tecnico per cui il conto energia da gestori che si basano su gas/carbone/petrolio non presenta il costo “gestione delle scorie”, perché semplicemente scorie da gas/carbone/petrolio non si possono gestire. Al contrario il conto energia da energia nucleare presenta il costo “gestione delle scorie”, perché le scorie nucleari si possono gestire. Le ripetizioni sono più che volute – e dovute – perché riesca a passare il messaggio che ciò che è tecnicamente controllabile NON può essere considerato un fattore negativo; eppure l’antinuclearismo è riuscito a far passare, tramite il facile e spicciolo catastrofismo, il concetto che le scorie sono da gestire allora ciò rappresenta un fattore negativo e a tutto svantaggio dell’ energia nucleare, quando invece è un fattore positivo che solo il nucleare possiede. Se si “accetta” già da oggi di respirare le scorie da gas/carbone/ petrolio sparate allegramente in aria, allora non c’ è nessuna logica nel dire “NO al nucleare perché non sappiamo dove metteremo le scorie domani”.

Note:
[1] http://it.wikipedia.org/wiki/Radioattivit%C3%A0#Fonti_di_radioattivit.C3.A0
[2] http://www.lngs.infn.it/lngs_infn/index.htm?mainRecord=http://www.lngs.infn.it/lngs_infn/contents/lngs_it/public/educational/physics/radioactivity/
[3] http://it.wikipedia.org/wiki/Dose_equivalente_ad_una_banana
[4] http://it.wikipedia.org/wiki/Polonio#Precauzioni |||| http://www.nuclearnews.it/news-2808/la-radioattivit-nelle-sigarette/
[5] http://it.wikipedia.org/wiki/Cianuro_di_potassio
[6] http://it.wikipedia.org/wiki/LD50
[7] http://www.statopotenza.eu/1227/quel-nero-che-esce-e-sembra-grafite-in-fiamme

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BREVE VADEMECUM ALLA CORBELLERIA SCIENTIFICA

Negli ultimi tempi, l’ormai ventennale fanfaluca del cambiamento climatico e del riscaldamento globale sembra essersi sgonfiata e aver lasciato il posto ad un imbarazzato semi-silenzio, che prelude (speriamo) ad un prossimo suo smaltimento nel gigantesco cimitero delle fandonie scientifiche; il quale già si onora di ospitare una vasta progenie di pinzillacchere che, nei verdi anni della loro gioventù, fecero strage di cuori, di cervelli e di titoli a otto colonne. Come possiamo dimenticare fregnacce di straordinario spessore artistico quali il Buco nell’Ozono, la SARS, il Millennium Bug, il Declino delle Api, la Mucca Pazza, la Fine del Petrolio, le febbrili gemelle  Aviaria e Suina, lo Stronzio di Chernobyl nell’Insalata, che ci hanno intrattenuto e divertito negli anni dell’adolescenza, che sono state la colonna sonora dei nostri giorni di scuola, dei nostri primi amori?Oggi esse dormono sulla collina. A ciascun esponente di questa grande famiglia di minchiate stampate, teletrasmesse e accompagnate dal coro a bocca chiusa d’insigni scienziati salmodianti, è dedicato un grande mausoleo terrazzato in granito bocciardato e pietra saponaria nell’infinito camposanto della pecorile dabbenaggine umana. Altri attori, altri pregevoli teatranti c’intrattengono oggi dalle sollazzevoli pagine delle riviste scientifiche, in un incessante ricambio generazionale il cui vivaio i nostri dominanti non dimenticano mai di ripopolare con nuove, piacenti trovate. Il grande cimitero è lì, austero e capiente, pronto ad accogliere, nel prossimo futuro, le spoglie mortali dell’Uomo sulla Luna, del Darwinismo Evolutivo, del Big Bang e di tutti i grandi istrioni che, dopo decenni di pubbliche acclamazioni e di sfavillante carriera, attendono anch’essi, nella sobria pacatezza della vecchiaia, il momento dell’agognato e sempiterno riposo.Purtuttavia non era mai avvenuto, a memoria d’uomo, che l’imminente passaggio a miglior vita di una castroneria scientifica d’incalcolabile rilievo culturale, qual è stata l’indimenticabile grulleria della Terra Bollita, avvenisse con tanto disdoro, con così grande strascico di polemiche, con veglie preagoniche funestate dal lancio di scarole e pomodori costoluti, anziché nell’attonito silenzio d’ossequio ch’è dovuto ai grandi.La celebre performer, già in avanzato declino senile, prese la sua stecca fatale nell’imbarazzante incidente del Climategate, che dimostrò come la sua squillante vocalità sopranile non fosse spontanea, bensì malamente doppiata in playback da dilettanti che armeggiavano con modelli digitali preregistrati e bastoni da hockey. Il suo canto del cigno avvenne nel corso del fatale Summit di Copenaghen, del dicembre 2009, in cui ogni sforzo di imporre al mondo (e soprattutto alla Cina) una parziale rinuncia all’intrapresa industriale, che riportasse in auge, per abbandono dell’avversario, le passate glorie dell’imprenditoria statunitense, si rivelò vano. Da quel momento, il declino si è fatto doloroso, inarrestabile e reso più straziante dalla furente delusione degli antichi ammiratori, che hanno sfogato contro l’attempata soubrette tutta l’amarezza della credulità tradita.Eppure il lascito artistico della tramontante showgirl è stato d’enorme rilevanza metodologica. Grazie al flop della Terra Bollita, possediamo oggi un importante metro di misura per valutare il livello d’attendibilità delle numerose “verità scientifiche indiscutibili” che il cabaret del potere allestisce senza sosta sulla ribalta del pianeta. Nell’articolo che segue, Jay Richards ha tratto dalla vita della compianta Sollevatrice di Livelli Marini un indispensabile decalogo che ci consentirà di identificare la bufala scientifica e il suo gradiente di penetrazione nelle menti bovine dell’elettorato millenarista con ragionevole e illuminante approssimazione.(GF)

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Perchè ci sono state così tante catastrofi naturali nel 2011?


Finora nel 2011 abbiamo assistito a un numero record di uragani, a inondazioni senza precedenti, a terremoti che si accavallano l’altro, a eruzioni vulcaniche spaventose e a uno tsunami in Giappone che nessuno potrà mai dimenticare. Ma perché stanno accadendo così tante catastrofi naturali in questo 2011?
I nostri scienziati sembrano essere completamente incapaci di spiegare l’accaduto. Siamo di fronte a un disastro o un’emergenza uno dietro l’altra. Molti americani si stanno prendendo un “affaticamento da disastri” a causa delle tante richieste di donazioni per i soccorsi che sembrano non avere mai fine. Non c’è mai stato un momento della storia recente in cui ci sono stati così tanti disastri naturali compressi in un così breve periodo di tempo. E allora cosa sta davvero succedendo? C’è qualcosa che causa tutto questo o è tutta una grande coincidenza?

Beh, c’è una cosa che possiamo escludere, ossia la teoria del riscaldamento globale causato dall’uomo.

