Dopo Eni e Saipem, è di nuovo il turno di Finmeccanica

agusta

di Filippo Bovo

Sembra che sia diventato lo sport preferito della magistratura italiana, quello di puntare il mirino sull’industria di Stato italiana. Per carità, il marcio c’è ed è giusto che venga stigmatizzato: corruzione e peculato sono due reati che imperversano, minandoli sin nelle fondamenta, nei gioielli industriali di casa nostra. Guai se non si provvedesse a porvi riparo. Eppure quant’è sospetto il tempismo che porta giudici e procuratori italiani ad accorgersene soltanto adesso! Par d’essere ritornati al 1992, allorchè le inchieste di Tangentopoli servirono da viatico per le grandi privatizzazioni iniziate in quei mesi ed andate avanti anche negli anni successivi. Aria di “Britannia”! Guardacaso anche adesso si parla di cedere se non tutta perlomeno parte della quota di Eni e Finmeccanica in mano al Tesoro: è quanto espresso da più d’un candidato alle elezioni politiche. Che le inchieste servano a propiziare la svendita delle aziende strategiche italiane alla concorrenza straniera? Qualcuno sosteneva che, a pensar male, si commetteva peccato ma s’indovinava pure.
Stamani il presidente di Finmeccanica, Giuseppe Orsi, e l’amministratore delegato di Agusta Westland, Bruno Spagnolini, sono stati arrestati “con l’accusa di corruzione internazionale, peculato e concussione per le presunte [ed è bene sottolineare quest’aggettivo] tangenti che sarebbero state pagate per la vendita di dodici elicotteri all’India” (Ansa). Com’è stato fatto notare dal legale di Orsi, il risultato più pratico ed immediato del provvedimento del gip di Busto Arsizio è stato quello di decapitare “due delle maggiori aziende del nostro paese”. Secondo i magistrati, la commessa indiana, del valore di 500 milioni di euro, sarebbe stata assicurata con una tangente di 50 milioni.
E anche in questo caso c’è poco di che stupirsi: negli ambienti internazionali, se si vuol vendere qualcosa, assicurarsi una fornitura o un appalto, bisogna ungere le ruote. Tangenti e fondi neri non sono certamente un’invenzione od un appannaggio delle grandi industrie italiane: vi ricorrono, e pure abbondantemente, anche le altre grandi aziende europee ed americane. In molti paesi è semplicemente impensabile presentarsi senza la famosa mazzetta. Non a caso Orsi, nelle intercettazioni, definiva le tangenti “un fattore naturale della pratica aziendale”, al punto da indurre il gip di Busto Arsizio a parlarne come d’una “filosofia aziendale”.
Qual è stato il risultato più immediato dell’attacco a Finmeccanica di questa mattina? Il suo titolo è calato del 7,4%, per un valore di 4,4 euro, al punto che la Consob è dovuta intervenire vietandone le vendite allo scoperto. Proprio quel che s’era visto con Eni e Saipem nei giorni scorsi: un copione al quale avremmo preferito non assistere più.

Fonte

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Finmeccanica: mercato delle armi, un mondo di vergini moraliste

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di Debora Billi

Apprendo or ora la seguente assurdità: l’India starebbe pensando di disdire i contratti per l’acquisto di elicotteri da Finmeccanica per via delle accuse di corruzione che sono arrivate fresche fresche negli ultimi giorni.

Premesso che l’India è il maggior importatore di armi del mondo, e quindi non certo un esordiente su quel mercato, stupisce tanto scandalo per qualche mazzetta. Il mercato delle armi è uno dei più sporchi, corrotti e micidiali del pianeta, secondo solo (forse) al mercato della droga, e vedere che un Stato al top delle importazioni faccia la vergine moralista davvero lascia sconcertati.

Lo so che si rischia l’accusa di complottismo, ma questa faccenda suona sempre più come un vero e proprio complottuni ai danni di quel che resta di appetibile in questo Paese. Finmeccanica è uno dei maggiori (e migliori) produttori di armamenti del mondo, temuto concorrente di altre industrie europee e non. Non solo: come ricordavamo in questo post del lontano 2010, con una lista lunga un chilometro, Finmeccanica ha firmato e firma contratti con un sacco di Paesi scomodi e poco graditi, dalla Libia di Gheddafi alla Russia alla Siria. E ciò ci ricorda proprio tanto le medesime attività dell’ENI; entrambe le aziende si muovono sul mercato mondiale comportandosi da colossi indipendenti, e probabilmente ciò ha dà fernì. Non lo sto inventando io: è scritto ampiamente su files di Wikileaks, sia quelli relativi a Finmeccanica che quelli che riguardano ENI.

A prescindere dal nostro personale giudizio morale sul comportamento etico dei due colossi, è evidente che entrambi rappresentano, per dirla alla Crozza/Formigoni, l’eccellenza italiana; rappresentano un fastidioso concorrente; ma soprattutto rappresentano l’ultimo residuo di sovranità nazionale che agisce sullo scenario politico mondiale in due ambiti rilevantissimi: le armi e il petrolio. Onestamente, pare a voi che nel quadro che si va delineando sarà consentito all’Italia di conservare un simile potere? Io ho i miei seri dubbi. Finmeccanica ed ENI, come previsto da tempo, saranno svendute al peggior compratore straniero. E noi appoggeremo anche l’iniziativa, da bravi Tafazzi qual siamo: pur di “punire i corrotti” siamo pronti a tagliarci i pochi attributi che ci restano.

 

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