Indiani inurbani

Agusta_Westland_AW101_by_NorwegianBlackWolf

di Alessandro Lattanzio

Mentre Finmeccanica cola a picco per siluramento giudiziario (si pensi a quanti magistrati si sono candidati per il redde rationem elettorale del 24-25 febbraio), il presidente Hollande, in rappresentanza di un ex-grande Stato europeo che, oggi, chiede l’elemosina per le strade di Doha e Dubai, vola a New Delhi a prendersi quello che la stupidità tardo-patriottica, e tipicamente stracciona, di Roma gli ha concesso, infastidendo l’Unione indiana con il gran baccano intorno alla vicenda della coppia di marò imbarcati, con contratto di diritto privato, sulla petroliera Enrica Lexie. Certo, anche la magistratura indiana ha avuto la sua parte, bloccando per sospetta corruzione l’accordo tra Finmeccania e il governo indiano per l’acquisto di 12 elicotteri VIP AgustaWestland AW-101, un affare da 556 milioni di euro andati in fumo.
E sempre memori del patriottismo alla pastasciutta, del tipo “vi faccio vedere come muore un italiano” (da italiano recatosi in Iraq con documenti israeliani addosso), il ministro della Difesa indiano A.K. Antony mette fine a ogni prospettiva futura, dichiarando che “Finmeccanica potrebbe finire sulla blacklist e la commessa essere annullata”, ribadendo che avrebbe agito “non appena avremo i risultati della nostra inchiesta“.
Intanto la Eurocopter, filiale francese del consorzio europeo aerospaziale EADS nel settore degli elicotteri, conclude un accordo da 40 milioni di euro per la fornitura di elicotteri EC-135 all’India, un viatico per l’acquisto di ulteriori 197 elicotteri per le forze armate indiane. Un affare da oltre un miliardo di euro.
La procura di Busto Arsizio ha ordinato l’arresto del presidente di Finmeccanica Giuseppe Orsi e dell’amministratore di AgustaWestland Bruno Spagnolini per corruzione internazionale e per  “gravi rischi di reiterazione del reato e di inquinamento delle prove“. Secondo il Gip di Busto Arsizio, Orsi avrebbe intrapreso “contatti con ambienti del CSM per ottenere la nomina del nuovo dirigente dell’ufficio inquirente procedente e, dunque, per escludere dall’indagine il magistrato“. Sempre per il GIP, “Pagare tangenti era una ‘filosofia aziendale’, … Orsi rivela il suo disincanto per la pratica tangentizia e il suo convincimento che la stessa sia un fattore naturale della pratica aziendale“. In realtà, lo è a livello globale. Ma lasciamo stare i virginei moralismi, di cui la magistratura al riguardo è l’ultima a potere dare lezioni, non è vero Demagistris e Dipietro?
37 perquisizioni hanno colpito le sedi di Milano e Roma di Finmeccanica, e le sedi di AgustaWestland, Alenia Aeronautica e Alenia Airmacchi, in seguito all’inchiesta iniziata dalla magistratura di Napoli e poi riassegnata a Busto Arsizio. I pm campani, Piscitelli e Woodcock, avevano sostenuto nell’aprile 2011 che una parte di una tangente da 51 milioni di euro sarebbe stata usata “per soddisfare le richieste di alcuni partiti politici italiani, la Lega Nord e Comunione e liberazione, in particolar modo la Lega Nord, che lo avrebbero appoggiato (Orsi) per la sua nomina ad amministratore delegato di Finmeccanica“.
Intanto Finmeccanica, che ha 68mila dipendenti e 438mila azionisti, controllata dal ministero dell’Economia per il 30,2% del capitale, subisce una serie di ribassi azionari. L’azienda, inoltre, attraversa dal 2011 un processo d’indebolimento delle proprie posizioni sul mercato internazionale; una deriva probabilmente avviata, o quanto meno aggravata, dall’aggressione alla Libia, la cui distruzione ha danneggiato seriamente l’apparato industriale-economico strategico italiano. Nel 2011 le commesse ricevute dalle imprese di Finmeccanica furono pari a 17,43 miliardi di euro, circa 5 miliardi in meno rispetto al 2010 (-22,4%), mentre nei primi tre trimestri del 2012, gli ordini furono pari a 10,65 miliardi, dovuti dall’assottigliamento del portafoglio ordini per le fabbriche. Inoltre, in tale quadro Finmeccanica vede crescere il proprio indebitamento. Al 30 settembre 2012 i debiti finanziari netti avevano raggiunto i 4,853 miliardi, 4% in più rispetto al settembre 2011.
Tutto ciò incoraggia il processo di smantellamento dell’holding pubblica. Ansaldo Energia (per il 55% di Finmeccanica), il cui AD Adinolfi venne gambizzato nel maggio dell’anno scorso dalle presunte Brigate Rosse, o qualcosa del genere, dovrebbe essere acquistata dalle coreane Samsung e Doosan, o forse dalla tedesca Siemens. Un’operazione che aveva suscitato perplessità perfino nel segretario del PD Pier Luigi Bersani, perplessità messe da parte dopo la vicenda dei Monti di Paschi di Siena; a sua volta un’operazione mirata ad eliminare gli inopportuni dubbi di eventuali recalcitranti?
Il vice di Bersani, Letta, nipote d’arte, non avanza dubbi e fa proseliti per sbarazzare Finmeccanica, in pieno stile british, anzi Britannia; mentre quei simpaticoni dei francesi della Thales mostrano interesse oltre che per la Waas (ex-Whitehead), altra azienda Finmeccanica, leader nella realizzazione dei siluri, anche per l’Ansaldo Sts (sistemi  ferroviari) e la SuperSelex, o Selex Es, una società creata nel 2012 per eliminare sovrapposizioni e disordine nel settore dell’elettronica e dell’avionica italiana. Selex, che rappresenta l’avanguardia dell’industria della difesa italiana, ha realizzato 3 miliardi di euro di ricavi ed impiega oltre 18mila dipendenti.
Infine vi sono Alenia Aermacchi, i cui impianti di Grottaglie e Foggia sono impegnati nella produzione di componenti per il Boeing 787 Dreamliner, ordini che rappresentano il 16% del portafoglio ordini dell’azienda, ovvero 8,945 miliardi di euro; e la statunitense DRS acquistata nel 2008 per 3,4 miliardi di euro. Ma Finmeccanica non ha mai ottenuto l’accesso a molti dei programmi a cui partecipa DRS, essendo stati dichiarati top secret dal Pentagono, e senza che Finmeccanica possa farci nulla.
Nel frattempo, l’italietta accende lumini per gli eroici tiratori di pescatori e si sorbisce l’insulsa kermesse pesudomusicale sanremese in salsa piddina, che solo di contratto per i due presentatori di regime, costa la modica cifra di 950mila euro.

