Internet, sensi (pochi) e controsensi (tanti) della nostra epoca

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di Mario De Maglie

Trasformare le tragedie in farsa, perdere il confine tra il personale ed il collettivo, convincendosi che il personale sia collettivo e di interesse comune e il collettivo personale e di propria competenza, questa è (anche?, soprattutto?) la nostra epoca. Basta guardare un tg, sfogliare una rivista, girare in rete e abbondiamo di significati svuotati e vuoti riempiti di nullo significato. Che epoca bastarda quella in cui viviamo, si puó dire? Concedetemi l’espressione.

Se guardiamo al generale, molte notizie vengono ripetute all’infinito, rimbalzando a destra e sinistra sui social network e sulle varie testate online, poi, di punto in bianco, scompaiono e si è già presi da quella successiva, questo relativamente indipendentemente dalla notizia in sé. Ce ne sono alcune per cui sarebbe importante poter avere degli aggiornamenti, viene meno misteriosamente la frequenza di quando l’evento è esploso e aveva il vantaggio del nuovo e del manipolabile (in seguito “qualcuno che ha tempo da perdere” può avere il capriccio di approfondire e farsi una idea diversa da quanto riportato dai soliti media).

Fukushima, la Libia, la Siria, l’Ucraina, per citarne alcuni, chi ne parla più con la stessa intensità degli inizi? In alcuni casi chi ne parla più? Nei peggiori, chi se ne ricorda più? Gaza, sotto attacco israeliano, balza giustamente in primo piano, ma la vita dei palestinesi  anche in tempo di “pace”, è sempre da prima pagina per le condizioni indegne a cui è sottoposto un popolo nella sua quotidianità.

Eppure le vicende raccontate non si fermano, ma continuano. Storie di violenza, sopraffazione e incuranza della salute pubblica producono tutt’ora delle conseguenze, ma sembriamo non rendercene conto.

Si creano le opinioni e si addestra la gente a considerarle come dati di fatto, il soggettivo si mette in ghingheri e si vanta, da solo davanti allo specchio, di essere oggettivo fino a crederci, convincere se stessi è la chiave per convincere gli altri.

L’indignazione internettiana dura il tempo di una foglia che si stacca dall’albero e raggiunge terra, la pianta ne è ricca e in un autunno perpetuo, al comodo della nostra panchina, fatta di tablet, pc, telefonini intelligenti e qualche cartaceo che ancora resiste, aspettiamo la prossima cadere.

Se guardiamo al particolare, al noi composto dalla gente comune, l’ atteggiamento con il quale possiamo condividere le nostre notizie di vita, seppure esse abbiano ricadute, nella maggior parte dei casi, decisamente più blande e meno tragiche rispetto agli eventi mondani, prolifera di similitudini con quanto scritto in precedenza. Apprendiamo un ben definito modo di vivere o meglio di apparire. Quel che è importante ora non lo sarà più domani, quel che ho ora, non mi basterà più domani.

Online pubblico e privato giocano a scambiarsi continuamente i ruoli, proprio come due bambini i cui genitori si siano assentati, fidandosi troppo della loro capacità di autoregolarsi e autoregolamentarsi e al ritorno neanche loro saranno più in grado di distinguere la prole.

L’antropologo statunitense Edward Hall, con le sue ricerche sulla prossemica, ha delimitato le aree interpersonali (spazi fisici) in cui un individuo vive e interagisce. Egli individua quattro diverse distanze dall’altro a cui una persona risponde regolando la propria comunicazione: la distanza intima (0-45 cm), la distanza personale (45-120 cm) per l’interazione tra amici, la distanza sociale (1,2-3,5 metri) per la comunicazione tra conoscenti o il rapporto insegnante-allievo, la distanza pubblica (oltre i 3,5 metri) per le pubbliche relazioni.

L’area intima, ossia l’area nella quale l’individuo permette la vicinanza di un’altra persona o altrimenti si sente da essa invaso, è di soli 45 cm, ciò vuol dire meno di un braccio sollevato a mezz’aria. Chiunque valichi la soglia è nostro intimo o è ospite sgradito. Non ci sono definizioni per esprimere il concetto di intimità, essa è nel profondo di ognuno, se portata a galla con le parole può già divenire altro da noi. L’intimità non si (con)divide, si conquista e si difende.

Se fisicamente quindi abbiamo dei limiti a cui il nostro corpo risponde, la “mente-online” di ultima generazione (i telefonini saranno pure intelligenti, ma non necessariamente l’aggettivo va usato su chi li utilizza) si sta abituando pericolosamente a non averne, per cui intimo, personale, sociale e pubblico diventano un guazzabuglio, salvo poi retrocedere quando non ci si relaziona più virtualmente, ma dal vivo, allora vecchie difese e sano senso del pudore e del limite hanno la loro rivalsa, non c’è l’etere o un nickname a rappresentarci, ma “solamente” quel che siamo. Su internet leoni, dal vivo barboncini o poco meno.

Battaglia feroce quella tra i sensi ed i controsensi che ci legano al nostro vivere in un’epoca che ha stravolto i confini fino a pretenderne quasi la soppressione come logica conseguenza.

Fonte

Per il diritto di voto all’ Orsa Daniza.

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di Uriel Fanelli

Da qualche giorno su Feedly mi arrivano ste cose sull’ orsa trentina che avrebbe scatenato un dibattito sulla sua cattura, e se i primi giorni la ignoravo, piano piano , persistendo la notizia, ho cercato di capire che diavolo succedesse in Italia. Di mio, avendo abitato nel mezzo di un bosco sull’ Appennino ( invece qui vicino a Neandertal difficilmente incontrero’ animali selvatici) , conosco gia’ tutte le stronzate inventate dall’uomo di citta’ che esce in un bosco.

L’uomo di citta’ che esce in un bosco tende a presentare la sua gita domenicale, o la sua uscita per funghi, come “l’eterna lotta tra l’uomo e la natura” (ah! la tauromachia!) e quindi ha gia’ per se’ la tendenza a rappresentare un territorio antropizzatISSIMO come una specie di Jungla ove si lotta corpo a corpo con animali pericolosissimi.
 
L’animale piu’ pericoloso che possiate trovare in un bosco alpino o appenninico e’ il cretino. (Cretinis Cretinis Urbanis)  Questa specie ha un complesso rituale di accoppiamento che consiste nel vantarsi di fronte alle femmine delle cose piu’ improbabili. Avventure che  succedono loro mentre fanno cose tutto sommato poco pericolose, tipo andare a pesca, andare a caccia, uscire per funghi, passeggiare, andare a gettare i rifiuti, fare riunioni coi colleghi.
 

Una delle strategie di accoppiamento piu’ funzionanti e’ quella di raccontare la lotta corpo a corpo contro pericolosissimi animali selvatici, incontrati appena fuori Sasso Marconi. Nella zona ove vivevo normalmente c’erano, se non ricordo male i racconti sul Resto del Carlino, Caprioli Ninja (Capriolis Sicarii Levantis)  capaci di distruggere una fattoria e diversi ettari di coltivazione in pochi attimi. Per tacere dei Tassi Giganti (Taxus Vino Veritas )  :i tassi che sfasciavano i miei sacchi dei rifiuti avevano la normale dimensione di un tasso. Forse erano quelli piccoli, mentre quelli del Resto del Carlino erano sempre tassi alti due metri, che pesavano tre tonnellate e aprivano automobili come fossero simmenthal. Le volpi normali sono animaletti poco piu’ grandi di un gatto e fuggono quando vi vedono, almeno sono sempre fuggite quando il mio cane abbaiava. L’ uomo del Resto del Carlino incontra regolarmente volpi ferocissime ( Vulpii Vietkonghis Schwarzeneggeri)  che sbudellano il suo cane, normalmente un terranova cingolato.  Perche’ il cretino gira in citta’ con un Pitbull Panzer T-Rex, ma l’animale pericoloso e’ la volpe.

Ogni volta che la lobby dei cacciatori voleva il gusto di sparare qualche colpo in piu’, iniziavano a fioccare sul resto del carlino  storie che testimoniavano la NECESSITA’ di piu’ cacciatori per “regolare” la popolazione di animali ferocissimi che giravano tra i grattacieli di Porretta Terme distruggendo ogni cosa, tipo il Capriolo Godzilla (Capriola Japanica) e il Cinghiale Bulldozer (Suis Droga Droga) O giu’ di li’.

 
Per cui, sia Resto del Carlino che Gazzetta dell’ Appennino mi avevano gia’ abituato ad eroici corpo a corpo con lo Scoiattolo Fremen (Scoiaptolis Arrakis ), ad eroiche lotte di trincea della famiglia bolognese contro orde di Calabroni Bombardieri (Calabronis Tupolievis) , sino ad incontri col mistico Cinghiale Leviatano ( Cinghialis Fantasius Quinquitonnellatis) , che si distingue dagli altri per essere grande quanto un elefante ipetrofico. ( A sua volta avvistato dalle parti di Castel d’Argile, se non ricordo male  un esemplare di  Elefantis Magno Lambruschis).
 
 In realta’ si trattava di famiglie che hanno intravisto uno scoiattolo (piu’ spesso un ghiro) su un ramo, sono state punte da un calabrone e, tornando a casa la sera, coi fari della macchina hanno inquadrato il sedere di un suino selvatico.
Cosi’, non mi stupisce leggere del cercatore di funghi che fa corpo a corpo con l’ Orsa di Satana ( Ursus PacificRimmis AlQaedis ). C’e’ solo un distinguo: sul mio pianeta, quando fate corpo a corpo con un’orsa, il racconto del “momento magico” sta sull’autopsia. Se potete raccontarlo alle signore dei salotti che frequentate, allora durante il corpo a corpo …. uno dei corpi non era sul posto.(sempre che non vi chiamiate Michele Strogoff).

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