La verità è che il clima è sempre cambiato e sempre cambierà. Ma non a causa di quella che sta facendo l’uomo. Quelli che elencherò sono solo alcuni punti chiave per evidenziare perché la teoria antropica del riscaldamento globale sia completamente e totalmente sbagliata:

  • le registrazioni dei carotaggi nel ghiaccio hanno dimostrato che le temperature sono aumentate in tutto il globo prima che salissero i livelli di biossido di carbonio. Quando la temperatura aumenta provoca un'”esplosione di vita” e questo fa sì che i livelli di biossido di carbonio aumentino;
  • i livelli di anidride carbonica nell’atmosfera sono stati di gran lunga maggiori in un passato lontano di quanto non lo siano oggi. Di fatto, la verità è che la nostra atmosfera non ha ancora abbastanza biossido di carbonio.
  • nel periodo in cui i fautori della teoria del riscaldamento antropico hanno sostenuto che la terra si stava riscaldando a causa delle attività umana, tutti i pianeti del sistema solare si sono comunque riscaldati. Le calotte di ghiaccio degli altri pianeti non si scioglierebbero se avessero il livello di biossido di carbonio che c’è sulla Terra. Piuttosto, tutti i pianeti del sistema solare stanno sperimentando temperature più elevate a causa della gigantesca palla di fuoco chiamata Sole a cui girano attorno;
  • una mole sempre maggiore di studi dimostra che i cambiamenti nella produzione di energia solare sono la causa della maggior parte del riscaldamento e del raffreddamento che abbiamo vissuto recentemente;
  • l’anidride carbonica è uno dei mattoni fondamentali della vita sul pianeta terra. Se non ci fosse l’anidride carbonica saremmo tutti morti;
  • se si riducono i livelli di biossido di carbonio, questo rende più difficile per le colture crescere e potrebbe provocare una carestia globale;
  • un numero sempre maggiore di scienziati stanno riconoscendo che l’anidride carbonica non ha nulla a che fare con il riscaldamento globale;
  • oltre il 95% delle emissioni di anidride carbonica si verificherebbero anche se gli esseri umani non fossero presenti sulla Terra.

Sì, il clima sta cambiando. È sempre cambiato e sarà sempre in evoluzione. Ma le emissioni di biossido di carbonio non sono la causa di questa evoluzione.

Quindi, ora che abbiamo fatto chiarezza, torniamo a tutte le folli catastrofi naturali che abbiamo visto finora nel 2011.

In questo momento un tornado di dimensioni ciclopiche è un evento quasi normale negli Stati Uniti. Nel mese di aprile ci sono stati circa 600 tornado in tutto il paese; sono i più potenti mai stati registrati in un solo mese negli Stati Uniti. Di solito abbiamo solo 1.200 tornado in un anno intero.

La diffusione dei tornado nel sud-est degli Stati Uniti alla fine di aprile è ritenuto il peggior disastro naturale dai tempi dell’uragano Katrina. Il tornado forza 5 che ha spazzato via Tuscaloosa in Alabama era largo un miglio e gli scienziati stimano che avesse al suo interno venti che superavano le 260 miglia orarie. Tuscaloosa in questo momento sembra una zona di guerra.

Il tornado che ha di recente devastato Joplin nel Missouri, attraversandola in pieno, è considerato il tornado più devastante che ci sia mai stato da più di 60 anni. Ha provocato distruzione in una zona larga un miglio e lunga più di sei. Un giornale britannico ha pubblicato alcune immagini di Joplin, prima e dopo il disastro, che è possibile visualizzare qui.

Ma non sono solo i tornado che stanno aumentando di frequenza e di potenza. I grandi terremoti si verificano con regolarità in tutto il mondo e il terremoto che ha colpito al largo delle coste del Giappone a marzo sono stati tra i più forti mai registrati e il terremoto che ha generato le onde di tsunami più alte mai registrate.

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Current Tv, la Verità e la Censura

E’ di queste ore la decisione da parte di Sky Italia, controllata da News Corp. di Rupert Murdoch, di espellere dal bouquet satellitare nostrano Current Tv, l’emittente fondata nel 2005 dall’ex vicepresidente americano, nonchè vincitore di un Oscar e di un Nobel per la Pace, Al Gore.

Arrivata nel 2008 sulla piattaforma Sky (canale 130), Current è presente anche anche in altri 20 paesi, tra cui Stati Uniti, Gran Bretagna, Irlanda e Canada.

La decisione arriva come un fulmine a ciel sereno per Current ed i suoi affezionati telespettatori. Il canale ha infatti recentemente vinto il prestigioso Hot Bird Tv Award 2010 come Miglior Canale News Europeo, premio condiviso parimerito con BBC World News, ed era oramai visto da molti come un “punto di riferimento” in quanto disposto a dare spazio a tematiche solitamente evitate dai media ufficiali italiani.

L’emittente da sempre descrive infatti sè stessa come un “network di informazione indipendente” (“Independent Information” è il motto presente nel suo stesso logo), e si rivolge prevalentemente ai giovani con un livello di istruzione medio-alto (quelli che i programmi-spazzatura in stile Isola dei Famosi non li guardano, per intenderci). Negli USA, si colloca al sesto posto in quanto ad ascolti nella fascia tra i 18 e i 34 anni, e al primo in quella tra i 25 e i 34.

Dal punto di vista prettamente televisivo, il network si caratterizza per la presenza di user-generated contents, ossia brevi video prodotti dagli utenti stessi (messi in onda con tanto di barra di avanzamento in stile-youtube), su argomenti che vanno dalla politica (nazionale, internazionale o locale), alla solidarietà, all’ambiente. Vi sono poi i giornalisti “vanguard”, giovanissimi freelance allo sbaraglio che girano il mondo armati di telecamera cercando di raccontare ciò che vedono sul campo. (Un paio di loro finirono nei guai nel 2009 in Nord Corea, sorpresi a varcare il confine senza la necessaria autorizzazione)

Siamo quindi di fronte all’ennesima battaglia tra Bene (Current e la sua “libertà”) ed il Male (rappresentato in questo caso non dal solito Berlusconi ma dal suo ex-amico Murdoch, non a caso soprannominato “lo squalo”)?

Sky Italia dal canto fa intanto sapere che non si tratta di “censura” ma di una questione meramente economica, come recita il comunicato stampa ufficiale:

Sky Italia è stata la piattaforma che ha creduto nel 2008 nelle potenzialità di Current TV lanciando il canale in esclusiva. Una scelta dettata dalla convinzione che si trattasse di un canale che arricchiva l’offerta di informazione e di approfondimento della piattaforma, un’offerta che mette a disposizione dei suoi abbonati altri 64 canali di informazione italiani ed internazionali. Questa convinzione è rimasta e, per questo, quando il contratto con Current è giunto alla sua naturale scadenza, Sky Italia ha proposto un rinnovo con un’offerta in linea con il mercato, con il contesto economico e con le performance di Current. Un’offerta peraltro coerente con quelle in discussione con altri editori nostri partner, tra cui diversi editori italiani. Il management di Current TV ha ritenuto di non rispondere neanche a questa offerta, richiedendo invece un aumento dei corrispettivi da parte di Sky pari al doppio di quelli attuali. Un livello di incremento che nessun altro editore con cui Sky collabora ha mai richiesto a Sky durante gli ultimi anni. Questa scelta ha dunque portato, nostro malgrado, alla decisione di non rinnovare questo rapporto. Va anche precisato che, pur ribadendo l’apprezzamento per la qualità di alcuni dei programmi in onda su Current, la sua performance non è purtroppo in crescita. L’ascolto medio giornaliero di Current TV nel 2011 è stato finora di un totale di 2952 telespettatori, con una perdita del 20% rispetto ai 3.600 spettatori medi del 2010. Se poi si analizza il prime time, purtroppo, tra il 2011 ed il 2010, la perdita di ascolti di Current TV è prossima al 40%.

Ugualmente, non appena la notizia è stata resa pubblica, è immediatamente partito il tam-tam in rete per “salvare Current dalla censura”. Già molti gli appelli che è possibile rintracciare in rete, in primis sul sito della stessa emittente:

SKY, decisione shock: Current verrà cancellata

Sky ribalta la decisione di trasmettere il canale di Al Gore e si appresta a cancellare il solo canale di Informazione Indipendente in Italia.

