Come comprare delle nazioni.

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di Uriel Fanelli

E’ difficile spiegare come mai le crisi finanziarie ci trovino impreparati: l’ultima crisi finanziaria ci ha colti che mentre i membri della classe media erano molto meglio preparati ad affrontare un’apocalisse zombie. E’ come se i dinosauri avessero studiato per dieci milioni di anni come vincere Masterchef, e solo ad un certo momento avessero notato il fottuto asteroide.

Ora, se consideriamo l’esempio dei dinosauri, il motivo per il quale non avevano notato l’asteroide era molto semplice: non avevano gli strumenti per avvistarlo, non avevano l’intelligenza per capirne il pericolo(1), e anche nel caso, non avevano i mezzi per farvi fronte.
Il guaio e’ che le scorse crisi finanziarie hanno colto impreparata la classe media, la quale e’ quella che ha :
  1. La maggiore quantita’ di informazione, e la maggiore propensione ad accettare messaggi anche quando esulano dalla norma, propensione che manca per esempio alle classi alte.
  2. La maggiore flessibilita’ nel pensiero, e la maggiore propensione alla proattivita’, visto che sono ricchi ma non ancora abbastanza da divere di rendita, e la loro posizione, a confronto di quella dei ricchi, e’ in pericolo.
  3. Avevano i mezzi per farvi fronte, dal momento che a perdere i risparmi sono stati loro, ovvero sono stati loro quelli che avevano investito.(2)

 

tuttavia, la classe media ha preferito allenarsi a sopravvivere nel caso di un risveglio dei morti in cerca di cervelli, piuttosto che fiutare l’orizzonte o leggere i segni di un disastro imminente. La prima domanda e’ “perche’?”.
La risposta puo’ essere trovata esaminando le dinamiche notizia-mercato degli ultimi tempi. Prendiamo la Spagna. La Spagna , dicono, si e’ ripresa e se continua su questa strada, vi dicono i giornali italiani, allora sara’ salva. Siete sicuri?
C’e’ qualcuno che ci ha messo qualche fatto, e le cose non stanno esattamente cosi’: http://qz.com/164769/spain-economy-is-in-horrific-shape-but-bond-markets-think-the-crisis-is-over/
Tuttavia, si vedono addirittura articoli su giornali abbastanza rilevanti, riguardo al fatto che la Spagna di qui, la Spagna e’ uscita dal progetto di salvataggio, e la spagna riparte, e blablabla. Strano?
No, c’e’ di peggio. Saprete tutti cosa sia stata la NEP. La nuova politica economica sovietica fu una serie di riforme molto simili a quelle cinesi, che produssero un robustissimo picco dell’economia sovietica. Improvvisamente la propaganda russa, seguita dai giornali comunisti italiani, si mise a parlare di questo boom, la FIAT investi’ in Russia, ENI pure, e la gente faceva i viaggi in Russia, ove venivano confinati in zone per occidentali , e vedevano una bella vetrina costruita appositamente.
Non e’ che non potessero uscire o ci fossero guardie col colbacco attorno a loro: semplicemente, mancando le infrastrutture, visitare l’entroterra sovietico era difficilissimo, e quindi i visitatori stavano nei centri delle grandi citta’, confondendo la bellezza di San Pietroburgo con la potenza sovietica. Insomma, andare a visitare l’entroterra russo e vedere la miseria era possibile, il guaio era che , come succede in Cina, l’entroterra era cosi’ povero ed isolato, specialmente d’inverno, che i pochi visitatori dell’ URSS preferivano starsene nel semi-caldo delle citta’, nei quartieri ove gli occidentali trovavano ospitalita’. Un pochino come in Cina.
E siamo al punto: nonostante l’economia sovietica durante la NEP sia cresciuta, eccome, nessuno credeva agli annunci trionfali del regime comunista, dal momento che , si rispondeva “era tutta propaganda”. Eppure la Russia crebbe davvero durante la NEP, aveva mandato il primo satellite in orbita, il primo uomo nello spazio, il primo oggetto artificiale sulla Luna. MA , si diceva “era tutta propaganda”. Il governo dell’ URSS diceva che stava crescendo del 13/15% annuo, che era materialmente vero, ma tutto veniva liquidato in occidente con uno sbuffo: “propaganda”.

