Processo allo Star System

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di Sebastiano Caputo

“Il lavoro del giornalista consiste nel distruggere la verità, nel mentire senza riserve, nel pervertire i fatti, nell’avvilire, nell’aggrapparsi ai piedi di Mammon e vendere il proprio paese e la propria razza per guadagnare il pane quotidiano o ciò che gli equivale, il salario. Voi lo sapete come io lo so, allora chi può parlare di stampa indipendente? Noi siamo i burattini ed i vassalli degli uomini ricchi che si nascondono dietro la scena. Loro muovono i fili e noi danziamo. Il nostro tempo, i nostri talenti, le nostre possibilità e le nostre vite sono proprietà di questi uomini. Noi siamo delle prostitute intellettuali”.

John Swinton (1829-1901), giornalista, a proposito della libertà di stampa durante il suo discorso d’addio al New York Times.

L’intellettuale di regime – in contrapposizione all’intellettuale dissidente – è riducibile al medium di massa. In Occidente, l’esposizione mediatica appartiene di fatto ad un nuovo clero laicista, che apertamente ha proclamato la morte di Dio (“Gott ist tot”) e subdolamente ha innalzato i suoi idoli. Il secolo dei lumi non ha abolito l’ordine sacerdotale dell’Ancien Régime, bensì lo ha sostituito con una nuova intellighenzia viziosa, parassitaria, autoreferenziale che ha il dovere (im)morale di difendere il Potere ad ogni costo. “L’antecedente ideologia voluta e imposta dal potere era, come si sa, la religione: e il ‘cattolicesimo’, infatti, era formalmente l’unico fenomeno culturale che omologava gli italiani. Ora esso è diventato concorrente di quel nuovo fenomeno culturale ‘omologatore’ che è l’edonismo di massa: e, come concorrente, il nuovo potere già da qualche anno ha cominciato a liquidarlo”, appuntava magistralmente Pier Paolo Pasolini il 9 dicembre 1973 sulle pagine del Corriere della Sera

Nello specifico caso italiano gli artefici di questa nuova ideologia sono i benpensanti, i cultori della sottocultura, i “fabbricatori di consenso”, il nuovo clero che dagli organi mediatici (televisione e giornali principalmente) diffonde – consciamente o inconsciamente – il suo credo funzionale ad un potere sovversivo, totalitario illegittimo. Intellettuali di regime, idioti utili, “sparring partner”, politicanti, vallette e conduttori, operano congiuntamente all’interno di un’industria culturale (lo Star System) regolata da quattro principi fondamentali: il Capitale, il capo di turno, il “politically correct”, la malafede. Che non possa esistere l’obiettività è evidente (esistono solo punti di vista), tuttavia pensare che in un sistema democratico l’informazione sia più libera che in altri regimi solo perché sulla Costituzione ci sia scritto che la libertà di pensiero e di espressione sono tutelate, è un argomento estremamente adolescenziale.

I mezzi di comunicazione di massa sono ufficialmente in mano a società finanziarie che fanno capo ad un grande capo legate a doppio filo con banche, partiti e multinazionali, con lo scopo primordiale del profitto e del proprio tornaconto politico-professionale e non della buona informazione. Non è un caso infatti che il magnate della stampa William Hearst, cui si ispirò Orson Welles per il personaggio di Charles Foster Kane nel suo film “Quarto potere” del 1941, definì il giornalismo il “Quarto potere” (dopo quelli legislativo, esecutivo e giudiziario), per l’importanza che da sempre riveste nella società civile, influenzandone i suoi comportamenti sia in ambito economico (i consumatori) che in ambito politico (l’elettorato).

Per mascherare questo deficit di democraticità ed esaltare la loro “libertà intellettuale” gli organi d’informazione occidentale mettono in risalto con toni propagandisti la repressione nelle nazioni avverse all’Occidente stesso. Basti pensare al caso cubano di Yohani Sanchez, alle Pussy Riot in Russia, alle Femen in Europa o ancora alle tanto elogiate “blogger” iraniane. E allo stesso tempo vengono esaltati quegli intellettuali di regime travestiti da rivoluzionari come Roberto Saviano – forte con i deboli, debole con i forti – quale non ha fatto altro confondere la mafia nazionale (Ndrangheta, Camorra e Cosa Nostra) e la mafia internazionale (Banche, lobby e multinazionali), subordinando la seconda alla prima, quando in realtà la prima è solo la controfigura della seconda.

Nel processo alla televisione (il discorso è valido anche per la carta stampata) il solito Pasolini scriveva “la responsabilità della televisione, in tutto questo, è enorme. Non certo in quanto ‘mezzo tecnico’, ma in quanto strumento del potere e potere essa stessa. Essa non è soltanto un luogo attraverso cui passano i messaggi, ma è un centro elaboratore di messaggi. È attraverso lo spirito della televisione che si manifesta in concreto lo spirito del nuovo potere”.

Giornali di regime, talk show e svariati programmi a sfondo sociale (dai reality ai video musicale di Mtv passando per la pornografia) hanno così creato uno Star System interconnesso portatore di un modello valoriale depravato, ma organico al sistema capitalistico odierno. Magdi Cristiano Allam possiede la stessa violenza anticlericale di Lady Gaga, Oriana Fallaci è anti-islamica quanto G.W Bush, Laura Boldrini è sottomessa quanto Guido Barilla, Fazio, Litizzetto, Floris, Santoro, Gruber e Crozza asserviti quanto Bruno Vespa, Emilio Fede, e Maurizio Costanzo. Silvio Berlusconi predatore quanto De Benedetti. Belpietro e Ferrara democratici quanto Ezio Mauro. Matteo Renzi artefatto quanto Alba Parietti. Rocco Siffredi volgare quanto Daniela Santanché, Vladimir Luxuria triste, quanto Vladimir Luxuria.

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