Un giudizio complessivo su Monti.

Camera - informativa del Governo su politiche UE

di Uriel Fanelli

Mi chiedono un giudizio complessivo, prima delle elezioni, su Monti, come tecnico. Onestamente non ho mai considerato monti come “Tecnico” perche’ viene dall’ Universita’, luogo ove di politica se ne fa eccome, e si fa quella piu’ marcia, corrotta e miserabile. Confondere un accademico per un “non politico” in Italia e’ da mentecatti: un accademico e’ uno stronzo che nuota nella merda, cioe’ un politico che si prostituisce ai piu’ bassi espedienti del carrierismo.
Per spiegare questo occorrerebbe spiegare il mix di massoneria, carrierismo, raccomandazioni e cordate del mondo accademico, diciamo che non voglio che il vostro monitor si tinga di merda, credetemi: chi viene dal mondo accademico rappresenta, per forza di cose , tutti gli aspetti che considerate NEGATIVI della politica, con una concentrazione mai vista nella politica mainstream. Il piu’ pulito tra gli accademici fa sembrare Er Batman un’educanda.
E come tecnico? Monti non e’ un tecnico, e non e’ nessuno nel suo governo. Come sapete faccio il tecnico, anche se molti pensano che io sia ad un “alto bordo” troppo alto, da un paio di decenni ormai, e posso riassumere il lavoro del tecnico – e la relativa etica – in due punti fondamentali:
  • Il tecnico e’ chiamato a produrre o mantenere in funzione applicazioni della scienza teorica.
  • Differentemente dallo scienziato, il tecnico ha come misura del proprio lavoro il buon funzionamento di tali applicazioni.
  • Il buon funzionamento dell’applicazione corrisponde ad una serie di fatti misurabili e non ad opinioni personali.
Il “buon funzionamento” e’ il funzionamento dell’applicazione vista sistema chiuso, dal momento che e’ difficile parlare degli effetti collaterali: ho messo in piedi e fatto girare alla perfezione dei prodotti che non hanno avuto successo sul mercato. Sebbene l’uptime sia stato del 100% e i KPI fossero ottimi, semplicemente ai clienti non piaceva.
In questo caso, il tecnico ha il compito di far funzionare il servizio: che piaccia ai clienti e’ affare di chi lo disegna e di chi lo propone pensando che piaccia, o facendo credere che piacera’ a chi eroga il budget.
Detto questo, un governo di tecnici e’ per forza di cose un governo che:
  • E’ chiamato a produrre applicazioni di una scienza teorica che sarebbe una ipotetica  scienza legata all’attivita’ di governo.
  • Differentemente dal politologo, risponde del buon funzionamento dell’ applicazione stessa.
  • Il buon funzionamento e’ misurato mediante fatti , appunto, che siano misurabili.
 Chiarito questo , occorre quindi capire che se le applicazioni sono i provvedimenti presi dal governo, il tecnico non puo’ dirvi che se fa una legge di bilancio, allora sarete piu’ ricchi o l’economia cambiera’. Pero’, se fa una legge di bilancio che deve abbassare il debito e creare disavanzo, DEVE proprio abbassare il debito e creare disavanzo.
Il punto e’ che il debito pubblico italiano e’ aumentato di misura, senza che il PIL sia cresciuto. Questo e’ un fatto, assolutamente misurabile, che mostra il fallimento di Monti.
