I crimini di Monsanto, con i soldi di Bill Gates

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Bill Gates, è fondamentalmente noto per essere il fondatore di Microsoft, l’azienda produttrice del notissimo sistema operativo Windows. Ricchissimo, si è ritirato dalla guida dell’azienda ed ora impiega tempo e denaro nel finanziare le tecnologie per la modificazione genetica, la geo-ingegneria, le vaccinazioni sperimentali e nel diffondere la buona novella della Monsanto salvatrice dalla fame nel mondo.

Nessuna sorpresa quindi nel leggere che Gates possiede 500.000 azioni della Monsanto. Controvalore: 23 milioni di dollari.

Ma è sempre Monsanto quell’azienda che è stata beccata a gestire in Argentina gruppi di lavoratori in nero, schiavizzati e costretti a lavorare 14 ore al giorno – per giunta spesso senza stipendiarli. Azienda che ricorre ai propri colossali fondi per pagare organizzazioni che falsificano letteralmente le dichiarazioni della FDA al fine di diffondere gli organismi geneticamente modificati.
Non mettiamo nemmeno in conto i suicidi di agricoltori in India, dovuti all’incapacità dei prodotti Monsanto di garantire i raccolti, suicidi che si verificano al ritmo di 1 ogni 30 minuti in quella zona agricola che è tristemente nota come ‘fascia dei suicidi’.

Bill Gates finanzia anche aziende che riducono i minori in schiavitù
Come se non bastasse, la Bill and Melinda Gates Foundation collabora con la Cargill con l’obbiettivo di diffondere la soia OGM nel 3° mondo. La Cargill è una multinazionale da 133 miliardi di dollari beccata anch’essa a violare le leggi sul lavoro ed incriminata dall’International Labor Rights Fund per traffico di minori dal Mali e per riduzione in schiavitù di minori come lavoratori nelle piantagioni di cacao, dove sono costretti a lavorare dalle 12 alle 14 ore al giorno, con paghe misere ed alimentazione insufficiente. L’azienda intanto continua ad acquistare cotone dall’Uzbekistan, dove è ben noto che sia il frutto di lavoro nero minorile.
Bill Gates si è prestato in prima persona per spot pubblicitari a favore degli OGM Monsanto, nei quali li magnifica come «La soluzione» alla fame nel mondo quando persino l’ONU ha riconosciuto che gli OGM non possono sconfiggere la fame altrettanto bene quanto l’agricoltura tradizionale.

Il tema della fame nel mondo è stato studiato in particolar modo dall’International Assessment of Agricultural Knowledge, Science and Technology for Development (IAASTD), un gruppo di 900 fra scienziati e ricercatori. I risultati della ricerca sono abbastanza chiari: 900 scienziati concordano che le sementi OGM non sono la soluzione alla fame nel mondo. I risultati sono stati pubblicati nel 2008, ben prima che Bill Gates – ignorandole – iniziasse a proclamare per ogni dove che gli OGM sono la soluzione miracolosa.
Anche la Union of Concerned Scientists ha esaminato la verità sui raccolti prodotti dagli OGM, giusto per scoprire che sul lungo periodo le sementi OGM non producono nessun aumento nei raccolti, mentre hanno un costo eccessivo e recano un grosso danno alla salute ed all’ambiente. La mancanza di basi scientifiche è risultata tanto evidente agli occhi della Union da voler documentare tutto in modo dettagliato, all’interno di un resoconto del 2009 intitolato: «Raccolti fallimentari».

Sono molte le critiche che si sono levate contro Gates per tali finanziamenti, per esempio dal gruppo Community Alliance for Global Justice, che ha dichiarato:

«La Monsanto ha un passato di crasso spregio delle esigenze e del benessere dei piccoli agricoltori sparsi per il mondo… la questione solleva grossi dubbi sul pesante finanziamento dato dall’azienda allo sviluppo dell’agricoltura africana…».
Allora, come mai Bill Gates, un uomo osannato dai media come un santo filantropo versa milioni – se non miliardi – in operazioni di questo tipo? E perché continua a dire che gli OGM possono combattere la fame nel mondo quando sa che non è vero, visto che fanno al contrario calare i raccolti e creano altri problemi?

Domandiamolo a Bill Gates
Ieri Gates si è reso disponibile a rispondere alle domande di utenti online tramite il sito sociale Reddit, in quella che si presentava come una intervista aperta, del tipo «Chiedetemi qualunque cosa». Era un’opportunità unica per chiedere a Bill Gates in persona perché avesse acquistato in modo occulto 500.000 azioni Monsanto – a parte questioni fiscali – e perché facesse squadra con la Cargill per diffondere gli OGM nel mondo. Cosa che in tanti ci domandiamo.