La mia domanda allora e’: se non avete creduto al regime comunista ai tempi della NEP perche’ non diceva la verita’, essendo appunto un regime comunista con una stampa propagandista, per quale motivo avete creduto ai numeri forniti dal regime comunista CINESE, con la sua stampa propagandista?

Voi direte che certamente non e’ possibile simulare una crescita come quella cinese, per cui se crescono del 13%, crescono del 13%. Davvero? Qualcuno sta iniziando ad avere dei dubbi: hanno confrontato la quantita’ di fatture dichiarate dalle aziende cinesi , in uscita verso Hong Kong, con le stesse fatture registrate dalle ditte che poi prendono la merce e la portano in occidente. La differenza e’ di quasi 100 MILIARDI di dollari. Su quanto? Su 400 miliardi. Il 25% di “gonfiaggio”.

Cosa fanno i cinesi? Vi fanno una fattura da 10, ma nel loro programma di contabilita’ scrivono 100. Quando voi pagate in dollari o euro, aspettano la prossima svalutazione, e solo dopo la svalutazione cambiano i soldi, che a quel punto valgono 100. In questo modo, sinche’ non si confrontano le date ed i cambi, avviene una sopraffatturazione enorme.

Insomma, quando vanno a fare le statistiche, sotto lo sguardo vigile degli ispettori di IMF , OCSE ed altri enti deputati alla revisione, usano fatture che sembrano coincidere coi versamenti. Solo facendo un confronto tra quanto registrato in USCITA dalla Cina e quello registrato in ENTRATA in un posto come Hong Kong (porta verso parte del mondo anglosassone), si sono trovati 100 MILIARDI di export inventato. E nessuno ha ancora confrontato l’export dichiarato dai cinesi con gli USA e con la UE, rispetto ai dati di import.

Trovate la storia qui: http://qz.com/164743/how-more-than-100-billion-in-secret-cash-was-smuggled-into-china-last-year/

Ora, che cosa significa? Significa che i cinesi sono cresciuti essenzialmente per merito di investimenti occidentali, e che non sono probabilmente mai stati nemmeno vicini al 13% di crescita del PIL che vantavano, e che moltissime delle loro “esportazioni” erano praticamente inventate dagli organi di propaganda, come erano inventati i numeri dell’ URSS. Il tutto aveva come scopo quello di attirare investimenti occidentali, e su quelli (e non sulle vendite gonfiate) si basano i bilanci cinesi.

Ma … come mai l’ occidente si e’ bevuto questa merda coi cinesi e non coi sovietici? Perche’ si e’ (giustamente) preso per fumo negli occhi il trionfalismo sovietico, mentre si e’ accettato come oro colato lo stesso trionfalismo da parte del partito COMUNISTA cinese? Che cosa e’ cambiato?

La risposta e’ semplice: e’ cambiata la geografia dei mass media. Se osservate i mass media degli anni ’70 e li confrontate con quelli di oggi, scoprirete che i piu’ seguiti sono in mano oggi a poche famiglie di finanzieri, sia qui che in USA che ovunque.

In pratica, l URSS non poteva certo promettere ricchezza ai gestori di RAI1 e RAI2 se avessero sponsorizzato gli investimenti in URSS, non potevano corrompere Avvenire o Famiglia cristiana convincendoli a parlare bene della crescita russa, e anche i principali giornali del periodo non erano molto inclini alla finanza.

Molto era sotto il controllo dei partiti, e se escludiamo il PCI che possedeva l’ unita’, per i sovietici c’era poco da comprare, e gli stessi partiti non erano tanto facili da comprare coi rubli.

Ma confrontiamo la cosa con la situazione  di oggi. Ci sono essenzialmente tre famiglie che detengono tutta la stampa italiana, ed essenzialmente tutti e tre i partiti.

  • La famiglia Berlusconi ha Mediaset, Mondadori, e’ proprietaria del centrodestra, quando governa possiede molto di Rai, tranne gli irriducibili di RAI3.
  • La famiglia De Benedetti ha l’universo di sinistra, Repubblica, ed e’ proprietaria del PD, RAI3, e tutto il gruppo l’ Espresso, Huffington post Italia, etc.
  • La famiglia Agnelli/Elkann ha Corriere, La Stampa, (3) e anche politicamente non si fa mancare nulla, con  M5S.

Questa e’ la consueta divisione dei poteri italiana: tre grandi famiglie di finanzieri, tre grandi partiti, tre gruppi massmediatici. Niente di che.

Ma la differenza e’ che un tempo erano i partiti ad essere in cima alla piramide, mentre oggi e’ tutta finanza. E la finanza va dove vanno i soldi. Che significa?

Immaginate che uno sceicco arabo decidesse di investire miliardi e miliardi per islamizzare l’ Italia. Gli basterebbe convincere TRE famiglie. Di finanzieri. Dovrebbe cioe’ riempire di miliardi solo TRE famiglie di finanzieri, e da domani TUTTI i media vi racconteranno di quanto e’ bello l’ Islam, sino a farlo diventare una moda , poi indirizzo politico mediante i partiti collegati alle famiglie di finanzieri, e infine la religione dominante.

E’ un esempio, ma vi spiega in che modo i cinesi siano riusciti dove i sovietici hanno fallito:

il governo cinese aveva capito che gli sarebbe bastato promettere guadagni stratosferici ai finanzieri che controllano i media occidentali (ormai in tutti i paesi i media sono posseduti da fondi e finanzieri) , per ottenere recensioni ottimistiche, ed una certa “cecita’” riguardo alla loro propaganda. Essi hanno detto a questi finanzieri: “se ci aiutate nella truffa, ci guadagnate anche voi”.

Lo scopo dei cinesi era di attirare investimenti in un paese arcaico, privo di infrastrutture ed essenzialmente poco scolarizzato (come all’epoca era: ci vollero 20 anni per arrivare ai ritmi di oggi), e lo fecero semplicemente dividendo una fetta coi finanzieri, che in cambio della fetta dovevano usare i loro media per NON denunciare qualche numero “gonfiatino”: l’export cinese era di qualche decina di punti inferiore, la crescita del PIL magari e’ sempre stata – in realta’ – ad una sola cifra, e cosi’ via.

Basto’ poco: i gruppi finanziari che gestiscono TUTTI i media in occidente sono poche decine. Basta dividere la torta con una decina di gruppi finanziari, e pac: tutti i media non si sogneranno neppure PER SCHERZO di denunciare la propaganda cinese riguardo alla crescita del paese asiatico.

Adesso torniamo alla domanda originale: perche’ la classe media si allenava per l’apocalisse zombie mentre arrivava l’uragano? Per la stessa, identica ragione: i finanzieri possiedono tutti i media. La classe media veniva tenuta in una pacchiana ignoranza nella quale il problema non erano i mutui subprime, ma gli zombie.

Nessuno di noi sa di preciso che diavolo stia succedendo nel mondo, leggendo i media posseduti da grandi gruppi finanziari. Guardate la ripresa USA: tutti dicono che c’e’ ripresa, ma se girate per un social network americano qualsiasi, nessuno sembra concordare. Che succede? Succede che si sta gonfiando la borsa, e chi ha ancora due soldi sara’ spinto ad andarci ancora. Risultato? Entro 2/3 anni, si tirano su le reti e si pesca, e peccato per i fessi che rimarranno in mutande.

Qualcuno sta avvisando gli americani che investono a New York che la crisi non e’ finita davvero, che materialmente non e’ cambiato (quasi) nulla, e che sta per scoppiare la bolla cinese, e che quando succedera’ si dira’ “ehi, scusate, si sono sgonfiate le tigri orientali?” (4) e milioni di americani si troveranno di nuovo in tenda, dopo aver sputato sangue per risparmiare due lire.