L’altro punto era la creazione di disavanzo. E’ vero che oggi c’e’ un poco di disavanzo, ma c’era anche prima di Monti , e se il disavanzo corrisponde ad un aumento del debito, di fatto e’ un giro di cassa: ho chiesto soldi in prestito per tenerli in cassa.
Il governo vanta il calo dello spread, ma su questo bisognerebbe un attimo calcolare il valore. Lo spread alto e’ pericoloso perche’ rende difficile per le aziende avere credito a buon prezzo. Ora, se e’ vero che lo spread e’ abbassato, e’ anche vero che il credito a buon prezzo e’ raro quanto prima.
Anche ammesso che sia stato Monti a far abbassare lo spread, la sua applicazione NON STA funzionando, perche’ credito e’ ancora difficile quanto nei tempi in cui lo spread era alto.
Un’altra persona che appartiene allo stesso governo, la ministrA del lavoro, ha a sua volta un altro bel carico di fallimenti. Innanzitutto nonostante la sua riforma l’occupazione non cambia ne’ in qualita’ ne’ in quantita’, e poi ha fatto errori clamorosi con gli esodati: inizialmente erano solo 60.000, poi se ne sono aggiunti altrettanti e…. e a questo punto un tecnico perde il posto, perche’ un errore di capacita’ del 100% non e’ tollerabile, PUNTO. Un-tecnico-non-puo’.
E’ difficilissimo vedere le applicazioni del lavoro “tecnico” degli altri ministri.
Innanzitutto perche’ non si capiva quali fossero i fatti cui miravano: un tecnico risponde di una applicazione che viene misurata in qualche modo, noto sin dal’inizio. Quali fossero le applicazioni che la Cancellieri era chiamata a produrre, o che era chiamato a produrre Profumo, o Passera, non si e’ mai capito, ne’ come si intendesse misurarne l’efficacia. Su quali fatti?
Saro’ molto sincero: i signori del governo Monti non si sono certo comportati come tecnici. Non hanno stabilito KPI o KSI sin dall’inizio, non hanno chiarito quali fossero gli obiettivi, o meglio: inizialmente l’obiettivo era la crescita, ma poi hanno lasciato perdere.
Colgo l’occasione per ricordare che non e’ che le loro applicazioni NON ABBIANO FUNZIONATO: e’ semplicemente CHE NON LE HANNO COSTRUITE.
Le famose “liberalizzazioni” non hanno fallito: semplicemente, tra emendamenti e modifiche, non sono mai divenute leggi. Le riforme fatte non sono mai diventate efficaci perche’ NON SONO MAI STATE REALMENTE REALIZZATE.
Supponiamo che mi chiedano di costruire un sistema che faccia BGP Attraction e che mi diano dei valori su cui misurare il suo funzionamento, tipo Uptime, tipo latenza, oscillazione, eccetera.
Se io costruisco un sistema e manco di raggiungere gli obiettivi di uptime, latenza, oscillazione, banda, traffico, possiamo ancora cercare le cause del fallimento nell’ambiente circostante. Magari non c’era traffico da attirare.
Ma se il sistema NON VIENE MAI COSTRUITO E NON ENTRA MAI IN PRODUZIONE, non posso dare la colpa alla congiuntura: non ho MAI COSTRUITO il sistema che doveva fare delle cose. Il problema non e’ che il sistema abbia funzionato MALE, il problema e’ che non e’ mai stato costruito!

