Sarà un 2014 all’insegna delle riforme, ce lo chiedono i mercati

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di Angelo Fontanella

Quello che si è appena aperto sarà sicuramente un anno importante per il mondo dei mercati (banche d’investimento) per depredare quel poco che resta dell’Italia e dell’eurozona. A ricordarcelo uno dei loro camerieri per eccellenza, tale Giorgio Napolitano proclamato re assoluto d’Italia per sottomettere totalmente il paese alle voglie cannibali dei banksteers. Nella solita litania di fine anno, re Giorgio ha ammonito che non si possono non fare quelle riforme necessarie al paese e che lui resterà al comando della colonia dei banchieri finchè la situazione lo richiederà e le forze glielo permetteranno. Riforme, quelle che nel gergo politichese significano: strumenti e passi avanti verso la svendita totale della nostra nazione, dei diritti dei lavoratori e delle vite del 90% degli italiani. Gli fa subito da sponda Renzi, che da ultraliberista qual’è ha assicurato al monarca, la massima disponibilità per fare le riforme. Non poteva mancare Mario Monti, che anche se sembra tornato dietro le quinte, non rinuncia a ricordarci la sua bilderbergina vitalità. L’ex international advisor di Goldman Sachs esce allo scoperto ed annuncia il suo sostegno al sindaco di Firenze ed al suo programma, nell’intervista rilasciata a repubblica: ” Renzi ha un programma apprezzabile. Bisogna vedere se riuscirà a realizzarlo, anche accettando l’impopolarità. Già ai tempi delle primarie con Bersani diceva cose molto convincenti e molto vicine a quelle che noi tentavamo di realizzare col mio governo”. Monti dice di volere un rimpasto di governo, visto che D’Alia e Mauro hanno lasciato Scelta Civica, dando vita all’ennesima scissione del centrino bancario. Rimpasto che fa gola anche a Renzi, il quale non potendo ambire al voto prima del 2015, visto che il governo è blindato dai mercati e da Napolitano, per non perdere l’effetto novità ed arrivare logoro al voto, cerca di contare di più piazzando i suoi sulle poltrone governative e facendo fuori gli attuali ministri un tempo bersaniani, oggi convertitisi al renzismo.
In questo clima di giubilo, di finte lacrime e beghe di palazzo, la finanza internazionale festeggia le nuove misure draconiane in arrivo (riforme) con tanto di depredazione finale di ciò che resta dello stato sociale, dei diritti dei lavoratori, dell’industria di stato, della scuola e della sanità pubblica. Già negli ultimi giorni del 2013 è arrivato il decreto governativo a firma di Saccomanni che rivaluta le quote di Bankitalia detenute dalle banche a 7,5 miliardi, oltre alla modifica dello statuto ed alla designazione di una nuova governance. La riforma aumenta la platea dei detentori delle quote di Bankitalia, diminuendone la concentrazione fino ad un massimo del 5%. La redistribuzione delle quote avverrà entro due anni, ed i dividendi annuali non potranno superare il 6%. Ciò significa che le quote che lo stato avrebbe potuto e dovuto riacquistare, tramite il decreto Tremonti del 28 dicembre 2005, andranno alle banche estere. Ecco cosa prevedeva il decreto, puntualmente disatteso e mai convertito in legge: “Con regolamento da adottare ai sensi dell’articolo 17 della legge 23, n. 400, è ridefinito l’assetto proprietario della Banca d’Italia, e sono disciplinate le modalità di trasferimento, entro tre anni dalla data di entrata in vigore della presente legge, delle quote di partecipazione al capitale della Banca d’Italia in possesso di soggetti diversi dallo Stato o da altri enti pubblici“.
Segno evidente della felicità della finanza internazionale è la discesa dello spread a 200 punti base, accolto con euforia dai media di regime nostrani e dal pd, nonchè da Letta che può così  continuare ad affermare che quest’anno sarà l’anno della ripresa. Si metta l’anima in pace Renzi, con uno spread così basso, sintomo che l’Italia ha fatto tutto ciò che le banche hanno ordinato, sarà impossibile scalzare Letta. Può darsi se ne riparli nel 2015, anno in cui entrerà in vigore il fiscal compact in un’Italia allo stremo e quindi la grande finanza avrà bisogno del finto nuovo da presentare come panacea di tutti i mali da essa prodotti. Si salvi chi può.

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