I legami di Washington con i terroristi ceceni

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Wayne Madsen, Strategic Culture Foundation

Scorrendo la lista dei maggiori sostenitori statunitensi del movimento secessionista ceceno, che in certi punti è difficilmente distinguibile dai terroristi ceceni finanziati dagli alleati degli Stati Uniti Arabia Saudita e Qatar, si notano alcuni tra i più noti guerrieri freddi degli Stati Uniti. Le prove si accumulano sull’imputato delle morti alla maratona di Boston Tamerlan Tsarnaev, presumibilmente ucciso durante una sparatoria con la polizia il 19 aprile a Watertown, Massachusetts, che sarebbe diventato un musulmano ‘radicalizzato’ durante la partecipazione ad un programma coperto della CIA, gestito attraverso la Repubblica di Georgia, per destabilizzare la regione russa del Caucaso del Nord… L’obiettivo finale della campagna della CIA era spingere gli abitanti musulmani della regione a dichiarare l’indipendenza da Mosca e a inclinare verso i governi wahhabiti di Arabia Saudita e Qatar filo-Stati Uniti.
I media corporativi occidentali hanno in gran parte ignorato l’importante notizia riportata dale Izvestija di Mosca: Tamerlan Tsarnaev ha frequentato i seminari tenuti dal Fondo Caucaso della Georgia, un gruppo affiliato al think tank neo-conservatore Jamestown Foundation, tra gennaio e luglio 2012. I media statunitensi hanno riferito che durante questo lasso di tempo, di circa sei mesi, Tsarnaev veniva radicalizzato in Daghestan dall’imam radicale ‘Abu Dudzhan’, ucciso in uno scontro con le forze di sicurezza russe nel 2012. Tsarnaev aveva visitato il Dagestan anche nel 2011. Tuttavia, dai documenti trapelati dal Dipartimento controspionaggio del ministero degli Interni georgiano, Tsarnaev veniva individuato a Tbilisi mentre partecipava a ‘seminari’ organizzati dal Fondo Caucaso, creato durante la guerra Georgia-Ossezia meridionale del 2008, una guerra iniziata quando truppe georgiane invasero la Repubblica filo-russa dell’Ossezia del Sud, durante le Olimpiadi di Pechino. La Georgia è sostenuta militarmente e nell’intelligence da Stati Uniti e Israele, e il sostegno statunitense comprende consiglieri delle forze speciali statunitensi sul terreno in Georgia. I documenti segreti georgiani indicano che Tsarnaev ha frequentato i seminari della Jamestown Foundation di Tbilisi. La Fondazione Jamestown fa parte di una rete di neo-conservatori che si sono riciclati, dopo la guerra fredda, da antisovietici e anticomunisti ad anti-russi e “pro-democrazia”. La rete è costituita non solo dalla Jamestown e dal Fondo Caucaso, ma anche da altri gruppi finanziati dall’Agenzia statunitense per lo Sviluppo Internazionale (USAID) e dall’Open Society Institute di George Soros (OSI).
La Georgia è diventato un nodo dell’aiuto degli Stati Uniti all’opposizione russa che cerca di spodestare il Presidente Vladimir Putin e i suoi sostenitori. Nel marzo 2010, la Georgia sponsorizzò, con fondi di CIA, Soros e dell’inglese MI-6, una conferenza dal titolo “Nazioni nascoste, crimine continuo: i circassi e il popolo del Caucaso settentrionale tra passato e futuro”. La Georgia e i suoi alleati CIA, Soros e servizi segreti inglesi inviavano denaro e altre forme di sostegno al secessionismo delle minoranze etniche in Russia, tra cui circassi, ceceni, ingusci, balcari, kabardini, abazi, tatari, talysh e kumiachi. La conferenza del 21 marzo 2010 a Tbilisi fu organizzata dalla Fondazione Jamestown e dalla Scuola Internazionale di Studi del Caucaso dell’università di Ilia, in Georgia. Se secondo i documenti del controspionaggio georgiano Tamerlan Tsarnaev frequentò le conferenze della Jamestown a Tbilisi nel 2011, forse il russo FSB l’ha rintracciato al seminario sulle ‘Nazioni Nascoste’ della Jamestown, nel marzo 2010? In ogni caso, un anno dopo l’FSB ha deciso di contattare l’FBI sui legami di Tsarnaev con i terroristi.
La prima richiesta russa all’FBI avvenne attraverso l’ufficio dell’addetto dell’FBI presso l’ambasciata statunitense a Mosca nel marzo 2011. L’FBI ha atteso fino al giugno 2011 per concludere che Tamerlan non rappresentasse alcuna minaccia terroristica, ma aggiunse il suo nome nel sistema di controllo delle comunicazioni della tesoreria, o TECS, che monitora le informazioni finanziarie come i conti bancari detenuti all’estero e i bonifici. Nel settembre 2011, le autorità russe, ancora una volta, allertarono gli Stati Uniti sui loro sospetti su Tamerlan. Un secondo avviso giunse alla CIA.  Entro settembre 2011, le agenzie di sicurezza russe erano ben consapevoli che il seminario delle Nazioni Nascoste, tenuto l’anno prima, era stato un evento sponsorizzato dalla CIA e sostenuto dal governo di Mikheil Saakashvili in Georgia, e che si tennero altri simili incontri, e ne furono  pianificati altri, tra cui quello in cui partecipò Tamerlan Tsarnaev, a Tbilisi nel gennaio 2012. Ad un certo punto, dopo il primo avviso russo e introno al secondo, la CIA inserì il nome di Tamerlan nell’elenco Identities Terrorist Datamart Environment (TIDE), una banca dati con più di 750.000 voci gestito dal Centro nazionale antiterrorismo di McLean, Virginia. Leggi il resto dell’articolo

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L’ispettore Derrick era un “nazista”: non guardatelo!

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di Enrico Galoppini

Alcuni giorni fa, in Germania, è stata fatta una “terribile scoperta”.

 

Si sono forse accorti di essere una nazione sotto occupazione militare Usa-Nato e di aver perso ogni autentica sovranità a partire dal 1945?

 

Che il loro “passato” è circonfuso di una nebbia impenetrabile di fandonie pseudo-storiche?

 

Che l’euro è una moneta completamente di proprietà di banchieri privati, la quale condurrà allo sfacelo – dopo quella dei “PIGS” – anche la loro economia?

 

Che la Merkel, lungi dall’essere “la cancelliera di ferro”, è una supina esecutrice degli ordini della grande finanza?