Il punto di Monti non e’ che le sue riforme abbiano fallito nel raggiungere i KPI. E’ che NON HA MAI FATTO ALCUNA RIFORMA.

Ora, tra i tecnici ce ne sono alcuni piu’ bravi nella fase del design e dell’implementazione, cioe’ nel costruire, e altri molto bravi nel cosiddetto BAU , Business As Usual, quando bisogna monitorare il sistema, tenerlo oliato e funzionante, prevedere i tempi di manutenzione e di rinnovo delle parti, eccetera.
Monti non ha dimostrato ne’ di saper costruire qualcosa di nuovo – cosa che non ha fatto- ne’ di saper far funzionare bene l’esistente: il continuo degrado nel funzionamento della macchina pubblica e’ sotto gli occhi di tutti. Non solo non e’ migliorata, ma e’ addirittura peggiorata: le province italiane sono in un limbo di mancati finanziamenti e mancato consolidamento , per dirne una. Le aziende italiane sono ancora in attesa di 70 miliardi di pagamenti dallo stato, per dire la seconda.
Monti non e’ riuscito a costruire niente che non esistesse gia’, non ha migliorato nulla di quanto c’era, non ha raggiunto gli obiettivi che si proponeva, ovvero le riforme, e come se non bastasse l’unico obiettivo che dice di aver raggiunto, il calo dello spread, non sta producendo l’effetto sperato di rendere piu’ facile l’accesso al credito.
 Un’altra puttanata che dicono di Monti e’ la cosiddetta “credibilita’” dell’ Italia. Ora, se sei un politico questa e’ una carta che ti puoi giocare facendoti fotografare a destra e a sinistra con altri capi di stato. Ma se dici di essere un tecnico, occorre una misura, e una misura di qualche fatto, che non sia riconducibile a sensazioni o opinioni.
Un fatto che misura la credibilita’ di un paese e’ la quantita’ di investimenti stranieri. Tali investimenti sono aumentati? No.  Su quali fatti dite che sia aumentata la “credibilita’” dell’ Italia? In realta’ avete solo opinioni, niente di misurabile, cosa tipica dei politici: sono loro che lavorano con le opinioni.
Sia Chiaro,non sto facendo campagna elettorale. Ma se mi chiedete un giudizio su Monti, allora lo riassumo cosi’:
  • Non e’ vero che non sia un politico, anzi viene dalla peggiore e piu’ maleodorante pozza di miserabile politica che esista in Italia, ovvero il mondo accademico. E’ un politico, E DEI PEGGIORI.
  • Non e’ vero che sia un tecnico, perche’ non ha mai avuto ne’ accettato la responsabilita’ dei meccanismi da lui gestiti.
  • Le uniche cose che dice di aver migliorato non hanno portato risultati positivi (lo spread) o non sono misurabili nei fatti (la credibilita’).
  • Non ha FATTO proprio un bel niente che non esistesse gia’, ovvero ha aumentato le tasse come avevano fatto tutti.
  • Ha peggiorato diverse cose, tra cui tasso di disoccupazione e ammontare del debito pubblico.

In altre parole: un totale fallimento, nelle premesse, nell’esecuzione e nei risultati.

Monti vi e’ sembrato spettacolare solo perche’ prima c’era Berlusconi. In senso assoluto, fuori dal confronto, legato principalmente alla percezione mediatica, il governo Monti e’ stato uno dei PEGGIORI governi che l’ Italia abbia mai avuto. 

Fonte

Rifiuti speciali: bruciati nei cementifici, arriva l’ok del Senato

70870_862706__MG_6704_5_8079960_medium

di Debora Billi

Si bruceranno rifiuti senza costruire inceneritori. E a tenere a bada la popolazione ci penseranno i “bravi ragazzi”, che nei cementifici bruceranno poi quel che vogliono.

Mentre voi siete lì a scrivere post sui rifiuti, a raccogliere firme contro l’inceneritore dietro casa, ad invocare la differenziata e a sfilare al corteo alla discarica, c’è qualcuno che approva in sordina la seguente cosa:

All’articolo 3, comma 1, lettera d), e comma 3, nonché all’articolo 5, comma 3, la parola: ‘salve’ sia sostituita con le parole: ‘ivi incluse'”.

Non avete capito niente? Così dev’essere. Infatti, l’enigmatico decretino appena approvato al Senato, con la sostituzione dell’altrettanto enigmatica paroletta, in pratica stabilisce che i rifiuti solidi urbani siano considerati rifiuti speciali e possano essere bruciati nei cementifici. Lo avevamo anticipato già nell’aprile scorso.

Qual è il vantaggio di ciò? Semplice: in Italia c’è una notevole produzione di cemento, e quindi i cementifici sono praticamente ovunque. In ogni regione, in ogni provincia, quasi in ogni comune. Voilà: non c’è più bisogno di costruire inceneritori, per incenerire rifiuti. Non solo, l’incenerimento nei cementifici impedisce il controllo da parte dei cittadini, quello che si verifica continuamente con i termovalorizzatori: i cementifici sono piccoli, privati, sparsi ovunque, chi potrà riuscire a controllare cosa si brucia lì dentro?

Anche perché in molti casi si rischia anche la fucilata, è noto che molte aziende cementiere sono ahinoi in odor di mafia o camorra. Consegnando loro anche i rifiuti, tra l’altro, è come autorizzarli a bruciare nei loro forni davvero la qualunque: già lo fanno illegalmente, ora lo faranno quasi legalmente. Chi andrà a controllare che nel cementificio non si brucino anche rifiuti tossici, clandestini, persino radioattivi come già accaduto, o provenienti da chissà dove? E che le ceneri speciali non vengano mescolate al cemento?