Dal 2008 Current lavora per portare in TV quello che gli altri nascondono.

Per costruire servizi che arrivano dove gli altri non vanno.

Per dare ai propri telespettatori un’informazione varia e senza censura, perché conoscere la verità è l’unica via per formarsi un’opinione propria.

Dal 2008 Current è l’unico canale veramente indipendente in Italia.

A maggio del 2011 vogliono toglierti il diritto all’informazione indipendente. Vogliono oscurare Current.

Vogliamo fermarli.

Se lo vuoi anche tu, puoi fare la tua parte. Puoi scrivere direttamente a SKY chiedendo di non chiudere Current all’indirizzo tom.mockridge@skytv.it Amministratore Delegato di Sky Italia. Segui gli aggiornamenti su facebook.com/currentitalia e twitter (#salviamocurrent).

Tutti insieme, SALVIAMO CURRENT

Ieri sera poi, nel corso di AnnoZero, è sceso in campo direttamente Al Gore, presente in diretta negli studi televisivi Rai a perorare la causa della sua emittente. Gore, ribadendo i concetti espressi nel comunicato stampa sopra riportato, ha peraltro alzato il tiro, collegando la decisione di Sky Italia ad una presunta ritorsione di Murdoch contro Current, colpevole di dare spazio negli Stati Uniti all’arcinemico di Fox News (altra controllata News Corp.) Keith Olbermann. Gore ha inoltre aggiunto che, a suo dire, la decisione si inserisce nel quadro di una linea più “morbida” di Sky Italia nei confronti del Governo Italiano, volta ad ottenere frequenze televisive sul digitale terrestre. Insomma, Current sarebbe così importante, scomoda ed invisa al potere politico da essere offerta in sacrificio al solito impenitente censore Berlusconi.

Ma è davvero così?

Davvero vogliono censurare una tv che “lavora per portare in TV quello che gli altri nascondono […] per dare ai propri telespettatori un’informazione varia e senza censura” per far loro conoscere la “verità”?

Per cercare di capire se Current è davvero ciò che dice di essere, cercherò di trasformarmi anch’io in un vanguard journalist in stile-Current, seppur non abbronzato, senza vestiti trendy e senza telecamerina Sony.

Proviamo ad analizzare alcune cose riguardanti questa emittente: gli inserzionisti pubblicitari, la composizione del consiglio di amministrazione, ed infine il suo palinsesto.

Poi, come direbbero a Current, ognuno sarà libero di “formarsi un’opinione propria”.

GLI INSERZIONISTI

Come informa Wikipedia, tra gli inserzionisti principali di Current, e quindi principali finanziatori, troviamo Toyota, Sony, T-Mobile, General Electric, Geico, L’Oreal, HP, Warner Bros, Playstation, Canon, O2.

Tutte multinazionali affermate, che fanno parte del gotha del capitalismo mondiale. Davvero avendo a che fare con questo tipo di inserzionisti pubblicitari di gran peso, si può dire di essere completamente liberi da condizionamenti?

I ragazzi terribili di Current sarebbero altrettanto terribili nel fustigare eventuali malefatte della Sony o della L’Oreal, per esempio, rischiando così di inimicarsi importanti finanziatori e quindi di ridurre considerevolmente gli introiti dell’emittente?

E’ davvero possibile ritenersi “liberi” ed allo stesso tempo dipendere per i finanziamenti da immense multinazionali che investono vagoni di quattrini anche sui media tradizionali?

IL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE

Passiamo ora alla questione più spinosa, a mio avviso: la composizione del CDA di Current.

Al Gore

AL GORE. Ex vicepresidente americano, ad un passo dall’ottenere la presidenza nel 2000 nelle elezioni più controverse della storia americana, vincitore di un Oscar e di un Nobel per la Pace per il suo impegno a favore della “lotta ambientalista” al “riscaldamento globale”.

E qui giunge il primo inghippo: lasciando stare il fatto che per giungere a certi livelli della politica americana bisogna essere piuttosto “ligi al dovere” e seguire determinate linee guida dettate dai burattinai che stanno dietro le quinte, chi legge Free Your Mind sa di come abbiamo in diverse occasioni parlato della truffa del riscaldamento globale (link utili in fondo all’articolo).

Lo stesso IPCC, l’ente intergovernativo dell’Onu che ha ricevuto il Nobel assieme a Gore nel 2007, è stato al centro di numerose controversie quando si è scoperto che il suo chairman, Rajendra Kumar Pachauri, falsificava appositamente i dati climatici in modo tale da generare allarmismo ingiustificato attorno alla questione del riscaldamento globale. Clamoroso ad esempio come sempre nel 2007 all’interno del report “Impatti, adattamento e vulnerabilità” redatto dal secondo gruppo di lavoro dell’IPCC, fosse previsto (capitolo X) che i ghiacciai sull’Himalaya sarebbero scomparsi entro il 2035, quando in realtà il dato corretto era, come è stato in seguito riconosciuto dallo stesso IPCC, il 2350.

Fin qui l’impegno “verde” di Gore, che come abbiamo visto non si discosta di un centimetro dai media ufficiali mondiali nè tantomeno dall’agenda globalista. Questa visione si ripercuote ovviamente anche sulla “creatura” di Al, Current, che dedica moltissimo spazio e pochissimo senso critico alla questione del “riscaldamento globale antropico”, rilanciando di fatto tutti i temi cari ai globalisti: carbon tax globale, riduzione della popolazione mondiale, business delle rinnovabili, eccetera. Ma di questo parleremo anche in seguito.

Il nostro Al Gore, peraltro, è dal 2003 membro del board of directors di Apple Inc., mentre dal 2005 lavora come senior advisor presso Google Inc., ed ha più volte partecipato ai meeting del Club Bilderberg, come ogni politico americano d’alto rango che si rispetti. Insomma, frequentazioni piuttosto pericolose per una persona che dice di essere “libera da condizionamenti”, e che guida una rete televisiva allo stesso modo “libera”.

Joel Hyatt

JOEL HYATT. Uomo d’affari statunitense, ex avvocato, eminente membro del Partito Democratico (di cui ha guidato la Commissione Finanziaria), Hyatt è il co-fondatore di Current, di cui è attualmente vice-presidente. Genero dell’ex senatore Howard Metzenbaum, nel 1994 ha corso per rimpiazzarlo a Washington, vincendo la nomination democratica nello Stato dell’Ohio ma venendo poi sconfitto alle elezioni.

Attualmente, oltre ad essere vice-presidente di Current, siede nel board direttivo della Hewlett-Packard (di cui abbiamo parlato poco fa in quanto una delle principali inserzioniste pubblicitarie di Current).

Più interessante ancora però è la membership di Hyatt nel board fiduciario della Brookings Institution, una ONG che, assieme a Freedom House e NED, è molto attiva in diversi paesi in via di sviluppo, fornendo di fatto la “base ideologica” per lo sviluppo delle famose “rivoluzioni colorate”  o gli “interventi umanitari in difesa dei diritti umani violati” di questi ultimi anni nell’Est Europa, Nord Africa e Medio Oriente. Molti e documentati sono peraltro i rapporti di questo think-tank con il CFR e la Commissione Trilaterale.

Mark Rosenthal

MARK ROSENTHAL. Attualmente Chief Executive Officer di Current, Rosenthal ha lavorato per 25 anni nel settore dei media mainstream statunitensi. In particolare per ben un decennio è stato Presidente e Capo Operativo di MTV Networks, società del gruppo Viacom. Durante la sua leadership, MTV ha incrementato enormemente fatturato e presenza nel mondo, ha triplicato il numero di canali e messo piede anche nella produzione diretta di film e contenuti-internet.

Di fatto grazie a Rosenthal, MTV è divenuto un brand di livello mondiale, con oltre 400 canali, in 164 diversi paesi del mondo.

Un curriculum ricco di successi insomma per lui, ma che poco ha a che vedere, si direbbe, col “profilo” che la sua attuale emittente vuole darsi.

PAUL HOLLERBACH. Responsabile del settore finanziario di Current, Hollerbach ha lavorato per più di 10 anni in Yahoo!, società nella quale ha anche ricoperto il ruolo di vice-presidente. Ha inoltre lavorato per qualche anno nella Ernst & Young, società di revisione di bilancio e consulenza aziendale tra le più importanti al mondo.

OFER SHAKED. Capo del “reparto innovazione e sviluppo tecnologico” di Current, Shaked ha lavorato in BMW, Yahoo!, Tecnomatix (controllata Siemens). Ha inoltre portato avanti diversi progetti di ingegneria comportamentale ed estrazione di informazioni su larga scala per i Corpi di Intelligence Israeliani.

MICHAEL STREEFLAND. A capo dell’ufficio marketing di Current, Streefland ha in passato sviluppato le strategie di marketing di diverse compagnie telefoniche ed ISP. Ha inoltre lavorato per Johnson&Johnson, Fox, Walt Disney ed NBC.

DAVID HARLESTON.  Vice-presidente esecutivo, con delega agli affari legali di Current, Harleston ha gestito in prima persona le trattative per l’approdo in Italia dell’emittente. In passato ha lavorato per molti anni nell’industria musicale, in particolare con Sony, Def Jam (di cui è stato presidente), MCA/Universal.

CURTNEY MENZEL. A capo del settore della Distribuzione, la Menzel ha anch’essa un passato nel board dirigenziale di MTV, per conto della quale ha gestito per 14 anni i rapporti con le piattaforme televisive. Ha importanti trascorsi anche ad Hollywood, dove ha lavorato per importanti case di distribuzione come la Paramount e la MGM.

Insomma, dopo questo lungo excursus nei curricula di chi di fatto gestisce la rete “libera ed indipendente”, siete ancora così sicuri che tutto sia come vogliano farci credere? TUTTE le persone prese in esame hanno una lunghissima carriera all’interno dei media mainstream, piuttosto che in grandissime multinazionali. Alcuni di essi hanno addirittura lavorato gomito a gomito coi servizi di intelligence israeliani, o lavorano tuttora nelle ONG che cercano, molte volte riuscendoci, di plasmare il mondo ad immagine e somiglianza degli Stati Uniti D’America.

Dov’è la novità quindi? Dove sarebbe la presunta “indipendenza” di Current rispetto ai media tradizionali, piuttosto che rispetto ai grossi conglomerati economici che depredano e distruggono intere economie, oltre che interi ecosistemi?

IL PALINSESTO

Come ho accennato prima, Current si caratterizza per una programmazione sicuramente innovativa e sperimentale: brevi video prodotti dagli utenti, alternati a contenuti prodotti da “giornalisti di punta” (i vanguard), sguinzagliati in giro per il mondo a stanare notizie.

Se quindi potremmo dire che effettivamente, dal punto di vista prettamente televisivo e di “format”, Current ha senza dubbio portato una ventata d’aria fresca all’interno dello stantio panorama mediatico italiano, si può dire lo stesso anche per quanto riguarda i contenuti?

Gli argomenti più ricorrenti nei programmi Current sono, manco a dirlo, quelli tanto cari all’elite: riscaldamento globale, business delle rinnovabili, sovrappopolazione mondiale, tecnologia avanzata, l’attacco alle gerarchie ecclesiastiche e parallelamente la diffusione di determinate “teorie” dell’universo New Age (questioni collegate, ovviamente, perchè seguono il preciso intento dell’elite di smantellare le religioni tradizionali soppiantandole con una Religione Unica Mondiale). Il tutto, condito con qualche spruzzatina di “denuncia della violazione dei diritti umani nel mondo” e richiami alle campagne anti-OGM o anti-nucleari di altre note organizzazioni globaliste quali WWF e Greenpeace. In occasione della presunta uccisione di Osama Bin Laden poi non sono mancati i “programmi di approfondimento” sul “terrorismo islamico” e le “reti del terrore”, che ovviamente non mettevano minimamente in discussione le versioni ufficiali dettate dal Dipartimento di Stato americano. Per non parlare dell’ampio risalto dato invece alle strumentali rivelazioni di Wikileaks di qualche mese fa.

Per quanto riguarda invece i contenuti più prettamente italiani, grande spazio è stato dato ultimamente ai “videomessaggi” di Marco Travaglio, presente praticamente a tutte le ore del giorno e della notte col suo logorroico “Passaparola”. Altro “santino” esposto sovente da Current è, manco a dirlo, Roberto Saviano.

Insomma, in che cosa questa programmazione di Current sarebbe così “scomoda” e “rivoluzionaria” da dover essere messa a tacere per sempre?

In che cosa essa si discosterebbe da quanto si legge quotidianamente sui giornali di tutto il mondo?

Perchè non sono MAI stati messi in discussione determinati DOGMI del mondo occidentale, a partire per esempio da quanto accaduto realmente l’11 Settembre 2001, passando poi per la verità dietro le “rivoluzioni colorate” o l’attacco alla Libia tuttora in corso?

Conclusioni

Con tutto ciò che è venuto fuori su Current, il suo palinsesto e le persone che lo guidano, è abbastanza palese come essa non costituisca alcun pericolo per i media mainstream nè per la narrazione che il Dipartimento di Stato vuole dare del mondo. Anzi, Current Tv si configura proprio come l’ennesimo strumento di soft-power nelle mani dei nostri controllori, per fare in modo che le giovani generazioni, che hanno probabilmente già capito da tempo che i media mainstream non la raccontano giusta su moltissime questioni spinose, non si “abbandonino” alle notizie realmente alternative che è possibile rintracciare su internet, ma rimangano piuttosto nel solco tracciato per loro dal Ministero della Verità, seppur magari con qualche piccola deviazione rispetto all’ortodossia ferrea riscontrabile sui media ufficiali.

Al Gore e Murdoch stanno quindi dalla stessa parte della barricata, non v’è dubbio. Ma questa loro “disputa” serve proprio per creare la solita dialettica hegeliana tanto cara ai globalisti. Così facendo si potranno rinserrare i ranghi di due opposte quanto fittizie fazioni, e far credere che vi sia davvero una vitalità all’interno del sistema, che è invece quanto di più monolitico possa esistere.

A Gore è ancora una volta toccata la parte del Buono, opposto al Cattivo Murdoch.


Quanto è sicuro quello che mangi?

DI RADY ANANDA
Global Research

OGM, malattie legate al cibo e la biotecnologia. Una rassegna della relazione del GRAIN sulla Sicurezza Alimentare.

Il gruppo di ricerca GRAIN ha pubblicato una relazione globale, “Food Safety for Whom? Corporate Wealth vs Peoples’ Health” [“Sicurezza Alimentare per Chi? La Ricchezza delle Imprese contro la Salute Pubblica” ndt], che mostra come i governi e le organizzazioni sfruttano “la sicurezza alimentare” per manipolare il controllo e l’accesso al mercato. Invece di migliorare la sicurezza alimentare, le leggi nazionali e sul commercio “impongono l’apertura dei mercati o delle strategie occulte per limitare l’accesso al mercato”. Per evidenziare gli aspetti rilevanti della relazione, il GRAIN afferma:

In tutto il mondo, stanno aumentando vistosamente casi di malattia e di morte causati dai prodotti alimentari. I Governi e le Organizzazioni rispondono con qualsiasi tipo di legge e regolamento, ma, tra questi, sono veramente pochi quelli che effettivamente apportano benefici alla salute pubblica. Gli accordi commerciali, le leggi e gli standard privati adottati per imporre la loro versione di “sicurezza alimentare” stabilizzano solamente i sistemi alimentari delle Organizzazioni che pregiudicano la nostra salute distruggendo invece quelli che realmente forniscono alimenti nutritivi e hanno cura della comunità; ovvero quelli basati sulla biodiversità, sull’esperienza acquisita per tradizione e sui mercati locali.


[Dati compilati dal GRAIN in base a fonti governative e ONU, 2008-2010]

In questo video Michael Schimdt, produttore canadese di latte non pastorizzato, fa una breve affermazione relativa a queste leggi fittizie sulla sicurezza alimentare che violano il diritto di decidere sulla questione “alimenti” (considerare che lo ha confuso con il concetto di sovranità alimentare):

Nel video successivo, Paul Noble parla del latte non pastorizzato e dell’intrusione dei governi: “Se Dio avesse voluto che noi bevessimo latte pastorizzato, avrebbe inserito un pastorizzatore nella mucca”.

Il GRAIN sottolinea: “Durante la visita in India del presidente Obama a novembre 2010, il Ministro Indiano dell’Agricoltura, Sharad Pawar, ha tenuto a precisare che gli Stati Uniti possono condurre tutte le ricerche del caso che desiderano, che continueranno a essere trattate con rispetto, ma l’India non importerà latticini statunitensi che offendono i valori religiosi nazionali.”

È innegabile che le organizzazioni controllino i governi e la prova di ciò è la legge sulla modernizzazione della sicurezza alimentare. Il 4 maggio, citando tale legge per la sua autorità, l’US Food and Drug Administration ha dichiarato che potrà confiscare prodotti alimentari senza evidenza di corruzione. Ciò viola chiaramente la Costituzione degli Stati Uniti d’America che protegge i cittadini dalle confische e dalle perquisizioni irragionevoli.

Nella sua relazione di 37 pagine, il GRAIN mostra anche come gli accordi commerciali bilaterali impediscano ai Paesi in via di sviluppo di controllare le importazioni e le esportazioni. Le regole imposte dall’Organizzazione Mondiale del Commercio nel nome della sicurezza alimentare “fanno poco per proteggere il benessere sociale, servendo solamente gli imperativi di crescita aziendale e i margini di profitto”. Si possono fare diversi esempi. (Per vedere gli accordi commerciali bilaterali in corso e quelli in via di definizione, visitare Bilaterals.org).

Tuttavia, quando si parla di alimenti geneticamente modificati, i rigorosi standard ad essi relativi svaniscono:

Al tavolo dei negoziati commerciali tutti sanno, e temono, il fatto che il governo degli Stati Uniti stia spingendo per istituire standard più permissivi sugli alimenti geneticamente modificati. Infatti, un messaggio diplomatico rivelato da Wikileaks mostra che l’amministrazione George W. Bush aveva fatto pressione affinché il Governo francese moderasse la sua posizione contro gli OGM. In un messaggio [indirizzato a Washington] nel 2007 l’Ambasciatore americano in Francia arrivò al punto di suggerire di “appuntare una lista dei paesi su cui operare una ritorsione che generi panico in tutta l’Europa dal momento che [accettare gli OGM] è una responsabilità collettiva, ma che si focalizzi sui maggiori responsabili [del rifiuto degli OGM]”. Ha aggiunto: “La lista deve essere ben impostata e essere, non tanto crudele, quanto sostenibile nel lungo termine, dal momento che non ci aspettiamo una vittoria immediata.

Una tale ‘diplomazia’ è a beneficio diretto e palese di Monsanto, DuPont e delle altre aziende di biotecnologia agricola a cui dà fastidio che i paesi esteri bandiscano i semi e gli alimenti genericamente modificati e a cui fa ancora meno piacere che si richiedano le etichette che informino i consumatori sulla presenza di ingredienti modificati. Le aziende statunitensi, in particolar modo i membri della Biotechnology Industry Organization [Organizzazione dell’Industria Biotecnologica, ndt], utilizzano scrupolosamente i discorsi dell’FTA/FDA formulati dai funzionari di Washington come basi per rendere sicuro l’accesso degli OGM al mercato attraverso riforme regolatrici aggressive.

Nonostante l’FDA, l’Ente Governativo Statunitense per il Controllo di Cibi e Medicamenti, faccia un gran uso di etichette improprie, negli Stati Uniti si rifiuta di etichettare gli alimenti geneticamente modificati. Questa prassi è utile solo alle aziende biotecnologiche, dal momento che il 95% della popolazione chiede l’etichettatura degli OGM.

Oltre agli OGM,” prosegue il GRAIN, “si ritiene anche che la politica commerciale statunitense destabilizzi la sovranità sulla sicurezza alimentare e altre questioni sulla salute degli altri Paesi; inoltre Washington chiede regolarmente di attenuare le leggi che vietano le importazioni, dagli Stati Uniti, di prodotti agricoli che gli altri Paesi reputano rischiosi come il manzo (BSE, ormoni), il vitello (ormoni), il pollo (cloro) e il maiale (influenza suina).

La relazione prosegue analizzando il crescente mercato alimentare halal [islamico, ndt], la protezione/benessere degli animali e i supermercati transnazionali; parlando di Bayer CropScience e Syngenta, il GRAIN scrive:

Con l’industria dei pesticidi così strettamente coinvolta nello sviluppo e nell’implementazione degli standard del mercato globale, difficilmente sorprende che la contaminazione da pesticidi sia un fattore prevalente nei prodotti del mercato. I test condotti da Greenpeace in Cina nel 2008 e nel 2009 sui prodotti agricoli autoctoni hanno riscontrato una maggiore contaminazione da pesticidi nei prodotti provenienti da Walmart e dagli altri supermercati rispetto a quelli provenienti dai mercatini locali.

Il GRAIN si è concentrato anche sul crescente numero di movimenti locali di resistenza al “Corporate Food Safety” [Programma di Sicurezza Alimentare Pubblica, ndt]. Questi movimenti vanno dalle remote giungle del Sud alle città rurali del Maine, che dichiarano la sovranità sulla questione alimentare e giungono fino ai maggiori centri urbani di tutto il mondo. Come una reazione a catena, questi piccoli movimenti localizzati fomentano un crescente senso di auto-organizzazione:

La resistenza del popolo coreano alla carne di manzo statunitense si è trasformata in un’espressione di profonda sfiducia verso il sistema nazionale di rappresentanza democratica e verso lo stato delle relazioni con gli Stati Uniti; non è dunque un timore irrazionale dei prioni. In Australia la campagna è stata invece finalizzata al mantenimento degli alimenti nazionali nelle mani degli australiani, una posizione che molti altri paesi del mondo condividono riguardo la gestione e il controllo delle proprie risorse alimentari.

Per quanto concerne rivolte contro gli OGM, sono numerose quanto le campagne contro il manzo statunitense, ma differiscono da queste perché sono legate agli aspetti fondamentali della democrazia, alla sopravvivenza delle culture locali e dei sistemi alimentari dall’assalto delle “soluzioni” Occidentali, alla conservazione, all’interno delle comunità, delle conoscenze e delle sementi per poter sfidare tutti i modelli di sviluppo”.

Riconoscendo che gli alimenti estremamente igienici e sterilizzati distruggono i probiotici, nelle nazioni industrializzate sta decollando un movimento a favore degli alimenti naturali:

Molte organizzazioni produttrici e gruppi di consumatori, per non parlare dei movimenti più grandi come Slow Food, sono convinti che la biodiversità e la complessità ecologica – in opposizione a forme estreme di igiene – siano la chiave d’accesso a sistemi salutari e sostenibili. Dopotutto la natura aborrisce il vuoto. Naturalmente questi approcci alla sicurezza alimentare si affidano anche ai circuiti di piccola distribuzione, portando gli alimenti dalle fattorie o dagli impianti di lavorazione su piccola scala alle case della gente attraverso schemi di distribuzione meno complessi e più diretti (circoli alimentari, i sistemi agricoli di supporto alla comunità, cooperative e via dicendo).

Il caldo distrugge gi enzimi, il latte bollito perde i probiotici che lo rendono un alimento naturale sano. Gli Stati Uniti esigono che il latte venga pastorizzato se destinato alla distribuzione sul territorio nazionale. Non solo, lo stesso latte viene adulterato con ingredienti geneticamente modificati e antibiotici che costituiscono nutrimento per le mucche e vengono così trasferiti al latte.

Il GRAIN conclude: “Vorremmo smettere del tutto di parlare di sicurezza alimentare e far valere invece le nostre richieste per la qualità del cibo o qualcosa di più olistico. La sicurezza alimentare, o la qualità alimentare in termini generali, è un terreno sul quale l’agricoltura delle grandi società e le culture del mercato globale non possono prevaricare i piccoli produttori e i mercati locali. La sfida è quella di assicurare che il piccolo e il locale sopravvivano e che le più importanti questioni odierne sulla sicurezza alimentare vengano a nostro favore.

La relazione è tempestiva e rilevante ed è pensata per coloro che vogliono una panoramica globale relativa all’andamento del controllo delle risorse alimentari nel mondo.

Ulteriori Letture:

F. William Engdahl, Seeds of Destruction: The Hidden Agenda of Genetic Manipulation

David Gumpert, Raw Milk Revolution: Behind America’s Emerging Battle Over Food Rights

Rady Ananda è specialista in Risorse Naturali e amministra i siti Food Freedom e COTO Report.

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Titolo originale: “How Safe is Your Food? GMO, Foodborne Illnesses and Biotechnology A Review of GRAIN’s report on Food Safety

Fonte: http://www.globalresearch.ca
Link
06.05.2011

Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura di LUISA BALDI

L’oscura storia del WWF- associazione “ecologica”.

Prima parte:

…La Seconda Guerra Mondiale non fu un’eccezione: i vincitori della guerra (in questi casi gli alleati) vinsero “eroicamente e salvarono al mondo” dalla minaccia di una forza malvagia(in questo caso dal nazismo)

Ma entrambe le fazioni (alleati e nazisti) hanno applicato il genocidio, svilupparono piani di eugenetica,  massacrarono e bombardarono civili brutalmente, sperimentarono nuove armi, svilupparono piani di distruzione di massa.

Entrambi fecero lo stesso perché entrambi erano una stessa forza polarizzata:

La pazzia dell’elite europea usando la nuova tecnologia sviluppata dalla comunità scientifica con entrambi i fronti.

Quindi, risulta facile capire che prima e dopo i teatrali processi di Norimberga nel 1945, numerosi scientifici del Terzo Reich, ricercatori militari e alti ufficiali nazisti furono “esiliati” agli USA, Brasile, Argentina e altri paesi, cambiando i nomi e con  passaporti svizzeri o del Vaticano attraverso il “canale dei ratti”.

Se questo avvenne con gli artefici scientifici e materiali del nazismo, cosa successe con le case vere, la nobiltà europea che simpatizzava con il movimento nazista ed i gruppi finanziari che appoggiarono ,suffragarono e resero possibile il nazismo?

Non successe nulla: rimangono fino ad oggi nelle loro case e attualmente presenziano le feste del jet-set e ricevono l’affetto dei loro sudditi. Semplicemente alcuni hanno cambiato il loro nome e altri si buttarono in nuove avventure politiche.

Questo è il contesto antecedente che facciamo conoscere per avvicinarci alla seguente figura:

Prima conte e dopo principe, Bernhard di Lippe-Biesterfeld, nacque come tedesco a Jena nel 1911, ricevendo la classica formazione dell’elite della nobiltà europea. Nato ed educato per stabilire i vincoli sanguinei con la casa di Orange, a Bernhard venne permesso di mostrare pubblicamente la sua affiliazione giovanile nazista, tra le altre al NSDAP- il partito nazi.

In fin dei conti tutta la casa Lippe-Biesterfeld era filonazi (il fratello Aschwin era un alto carico delle SS), così come tutte le linee secondarie della famiglia. Bernhard arrivò ad introdursi nel Reiters SS e lavorò attivamente all’ IG Farben, gigante chimico tedesco coinvolto nell’industria bellica.

Compiendo con il suo nobile dovere, Bernhard si sposò con la principessa Juliana d’Olanda e proprio all’inizio della guerra si esiliò in Inghilterra sotto la protezione del braccio britannico dello stesso lignaggio, i Windsor.

Lì, continuò la sua formazione militare d’elite, entrò a far parte dei servizi dell’intelligence britannica e stabilì rapporti con chi sarà il suo compagno nei futuri progetti, Philip Mountbatten, il futuro duca di Edimburgo e marito di Elisabetta II.

Dopo la guerra ritorna in Olanda con lo slogan di “eroe di guerra” fu nominato comandante delle forze armate  olandese.

Nel 1954, il principe Bernhard fondò il segreto gruppo Bilderberg (segreto allora) e nel 1961 con la collaborazione di alcuni invitati Bilderberg (tra di essi il principe Philip) creò il Fondo Mondiale Vita Selvaggia, rinominato in seguito con le sigle del WWF.

Così, il principe Bernhard di Lippe-Biesterfeld, braccio olandese della nobiltà nera europea, esperimentato assassinio di guerra e membro delle forze militari dell’elite (naziste prima, inglese e olandesi dopo) creò la prima istituzione ambientalista con l’aiuto della presenza di istituzioni della corona britannica, servizi dell’intelligence europei e grandi corporazioni legate all’industria bellica.

E’ verificato che il movimento ambientalista comincia in quel momento, ma con quale scopo?

Basta dare uno sguardo alla seguente lista dei membri seletti del WWF, il chiamato Club 1001, per segnalare i tre luoghi comuni della sua membership: nobiltà europea, servizi dell’intelligence e grandi gruppi corporativi (principalmente bancari, bellici e chimici)

Alcuni di questi “distinti amanti della natura” sono:

-Lo stesso Principe Philip. Duca di Edimburgo, supremo rappresentante maschile della casa Windsor, capitano generale della marina britannica. Dedito non solo a uccidere volpi con i suoi cani nel suo regno, ma anche  alla caccia furtiva di elefanti e altri animali in India, Nepal, come lo registrò John Philipson

Conrad Black .Membro assiduo del Bilderberg e capo dell’impero dei massmedia, Hollinger, creato da suo padre, l’agente del MI5, George Black

Il Principe Johannes Von Thurn und Taxis ,aristocratico europeo sotto l’influenza della sfera Rothschild, figlio di Max Von Thurn und Taxis, fondatore dell’Allgemeine SS di Hitler.

Tibor Rosenbaum, agente del Mossad e proprietario del BCI, banque du credit internationnelle, con base a Ginevra, denunciato da Life per lavaggio del denaro nero proveniente da diverse mafie coinvolte nel traffico di armi e narcotici

Mayor Louis Mortimer Bloomfield ,militare membro del MI& che ebbe la leadership nell’operazione Permindex

Sir Francis de Guingand, ex militare britannico, ex capo dei servizi dell’intelligence britannici, con titolo di “sir” e di “licenza per uccidere” rilasciata da sua maestà la regina.

Don Juan Carlos de Borbon, discendente di Felipe di Anjou, rama francese vincolata per linea di sangue alla casa Saxe-Cuburg. Ricevette formazione militare dell’elite e attualmente è capitano generale dell’esercito spagnolo e re di Spagna insieme a sua moglie, la Regina Sofia, membro registrato delle riunioni Bilderberg.

Dr.Luc Hoffman, direttore della corporazione farmaceutica Hoffman-Le Roche; coinvolto personalmente nello sviluppo di droghe psicotropi che e nella ricerca farmaceutica psichiatrica.

John H.Loundon, presidente della Shell Oil fino al 1976, e dopo esecutivo a vita della Royal Dutch Shell

Questa infame lista continua, ma non è necessario per continuare a rendersi conto che in questi personaggi l’amore per la vita animale (o qualunque tipo di vita) non è tra le loro priorità.

Cosa condividono questi soggetti oltre il loro sinistro concetto di “vita animale”? Tutti loro possiedono, rappresentano e difendono corporazioni coinvolte nello sfruttamento di vecchie colonie europee, attraverso l’Instaurazione di un nuovo regime imperiale che permette l’assoluto controllo economico di stati teoricamente sovrani.

Perché i fondatori e membri scelti del WWF appartengono alla nobiltà, alla sfera militare e finanziaria e relazionati con gli interessi politici e economici dei gruppi di potere europei estesi in tutto il mondo?

Risposta semplice:

Perché il WWF ha come unico interesse quello di difendere la politica e l’economia dei gruppi di potere europei presenti in tutto il mondo.

E dalla sua fondazione, il WWF, ha ricevuto l’appoggio di istituzioni come la corona britannica vincolata alla politica coloniale.

Una di queste istituzioni legata al WWF è la Società Geografica Reale, che finanziò le spedizioni coloniali di David Livingstone, ed era formata da membri del livello dello scienziato Sir Francis Galton (si, si, il padre dell’eugenetica e la biometria razziale)

Un’altra istituzione reale vincolata al WWF è la Società Zoologica di Londra, fondata dal ridicolo viceré dell’India, Sir Stmford Raffles, e della quale, lo stesso principe Philip fu presidente.

Così mentre queste istituzioni assicuravano la presenza di forze imperiali in aree strategiche, la popolazione europea e statunitense cominciò ad essere indottrinata all’ambientalismo come una dottrina salvatrice dal materialismo, vincolata sempre a teorie malthusiane e profezie catastrofistiche più o meno scientifiche.

E così, molti membri del WWF e delle istituzioni vincolate all’ambientalismo fondarono nel 1968 il Club di Roma, un sinistro club privato che ha tra i suoi obiettivi “di lavorare per la ricerca e la soluzione ai problemi medio ambientali”.

Attraverso la membership del WWF e dei due fondatori del Club di Roma, Maurice Strong e Alexander King, si può seguire l’orma della posteriore fondazione di innumerevoli istituzioni come:

Sierra Club,

Earth first,

Greenpeace

Amici della Terra…e molte altre.

Di fatto fu Strong il direttore del primo ufficio del Medio ambiente per l’ONU, e la testa visibile del Summit della Terra a Rio de Janeiro nel 1992.

Nel frattempo, durante gli ultimi due decenni del XX secolo, le generazioni più giovani “succhiarono” letteralmente il credo ecologico senza potersi chiedere ne l’origine ne l’obiettivo di tale credo, come se fosse una nuova pseudo-religione della salvezza.

Così profondamente si sono radicati  i “valori medio ambientali” nella popolazione, che scandalose notizie che mostravano le attività criminali di istituzioni ambientali come il Progetto Lock, il Progetto Stronghold e la partecipazione del WWF nel traffico di avorio (denunciato dal giornalista Kevin Dowling) sono passate senza risonanza.

Non si è data voce neanche all’allarme lanciato verificato che quanto più si sviluppava il “movimento ambientalista” più e più problemi medio ambientali apparivano, e che mentre politici e uomini di stato cominciavano a parlare di “ecologia e medio ambiente”, il deterioro ambientale continuava ad accelerare senza che niente e nessuno riuscisse neanche a fermarlo minimamente.

Questa farsa si mantiene ancora al giorno d’oggi attraverso una ingarbugliata rete di bugie.

“Non importa ciò che è vero. Conta solo quello che la gente creda sia vero”. Paul Watson, cofondatore di Greenpeace.

Ma centriamoci in uno degli aspetti del problema; forse uno dei più importanti: la collaborazione del movimento ambientalista nella distruzione della manifestazione umana, e  specialmente nel Continente Africano.

Per fare questo ci teniamo quanto già presentato del WWF, che oltre ad essere un’istituzione fondante del movimento ambientalista, è l’organizzazione ecologica più presente in Africa, e specialmente, nelle riserve e parchi naturali.

Fonte: Taringa!

Traduzione: FreeYourMind!

Apple:i costi Occulti dei vostri iPad – iPhone.

DI EIFION REES
theecologist.org

Nonostante profitti miliardari e generose lodi per le sue capacità di innovazione tecnologica, Apple è sempre più criticata per la sua politica per quanto riguarda la tutela dei lavoratori e la responsabilità ambientale. Un articolo di Elfion Rees su questa azienda non inappuntabile

Sempre più sottile, più leggero, più veloce… Il nuovo iPad 2 è l’ultimo di una lunga lista di apparecchi touch-screen prodotti da questo gigante dell’informatica.
Arriva sul mercato solo dodici dopo il primo iPad e dopo l’iPhone di quarta generazione. Dal lancio del primo iPhone nel 2007, gli smartphone e i minicomputer della Apple si sono massicciamente imposti sui mercati mondiali. Ma da qualche anno si sono moltiplicate anche le critiche alla Apple per la sua politica poco rispettosa tanto dei lavoratori quanto dell’ambiente: uso di sostanze chimiche tossiche, scarsa trasparenza nelle forniture e totale indifferenza all’ecologia.

Contrariamente a ciò che fanno altre compagnie del ramo, Apple si rifiuta di formulare scadenze per limitare l’emissione di gas a effetto serra e di pubblicare i cosiddetti CSR, i rapporti di responsabilità sociale dell’azienda. Alle critiche ha risposto solo in parte e tardivamente, mentre da un pioniere del settore ci si aspetterebbe ben altro comportamento per quanto riguarda l’impatto sociale e ambientale dei suoi prodotti.