Alle domande su Reddit avrebbe risposto in forma scritta. Così, benché avessi una quantità di domande da porgli – una per tutte: «se lui per primo mangiasse OGM» – gli ho semplicemente chiesto:

«Perché ha comprato 500.000 azioni Monsanto?».

Non arrivando la risposta, sono partiti numerosi commenti con gli utenti che domandavano a Gates, per favore, se voleva rispondere. Quindi molti altri hanno posto delle varianti di questa stessa domanda. Domande rimaste tutte senza risposta – come previsto.

Ecco alcuni commenti alla mia domanda:

Lawfairy scrive: «Avrei voluto rispondesse; per me questa è una delle cose più incomprensibili circa di Gates, persona che altrimenti rispetto come uno dei più eminenti filantropi della nostra generazione… Per me i rapporti di Gates con la Monsanto sono l’aspetto moralmente più discutibile della sua intera attività».

Un altro utente scrive: «Non potrebbe dedicarci un po’ del suo tempo per chiarirci dei suoi investimenti nella Monsanto? Questa multinazionale, benché titoli di voler metter fine alla fame nel mondo, ha fatto negli ultimi 100 anni delle cose decisamente deprecabili, ed io non credo che avessero a cuore gli interessi della gente. Io credo che il modo per metter fine alla fame nel mondo non consista nell’avere un’unica azienda che manipola, controlla o possiede le scorte alimentari mondiali – o cerca di farlo».

Un altro utente ha dato questa risposta: «[Ha le azioni Monsant] Perché appoggia il Bilderberg group!».

Comunque, nessuno ha avuto una risposta ufficiale alle domande sulle azioni Monsanto. L’intenzione ovvia sembra quella di voler lasciar svanire la cosa nel flusso della stampa allineata, quella che sembra pensare che Bill Gates sia il nr. 1 dei filantropi, incapace di fare del male.
Noi invece troviamo assolutamente inaccettabile che qualcuno che finanzia i piani di aziende collegate agli OGM ed allo sfruttamento del lavoro nero minorile venga accolto con un applauso.

Anthony Gucciardi

Traduzione per EFFEDIEFFE.com a cura di Massimo Frulla, revisione di Lorenzo de Vita

IL DENARO RIMANE IL CANDIDATO VINCENTE

images (3)La notizia dell’abdicazione del papa ha sottratto per un po’ al Buffone di Arcore il centro dell’arena mediatica, proprio mentre questi era tanto preoccupato che il festival di Sanremo potesse mettere in ombra il suo festival di promesse elettorali. Da parte dell’opinione di sinistra si ripete il consueto errore di considerare il risveglio dell’elettorato del PdL come una dimostrazione di fiducia nelle promesse del Buffone. Forse ci sarà pure qualcuno davvero disposto a credere a quelle promesse, dato che a questo mondo c’è di tutto; ma non è questo il punto. L’elettore di destra ha udito il suo leader affermare di essere stato “costretto” a votare l’IMU in parlamento; così come magari fu “costretto”, da Presidente del Consiglio, a varare nel 2005 la legge istitutiva che diede vita ad Equitalia.
Allo stesso modo, il Buffone potrà benissimo essere “costretto” a rimangiarsi la promessa di abolire e rimborsare l’IMU, magari per colpa della farraginosità della Costituzione, che gli avrebbe sempre impedito di governare come lui vorrebbe e saprebbe. Queste cose l’elettore di destra le sa o le intuisce benissimo. Ciò che l’opinione di sinistra invece tende sempre a sottovalutare, è la portata ideologica di alcuni slogan ripresi dal ghost writer del Buffone, a cominciare dal concetto di costrizione.
Per decenni la destra ha giustificato la fuga del re Vittorio Emanuele III nell’8 settembre del ’43, argomentando che lo stesso re fu “costretto” alla fuga. I nostalgici del re potevano essere contemporaneamente nostalgici anche di Mussolini, sorvolando sul fatto che i due nel ’44 e nel ’45 erano stati su sponde opposte, da nemici a tutti gli effetti. In fondo erano stati entrambi “costretti”.
La pietra angolare dell’edificio ideologico della destra è infatti il vittimismo. La mitologia dominante ci presenta la ricchezza come una fortezza assediata dall’invidia e dalle lamentele dei poveri. La subalternità ideologica della sinistra si dimostra continuamente nell’incapacità di uscire da questa visione, perciò i ricchi possono essere considerati al massimo colpevoli di indifferenza; e quindi la povertà viene interpretata come uno spiacevole effetto collaterale di tale indifferenza.
Non sarebbe niente di grave se la mitologia del “ricco soddisfatto” se la coltivasse solo la destra; purtroppo è la sinistra ad incentivare il mito dell’indifferenza del ricco, così come viene rappresentato nella parabola del ricco Epulone del vangelo di Luca. La posizione di sinistra si riduce quindi ad un problema di redistribuzione della ricchezza, magari aumentando le tasse ai ricchi.
I ricchi invece si occupano dei poveri, eccome. Il vero problema è infatti che dal vittimismo padronale viene fatta discendere la necessità di un assistenzialismo per i ricchi, con la conseguente urgenza di comprimere le pretese dei poveri, costringendoli persino a versare un’elemosina ai ricchi. Non è affatto vero che i ricchi si disinteressino dei poveri; anzi, li considerano una vacca da mungere.
Che la ricchezza sia un fenomeno socialmente assistito, e che la povertà venga coltivata come il principale dei business, sono concetti scomparsi nella sinistra attuale. Anche il fatto che la ricchezza sia socialmente aggressiva, una forma di guerra permanente dei ricchi contro i poveri, per la sinistra è ormai roba da ufficio dei concetti smarriti.
Ciò che si sta attuando in queste settimane è quindi un risveglio identitario della destra, sotto la vecchia e gloriosa bandiera ideologica del vittimismo. Più le promesse del Buffone suonano assurde, più il votarlo conferisce efficacia al dispetto che si fa alla cosiddetta sinistra.
Ma il voto identitario non è certo quello che fa vincere le elezioni. Il voto ideologico è vischioso, e ciò che decide alla fine è lo spostamento delle masse di suffragio gestite dalle baronie del controllo del voto. Anche il voto di scambio non è sempre infallibile nei risultati, ma se rimane qualche regione in bilico, un’aggiustatina la si può sempre fare al Viminale. La questione del voto di scambio non va ridotta ai casi dei voti comprati per cinquanta euro, ma riguarda il controllo sociale dei territori. La fine della cosiddetta prima Repubblica è stata segnata dalla morte di grandi baroni del voto, come Toni Bisaglia in Veneto, Carmine Mensorio in Campania e Salvo Lima in Sicilia. Il primo morì per un “incidente”, il secondo fu “suicidato”, e solo il terzo fu ammazzato platealmente. Da circa due anni le baronie del voto sono in posizione attendistica, ed occorrerà vedere chi avrà la disponibilità finanziaria per andare a riallacciare i rapporti e stringere i patti di scambio. I casi della Tunisia e dell’Egitto costituiscono esempi significativi delle fortune elettorali del candidato/denaro. In questi due Paesi le formazioni religiose si sono infatti avvalse dei finanziamenti dell’Emiro del Qatar, Al Thani, così che la tanto decantata laicità della società egiziana e della società tunisina è andata a farsi benedire.
Il sito del Consiglio Atlantico della NATO non si fa neanche scrupolo di ammettere che è proprio Al Thani a finanziare la “democrazia” in Siria, rifornendo di armi i “ribelli”, cioè i propri mercenari; alla stessa maniera in cui era stata portata la democrazia in Libia. Eppure si tratta di ingerenze illegali e di violazioni palesi della Carta dell’ONU. Ma il Qatar ormai fa parte a tutti gli effetti della NATO, perciò non è tenuto a rispettare il diritto internazionale.
Lo stesso sito del Consiglio Atlantico non si fa problemi a farci sapere che è sempre Al Thani lo sponsor dei Fratelli Mussulmani in Egitto, andando persino in rotta di collisione con l’orientamento dei suoi alleati degli Emirati Arabi Uniti.
Al Thani non si è limitato a comprarsi il voto in Tunisia; ora si sta comprando tutta la Tunisia, con un miliardo di dollari, tanto per cominciare. Ma l’arrivo di tutto questo denaro non è soltanto un modo per acquistare un Paese, ma anche una tecnica per destabilizzarlo, come dimostrano le vicende di questi giorni.
In base alla fiaba ufficiale il ricco Al Thani, invece di fare tanto il facinoroso, dovrebbe starsene tranquillo e soddisfatto a godersi i suoi soldi, magari infastidito ogni tanto dalle querule rivendicazioni dei poveri. Anche a proposito del Buffone di Arcore si sente ancora spesso la domanda sul perché uno che ha tutti quei soldi, invece di farsi i fatti suoi, voglia occuparsi di politica. Si tratta di una domanda retorica, che sottintende che lui è troppo buono. L’eccesso di bontà potrebbe essere il difetto caratteriale anche di Al Thani. L’eccesso di bontà è infatti l’unico difetto che i potenti sono disposti a riconoscersi

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Sulla psicologia delle masse

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La capacità di gestione delle masse è stata in ogni tempo la principale preoccupazione per chi detiene il potere, che operi su piani visibili oppure più celati.
Governare significa infatti riuscire ad indurre all’obbedienza una grande quantità di persone, infinitamente maggiore nel numero rispetto a coloro che gli ordini li emettono, si tratta di comprendere ed applicare quei meccanismi che permettono a pochi di poter disporre e direzionare le vite dei molti.
Un compito sicuramente non semplice, che ha trovato nei secoli diversi metodi per essere portato a termine.
Benchè la violenza, la coercizione e l’intimidazione siano le modalità più sfruttate, occorre sempre tenere presente che la sproporzione tra il numero dei soggiogati rispetto a quello dei controllori ha fatto in modo che fosse richiesto anche dell’altro: in qualche modo, andava conquistata anche la volontà dei sudditi, essendo la loro predisposizione all’obbedienza necessaria per il compimento del progetto.
E tra tutti i regimi che l’umanità ha sperimentato, sicuramente quello democratico si è dimostrato il più adeguato allo scopo, dal momento che è quello che maggiormente coinvolge la massa lasciandola nella convinzione di essere essa stessa “artefice del proprio destino”.
Si tratta, in altre parole, di un piccolo capolavoro strategico.

Per tutti questi motivi lo studio di quella che la modernità ha chiamato “psicologia delle masse” è stata argomento di massimo interesse per coloro che detengono il potere, in ogni epoca, una scienza riservata a pochi e per molti secoli gelosamente custodita.
Fu solo nel XX secolo che comparvero i primi testi che si occuparono della materia in una maniera che oggi chiameremo “divulgativa”, una ricerca che ebbe il suo massimo interprete in Gustave Le Bon, autore di quel “Psicologia delle folle” che divenne il testo di riferimento di dittatori quali Mussolini, Hitler e Stalin.
Saper gestire e condizionare con successo le masse, inoltre, permette ai concorrenti dei depositari del potere di trovare lo strumento necessario per portare avanti il proprio progetto di sovversione, dal momento che i grandi ribaltamenti sociali necessitano a volte di un ampio numero di pedine sacrificabili.
La rivoluzione francese, così come quella russa, non avrebbero mai potuto avere luogo se non fosse stato per i milioni di individui convinti dagli scaltri burattinai a sacrificare le proprie vite in nome di un “ideale” più alto. Leggi il resto dell’articolo

MONTI – NON SOLO BILDERBERG

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di Rita Pennarola

Non solo Bilderberg. O la Trilateral. Non bastavano nemmeno gli Illuminati alla collezione di Mario Monti, fin dal suo insediamento a Palazzo Chigi rimbalzato quotidianamente sul web per le sue conclamate appartenenze a logge supermassoniche mondiali.
Lui, il premier, fin dal 2004 aveva fondato in Europa una compagine tutta sua. Si tratta di Bruegel, un nome che fa discutere fin dal suo primo apparire. Per Monti e i suoi, si tratta di un semplice acronimo (Brussels European and Global Economic Laboratory). Per i piu’ sospettosi, evocare il grande artista fiammingo del 500, noto per la rappresentazione dei ciechi, e’ l’implicito riferimento a quel panorama occulto della finanza mondiale che i cittadini non possono – e non devono mai – vedere.
Ma chi e’ e cosa fa Bruegel? Loro si definiscono naturalmente e senza alcun imbarazzo i filantropi dell’economia europea. Nel senso che solo grazie al loro insegnamento potremo avere nel vecchio continente i grandi economisti di domani. E giu’ finanziamenti miliardari (in prima fila big pharma, con colossi come Novartis e Pfizer, poi banche come Unicredit ed UBS), economic schools in mezzo mondo, tutor prelevati dalle accademie piu’ conservatrici del pianeta (anche quando la conservazione e’ “di sinistra”). Tra i generosi elargitori di fondi non ci sono solo i privati, bensi’ i governi di Stati come Italia, Francia, Belgio, Olanda e naturalmente la Germania.
Passiamo al board. Quando Monti lascia la carica di presidente (rimanendo padre fondatore del sodalizio), gli subentra l’ex presidente della Banca Centrale Europea Jean Claude Trichet. Fra gli italiani di prima fila ecco Vincenzo La Via, in Bruegel da lunga data ma assurto a notorieta’ nazionale solo un anno fa quando Monti, diventato premier, lo chiama al suo fianco come direttore generale del Tesoro, carica che riveste tuttora. Chi e’ davvero La Via? Nessun mistero, ma qualche sorpresa si’, visto che si tratta di un numero uno alla Banca Mondiale, quello stesso organismo considerato artefice primo del pensiero unico e del temutissimo Nuovo Ordine Mondiale, di cui Mario Monti sarebbe tra i principali artefici, in Italia ed oltre.
Ma a proposito di mondo, scorrendo la classifica 2012 dei think tank piu’ influenti del pianeta resa annualmente da James G. McGann della Philadelphia University, Bruegel figura in ottava posizione su 40 compagini considerate, dietro giganti come Chatham House, che guida la lista, e ben prima di analoghe formazioni di Russia, Germania, Gran Bretagna e Stati Uniti.
Fra i pochi italiani in Bruegel non poteva non esserci Vittorio Grilli, attuale ministro dell’Economia. Infine lei, la “principessa comunista” Letizia Reichlin, figlia dei marxisti d’altri tempi Luciana Castellina ed Alfredo Reichlin.

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Capire l’immigrazione nell’era globalizzata

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di Sebastiano Caputo

L’Immigrazione al servizio del Libero Mercato 

Il liberismo stesso è iniquo per sua natura e non in grado di stabilire un’armonizzazione organica della società e dello Stato di fatto oggi nella nuova realtà che stiamo vivendo ognuno è abbandonato a se stesso in nome dell’immortale principio: “Arrangiatevi nel grande mercato globale”.

Il globalismo è un’ideale che nel nome del Libero mercato, sta sollecitando gli Stati-nazione (principalmente europei) a cedere la propria sovranità politica, monetaria, militare e culturale e a far crollare qualsiasi tipo di frontiera, da quella economica a quella migratoria. Il Libero Mercato è divenuto in questi decenni un’imposizione ideologica che ha dimostrato che non esiste alcuna “mano invisibile” (alla Adamo Smith) in grado di migliorare la qualità della vita garantendo benefici per tutti.

Il liberismo stesso è iniquo per sua natura e non in grado di stabilire un’armonizzazione organica della società e dello Stato di fatto oggi nella nuova realtà che stiamo vivendo ognuno è abbandonato a se stesso in nome dell’immortale principio: “Arrangiatevi nel grande mercato globale”. Un mercato sul quale potranno essere spostati a piacimento, da Paese a Paese, merci e prodotti finiti, capitali e forza lavoro. Un mercato globale nel quale la presenza degli Stati, e un’economia di tipo misto, vengono considerati come un ostacolo da spazzare via. Un mercato nel quale varrà soltanto la legge del più forte e quella della maggior efficienza e dove considerazioni di tipo sociale saranno accantonate, ignorate e messe nell’angolo.

Come del resto è già presente nelle premesse fondanti del Libero Mercato. Così senza nessun tipo di frontiera economica, e con l’abbattimento dello Stato Sociale, attraverso liberalizzazioni, privatizzazioni e piani di austerità, il lavoratore-cittadino è il grande sconfitto nella grande giungla socio-lavorativa retta dalla sola logica di profitto. Il cancro si chiama “deregolamentazione” e “precarizzazione” – in una parola: liberismo – e si manifesta attraverso leggi sul lavoro degne di un girone dantesco. Il liberismo globale, che è agonismo di mercato, quindi di predazione, mette insieme soggetti forti e soggetti deboli, arricchendo gli uni (una minoranza) e impoverendo gli altri (la maggioranza). Leggi il resto dell’articolo

Indiani inurbani

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di Alessandro Lattanzio

Mentre Finmeccanica cola a picco per siluramento giudiziario (si pensi a quanti magistrati si sono candidati per il redde rationem elettorale del 24-25 febbraio), il presidente Hollande, in rappresentanza di un ex-grande Stato europeo che, oggi, chiede l’elemosina per le strade di Doha e Dubai, vola a New Delhi a prendersi quello che la stupidità tardo-patriottica, e tipicamente stracciona, di Roma gli ha concesso, infastidendo l’Unione indiana con il gran baccano intorno alla vicenda della coppia di marò imbarcati, con contratto di diritto privato, sulla petroliera Enrica Lexie. Certo, anche la magistratura indiana ha avuto la sua parte, bloccando per sospetta corruzione l’accordo tra Finmeccania e il governo indiano per l’acquisto di 12 elicotteri VIP AgustaWestland AW-101, un affare da 556 milioni di euro andati in fumo.
E sempre memori del patriottismo alla pastasciutta, del tipo “vi faccio vedere come muore un italiano” (da italiano recatosi in Iraq con documenti israeliani addosso), il ministro della Difesa indiano A.K. Antony mette fine a ogni prospettiva futura, dichiarando che “Finmeccanica potrebbe finire sulla blacklist e la commessa essere annullata”, ribadendo che avrebbe agito “non appena avremo i risultati della nostra inchiesta“.
Intanto la Eurocopter, filiale francese del consorzio europeo aerospaziale EADS nel settore degli elicotteri, conclude un accordo da 40 milioni di euro per la fornitura di elicotteri EC-135 all’India, un viatico per l’acquisto di ulteriori 197 elicotteri per le forze armate indiane. Un affare da oltre un miliardo di euro.
La procura di Busto Arsizio ha ordinato l’arresto del presidente di Finmeccanica Giuseppe Orsi e dell’amministratore di AgustaWestland Bruno Spagnolini per corruzione internazionale e per  “gravi rischi di reiterazione del reato e di inquinamento delle prove“. Secondo il Gip di Busto Arsizio, Orsi avrebbe intrapreso “contatti con ambienti del CSM per ottenere la nomina del nuovo dirigente dell’ufficio inquirente procedente e, dunque, per escludere dall’indagine il magistrato“. Sempre per il GIP, “Pagare tangenti era una ‘filosofia aziendale’, … Orsi rivela il suo disincanto per la pratica tangentizia e il suo convincimento che la stessa sia un fattore naturale della pratica aziendale“. In realtà, lo è a livello globale. Ma lasciamo stare i virginei moralismi, di cui la magistratura al riguardo è l’ultima a potere dare lezioni, non è vero Demagistris e Dipietro?
37 perquisizioni hanno colpito le sedi di Milano e Roma di Finmeccanica, e le sedi di AgustaWestland, Alenia Aeronautica e Alenia Airmacchi, in seguito all’inchiesta iniziata dalla magistratura di Napoli e poi riassegnata a Busto Arsizio. I pm campani, Piscitelli e Woodcock, avevano sostenuto nell’aprile 2011 che una parte di una tangente da 51 milioni di euro sarebbe stata usata “per soddisfare le richieste di alcuni partiti politici italiani, la Lega Nord e Comunione e liberazione, in particolar modo la Lega Nord, che lo avrebbero appoggiato (Orsi) per la sua nomina ad amministratore delegato di Finmeccanica“.
Intanto Finmeccanica, che ha 68mila dipendenti e 438mila azionisti, controllata dal ministero dell’Economia per il 30,2% del capitale, subisce una serie di ribassi azionari. L’azienda, inoltre, attraversa dal 2011 un processo d’indebolimento delle proprie posizioni sul mercato internazionale; una deriva probabilmente avviata, o quanto meno aggravata, dall’aggressione alla Libia, la cui distruzione ha danneggiato seriamente l’apparato industriale-economico strategico italiano. Nel 2011 le commesse ricevute dalle imprese di Finmeccanica furono pari a 17,43 miliardi di euro, circa 5 miliardi in meno rispetto al 2010 (-22,4%), mentre nei primi tre trimestri del 2012, gli ordini furono pari a 10,65 miliardi, dovuti dall’assottigliamento del portafoglio ordini per le fabbriche. Inoltre, in tale quadro Finmeccanica vede crescere il proprio indebitamento. Al 30 settembre 2012 i debiti finanziari netti avevano raggiunto i 4,853 miliardi, 4% in più rispetto al settembre 2011.
Tutto ciò incoraggia il processo di smantellamento dell’holding pubblica. Ansaldo Energia (per il 55% di Finmeccanica), il cui AD Adinolfi venne gambizzato nel maggio dell’anno scorso dalle presunte Brigate Rosse, o qualcosa del genere, dovrebbe essere acquistata dalle coreane Samsung e Doosan, o forse dalla tedesca Siemens. Un’operazione che aveva suscitato perplessità perfino nel segretario del PD Pier Luigi Bersani, perplessità messe da parte dopo la vicenda dei Monti di Paschi di Siena; a sua volta un’operazione mirata ad eliminare gli inopportuni dubbi di eventuali recalcitranti?
Il vice di Bersani, Letta, nipote d’arte, non avanza dubbi e fa proseliti per sbarazzare Finmeccanica, in pieno stile british, anzi Britannia; mentre quei simpaticoni dei francesi della Thales mostrano interesse oltre che per la Waas (ex-Whitehead), altra azienda Finmeccanica, leader nella realizzazione dei siluri, anche per l’Ansaldo Sts (sistemi  ferroviari) e la SuperSelex, o Selex Es, una società creata nel 2012 per eliminare sovrapposizioni e disordine nel settore dell’elettronica e dell’avionica italiana. Selex, che rappresenta l’avanguardia dell’industria della difesa italiana, ha realizzato 3 miliardi di euro di ricavi ed impiega oltre 18mila dipendenti.
Infine vi sono Alenia Aermacchi, i cui impianti di Grottaglie e Foggia sono impegnati nella produzione di componenti per il Boeing 787 Dreamliner, ordini che rappresentano il 16% del portafoglio ordini dell’azienda, ovvero 8,945 miliardi di euro; e la statunitense DRS acquistata nel 2008 per 3,4 miliardi di euro. Ma Finmeccanica non ha mai ottenuto l’accesso a molti dei programmi a cui partecipa DRS, essendo stati dichiarati top secret dal Pentagono, e senza che Finmeccanica possa farci nulla.
Nel frattempo, l’italietta accende lumini per gli eroici tiratori di pescatori e si sorbisce l’insulsa kermesse pesudomusicale sanremese in salsa piddina, che solo di contratto per i due presentatori di regime, costa la modica cifra di 950mila euro.

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I lupi circondano la preda: psichiatri prendono sempre più di mira i bambini per “trattarli”

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Tratto da NaturalNews.com di Jon Rappaport – 29 gennaio 2013 A cura del CCDU

Allen Frances, ai tempi il più famoso e onorato psichiatra in America (2000), disse a Gary Greenberg del Wired Magazine, che “non c’è nessuna definizione di disturbo mentale. Si tratta di stronzate. Voglio dire, semplicemente non lo puoi definire.” Frances, che era stato a capo del comitato psichiatrico che aveva pubblicato il DSM – la bibbia psichiatrica che descrive centinaia di cosiddetti disturbi mentali – ha precisato a Greenberg, che “questi concetti [dei disturbi mentali distinti] sono praticamente impossibili da definire precisamente con netti confini”. In altre parole, secondo il suo autore, il DSM è una finzione.

In un’intervista a PBS Frontline, dal titolo “L’ADHD esiste?”, il Dr. Russell Barkley, eminente professore di psichiatria e neurologia presso l’Università del Massachusetts Medical Center, ha delineato ancora più chiaramente la frode. L’intervistatore citava alcuni critici secondo i quali non c’è nessun marcatore biologico che stabilisca con un esame del sangue o esami simili che l’ADHD esista, e che nessuno ne conosce la causa.

BARKLEY ha risposto: “Questo è terribilmente ingenuo, e mostra una gran dose di analfabetismo sulla scienza e sulle professioni di salute mentale. Un disturbo non deve avere un esame del sangue per essere valido. Se così non fosse, dal momento che nessun disturbo mentale può essere rivelato tramite un esame del sangue, tutti i disturbi mentali sarebbero inesistenti” Ebbene si: tutti i 297 disturbi mentali sono delle bufale perché non esiste test di alcun tipo per farne la diagnosi. Stiamo osservando una scienza che non è una scienza. Questa si chiama frode. Una frode a tutti gli effetti.

I bambini sono un target primario per la diagnosi precoce di disturbi mentali inesistenti. Quest’accanimento sui ragazzini è stato avviato dai recenti episodi di sparatoria scolastica le quali, ironia della sorte, sono principalmente causate dalla sovraprescrizione di psicofarmaci. Questo è un crimine: gli psichiatri hanno fortemente contribuito a creare omicidi.

Così ora, ogni bambino a scuola che si agiti nel modo sbagliato o che faccia con la cicca un giocattolo con la forma di una pistola, o punti il dito a un amico e dica “Bang”, che se ne stia triste e solo per dieci minuti nel retro della classe in un piovoso martedì o che faccia disegnini quando dovrebbe fare addizioni sul suo quaderno, o indossi abiti strani, o che si arrabbi senza ragione alcuna, o si lamenti perché deve fare un vaccino, o che non giochi bene con gli altri, o commenti ad alta voce sulla Costituzione, o ricordi a un insegnante un piccolo criminale in un film, o abbia un apribottiglie in tasca, o sogni in classe la progettazione di un razzo che porterà gente su marte… può essere inviato da un consulente, che a sua volta farà riferimento a uno psichiatra, il quale farà una sorta di diagnosi preconfezionata (etichettando il bambino per il resto della sua vita e facendogli credere di avere un problema di cervello) e gli prescriverà farmaci come il Ritalin, Adderall, Zoloft, Paxil o Prozac: tutti farmaci che scombussolano il suo sistema di neurotrasmettitori e che – è documentato – possono causare rabbia e comportamenti violenti. Questa è la realtà.

Così, quando Obama, in risposta al massacro alla scuola elementare Sandy Hook, ha annunciato la sua intenzione di espandere i servizi di salute mentale in tutto il paese, il Presidente dell’Associazione psichiatrica americana, il Dr. Dilip Jeste, ha elogiato questo programma che prevede l’addestramento di altri 5.000 professionisti della salute mentale per servire gli studenti e i giovani adulti: i lupi circondano la preda.

Ecco alcuni fatti sul Ritalin, che è normalmente considerato un farmaco molto più leggero rispetto a uno qualsiasi degli antidepressivi SSRI (Prozac, Zoloft, Paxil) o dei farmaci somministrati per il cosiddetto disturbo bipolare (valproato, litio).

Secondo il famosissimo “The Pharmacological Basis of Therapeutics” di Goodman e Gilman, il Ritalin, prodotto dalla Novartis, è un tipo di anfetamina e viene dato a circa 4 milioni di scolari americani per una condizione chiamata disturbo da Deficit di attenzione (ADD), o ADHD (disordine d’iperattività e Deficit di attenzione). L’unica differenza con le comuni anfetamine è legalità. E gli effetti, in parole povere, sono evidenti. Prendi l’anfetamina e dopo un po’, prima o poi, inizi a schiantarti. Diventi agitato, irritabile, paranoico, delirante, aggressivo. ADD e ADHD, per i quali non sono mai state trovate diagnosi organiche, sono spacciate come malattie o condizioni che affliggono i giovani, provocando iperattività, rendendoli ingestibili e causandogli problemi di apprendimento. Naturalmente, quando assegni un nome a un disturbo o una sindrome e ancora non hai trovato nessuna singola causa organica dimostrabile per esso, non hai niente di più che un insieme vago di comportamenti con un titolo arbitrario. Ma hai anche una miniera d’oro farmaceutica.

Il dr. Peter Breggin ha fatto notare come l’interrompere l’assunzione di anfetamine, come il Ritalin, possa causare “depressione, ansia e irritabilità, nonché problemi di sonno, stanchezza e agitazione.” Di conseguenza Breggin avverte che, “l’individuo può diventare suicida come risposta alla depressione”. Nel suo libro “Toxic Psychiatry” Breggin discute la combinazione di farmaci: “La combinazione di antidepressivi [ad es., Prozac o Luvox] e psicostimolanti [ad es., Ritalin] aumenta il rischio di catastrofe cardiovascolare, convulsioni, sedazione, euforia e psicosi. L’astinenza dalla combinazione può provocare una grave reazione che include confusione, instabilità emotiva, agitazione e aggressività”.

I bambini vengono trattati con questo mix più spesso di quanto si creda, e quando si evidenziano tali effetti come aggressione, psicosi e instabilità emotiva, è ovvio che ne risulti una possibilità molto reale di violenza. Una revisione medica ferma e oggettiva deve dunque essere fatta in tutti i casi di sparatorie nelle scuole, per determinare quanti dei tiratori erano, o erano stati in precedenza, trattati con Ritalin e/o antidepressivi SSRI.

Nel 1986, The International Journal of the Addictions ha pubblicato una revisione, a opera di Richard Scarnati, dei più importanti studi sul Ritalin. Si chiamava “Un sommario dei pericolosi effetti collaterali del Ritalin (metilfenidato”) [v.21 (7), pp. 837-841], e ne elencava gli effetti collaterali, citando le fonti certe tratte dalla letteratura medica. Eccone alcuni: deliri paranoici, psicosi paranoide, sintomi ipomaniacali e maniacali, psicosi da anfetamina, psicosi tossica, allucinazioni visive e uditive, può superare LSD nel produrre esperienze bizzarre, effetti patologici sui processi di pensiero, effetto terrore, aggressività e insonnia.

Inoltre,poiché il Ritalin è un farmaco di tipo anfetaminico, occorre aggiungere gli effetti delle amfetamine: dipendenza psichica, rischio di abuso, diminuzione del sonno REM, danno cerebrale, convulsioni e, se usate in congiunzione con antidepressivi, reazioni pericolose, tra cui l’ipertensione, convulsioni, ipotermia.

 

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