CINQUE STELLE O SOLO PALLE?

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di Gianni Petrosillo

Ora che Grillo è uscito dall’antipolitica ed è entrato in Parlamento, sull’onda del malcontento popolare convertitosi inaspettatamente in consenso elettorale, scopriremo che cosa c’è effettivamente dietro a questa organizzazione.

Abbiamo detto che il M5S ha oggettivamente svolto una funzione positiva per la destrutturazione del precedente quadro politico, il quale, per un ventennio, ha dissimulato un irriducibile bipolarismo ideologico, difforme nei dettagli interni ma omogeneo nella sudditanza esterna. Quest’ultimo, infatti, si è rivelato una mera divaricazione identitaria e pregiudiziale tra sette partitiche contrapposte la cui unica difformità discendeva dai diversi legami di potere (la sinistra più vicino alla grande finanza; la destra all’industria decotta) e dalla differente maniera di elaborare ed introiettare i linguaggi egemonici internazionali (la sinistra pienamente europea ed atlantica; la destra, dopo una iniziale apertura di dialogo con l’Est ed il Mediterraneo, è rientrata organicamente nei ranghi, minacciata dagli Usa che non gradivano i flirt di Berlusconi con Putin e Gheddafi).

Apro una piccola parentesi. L’Italia è un paese a sovranità limitata, cosicché qualunque cosa accada nel suo intimo scatta, quasi sempre, in virtà di una spinta allogena che, e delle due entrambe, o favorisce l’emersione di determinati elementi e contraddizioni o ne influenza la direzionalità e la legittimità, se appunto non è intervenuta nei processi generativi a monte.  Credo che ci siamo capiti, perché anche Grillo, lo vedrete, non sfuggirà a questa fenomenologia storica.

Andiamo al programma di Grillo traslato nel nome del partito, le cinque stelle del celeste avvenire.

AMBIENTE – ACQUA – SVILUPPO SOSTENIBILE – CONNETTIVITA’ – TRASPORTI e VIABILITA. Le sue proposte in questi ambiti sono irricevibili da un Paese che necessita di crescere e di svilupparsi per stare al passo delle altre grandi potenze mondiali.

La riottosità del M5S verso le grandi opere infrastrutturali, gli investimenti nel petrolio, nel gas, nel nucleare, negli inceneritori, negli Ogm(l’autore non ci trova in accordo per quanto riguarda inceneritori ed OGM,dei quali possiamo fare a meno NDR), ecc. ecc., rischia di lasciarci parecchio indietro e di renderci più poveri di quanto non siamo.

Il blocco di questi affari, inoltre, terrà l’Italia fuori dai mercati più profittevoli e dalle nuove alleanze geopolitiche che germogliano intorno alle pipelines e alle commesse industriali collegate a tali comparti.

Per non parlare di altre balzanerie circa la decrescita felice, l’agricoltura biologica, i cibi a km 0, le rinnovabili (pensate non come ausiliarie ma sostitutive degli approvvigionamenti energetici classici) che ci farebbero precipitare in un neofeudalesimo di miseria e di disperazione.

Non si può avere il benessere (compresa la rete, internet, il loro totem indiscusso), così come è inteso e sorge nelle nostre formazioni sociali capitalistiche, senza subire il peso di alcune esternalità negative.

Come ho già scritto altrove, Grillo vacilla e oscilla, non avendo la minima comprensione di come va il nostro mondo, tra un sismondismo sentimentale e un malthusianesimo catastrofista, cioè tra il rimpianto di un tempo perduto e mai esistito (in cui l’uomo viveva in armonia con la natura e con i suoi simili) e il decadimento della madre terra (causato dall’ingordigia di individui avari e senza scrupoli). Si tratta di una lettura faziosa e riduttiva, peraltro, elaborata dalla tastiera di un computer all’avanguardia, in una comoda casa con tutti i comfort di questa disprezzata modernità.

