Italia commissariata, una storia che parte da lontano

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di Filippo Ghira

Mi hanno costretto alle dimissioni, ha lamentato Silvio Berlusconi, annunciando che si darà da fare perché sia istituita una commissione parlamentare di inchiesta sulle vicende dell’autunno nel 2011 quando con lo spread tra Btp italiani e Bund tedeschi arrivato a 570 punti il suo esecutivo fu costretto a farsi da parte. Quando si impose l’arrivo di quello di Mario Monti sicuramente più gradito agli ambienti dell’Alta Finanza anglofona ed anche alla stessa signora Merkel che al di là dell’epiteto di “culona tedesca” non aveva mai apprezzato troppo il Cavaliere spompato. Adesso che le elezioni si avvicinano Berlusconi, confidando in una nuova vittoria che appare quanto mai problematica, riveste i panni della vittima ed arriva a sostenere che la storia dovrà fare luce su quanto è successo, perché la nascita del governo tecnico ha rappresentato una sospensione della democrazia “non compatibile” con quella che dovrebbe essere una democrazia vera. La commissione di inchiesta dovrà accertare eventualmente anche il ruolo che ciascun soggetto istituzionale ha svolto in quella occasione. Quindi, intendeva dire Silvio l’Aprostata, anche il ruolo di un Napolitano in via di scadenza, al quale, da ex Pci-Pds-Ds, non era parso vero di poter mandare a casa l’imbarazzante araldo dei Bunga Party.
La questione del complotto con tanto di dettagli è stata rilanciata anche dall’ex ministro Renato Brunetta che l’ha legato ad un preciso accordo tra Sarkozy e la Merkel maturato nella primavera del 2011. Il risultato fu che nel periodo maggio-giugno 2011 le banche tedesche, in maniera che Brunetta ha definito “inspiegabile”, vendettero all’improvviso più di 8 miliardi di titoli italiani, più a lungo termine che a breve, e come sempre succede in questi casi, si trainarono dietro le banche di altri Paesi che fecero lo stesso. Nella primavera di quell’anno gli interessi praticati dalle banche tedesche non erano poi così distanti da quelli delle italiane. Così come lo spread tra Btp e Bund decennali era ancora accettabile. Dopo tale svolta il differenziale di rendimento cominciò a volare per toccare in ottobre i 570 punti. Secondo Brunetta, il fatto è che Sarkozy e la culona tedesca puntavano a rafforzare il direttorio tedesco-francese, il cosiddetto “asse carolingio”. Un direttorio dell’Europa del Nord che riuscisse ad imporre la propria linea dell’austerità, e più in particolare la propria volontà, ai Paesi dell’area Sud troppo abituati a spendere e a spandere. Uno dopo l’altro finirono così sotto tiro il socialista spagnolo Zapatero e Berlusconi che, in una maniera e nell’altra, nuove elezioni e golpe interno, furono mandati a casa.
Anche la Bce dell’ex Goldman Sachs, Mario Draghi, ci mise di suo tanto che all’inizio di agosto l’istituto di Francoforte spedì a Berlusconi e Tremonti una lettera nella quale si chiedevano misure aggiuntive di politica economica. Un clima decisamente ostile che si rinnovò in settembre al convegno di Cernobbio dello Studio Ambrosetti quando i banchieri italioti e stranieri presenti che fecero capire a Berlusconi che si doveva fare da parte. Gli venne pure ricordato che le aziende di famiglia non se la passavano più tanto bene e che erano abbastanza indebitate con le loro banche. Una maniera elegante per avvertire sul possibile ritiro degli affidamenti. Le banche sono o non sono ormai società private?
Da allora, ha osservato il povero Brunetta, povero perché non aveva i soldi per pagare l’Imu, la situazione economica è peggiorata e non è vero che i conti pubblici siano stati messi in ordine come millanta Monti. In effetti il debito pubblico è salito dal 120% al 126% (di fine settembre) rispetto al Pil, a fronte di un disavanzo che con l’aumento delle tasse è sceso dal 4,5% al 3,1% sul Pil. Ma la disoccupazione è alle stelle, sopra l’11%, la recessione impazza con migliaia di imprese costrette a chiudere, molte famiglie si stanno avviando sulla soglia della povertà. Il tutto mentre le banche sono sempre più ricche grazie ai prestiti triennali concessi dalla Bce al modico tasso di interesse dell’1%. Si stava allora meglio quando si stava peggio? Cosa serve avere lo spread che ora si muove in una fascia tra i 290 e i 320 punti quando è stato il direttore generale della Banca d’Italia a dire che lo spread fisiologico, tenendo conto dei cosiddetti “fondamentali” della nostra economia, dovrebbe essere sui 200 punti?  Aveva ragione quindi Berlusconi a dire che la questione dello spread è “un imbroglio e un’invenzione”?
Da un punto di vista, quello della sostanza, il Cavaliere ha ragione perché l’uso dello spread è strumentale e viene usato per mettere in difficoltà il governo di un Paese ed accettare talune misure economiche che gli sono state “suggerite” per motivi diversi da gruppi finanziari esteri, in genere anglofoni, o da governi teoricamente amici, come appunto la Germania. Portare al rialzo lo spread Btp-Bund è facile. Basta che diversi soggetti, in maniera coordinata, si mettano a vendere i titoli italiani in loro possesso, o specularci sopra, ed ecco che il loro valore di mercato crolla, obbligando il Paese in questione ad alzare i tassi di interesse, quindi i rendimenti, facendo quindi salire lo spread, per rendere più appetibili le future emissioni. Ma in tal modo si fanno saltare i piani finanziari pubblici e si obbliga il governo a rivederli. Dal punto di vista anglofono tali operazioni erano funzionali per spingere lo Stato italiano ad avviare la nuova stagione di privatizzazione delle aziende pubbliche. Per la Germania invece si trattava di riportare l’Italia sotto la tutela tedesca. Nell’uno e nell’altro caso si evidenzia la realtà di un Paese, l’Italia, che da anni ha smarrito, perché ha rinunciato a difenderla, la propria sovranità nazionale, lasciando che siano altre realtà a decidere per lei.
Se dal punto di vista della sostanza Berlusconi ha ragione nel denunciare questo uso mirato dello spread, si deve subito aggiungere che lui ha fatto ben poco per sciogliersi da un certo tipo di condizionamenti. E’ stato infatti il suo governo a indicare Mario Draghi come presidente della Bce, dopo che era stata ritirata la candidatura più naturale, quella del tedesco Axel Weber. Un Mario Draghi, già per tre anni vicepresidente per l’Europa della Goldman Sachs prima di arrivare alla Banca d’Italia. Un Draghi che da direttore generale del Tesoro, aveva gestito il processo di privatizzazioni avviato in Italia dopo la crociera del Britannia del 2 giugno 1992 e dopo la speculazione contro la lira dell’autunno seguente. Potenza delle coincidenze! E’ stato sempre Berlusconi a prendersi come consigliere e come addetto alle relazioni istituzionali e vaticane un Gianni Letta, anche lui divenuto in seguito un consulente di Goldman Sachs. Quando si fanno un certo tipo di frequentazioni non ci si deve stupire se poi si mettono in moto dei meccanismi che alla fine ti stritoleranno.
Certo, nella sua caduta, ha giocato un ruolo significativo anche il legame personale con Putin, e quello di Eni con Gazprom, con la nascita dell’accordo mediterraneo a tre con Italia, Libia e Russia che hanno spinto gli atlantici, americani, britannici e francesi, ad avviare per tutta risposta la risistemazione dell’intera area, sostituendo i governi laici con altri islamici, “integralisti” o “moderati” , e rimandare a casa i russi. Ma quello è stato un elemento che si è aggiunto agli altri.
Appare quindi patetico che, con uno dei suoi soliti giri di valzer, Berlusconi metta sotto accusa quanti lo hanno fatto cadere, prendendosela più con la Merkel che con la finanza anglofona. Più con colei, che volendo conservare alla Germania il ruolo guida dell’Europa e difendere l’euro, impone una politica di austerità che sicuramente è negativa perché non fa altro che peggiorare la recessione. Ed ignora invece il ruolo dei banchieri di Wall Street e della City che speculano contro l’Italia, o contro la Spagna, per indebolire di riflesso l’euro che appare ai loro occhi come un temibile concorrente del dollaro, e della sterlina, come moneta di riferimento nelle transazioni finanziarie internazionali.

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