E’ la quadratura del cerchio. Si è inventato un sistema per far scomparire una buona volta tutti i rifiuti urbani, speciali e tossici senza dover combattere battaglie estenuanti con la cittadinanza; senza dover costruire mille inceneritori; senza sfinirsi a mandare Arpa e controlli. Saranno i bravi ragazzi a tenere a bada il territorio circostante, e si sa che i bravi ragazzi mantengono l’ordine pubblico molto meglio dei manganelli.

Ad ogni microarea il suo microinceneritore, e tutti zitti. Miracoli della filiera corta.

Fonte

Democrazia diretta.

vote-button-tasto-vota-internet-democracy-democrazia-diretta-direct

di Uriel Fanelli

Sempre a riguardo della questione tecnologica, mi hanno chiesto che cosa pensi della “democrazia diretta via internet”, ovvero dell’idea di usare gli strumenti ed i tempi di Internet per gestire la partecipazione alle elezioni. Questa idea della tecnologia diretta e’ molto diffusa, sta prendendo piede, e devo dire che e’ una delle cazzate piu’ immani della storia.
Il problema e’ che moltissimi pensano che il problema della democrazia sia la democrazia stessa. Pensano cioe’ che basti dare il voto a tutti per ottenere il miglior paese possibile, quando la democrazia in se’ e’ nata per scongiurare che si ottenga il peggior paese possibile , ma non garantisce per nulla di avere il migliore.
Quando e’ nata la democrazia era un mezzo. Nessuno si sognava di dire che fosse un sistema di valori, o un sistema politico dotato di ideologia. Essa fu adottata per una ragione semplice: se la maggioranza e’ d’accordo con qualcosa, e se ne e’ pure discusso con la minoranza -magari facendo qualche concessione- il sistema e’ piu’ lontano dall’idea di rivolta violenta o di guerra civile.
Questo pero’ e’ evidentemente un mezzo, e’ uno strumento. Non e’ certo un insieme di valori o un qualcosa che , da solo, vi possa garantire un governo.
Facciamo un esempio pratico per spiegare. Ricorderete la vicenda di Omar ed Erika. I due uccisero a coltellate la madre di Erika e il fratellino, e la prima cosa che fece la ragazza fu di uscire gridando che erano stati alcuni slavi. Leggi il resto dell’articolo

ELOGIO DELLA CORRUZIONE

Lincoln-movie-wallpapers-3

di Gianni Petrosillo

Il titolo è volutamente provocatorio ma è bene non essere umorali prima di saltare alla conclusioni e lapidare l’autore di questo intervento.

Quel che d’acchito può apparire disonesto ed immorale non è detto che, in fondo, lo sia. La grandi trasformazioni sociali sono perennemente intrecciate alla tragedia e al sacrificio, anche estremo, di individui e gruppi, per agguantare gloria e trionfi.

Non v’è disegno collettivo che non si accompagni a mirabili ideali e truci inganni, ad eroiche aspirazioni e basse menzogne, all’immolazione corporale per la causa  e al cedimento tattico per la preservazione della strategia complessiva, di quanti si mettono in ballo per affrontare gli eventi ed incidere sui medesimi.

Se una determinata iniziativa è finalizzata a raggiungere più elevate mete ed un miglioramento comune, mai esente da sforzi immani e spesso devastanti, se essa mira a  cogliere il senso dei rivolgimenti epocali per mettersi a capo dei mutamenti, significa che quel primigenio giudizio era stato, quanto meno, affrettato.

Sono gli esiti e i traguardi toccati a smentire quest’ultimo, come direbbe il Croce, ed è la neghittosità intellettuale e l’accecamento dogmatico  che fa sorgere la scomunica e scorgere la nequizia laddove si affaccia la Storia.

Lo sdegno e l’indignazione dei predicatori dalla vista corta e dalla tunica lunga, almeno quanto la lingua, producono unicamente arretramento ed oscurantismo, frenando gli spiriti animali che rendono vive e combattive le varie formazioni antropiche.

Ai moralizzatori di casa nostra, col codice penale in bocca e la segatura nel cervello, staranno fischiando le orecchie, ma è bene spiegare a lorsignori che nessuna civiltà è mai progredita adottando i categhismi integrali del giustizialismo e del legalitarismo.  E’ giusto che le regole esistano e che vengano, fin dove possibile, rispettate, ma ci sono sempre gli stati d’eccezione a sconfermarle, quelle circostanze mutevoli ed imprevedibili che creano nuovi contesti e richiedono adattamenti organizzativi, passando da lotte furibonde e dispute sanguinose. Anzi, se si guarda alla nostre faccende trascorse, uno dei periodi di massimo splendore per l’Italia è stato proprio il Rinascimento, epoca di scoperte scientifiche e di prosperità culturale ed economica ma anche di complotti, intrighi e ammazzamenti a sfondo politico (e di ogni altro genere criminale).

In questi giorni, è uscita nelle sale italiane l’ultima fatica cinematografica di Steven Spielberg, Lincoln, la storia del 16° Presidente degli Stati Uniti D’America. Gli americani sono bravissimi nel trattare le loro questioni nazionali che non mancano di narrazione agiografica ma, ugualmente, non tralasciano il cinismo che ne sta alla base. Lincoln è ricordato nei libri e nell’immaginario collettivo mondiale per aver combattuto il regime di schiavitù del Sud. Tuttavia, non si trattò, tanto ed esclusivamente, di un fatto umanitario ma di una necessità strategica, politica ed economica dei suoi tempi.

Come scrive l’economista veneto Gianfranco La Grassa, quel conflitto era propedeutico all’acquisizione delle condizioni-base per l’ ascesa degli Usa a prima potenza mondiale: “L’evento cruciale fu la guerra civile o di secessione del 1861-65 che fu sanguinosissima. Si confrontarono l’Unione (del nord) e la Confederazione (del sud). La simpatica e nobile scusa – di cui Abramo Lincoln viene considerato, sbagliando completamente indicazione, l’idealista portatore – fu la liberazione degli schiavi, lavoranti nelle piantagioni di cotone del sud. In realtà, la questione era molto più prosaica. I confederati, produttori di cotone esportato verso l’Inghilterra della prima Rivoluzione industriale (industria soprattutto tessile), sostenevano le virtù del libero mercato e dunque del commercio internazionale senza intralci tra loro e l’Inghilterra. Questa era l’ideologia propagandata, ad es., da Thomas Cooper, mediocre economista, che seguiva le tesi ricardiane della teoria dei costi comparati. Il Nord non se ne diede per inteso, voleva sviluppare l’industria, utilizzando il protezionismo necessario per una certa fase iniziale di irrobustimento della stessa; seguendo quindi semmai l’impostazione listiana dell’“industria nascente”. Per ottenere tale risultato, dovette però schiacciare il Sud; e per schiacciarlo incrementò non soltanto l’industria in genere, ma pure quella delle armi, con tutte le innovazioni che questa comporta quando è messa alla frusta”.

Nella pellicola di Spielberg emerge l’elemento economico, quello dello svantaggio competitivo del Nord che non può usufruire di mandopera gratis come nel Sud (cosa che ostacola la costituzione di rapporti sociali e produttivi pienamente capitalistici), mentre è carente quello politico (l’impellenza di recidere la dipendenza geopolitica dall’Inghilterra). Tuttavia, ciò che non difetta è la descrizione dei mezzi, poco ortodossi, di cui Lincoln si serve per raggiungere i suoi legittimi e progressivi (per tutta la società americana, anche per quella parte che gli è nemica) obiettivi. Il Presidente corrompe i “congressisti” dell’opposizone, ne compra i voti promettendo incarichi e prebende, tutto pur di far approvare il XIII emendamento contro la schiavitù. Insomma, il capo dei Repubblicani esaurisce i suoi scopi grazie al suk dei parlamentari, per mezzo di corruzione e regalie. Immagino che anche laddove detto stratagemma fosse fallito egli sarebbe ricorso a sistemi ancor più persuasivi…

Se Oltreatlantico, in quelle contingenze, fosse vissuto un avo di Marco Travaglio, probabilmente costui avrebbe chiesto l’immediata messa in stato d’accusa del Presidente, con l’invocazione ai giudici di una pena esemplare al fine di rieducare il malfattore.