Utopisti come Grillo si ripresentano puntualmente, in ogni era di crisi, rappresentando un disagio antropologico di fronte al profondo cambiamento dei tempi che, tuttavia, non può essere risolto con le fughe dalla realtà. Già Marx ne parla nel Manifesto allorché si scaglia contro i sognatori romantici suoi coevi, i quali non comprendendo la progressività e superiorità del capitalismo (che anch’egli certo criticava ma per l’estorsione del plusvalore alla classe lavoratrice non per aver dissolto i legami sociali antecedenti), rispetto al sistema feudale, si lanciavano in analisi letterarie “metà lamentazione, metà libello; metà riecheggiamento del passato, metà minaccia del futuro”.

Il M5S, può, dunque, fare molti danni alla struttura economica e sociale della nazione, dopo aver contribuito, lo ribadisco, a disarticolare il vetusto palcoscenico istituzionale dell’ultima fase politica.

L’Italia, colpita dalla degenerazione dei partiti ha reagito alla patologia secernendo l’anticorpo grillino, ma questo non è sufficiente, per le questioni che ho appena posto. Anzi, se non arriva presto una terapia chemiologica  adeguata l’organismo non sopravvivrà e verrà divorato dagli sciacalli e dalle iene appostatisi intorno ad essa. A proposito, vi lascio con una curiosità. Sapete come i centri strategici statunitensi chiamano il M5S? Mouvement of National Liberation… eppure non siamo né la Siria né la Libia.

Scommettete che anche Grillo non proferirà parola sulle 113 basi Usa in Italia? Volete vedere che anche il nostro rivoluzionario dalla battuta pronta non metterà mai in discussione la friendship con Washington? Nondimeno, nei siti militari degli yankees nella nostra Penisola, c’è di tutto, dalle bombe nucleari, all’uranio impoverito, alle armi chimiche, senza tralasciare le strutture invasive per i collegamenti logistici che deturpano il territorio. Come si conciliano questi elementi con l’ambientalismo oltranzistico, l’agricoltura biologica e tutte le altre ubbie catastrofistiche dei grillini? Staremo a vedere…

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L’inquietante banalità

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di Italo Romano

Ne siamo circondati, avvolti e spesso travolti. Sto parlando della banalità. Viviamo tempi di sintesi e semplificazione, dove ogni concetto, anche il più astruso, è banalizzato. Tutto sprofonda nell’abisso oscuro della mediocrità, o rasenta un insignificante piattume. La convinzione indotta è la migliore arma di banalizzazione di massa mai creata. Esse, oggi, sono strabordanti e si propagano alla velocità della luce, grazie ai grandi mezzi di diffusione di massa, vere fabbriche di convinti.
Spesso, però, la convinzione è una falsa credenza, dettata da una palese ignoranza, velata da uno pseudo fortino di arroganza mista a superficialità. Ciò porta a riassumere fatti, concetti e idee nell’unica forma possibile che consente questo modus vivendi, con la banalità. La persuasione subliminale ha creato questa dotta ignoranza che purtroppo riesce a far scadere ogni discussione nei soliti elementari archetipi del banale.

Saul Bellow nel suo romanzo biografico “Ravelstein” ha scritto che “la banalità è il travestimento di una potentissima volontà tesa ad abolire la coscienza“. Niente di più vero. Questo qualunquismo filosofico è premeditatamente presentato alle deboli menti,  la maggioranza, che si auto schiavizzano, scadendo in una condizione di servilismo. Un servilismo che si palesa nella più abietta forma, servo è fiero di esserlo, perchè essendo l’unica forma di vita conosciuta, è sicuramente la migliore. L’individuo diviene suddito perchè non riesce più a distinguere la finzione dalla realtà.

Chi sta dietro questo progetto di banalizzazione di massa deve essere un genio.

 

Sempre secondo lo scrittore americano, “il sistema esige la mediocrità, non la grandezza. Il sistema è basato sul lavoro. Il lavoro connesso all’arte è banalità“. Giusto. Ma io aggiungerei un nuovo pezzo del puzzle. Il sistema si è evoluto e ora si basa sul non-lavoro. Nel senso che intere generazioni crescono e vivono con il miraggio e l’utopia di un lavoro degno di essere chiamato con tal nome. Questo vivere di illusione ha creato una nuova schiera di schiavi. Presi per fame, essi elemosinano l’entrata tra le file dei devoti servi. La speranza è una catena invisibile che cinge polsi e caviglie.

Così anche lo scrivere, il dipingere, il comporre musica o qualsiasi altra forma d’arte è stata tramutata in lavoro. Niente di più banale. Da una mente compromessa da questa condizione, di certo, non può uscire nulla di geniale. L’arte ha bisogno di pace, amore e serenità. Mentre oggi è schiacciata da guerra, odio e mera apparenza. Le doti e le menti eccentriche sono devastate e uccise dalle richieste di mercato. La cultura è annichilita, standardizzata, amorfizzata e prosaicizzata. Anch’essa è stata sacrificata all’altare della banalità. Oggi l’istruzione sistemica crea burattini, persone prive di spunto individuale o criticità. Si covano, sin da tenera età, menti arrendevoli, disincantate e comuni. Si forgiano intere generazioni che mai e poi mai avranno in sè il seme della ribellione, perchè avvelenate e inertizzate della banalità. E oggi, la libertà vista con gli spenti occhi della mediocrità, non è altro che la libertà di scegliere tra la coca cola e la coca cola light o tra destra e sinistra o tra inter e milan. Chi mostra segni di insofferenza, chi esce fuori dagli schemi, chi si eleva, o tenta di elevarsi, al di sopra degli stereotipati canali è abbattuto, deriso, etichettato e isolato. Dal sistema? No, dalle sue creature. Oggi, chi ha creato questo mostro non ha più bisogno di intervenire (tranne per piccoli ritocchi o ammodernamenti). E’ una macchina che va da sè, in moto perpetuo, che si autoregola e auto genera, eliminando i corpi estranei.

Chi cerca di districarsi tra le sabbie mobili del mediocre e silenzioso vivere, è risucchiato e sprofonda inesorabilmente in una condizione di asocialità, che lo rende facilmente distinguibile, ergo identificabile, da ogni membro del sistema. Nel regno della banalità la grandezza non è contemplata, ma osteggiata e avvilita. La dittatura del capitale non ha fatto altro che amplificare e proliferare tutto questo nulla. L’uomo merce è quanto di più banale potesse essere pensato. Una meraviglia del creato usata come merce di scambio. La competitività ha formato un estremo e violento appiattimento delle condizioni di vita, banalizzando il pianeta e tutti gli esseri viventi, equiparando la maestosità della vita all’abisso della morte dei sensi. Perchè, se il metro di giudizio di un essere vivente è un pezzo di carta o un numerino sullo schermo di un computer, hanno ridotto il tutto al nulla e il nulla in tutto. Può esistere qualcosa di più banale?

 

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Case farmaceutiche dietro gruppi e campagne di sostegno sulla salute mentale

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di Martha Rosenberg e Evelyn Pringle

Nessuna pubblicità di farmaci o sponsor farmaceutico sul sito Web della Fondazione bipolare per bambini e adolescenti che si è rinominata alla maniera Zen la ” Fondazione dell’equilibrio mentale.” (meditation e medication sono la stessa cosa, no?) Invece, i visitatori del sito troveranno infidi racconti di bambini salvati dai farmaci bipolari e un elenco delle famiglie dei donatori. Ma secondo il Journal of American Academy of Child e Adolescent  Psychiatry gli orientamenti attuali che la Fondazione utilizza per discernere il disturbo bipolare nei bambini e negli adolescenti sono stati finanziati da Abbott, AstraZeneca, Eli Lilly, foresta, Janssen, Novartis e Pfizer. Oops.

L’American Academy of Child and  Adolescent  Psychiatry, il gruppo che produce il journal, è anche visto come una possibile organizzazione di facciata per Pharma. La rivista è la stessa in cui è comparso lo “Studio 329″ sul Paxil che ha sepolto i rischi di suicidio dell’antidepressivo negli adolescenti. Il procedimento giudiziario proposto dal procuratore generale di New York nel 2004 ha rivelato che la ricerca non era neanche stata scritta dai ventidue medici e ricercatori che elencava, ma (udite udite) dalla ditta di marketing della GlaxoSmithKline. Tutto, incluso informazioni scientifiche e terapeutiche.

Gli autori delle influenti linee guida del 2007 per l’infanzia del Journal of American Academy of Child & Adolescent  Psychiatry secondo il quale “a volte occorre l’uso di farmaci, ” pure avevano legami finanziari con Abbott, AstraZeneca, Boehringer-Ingelheim, Bristol-Myers Squibb, Cephalon, Eli Lilly, foresta Labs, GlaxoSmithKline (GSK), diverse divisioni di Johnson & Johnson e dieci altre aziende di farmaci. Nel solo 2012 l’Accademia ha ricevuto 221.000 dollari da Eli Lilly per ricerche e conferenze. Nientedimeno.

“I bambini sono costretti dal personale scolastico a prendere i loro farmaci, ” dice Gwen Olsen, autore di “Confessioni di un Pusher di farmaci”. “Sono costretti dai genitori e dai loro medici a prendere questi farmaci. Così, i bambini sono il tipo di paziente ideale: per ‘longevità’ e perché l’assunzione del farmaco viene loro imposta.”.

Un altro gruppo ampiamente visualizzato come facciata di Pharma è la Fondazione americana per la prevenzione del suicidio, dedicato a combattere il suicidio causato da carenza dei farmaci che promuove. La prevenzione del suicidio è uno strumento di base del marketing per Pharma. Quello che non dicono è che, nonostante le vendite di antidepressivi siano aumentate del 400% sull’onda delle loro campagne terroriste, i suicidi non solo non accennano a diminuire, ma piuttosto aumentano in proporzione preoccupante: 36.000 morti l’anno. Nientedimeno.

La Fondazione americana per la prevenzione del suicidio ha ricevuto 100.000 dollari da Eli Lilly nel 2011 e 50.000 dollari nel 2012 ed è stato guidato per lungo tempo dallo psichiatra Charles Nemeroff, buttato fuori dalla Emory University dopo che il Congresso scoperto versamenti segreti da Pharma alla Emory per almeno 1,2 milioni di dollari. Nientedimeno.

Secondo la rivista di medicina UIC, nella primavera 2008 Pharma ha dato tra i 10.000 e 24.000 dollari alla Facoltà di Medicina della University of Illinois di Chicago, insieme a GSK, produttrice del Paxil.

Un altro gruppo incerto è il Consiglio nazionale per l’assistenza sanitaria comportamentale alla comunità, descritto sul suo sito web come “un’associazione senza scopo di lucro che rappresenta 1.300 organizzazioni di salute mentale e trattamento e riabilitazione della dipendenza”. Tuttavia riceve donazioni di almeno mezzo milione di dollari da Pharma. Nel 2010, il Consiglio ha ricevuto 190.000 dollari da Eli Lilly e 500.000 dollari da AstraZeneca. Bel lavoro senza scopo di lucro, se si può dire. Secondo la sua stessa rivista l’anno precedente il gruppo ha ricevuto finanziamenti da AstaZeneca e Bristol-Myers Squibb.

Nessuna meraviglia che il Consiglio spinga nella sua rivista National Council la “settimana della consapevolezza della malattia mentale, della prevenzione del suicidio” e l’idea redditizia che la dipendenza è “una condizione medica cronica trattabile, simile a diabete o malattie cardiache”. Già.

Infine, c’è l’American Professional Society of ADHD and Related Disorders (APSARD), la prima organizzazione internazionale con sede negli Stati Uniti a concentrarsi esclusivamente sull’ADHD. “L’APSARD offrirà una gamma di servizi tra cui un sito Web completo, una riunione scientifica annuale, una rivista trimestrale e lo sviluppo di linee guida per affrontare la diagnosi, valutazione e trattamento dell’ADHD per tutta la durata della vita” questo promette il suo primo comunicato stampa senza menzionare che Eli Lilly finanzierà la newsletter * e le conferenze del 2010. Oops.

Oltre ai fondi da Pharma, molti psichiatri riescono ad arrotondare le proprie entrate prescrivendo farmaci di cui i loro pazienti – adulti e i bambini – potrebbero perfino non avere bisogno. Uno psichiatra che lavori otto ore al giorno facendo terapia della comunicazione “guadagna circa 940 dollari al giorno, 4.700 dollari la settimana e 225.000 dollari all’anno, ” osserva un articolo intitolato, “The Industrialized, New-Deal Age of Psychiatry” dello psichiatra Ronald Ricker. Tanta fatica per così poco? “Molto meglio fare ai propri pazienti visite mensili di controllo della durata di 15 minuti – ciascuna pagata circa 90 dollari” dice Ricker.  “Moltiplica per una quarantina di pazienti al giorno e aggiungi qualche extra e … voila, l’incasso supera di slancio un milione di dollari all’anno”. Nientedimeno. La pillola dalle uova d’oro è spalleggiata dalla finta malattia e da gruppi di sostegno di pazienti finanziata da Pharma. FINE.

Evelyn Pringle è un giornalista investigativo e un ricercatore farmaceutico.

Martha Rosenberg è un reporter investigativo che si occupa di salute, e autrice del libro “ Born With a Junk Food Deficiency: How Flaks, Quacks and Hacks Pimp The Public Health “(Prometheus Books).

Articolo originale:

http://www.opednews.com/articles/selling-marked-up-Drugs-Wi-by-Martha-Rosenberg-130217-32.html

 

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Mazzini, massoneria, cospirazioni

Mi capita spesso, girando per siti “cospirazionisti” e non, di veder indicati lo “stato nazionale” e la “sovranità nazionale” quali ultimi baluardi contro l’ininterrotta avanzata dei poteri sovranazionali.
L’errore sta nel considerare le potenze sovranazionali come contrapposte ed antagoniste degli “stati nazionali”.
In verità, questi stessi stati nazionali non rappresentano che un passaggio verso la meta definitiva, che si rispecchia nell’edificazione dello stato unico mondiale.
Più che concorrenti ed antagonisti, essi ne sono precursori, ed in ogni caso ne condividono l’essenza, ovvero l’acquisizione delle libertà del singolo e il loro trasferimento in apparati governativi.

Lo stato è già una gabbia, e i gruppi sovrannazionali preparano semplicemente una gabbia più grande.

Per dirla con Giuseppe Mazzini, uno dei grandi precursori del pensiero mondialista,
“La vostra fede (sta parlando ad una platea di massoni, n.d.S.) abbraccia tutta quanta l’Umanità.
Ma la Patria è il punto d’appoggio della leva, l’altare dell’Umanità.”

Le “patrie”, gli stati nazionali, sono i punti d’appoggio su cui si doveva edificare il progetto più grande, universale.
E così sta accadendo. (Carlo Santaruina) 

Gli Illuminati erano repubblicani…

Lettera di Mazzini alle Logge Massoniche ai Fratelli di Sicilia
Lugano, 27 Agosto 1863

Fratelli.
Abbiatevi una stretta di mano da me ed una parola di gratitudine e di augurio.
La stretta di mano è a voi come patrioti dell’Isola iniziatrice.
La parola usata e d’augurio è a voi come Massoni.
Voi avete una importante missione da compiere: quella di restituire la Massoneria all’antico spirito dell’istituzione.
E dico: restituire, perché la Massoneria non fu, nei periodi nella sua potenza, straniera, come poi la fecero, ai destini politici dei popoli.
Fu dall’origine la santificazione del Lavoro.
E il Tempio, simbolo d’ un ordinamento sociale, racchiudeva nel concetto tutta quanta l’attività umana.
Molay cadde vittima d’un re e d’un papa.
Piú dopo, la Massoneria dava parola d’ordine ai suoi: L.P.D. lilia pedibus destinam e distruggeva infatti i gigli di Francia.
Gli Illuminati erano repubblicani.
Fu soltanto nell’epoca del suo decadimento che l’istituzione si ridusse a formola di amicizia e di carità mutua, accogliendo principi nel suo seno.
Il risorgere d’un Popolo è solenne occasione al risorgere dell’istituzione.
E voi lo intendete e lo farete intendere ad altri.
L’Italia Una e Repubblicana deve essere il Tempio dal quale la bandiera che non conosce padroni se non Dio nel cielo e il Popolo in terra, insegnerà amore, fratellanza d’uguali e associazione delle nazioni.
La vostra fede abbraccia tutta quanta l’Umanità.
Ma la Patria è il punto d’appoggio della leva, l’altare dell’Umanità.
Siate dunque Italiani per potere operare colla forza di venticinque milioni di liberi a pro’ dell’intero mondo.
Fate che i vostri non dimentichino nelle forme lo spirito.
Il simbolo senza l’idea è cadavere.
E i massoni del XIX secolo e d’Italia devono essere piú vicini d’un passo alla rivelazione dell’Idea che non quelli dei secoli addietro.

Voi volete gli uomini fratelli; volete dunque che sia abolito il privilegio ereditario governativo.
Il Gran Maestro non è né può essere ereditario.
Voi volete la luce per tutti.
Voi dunque volete abolire il monopolio della luce e della scienza in un solo individuo.
Il Grande Architetto dell’Universo non ha vicarii in terra, se non quelli che piú lavorano col sagrificio all’edificazione del suo Tempio.
Guardate al Papato, e dite se la sua caratteristica è il sagrificio.
Monarchia e Papato adunque sono incompatibili col trionfo della vostra Istituzione.
Non lo dimenticate.
Dio e il Popolo: ecco il vostro simbolo; la vostra parola sacra.
Guidate per mano i vostri adepti ad esso e moltiplicate.

E non vi separate da quanto riguarda i dolori, i bisogni, le aspirazioni dei vostri fratelli profani ancora.
Il miglior metodo d’iniziazione è la comunione con essi.
Abbiatemi fratello nella fede dell’avvenire.

Gius. Mazzini
(Scritti editi e inediti, Edizione Nazionale, LXXVI, Epistolario XLVI, pp. 48-52)
Così si rivolgeva Giuseppe Mazzini, Padre della patria, ai fratelli massoni delle logge siciliane.
Un documento storico di una importanza notevole.
I rapporti tra Mazzini e la massoneria sono noti; secondo il grande Oriente d’Italia Mazzini fu massone e ricoprì anche la carica di Gran Maestro, mentre secondo altri storici la sua affiliazione alla libera muratoria non è ancora provata.
Quel che è certo è che Giuseppe Mazzini condivideva gli scopi e i valori della massoneria, e ad essa guardò sempre con grande simpatia.
In questa lettera rivolgendosi ai fratelli siciliani rievoca il ruolo della massoneria, e ricorda come fu proprio la libera muratoria la protagonista della rivoluzione francese.
Gli storici che sostengono questa posizione attualmente vengono catalogati nel filone del “complottismo”, mentre per Mazzini e i massoni del XIX secolo era una realtà assodata.
Mazzini si spinge oltre, sostenendo che “Gli illuminati erano repubblicani”.
Il riferimento è agli Illuminati di Baviera di Weishaupt, quell’ordine segreto settecentesco che aveva come obiettivo la distruzione dell’ordine sociale esistente, e l’edificazione di un Nuovo Ordine retto dagli iniziati.

Ufficialmente la massoneria odierna disconosce e prende le distanze dalle idee e dall’operato degli illuminati, e dalla loro ideologia indubbiamente luciferiana.
Le parole di Mazzini dimostrano invece chiaramente come ancora nel XIX secolo l’eredità dell’ordine di Weishaupt fosse orgogliosamente rivendicata dai liberi muratori.
Infine, risultano interessanti i riferimenti di Mazzini alla visione “mondiale” della massoneria e dei nuovi stati nazioni che per opera della massoneria stessa stavano sorgendo.
Stati nazione che rappresentavano solamente un primo passo verso una unione più ampia, sovranazionale.
Parole e concetti che risultano alquanto familiari alle nostre orecchie, dal momento che i nostri “rappresentanti democratici” non perdono occasione di ribadirli.
E tutti i vari “capi di stato” che con devozione esaltano la visione e la “religiosità” mazziniana, a quale religiosità si riferiscono?