 

Niente di tutto questo. È stato “scoperto” da un solerte sociologo che l’ispettore Derrick era un “nazista”, essendosi arruolato a suo tempo nelle Waffen SS.

 

Che notizia sconvolgente! Che oVVoVe! Inutile dire che tutti, a partire dai telespettatori, hanno l’obbligo di mostrarsi “costernati”, “sbalorditi”, “scioccati”.

 

“Un segreto inconfessabile” – ripetono all’unisono – quello che si sarebbe portato nella tomba il celebre attore tedesco Horst Tappert. E lo credo bene: chi potrebbe garantirsi uno straccio di “carriera”, con un trascorso dalla “parte sbagliata”, in una nazione occupata che deve continuamente rinnegare se stessa?

 

I giornalisti fanno a gara a chi si lancia nel commento più cretino e conformista. Il tutto condito dai soliti strafalcioni quando di mezzo c’è il tedesco (qui sono addirittura riusciti a ciccare il cognome del reprobo), perché, si sa, l’importante è masticare solo un po’ di “basic english”.

 

Questi pappagalli si producono in facili ironie sull’“integerrimo ispettore”, evidenziando la discrepanza tra la figura di un “giustiziere” ed un “mostro” quale inevitabilmente dev’essere uno che ha militato nei ranghi delle organizzazioni nazionalsocialiste. Come – è opportuno ricordarlo – avevano fatto la stragrande maggioranza dei tedeschi dal 1933 al 1945, papa Ratzinger compreso.

 

Ogni tanto in Germania salta fuori un “caso” per rendere gustosi gl’insipidi piatti dei “dibattiti culturali”. Quello più eclatante è stata la “rivelazione” riguardante il Premio Nobel per la Letteratura Guenter Grass. I soloni delle “terze pagine” impazziscono letteralmente, sbavano, pretendono spiegazioni e additano al pubblico ludibrio “l’infame”, anche da morto. Inutile sottolineare chi si scatena di più in simili occasioni, tanto li conosciamo tutti.

 

In Italia, fortunatamente, essendo noialtri un po’ più di manica larga ed inclini ad abbozzare purché non si faccia troppo “rumore”, fior di attori e uomini di spettacolo hanno potuto esprimere il loro indubbio talento pur avendo un trascorso fascista repubblicano (RSI), ripudiato o meno: tra gli altri, Giorgio Albertazzi, Marcello Mastroianni, Tino Carraro, Walter Chiari, Ugo Tognazzi, Raimondo Vianello e persino Dario Fo.

 

Ma se il Fascismo è stato “il male assoluto” (Fini in kippà dixit), per il Nazionalsocialismo tedesco non esistono nemmeno le parole atte ad esprimere la negatività del giudizio che ogni sincero “democratico” e “liBBerato” deve provare in cuor suo.

 

E se poi altri, dotati della patente di “alfieri del bene”, in questo preciso momento, e per tutti i settant’anni trascorsi, hanno proseguito a praticare quelli che essi stessi definiscono “metodi nazisti”, chi se ne frega! Si tratta di un… insignificante particolare, anche se sarebbe assai istruttivo chiedere delucidazioni a coreani, vietnamiti, portoricani, panamensi, palestinesi, afghani, iracheni e chi più ne ha più ne metta.

 

Sarebbe molto interessante poter ascoltare dalla viva voce di un superstite di una famiglia massacrata da un drone americano se per lui “il male assoluto” è Hitler oppure Obama.

 

Macché, l’importante è che i loro figli (orfani) non vedano più “L’ispettore Derrick”!

 

Infatti non manca mai una dimensione grottesca ed involontariamente comica in simili frangenti: una tv olandese, scoperta “la tremenda verità”, ha fatto sapere di non voler più trasmettere le repliche della serie poliziesca.

 

E in Italia si allineeranno? C’è da aspettarselo, vista l’aria che tira. Magari “scopriranno” che Don Matteo è pedofilo o che il commissario Montalbano, con quella pelata, somiglia troppo al Duce!

 

Scherzi a parte, bisogna poi notare in questa “notizia” anche alcuni particolari maliziosi suscettibili di sviluppi decisamente più concreti e succulenti (il “dio quattrino” non viene mai perso di vista): in chiusura dei vari articoli sul “caso Derrick”, più o meno tutti uguali, s’insiste sempre sui 102 paesi in cui la serie “L’ispettore Derrick” è stata trasmessa… Che faranno adesso? Si “scandalizzeranno” tutti e reclameranno indietro le somme spese per i “diritti”?

 

In questo mondo impazzito c’è da attendersi questo ed altro.

 

A che cosa mirano, sennò, le ricorrenti “voci” sulle “simpatie naziste” del fondatore di Ikea se non a creare qualche “scandalo” ad hoc e poi passare all’incasso?

 

Perché un conto sono le “grida” e gli “starnazzi”, che servono per la massa beota, un altro la grana e le proprietà su cui certi occhi avidi non smettono mai di lanciare i loro sguardi bramosi ed invidiosi.

 

Ma un fatto è certo: un mondo in cui accadono simili cose sarà pure “liBBerato”, ma di autentica “libertà”, nelle menti e nei cuori di chi, su commissione dei potenti, crea letteralmente le “notizie”, ve n’è davvero poca.

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FUORI I SECONDI E CALPESTIAMO GLI ULTIMI

DOPO LETTA GIURANO MINISTRI, GOVERNO IN PIENEZZA POTERI

di Gianni Petrosillo

Fuori i secondi perché i primi sono all’angolo in attesa di tempi migliori. Così è nato il governo Alfano-Letta che non Al-Letta gli elettori ma solo i diretti interessati,  i quali prendono tempo per ricostruire i loro partiti tentando di fermare l’emorragia di consensi elettorali e la disaffezione verso il Palazzo di cui sono esponenti da un pezzo.

Sarà un governo balneare proporzionale alla lucidità politica che resta ai due grandi vecchi di questa fase istituzionale, Napolitano e Berlusconi, veri tessitori dell’ennesima trama salvavita della partitocrazia che se ne impipa dei problemi concreti del Paese. Tra due anni al massimo, il rifatto Presidente ed il rifatto solamente si godranno il meritato riposo tra le ceneri dell’Italia.

La premiata ditta(tura) dei mercati e dei mercanti ad irresponsabilità illimitata sta trasformando la Penisola in un suk dove fare shopping allegramente e riversare i danni più pesanti della crisi che è sì sistemica ma sistematicamente accollata alle nazioni a sovranità limitata ed autonomia decisionale azzerata.

