La radicalisation des esprits

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di Sebastiano Caputo

La tragica vicenda dei redattori di Charlie Hebdo potrebbe rompere l’emergente alleanza anti-sistemica tra musulmani patrioti figli dell’immigrazione e francesi di “souches” tradizionalisti.

La verità è che da qualche anno si discute sottovoce di un’altra Francia. Ridotto a “laboratorio di sperimentazione etnico-sociale in tensione permanente”, il Paese potrebbe liberarsi gradualmente dalle catene dell’Etat profond (lo Stato profondo). Fuori dagli schemi della cultura ufficiale, una nuova classe intellettuale, sta costruendo l’alleanza “impossibile” e anti-sistemica tra classe media e ceto produttivo, tra neo-marxisti e nazionalisti, tra musulmani patrioti figli dell’immigrazione e francesi di “souches” tradizionalisti. I teorici di questa école de pensée che ha conquistato centinaia di migliaia di francesi e sedotto i vertici del Front National di Marine Le Pen? Il sociologo Alain Soral e l’umorista Dieudonné M’Bala M’Bala, i quali recentemente, hanno persino fondato il partito politico Réconciliation Nationale (Riconciliazione Nazionale) scandito dallo slogan: “non cadiamo nella trappola mortale dello scontro di civiltà”.

Ma la Francia assomiglia sempre più al sogno dei neoconservatori americani “coi musulmani cattivi a recitare il ruolo che già fu dei pellerossa, degli stessi “italiani gangster” o dei musi gialli, maschere di volta in volta evocate dalla propaganda esagitante del far west globale” (Pietrangelo Buttafuoco). Prima l’Affaire Merah ora quella tragica della rivista Charlie Hebdo, colpita nel cuore della sua redazione. Il settimanale satirico francese ha una storia contorta. Nato negli Settanta vicino alla gauche (in occasione della morte di Charles De Gaulle, l’Hebdo scandalizzò la Francia con una copertina dal titolo “Bal tragique a Colombey, un mort”, ballo tragico a Colombey – la residenza del Generale-, un morto), si è progressivamente spostato a destra, fino a sposare negli ultimi decenni la causa neocon statunitense. Nel 1992, con la pubblicazione di una tribuna dibattito intitolata “Coraggio intellettuale” e dedicata all’opera di Oriana Fallaci La rabbia e l’orgoglio, in cui si parlava di una “crociata” dell’Islam verso l’Occidente, Charlie Hebdo apriva la strada all’anti-islamismo, che sarebbe diventato il suo cavallo di battaglia insieme alla Cristianofobia. In quella redazione nell’11ème arrondissement di Parigi, dove è avvenuto l’assalto e che ormai lavorava poco visti i numeri disastrosi del suo bilancio, non si credeva poi così tanto alla libertà di espressione. Quando il Consiglio di Stato (il più importante organo giudiziario) fu convocato dal ministro Manuel Valls per bloccare lo spettacolo di Dieudonné previsto il giorno stesso a Nantes perché “antisemita”, la rivista non spese nemmeno una parola di solidarietà nei suoi confronti.

Lo stato emozionale e confusionale dell’Occidente non aiuta a comprendere le dinamiche. Alla riconciliazione nazionale auspicata dal duo Dieudo-Soral prevale purtroppo la radicalizzazione delle coscienze e l’isterismo di massa. Tutto viene messo sullo stesso piano: islam, terrorismo, integrazione, multiculturalismo, immigrazione. C’è chi raccoglie voti, chi proclama la guerra santa, chi invece parla ancora di un’identità da proteggere. Eppure pochi ricordano che i due terroristi identificati la sera stessa dalle autorità francesi risultano essere due franco-algerini rientrati dalla Siria la scorsa estate dopo una serie di combattimenti contro l’esercito regolare di Bashar al Assad. Una parabola tutta occidentale quella che vede dei “combattenti per la libertà” diventare improvvisamente dei “terroristi islamici”. Ma esulteranno senza vergogna i seminatori di odio di destra e di sinistra. Gli stessi che per decenni hanno legittimato l’immigrazione di massa, approvato le “guerre umanitarie” nel Vicino e Medio Oriente, “sionizzato” la politica estera della Francia, impedito l’integrazione delle nuove popolazioni, fabbricato un clima di islamofobia senza precedenti. I Bernard Henri Levy, i Michel Houllebecq, gli Alain Finkelkraut, i Michel Onfray, le Elisabeth Levy. E con loro tutti i cartomanti della guerra civile. Lunga vita ad Alain Soral e Dieudonné M’Bala M’Bala. Vive la Réconciliation Nationale.

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