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La Nato economica al lavoro

eu_us_flagDi Manlio Dinucci

«L’amore statunitense per il popolo italiano, che ospita così tante basi militari Usa sul proprio territorio..»: lo ha dichiarato il presidente Obama ricevendo alla Casa bianca il presidente Napolitano «l’indomani di San Valentino». Perché tanto amore? Il popolo italiano«accoglie e ospita le nostre truppe sul proprio suolo».
Accoglienza molto apprezzata dal Pentagono, che possiede in Italia (secondo i dati ufficiali 2012) 1485 edifici, con una superficie di 942mila m2, cui se ne aggiungono 996 in affitto o concessione. Sono distribuiti in 37 siti principali (basi e altre strutture militari) e 22 minori. Nel giro di un anno, i militari Usa di stanza in Italia sono aumentati di oltre 1500, superando i 10mila. Compresi i dipendenti civili, il personale del Pentagono in Italia ammonta a circa 14mila unità. Alle strutture militari Usa si aggiungono quelle Nato, sempre sotto comando Usa: come il Comando interforze, col suo nuovo quartier generale di Lago Patria (Napoli).
«Ospitando» alcune delle più importanti strutture militari Usa/Nato, l’Italia svolge un ruolo cardine nella strategia statunitense che, dopo la guerra alla Libia, non solo mira alla Siria e all’Iran ma va oltre, spostando il suo centro focale verso la regione Asia/Pacifico per fronteggiare la Cina in ascesa.
Per coinvolgere gli alleati europei in tale strategia, Washington deve rafforzare l’alleanza atlantica, anche economicamente. Da qui il progetto di un «accordo di libero scambio Usa-Unione europea», riproposto da Obama nell’incontro con Napolitano. Accordo che riscuote l’incondizionato appoggio del presidente italiano ancor prima che sia scritto e ne siano valutate le conseguenze per l’economia italiana (soprattutto per le pmi e le aziende agricole). Si tratta, sottolinea Napolitano, di «un nuovo stadio storico nei rapporti tra Europa e Stati Uniti, non solo economicamente ma anche da un punto di vista politico».
Si prospetta dunque una  «Nato economica», funzionale al sistema politico-economico occidentale dominato dagli Stati uniti. Sostenuta dai grandi gruppi multinazionali, come la potente banca statunitense Goldman Sachs. Il nome è una garanzia: dopo aver partecipato alla truffa internazionale dei mutui subprime e aver così contribuito a provocare la crisi finanziaria che dagli Stati uniti ha investito l’Europa, la Goldman Sachs ha speculato sulla crisi europea, istruendo i suoi principali clienti su come fare soldi con la crisi e, subito dopo, piazzando al governo in Italia (grazie a Napolitano) il suo consulente internazionale Mario Monti.
Il cui governo è stato subito garantito dal segretario del Pd Bersani come «autorevole e a forte caratura tecnica». Lo stesso Bersani, intervistato da America 24, dichiara ora che, «nella tradizione di governo del centrosinistra di assoluta fedeltà e amicizia con gli Stati uniti, siamo assolutamente favorevoli a che fra Europa e Stati uniti si creino meccanismi di libero scambio». Comunque vada il voto, l’adesione dell’Italia alla Nato economica è assicurata.

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L’intelligenza senza amore non capisce: può dominare il mondo, ma perde se stessa

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di Francesco Lamendola

Il male più grave da cui è afflitto l’uomo moderno sembra essere, parafrasando San Paolo, la mancanza di carità: «Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sono come un bronzo che risuona, o un cembalo che tintinna (1 Corinzi, 13, 1).