Dopo i colpi di Monti sarà più facile far passare l’alleviamento delle misure d’austerità come un regalo alla popolazione vessata. La gente prenderà qualche boccata d’ossigeno ed abbasserà ancorala guardia per essere ripercossa tra qualche mese, al più un anno. Traccheggiare per non far precipitare la situazione, vivendo del maltolto alla comunità finché si potrà, poi si tornerà ai prelievi, anche a quelli forzosi sui conti correnti o sugli investimenti in Bot.

Per questo sono stati mandati avanti uomini e donne di basso profilo o garanti dell’ordine internazionale come Emma Bonino, il cui unico merito estero è quello di aver partecipato alle riunioni del Bilderberg, quale compagna di banco del Premier pro tempore dei mala tempora currunt. La Chiesa cattolica deve essere davvero tanto occupata col rinnovamento o debilitata dagli scandali per non aver posto il veto sul nome della radicale, abortista fai da te. Tanto moralismo per il Cavalier pompetta e nessuna rampogna per la Pompetta assassina che risucchiava i feti con gli attrezzi da ciclismo. Amen, ma se anche il Vaticano passa la mano vuol dire proprio che siamo all’estrema unzione.

I complotti non esistono ma ci sono ed il Belpaese è diventato un crocevia di disegni oscuri mondiali ed appetiti voraci globali, impronunciabili eppur concreti. Certo, il caso opera sempre per uno scarto tra intenzioni soggettive  e risultati oggettivi ma il fatto che gli scostamenti dal percorso verso il baratro risultino sempre minimi significa che i manovratori nell’ombra hanno le idee molto più chiare dei manichini governativi, i quali non ne hanno affatto. Lo dimostrano le loro ricette indigeste ed inutili che offrono al popolo minestroni assortiti come l’ultimo esecutivo servito e servitore.

Quando parlavamo di Istituzioni in mano agli yankees (com’è puntualmente avvenuto, dal Quirinale a Palazzo Chigi) non ci sbagliavamo di tanto. Se non si vuol dare credito a noi si prenda in mano l’Espresso e si leggano i cable di wikileaks dove emerge una rappresentazione dei Letta (zio e nipote) “fortemente pro-americana”. Così scrive il settimanale dell’omonimo gruppo editoriale: “Che sia Gianni, un individuo estremamente potente che gestisce gli affari più delicati di Berlusconi, o Enrico, il sottosegretario del primo ministro (Prodi), nipote del sottosegretario (dell’ex primo ministro) Berlusconi, gli americani hanno comunque un contatto apicale nel governo italiano con cui discutere delle faccende che più stanno a cuore agli Usa”. Agli Usa, ma all’Italia?  Se ne fregano gli antifascisti.

Forse ora risulterà più chiara la foia privatizzatrice di Enrico Letta sui tesori di Stato. In precedenza aveva dichiarato che per non gravare sul popolo (quanta falsa premura!) si doveva attingere da altre parti, vendendo quel che resta di Eni, Finmeccanica, Enel, evitando di esercitare la golden share. Ed, infatti, nel clima mite del servire e riverire l’Avio se ne va. E dove va? Agli americani. Non si contano i peana dei cultori della liquidità, economisti incalliti e mercatisti pervertiti, tutti contenti per aver rimpinguato le casse di Finmeccanica ed aver perso un asset strategico come pochi. Liquidità appunto, ma in cambio della liquidazione di un’impresa di punta. Affare monetario affare di villano che non vede oltre il portafoglio, lungo le traiettorie della geoeconomia e della geopolitica. Con questa classe dirigente non ci risolleveremo mai.

 

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I misteri della maratona di Boston

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di Thierry Meyssan

Due settimane dopo gli attentati di Boston, le autorità statunitensi forniscono a uno a uno gli indizi che hanno scoperto. La questione ruota intorno all’origine cecena di “colpevoli” e alle conclusioni da trarre. Da parte loro, gli utenti della stampa e internet russi mostrano una storia diversa, secondo cui il “colpevole” principale è un agente della CIA.

Due settimane dopo l’attentato di Boston (15 aprile, 14:49), le autorità statunitensi hanno indicato i fratelli Tamerlan e Dzhokhar Tsarnaev quali responsabili. Sostengono di aver ucciso il fratello maggiore e arrestato il suo complice. Il giovane 19enne è stato ricoverato in ospedale, ma le sue ferite gli avrebbero impedito di esprimersi se non annuendo. Indipendentemente da ciò, avrebbe ammesso i fatti. Tuttavia, non si sa nulla delle condizioni in cui Tamerlano è stato ucciso, o di quelle dell’arresto di Dzhokhar. Avrebbero ceduto alla “sindrome di Oswald” e fatti notare uccidendo senza ragione o testimoni, un agente della polizia della loro università. Poi hanno sequestrato una Mercedes di un autista anonimo, costringendolo presumibilmente a ritirare 800 dollari da un bancomat. L’uomo ha testimoniato alla polizia che avevano affermato di essere i colpevoli.
Finora, la stampa non ha incontrato il sospetto o intervistato il testimone. Si limita a riprendere le parole di amici e parenti degli indagati, tutti sorpresi di vederli coinvolti in questo caso. In ogni caso, la giudice Marianne B. Bowler ha incriminato Dzhokhar per “uso di armi di distruzione di massa“, ovvero delle pentole a pressione piene di chiodi. Questa è la prima volta che il termine “arma di distruzione di massa” viene applicato a uno strumento di uso comune.
Da parte sua, il leader democratico della commissione sull’intelligence, Dutch Ruppersberger, ha detto, dopo un incontro a porte chiuse con i funzionari di tre servizi d’intelligence, che Tsarnaev aveva usato un telecomando giocattolo per azionare le due bombe. Vedendone la conferma che i sospetti avevano imparato a produrre tale attrezzatura leggendo Inspire, la rivista online siglata da “Al-Qaida nella penisola arabica.” Tuttavia, se il numero 1 della rivista (datata “Estate 2010″) illustra in dettaglio la costruzione di una bomba con una pentola a pressione, da nessun’altra parte  mostra come utilizzare un telecomando giocattolo per azionare un esplosivo installato in un contenitore chiuso.
Tutto questo clamore ruota intorno a una sola conclusione: i fratelli Tsanaev sono ceceni, mettendo la Russia al centro della scena. Il presidente Vladimir Putin ha discretamente eliminato le domande sulla questione, durante la lunga sessione di risposte al popolo che ha avuto lo scorso giovedì. I  jihadisti ceceni in Siria hanno rapito due vescovi ortodossi. E il rischio che siano a Sochi durante le Olimpiadi. È interesse della Russia rafforzare la cooperazione antiterrorismo con gli Stati Uniti, soprattutto se effettivamente dispiegherà le truppe dell’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO) in Siria. Nel frattempo, gli utenti di Internet sono divisi tra coloro che si allineano con l’FBI e coloro che lo sfidano. Due le principali obiezioni che circolano sul web.
La prima accusa i servizi di sicurezza di aver hanno inscenato una storia emozionante piena di figuranti. Le immagini estratte da un video mostrano due individui che cercano di manomettere il corpo di Jeff Bauman, che ha perso entrambe le gambe. Si tratterebbe in realtà di un tenente dell’esercito degli Stati Uniti che ha perso le gambe a Kandahar nel novembre 2011, Nick Vogt. Si resta stupiti dal fatto che “Jeff Bauman” abbia sempre la testa alta e non sembri soffrire dell’emorragia, mentre viene portato su una sedia a rotelle senza che le sue gambe mutilate siano state legate con lacci emostatici. La cosa è tanto più significativa perché è proprio la testimonianza di “Jeff Bauman” che ha permesso d’individuare i sospetti (conferenza stampa del 18 aprile, 05:20).
Il secondo è la presenza di un team di sicurezza, probabilmente dell’esercito privato della Craft International, che sembra avere lo stesso zaino che secondo l’FBI avrebbe contenuto una pentola a pressione. Ma la cosa più sorprendente è un’altra. Un’esercitazione con una bomba era stata condotta presso la maratona di Boston, due ore prima della tragedia, nel luogo esatto in cui le bombe sono esplose per davvero. Ma quando un giornalista ha chiesto di ciò alla conferenza stampa, l’agente speciale dell’FBI Richard Deslauriers si è rifiutato di rispondere e ha risposto a un’altra domanda.
Infine, secondo le Izvestija (24 aprile), Tamerlan Tsarnaev ha partecipato a un seminario in Georgia del Fondo per il Caucaso, un’associazione di facciata della Jamestown Foundation creata dalla CIA. Poi avrebbe seguito un corso per “aumentare l’instabilità in Russia” [1]. In una nota di protesta, il Fondo del Caucaso nega ed evoca un’omonimia [2]. E’ troppo presto per trarre delle conclusioni su ciò che è realmente accaduto a Boston. Una cosa è certa: l’FBI mente.