Fonte

—————————————————————————————————–

FINMECCANICA: IL CERCHIO SI STRINGE

Di Gianni Petrosillo

All’indomani degli arresti del Ceo di Finmeccanica, Giuseppe Orsi, i nostri lettori avevano già potuto leggere una interpretazione degli accadimenti non conforme alla versione degli altri media e mezzi d’informazione più diffusi. Su queste colonne avevamo sostenuto, con positiva sorpresa di pochi e indignazione di molti, che questa storia lasciava una scia di sospetti lunga un oceano (Atlantico) e che dietro agli episodi di corruzione ci fosse qualcosa di più di quanto ci veniva raccontato.

Avevamo ragione ed i commenti che cominciano a trapelare anche sulla stampa ufficiale, attraverso le interviste di deputati della repubblica ed analisti più addentro di noi in queste faccende, lo stanno provando. Destano, infatti, sospetto i tempi e le modalità con cui si è proceduto a decapitare un’azienda strategica, finita nel mirino degli inquirenti da qualche anno, sui cui asset migliori si stanno concentrando le attenzioni dei competitors di mezzo mondo.

L’on. Jole Santelli, ex sottosegretario al ministero della Giustizia, ha dichiarato alla testa Libero che “la concomitanza degli attacchi all’Italia è inquietante. Da un lato la politica europea che ci sta portando in recessione, dall’altro la magistratura che colpisce i gioielli di famiglia… Le nostre grandi aziende danno fastidio ai concorrenti esteri. E certi colpi arrivano proprio quando politica ed economia vivono forti tensioni, come nel 1992. C’è la mano straniera anche questa volta. E in un momento in cui pure i partiti parlano di vendita dell’azionariato, di privatizzazioni bisogna stare attenti: non ci sto all’idea dell’Italia in svendita”. Noi lo avevamo anticipato ed ecco i primi riscontri.

Nel dicembre del 2011 si era dimesso dalla partecipata di Stato Pierfrancesco Guarguaglini, la cui posizione è stata ora archiviata su richiesta degli stessi PM che lo avevano indagato.  In quella occasione le deleghe erano passate ad Orsi, il quale aveva dimostrato, sin dal principio, di coltivare strategie differenti (oltre che differenti empatie politiche) rispetto a quelle del suo predecessore, soprattutto per quel che riguardava la gestione della controllata americana DRS, nella quale gli italiani, proprio in virtù delle scelte poco accorte di quest’ultimo, praticamente non possono più metterci il naso. Siamo gli unici autolesionisti che acquisiscono imprese all’estero, spendendo fior di quattrini, per non avere in esse alcun diritto di parola. Ma lasciamo stare questi aspetti “industriali” e veniamo agli ulteriori sviluppi del caso.