Orgoglioso della sua ragione e della sua scienza, fiducioso nel progresso, convinto di poter spiegare e dominare ogni cosa, egli si è allontanato dal proprio centro interiore, ha reciso la relazione con il trascendente, si è fatto il Dio di se stesso e, senza quasi rendersene conto – tanto più che si riempie frequentemente la bocca di parole come fraternità, amicizia, amore – si è chiuso alla relazione autentica con l’altro, non lo ascolta, non lo capisce, vede ovunque solo degli specchi che gli rimandano la propria immagine, è sordo e cieco e murato vivo dentro il proprio orgoglio ed il proprio egoismo, la propria aridità spirituale.

E, quel che è peggio, crede di capire, anzi, crede di aver capito; solo perché possiede numerose nozioni, ritiene anche di conoscere: ma capire è un’altra cosa; la sua è una intelligenza sterile, che non capisce, che non getta ponti verso l’esterno, perché non sa dire “tu”, non sa uscire da se stessa, è prigioniera del proprio orgoglio intellettuale, del proprio egoismo, della propria sensualità; ignora la semplice verità che si conosce realmente solo quel che si ama, perciò se non si ama niente e nessuno, nulla si conosce, si è sprofondati nell’ignoranza più completa.

Non è stato un filosofo, ma uno scrittore, Bonaventura Tecchi (1896-68), uno scrittore oggi alquanto dimenticato, non citato mai nelle antologie scolastiche, non ricordato mai nei salotti televisivi, a scrivere alcune delle pagine più acute sul dramma dell’uomo moderno chiuso in se stesso, avvitato nel proprio egoismo e incapace di vera relazione con il prossimo.

Vale la pena di riportare alcuni passaggi dall’ultimo capitolo del suo romanzo «Gli egoisti», per la loro chiarezza esemplare, per la straordinaria penetrazione e per la lucidità concettuale che rivelano, ignote a molti, troppi sedicenti pensatori contemporanei, magari tanto acclamati dalla critica e così spesso invitati a pontificare in televisione o nei pubblici convegni, riempiendo le sale di pubblico adorante (Milano, Bompiani, 1959,  pp. 311 sgg.): Leggi il resto dell’articolo

Democrazia, ovvero tutti contro tutti

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Ogni volta che arriva il momento delle “elezioni”, risulta sempre più evidente un fatto: la “democrazia” è lo strumento migliore di cui un gruppo di potere può disporre per tenere a bada la “massa”.
Il problema di chi detiene il potere, dall’inizio dei tempi, è infatti trovare il modo per tenere soggiogata la gran quantità di sudditi, numericamente di molto superiore rispetto all’elite che governa.

La soluzione più raffinata al quesito l’ha offerta proprio la democrazia: basta fare in modo che la massa si divida e si affronti tra sè.
Occorreva creare “fazioni” – destra sinistra, sopra sotto, progressisti conservatori, riformisti liberali liberisti – e lasciare che la massa si tenesse occupata per conto suo.
Meglio il partito giallo o quello verde?
E’ più credibile l’onorevole Strarubo o il presidente Bevilsangue?
E se non scelgo nessuno?
Votare o non votare: ulteriori divisioni.
I dibattiti dilagano, le discussioni imperversano, le parole scorrono e scorrono, e gli animi si scaldano.
Energie buttate al vento, cattivo sangue, cattivo umore, rabbia e frustazione, gli uni contro gli altri.

D’altra parte, se ci si trova di fronte ad un branco di cani randagi inferociti pronti a saltarci addosso, la soluzione per sfuggire al pericolo è gettare tra di essi due o tre bistecche e lasciare che si sbranino tra di loro.
Quando c’erano i re, quando c’erano i nobili, e dopo i dittatori, si aveva una situazione in cui un gruppo di potere aveva di fronte una massa di sfruttati compatta, uniti nella consapevolezza che il nemico fosse colui che sta in alto e sfrutta “la plebe”.
Una situazione potenzialmente pericolosa, in cui solo un utilizzo smodato della forza poteva servire per evitare il peggio.
Con la democrazia invece il problema è stato risolto egregiamente: bistecche lanciate tra la folla, e il gioco è fatto.

 

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