LA MAESTRINA BOLDRINI ARRIVA DALLA FAO, DOVE I PRIVILEGI NON SI CONTANO. VIAGGIO TRA STIPENDI D’ORO, HOTEL DI LUSSO, AUTO SCONTATE E BENZINA SOTTOCOSTO.

Laura Boldrini

“Si possono ingannare poche persone per molto tempo o molte persone per poco tempo. Ma non si possono ingannare molte persone per molto tempo”. Sarebbe utile che rileggesse queste parole di Abraham Lincoln la neo-Presidente della Camera, Laura Boldrini. Nella sua vita lavorativa, fin dal 1989 si è occupata di curare la comunicazione di FAO, WFP (programma alimentare mondiale) e UNHCR (Alto Commissariato per i Rifugiati); insomma, un’esistenza passata a dar fiato al trombone della propaganda buonista, utile solo a giustificare sprechi e spese folli di strutture tanto costose quanto inutili.

 Se vi dovesse capitare di passare da Viale delle Terme di Caracalla, a Roma, buttate un occhio a quel mastodontico complesso che ricorda vagamente il palazzo della Lubjanka; è il quartier generale della FAO, uno dei più grandi concentrati di privilegi che la storia conosca, roba che, a confronto, i deputati rischiano di passare per Francescani. Ed è proprio da qui che inizia la carriera della maestrina dalla penna rossa che vien da Macerata.

Proprio oggi ha conquistato la prima pagina di “sette”, il magazine del Corsera, titolando:”Ho scelto la politica vedendo cos’hanno fatto alla Grecia”.
Prima di guardare altrove, ci chiediamo se si sia mai domandata come utilizzino alla FAO i 430 milioni di budget annuale? Qualcuno ha addirittura stimato che con quei soldi si strapperebbero alla morte oltre un milione di persone all’anno, particolare non di poco conto, visto che l’obiettivo del carrozzone, carico di un esercito di 4000 dipendenti, dovrebbe essere proprio quello, sfamare il mondo.
In verità non è proprio così, infatti l’organismo impegnato sul fronte della lotta contro la fame nel mondo è il World Food Program, che di dipendenti ne ha circa 8000, e un budget molto più alto, che sfiora i 3mld di dollari.
Immagino che vi starete domandando a cosa serva allora la FAO; bhè, vi invito a non essere così maliziosi.
Sicuramente serve a coccolare le migliaia di dipendenti, che si godono stipendi tutti ben sopra alla media italiana, con cifre spesso a cinque zeri.
Non finisce qui. Dentro al palazzone opera un fiorente spaccio, riservato ai diplomatici, con prodotti di lusso, Champagne e capi firmati, a prezzi naturalmente stracciatissimi, grazie alla extraterritorialità del luogo. Ai normali impiegati, oltre duemila, tocca accontentarsi di una boutique con il 40% di sconto. Alla FAO hanno trovato anche il modo di combattere il caro benzina, dotando la struttura di un distributore dedicato, naturalmente il carburante è venduto sottocosto. D’altra parte bisogna sfamare anche i serbatoi delle loro auto.
Certo direte voi, la benzina sarà pure scontata, ma le belle auto bisogna pagarle, e quelle costano caro, e poi le assicurazioni sono salate. Non preoccupatevi, la FAO pensa anche a quello: 40% di sconto nei migliori concessionari della capitale e assicurazioni a prezzo agevolato. Capita poi che se qualche funzionario dovesse rischiare di arrivare in ritardo ad un importantissimo brunch, cocktail o pranzo di lavoro, può dare gas tranquillamente e sfrecciare a tutta velocità, sono infatti immuni anche dalle multe.
Ma la FAO è generosa anche con i propri ospiti; quando arrivano i delegati dei Paesi del terzo o quarto mondo a chiedere aiuto, vengono sistemati in Hotel a 5 stelle, senza disdegnare mega suite da 200mq, naturalmente con tutti i comfort del caso: idromassaggio, bagno turco, cucine autonome e posate d’argento.
Ma non pensiate che sia oro tutto quello che luccica, c’è anche il faticoso lavoro sul campo da svolgere, trasferte dure, in territori poveri, inospitali, tutt’altro che una vacanza.
Segnalo, a questo proposito, che tra i paesi assistiti sono inseriti anche: Bahamas, Maldive, Seychelles, Barbados, Mauritius e Fiji. Luoghi in cui, è risaputo, l’agricoltura è una fonte primaria!
A questo punto possiamo comprendere, dopo tutte queste spesucce, il motivo per cui la FAO detiene un altro poco invidiabile record, è infatti prima tra i mancati pagatori della tassa rifiuti del Comune di Roma. Tra hotel di lusso, viaggi alle Maldive, benzina e auto scontate, è normale che non si trovino i 5 milioni e 337 mila euro (al netto delle sanzioni), da riconoscere al Comune per la monnezza.
Ma i privilegi non sono solo economici, come tutte le caste, anche i diplomatici della FAO, godono del più odiato tra i privilegi: l’immunità. Grazie all’accordo del 31 ottobre 1950 firmato a Washington, e recepito dall’Italia il 9 gennaio del 1951, ai funzionari è riconosciuta l’immunità diplomatica.
Ne faranno buon uso, penserete voi. Non sempre.
E’ capitato che un funzionario della FAO, presa in affitto una villa a Castelgandolfo, fu colpito da ingiunzione di pagamento, essendo evidentemente in ritardo nel corrispondere l’affitto. Secondo voi cosa fece il funzionario? Ma è elementare! Oppose il suo status di diplomatico, rivendicando l’immunità e quindi la non competenza del Giudice italiano. Hai un privilegio e non vuoi usufruirne? Peccato che la Corte di Cassazione, con sentenza del 1 giugno 2006, dichiarò ciò che pare ovvio a tutti, ovvero che non pagare l’affitto di una villa non rientra tra le attività diplomatiche e quindi niente immunità e niente sconto. Almeno per questa volta.
Ora, il Presidente Laura Boldrini, dopo una vita passata nel variegato mondo dello spreco targato ONU, vorrebbe che l’accogliessimo come la moralizzatrice della politica italiana, applaudendola perché si è ridotta lo stipendio o perché ha rinunciato al suo appartamento? Cara Boldrini, il Paese non ha bisogno di sceneggiate, come la sua visita ai funerali delle tre persone che si sono tolte la vita per disperazione, non abbiamo bisogno della sua ipocrisia e del suo finto buonismo. Ce lo risparmi.
Attendiamo invece una bella commissione d’inchiesta, che indaghi sui costi della FAO, pagati anche dal Governo Italiano, che è anche Paese ospitante, oltre a versare quote milionarie di finanziamento.

FONTI:  “Imola Oggi”,  “Libero” e “Il Giornale” 
 
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