Nel Mali la Francia cerca di punire l’Algeria

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Laid Seraghni Cameroon Voice, 11 gennaio 2013

La Francia storica saluta l’indipendenza dell’Algeria
Valéry Giscard d’Estaing

“Una pagina è stata voltata, l’Algeria è soprattutto figlia della propria storia, ha resistito alla prova del colonialismo che ha eclissato, dimostrando la necessità di questo desiderio inestinguibile di vivere, senza di cui i popoli rischiano l’estinzione”
Houari Boumedienne

Due mesi dopo il colpo di stato militare del marzo 2012 in Mali, i ribelli tuareg occupavano il nord del paese, un’area più grande della Francia e proclamavano l’indipendenza dell’Azawade*. Il Mali è diviso in due. La giunta militare, che non si è sottomessa alla Francia, cerca di negoziare. Ma con chi? I ribelli appartengono a gruppi dalle relazioni complesse e oscure. Combattono fianco a fianco, ma per scopi diversi. Questi gruppi sono quattro (1) e il loro finanziamento dipende in parte dai riscatti pagati dagli europei per la liberazione di ostaggi. Anche la Svizzera sostiene questi movimenti: “Il Dipartimento federale degli affari esteri della Svizzera ha partecipato all’organizzazione e al finanziamento di una riunione politica dei tuareg ribelli indipendentisti del MNLA, il 25, 26 e 27 luglio 2012 a Ouagadougou.” (2)

La Francia si mobilita per l’intervento militare Con la scusa di ripristinare l’ordine costituzionale in Mali, in realtà per restaurare l’ordine coloniale per proteggere i propri interessi, la Francia supporta l’intervento militare. L’Algeria, che condivide un confine di quasi 1.500 km con il Mali, si oppone con forza; il Primo Ministro ha detto che “è con il dialogo” (3) che si risolve la crisi. Ovviamente, l’intervento militare straniero in Mali destabilizza e colpisce tutti i paesi della regione del Sahel. Compresa l’Algeria, i cui confini sono così grandi che lo Stato non può contrastare l’infiltrazione di gruppi terroristici di al-Qaida e il flusso di persone in cerca di rifugio sul suo territorio. Questo intervento costringerebbe l’Algeria a prendere in considerazione l’opzione militare per proteggere i propri confini e la popolazione algerina della regione di Kidal (Mali). L’esercito algerino si troverà ad affrontare i ribelli di Ansar al-Din, di al-Qaida nel Maghreb islamico e del Movimento per l’Unicità e la Jihad.
L’Algeria favorisce il dialogo per risolvere questa crisi con l’Ansar al-Din, sperando di evitare l’intervento militare. L’occidente sembra mettere in dubbio le intenzioni degli algerini, e si sospetta che i suoi leader vogliono mettere sotto controllo la zona algerina di Kidal, una regione nota per i suoi giacimenti di uranio e oro. Perché l’Occidente, che cerca di smembrare gli Stati, non incoraggia i tuareg a crearsi uno “stato dipendente” nel nord del Mali, in una regione ricca?

Integrità territoriale del Mali o smembramento dell’Algeria?
La Francia è coinvolta direttamente nella questione del Mali, in particolare dagli anni ’90. Questa crisi è un passo per raggiungere finalmente l’Algeria, che viene circondata dal sistema operativo meridionale dell’esercito francese, in Libia, Costa d’Avorio, Niger, Mauritania, Ciad e Mali. Sarkozy, ignorando gli accordi di pace firmati a Tamanrasset il 6 gennaio 1991, sotto l’egida dell’Algeria, tra il governo del Mali e l’MNLA, ha detto una settimana dopo la dichiarazione d’indipendenza dell’Azawade di voler “cooperare con i tuareg per vedere come potrebbero ricevere un minimo di autonomia“(4). Ignorando l’autonomia concessa al popolo delle tre regioni settentrionali del Mali “che gestiranno i loro affari regionali e locali sulla base dei loro rappresentanti nelle assemblee elettive, secondo uno statuto speciale riconosciuto per legge” (5).
La Francia silura l’accordo, non facendo altro che allontanare totalmente il progetto per la creazione dell’Organizzazione comune delle regioni del Sahara (6); “questa strana cosa chiamata OCRS, un meccanismo giuridico attraverso cui la Francia sperava di mantenere la sovranità sul Sahara.” (7) L’intervento francese che arma i terroristi nel Sahel, è stato svelato dal Le temps d’Algérie l’11 settembre 2011. “I servizi segreti francesi organizzano il traffico di missili libici e circa 20000 missili russi Sam 7 e Stinger statunitensi sono finiti nelle mani di al-Qaida nel Maghreb Islamico (AQIM)”(9).

La Francia cerca con la forza delle armi di realizzare un sogno coloniale
I predatori occidentali, tra cui la Francia, vedono nella crisi del Mali l’opportunità di mettere sotto tiro l’Algeria. In questa regione, l’Algeria è senza dubbio il paese più potente e più importante della geografia economica e militare.
L’Algeria, dalla colonizzazione ha sempre sostenuto la propria indipendenza e sovranità. La rivoluzione algerina del 1957 fece fallire il piano di creare uno stato tuareg indipendente controllato dalle potenze coloniali. L’Algeria si rifiuta di ammettere nel proprio territorio basi francesi, la cui missione principale è monitorare e minacciare lo stato algerino. Dagli anni ’60, la Francia ha sempre voluto insediare una base militare a Mopti, cosa che le autorità del Mali hanno rifiutato dall’epoca del presidente Modibo Keita, che De Gaulle definì “l’unico leader cui non mi sentivo obbligato ad inchinarmi per parlargli“(10).
L’indebolimento di questo paese è desiderato da Parigi, consentendo all’MNLA di conquistare il nord del Mali partendo dalla Libia. La Francia, i cui Mirages volavano sulla Libia, e che ha basi militari in Ciad e controlla il Niger, potrebbe facilmente intercettare le colonne dei ribelli armati fino ai denti grazie agli arsenali libici, che si dirigono dalla Libia al Mali, se volesse davvero l’integrità di questo paese. Secondo il dott. Assadek Aboubacrine, accademico del Mali, la Francia avrebbe un accordo con l’MNLA. “La Francia è impegnata a sostenere finanziariamente, diplomaticamente e strategicamente i separatisti fino alla fine, cioè fino a raggiungere i propri obiettivi. In cambio, i separatisti si impegnano a sradicare l’AQIM dal nord del Mali, e anche ad affidare a società francesi la gestione del petrolio del nord” (11). Affinché i piani di Stati Uniti ed Europa siano attuati in questa regione, è indispensabile  destabilizzare l’Algeria, permettendo ai tuareg di equipaggiarsi con le armi delle scorte libiche, e permettendogli di attraversare liberamente il Niger controllato dalla Francia, raggiungendo il nord del Mali, vicino alla città algerina di Tamanrasset.
Quattro sono gli obiettivi culminanti nell’amputazione del paese dalla sua regione sahariana:
1 – Indebolire il Mali, costringendolo a ricevere sul suo suolo l’esercito francese, a Mopti;
2 – Assegnare l’estrazione di oro, petrolio e altri minerali alla Francia;
3 – Rompere le relazioni tra l’Algeria e il Mali;
4 – Controllare la geostrategica regione Sahara-Sahel, ricca di minerali.

Perché la Francia cerca d’indebolire l’Algeria?
Chi ha seguito le relazioni tra l’Algeria e la Francia capisce che non è il Mali che attrae l’attenzione della potenza francese, ma l’Algeria. La classe politica francese non ha mai perdonato l’indipendenza dell’Algeria, che ha aperto la strada alla decolonizzazione in Africa. Dal luglio 1962, la Francia mantiene relazioni con l’Algeria che rientrano nella scia del pensiero coloniale. L’Algeria storica dovrebbe essere punita per i seguenti motivi:
1 – Nel corso dei negoziati, l’Algeria non ha voluto un’indipendenza con una sovranità ridotta e un’integrità territoriale amputata del Sahara.
2 – Non ha concesso alla Francia ciò che alcuni paesi africani hanno concesso in base al patto coloniale del 1961. Così facilitando “a vantaggio delle forze armate francesi, lo stoccaggio di materie prime e strategiche**, quando gli interessi della difesa lo richiedono, limitandone o vietandone l’esportazione verso altri paesi” (12)
3 – L’Algeria non ha voluto far parte della moneta dell’area CEFA (13).
I paesi africani che appartengono a questa zona, guidata dalla Francia, mettono il 65% dei loro proventi dall’esportazione su un conto del tesoro francese. Così, la Banque de France dispone di ingenti riserve di valuta estera per adempiere alle proprie spese correnti, in un momento in cui milioni di africani non ricevono i loro stipendi per mancanza di liquidità. De Gaulle aveva ragione quando dichiarò che “la Francia non ha amici, ma solo interessi.”

Note:
* Azawade: le tre regioni del Mali di Gao, Timbuktu e Kidal dalla popolazione arabo-berbera.
** Le materie prime e i prodotti strategici sono classificati in due categorie:
· La prima categoria: idrocarburi liquidi o gassosi.
· La seconda categoria: uranio, torio, berillio e composti minerali.

(1) Gruppi armati nel Sahel:
· Il Movimento Nazionale per la Liberazione dell’Azawade (MNLA) laico è il più grande, si batte per l’indipendenza dell’Azawade dal 1990
· Gruppi islamici composti principalmente da tuareg della Libia. Il loro ritorno è incoraggiato dalla NATO, che ha permesso il transito in Niger, sotto il controllo della Francia, di parte dell’arsenale libico.
· Il gruppo salafita islamico Ansar al-Din (Esercito della Religione). Combatte per l’applicazione della sharia, la legge islamica, in tutto il Mali. Ha ricevuto in rinforzo combattenti di al-Qaida nel Maghreb Islamico (AQIM), la cui base è nel nord del Mali.
· Il Gruppo per l’Unicità e la Jihad in Africa occidentale (MUJAO), dissidente dall’AQIM.
(2), International Mail, 8 dicembre 2012.
(3) LeFigaro.fr 6 aprile 2012
(4) Le Monde 13 aprile 2012
(5) Alter Info 8 dicembre 2012
(6) Questa organizzazione doveva raccoglieva le regioni sahariane di Algeria, Mali, Mauritania, Niger e Ciad. L’Algeria ha impedito la realizzazione di questo progetto e il controllo della fascia Sahara-Sahel, ricca di minerali strategici per l’occidente.
(7) Terrain n° 28 marzo 1997. Lo specchio del colonialismo: “Charles de Foucault e i tuareg. Incontri e incomprensioni
(8) Le Grand Soir 1° maggio 2012.
(9) Le temps d’Algérie 11 settembre 2011
(10) sito Modibo Keita
(11) Mediapart 18 aprile 2012.
(12) AFRICA HUMAN VOICE – Federazione africana.
(13) Il franco delle colonie francesi in Africa, creato il 26 dicembre 1945 dalla Francia, dal 1958 è diventato il franco della comunità francese d’Africa.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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