Thierry Meyssan al-Watan (Siria)

[1] “Тамерлана Царнаева завербовали через грузинский фонд?“, Izvestia, il 24 aprile 2013.
[2] “Нота протеста “Фонда Кавказа” по поводу публикации, касающейся Бостонского теракта, в газете “Известия” от 24 апреля 2013г?“, Fondo del Caucaso, 25 aprile 2013.

Boston: i Tsarnaev alleati dei Fuller
Rete Voltaire 28 aprile 2013

iRqoV394KcEULa figlia di Graham E. Fuller, Samantha A. Fuller, ha sposato Ruslan Tsarnaev, zio dei “sospetti” dell’attentato di Boston, Tamerlan e Dzhokhar Tsarnaev. Graham E. Fuller è l’ex capo della stazione della CIA in Afghanistan, ex “agente referente” di Fethullah Gulen negli Stati Uniti, ex analista della RAND ed ex collaboratore di Le Monde Diplomatique. Attualmente è professore a contratto presso la Simon Fraser University di Vancouver (Canada). Samantha A. Fuller ha lavorato, a metà degli anni ’90, per la Price Waterhouse, a Bishkek (Kirghizistan) nei programmi di privatizzazione. Ha sposato Ruslan Tsarnaev da cui ha divorziato nel 1999.
Ruslan Tsarnaev (foto) è il fratello di Ansor Tsarnaev, padre dei “sospetti.” Ha lavorato per l’USAID (che serve da copertura della CIA), e come quadro in diverse società del gruppo Halliburton. Ora vive a Montgomery Village, MD, e ha descritto i suoi nipoti come dei “perdenti”. Graham E. Fuller definisce “assurdo” qualsiasi tentativo di collegare l’ex di sua figlia all’atto dei nipoti.

Izvestija: Tamerlan Tsarnaev ha partecipato a un seminario della CIA nel 2012
Rete Voltaire 27 aprile 2013
ALQQ41P5likwBMHvSecondo il quotidiano russo Itzvestija, Tamerlan Tsarnaev ha partecipato nel 2012 ad un seminario dell’associazione georgiana Fondo per il Caucaso. Questa associazione è un ramo della Jamestown Foundation, un’agenzia di propaganda creata dalla CIA. Il Fondo per il Caucaso ha organizzato diversi seminari per giovani caucasici per “destabilizzare la Russia.” In una lettera di protesta pubblicata il giorno dopo, il Fondo per il Caucaso nega ciò e suggerisce un’omonimia.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

 

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Boston: una prova generale?

Boston Marathon Explosions

di Piero Cammerinesi

Nella peggiore tradizione cinematografica cui Hollywood ci ha abituato, abbiamo assistito nei giorni scorsi allo spettacolo di una città – Boston – completamente blindata, con il coprifuoco, da cui nessuno poteva uscire né entrare.

Proprio Boston – la città da cui è partita la rivoluzione americana contro il potere dei reali d’Inghilterra, sarà un caso? – il primo germe della Land of the Free, è diventata ostaggio di CIA ed FBI, sotto legge marziale e con irruzioni violente nelle case private.

9.000 uomini – comprese le famigerate forze speciali SWAT – pesantemente armati hanno paralizzato completamente la città in una caccia all’uomo in cui i ricercati sono stati indicati aprioristicamente come colpevoli dell’atto terroristico, dando così la stura a una nuova ondata di islamofobia.

 

Un esperimento di legge marziale e di occupazione militare di un’intera città.

 

I cittadini hanno potuto sperimentare come i diritti civili non abbiano alcun valore di fronte alle pretese motivazioni di sicurezza nazionale, cosa che si ripete ormai a scadenze regolari nella storia recente di questo Paese.

Ma la scala in cui questa occupazione manu militari di Boston si è svolta è superiore a qualsiasi altra nel passato e fa pensare ad una prova generale di possibili operazioni future.

Basta evocare una minaccia terrorista, straniera o domestica, reale o fittizia – come le famigerate weapons of mass destruction di Saddam che si rivelarono una colossale bufala – che la propaganda governativa rilanciata dai media mainstream batte la grancassa del patriottismo costi quel che costi.