In generale, il concetto e’ molto semplice: Matrix e’ tutto attorno a te, in un modo particolare. In rete l’informazione si trova anche, ma appare circa cosi’:

Se avete la fortuna di beccare il simbolino giusto nel bailamme, allora avete l’informazione utile. Ma se non avete questa fortuna, e visto il numero di simboletti che scorrono tale fortuna e’ assolutamente improbabile, non capirete mai che cosa sta per arrivare.

E passerete il tempo a imparare come sopravvivere ad una apocalisse zombie, quando dovreste invece preoccuparvi di come difendere il vostro reddito.

Mentre i dinosauri non avevano alcuna speranza di far qualcosa contro un asteroide, la classe media potrebbe difendersi semplicemente smettendo di affidare a borse che sembrano casino’ tutti i loro risparmi. Dopo qualche anno di segno meno, per invogliare i risparmiatori ad investire, i governi sarebbero costretti a cambiare le leggi e tutelare un minimo i risparmiatori.

Ma costa molto meno comprare i maggiori gruppi giornalistici,  che sono tutti in perdita ma guarda caso rimangono in piedi – ehi, come mai questi investono in aziende decotte come i giornali? – e convincere le persone che in USA e’ iniziato un nuovo boom economico, che la Cina cresce del 13%, per poi passare il tempo a chiedersi come mai le nazioni che resistono a questi squali sono quelle che la musica della propaganda l’hanno gia’ ascoltata – se non inventata con Goebbels – e hanno sviluppato una sana, naturale diffidenza verso questi pifferai magici.

Come mi scrisse un amico slavo:

voi occidentali siete sottoposti ad una propaganda identica a quella sovietica, e ad un controllo identico a quello del KGB, solo che voi credete che la propaganda siano “notizie”, e credete davvero che il controllo “serva a proteggervi”. Anche a noi hanno detto che la propaganda fosse verita’, e che il controllo serviva a proteggerci, ma almeno noi sapevamo di venire imbrogliati. Noi lo avevamo capito.

Ed e’ per questo che in Spagna c’e’ ripresa, ci sono le riforme, e tutto quanto, mentre il 26% delle persone non ha lavoro: le tre famiglie italiane, o almeno una delle tre, hanno interessi in Spagna. Ed e’ per questo che nessuno parla del tracollo cinese che sta avvenendo ormai da un anno: le tre famiglie che possiedono tutti i giornali hanno interessi in Cina.

Siete voi, in queste condizioni, che non riuscite a difendere i vostri interessi. Certo, potete sperare di capirci qualcosa osservando qualche fiume di dati incomprensibili che girano su Internet, ma e’ come per un dinosauro guardare il cielo stellato: magari poteva vedere qualcosa di strano e luminoso in cielo , ma… “chissa’ che diavolo significa”

Uriel

(1) I polli sono una versione evoluta dei dinosauri. Immaginate solo quanto stupidi fossero i dinosauri, se i polli sono un dinosauro migliorato.
 
(2) Pochi valutano il fatto che se la crisi ha colpito la classe media, e’ perche’ era la classe media a fare uso maggiore (confrontato al reddito) di strumenti finanziari speculativi, piu’ di quella alta.

(3) Il gruppo RCS e’ diventato il gestore di contenuti pubblicitari per La Stampa, il che significa che sono due nomi della stessa “revenue”.

(4) Che si sgonfiarono anche nel 1997, dopo una simile speculazione, ma nessuno ha voglia di ricordarlo.

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Slot machines, money transfer, Onlus: la casta tutela i suoi traffici

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di Marco Della Luna

La nota corporation del gioco d’azzardo e delle slot machines era stata scoperta, da un alto ufficiale della Guardia di Finanza, aver evaso somme enormi di tasse, e doveva allo Stato 98 miliardi. Il governo – questo governo di larghe intese e larghi inciuci – ha ridotto il pagamento a 600 milioni. L’alto ufficiale è stato rimosso. Sommiamo questa vicenda al fatto che giochi d’azzardo e slot machines accettano, anzi esigono, il contante: quindi sono un mezzo ideale per giganteschi riciclaggi e rilavaggi monetari di soldi di ogni – dico ogni – provenienza: nero, droga, armi, corruzione, prostituzione, buoni per ogni forza politica e sindacale democratica.