E così, torniamo alla questione iniziale per trarne una “morale”. Torcendo il bastone ed estremizzando i risultati della disquisizione , potremmo affermare che l’umanità si fonda sull’immoralità, tuttavia, c’è chi si serve di sotterfugi ed inganni, in maniera ingegnosa, per avvicinare orizzonti superiori e perseguire trasformazioni necessarie e chi, invece, per satollare bassezze sicofantesche e incliazioni da lestofante. Dunque, sono gli esiti, solenni o infimi, delle destinazioni ambite che fanno la differenza tra gli eroi e i farabutti. Ad ogni modo, con con tutto il disprezzo che si possa provare per i secondi, i quali finalizzano, in ogni caso, un’utilità, benchè egoistica e particolaristica, c’è un’altra categoria di soggetti che merita maggior biasimo e commiserazione: i paladini della purezza e della moralità insidacabile.

Costoro, per troppo zelo umorale e cieco dogmatismo valoriale, finiscono col credere al primo ciarlatano che trasforma in predica pubblica i loro guaiti puritani e i loro belati civici. Senza procurarsi opportunità ma cagionando disagi agli altri e alla comunità. Quando il gregge s’accorge di essere stato tradito, come puntualmente accade, è troppo tardi per rimediare. Convinto di andare a fare un macello si ritrova scorticato in una macelleria. Per questo odio i moralizzatori ma, soprattutto, il loro seguito di beoti.

 

Fonte

Tutto è cominciato da quando non si chiama più “signora” una donna, né si dice più “mi scusi”

women_fingers_middle_finger_desktop_1920x1200_hd-wallpaper-916780

C’è un film statunitense – lo ha osservato il missionario Fabio Ciardi -, «Non è un paese per vecchi», girato nel 2007 dai fratelli Coen, nel quale, dopo la solita orgia di violenza gratuita, lo sceriffo domanda a un suo collega come sia iniziata una simile spirale distruttiva; e quello gli risponde: «Secondo me, tutto ha avuto inizio a partire da quando non ci si rivolge più a una donna chiamandola “signora”, e nessuno dice più a un altro essere umano “Mi scusi”».

Come dire che la violenza cieca e selvaggia ha radici che partono da lontano: partono dalla maleducazione quotidiana, dai piccoli gesti strafottenti e dalle piccole parole sgarbate, o semplicemente ineducate; dal disuso e dalla dimenticanza delle buone maniere, che non sono – come troppo a lungo si è detto e ripetuto – un qualcosa di puramente formale, ma sono il segno visibile di una attitudine rispettosa verso il prossimo, di un riconoscimento della sua dignità intrinseca, che va al di là delle barriere di classe o di censo.

L’aver assistito indifferenti alla scomparsa delle buone maniere; l’aver tollerato che i ragazzi dessero del tu agli adulti e agli anziani; aver perso l’abitudine di chiedere “permesso “ o “mi scusi” e, con la scusa della fretta e del tempo che è tiranno, aver smesso di cedere il passo davanti a una porta, a un ascensore, a una rampa di scale, per farsi largo a gomitate, magari passando sopra agli altri: tutto questo ha contribuito a un graduale, quasi impercettibile processo di imbarbarimento, che abbiamo visto solo nel momento in cui le sue manifestazioni sono diventate insopportabilmente moleste e offensive, ma che era iniziato assai prima. Leggi il resto dell’articolo

La vera evasione fiscale è… multinazionale

multi_nationals

di Federico Cenci

Non tutti in Italia sanno dell’esistenza di un numero telefonico anti-evasione, il 117. Eppure, recenti inchieste giornalistiche hanno rivelato che molti nostri connazionali lo conoscono e come, giacché lo compongono spesso. Contestualmente all’attuazione di una massiccia campagna governativa di lotta all’evasione fiscale, infatti, le chiamate effettuate a questo centralino gestito dalla Guardia di Finanza sono lievitate in modo esponenziale. Nel 2012 l’incremento, con quasi 24mila chiamate, è stato del 228%.