A quel punto il cittadino scopre di non aver più diritti civili, di essere di fatto prigioniero in casa propria e soggetto a qualsiasi possibile violenza da parte delle forze speciali che perquisiscono casa per casa alla ricerca del terrorista di turno.

 

Quanto ai due fratelli Tsarnaev, cui fin dall’inizio è stata gettata addosso la croce della colpevolezza, ora stanno emergendo fatti a dir poco inquietanti: in una intervista alla BBC (1) la madre di Tamerlan e Dzhokar sostiene che l’FBI – che li teneva d’occhio da ben 5 anni come presunti sovversivi – avesse sempre saputo benissimo dove fossero.

Infatti emergono ora degli elementi seri a indicare come l’FBI sapesse già da tempo che Tamerlan Tsarnaev fosse un “islamico radicale” dal 2010, in quanto messa sull’avviso dal governo russo ancor prima del viaggio di 6 mesi del giovane ceceno nel suo Paese d’origine (2).

Eppure l’FBI aveva dichiarato immediatamente dopo il massacro della maratona che ignorava l’identità dei due sospetti, chiedendo anzi alla popolazione di aiutare gli investigatori a trovare i colpevoli dell’attentato.

Non solo: la CBS ha riportato che l’FBI aveva addirittura negato di aver avuto qualsiasi contatto con i due fratelli. Messa successivamente alle strette dai giornalisti – viste le notizie che iniziavano a trapelare –  l’agenzia investigativa ha dovuto confessare di averli interrogati già nel 2011, ammettendo alla fine di conoscerli bene e di averne seguito da tempo le mosse.

I media russi hanno inoltre confermato che i servizi russi avevano nuovamente contattato l’FBI nel novembre dell’anno scorso a proposito di Tamerlan (3).

 

Anche il padre dei due fratelli, Anzor, afferma in un’intervista alla Reuter che agenti dell’FBI erano già venuti a casa loro a Cambridge, Massachusetts, almeno cinque volte a cercare Tamerlan.

Vi sono, come si vede, ancora molti lati oscuri della vicenda e – conoscendo tristemente le recenti vicende di false flag stile Twin Towers e di patsies (capri espiatori) stile Oswald  – essi resteranno oscuri ancora per lungo tempo, ma una cosa è certa: sia stato o meno un atto terroristico autentico  – e non costruito ad arte con dei capri espiatori che erano in realtà agenti che facevano il doppio gioco come sostengono ora gli israeliani della Debka (4) – esso è stato usato dal governo come pretesto per una escalation ed una prova generale di applicazione di legge marziale e di repressione interna.

Cosa c’è dietro?

Un voler saggiare la reazione della popolazione verso un nuovo ‘pericolo islamico’? Il preparare la strada a nuove crociate contro stati-canaglia come quelle cui ci ha abituato tristemente l’era Bush?

I prossimi giorni ce lo diranno.

Il punto sembra essere comunque questo: la ‘War on terror’ deve venir alimentata regolarmente dal consenso popolare, così che milioni di americani ritengano indispensabile un apparato militar-poliziesco orwelliano mentre le corporation delle armi, delle ricostruzioni post-belliche e del petrolio continuano a fare profitti multimiliardari.

Lo spettro del terrorismo viene sbandierato ad arte – quando non direttamente creato dai servizi – dai media, che sono il vero e proprio ministero della propaganda del regime, proprio per catalizzare i sentimenti di sdegno e di dolore del popolo davanti alle stragi di innocenti, come abbiamo ben potuto sperimentare anche noi in Italia con la nostra ‘strategia della tensione’.

Prima i sovietici, poi i vietnamiti ed ora gli islamici sono il nemico di cui ha bisogno il mostruoso apparato militare USA per poter tenere soggiogato il mondo e il proprio popolo, con la sospensione dell’Habeas Corpus, dei diritti civili, con gli assassini mirati con i droni e con il potere praticamente senza limiti assegnato all’‘Homeland Security’.

Un conferma indiretta viene, d’altra parte, dalle stesse parole di quel generale Tommy Franck, che guidò l’invasione dell’Iraq nel 2003, alla ricerca di fantomatiche armi di distruzione di massa, secondo il quale le stragi di civili sono necessarie per dar vita alla consapevolezza della gente e per canalizzare l’appoggio popolare alla ‘guerra globale al terrorismo’ attraverso la militarizzazione del Paese, in modo da evitare altri episodi del genere. (5).

 

Cosa aggiungere a questa delirante dichiarazione di intenti?

 

 

(1) http://www.youtube.com/watch?v=V5PCECrGHRg&feature=player_embedded

(2) http://online.wsj.com/article/SB10001424127887324763404578433113880189762.html

(3) http://www.dailymail.co.uk/news/article-2312496/Tamerlan-Tsarnaev-Russia-asked-FBI-investigate-Boston-bomber-just-6-MONTHS-ago.html

(4) http://www.debka.com/article/22914/The-Tsarnaev-brothers-were-double-agents-who-decoyed-US-into-terror-trap

(5) “[A] terrorist, massive, casualty-producing event [will occur] somewhere in the Western world – it may be in the United States of America –that causes our population to question our own Constitution and to begin to militarize our country in order to avoid a repeat of another mass, casualty-producing event.” (General Tommy Franks Interview, Cigar Aficionado, December 2003)

Fonte

 

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L’FBI conosceva già gli “attentatori” di Boston

di Massimo Mazzucco

Mentre al mondo intero è stato chiesto di “dare la caccia e segnalare la presenza dei due sospettati ovunque si trovassero”, l’FBI sapeva benissimo chi fossero e dove abitassero, da almeno 5 anni. Lo ha rivelato la madre, che vive nella repubblica russa del Dagestan, in questa intervista telefonica alla BBC (Qui l’intervista completa):

Ci sono diversi modi per coltivare un patsy e poi manovrarlo fino a fargli compiere le azioni che servono a te, e che a lui finiranno per costare la vita (oppure l’ergastolo) . Il patsy infatti è il classico capro espiatorio al quale verrà data la colpa per un crimine che non avrà commesso, in modo da coprire e proteggere i veri responsabili di quel crimine.

