Il Patto col Diavolo

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“Quando un uomo onesto si accorge di essere nel torto, egli o smette di sbagliare, o smette di essere onesto.”

Anonimo.

Siamo uomini, o caporali?
Totò.

Il mito del ‘patto con il diavolo’ popola l’immaginario collettivo dal giorno in cui le religioni monoteistiche si affermarono nell’ambito di alcune culture umane, e si fonda sulla convinzione che il disegno divino sia ostacolato da una entità infida, malvagia e votata alla corruzione del genere umano. 
In rete si trovano numerosi ottimi articoli circa la figura del diavolo e il suo significato archetipico nell’ambito delle culture in cui fu codificata (v. correlati). Si tratta di un tema così complesso da non potersi esaurire nello spazio di poche righe introduttive. In questo caso ci basta notare che il nome ‘diavolo’ – di derivazione ellenica – significhi letteralmente: colui che divide, mentre il suo equivalente nella cultura ebraica ‘satana’ si traduce come colui che si oppone. Abbiamo quindi a che fare con qualcuno (o qualcosa) il cui unico scopo dovrebbe essere quello di ‘dividere’ ed ‘opporsi.’ Già, ma dividere che cosa, precisamente? Ed opporsi a cosa, in particolare? E poi si tratta di un qualcuno o di un qualcosa?Una possibile risposta a tali interrogativi potrebbe celarsi nella trama di un secolare e affascinante meme culturale, il quale narra di un accordo stipulabile con il diavolo in persona, allo scopo di soddisfare una o più aspirazioni così urgenti e irraggiungibili da indurre il contraente a barattare la propria anima in cambio del loro coronamento.

Il Patto in Letteratura.
La prima rappresentazione letteraria del patto col diavolo sembrerebbe risalire all’XI Secolo, in particolare all’opera Le Miracle de Théophile, dramma liturgico cattolico composto dal poeta francese Rutebeuf. In esso è narrata la storia di San Teofilo di Adana, siniscalco caduto in disgrazia che decide di vendere l’anima al diavolo pur di riottenere fama e ricchezza perdute, per poi, pentitosi, essere salvato dalla Madonna.La storia che più di ogni altra in letteratura è riuscita ad imprimere nello immaginario collettivo il concetto di ‘patto col diavolo’ è però quella che vede protagonista un certo dottor Faustus. Nel 1587 in Germania comparve dal nulla un romanzo scritto da un autore anonimo. L’opera – intitolata Historia Von D. Iohan Fausten – fu poi tradotta in lingua inglese da P. F. Gentleman nel 1592 con il titolo di La storia della Vita Dannata e della Meritata Morte del Dottor Iohn Faustus.

Fu proprio tale traduzione ad ispirare il drammaturgo inglese Christopher Marlowe, che alla fine del XIV Secolo scrisse The Tragical History of Doctor Faustus, dramma teatrale si dice improntato sulla figura dell’alchimista inglese John Dee (v. correlati). L’opera ebbe il merito di essere apprezzata dal grande pensatore e drammaturgo tedesco Johann Wolfgang von Goethe, che a cavallo tra il XVIII ed il XIX secolo ne trasse spunto per realizzare il proprio capolavoro, il poema Faust, composto lungo l’arco di quasi 60 anni, che lo consacrò come uno dei maggiori autori letterari di tutti i tempi.

Ancora oggi il poema di Goethe è fonte di ispirazione per l’arte e la letteratura, ma soprattutto influenza la ritualistica e la cultura di magia nera e satanismo.

Il racconto narra di un dotto uomo di nome Faust che – incapace di placare la propria sete di sapere – invoca il diavolo (che si mostra sotto forma di Mefistofele), e stipula con esso un patto, vendendogli l’anima in cambio della conoscenza proibita. Per 24 anni Faust potrà chiedere al diavolo la risposta ad ogni domanda che sia in grado di formulare. Nel corso degli anni a seguire, nell’intimo di Faust infuria uno scontro tra due angeli che rappresentano i due lati della natura umana, il Terreno e lo Spirituale. L’angelo dello spirito riesce in taluni casi ad insinuare nel protagonista il dubbio di stare percorrendo la strada sbagliata, ma ogni volta l’intervento dell’angelo ‘inferiore’ e le minacce di Mefistofele allontanano Faust dalla scelta di rinnegare il patto e salvarsi l’anima. Infine, il termine ultimo scade, e il dottor Faust non può che rassegnarsi ad una eternità di dannazione.