La nuova psicosi degli italiani: la lotta all’evasione
Ma che tipo di denunce passano attraverso questa sorta di “spy-line” tutta italiana? Per esempio questa: il vicino di casa che, pur con un lavoro a basso reddito, si crogiola in qualche lusso. Oppure quest’altra: il barista che non rilascia lo scontrino per l’acquisto di cornetto e latte macchiato. I media che riportano la notizia non hanno dubbi: l’aumento di segnalazioni al 117 racconta di un senso civico finalmente manifestatosi in seno allo storicamente negligente popolo italiano. Ecco la dimostrazione di quanto efficace sia stato instillare – attraverso sinistri spot televisivi e terroristiche dichiarazioni dei tecnocrati – il seme dell’odio anti-evasori.

Evade più il barista o la multinazionale?
Lo sdegno verso il barista e il vicino di casa, tuttavia, rappresenta il lato più meschino della lotta all’evasione. Del resto, il denaro contante, quello che passa per le mani del piccolo commerciante, è solo una parte infinitesimale rispetto a quello virtuale. È dunque logico pensare che le maggiori falle d’evasione si concentrino laddove circola quest’ultimo. Ovvero, nei paraggi delle industrie multinazionali. Esperte in trucchi contabili atti ad eludere gli ispettori fiscali dei vari Paesi in cui esse operano.

Uno degli espedienti più usati a tal fine dalle multinazionali è quello di creare anzitutto una complicata rete di società affiliate, consociate e reti di vendita a livello internazionale. La seconda fase consiste poi nello spostamento dei costi nei Paesi dove la tassazione è maggiore – dunque imprese in rosso che in un determinato Paese non pagheranno tasse – portando invece gli utili in tutti quei Paesi dove il regime di tassazione è vicino, se non prossimo, allo zero. Se si pensa che il 60% del commercio mondiale passa ormai per questi monopolisti internazionali (dato dell’Osce, l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo economico), si può immaginare il volume di evasione fiscale che le grandi aziende causano ai danni delle casse degli Stati.

L’Osce e le misure contro i grandi evasori
Mentre gli italiani si preoccupano della furbizia del barista o delle ricchezze sospette del vicino, altrove, finalmente, sembra che qualcuno si stia accorgendo del reale problema. Il quotidiano francese Le Figaro annuncia che la stessa Osce è intenzionata a promuovere iniziative tese a smantellare questa complessa rete anti-fisco messa a punto dalle lobby multinazionali. Il 15-16 febbraio prossimo, a Mosca, durante la riunione del G20, l’Organizzazione presenterà un piano che prevede la cooperazione di diversi Stati per trovare il modo di bloccare gli enormi meccanismi di elusione di questo tipo.

E il governo italiano aiuta banche e multinazionali
Un segnale positivo. O, se non altro, più rassicurante di quanto sta avvenendo in Italia, dove raffiche di imposte vengono gettate sui contribuenti e le grinfie di una mai così solerte Guardia di Finanza puntano i piccoli esercizi commerciali. La nascita del Redditometro, poi, fa già avvertire ai cittadini nuove gelide folate del fiato di Equitalia sul collo.

Questa spietata operazione anti-evasori ordita dal governo Monti, tuttavia, è come una piccola rete che impiglia i pesci piccoli e lascia sfuggire gli squali della finanza. Basti pensare che la regolamentazione dell’elusione fiscale (tecnicamente chiamata anche “abuso di diritto”), introdotta dal governo nel Disegno di legge di delega fiscale, contiene alcune misure che in molti non hanno esitato a definire “un regalo a banche e multinazionali che evadono”. Oltre all’esistenza di una sorta di “condono” delle operazioni finanziarie sospette poste in essere finora, si esclude espressamente la rilevanza penale nei confronti di comportamenti ascrivibili in fattispecie abusive. L’articolo 6 del Ddl in sostanza introduce ai fini penali un discrimine tra i grandi contribuenti e tutti gli altri.