Il più famoso patsy della storia è senza dubbio Lee Harvey Oswald. Agente CIA sotto copertura, venne coinvolto nell’omicidio Kennedy con una falsa motivazione, in modo che venisse a trovarsi nel Book Depository di Dealey Plaza il mattino del 22 novembre 1963. Quando poi andò all’appuntamento previsto, un’ora dopo, in un cinema vicino a casa sua, …

… scoprì che era proprio lui il ricercato per l’omicidio Kennedy. Oswald non fece mai in tempo a raccontare la sua versione dei fatti, perchè 48 ore dopo fu messo a tacere per sempre da Jack Ruby. Nel frattempo però era riuscito a pronunciare la frase che avrebbe reso famoso il termine da lui usato: “I didn’t kill anyone, I’m just a patsy”. Non ho ucciso nessuno, sono soltanto un capro espiatorio.

La tradizione del patsy è continuata, nel corso degli anni, passando dai Timothy McVeigh agli Zacharias Massaoui, dai ragazzi pakistani di Londra al Ramzi Yousef della bomba del ’93 al World Trade Center. In tutti i casi è risultato a posteriori un collegamento decisamente ambiguo con l’FBI (o con altre agenzie simili), che naturalmente gli investigatori non hanno mai ritenuto necessario esplorare fino in fondo.

Oggi è toccato a due ragazzi di origine cecena, Tamerlan e Dzhokhar Tsarnaev, da tempo “osservati speciali” dell’FBI.

In un’altra intervista, la madre ha anche raccontato che Tamerlan l’aveva chiamata, il mattino prima di venire ucciso, dicendole: “L’FBI mi ha cercato al telefono. Mi hanno detto che sono sospettato per gli attentati di Boston, e mi hanno chiesto di presentarmi da loro. Gli ho risposto che se vogliono parlarmi sanno benissimo dove trovarmi.”

Ma invece di andare semplicemente a trovarlo – cosa che non avrebbero potuto fare, senza rivelare la loro trama – hanno dovuto coinvolgerlo in qualche modo nella sparatoria che è costata la vita al poliziotto del MIT. Solo così hanno potuto “imbattersi” ufficialmente nei due ragazzi, dando inizio all’ultimo atto della messinscena.

Pensate che coincidenza: anche Oswald è stato “trovato” casualmente mentre la polizia di Dallas cercava l’assassino del poliziotto Tippitt, che era stato ucciso nelle vicinanze del cinema, un’ora dopo la morte di Kennedy.

I paralleli con i “casi storici”dei patsy sono talmente tanti che torneremo sull’argomento con un articolo apposito. Nello stesso articolo analizzeremo anche a fondo i fatti di Boston, ed in particolar modo la “procedura” mediatica con la quale è stato sufficiente mandare in onda la fotografia di un paio di ragazzi con zainetto e cappellino per trasformarli automaticamente negli attentatori sanguinari, senza che nessun giornalista si sia posto nemmeno la più semplice delle domande: ma le provi quali sarebbero?

 

Fonte

 

 

Il controllo dell’opposizione, da Goldstein a Soros e oltre.

 

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Nel suo ultimo libro, The Invention of the Land of Israel, l’accademico israeliano Shlomo Sand riesce a fornire prove concludenti sull’inverosimile natura della narrativa storica sionista: che l’esilio ebreo è un mito come lo è il popolo ebreo e anche la terra d’Israele.
Ma, Sand e molti altri affrontano l’argomento più importante: se il sionismo si basa su un mito, come è che i sionisti gestiscono una forma di vita con le loro bugie e per così tanto tempo?
Se “il ritorno a casa” degli ebrei e la richiesta di una casa nazionale ebrea non ha fondamenta storiche, perché è stata sostenuta da tanti ebrei e occidentali per così tanto tempo? Come ha fatto Stato ebreo durante così tanto tempo a festeggiare la sua ideologia razzista e espansionistica a spese del popolo palestinese e arabo?
Una risposta, è, ovviamente il potere ebraico, ma cos’è il potere ebraico? Possiamo fare questa domanda senza venir accusati di antisemitismo? Possiamo discuterne il significato ed esaminare la sua politica? E’ il potere ebreo una forza oscura, controllata e governata da un potere cospirativo? E’ qualcosa da cui gli stessi ebrei fuggono? Contrariamente, il potere ebraico, nella maggior parte dei casi, si sviluppa proprio davanti ai nostri occhi. Come sappiamo, l’AIPAC è lontano dall’essere silenzioso con la sua agenda, con le sue pratiche e obiettivi. L’AIPAC, il CFI nel Regno Unito, e il CRIF in Francia, funzionano in modo aperto di frequente fanno un vanto dei loro successi.
Ancor di più, siamo ormai abituati a vedere i nostri leader democraticamente eletti fare la fila, in modo sfacciato, per inginocchiarsi davanti ai loro padroni economici. I neo conservatori certamente non sembrano sentire il bisogno di nascondere le loro strette filiazioni sioniste. La lega Antidiffamazione (ADL)il cui presidente è Abe Foxman, lavora apertamente per l’ebraizzazione del discorso occidentale, per perseguire e molestare chiunque osi esprimere qualunque tipo di critica a Israele.E, ovviamente, la stessa cosa viene applicata ai mass media, alle banche,a Hollywood. Sappiamo dei molti potenti ebrei che non hanno la minima vergogna per i loro vincoli con Israele e il loro compromesso con la sua sicurezza, l’ideologia sionista, l’unicità della sofferenza ebrea, l’espansionismo israeliano e anche lo sfacciato carattere di eccezionalità ebraica.
Ma essendo onnipresenti, l’AIPAC, il CFI e l’ADL, Bernie Madoff, il “libertador” Bernard Henri-Levy, il difensore delle guerre, Aaronovitch David, il profeta del libero mercato Milton Friedman, Steven Spielberg, Haim Saban, Lord Levy, altri molti entusiasti sionisti e i difensori dell’Hasbarà (propaganda sionista) non sono necessariamente il nucleo o la forza propulsiva dietro il potere ebraico.Il potere ebreo è in realtà molto più complesso che una semplice lista dei gruppi di pressione ebraici o persone che sviluppano abilità altamente manipolatrici. Il potere ebreo ha una capacità unica perché smettiamo di discutere o anche contemplare lo stesso. E’ la capacità di determinare i limiti del discorso politico e della critica in particolare.
Contrariamente al sapere popolare, non sono i “sionisti di destra” quelli che facilitano il potere ebreo. In realtà sono “il Buono”, l’”illuminato”, e il “progressista” che fanno del potere ebreo il potere più efficace e contundente della terra. Sono i “progressisti” quelli che confondono la nostra capacità di identificare le politiche tribali giudeo-centriche incrostate nel cuore del neo-conservatorismo, nell’imperialismo statunitense contemporaneo e nella politica estera. Viene definito “anti” sionista chi fa tutto il possibile per sviare la nostra attenzione dal fatto che Israele si definisce come Stato ebreo e accieca di fronte al fatto che i loro carri armati sono decorati con simboli ebrei. Sono stati gli intellettuali ebrei di sinistra ad affrettarsi a denunciare i professori Mershmeimer e Walt, a Jeff Blankfort e l’opera di James Petra di fronte alla lobby ebraica. E non è un segreto che Occupy AIPAC, la campagna contro la lobby politica più pericolosa degli USA, sia dominata da pochi membri della tribù eletta. Dobbiamo affrontare il fatto che le nostre voci dissidenti sono lontane dall’essere libere. Al contrario, ci troviamo di fronte a un caso istituzionale di controllo dell’opposizione.
In 1984 di George Orwell, forse Emmanuel Goldstein è il personaggio centrale. Il Goldstein di Orwell è un rivoluzionario ebreo, un Leon Trotsky di finzione rappresentato come il capo di una misteriosa organizzazione chiamata “La Fratellanza” è anche l’autore della maggior parte del testo sovversivo rivoluzionario (Teoria e Pratica del collettivismo oligarchico). Goldstein è la “voce dissidente”, è chi dice la verità. Addentrandoci nel testo di Orwell ci rendiamo conto che il partito di O’ Brien “Inner Circle” in realtà è stato inventato dal Grande Fratello nell’ambito di un palese tentativo di controllare l’opposizione e i limiti possibili della dissidenza.
La personale narrazione di Orwell sulla guerra civile spagnola, omaggio a Catalogna, chiaramente anticipava la creazione di Emmanuel Goldstein. E’ stata la testimonianza di Orwell sulla Spagna ciò che un decennio dopo si trasformò in una comprensione profonda della dissidenza come una forma di opposizione controllata. La mia congettura è che, alla fine del 1940, Orwell aveva compreso la profondità dell’intolleranza e le tendenze tiranniche e complici che giacciono nel cuore della “grande fratellanza” della politica e della prassi nella sinistra.
Sorprendentemente, un intento di esaminare la nostra opposizione contemporanea controllata dentro la sinistra e del progressismo rivela che è molto distante dall’essere cospirazionista. Allo stesso modo nel caso delle lobby ebraiche, viene definita “opposizione” mentre cerca di coprire i suoi interessi tribali, il suo orientamento spirituale e ideologico e la sua affiliazione.
Un breve esame della lista delle organizzazioni create dall’Open Society Institute (OSI) di George Soros, presenta un panorama non chiaro. Quasi tutta la rete progressista statunitense si finanzia, in parte o in grande parte, da un sionista liberale, il multimilionario filantropo che sostiene molte cause importanti che sono in grande parte pro sioniste. Esattamente come il sionista Haim Saban, Soros non opera clandestinamente. La sua Open Society Institute offre orgogliosamente tutta l’informazione necessaria riguardo la quantità di shekels (moneta israeliana) con cui finanzia le sue cause.
Quindi non si può accusare Soros o l’Open Society di nessuna oscura ricerca del discorso politico che soffoca la libertà d’espressione, neanche di “controllare l’opposizione”. Tutto ciò che Soros fa è appoggiare un’ampia varietà di “cause umanitarie”: diritti umani, diritti della donna, diritti dei gay, l’uguaglianza, la democrazia, la Primavera Araba, l’inverno arabo, l’oppresso, l’oppressore, la tolleranza, l’intolleranza, Palestina, Israele, contro la guerra, favorevole alla guerra (solo quando sia veramente necessario) e così di seguito.
Come nel Grande Fratello di Orwell,che inquadra i limiti della dissidenza per mezzo del controllo dell’opposizione, l’Open Society di Soros determina anche i limiti del pensiero critico. Ma a differenza di 1984, dove è il partito ad inventare la sua stessa opposizione e scrive i testi, dentro il nostro discorso“progressista”, sono proprio le nostre voci di dissenso, volontariamente e coscientemente, quelle che compromettono i suoi stessi principi.
Soros può aver letto Orwell- e chiaramente credere nel suo messaggio- perché a volte sostiene anche forze oppositrici. Ad esempio finanzia il movimento filo sionista J.Street così come le ONG palestinesi. E indovinate cosa? Non ci mettono molto tempo i beneficiari palestinesi a mettere in discussione i loro preziosi principi per farli incastrare perfettamente alla visione del mondo del loro benefattore. Leggi il resto dell’articolo

Morti di serie B

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di Fabrizio Andreoli

La Commissione Europea attraverso il programma Clean Air For Europe (CAFE) relativo all’interazione tra l’inquinamento ambientale e l’impatto sulla salute pubblica, ha stimato in almeno 350 mila i decessi avvenuti in ambito Comunitario a causa dell’inquinamento atmosferico, decessi, che crescono fino a circa 2 milioni secondo gli studi in ambito mondiale effettuati dall’OMS relativamente all’interazione tra il particolato carbonioso e le patologie respiratorie e cardiovascolari connesse.
Ma cos’è il particolato? E’ l’insieme delle componenti solide e/o liquide espulse alla scarico e derivante dall’impiego dei combustibili fossili, sia per l’autotrazione, che per la generazione elettrica, nonché in numerose attività dell’industria pesante.
Le particelle di più ridotte dimensioni sono facilmente inalabili ed in profondità, sottoponendo l’apparato respiratorio (direttamente) e quello cardiovascolare (indirettamente) a notevoli problematiche. A seconda della tipologia e dimensione possiamo distinguere:
1)Aerosol: particelle liquide o solide sospese di diametro minore di 1 µm.
2)Esalazioni: particelle solide di diametro < 1 µm, in genere prodotte da processi industriali.
3)Foschie: goccioline di liquido di diametro < 2 µm.
4)Fumi: particelle solide disperse di diametro < 2 µm, trasportate da prodotti della combustione.
5)Polveri: particelle solide di diametro variabile tra 0,25 e 500 µm.
6)Sabbie: particelle solide di diametro > 500 µm.
Il carbone, ancor oggi massicciamente impiegato per la generazione di energia elettrica a basso costo, è tra i principali artefici dell’inquinamento da particolato, ma vanno inclusi anche gli olii pesanti impiegati nelle vecchie centrali elettriche, il quotidiano traffico per autotrasporto, pesante e civile, che affolla le nostre principali arterie cittadine e Nazionali e anche il metano, noto per l’emissione in atmosfera del particolato sottile, particolarmente insidioso per l’apparato respiratorio.
Una delle alternative principali per abbattere l’inquinamento atmosferico e rendere le città più vivibili è quello di deputare alla potenza dell’atomo il compito di generare energia elettrica, la componente più importante dell’inquinamento mondiale; la Francia, ma anche gli Stati Uniti sono l’esempio più lampante dei vantaggi dell’energia elettronucleare, infatti nonostante le metropoli degli Stati considerati siano tra le più densamente popolate e trafficate, la qualità dell’aria e della vita è certamente tra le migliori del mondo.
Tralasciando il lasso di tempo necessario a costruire l’impianto, li dove si impiegano le sorgenti fossili per movimentare il materiale e produrre l’impiantistica, per almeno 60 anni una centrale nucleare produce energia elettrica ad impatto ambientale zero, risultando anche secondo le più recenti ricerche della NASA, come fonte salva-vita, con almeno 1,8 milioni di persone salvate dalla morte e da gravi patologie respiratorie, proprio grazie all’impiego di tali fonti. Le emissioni per unità di energia prodotta sono in assoluto le più basse tra tutte le fonti.
Purtroppo in Europa solo il Regno Unito e la Repubblica Ceca, di concerto con la vicina Slovacchia, hanno deciso di puntare pesantemente sull’energia atomica, mentre la stessa Francia per ragioni, che di tecnologico hanno poco o nulla e molto di carattere politico-elettorale, sta puntando erroneamente sulle fonti alternative, come l’eolico ed il solare.
Francia di oggi ed Italia di ieri ed oggi accumunate da strane politiche, che evidentemente si intrecciano negli interessi delle vere lobby: quelle delle energie alternative. Ambientalisti, che pressano la politica, mass media, che in nome di una scienza e di una conoscenza, che tali non sono, travisano dati, informazioni e allarmano sulla base di contestabili documentazioni di rischio delle centrali nucleari, mass media e associazioni, che non lasciano spazio di espressione a chi vive nel settore energetico e della ricerca, evidentemente preferendo alimentare falsi miti per manipolare l’opinione pubblica contro la più affidabile e sicura sorgente di energia.
Da qui le mistificazioni circa gli incidenti nucleari di Chernobyl e Fukushima, ricordiamo solo 57 morti nel primo caso dal 1986 ad oggi e nessuno nel secondo come anche la scienza ufficiale conferma, l’isteria alimentata in chi ascolta e legge di tumori, malformazioni e deformità mostruose in chi viene esposto alle radiazioni. Eppure la scienza ufficiale lo conferma: le radiazioni a basso dosaggio o ridotta esposizione non ledono l’integrità cellulare, non avendo entro i limiti stabiliti dai ricercatori, interferenza alcuna nei processi cardine, quali l’apoptosi (morte programmata delle cellule) e la metilazione (il processo di duplicazione dei fattori genetici). La potenza dell’interesse personale, la potenza delle lobby energetiche, la forza di penetrazione sul mercato mediatico ostinatamente cieco e chiuso, impediscono l’affermazione delle incontrovertibili verità scientifiche e tecnologiche.
La colpa del popolo? E’ quella di credere ciecamente in quanto affermato da chi, inventando, gridando e demonizzando maggiormente un avvenimento, riesce a penetrare la mente. Mente mal disposta a saper distinguere, pesare, mente troppo abituata alle grandi frasi ad effetto di chi fa della menzogna profezia di vita, ma mente non predisposta ad ascoltare chi vuole comunicare e non millantare la scienza.
In Italia si è così preferito puntare tutto sulle energie alternative, fornendo realtà ulteriore spazio alle fonti fossili e si preferisce parlare dell’impiego dei sistemi di stoccaggio del carbonio emesso dalle centrali a carbone e gas.
Le fonti alternative si sono mostrate ampiamente poco affidabili, perché troppo dipendenti dalle condizioni ambientali e, quindi aleatorie; il sole sorge e tramonta secondo un ritmo noto da sempre, il vento non sempre spira o in condizioni tali da garantire una generazione costante ed affidabile. Puntando su queste fonti si punta sull’incognita, anche impiegando sistemi di stoccaggio dell’energia. Perché in caso di prolungate avverse condizioni meteorologiche e non solo nel normale ciclo giorno/notte, da dove attingere energia mai generata per fare vivere la civiltà? E cosa dire dell’energia eolica? Il vento, presente 1560 ore su 8760 e non sempre in forma sfruttabile (in Italia spesso spira a raffiche violente); come ottenere l’energia nelle restanti ore mancanti? Ovviamente ricorrendo agli elementi di back-up, ovvero a sistemi affidabili e capaci di tamponare l’assenza di generazione attraverso l’impiego di combustibili fossili, gas e carbone, quindi non “sensibili” alle condizioni ambientali.
E cosa dire del tentativo di indicare come “verde ed ecologico” il carbone impiegato in centrali capaci di stoccare la CO2 nel sottosuolo? E’ forse meno pericoloso immagazzinare un gas letale in una cavità sotterranea o sottomarina? Cosa accadrebbe in caso si frane o violenti terremoti? Un gas filtra facilmente in superficie e la storia ci insegna, come nel caso del Lago Nyos in Camerun, li dove le esalazioni di CO2 da una sacca vulcanica uccisero in pochi istanti oltre 1800 persone.
In Italia si abbandona il futuro per una paura indotta da falsa comunicazione per abbracciare la fonte, che nel tardo 1800 diede per prima energia all’uomo per il suo progresso, adesso dobbiamo solo scegliere; credere alle menzogne e retrocedere nel medioevo ed inferno sociale o comprendere la realtà e progredire tecnologicamente e socialmente?

Articoli correlati:
Nell’ambito del programma CAFE (Clean Air For Europe) della Commissione Europea è stato stimato che, nel 2000, “circa 350.000 persone sono morte prematuramente per l’inquinamento atmosferico.” Fonte
Secondo l’Oms “ogni anno più di 2 milioni di persone muoiono a causa dell’inalazione di particolato fine presente nell’aria all’interno ed all’esterno.”
La Germania va a carbone e non ad energie alternative
In Europa come nel mondo il consumo di carbone è in costante crescita.
L’energia nucleare potrebbe aver salvato 1,8 milioni di vite umane e potrebbe salvarne almeno altri 5 milioni
Le emissioni di CO2 da una sacca vulcanica del Lago Nyos hanno sterminato un intero villaggio

 

Fonte

 

Si veda anche : L’imbroglio delle fonti energetiche rinnovabili

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