Il Patto col Diavolo

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“Quando un uomo onesto si accorge di essere nel torto, egli o smette di sbagliare, o smette di essere onesto.”

Anonimo.

Siamo uomini, o caporali?
Totò.

Il mito del ‘patto con il diavolo’ popola l’immaginario collettivo dal giorno in cui le religioni monoteistiche si affermarono nell’ambito di alcune culture umane, e si fonda sulla convinzione che il disegno divino sia ostacolato da una entità infida, malvagia e votata alla corruzione del genere umano. 
In rete si trovano numerosi ottimi articoli circa la figura del diavolo e il suo significato archetipico nell’ambito delle culture in cui fu codificata (v. correlati). Si tratta di un tema così complesso da non potersi esaurire nello spazio di poche righe introduttive. In questo caso ci basta notare che il nome ‘diavolo’ – di derivazione ellenica – significhi letteralmente: colui che divide, mentre il suo equivalente nella cultura ebraica ‘satana’ si traduce come colui che si oppone. Abbiamo quindi a che fare con qualcuno (o qualcosa) il cui unico scopo dovrebbe essere quello di ‘dividere’ ed ‘opporsi.’ Già, ma dividere che cosa, precisamente? Ed opporsi a cosa, in particolare? E poi si tratta di un qualcuno o di un qualcosa?Una possibile risposta a tali interrogativi potrebbe celarsi nella trama di un secolare e affascinante meme culturale, il quale narra di un accordo stipulabile con il diavolo in persona, allo scopo di soddisfare una o più aspirazioni così urgenti e irraggiungibili da indurre il contraente a barattare la propria anima in cambio del loro coronamento.

Il Patto in Letteratura.
La prima rappresentazione letteraria del patto col diavolo sembrerebbe risalire all’XI Secolo, in particolare all’opera Le Miracle de Théophile, dramma liturgico cattolico composto dal poeta francese Rutebeuf. In esso è narrata la storia di San Teofilo di Adana, siniscalco caduto in disgrazia che decide di vendere l’anima al diavolo pur di riottenere fama e ricchezza perdute, per poi, pentitosi, essere salvato dalla Madonna.La storia che più di ogni altra in letteratura è riuscita ad imprimere nello immaginario collettivo il concetto di ‘patto col diavolo’ è però quella che vede protagonista un certo dottor Faustus. Nel 1587 in Germania comparve dal nulla un romanzo scritto da un autore anonimo. L’opera – intitolata Historia Von D. Iohan Fausten – fu poi tradotta in lingua inglese da P. F. Gentleman nel 1592 con il titolo di La storia della Vita Dannata e della Meritata Morte del Dottor Iohn Faustus.

Fu proprio tale traduzione ad ispirare il drammaturgo inglese Christopher Marlowe, che alla fine del XIV Secolo scrisse The Tragical History of Doctor Faustus, dramma teatrale si dice improntato sulla figura dell’alchimista inglese John Dee (v. correlati). L’opera ebbe il merito di essere apprezzata dal grande pensatore e drammaturgo tedesco Johann Wolfgang von Goethe, che a cavallo tra il XVIII ed il XIX secolo ne trasse spunto per realizzare il proprio capolavoro, il poema Faust, composto lungo l’arco di quasi 60 anni, che lo consacrò come uno dei maggiori autori letterari di tutti i tempi.

Ancora oggi il poema di Goethe è fonte di ispirazione per l’arte e la letteratura, ma soprattutto influenza la ritualistica e la cultura di magia nera e satanismo.

Il racconto narra di un dotto uomo di nome Faust che – incapace di placare la propria sete di sapere – invoca il diavolo (che si mostra sotto forma di Mefistofele), e stipula con esso un patto, vendendogli l’anima in cambio della conoscenza proibita. Per 24 anni Faust potrà chiedere al diavolo la risposta ad ogni domanda che sia in grado di formulare. Nel corso degli anni a seguire, nell’intimo di Faust infuria uno scontro tra due angeli che rappresentano i due lati della natura umana, il Terreno e lo Spirituale. L’angelo dello spirito riesce in taluni casi ad insinuare nel protagonista il dubbio di stare percorrendo la strada sbagliata, ma ogni volta l’intervento dell’angelo ‘inferiore’ e le minacce di Mefistofele allontanano Faust dalla scelta di rinnegare il patto e salvarsi l’anima. Infine, il termine ultimo scade, e il dottor Faust non può che rassegnarsi ad una eternità di dannazione.

Il radicale dogmatismo espresso dalla morale di questa storia è evidentemente specchio del periodo storico e delle aree geopolitiche in cui fu prodotta. In essa emerge una ferma condanna della ricerca della conoscenza, marchiata come veicolo di peccato e dannazione. Su questo argomento ci sarebbe davvero molto da dire, non necessariamente in chiave anti-dogmatica, ma andremmo per le lunghe e fuori tema, per cui se ne riparlerà nei prossimi post.

Il Patto con il Cosmo.

Come si diceva, negli ambienti del satanismo e della magia nera vi è la convinzione che il patto col diavolo oltre che un mito religioso ed un soggetto letterario sia una pratica reale, funzionante e molto più antica delle opere che per prime la descrissero. Da parte mia dubito che praticando un certo tipo di rituale si possa effettivamente evocare una entità demoniaca disposta ad elargire favori in cambio di anime.Credo però nella esistenza di un altro genere di patto, un patto che il più delle volte non è suggellato da rituali o cerimoniali solenni, e che scaturisce quasi naturalmente da presupposti diametralmente opposti rispetto a quelli appena descritti, cioè dalla convinzione che in realtà non esista alcuna anima da barattare, alcun aldilà, alcuna coscienza. Siamo aggregati di atomi e discendiamo dai pesci e dai lemuri. La legge morale è una invenzione umana; una sovrastruttura culturale impositiva e costrittiva; di conseguenza posso fare il cazzo che mi pare, fisco permettendo.

Dice l’utente §MORDRED§ del forum Antro della Magia.
“Quella del Patto Diabolico è una mistificazione di ciò che avviene all’Anima in continua mutazione. A forza di operare con date Forze divieni simile a loro, e in taluni casi vieni assimilato e successivamente inglobato da tali Forze, se non sviluppi una coscienza dell’aldilà che ti permetta di godere di una certa indipendenza.”

Trovo condivisibile l’intuizione di Mordred. Il vero patto col ‘diavolo’, quello riscontrabile oggettivamente nella realtà quotidiana, e del cui tanfo da qualche tempo l’aria è ormai satura, credo sia quello che conduce all’azzeramento del rapporto con la coscienza. Quello in ossequio al quale un uomo assume la deliberata decisione di perseguire un tornaconto materialistico mediante il solo modus operandi che garantisca risultati apprezzabili, cioè in comunione con le leggi della Materia e le logiche della Giungla, ed in opposizione alla propria ed altrui componente spirituale (e non solo).

Tanto più le azioni di una persona sono finalizzate al soddisfacimento di aspirazioni materialistiche, tanto più sono governate da istinti disposti a ignorare ogni impulso interiore e abbassarsi ad ogni compromesso pur di raggiungere lo scopo perseguito, tanto meno la voce della coscienza le risulta udibile e comprensibile.Si tratta di un circolo vizioso, una spirale discendente capace di condurre all’azzeramento del rapporto tra un uomo e la propria coscienza. Una scissione, per l’appunto, causata dalla incompatibilità tra la legge morale e numerose attività umane finalizzate al materialismo. Ovunque vi sia vera spiritualità il materialismo latita, e viceversa. Non esiste persona in cui spiritualità e materialismo coesistano in egual misura. Ognuno di noi è espressione individuale ed unica di questo squilibrio. Ogni forma radicale di ripudio della vita esteriore e delle attività carnali, dall’ascetismo di matrice buddhista e induista alle pratiche cristiane e mussulmane quali la castità, la rinuncia agli averi materiali e il digiuno, è ispirata da un principio che accomuna la maggioranza delle religioni e filosofie spiritualistiche: laddove il materialismo non sia coltivato germoglia lo spirito; laddove lo spirito non sia coltivato germoglia il materialismo. Ecco un ottimo spunto da cui partire se si intende indagare sul perché la spiritualità sia boicottata da tutti i mass media.

Il Patto nella Realtà.
L’esercizio di molti mestieri allocati nell’apparato sistemico implica azioni contrarie ai dettami della coscienza. Anche qui vige un principio di massima riscontrabile nella realtà quotidiana: Tanto più un mestiere induca al consapevole soffocamento della propria coscienza (divisione) e contribuisca all’orditura con cui l’apparato cosmico si adopera per fuorviare il percorso esistenziale degli individui (opposizione), tanto più esso sarà gratificato in termini di denaro, successo, fama e beni materiali. 

Credo sia questo l’autentico patto ‘diabolico’ che fin dalla notte dei tempi si consuma sotto gli occhi di coloro che auspicano risvegli globali e salti quantici collettivi. E’ qualcosa di assai meno misterioso e leggendario della sua controparte letteraria. Un patto che chiunque ambisca a prosperare nella palude sistemica è tenuto a stipulare non col diavolo in persona, ma con l’elemento divisivo ed oppositivo di cui il diavolo è emblema: la materia; il cosmo, questo immenso palcoscenico su cui da sempre si replica la stessa rappresentazione a duplice chiave di lettura: materialistica per molti, spiritualistica per pochi.

Chiunque presti il proprio consapevole contributo alle infinite operazioni con cui il sistema froda ed offende la dignità umana, sa bene di avere stipulato un patto con le forze che agiscono per ostacolare il cammino degli individui, separandoli dalla loro componente spirituale. Chiunque sia gratificato dalla fama e la ricchezza dispensate settariamente dalla cultura dominante, prima o poi è sfiorato dal dubbio che tali privilegi non gli sarebbero stati accordati se le sue azioni non si fossero intonate alla Grande Menzogna Sinfonica, sia pure in forma indiretta. Che in una società diversa, in una cultura più sana, i suoi meriti non sarebbero stati giudicati in modo altrettanto lusinghiero. “Dietro ogni grande fortuna si annida un crimine”, asseriva a ragion veduta Honoré de Balzac. E parafrasando Erich Fromm: chi meglio riesce ad operare in una società oggettivamente malata, può essere ritenuto sano?

Arriva il giorno, nella vita di alcuni inconsapevoli caporali sistemici, in cui la verità si prospetta di fronte ai loro occhi, grazie a un lampo di lucidità ed onestà intellettuale. Tutte le volte che qualcuno in precedenza abbia provato ad ammonirli in merito alla reale funzione che assolvono nell’apparato, essi lo hanno accusato di paranoia e di calunnia. Ciò perché in realtà nessun input esterno è in grado di perforare il bias che fortifica le nostre certezze di comodo; alcune cognizioni non sono tramandabili: possono solo maturare interiormente. E a volte, nella vita di alcuni caporali sistemici, tale evento si compie. Quel giorno sono chiamati a prendere una decisione: forse la più significativa della loro esistenza: proseguire con cognizione di causa la carriera caporalesca, conservando i privilegi acquisiti così da vivere una vita da sogno in comunione con le forze al potere, le stesse che fanno polpette dei deboli, dei puri e dei dormienti, oppure uscire dal giro e perdere tutto … talvolta in tutti i sensi.

Non mi interessa attribuire connotati assolutamente positivi o negativi al tipo di scelta compiuta dai singoli individui. Continuo a pensare che tutto quaggiù abbia un senso ed un fine essenzialmente utile al disegno del Creatore, comprese le persone che scelgono di privilegiare il materialismo e l’egoismo rispetto allo spirito e alla empatia. Piuttosto tirerei in ballo qualcosa che ha a che fare con l’essere o meno protagonisti. A naso mi sembra che intraprendere la strada del nichilismo materialistico implichi una spersonalizzazione. Come se si cessasse di essere giocatori per confluire in questa enorme egregora che gestisce il banco.

Non molti caporali dispongono di sufficiente forza interiore per intraprendere la strada inconciliabile coi gradi che gli sono stati cuciti addosso. L’influsso saturniano è potente, e la prospettiva della rinuncia ai privilegi accumulati non di rado prevale sul rimorso. E’ umano, specie in un’epoca guasta come quella attuale. Una volta assunta consapevolmente la decisione di proseguire a servire il vecchio padrone, il patto è suggellato. Mi piace pensare che fosse proprio questo il genere di perseveranza che Sant’Agostino definiva – non a caso – diabolica, nel suo motto: Errare humanum est, perseverare autem diabolicum. 
Da quel giorno infatti l’individuo cessa di essere una pedina innocente ed inizia la propria carriera di persona consapevolmente unita in matrimonio con le Forze della Separazione.

In Conclusione.
C’è chi è perfettamente consapevole di cosa stia facendo; di che genere di leve stia muovendo e a che scopo. Numerosi politici, intellettuali, scrittori, imprenditori, artisti affamati di successo e potere hanno fiutato i vantaggi accessibili a chiunque abbini al proprio talento una disposizione particolarmente ‘benevola’ verso i ‘valori’, la cultura e i simboli appartenenti alle forze che governano il cosmo. Così come hanno compreso che ad uscire dal ‘seminato’ della cultura dominante ci sia molto da perdere e poco da guadagnare. Costoro hanno fatto una scelta molto lucida ed oculata, perlomeno a loro modo di vedere.

E poi c’è chi non ha idea di cosa stia facendo, perché per tutta la vita è stato irretito dalle balle della cultura dominante e quindi non è in grado di valutare criticamente la società a cui appartiene, nè di figurarsi una alternativa. Chi si è lasciato convincere che adeguarsi a un diffuso malcostume equivalga a ‘sapere vivere’, ad essere degli ‘uomini di mondo.’ Di mondo, per l’appunto. Di solito non mi piace generalizzare, ma oggi farò volentieri una eccezione: politici, banchieri, scrittori, giornalisti, scienziati, magistrati, avvocati, poliziotti, militari, docenti, ma anche attori, calciatori, e chi più ne ha più ne metta. Sono tutti pedine inconsapevoli mosse dalle forze che si adoperano per ostacolare il percorso dei singoli individui verso la libertà. E tali restano, ma solo fino al giorno in cui il famoso lampo di lucidità non li ponga di fronte alla famosa scelta.

Il giorno in cui il politico realizzi di essere un burattino in mano ad un potere che opera al solo scopo di rendere travagliata l’esistenza della gente; in cui il banchiere realizzi di causare con i suoi giochini finanziari la gratuita disperazione di centinaia di milioni di esseri umani; in cui lo scrittore realizzi di avere venduto milioni di copie solo perché il suo romanzo o il suo saggio funge da cassa di risonanza per inculcare nei lettori una idea della realtà fuorviante, allo scopo di occultare le vere ragioni dei mali del mondo; in cui il giornalista realizzi di essere uno strumento usato per deprimere, distrarre e disinformare; in cui lo scienziato realizzi che in un mondo governato dalla materia la scienza non potrà mai servire gli interessi della collettività; in cui il magistrato o l’avvocato realizzi che ciò che per esigenze di PNL i burattinai chiamano ‘giustizia’ in realtà è qualcosa di intrinsecamente ingiusto, in quanto mercantile, strumentale, forte coi deboli e debole coi forti; in cui il poliziotto o il militare realizzi di essere il braccio armato di poteri che hanno a cuore molte cose, ma non il bene della collettività; in cui il docente realizzi che la cosiddetta ‘istruzione’ è una gabbia per la mente e lo spirito; in cui l’attore realizzi che l’industria a cui si onora di appartenere vive da sempre al servizio di prosaiche campagne di ingegneria sociale; in cui il calciatore realizzi di essere usato come strumento di distrazione e drenaggio energetico delle masse, così che il vampiro possa dormire sonni tranquilli….

… quel giorno – piaccia o meno – ognuno di costoro si ritrova di fronte ad un bivio. Da una parte la scelta di smettere di nuocere alla altrui e propria coscienza, con tutte le spiacevoli ripercussioni di ordine materiale che – può scommetterci – funesterebbero i suoi giorni a venire. Dall’altra quella di badare al proprio tornaconto, raccontandosi qualche fragile frottola sul restare in sella per opporsi al sistema dal di dentro, ma in sostanza confermando la propria appartenenza all’apparato allestito dalle forze che operano per mantenere gli individui in uno stato di torpore, precarietà ed immaturità esistenziale.

Credo sia questa la fattispecie che più fedelmente rispecchia nella realtà il concetto di ‘patto con il diavolo’ di faustiana memoria.

Viator

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