Le nuove forme dell’odio verso le classi inferiori: l’ideologia antirazzista

Italy's new government to face confidence vote in parliament

di Gennaro Scala

In precedenti scritti (1) ho cercato di evidenziare la natura, “di classe” si sarebbe detto una volta, dell’ideologia antirazzista (sottolineo che qui stiamo analizzando un’ideologia e non il valore dell’eguale dignità di ogni essere umano, di cui questa ideologia si vorrebbe abusivamente impossessare). In senso più estensivo, rispetto al dualismo della lotta di classe contro classe, avevo cercato di evidenziare le modalità secondo cui tale ideologia sorge dai conflitti tra i vari gruppi sociali, in particolare come essa segnava la frattura fra il ceto medio semicolto (2) e le classi inferiori, essendo un’ideologia con cui i ceti scolarizzati, dediti o aspiranti ad occupazioni non segnate dalla competizione con gli immigrati, “prendevano le distanze” dalle classi inferiori, incolte, incapaci di “cultura dell’accoglienza”, dedite a “rozzi” conflitti con gli immigrati riguardanti l’esercizio delle capacità lavorative,  mezzo esclusivo con cui alcune classi riescono tutt’oggi ad ottenere i “banali” mezzi di sussistenza.
Vorrei ora fare un passo in avanti, approfittando del fatto che un paese come l’Italia che vive una condizione abnorme mostra più apertamente di altri alcune dinamiche. I recenti governi italiani, quelli semi-golpisti seguiti al dimissionamento di Berlusconi, sono gli unici al mondo, a quanto mi risulta, che hanno usato l’antirazzismo come strumento di legittimazione, nei confronti del ceto medio semicolto (la pseudo base sociale di questi governi, base alquanto riluttante perché sottoposta a decimazione (3)) per sopperire ad un deficit totale di legittimazione. Infatti, il precedente governo vedeva come ministro la signora Kyenge (di origini congolesi, venuta in Italia come clandestina, come da lei orgogliosamente rivendicato), designata ministro perché con la pelle di colore nero (un’autentica forma di razzismo al contrario), scelta frutto di una “raffinata” operazione con cui si voleva legittimare il governo, seppur soltanto in negativo, qualificando come “razzista” l’opposizione a tali scelte del governo e implicitamente al governo stesso. La scelta della “ministra di colore” aveva però anche finalità più dirette, cioè favorire l’immigrazione. La cosa appare chiara con il presente governo che ha addirittura abolito il reato di immigrazione clandestina, esplicitando così la natura abnorme, coloniale, dello stato italiano, in quanto la possibilità di decidere chi ammettere nei propri confini è una delle prerogative principali di uno stato, senza la quale neanche si lo può definire tale.
Per quale motivo, nel momento in cui la disoccupazione raggiunge uno dei livelli più alti dal dopoguerra e in una fase di acutissima crisi economica, si favorisce l’immigrazione, abolendo il reato di immigrazione clandestina, e si stanziano notevoli fondi per l’“accoglienza” (mentre la tassazione da cui pur derivano questi fondi fa chiudere tante piccole e medie imprese)?
La risposta a tale domanda ci porta oltre il ceto medio semicolto al fine di individuare la vera origine della ideologia antirazzista. Origine da ricercarsi nella natura perversa delle nostre classi dominanti, nel fatto che si sono costituite come classi dominanti “antinazionali” (La Grassa) (4), nel fatto che nel loro asservimento verso le classi dominanti statunitensi non esitano ad eseguire il disegno della de-industrializzazione dell’Italia e del depauperamento delle classi lavoratrici italiane, in ossequio alla nuova collocazione internazionale subordinata dell’Italia. A questo serve l’immigrazione, a depauperare il paese, a trasformare l’Italia in un bacino di manodopera a basso costo, ed inoltre a mascherare con il buonismo questo autentico odio verso la popolazione e distacco dalle sorti dell’Italia come nazione. L’Italia è il paese delle maschere e questo perverso disegno si maschera con il volto del buonismo.
Il ceto medio semicolto, o quel che ne resta, si dimostra così essere un’appendice subordinata delle classi dominanti. Sui giovani studenti a partire dalle scuole elementari, per finire con l’Università, luogo del più pesante condizionamento mentale, in special modo nelle facoltà cosiddette umanistiche viene esercitata una forte pressione propagandistica, viene ripetuto, a mo’ di lavaggio del cervello, mille volte in mille salse che chi non accetta l’immigrazione è una persona negativa, razzista, fascista ecc. Tuttavia, il motivo principale per cui ha fatto presa tale ideologia sta nel distacco nella separazione delle classi medie scolarizzate dalle classi inferiori, il che è stata una delle principale cause della rovina del ceto medio semicolto, il quale nel momento in cui è stato decimato e precarizzato non ha potuto effettuare nessuna resistenza. Nel momento in cui la “classe politica”, la testa del ceto medio semicolto, la quale è un’esecutrice di ordini e non dispone del potere reale, appannaggio della Grande Finanza e Industria Decotta (Gianfranco La Grassa), è stata deprivata delle sue principali funzioni non ha potuto fare appello a nessuna alleanza sociale, essendosi distaccata dalle classi inferiori. L’ideologia antirazzista resta così oggi nell’ambito del ceto medio semicolto soltanto una vaga pretesa di superiorità morale.
L’ideologia antirazzista poggia su uno dei cardini della ideologia liberale egemone e unica ideologia vittoriosa del mondo occidentale odierno: l’individualismo-universalismo. In merito,  è fondamentale la “correzione comunitaria” dell’universalismo di Costanzo Preve: l’individuo partecipa al genere umano attraverso le “comunità intermedie” della famiglia, della classe sociale e dello stato, saltando direttamente dall’individuo al genere abbiamo quella forma di universalismo in cui principalmente si esplica la forma di dominio odierna, una forma che assume principalmente un volto di “sinistra”, motivo per cui le destre in Europa in genere assumono delle posizioni più sensate. Ad es. il Front National della Le Pen è l’unico partito che ha delle posizioni sensate sull’immigrazione e che non scivolano nella xenofobia come quelle della nostra Lega Nord. Tra l’altro il partito della Le Pen è l’unico grande partito europeo che ha preso le parti della Russia contro le provocazioni ordite dagli Stati Uniti, il che ne chiarisce la sua estraneità al neo-fascismo o neo-nazismo. Ma è un discorso valido esclusivamente per il contesto europeo, ad es. il Partito Comunista della Federazione Russa, la cui “ricca” esperienza, dalla rivoluzione sovietica in poi, ne ha mutato essenzialmente i connotati fino a farlo diventare qualcosa di essenzialmente diverso rispetto ai partiti comunisti europei,  ha una posizione di netta contrarietà all’immigrazione (cosa “inconcepibile” per  la sinistra europea).
Quindi se, per quanto riguarda le questioni contingenti, c’è aspettarsi, in Europa (sottolineo), posizioni maggiormente sensate dai partiti provenienti della destra, la natura perversa, degenere, delle classi dominanti europee, di cui quelle italiane sono solo un esempio più estremo, ci parla a chiare lettere della necessità di un cambiamento di sistema, il che vuol dire andare oltre la dinamica destra/sinistra.

1.G. Scala, Carattere reazionario dell’antirazzismo; G. Scala, Razzismo e antirazzismo
2. Per la definizione del concetto di ceto medio semicolto vedi G. Scala, Origini del ceto medio semicolto 
3. Scala, Addio ai Monti, addio al ceto medio semicolto
4. G. La Grassa, Capitalismo italiano, capitalismo antinazionale, 05/05/2009

 

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