La “mela morsicata” elude il Fisco
La lista delle multinazionali, o delle grandi banche, che traggono beneficio da questa depenalizzazione nei confronti del loro truffaldino modus operandi è troppo lunga. Almeno un’azienda val la pena citarla però: la Apple, che, secondo gli esperti fiscali internazionali, nel 2011 ha pagato la miseria – si fa per dire – di 130milioni di dollari rispetto ai 13miliardi dichiarati.
Forse, quei 24mila italiani delatori, prima di compilare il numero 117, se proprio avessero voluto individuare la sorgente prima e preminente dell’evasione, avrebbero dovuto rivolgere uno sguardo non ai tasti, ma alla mela morsicata che campeggia sul loro telefonino.

Fonte

10 Contentini per i Sudditi del Nuovo Mondo

new-world-map-1808

Qualsiasi finta rivoluzione politica, sociale, economica, tecnologica progettata e attuata dal Potere per condurre il gregge da un punto A ad un punto B è stata ‘venduta’ alla collettività tramite la concessione di apparenti benefici e conquiste sociali che in seguito si rivelavano invariabilmente niente altro che contentini.

Nella antica Roma, il generale Marco Licinio Crasso fingendo di combatterla orchestrò in prima persona la rivolta degli schiavi, allo scopo di smantellare la vigente repubblica; la rivolta, consumatasi con l’attivo supporto delle classi sociali più umili, speranzose in un futuro più equo, contribuì in effetti a provocare la caduta della repubblica, tuttavia finì per condurre ad una dittatura … schiavistica.

La rivoluzione industriale donò alla popolazione contentini quali la elettricità e l’acqua corrente, ma la espropriò della vita libera a contatto con la natura, segregandola nel grigiore delle città e assoggettandola al ricatto del debito (v. correlati).
La rivoluzione borghese introdusse il contentino del voto democratico, con il quale le oligarchie attraverso i fantocci dei rappresentanti eletti dal popolo si scrollarono di dosso le responsabilità derivanti dalle loro azioni tiranniche.
La rivoluzione russa illuse i lavoratori di avere assunto il comando del loro paese, ma finì per assoggettarli alla solita becera dittatura.
La rivoluzione fascista fece leva sul legittimo malcontento e le ambizioni di una parte della nazione italiana, promettendo un futuro di grandezza e prosperità, ma finì per condurre alla instaurazione di una dittatura dai connotati hegeliani e a scaraventare il Paese nella seconda grande guerra, provocando molte tragiche conseguenze che continuano ad echeggiare nel presente. La dittatura fascista poté inoltre essere facilmente demonizzata, combattuta e spodestata dalle forze anglo-americane, che riuscirono a legittimare la occupazione permanente di un paese sovrano (di elevata rilevanza geopolitica) senza essere percepiti da opinione pubblica e storiografia come invasori, bensì come salvatori, tutori della democrazia. Successe allora con gli Alleati ed i partigiani, continua a succedere oggi in Africa e Medio Oriente con la Nato ed i ‘ribelli’ delle varie primavere arabe.

Gli anni della contestazione giovanile e del femminismo grazie ai contentini della emancipazione giovanile e femminile diedero inizio alla opera di distruzione della famiglia tradizionale (v. punto 7) e posero le basi degli attuali conflitti generazionali (anche grazie al contributo della psicanalisi che tirò fuori dal cilindro luoghi comuni come il ‘complesso di Edipo’) e sessuali; crearono il cliché della ‘falsa ribellione’ ed indussero le nuove generazioni a disprezzare i propri genitori per lasciarsi educare dai miti propagati dal sistema dei mass media e della cultura pop.

Alla luce della gran mole di movimenti attivistici e partiti politici sorti come funghi per descrivere e anticipare una radicale soluzione di continuità rispetto al passato, e degli effettivi cambiamenti che stanno stravolgendo il mondo occidentale dopo decenni di sostanziale calma piatta, non è un delitto immaginare che questa Nuova Era, all’atto della sua instaurazione, porterà con se alcuni contentini sociali con cui chi comanda farà in modo di indorare al cittadino medio la pillola dei ‘nuovi paradigmi.’

Proviamo a immaginare di cosa potrebbe trattarsi. Leggi il resto dell’articolo

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: