Il mondo nuovo

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di Luca Gritti

Ciò che rende il Mondo Nuovo un libro profetico, più di ogni altro romanzo distopico, è l’aver colto esattamente l’ideologia fondante che oggi impera e vorrebbe colonizzare la mentalità di tutti.

 

Chi volesse vedere chiaro nelle storture del nostro tempo e negli orrori peggiori della nostra epoca dovrebbe leggere Il Mondo Nuovo di Huxley. Aldous Huxley non fu un grande scrittore, fu stroncato con parole inequivocabili da Hemingway e da Eliot, sfruttava la letteratura per diffondere la sua eccentrica filosofia, i suoi personaggi non sono vitali e i suoi dialoghi sovente sono troppo idealistici. Ma nonostante non fosse un grandissimo artista, fu però il vero grande profeta della nostra epoca, colui che vide con maggiore preveggenza dove andava il mondo e quale sarebbe stato il vero orizzonte distopico del futuro. In questo ebbe ragione quando scrisse, all’inizio della raccolta di saggi Ritorno al Mondo Nuovo – composti una quindicina d’anni dopo il libro –, che egli era stato un profeta migliore di George Orwell. In 1984 Orwell immaginò, infatti, un futuro distopico fondato sulla coercizione, sulla guerra perpetua e sulla mistificazione del passato; Huxley nel Mondo Nuovo ebbe maggior ragione a pronosticare una distopia basata sulla droga, sulla pace perpetua garantita da un mega-stato globale e sull’indifferenza rispetto alla storia grazie al culto dell’efficienza immediata e del piacere sessuale, istantaneo e sterilizzato.

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Tutto questo non è casuale: lo zio di Huxley era stato uno dei più accesi sostenitori inglesi della dottrina darwinista, e suo fratello, Adrian, fu un biologo sostenitore dell’eugenetica che Aldous descrisse con tanta accuratezza nel suo romanzo, nonché direttore dell’Unesco, fervente animalista e socio di rilievo del Wwf. Huxley quando scrisse non immaginò un mondo distopico per scongiurarlo o denunciarlo, come fece invece Orwell con lo stalinismo; ma nel Ritorno al Mondo Nuovo scrisse a chiare lettere che tutte le innovazioni del suo romanzo – dal controllo demografico all’ipnopedia, dalla sessualità sterilizzata fino alla droga per controllare gli umori – non erano cose negative in sé, ma se fossero state gestite con assennatezza potevano essere auspicabili per il futuro, quando non proprio necessarie.

Nonostante queste ambiguità artistiche ed umane, il romanzo di Huxley resta un libro fondamentale proprio per il suo carattere profetico, che risalta soprattutto oggi che molta parte di quelle profezie stanno giungendo al loro inquietante compimento. Il Mondo Nuovo, a ben vedere, è il mondo che oggi viene spacciato come civile, il modello di convivenza e di società che è stato partorito nell’Inghilterra positivista, si è perfezionato in Scandinavia e oggi tenta, mediante i mezzi di comunicazione ed una propaganda sempre più sottile e pervasiva, ma anche grazie all’Onu e ad altre organizzazioni internazionali, di colonizzare culturalmente tutto il globo: dall’Europa mediterranea all’Asia, dalla Russia all’America latina.
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People – Konstantin Yuon (1923)

Nel Mondo Nuovo i bambini sono creati in appositi centri di fecondazione, con spermatozoi e ovuli incubati e congelati in laboratorio; gli individui sono sterilizzati ed i rapporti e i giochi sessuali si consumano fin dalla tenera età, senza restrizioni né resistenze, perché tutti appartengono a tutti; le leggi morali vengono imposte a ciascuno nel sonno, inculcate con frasi formulari e martellanti; ogni forma di dolore è elusa con il soma, una droga che assolve la stessa funzione delle emozioni consentendo però di non doverle vivere e affrontare; i vecchi hanno l’aspetto di giovani fino a sessant’anni, quando poi, nell’indifferenza generale, vanno a morire in appositi centri; vige dovunque l’ossessione della pulizia, della sterilizzazione e dell’igiene; le immagini che provocano più orrore e disgusto sono quelle delle poche madri superstiti, che hanno gravidanze ed allattano i loro bambini; la parola padre ingenera solo ironie e sarcasmi, la parola madre invece è oscena e scandalosa, ed entrambe sono eliminate dal linguaggio comune come parole contrarie alla società, eversive ed antiquate.

I due personaggi più significativi della storia sono probabilmente Lenina, una giovane ragazza che è stata educata nella società del Mondo Nuovo, e John, il “Selvaggio” che è cresciuto in una riserva in cui erano segregate delle tribù che ancora si organizzavano secondo modelli tradizionali, per quanto bizzarri e permeati da una forma caotica di sincretismo religioso. Lenina è una fedele adepta del Mondo Nuovo, si concede a tutti gli uomini indifferentemente, ha pienamente introiettato i due valori fondamentali del Mondo Nuovo, ovvero l’accessibilità del godimento e l’eliminazione del dolore, della privazione, della vecchiaia, della morte. John, viceversa, quando finalmente scopre il Mondo Nuovo, che aveva immaginato sin da bambino come suggestione e come favola, ne è colpito, ma fondamentalmente disgustato. Provenendo da una società tradizionale, vede bene la miseria umana di quegli individui, appiattiti dalle droghe e dal godimento, ignoranti del passato ed insensibili a tutto. Lenina quando incontra John scopre qualcosa di diverso rispetto alle anonime pratiche sessuali a cui era stata abituata; prova qualcosa di simile all’amore, qualcosa che lo lega a quel ragazzo, proprio a lui, e che nessuna promiscuità, nessun rapporto impersonale le potrà mai dare.

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Il Bacio – Mstislav Dobuzhinsky (1916)

Leggiamo la vicenda di Lenina e ci vengono in mente le parole di Attali, il guru di Macron, che in una lucidissima ed inquietante intervista a La Repubblica di qualche anno fa vagheggiava un mondo in cui vigesse la pluralità totale di rapporti, tendenze e relazioni, a cui tuttavia le donne avrebbero trovato maggior fatica ad adattarsi, perché il cosiddetto sesso debole guarda alla fedeltà e infedeltà maschili da un punto di vista sempre reazionario. Ecco come risponde Lenina alla sua amica Fanny, che non riesce a comprendere i suoi turbamenti.

“Ma è assurdo ridursi in uno stato simile. Semplicemente assurdo” ripeté. “E per chi? Per un uomo, un uomo!”

“Ma è colui che io voglio”.

“Come puoi saperlo se non hai provato?”

“Ho provato”.

“Ma quante volte?” chiese Fanny alzando nervosamente le spalle. “Una, due?”

“Dozzine di volte. Ma” aggiunse scuotendo la testa “non mi è servito a nulla”.

Ciò che rende il Mondo Nuovo un libro profetico, più di ogni altro romanzo distopico, è l’aver colto esattamente l’ideologia fondante che oggi impera e vorrebbe colonizzare la mentalità di tutti. Parliamo dell’idea di eliminare, mediante il progresso tecnologico, ogni forma di dolore, di privazione, di sacrificio, di rendere il piacere immediatamente accessibile, fruibile in ogni momento e per chiunque. Questo progetto antropologico sottende l’ideologia utilitaristica, concepita in Inghilterra, per cui la vita di ciascuno si ridurrebbe solo al perseguimento del piacere e all’elusione del dolore, per cui una società che garantisse a tutti il primo e sopprimesse il secondo, sarebbe davvero una società perfetta.

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Dialogo – Max Pechstein (1920)

Non è per essere semplicistici, ma potremmo dire che è dal primo Ottocento che la società europea, e ultimamente mondiale, procede a grandi passi verso questa utopia di opulenza e benessere, godimento e piacere; ed è dagli albori di questa ideologia che tutte le menti più acute e le sensibilità più profonde dell’Europa – da Leopardi a Nietzsche, da Dostoevskij a Mazzini – criticano questo progetto per la sua superficialità, per la sua antropologia così riduttiva e per gli effetti devastanti che potrebbe avere sull’uomo. Infatti, la grande esperienza del pensiero classico, e soprattutto l’eredità del cristianesimo, ci dicono che non è affatto così: il dolore non è qualcosa da sopprimere sempre, da eludere o da scansare, ma da affrontare, poiché è solo mediante il passaggio attraverso la privazione, il sacrificio, che ciascuno di noi diventa un uomo ed una donna in grado di affrontare la vita. Come insegna la parabola di Cristo, occorre soffrire per gioire, occorre morire per risorgere.

Non è solo l’eredità culturale che abbiamo ricevuto, ma anche la nostra esperienza personale a dirci che quando abbiamo il coraggio di compiere sacrifici e rinunce, per quanto piccoli, poi approdiamo ad una vera gioia, più profonda e duratura, ad una nuova consapevolezza degli altri e di noi stessi; viceversa, i piaceri superficiali, colti senza fatica ed imboccando scorciatoie, sono effimeri e tristi, lasciano in noi un senso di vanità ed insignificanza. Il Mondo Nuovo, il modello di società che oggi in molti ancora sognano per il nostro futuro prossimo, in realtà non è un paradiso ma un inferno, sia pure dotato di comodità e comfort, e un mondo di quel tipo sarebbe veramente sopportabile solo attraverso l’uso delle droghe e di potenti sedativi.

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E non ci indurre in tentazione – Max Pechstein (1922)

La scena più significativa e triste del libro da questo punto di vista è la morte della madre del Selvaggio. Lui vorrebbe esserle vicino in quel momento, rendere fecondo quel dolore, che lei gli dicesse qualcosa di significativo che possa portare con sé per sempre; ma lei, secondo le procedure standard del Mondo Nuovo, al momento di morire è pesantemente drogata, assordata da musica sintetica e incantata da un televisore. Da una parte c’è l’idea di morte da affrontare e da introiettare, per maturare e crescere; dall’altra c’è l’idea di morte da scansare e da cui fuggire, attraverso sedativi, distrazioni e divertimenti.

In questo senso, è terribilmente significativo che oltre alla morte, le cose che più vengono fuggite ed evitate nel Mondo Nuovo – le più oscene ed inquietanti – siano la gravidanza e il parto. Attorno alla maternità tradizionale aleggia un’atmosfera d’indicibilità e paura. È significativo perché il parto è la più flagrante dimostrazione, nella vita degli uomini, del fatto che spesso dai dolori più terribili nascono le gioie più ineffabili, che dai travagli e dalle doglie nascono spesso la vita e la bellezza. Il parto è la confutazione concreta dell’ideologia utilitaristica: se la madre dovesse ragionare esclusivamente in termini di dolore e piacere, abortirebbe sempre; ma in quel momento in lei è chiara la verità del sacrificio che porta la gioia, del dolore fecondo da cui nasce la felicità. Lenina è un personaggio significativo perché somiglia a tante donne di oggi, spesso bellissime e intelligenti, acute e anche dotate di sensibilità, ma che – troppo assuefatte dalla mentalità utilitaristica – si riducono a pensare solo in termini di godimento ed efficienza, ad essere ossessionate dalla sessualità, a vedere se stesse come a nient’altro che carne, a guardare con livore alla maternità, propria e altrui.

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Madre defunta – Egon Schiele (1910)

Il Mondo Nuovo è un libro importante perché la sfida decisiva dei prossimi anni, in tutti i temi cruciali, sarà proprio tra chi ci prometterà un piacere facile attraverso lugubri scorciatoie e chi ci chiederà di portare una croce per poter risorgere ad una felicità vera. Certo, noi viviamo in un’epoca ancora agiata e benestante, e la voce della menzogna, suadente e pervasiva, potrebbe diventare più invadente quando dovessero arrivare vere croci e più seri sacrifici. Ma è utile almeno tratteggiare il profilo del nemico, le sue idee e le sue bugie, per saperle riconoscere quando ce le presenteranno come verità; per saper affrontare e combattere la vera battaglia di civiltà della nostra epoca.

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