Ovvio che chi gestisce questi giochi fa comodo a tutta la casta e non solo ad essa; ovvio quindi che nella “legge di stabilità” non sia stato introdotta la semplicissima misura di imporre l’identificazione dei giocatori e l’uso del pos, proibendo l’uso del contante, nel gioco d’azzardo e con le slot machines: l’establishment che detiene il potere politico difende i suoi traffici e le sue fonti di reddito: ditelo ai nuovi, ai quarantenni, a Renzi e Letta, e vediamo se faranno inserire questa misura nel decreto Mille Proroghe, come han promesso di fare per rimediare ad altre due sconcezze piccole. Se non lo fanno, ditegli quel che si meritano, in parlamento, sui giornali, nelle piazze.

Altra industria tutelata perché utile al nero e al riciclaggio e alle tangenti è quella del money transfer: anche qui non vi è, e non è stato introdotto (perché fa comodo che le cose restino così) alcun reale sistema di identificazione dei pagatori e soprattutto dei percettori delle somme trasferite, mentre abbiamo società di money transfer che abilitano a versare sui loro conti numerosi extracomunitari con o senza reddito, che chiaramente hanno la funzione di legalizzare e inserire nel circuito finanziario contante di opaca provenienza.

Assieme al gioco d’azzardo e al money transfer, altra area protetta del business di regime, soprattutto alla sua componente catto-sinistra, è quella delle cooperative onlus, le quali praticamente non sono soggette a verifiche contabili (esistono controlli interni ai vari club delle cooperative, ma sono pressoché fittizi e non vanno a controllare i movimenti bancari incrociati), ricevono donazioni e sovvenzioni pubbliche e private, notoriamente girano sottobanco pingue parte di esse a chi gliele procura (evasione fiscale, tangenti), simulano costi inesistenti (falso in bilancio), spartiscono utili effettivi tra i loro titolari facciali e retrostanti (appropriazione indebita, evasione fiscale). Anche qui significativa è l’omissione di introdurre controlli reali incrociati sui movimenti bancari delle onlus e dei soggetti collegati, nonché sui costi effettivi delle onlus (accertare i costi è indispensabile per accertare i profitti, che sono dati dai ricavi meno i costi).

Questo governo ha proibito il contante nel pagamento persino delle pigioni, ha imposto il Pos a destra e manca, ma non è minimamente intervenuto su quanto sopra, non è intervenuto sul grosso dell’evasione, con grande danno per l’erario e per i cittadini, ma con grande beneficio per la criminalità organizzata e per il sistema di corruzione imperante. Eppure il 2014 sarà l’anno della ripresa, grazie a Lorsignori: ci lasceranno più soldi in tasca, ci sarà più lavoro per tutti… quindi, suvvia, è Natale, siate buoni, lasciate che il governo faccia i suoi regali a chi crede, perdonate e pagate la Tasi!

 

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L’ITALIA AL BIVIO (DOVE CI ATTENDE LO STRANIERO)

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di Gianni Petrosillo

Diceva Carl Schmitt che i concetti stranieri sono peggio delle parole straniere. In verità, gli uni e le altre, a diversi livelli di penetrazione di determinati contesti umani, sono forme di colonizzazione, politica, economica, culturale, ecc. ecc., che segnalano la perdita di autonomia e d’identità di una collettività a vantaggio di modelli estranei esercitanti, precisamente, una pressione egemonica sul modello autoctono.

Certo, esistono fattori di compenetrazione reciproca tra gruppi e popoli che, da decenni, sono stati assimilati in un comune orizzonte di civiltà ma sono, soprattutto, gli Stati vassalli a facilitare l’ imbastardimento della lingua e del cervello al fine di ottenere un’approvazione extraterritoriale per un’ascesa verticale nei gangli del potere. A questo proposito non sentirete mai un Presidente americano chiamare una riforma sociale riguardante il suo Paese con definizioni esotiche. Lui è il padrone e non deve ottenere il consenso di nessuno.

Ce lo vedete Obama che parla in italiano di “riforma del lavoro” anziché, come correttamente è nel suo idioma, di job act?  Pensate ora a Matteo Renzi, accreditato quale mattatore delle prossime elezioni , ultima speranza illusoria di un Paese allo stremo, il quale si presenta davanti alle telecamere per perorare la sua visione del cambiamento in una lingua ancora sconosciuta a milioni di suoi connazionali.

Non teme di non essere capito perché non è agli italiani che sta parlando, forse ad un gruppo ristretto e ben selezionato di essi (militanti, comunità degli affari, circoli del rotary, ecc. ecc.). E non è, esclusivamente, il pronunciamento di una espressione anglosassone con accento toscano che gli preme di sventolare.

Egli ha in mente, per l’appunto, un concetto allogeno da radicare, un job act di matrice angloamericana, anche più intenso di quanto potrebbe essere concepito negli ambiti originari, per farsi rilevare dal satellite dei predominanti d’oltreoceano, si tratti di capataz politici o di cerchie finanziare internazionali.

Costui sta dicendo alle sentinelle in ascolto, dall’altra parte dell’Atlantico, o anche Oltremanica, che egli è dei loro, l’uomo che aspettavano, l’unico disponibile a far meglio e di più per i loro interessi (dunque, peggio e di meno per tutti gli italiani) dei predecessori.

Peraltro, questo famigerato job act nemmeno è stato delineato nei suoi punti programmatici, è appena un frame che contiene idee vecchie e misure irresolute, dalla riduzione del cuneo fiscale alla flessibilità dei mestieri. Ma tanto non serve essere precisi quando si è investiti da una superiore forza mondiale.

Renzi lo chiama job act, perché lui è Fonzie lo yankee e si sente autorizzato a prenderci per il cool, nel senso che può permettersi di carpire la nostra buona fede servendosi di un gergo “figo”. Il fracking col quale il sindaco di Firenze intendeva sbriciolare la vecchia classe dirigente si riduce a ciò, un bluff che non tarderà a rivelarsi tale. Si tratta meramente di una lotta tra correnti di partito che ha assunto dimensioni nazionali. Questo perché non esistendo più i partiti, bensì un unico ammasso indistinto di ghenghe insinuatesi nelle istituzioni, ciò che prima sarebbe restato confinato nelle sedi specifiche delle singole organizzazioni,  diventa immediatamente affare di Stato.

Nel frattempo l’Italia continua a sprofondare. Aumentano le tasse, il costo dei servizi, la disoccupazione, i fallimenti, le pretese dell’Europa ma costoro proseguono a concentrarsi su questioni di secondo e terzo grado che non muteranno di un millimetro la difficile situazione. A chi può interessare la riforma costituzionale o quella della legge elettorale se comincia a scarseggiare il pane e, ancor di più, la speranza di una risalita nazionale?

Anche i cosiddetti strenui oppositori delle attuali élite al potere si focalizzano su argomenti di grande impatto mediatico ma di poca sostanza innovativa. Lo spazio che costoro trovano sui mezzi di comunicazione dovrebbe condurli ad una riflessione perché si tratta di una furba concessione. Scaricare le responsabilità sulla finanza predona, sulla mancanza di sovranità monetaria e sui diktat dell’Europa equivale a farsi accecare dall’ideologia. Quelli citati sono effetti di ben altre circostanze e cause. L’Italia è, innanzitutto, vittima della sua labile sovranità politica, limitata e condizionata dagli Usa, i quali ci hanno eletto a laboratorio di esperimenti geopolitici e a roccaforte avanzata per il controllo di tre continenti: Europa, Africa ed Asia. Finché nessuna forza politica o leader carismatico avrà il coraggio e l’intelligenza di mettere in cima alla lista delle sue preoccupazioni queste valutazioni epocali sarà tutto tempo perso ed energie sprecate. Meditate o affondate, gente.

 

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Sarà un 2014 all’insegna delle riforme, ce lo chiedono i mercati

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di Angelo Fontanella

Quello che si è appena aperto sarà sicuramente un anno importante per il mondo dei mercati (banche d’investimento) per depredare quel poco che resta dell’Italia e dell’eurozona. A ricordarcelo uno dei loro camerieri per eccellenza, tale Giorgio Napolitano proclamato re assoluto d’Italia per sottomettere totalmente il paese alle voglie cannibali dei banksteers. Nella solita litania di fine anno, re Giorgio ha ammonito che non si possono non fare quelle riforme necessarie al paese e che lui resterà al comando della colonia dei banchieri finchè la situazione lo richiederà e le forze glielo permetteranno. Riforme, quelle che nel gergo politichese significano: strumenti e passi avanti verso la svendita totale della nostra nazione, dei diritti dei lavoratori e delle vite del 90% degli italiani. Gli fa subito da sponda Renzi, che da ultraliberista qual’è ha assicurato al monarca, la massima disponibilità per fare le riforme. Non poteva mancare Mario Monti, che anche se sembra tornato dietro le quinte, non rinuncia a ricordarci la sua bilderbergina vitalità. L’ex international advisor di Goldman Sachs esce allo scoperto ed annuncia il suo sostegno al sindaco di Firenze ed al suo programma, nell’intervista rilasciata a repubblica: ” Renzi ha un programma apprezzabile. Bisogna vedere se riuscirà a realizzarlo, anche accettando l’impopolarità. Già ai tempi delle primarie con Bersani diceva cose molto convincenti e molto vicine a quelle che noi tentavamo di realizzare col mio governo”. Monti dice di volere un rimpasto di governo, visto che D’Alia e Mauro hanno lasciato Scelta Civica, dando vita all’ennesima scissione del centrino bancario. Rimpasto che fa gola anche a Renzi, il quale non potendo ambire al voto prima del 2015, visto che il governo è blindato dai mercati e da Napolitano, per non perdere l’effetto novità ed arrivare logoro al voto, cerca di contare di più piazzando i suoi sulle poltrone governative e facendo fuori gli attuali ministri un tempo bersaniani, oggi convertitisi al renzismo.
In questo clima di giubilo, di finte lacrime e beghe di palazzo, la finanza internazionale festeggia le nuove misure draconiane in arrivo (riforme) con tanto di depredazione finale di ciò che resta dello stato sociale, dei diritti dei lavoratori, dell’industria di stato, della scuola e della sanità pubblica. Già negli ultimi giorni del 2013 è arrivato il decreto governativo a firma di Saccomanni che rivaluta le quote di Bankitalia detenute dalle banche a 7,5 miliardi, oltre alla modifica dello statuto ed alla designazione di una nuova governance. La riforma aumenta la platea dei detentori delle quote di Bankitalia, diminuendone la concentrazione fino ad un massimo del 5%. La redistribuzione delle quote avverrà entro due anni, ed i dividendi annuali non potranno superare il 6%. Ciò significa che le quote che lo stato avrebbe potuto e dovuto riacquistare, tramite il decreto Tremonti del 28 dicembre 2005, andranno alle banche estere. Ecco cosa prevedeva il decreto, puntualmente disatteso e mai convertito in legge: “Con regolamento da adottare ai sensi dell’articolo 17 della legge 23, n. 400, è ridefinito l’assetto proprietario della Banca d’Italia, e sono disciplinate le modalità di trasferimento, entro tre anni dalla data di entrata in vigore della presente legge, delle quote di partecipazione al capitale della Banca d’Italia in possesso di soggetti diversi dallo Stato o da altri enti pubblici“.
Segno evidente della felicità della finanza internazionale è la discesa dello spread a 200 punti base, accolto con euforia dai media di regime nostrani e dal pd, nonchè da Letta che può così  continuare ad affermare che quest’anno sarà l’anno della ripresa. Si metta l’anima in pace Renzi, con uno spread così basso, sintomo che l’Italia ha fatto tutto ciò che le banche hanno ordinato, sarà impossibile scalzare Letta. Può darsi se ne riparli nel 2015, anno in cui entrerà in vigore il fiscal compact in un’Italia allo stremo e quindi la grande finanza avrà bisogno del finto nuovo da presentare come panacea di tutti i mali da essa prodotti. Si salvi chi può.

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