Enormi profitti

Nel mondo ci sono oggi oltre 41 milioni di iPhone, iPad e iPod Touch; queste vendite hanno fatto di Apple l’impresa tecnologica di maggior valore sul mercato planetario. Solo quattro anni or sono il sistema operativo sui cui si basano gli i-device semplicemente non esisteva; oggi rappresenta il 40% dei suoi introiti. L’azienda ha registrato, solo nel quarto trimestre 2010, profitti per 6 miliardi di dollari.
Ma questo spettacolare risultato si fonda sulla costante creazione di nuovi prodotti con migliori prestazioni, il che provoca una certa frustrazione fra ambientalisti e consumatori.
“Apple ha un ritmo eccezionalmente rapido di uscita di nuovi prodotti, gadget che inghiottono enormi risorse sia per produrli che per usarli – dice Tom Dowdall, di Greenpeace – e i consumatori vedono i loro acquisti superati in un solo anno. Questo sistema, ormai tipico del mercato dell’elettronica, è insostenibile. Apple cerca di battere la concorrenza accelerando ancora i ritmi e di certo nessun’azienda può rispettare i criteri della sostenibilità ambientale quando la sua politica di vendite punta su consumi in costante crescita.”
Ma è certo che, con i prezzi delle azioni Apple saliti a 200 dollari l’una, gli azionisti non accetteranno alcun cambiamento nelle politiche di mercato. Anzi, nel febbraio dello scorso anno votarono per respingere ogni proposta volta a fornire un rapporto di sostenibilità ambientale e rifiutarono di creare un apposito comitato su questo tema.

I lavoratori cinesi intossicati

La Cina non è soltanto un immenso mercato potenziale (Apple progetta di aprirvi 25 grandi negozi nei prossimi due anni), ma è anche il luogo in cui si producono gran parte dei prodotti Apple e dei loro componenti. Un vero abisso separa le luci sfolgoranti di Pechino (dove il primo megastore fu aperto nel 2008) e le fabbriche in cui si producono iPad e iPhone. E la mancata trasaparenza dell’azienda sui propri fornitori non migliora la situazione.
Parecchi sono gli incidenti registrati e documentati negli ultimi anni. Decine di lavoratori in una fabbrica di Suzhou gestita dall’azienda taiwanese Wintek sono stati intossicati nel 2010 dal n-esano, una sostanza nociva usata per pulire alcuni componenti fra cui i notissimi touch-screen della Apple. Due operaie di una fabbrica presso Shangai hanno fatto mesi di ospedale dallo scorso ottobre dopo aver usato lo stesso n-esano per incollare e lucidare il logo della Apple sui laptop e sugli iPhone. Sempre in ottobre un rapporto dell’associazione “Students and Researchers against Corporate Misbehavior” (SACOM) segnalava casi di abusi e maltrattamento ai danni dei lavoratori nelle fabbriche cinesi della Foxconn Electronics, fornitrice della Apple. Una serie di dipendenti della Foxconn si sono suicidati nel 2010: in agosto erano già 14.
Secondo i portavoce dell’azienda, “controlli sistematici sono stati condotti fin dal 2006 sui comportamenti seguiti dai fornitori”, ma siccome i nomi di questi ultimi sono tenuti segreti è praticamente impossibile verificare.

Apple, la marca dello sfruttamento

Nel gennaio di quest’anno, l’Institute of Environmental and Public Affaire, una ONG con sede a Pechino, ha pubblicato un rapporto riguardante 29 multinazionali della tecnologia attive in Cina. Le trentasei ONG che hanno contribuito alla ricerca chiamata “L’altra faccia di Apple” l’hanno classificata all’ultimo posto per quanto riguarda “la responsabilità e la trasparenza della Apple verso la salute umana e l’ambiente”. Dopo una lunga ricerca in merito a sette dei suoi fornitori, il rapporto definì Apple “una marca dello sfruttamento, che basa la produzione sui subappalti, senza protezione adeguata per i lavoratori”. Il direttore dell’Istituto, Ma Jun, aggiunse che Apple aveva rifiutato di cooperare alla ricerca sul dubbio comportamento dei suoi fornitori e accusò l’azienda di mettere al primo posto il prezzo e la qualità dei prodotti, a scapito del rispetto verso l’ambiente e di ogni senso di responsabilità sociale. Le aziende in subappalto, precisò, sono spinte a prestazioni estreme per riuscire a aggiudicarsi i contratti di fornitura. Inoltre Apple ha dimostrato una spaventosa indifferenza ad ogni comportamento responsabile verso le ONG, verso la comunità, perfino verso i lavoratori intossicati.”
Apple si è finalmente decisa a rispondere solo il mese scorso, pubblicando un rapporto sulle responsabilità dei suoi fornitori (Apple Supplier Responsibility: 2011 Progress Report), in cui si ammette che 137 operai hanno subito un’intossicazione da n-esano. Il rapporto segnala inoltre di aver scoperto 91 bambini lavoratori in 10 fabbriche dei suoi fornitori. L’anno precedente, in solo tre fabbriche, ne erano stati trovati undici.
Tom Dowdall, di Greenpeace International, riconosce che Apple ha fatto progressi, ma che molto resta da migliorare, ad esempio nel mantenere la promessa di eliminare l’uso di sostanze tossiche. Maggiori informazioni in proposito si possono trovare sul sito della Apple, nella sezione dedicata alle politiche ambientali. Resta la netta impressione che se Apple saprà mettersi al primo posto in questo campo, ciò sarà unicamente dovuto all’insistenza delle campagne lanciate dall’esterno: il suo direttore generale, Steve Jobs, aveva affermato che Apple aveva un programma ambientale già nel 2007, ma le sue parole erano giunte solo in risposta a una vigorosa campagna promossa da Greenpeace sotto il nome di “Green My Apple”. Jobs sostenne allora che l’azienda preferiva annunciare risultati piuttosto che programmi d’azione.

Tutta colpa di Steve Jobs?

Nella sua prima Guida all’Elettronica Verde pubblicata nel 2006, Greenpeace aveva messo Apple agli ultimi posti fra le aziende del settore e aveva auspicato una campagna d’azione specificamente mirata alla Apple, per indurre questo leader delle vendite a diventare anche un leader nella protezione dell’ambiente. Invece, quando la nuova Guida fu pubblicata nel 2010, Apple era arretrata dal quinto al nono posto a causa del suo scarso impegno nel riciclo delle materie plastiche, nell’uso delle energie rinnovabili e nella riduzione delle emissioni di gas a effetto serra. Secondo Dowdall, un immediato miglioramento consisterebbe nell’adozione di un programma globale di riciclo, ricuperando e riusando i materiali provenienti dai suoi vecchi prodotti e facendo in modo che i servizi collegati al cloud computing siano alimentati da energie rinnovabili.

Gideon Middleton, docente di business e cambiamento climatico all’Università dell’East Anglia, dice che la riluttanza di Apple ad assumere serie responsabilità sociali e ambientali è dovuta a un solo uomo: il suo fondatore, Steve Jobs. “Perfino un’azienda come Wal-Mart si sforza di indurre i suoi fornitori e subappaltatori in Estremo Oriente a rispettare le regole in materia di cambiamento climatico e di responsabilità sociale. E’ assurdo che Apple non faccia lo stesso. Per spiegare questo atteggiamento da parte di un’azienda che per altri versi è encomiabile occorre esaminare i principi che animano i suoi dirigenti. Potremmo ipotizzare che ad opporsi a queste scelte sia lo stesso Steve Jobs. Sarà interessante vedere chi sostituirà Jobs alla testa dell’azienda se gli accadrà di dimettersi a causa delle sue cattive condizioni di salute, aggiunge Middleton . “Se il posto non andrà a una persona con un approccio più responsabile, etico e sensibile alle questioni ambientali, Apple continuerà a cedere alle pressioni finanziarie immediate che spingono a sfornare sempre più in fretta prodotti sempre nuovi. “

(Sul tema è stato richiesto un commento alla Apple che ha però rifiutato di rispondere a domande precise).

Eifion Rees
Fonte: http://www.theecologist.org
Link:http://www.theecologist.org/News/news_analysis/837185/apple_the_hidden_costs_of_your_ipad_and_iphone.html
04.04.2011

Fonte:http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=8204&mode=thread&order=0&thold=0

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