Bersani farà la guerra al contante. Opponiamoci

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di Maurizio Blondet

Dall’estate le banche svedesi hanno messo in atto la più determinata offensiva ai pagamenti in contanti. Coadiuvate dalla rete di banda larga più avanzata del mondo e sotto la regia della Banca Centrale, Riksbank, tre delle quattro maggiori banche del Paese, ossia 530 delle 780 filiali, non accettano banconote in pagamento né pagano in contanti. Ormai 200 su 300 uffici della Nordea Bank, e tre quarti degli sportelli della Swedbank, fanno solo transazioni elettroniche.

«Stiamo attivamente riducendo il contante nella società», vanta Peter Borsos, portavoce della Swedbank. I motivi proclamati dalla propaganda sono quelli che già conosciamo: non già che alle banche conviene prelevare una commissione da ogni transazione, questo no; i pagamenti elettronici sono più sicuri, riducono il pericolo di furti e rapine, e soprattutto – per toccare la corda «verde» della popolazione – «il trasporto del denaro su automezzi blindati produce centinaia di tonnellate di gas-serra; noi soli della Swedbank emettiamo 700 tonnellate di biossido di carbonio per questo, con un costo per la società di 11 miliardi l’anno». Orrore, orrore.

Come resistere al richiamo alla responsabilità ecologista? Ristoranti di sushi ad Uppsala sono passati di botto al «no contanti». Le chiese luterane (sempre all’avanguardia del politicamente corretto) hanno approntato all’entrata impianti per raccogliere offerte ed elemosine, i kollektomat.

Ma la cittadinanza, benché storicamente ligia, progressista e disciplinata, non sembra abboccare alle meravigliose promesse della «cashless society». L’anno scorso il valore delle transazioni in contanti è stato di 99 miliardi di krona, solo lievemente inferiore rispetto a un decennio prima. I piccoli negozi continuano ad accettare pagamenti in contanti tra un terzo e la metà dei casi. Un’indagine sulla soddisfazione dei clienti delle banche condotto dallo «Swedish Quality Index» ha mostrato che i clienti sono, appunto, poco soddisfatti di quelle banche che praticano il «niente contanti».

Il guaio è che il passaggio al «niente contanti» non è stato reso obbligatorio, e il più grande istituto bancario del Paese, Handelsbanken, s’è dissociato dall’iniziativa, «vediamo arrivare clienti da altre banche», dichiara Kai Jokitulppo, il capo dei servizi privati del grande gruppo bancario. «Finché i nostri clienti chiedono banconote, è nostro compito, come banca, fornirle». Le 461 filiali della Handelbanken trattano banconote, tranne una decina, e la banca si propone di continuare a farlo nel 2013».

La Svezia è all’avanguardia delle sperimentazioni sociali di marca «progressista»; negli anni ‘90 provò la legalizzazione degli stupefacenti, per poi tornare indietro quando l’esperimento rivelò un aumento disastroso del consumo tra i giovanissimi; il progressismo svedese non giunge fino all’accecamento ideologico. Per questo l’esperimento «no-cash» in corso è da seguire con attenzione. Perché certamente il prossimo governo Bersani-PD, con o senza Mario Monti, imporrà anche agli italiani fiere limitazioni all’uso del contante; più di quanto abbia già fatto Monti vietando i pagamenti oltre mille euro. Del resto, il «Contrasto all’uso del contante» è già scritto nella finanziaria di Monti, orwellianamente ridenominata «Decreto Salva Italia». Leggi il resto dell’articolo

NEL 2012 MONTI HA SALVATO L’EUROPA, NON L’ITALIA. E NON CONTATE NEMMENO SUGLI ALTRI .

BRUXELLES: CONFERENZA STAMPA AL TERMINE DEL CONSIGLIO EUROPEO

di Antonio de Martini

Nelle cose, le nonne dicono che bisogna sempre cercare il lato positivo.
Negli USA, Le statistiche rivelano che , grazie alla crisi, diminuisce il numero dei bambini obesi.
In Italia, sembra diminuito il numero dei gradassi metropolitani semprecché non si siano trasferiti a Cortina per il solito intermezzo festivo.
Nella situazione europea, di positivo c’è che la Cancelliera Merkel ha finito per scoprire le sue carte di fronte ai parlamentari.
In un recente discorso al Parlamento Europeo, ci ha dato i numeri alla base del suo ragionamento geostrategico: “l’Europa rappresenta il 7% della popolazione mondiale, il 25% del PIL del mondo ed il 50% della spesa sociale complessiva.”

In parole povere, la signora non ha mai temuto veramente che i paesi latini e mediterranei non fossero in grado di pagare i loro debiti, voleva solo che i deficit dei paesi PIGS ricadessero su di noi.
Il modello Bismarkiano dello stato sociale non è più giudicato sostenibile, dato che il PIL del mondo d’ora in poi andrà diviso con un’altra decina di nuovi arrivati e gli USA del loro pezzo di carne non cederanno nulla.

Dal G 8 si passa al G20 e i capi di questi paesi non si accontentano più di tornare a casa con la fotografia di gruppo accanto alla regina Elisabetta II.
Tra le tante voci di bilancio che si potevano ridurre ( La NATO, la burocrazia europea, le spedizioni militari estere, gli acquisti in Germania, gli aiuti ai paesi ” emergenti” che poi comprano in Germania) ha scelto la spesa sociale interna e tutti hanno eseguito, in assenza di dibattito ( l’Europa non è sottoposta a controllo democratico) o di reazioni apprezzabili dei cittadini spaventati dai gufi sapienti.

Quel che accade ed accadrà in Italia nel 2013 non è che il riflesso di tutta questa situazione.
I tre blocchi di masnadieri che fanno finta di contendersi l’onore di salire al governo, sono come gli stregoni africani che danzano e dicono di aver provocato la pioggia.
Non sanno niente, non decidono niente, non valgono niente. Data la loro natura, si limitano a galleggiare.
I nuovi guru di questa Italia, non a caso, sono stati reclutati tra i buffoni dell’avanspettacolo, ciascuno a difesa del proprio padrone più uno che si è messo in proprio.

Nel nostro paese non è stato fatto nulla- ma proprio nulla – per ridurre la spesa pubblica, nemmeno gli sprechi più evidenti, ma abbiamo dato una bella rasoiata alle pensioni prima ed alla spesa sanitaria poi.
Adesso basterà tagliare l’istruzione pubblica a favore dei ” privati” e saremo pronti per tornare ad essere la “terra dei morti” risvegliatasi per un breve momento non a caso chiamato Risorgimento.
Progetti di sviluppo sono sostituiti da dichiarazioni di principio e/o di intenti, come non avessero mai governato.

Tra i buoni propositi ammanniti dai ” grandi”del mondo attraverso i media, notevole quello del leader nord coreano che auspica, tra gli applausi, l’unità della penisola, frase perlomeno a doppia interpretazione. La disse anche il nonno alla vigilia dell’attacco alla Repubblica del Sud.

Il Premier britannico, David Cameron, annunzia che sta già preparando il G8 che ospiterà a giugno e che intende dedicare al “free trade”, ossia, l’Inghilterra avverte non intende rinunziare al proprio livello di vita e insisterà per abbattere le restanti barriere protezionistiche che proteggono i lavoratori.
Il Presidente francese, François Hollande, ( che ha già ritirato i militari dall’Afganistan) ha dichiarato nel suo discorso di inizio anno, che l’unica priorità del suo governo sarà ” debellare a qualsiasi prezzo la disoccupazione entro l’anno”.
Questa solenne e perentoria dichiarazione significa che anche i francesi intendono difendere e mantenere intatta la loro bistecca.

A dicembre gli spagnoli hanno ottenuto , senza condizioni restrittive, oltre 60 miliardi di euro per rifinanziare le loro banche.
Il Presidente dell’Eurogruppo, Jean Claude Junkers, ritiene che anche Cipro – che da sei mesi chiede 17 miliardi, pari quasi al PIL di un anno – potrebbe avere la sua parte entro la riunione dell’Eurogruppo del 21 gennaio, dato che il 17 febbraio a Nicosia ci sono le elezioni presidenziali.

Il conto europeo da pagare a qualcuno rimarrà…

Noi, gestiti da Mario Monti da Varese, ci siamo impegnati per legge a non aumentare le nostre spese rinunziando alla flessibilità di bilancio cui ricorrerà invece la Francia, abbiamo ridotto la spesa sociale e aumentato le tasse per contribuire con 125 miliardi in cinque anni al fondo salva stati ( il famoso MES) evitando così all’Europa il crollo finanziario dato che Inghilterra, Francia e Germania rifiutavano di accollarselo da sole e non avrebbero pagato i 40 miliardi aggiuntivi ciascuno se noi avessimo dato forfait e magari chiesto un prestito di 200 miliardi.

Di questo l’Europa saprà essere grata …a Monti.

Il PDL dopo lungo travaglio ha innovato la propria dirigenza con …Berlusconi che ha cambiato la tintura dei capelli.
I ” moderati” ( in che?) ci propongono ….la ricostruzione della Democrazia Cristiana appoggiata dai poteri ormai marginalizzati dalla globalizzazione e nostalgici dell’immobilismo: Vaticano, Agnelli , Mediobanca i ” tecnici” , in realtà autentici democristiani pescati in università private e di dubbie capacità didattiche.
Il PD ha speso un sacco di denari di ignota provenienza per organizzare delle elezioni farsa scimmiottanti le primarie americane e si è già autoproclamato vincitore delle elezioni che si terranno – assieme al festival di San Remo – a Carnevale.
Poi ci sarà la quaresima. Quella vera.
Credo sia il momento di cominciare a pensare di passare dall’astensione dal voto, all’obiezione fiscale.
Dichiarare tutto con cura e invece di pagare qualsiasi sia pur minima somma, chiedere – la legge lo consente – di pagare le tasse dell’anno in 42 rate mensili.

Fonte

INGROIA: IN POLITICA O IN PENSIONE?

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Il ritorno in grande stile del Buffone di Arcore sulla scena mediatica si inquadra in una vera e propria “operazione nostalgia”, che presenta contraddizioni abbastanza evidenti. Risulta strano infatti accorgersi di essere stato vittima di una congiura dopo aver concesso un anno di sostegno parlamentare all’attuale governo; come pure appare abbastanza contorto paventare come una catastrofe un’eventuale vittoria della “sinistra”, e poi avere invece come massimo bersaglio polemico la cancelliera Merkel, con la quale si condivide l’adesione al Partito Popolare Europeo.
Anche il nostalgismo mussoliniano presentava evidenti ed analoghi controsensi, dato che il Duce era caduto, anche lui, non per un complotto comunista, bensì per propria debolezza, cioè per un voto contrario del Gran Consiglio del Fascismo. D’altra parte il nostalgismo non deve consistere affatto in un messaggio politico lineare, ma solo nel prospettare una sorta di paradosso propagandistico in funzione della difesa dell’assetto politico vigente in quel certo momento. Negli anni ’50 il nostalgismo mussoliniano significava indirettamente considerare il regime clericale democristiano di allora come il massimo di progresso possibile, già ai limiti della sovversione; mentre il nostalgismo attuale dovrebbe servire a presentare il Buffone come l’unica alternativa esistente a Mario Monti.
C’è però, in questo caso, un paradosso nel paradosso; poiché, considerando l’attuale offerta politica, una vera alternativa a Monti non viene prospettata da nessun altro. Monti, infatti, non è una personalità politica autonoma, ma un crocevia di condizionamenti sovranazionali; condizionamenti dell’Unione Europea, della finanza internazionale e della NATO. Come è ormai arcinoto, Monti è stato commissario europeo, “advisor” di Goldman Sachs, “advisor” di Moody’s, “advisor” di Coca Cola, “advisor” del Consiglio Atlantico della NATO (“advisor” è un’espressione elegante per dire che si prendono soldi da qualcuno). Il problema quindi non è l’advisor, ma coloro che lo pagano, e a proposito di questi non è che si faccia un gran parlare in sede politica.
Dal proprio punto di vista, Monti non avrebbe neppure il dovere di considerare i trenta emolumenti da advisor che percepisce come i trenta denari del traditore del proprio Paese, poiché sono stati dei legittimi governi ad avviluppare, nel corso di decenni, l’Italia in una rete di trattati internazionali, in base ai quali fare gli interessi di multinazionali straniere rientra nel novero del lecito e del meritevole. Si è scritto e parlato tanto di un’opera di fantasia come i Protocolli dei Sette Savi di Sion, e invece non si è spesa neppure qualche riga per intrattenerci sulla dura realtà dei protocolli dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO), in base ai quali l’Italia deve condizionare le sue scelte economiche ad un labirinto di forche caudine; ciò, ovviamente, in nome di una presunta “libertà di commercio”.
In caso di contenziosi, l’arbitrato offerto dal WTO è invariabilmente sbilanciato a favore dei Paesi più forti, in base alle logiche dei patti leonini. L’intreccio tra il WTO ed il Fondo Monetario Internazionale è regolato da quegli stessi protocolli, ed ha avuto l’effetto di rafforzare il controllo monetario del FMI sull’Unione Europea. [1]
Con il tour de force dei negoziati svoltosi dal 1986 al 1995, per volere degli Stati Uniti, il vecchio GATT si è trasformato nell’attuale WTO, che può oggi vantarsi di stringere nel suo cappio tutto lo scambio mondiale, compresi gli “spazzolini da denti” (sic!). [2]
Oggi un magistrato antimafia come Antonio Ingroia ha assunto la guida delle “sinistre radicali”, e ciò, ovviamente, in nome della bandiera della “legalità”. E qui il paradosso proposto da Ingroia riesce a superare persino quello del Buffone. In quale categoria rientrano infatti i trattati internazionali? Nella legalità? Oppure in quella sorta di “meta-legalità” in cui consiste il rapporto di dominio coloniale?
La meta-legalità dei Trattati crea un ambiente favorevole all’espandersi dell’illegalità. Il cleptosauro trova il suo habitat ideale nella colonizzazione, poiché, dato che le decisioni si prendono altrove, alla politica locale rimane come scelta solo quella di rubare.
Le condanne giudiziarie inflitte alla Thyssenkrupp per la strage di operai, ed alle multinazionali del credito Deutsche Bank e UBS per la truffa dei derivati al Comune di Milano, indicano che qualche magistrato benitenzionato può ancora giocare sulle contraddizioni esistenti tra legislazione nazionale ed i trattati internazionali, perciò si può ancora riuscire a mettere qualche piccolo bastone tra le ruote al dilagare dello strapotere coloniale delle multinazionali.
Ingroia ha invece lasciato la funzione di magistrato, cioè di tutore della legge, dotato di specifici strumenti normativi a riguardo, per andare ad occupare una funzione di parlamentare, il quale, invece, non ha a disposizione proprio nulla. Un magistrato avrebbe la possibilità di agire come singolo magistrato, salvo essere poi smentito da gradi di giudizio successivi; mentre un parlamentare non può agire singolarmente, può rivendicare solo una generica funzione ispettiva, può anche rivolgere interrogazioni ed interpellanze al governo, che può anche non rispondergli; ma il potere è della maggioranza. Dato che Ingroia non corre il pericolo di avere la maggioranza, e neppure il rischio di diventare Presidente del Consiglio, non si comprende cosa possa fare per la “legalità” all’interno del parlamento.
Ma, si potrebbe obiettare, anche la parola ha un potere. Certo, ma se si dice qualcosa che vada a toccare assetti di potere che si avvantaggiano dell’essere al fuori ed al di sopra della discussione, cosa che Ingroia non ha fatto. Criticare la mafia non è vietato, ma criticare la NATO, invece sì; come ha dimostrato tragicamente la vicenda di Pio La Torre. E proprio le indagini della Direzione Distrettuale Antimafia hanno contribuito a mettere in evidenza che esiste un nesso preciso tra il potere delle mafie sul territorio e l’extra-territorialità di cui beneficiano le basi NATO. [3]
Alla grossolanità dei continui attacchi alla Carta Costituzionale, si è reagito costruendo un vero e proprio feticismo della Costituzione, che rischia anch’esso di scadere in un’infantilizzazione dell’opinione pubblica, che viene indotta a venerare una Carta che non solo non fornisce alcuno strumento di difesa nei confronti dello strapotere dei Trattati internazionali, ma addirittura, all’articolo 75, vieta di sottoporre a referendum abrogativo le leggi che li ratificano.
La bandiera della “legalità”, e la relativa candidatura di Ingroia, per le sinistre cosiddette radicali comportano solo effetti di paralisi e di confusione, poiché il potere può “illegalizzare” a piacimento le lotte sociali, come si è visto sin troppo bene nel caso del movimento No Tav. Si può essere spinti nell’illegalità anche senza volerlo, con il rischio di essere giudicati dai corrotti. Sarà duro poi conciliare il culto della magistratura con le condanne penali nei confronti di chi protesta. Questo culto della magistratura è stato arbitrariamente edificato sulla base dell’esempio di una piccola minoranza di giudici e pubblici ministeri disposti a credere all’uguaglianza davanti alla legge. Se Ingroia faceva parte di quella minoranza, ora si è ulteriormente assottigliata.
Altro che discesa in campo. La politica oggi sembra svolgere più una funzione di pensionamento, di togliersi dalla mischia. Ora persino Monti è “salito” in politica. Che anche lui abbia fatto il suo tempo, e debba lasciare il passo a qualcosa e qualcuno di ancora peggio?

1] http://translate.googleusercontent.com/translate_c?depth=1&ei=L53iUNLUJcmctQb4gYGgBg&hl=it&prev=/search%3Fq%3Dwto%2Btreaty%26hl%3Dit%26tbo%3Dd&rurl=translate.google.it&sl=en&u=http://www.wto.org/english/docs_e/legal_e/legal_e.htm&usg=ALkJrhgV62AltlJzg-OLsTdzWecCeC_IIA
2] http://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&u=http://www.wto.org/english/thewto_e/whatis_e/tif_e/fact5_e.htm&prev=/search%3Fq%3Duruguay%2Bround%26hl%3Dit%26tbo%3Dd%26biw%3D960%26bih%3D493&sa=X&ei=9iLjUK2hHobatAavkYHwCQ&sqi=2&ved=0CFYQ7gEwBA
3] http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/01/giugliano-militari-nato-abitano-pagano-laffitto-nelle-case-della-camorra/214718/

Fonte

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