Il radicale dogmatismo espresso dalla morale di questa storia è evidentemente specchio del periodo storico e delle aree geopolitiche in cui fu prodotta. In essa emerge una ferma condanna della ricerca della conoscenza, marchiata come veicolo di peccato e dannazione. Su questo argomento ci sarebbe davvero molto da dire, non necessariamente in chiave anti-dogmatica, ma andremmo per le lunghe e fuori tema, per cui se ne riparlerà nei prossimi post.

Il Patto con il Cosmo.

Come si diceva, negli ambienti del satanismo e della magia nera vi è la convinzione che il patto col diavolo oltre che un mito religioso ed un soggetto letterario sia una pratica reale, funzionante e molto più antica delle opere che per prime la descrissero. Da parte mia dubito che praticando un certo tipo di rituale si possa effettivamente evocare una entità demoniaca disposta ad elargire favori in cambio di anime.Credo però nella esistenza di un altro genere di patto, un patto che il più delle volte non è suggellato da rituali o cerimoniali solenni, e che scaturisce quasi naturalmente da presupposti diametralmente opposti rispetto a quelli appena descritti, cioè dalla convinzione che in realtà non esista alcuna anima da barattare, alcun aldilà, alcuna coscienza. Siamo aggregati di atomi e discendiamo dai pesci e dai lemuri. La legge morale è una invenzione umana; una sovrastruttura culturale impositiva e costrittiva; di conseguenza posso fare il cazzo che mi pare, fisco permettendo.

Dice l’utente §MORDRED§ del forum Antro della Magia.
“Quella del Patto Diabolico è una mistificazione di ciò che avviene all’Anima in continua mutazione. A forza di operare con date Forze divieni simile a loro, e in taluni casi vieni assimilato e successivamente inglobato da tali Forze, se non sviluppi una coscienza dell’aldilà che ti permetta di godere di una certa indipendenza.”

Trovo condivisibile l’intuizione di Mordred. Il vero patto col ‘diavolo’, quello riscontrabile oggettivamente nella realtà quotidiana, e del cui tanfo da qualche tempo l’aria è ormai satura, credo sia quello che conduce all’azzeramento del rapporto con la coscienza. Quello in ossequio al quale un uomo assume la deliberata decisione di perseguire un tornaconto materialistico mediante il solo modus operandi che garantisca risultati apprezzabili, cioè in comunione con le leggi della Materia e le logiche della Giungla, ed in opposizione alla propria ed altrui componente spirituale (e non solo).

Tanto più le azioni di una persona sono finalizzate al soddisfacimento di aspirazioni materialistiche, tanto più sono governate da istinti disposti a ignorare ogni impulso interiore e abbassarsi ad ogni compromesso pur di raggiungere lo scopo perseguito, tanto meno la voce della coscienza le risulta udibile e comprensibile.Si tratta di un circolo vizioso, una spirale discendente capace di condurre all’azzeramento del rapporto tra un uomo e la propria coscienza. Una scissione, per l’appunto, causata dalla incompatibilità tra la legge morale e numerose attività umane finalizzate al materialismo. Ovunque vi sia vera spiritualità il materialismo latita, e viceversa. Non esiste persona in cui spiritualità e materialismo coesistano in egual misura. Ognuno di noi è espressione individuale ed unica di questo squilibrio. Ogni forma radicale di ripudio della vita esteriore e delle attività carnali, dall’ascetismo di matrice buddhista e induista alle pratiche cristiane e mussulmane quali la castità, la rinuncia agli averi materiali e il digiuno, è ispirata da un principio che accomuna la maggioranza delle religioni e filosofie spiritualistiche: laddove il materialismo non sia coltivato germoglia lo spirito; laddove lo spirito non sia coltivato germoglia il materialismo. Ecco un ottimo spunto da cui partire se si intende indagare sul perché la spiritualità sia boicottata da tutti i mass media.

Il Patto nella Realtà.
L’esercizio di molti mestieri allocati nell’apparato sistemico implica azioni contrarie ai dettami della coscienza. Anche qui vige un principio di massima riscontrabile nella realtà quotidiana: Tanto più un mestiere induca al consapevole soffocamento della propria coscienza (divisione) e contribuisca all’orditura con cui l’apparato cosmico si adopera per fuorviare il percorso esistenziale degli individui (opposizione), tanto più esso sarà gratificato in termini di denaro, successo, fama e beni materiali. 

Credo sia questo l’autentico patto ‘diabolico’ che fin dalla notte dei tempi si consuma sotto gli occhi di coloro che auspicano risvegli globali e salti quantici collettivi. E’ qualcosa di assai meno misterioso e leggendario della sua controparte letteraria. Un patto che chiunque ambisca a prosperare nella palude sistemica è tenuto a stipulare non col diavolo in persona, ma con l’elemento divisivo ed oppositivo di cui il diavolo è emblema: la materia; il cosmo, questo immenso palcoscenico su cui da sempre si replica la stessa rappresentazione a duplice chiave di lettura: materialistica per molti, spiritualistica per pochi.

Chiunque presti il proprio consapevole contributo alle infinite operazioni con cui il sistema froda ed offende la dignità umana, sa bene di avere stipulato un patto con le forze che agiscono per ostacolare il cammino degli individui, separandoli dalla loro componente spirituale. Chiunque sia gratificato dalla fama e la ricchezza dispensate settariamente dalla cultura dominante, prima o poi è sfiorato dal dubbio che tali privilegi non gli sarebbero stati accordati se le sue azioni non si fossero intonate alla Grande Menzogna Sinfonica, sia pure in forma indiretta. Che in una società diversa, in una cultura più sana, i suoi meriti non sarebbero stati giudicati in modo altrettanto lusinghiero. “Dietro ogni grande fortuna si annida un crimine”, asseriva a ragion veduta Honoré de Balzac. E parafrasando Erich Fromm: chi meglio riesce ad operare in una società oggettivamente malata, può essere ritenuto sano?

Arriva il giorno, nella vita di alcuni inconsapevoli caporali sistemici, in cui la verità si prospetta di fronte ai loro occhi, grazie a un lampo di lucidità ed onestà intellettuale. Tutte le volte che qualcuno in precedenza abbia provato ad ammonirli in merito alla reale funzione che assolvono nell’apparato, essi lo hanno accusato di paranoia e di calunnia. Ciò perché in realtà nessun input esterno è in grado di perforare il bias che fortifica le nostre certezze di comodo; alcune cognizioni non sono tramandabili: possono solo maturare interiormente. E a volte, nella vita di alcuni caporali sistemici, tale evento si compie. Quel giorno sono chiamati a prendere una decisione: forse la più significativa della loro esistenza: proseguire con cognizione di causa la carriera caporalesca, conservando i privilegi acquisiti così da vivere una vita da sogno in comunione con le forze al potere, le stesse che fanno polpette dei deboli, dei puri e dei dormienti, oppure uscire dal giro e perdere tutto … talvolta in tutti i sensi.

Non mi interessa attribuire connotati assolutamente positivi o negativi al tipo di scelta compiuta dai singoli individui. Continuo a pensare che tutto quaggiù abbia un senso ed un fine essenzialmente utile al disegno del Creatore, comprese le persone che scelgono di privilegiare il materialismo e l’egoismo rispetto allo spirito e alla empatia. Piuttosto tirerei in ballo qualcosa che ha a che fare con l’essere o meno protagonisti. A naso mi sembra che intraprendere la strada del nichilismo materialistico implichi una spersonalizzazione. Come se si cessasse di essere giocatori per confluire in questa enorme egregora che gestisce il banco.

Non molti caporali dispongono di sufficiente forza interiore per intraprendere la strada inconciliabile coi gradi che gli sono stati cuciti addosso. L’influsso saturniano è potente, e la prospettiva della rinuncia ai privilegi accumulati non di rado prevale sul rimorso. E’ umano, specie in un’epoca guasta come quella attuale. Una volta assunta consapevolmente la decisione di proseguire a servire il vecchio padrone, il patto è suggellato. Mi piace pensare che fosse proprio questo il genere di perseveranza che Sant’Agostino definiva – non a caso – diabolica, nel suo motto: Errare humanum est, perseverare autem diabolicum. 
Da quel giorno infatti l’individuo cessa di essere una pedina innocente ed inizia la propria carriera di persona consapevolmente unita in matrimonio con le Forze della Separazione.

In Conclusione.
C’è chi è perfettamente consapevole di cosa stia facendo; di che genere di leve stia muovendo e a che scopo. Numerosi politici, intellettuali, scrittori, imprenditori, artisti affamati di successo e potere hanno fiutato i vantaggi accessibili a chiunque abbini al proprio talento una disposizione particolarmente ‘benevola’ verso i ‘valori’, la cultura e i simboli appartenenti alle forze che governano il cosmo. Così come hanno compreso che ad uscire dal ‘seminato’ della cultura dominante ci sia molto da perdere e poco da guadagnare. Costoro hanno fatto una scelta molto lucida ed oculata, perlomeno a loro modo di vedere.

E poi c’è chi non ha idea di cosa stia facendo, perché per tutta la vita è stato irretito dalle balle della cultura dominante e quindi non è in grado di valutare criticamente la società a cui appartiene, nè di figurarsi una alternativa. Chi si è lasciato convincere che adeguarsi a un diffuso malcostume equivalga a ‘sapere vivere’, ad essere degli ‘uomini di mondo.’ Di mondo, per l’appunto. Di solito non mi piace generalizzare, ma oggi farò volentieri una eccezione: politici, banchieri, scrittori, giornalisti, scienziati, magistrati, avvocati, poliziotti, militari, docenti, ma anche attori, calciatori, e chi più ne ha più ne metta. Sono tutti pedine inconsapevoli mosse dalle forze che si adoperano per ostacolare il percorso dei singoli individui verso la libertà. E tali restano, ma solo fino al giorno in cui il famoso lampo di lucidità non li ponga di fronte alla famosa scelta.

Il giorno in cui il politico realizzi di essere un burattino in mano ad un potere che opera al solo scopo di rendere travagliata l’esistenza della gente; in cui il banchiere realizzi di causare con i suoi giochini finanziari la gratuita disperazione di centinaia di milioni di esseri umani; in cui lo scrittore realizzi di avere venduto milioni di copie solo perché il suo romanzo o il suo saggio funge da cassa di risonanza per inculcare nei lettori una idea della realtà fuorviante, allo scopo di occultare le vere ragioni dei mali del mondo; in cui il giornalista realizzi di essere uno strumento usato per deprimere, distrarre e disinformare; in cui lo scienziato realizzi che in un mondo governato dalla materia la scienza non potrà mai servire gli interessi della collettività; in cui il magistrato o l’avvocato realizzi che ciò che per esigenze di PNL i burattinai chiamano ‘giustizia’ in realtà è qualcosa di intrinsecamente ingiusto, in quanto mercantile, strumentale, forte coi deboli e debole coi forti; in cui il poliziotto o il militare realizzi di essere il braccio armato di poteri che hanno a cuore molte cose, ma non il bene della collettività; in cui il docente realizzi che la cosiddetta ‘istruzione’ è una gabbia per la mente e lo spirito; in cui l’attore realizzi che l’industria a cui si onora di appartenere vive da sempre al servizio di prosaiche campagne di ingegneria sociale; in cui il calciatore realizzi di essere usato come strumento di distrazione e drenaggio energetico delle masse, così che il vampiro possa dormire sonni tranquilli….

… quel giorno – piaccia o meno – ognuno di costoro si ritrova di fronte ad un bivio. Da una parte la scelta di smettere di nuocere alla altrui e propria coscienza, con tutte le spiacevoli ripercussioni di ordine materiale che – può scommetterci – funesterebbero i suoi giorni a venire. Dall’altra quella di badare al proprio tornaconto, raccontandosi qualche fragile frottola sul restare in sella per opporsi al sistema dal di dentro, ma in sostanza confermando la propria appartenenza all’apparato allestito dalle forze che operano per mantenere gli individui in uno stato di torpore, precarietà ed immaturità esistenziale.

Credo sia questa la fattispecie che più fedelmente rispecchia nella realtà il concetto di ‘patto con il diavolo’ di faustiana memoria.

Viator

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FINMECCANICA A SCUOLA DI CORRUZIONE

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Ha suscitato una certa discussione la proposta – poi rimangiata, poi riproposta – del ministro dell’Economia Saccomanni di vendere le quote di partecipazione del Tesoro ai tre “gioielli” dell’ex-industria di Stato: ENI, ENEL e Finmeccanica. Molta meno attenzione ha invece ricevuto il fatto che Finmeccanica stia, da oltre un anno, considerando di dismettere il suo settore civile, in particolare di quello che è un gigante dell’elettrotecnica, Ansaldo Energia. Pochi giorni fa, a Genova, i sindacati confederali hanno compiuto varie iniziative di piazza per opporsi a questa prospettiva .
La situazione appare ancora in bilico, anzi è in piena fase di incertezza; ma risulta ugualmente interessante considerare quali siano state le motivazioni offerte dal “management” di Finmeccanica per giustificare la eventuale vendita di Ansaldo Energia. Secondo una dichiarazione del giugno scorso da parte dell’amministratore delegato e direttore generale di Finmeccanica, Alessandro Pansa, la dismissione del settore civile renderebbe il gruppo più “attraente” per gli investitori.
Si tratta di uno dei tipici paradossi innescati dal meccanismo delle società per azioni: il settore energetico civile è soggetto all’alea della crisi e delle oscillazioni delle commesse, mentre invece il settore militare non conosce mai pause o cali di interesse; perciò, se Finmeccanica si liberasse del settore civile, e si concentrasse esclusivamente su quello militare, vedrebbe immediatamente il suo titolo volare stabilmente in Borsa. Può darsi che la motivazione data da Pansa dica solo una parte della verità, poiché forse non riassume tutta la rete di conflitti che si svolge attorno e dentro a Finmeccanica. Comunque questa motivazione corrisponde a dinamiche reali dei cosiddetti “mercati” finanziari, non solo indifferenti, ma addirittura diffidenti verso le ipotesi di uno sviluppo economico equilibrato, dato che i più grossi business prosperano in un clima di destabilizzazione permanente.
Ma questo non è l’unico paradosso che l’istituto della società per azioni sta creando in Finmeccanica. Da oltre un anno procedono estenuanti trattative per l’eventuale vendita di Ansaldo Energia alla sua principale concorrente, la multinazionale tedesca Siemens. In questi giorni pare che l’offerta Siemens sia stata “definitivamente” ritirata per far posto ad un gruppo coreano (ma cosa c’è di realmente definitivo in questo tipo di operazioni?). Nella trattativa con Siemens uno degli “advisor”- cioè consulenti finanziari – di Finmeccanica è stato Deutsche Bank.
Molti commentatori hanno notato con sarcasmo lo stringersi di questa tenaglia tedesca su Finmeccanica. C’è da osservare che Deutsche Bank è anche azionista di minoranza di Finmeccanica. Questo dettaglio fu messo in evidenza dal quotidiano “Il Sole 24 ore” in occasione della nomina di Gianni De Gennaro alla presidenza di Finmeccanica.
Ma il dettaglio più scottante è che del Supervisory Board, cioè il consiglio di sorveglianza, di Deutsche Bank fa parte anche il presidente del consiglio di amministrazione del gruppo Siemens, che sino a qualche giorno fa era l’austriaco Peter Löscher, il quale, proprio dalla data di oggi, appare del tutto fuori gioco. La cacciata dell’austriaco è connessa allo stallo dell’operazione di acquisizione di Finmeccanica?
Difficile rispondere. Nella commedia ci sono stati comunque attori che hanno interpretato più parti. Infatti il potenziale compratore di Ansaldo Energia è stato contemporaneamente il controllore del consulente e azionista di Finmeccanica. Quale sia stato il vero scopo di questi mesi di trattativa, alla fine non risulta tanto chiaro, e dietro potrebbero esserci ben altre operazioni finanziarie all’ombra del contorto meccanismo della SpA.
Il “capitalismo” è solo un principio giuridico, per il quale il potere nell’impresa si misura in base alle quote di capitale. Sul piano economico, il “capitalismo” rimane invece un’astrazione che dice poco o nulla sul reale funzionamento del sistema. La società “anonima”, o società per azioni, (“corporation”, in inglese) è invece la chiave di tutto, poiché è un meccanismo legale costruito apposta per offrire espedienti per aggirare la legge, ed è inoltre un meccanismo di “mercato” che può farsi beffe della concorrenza. La legge si pone così come supporto e sponda dell’illegalità, moltiplicando le occasioni di reato, ma anche le difficoltà di individuare il reato.
Le prime “corporation” della Storia furono le compagnie commerciali, dette anche compagnie coloniali. Corporation e colonialismo rappresentano quindi un binomio inscindibile che è alla base anche della sedicente “globalizzazione” attuale; si tratta di un nuovo sistema coloniale che, rispetto a quello di quattro secoli fa, ha in più l’assistenza di aggressive organizzazioni sovranazionali come la NATO, il WTO, il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale.
Nella propaganda colonialistica la destabilizzazione viene spacciata per rivoluzione e l’asservimento dei poteri locali come internazionalismo. La rivendicazione di un ruolo “progressista” da parte del colonialismo, ha spesso creato confusione nella sinistra (basti pensare agli elogi da parte di Marx ed Engels nei confronti del colonialismo britannico in India e Cina). Questa confusione è stata usata dalla propaganda di destra per accreditare una sorta di identità tra l’internazionalismo finanziario e quello comunista, in un unico complotto ebraico-massonico contro la tradizione europea. Si tratta della tesi della “Guerra Occulta” del saggio di Malinsky e de Poncins – tradotto e pubblicato in Italia da Evola -, che è stata ripresa dal fascismo e dal nazismo, e persino riciclata di recente quando si è cercato di far passare il Buffone (massone) di Arcore per un avversario dei “poteri forti” a livello internazionale.
In realtà anche la tesi della “guerra occulta” contro la “tradizione”, non è altro che un’ulteriore riconferma mitologica delle pretese “progressive” del potere transnazionale delle corporation. La mitologia rappresenta infatti un diversivo sempre efficace per distrarre dal punto fondamentale, e cioè che ci si trova di fronte a forme di crimine organizzato che hanno acquisito la potenza finanziaria sufficiente per comprarsi la legalizzazione, ed anche per comprarsi eserciti di propagandisti che gli curino le pubbliche relazioni diffondendo fiabe.
La East India Company, un’associazione criminale di pirateria e traffico di schiavi, fu legalizzata dalla regina Elisabetta il giorno di Natale del 1600. Il potere del denaro e le forme di crimine organizzato sono sempre esistiti, ma ad un certo punto la quantità ha fatto qualità. Infatti alla fine del ‘500 la pirateria ed il traffico di schiavi consentirono alle organizzazioni criminali di accumulare ricchezze che in precedenza non sarebbero state neppure concepibili. La scelta della giorno di Natale fu significativa, come a sottolineare che si dava inizio ad una nuova era. Quel Natale del 1600 nasceva infatti la corporation – o SpA -, cioè l’associazione a delinquere legalizzata; roba che al confronto il Figlio di Dio fatto Uomo è una bazzecola.
Anche il capitalismo di Stato non aveva saputo rinunciare alle mille opportunità di delinquere offerte dalla obliqua legislazione delle SpA, e infatti Finmeccanica era tale sin dalla sua nascita nel 1948. Visti i tanti scandali che hanno coinvolto di recente Finmeccanica, forse Siemens avrebbe avuto qualcosa da insegnare in fatto di capitalismo “virtuoso” alla tedesca. Infatti, da almeno dieci anni, Siemens risulta coinvolta in una ragnatela di scandali internazionali per versamento di tangenti. Quasi nessuno dei tanti Paesi in cui opera Siemens è risultato immune da questa pioggia di bustarelle. Anche l’ENEL fu a suo tempo oggetto di queste elargizioni da parte di Siemens. Il fatto che nonostante gli scandali a catena che l’hanno investita, Siemens sia ancora saldamente in sella, indica il carattere fisiologico di questo sistema di corruzione.
Come il Don Giovanni di Molière, adesso Siemens, da libertino che era, sta vestendo i panni del moralista e del censore; anzi, sta scalando addirittura il pulpito del predicatore. Il gruppo Siemens, sebbene dilaniato da una furiosa lotta di potere interna, ha trovato la giusta serenità d’animo per lanciare un grandissimo progetto umanitario su scala mondiale, denominato “Integrità”, per la lotta alla corruzione e per “educare” le future generazioni. Il progetto “Integrità” è attuato in collaborazione con la Banca Mondiale.
Qui non si tratta soltanto della tipica ipocrisia occidentale, poiché questa commistione sistematica di legale ed illegale, questo contemporaneo sfruttare le risorse sia della legge che dello stare fuori della legge, è alla base del successo storico del Sacro Occidente. Dal punto di vista sociologico, l’associazione a delinquere (“criminal conspiracy”, in inglese) presenta infatti un vantaggio incolmabile rispetto ad ogni altro tipo di organizzazione. La “criminal conspiracy” assicura infatti la certezza dello scopo e dei mezzi, ed inoltre comporta una notevole compromissione personale di chi aderisce all’organizzazione. Tutti i vincoli associativi vengono resi più stabili dalla potenziale ricattabilità. Soltanto la simultaneità del livello legale e di quello illegale consente un tale grado di potenza organizzativa.
Finmeccanica farebbe bene ad approfittare della lezione morale di Siemens, poiché non si è mai abbastanza corrotti e c’è sempre qualcosa da imparare. Oggi tutte le principali corporation si dedicano alla filantropia non soltanto per approfittare delle possibilità di elusione ed evasione fiscale offerte dal non profit, ma anche per accedere a contributi pubblici. Il non profit consente persino di allestire più facilmente fondi neri da utilizzare in operazioni di corruzione.

 

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HPV: vergognoso marketing delle vaccinazioni pediatriche

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La banca dati del VAERS [Vaccine Adverse Events Reporting System degli Stati Uniti] mostra chiaramente che i vaccini con gli effetti avversi più segnalati sono Gardasil e Cervarix, i vaccini contro il papilloma virus [HPV]. Sarebbe ovviamente una follia abbassare l’età in cui sono consigliati, ma sembra corrispondere a ciò che sta per essere pianificato.

Questi vaccini non hanno affatto dimostrato di essere efficaci nella prevenzione del tumore al collo dell’utero e possono causare grave malattia. In realtà, il documento rilasciato dalla FDA per giustificare la promozione del Gardasil dichiara [tabella 17 pagina 13] che le donne con infezione da HPV al momento della vaccinazione hanno il 44,6% in più di probabilità di sviluppare displasie cervicali [formazione di cellule anomale, in questo caso sulla cervice, causata dal virus HPV]. Questo non è un problema minore, ma nella fretta di vaccinare è abitualmente ignorato che lo stesso documento certifica l’efficacia del vaccino a una media del 20,5%.
Pertanto non siamo sorpresi di scoprire che è in piena attuazione la ricerca di puerili scuse per abbassare l’età della vaccinazione.

Uno di questi lavori puerili, tra l’altro sempre promosso dalla GAVI Alliance di Bill Gates, trattasi di una revisione pubblicata sulla rivista Vaccine e prodotta ad hoc per giustificare e spingere intensamente la vaccinazione anti HPV in bambini molto piccoli.

Gli autori scrivono:
Su scala globale, la vaccinazione dei neonati e dei bambini è ben consolidata e ha sviluppato una infrastruttura di lavoro di successo. I programmi di vaccinazione contro l’epatite B [HBV] offrono un modello strutturale per l’introduzione del vaccino anti HPV in cui l’immunizzazione del neonato e del bambino evidenzia una rapida riduzione della prevalenza dei vettori HBV in coorti di bambini immunizzati, e di cirrosi epatica e cancro al fegato nelle decadi successive.

In sostanza, il vaccino contro l’epatite B somministrato lo stesso giorno della nascita è un modello per ridurre l’età della vaccinazione anti HPV, e anziché vaccinare le ragazze poco prima della pubertà, stanno suggerendo di vaccinare da subito i neonati.
In nessuna parte del documento è fatta considerazione ai potenziali effetti avversi!

Gardasil è stato recentemente associato alla sclerosi laterale amiotrofica [SLA]. Il Ministero della Salute giapponese ha ritirato la sua raccomandazione per i vaccini anti HPV a causa di gravi effetti avversi.
Il numero di effetti avversi causati dal Cervarix e riportati nel Regno Unito sono mostrati in questo grafico da uno studio pubblicato in Current Pharmaceutical Design. In Italia invece si preferisce il gossip.

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Didascalia immagine: Tasso di reazioni avverse [ADR] da Cervarix paragonato a quello di altri vaccini nel programma di immunizzazione del Regno Unito. I dati provengono dalla relazione prevista dalla UK Medicines and Healthcare products Regulatory Agency [MHRA] per il Joint Committee on Vaccination and Immunisation di giugno 2010

La logica alla base dell’attuale programma di vaccinazione anti HPV parte da due premesse di base:

1. i vaccini anti HPV prevengono i tumori del collo dell’utero e salvano vite umane,

2. i vaccini anti HPV non hanno alcun rischio di gravi effetti collaterali.

Pertanto, gli sforzi effettuati sono fatti per ottenere il maggior numero di ragazze vaccinate in età pre-adolescenziale, al fine di ridurre l’incidenza dei tumori del collo dell’utero. MA un’attenta analisi del vaccino anti HPV pre- e post- dati di rilascio delle autorizzazioni dimostra che entrambe le premesse sono in contrasto con gli elementi di fatto e sono in gran parte derivati da una significativa errata interpretazione dei dati disponibili.

Eppure, gli autori dello studio vogliono spingere l’età per la somministrazione del vaccino anti HPV dai bambini verso il basso fino all’infanzia. Tra l’altro, pensano anche che non ci sarebbe nessun problema nel somministrare dosi di richiamo alle ragazze che sono ormai completamente vaccinate, come se il vaccino non producesse nulla di male!

Non vi è alcuna considerazione degli effetti avversi. Non vi è alcuna considerazione generata dal maggiore onere per il sistema immunitario dei bambini, come se la batteria di vaccini che inoculano attualmente non è già sufficiente a creare danni.

Conflitti d’Interesse
Questo folle studio è stato finanziato da importanti enti governativi, tra cui la Commissione Europea, l’Instituto de Salud Carlos III del governo spagnolo, e la Agencia de Gestió d’Ajuts Universitaris i de Recerca-Generalitat de Catalunya del governo catalano. Gli autori sono:

– F. Xavier Bosch: Cancer Epidemiology Research Program [CERP], Institut Català d’Oncologia, L’Hospitalet de Llobregat [Barcelona], Spagna

– Vivien Tsu: Direttore del Progetto PATH, Seattle, partner della Fondazione Bill & Melinda Gates

– Alex Vorsters and Pierre Van Damme: Centre fo the Evaluation of Vaccination, Vaccine & Infectious Disease Institute, Università di Anversa, Belgio

– Mark A. Kane: Consultant on Immunization Policy, Mercer Island, USA

I datori di lavoro degli autori sono, guarda caso, profondamente legati alla produzione di vaccini. Tuttavia, i loro legami personali con il complesso vaccino-industriale è davvero stupefacente:

– F. Xavier Bosch: ha condotto sperimentazioni del vaccino anti HPV e studi epidemiologici per GlaxoSmithKline, Merck e Sanofi Pasteur MSD. Egli esegue screening e test HPV promossi da Qiagen, e incassa le sovvenzioni di viaggio e onorari per conto di GlaxoSmithKline, Merck, Sanofi Pasteur MSD, Roche e Qiagen.

– Vivien Tsu: non ha dichiarato alcun conflitto di interessi. Tuttavia, è stata responsabile di una sperimentazione del vaccino anti HPV finanziato dalla Gates Foundation in India ed è stata fortemente criticata dal Governo Indiano per violazioni etiche. I soggetti sono stati selezionati da popolazioni tribali ignoranti e vulnerabili, il consenso è stato ottenuto con l’inganno, e gli eventi avversi non sono stati registrati correttamente.

– Alex Vorsters: ricercatore principale per la sperimentazione di vaccini dell’Università di Anversa, e riceve sovvenzioni da produttori di vaccini. Prende anche sovvenzioni per i relatori dei convegni di presentazione dei vaccini ed è segretario del Viral Hepatitis Prevention Board.

– Pierre Van Damme: membro della segreteria esecutiva del Viral Hepatitis Prevention Board, che è sostenuto dai finanziamenti di GlaxoSmithKline Biologicals, Sanofi Pasteur MSD, e Merck.

– Mark A. Kane: è membro dell’Advisory Board di Merck per il vaccino anti HPV e riceve rimborsi spese di consulenze, onorari, e viaggi di sostegno da Merck.

Non è per nulla conveniente fidarsi di uno studio sovvenzionato totalmente dalle Big Pharma che possono trarre beneficio spostando l’età per la vaccinazione anti HPV all’infanzia. La totale mancanza di considerazione per il danno prodotto dai vaccini anti HPV è scioccante, anche in un gruppo profondamente affascinato e sponsorizzato dalle multinazionali. Avrebbero potuto almeno inscenare un teatrino della preoccupazione, ma non vi è alcun accenno ad essa.

Il marketing delle vaccinazioni pediatriche
Lo studio rivela candidamente che il vaccino anti HPV non era originariamente destinato ad essere utilizzato esclusivamente per il cancro cervicale nelle donne, ma è stato sempre destinato ad una varietà di tumori. Pertanto, a quanto pare, le ragazze venivano usate come cavie, tanto per comprendere meglio come piazzare il vaccino sul mercato e valutare gli effetti negativi o, più probabilmente, come questa recensione sembra implicare, per vedere fino a che punto potevano spingere un vaccino con effetti negativi così orribili.

Certo, tutte le ragazze che hanno ricevuto i vaccini anti HPV sono state trattate in modo più che disinvolto, poiché Gardasil e Cervarix sono stati testati sui testicoli del ratto, non sulle ovaie! Ed ora che è ovvio che il vaccino contro l’HPV è estremamente pericoloso, si eleva lo sforzo per nascondere i rischi.

La preoccupazione degli autori, anziché concentrarsi sugli orribili effetti avversi, non ha nulla a che fare con le vite perdute e devastate. La loro unica preoccupazione è per il lavoro di marketing effettuato con i vaccini anti HPV. Pensano che il processo di promozione alle persone potrebbe aumentare molto più agevolmente se, invece di riferirsi a loro come “cancro prevenzione”, i vaccini prevengono “malattie HPV correlate”.

Pertanto, gentili lettori, aspettatevi di vedere un sottile cambiamento nel modo in cui i funzionari della salute e i loro galoppini mediatici riferiranno in merito ai vaccini anti HPV. Invece di leggere e ascoltare del cancro, in particolare del cancro del collo dell’utero, è probabile che inizierete a leggere e ascoltare riferimenti alle “malattie HPV correlate”: fate particolare attenzione al plurale!

Il progetto è quello di vendere la vaccinazione ai neonati come preventivo multi-cancro. I genitori che si rifiuteranno di somministrare il vaccino anti HPV, per le ragazze o ragazzi, saranno accusati di condannare i loro figli a una vasta gamma di tumori.

Questa è un’altra esecrabile tecnica di marketing!

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