Orsi è stato accusato di aver pagato (non incassato, si badi bene) mazzette a mediatori, faccendieri e uomini d’affari internazionali, al fine di vendere i prodotti dell’azienda da lui diretta. Ribadisco un concetto semplice e che spero, finalmente, entri nella zucca dei moralisti senza contatto con la realtà, bravi ad inorridire del loro Paese ma sempre così stupidi da credere ai sermoni degli stranieri: lo fanno tutti, non è corretto ma così è. In alcuni casi non c’è modo di vincere le gare in tali settori delicati dove il mercato si mischia alle prerogative di Stato, a meno che non si voglia lasciare campo libero ai concorrenti, meno  “choosy” di noi.

In primo luogo, questo avviene in quelle regioni del globo dove la maggior parte dei funzionari locali è sleale. Come l’India che nella classifica mondiale della corruzione è sotto lo Zambia e prima del Tonga. Adesso, che sia proprio questa a farci la predica, permettendosi di sospendere i pagamenti ad Agusta Westland per i 12 elicotteri AW101 già acquistati a 556 milioni di euro, è il colmo. Si tratta di pretesto che dimostra l’inaffidabilità di questa gente, evidentemente non adusa a rispettare i contratti. Del resto, la stecca la intascavano loro, mentre Finmeccanica era costretta a sganciare. Dopo il caso dei marò del battaglione San Marco, ancora trattenuti dagli indiani, per il presunto omicidio di due pescatori, che i nostri soldati smentiscono categoricamente, ci mancava quest’altro affronto per farci fare la figura dei fessi agli occhi dell’universo. La pazienza dovrebbe avere un limite. Se ancora esiste un Governo a Roma, degno di tale nome, dovrebbe richiamare immediatamente il nostro ambasciatore a Nuova Delhi e poi, alienare la nostra sede diplomatica, magari al Pakistan, tanto non ce ne facciamo niente di una rappresentanza in una nazione che non sta ai patti e non rispetta il diritto internazionale. Ovviamente,  è  una provocazione, ma da come ci trattano, cercando di farci passare per delle macchiette, sarebbe una maniera per metterli di fronte all’infimità dei loro comportamenti.

Nel frattempo, abbiamo appreso che il già direttore di Finmeccanica, Alessandro Pansa, figlio di più noto giornalista “revisionista”, come ama definirsi anche lui, ha ricevuto gli incarichi antecedentemente in capo ad Orsi. Chi è costui? Un membro dell’Aspen Institute e del Consiglio per le Relazione tra Italia e Usa, due salotti che servono alle buone relazioni con la finanza americana. Il cerchio si stringe, ma non è finita perché gli statunitensi non si accontenteranno di un buon amico e nemmeno di un altro prestanome. Una delle nostre migliori aziende di punta sta per passare di mano e noi ci lasciamo travolgere dal solito destino tafazzista in una stagione politica da brividi. Sembra il titolo di una pellicola della Wertmüller ed invece è il brutto film realistico di questa nostra fase storica. Pauvre mon pays, prossimo a diventare un pays pauvre (per dirla alla De Gaulle)!

Fonte

 

————————————————————————————————

Inchiesta Finmeccanica. Abbiamo già dato con la brutta pagina di mani pulite

di Michele Mendolicchio

“La giustizia deve andare avanti nella più assoluta riservatezza” questo è l’auspicio di Bersani in merito all’inchiesta su Finmeccanica. Questo vuol dire che l’antico adagio è sempre valido: se l’indagine riguarda qualche società collegata al Pd allora tutto avviene nel riserbo più assoluto e senza alcun passaggio di intercettazioni ai soliti noti; se invece si tratta del Berlusca e della sua corte allora parte lo sputtanamento, con la diffusione immediata degli interrogatori secretati e delle telefonate “compromettenti”. Anzi, molto spesso le intercettazioni non hanno nessun rilievo penale se non quello della denigrazione della persona. Detto questo non è che tutte le inchieste siano solo funzionali a distruggere questo o quel politico e per favorire Tizio o Caio. I reati ci sono e vanno dalle tangenti agli abusi come successo in diverse Regioni o per il presunto scandalo di Mps e di Finmeccanica, però quando c’è di mezzo il voto politico o amministrativo occorrerebbe fermare tutto per evitare il solito scontro sull’uso politico della giustizia. Sarebbe giusto fermare per legge, magari per un tempo limitato a 60 giorni prima del voto, tutte quelle inchieste che coinvolgono politici, amministratori o grandi aziende di Stato. E poi riprenderle subito dopo il voto. Quantomeno sotto elezioni non si parlerebbe più di scandali ma di programmi per il bene del Paese. E soprattutto nessuno li utilizzerebbe più per dare addosso a Tizio o Caio.
Poi c’è pure un problema di magistratura senza più confini. Questo continuo sconfinare nella politica sta facendo molto male al Paese. Toccare i tre colossi che ancora tengono in piedi il nostro Paese significa farlo crollare. Parliamo di Finmeccanica, Eni e Enel. Dietro le consulenze, le mediazioni si nascondono le solite tangenti ma finché riguardano il cortile politico sinistro-centro-destro i partiti cambiano nome e il gioco prosegue ma quando si vanno a toccare gli interessi nazionali rappresentati proprio da questi nostri gioielli all’avanguardia in fatto di tecnologia allora il gioco si fa pesante. Il rischio è di far crollare il Paese per un eccessivo zelo di moralità. Altrove, le grandi aziende per piazzare i propri prodotti seguono la strada delle mediazioni senza che le procure facciano partire avvisi di garanzia, salvaguardando il bene comune. Senza delle leggi internazionali che impediscano questa prassi diventa inutile presentarsi con l’abito pulito. Alla fine succede che gli altri crescono nel benessere mentre noi facciamo di tutto per danneggiare il nostro Paese. “Pagare una tangente all’estero è un fenomeno di necessità” questa la dichiarazione senza peli di falsa etica del Cavaliere. “Assurdi moralismi. Così non si fa gli imprenditori”, -aggiunge.
Invece per Bersani tutto ciò è inaccettabile. La voglia di cavalcare l’inchiesta per dare la spallata decisiva al berlusconismo è molto forte. Anche nel ’92 è stato così. E da allora il Paese è precipitato nel baratro. Vero che il Psi prendeva tangenti ma è altrettanto vero che le prendeva anche il Pci. Solo che il primo ha pagato e il secondo per niente. Alla fine della brutta pagina a pagare è stato il Paese. Uccisa la politica di spessore ci è rimasto poco o niente. L’altolà di Craxi agli americani a Sigonella sarebbe impensabile con un Di Pietro o con Ingroia o con Bersani, Vendola, Casini, Fini e Monti.
I paletti alla magistratura andavano posti allora lasciando che la politica e i gli elettori facessero pulizia dentro le proprie case, invece si è lasciato campo aperto all’aratro togato. Tutto per un interesse di parte. E il silenzio di Napolitano che faceva parte di un partito che si nutriva di tangenti come gli altri ha rappresentato un oltraggio alla verità. “Noi non possiamo più competere all’estero, siamo stati autolesionisti. Nessuno tratterà più né con l’Eni, né con l’Enel né con Finmeccanica. La tangente è un fenomeno che esiste ed è inutile ignorare la realtà. Pagare una tangente all’estero è un fenomeno di necessità”. Sono considerazioni forti dell’odiato Berlusconi ma non prive di fondamento. E poi l’attacco ai togati, per la forma di autolesionismo che finirà per fare danni irreparabile. “Si tratta di masochismo puro. Vogliamo non pagare commissioni? Allora stiamo a casa”. Nella sponda opposta certe difese del Cavaliere piacciono poco. Per il segretario del Pd Bersani è ora di dire basta alle tangenti e anche a Berlusconi. “Io non escludo che nel mercato globale accadano cose di questo genere e allora sarà bene darsi dei codici di comportamento su scala europea -dice Bersani- perché ci deve essere la garanzia che i vertici aziendali siano responsabili di protocolli condivisi che escludano vicende di questo tipo”. Però non è così. Se uno vuole vedere il mondo dei sogni faccia pure. E poi conclude: “Io non mi arrendo all’idea che si possa andare avanti solo oliando la ruota. Altrimenti facciamo un mondo non accettabile”. Purtroppo è la realtà. E la dimostrazione è che dopo la caduta della Prima Repubblica sotto i colpi del vento moralista nulla è cambiato, anzi tutto è peggiorato. Se l’intento è quello di sbarazzarsi di Berlusconi come successo con Craxi allora siamo fuori strada. Cavalcare l’onda giustizialista è sbagliato.

 

Fonte

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: