Benigni, buffoni di corte e autoerotismo costituzionale

Roberto-Benigni-vai-Nicola-Piovani-586x322

Ai tempi dell’ancien régime, vi era una figura molto in voga tra governanti: era il buffone di corte, un artista di medio livello culturale che campava prestando la propria arte alla corte di riferimento, cantando lodi al padrone in cambio di denari, favori o protezioni. Ai governanti faceva certo comodo, poichè li dilettava, ne alimentava l’autostima (fondamentale per ogni carattere egocentrico), nonchè favoriva la diffusione di storie e news opportunamente lucidate a favore del committente.

Finito l’ancien régime, sono rimasti però i governanti con i loro giullari. Come abbiamo potuto constatare dallo show consumatosi ieri, sulla Rai: Roberto Benigni (il giullare) ad interpretare la Costituzione su commissione dei governanti. Il risultato è stato un pietoso tentativo di forzare ogni articolo della Costituzione in chiave enfatica, mitologica, poetica… per cui i padri costituenti sono diventati non più dei politici in procinto di scrivere delle regole, ma degli eroi salvatori del mondo. Come ogni cosa che vien forzata (perchè non naturale), lo show di Benigni è scaduto spesso e volentieri nel kitsch, lasciandosi andare a mistificazioni, omissioni, leccate di culo e banalità stucchevoli persino agli occhi dell’ignorante.

L’errore di fondo nasce dal voler forzatamente considerare la Costituzione come un valore di per sè, e non come uno strumento da giudicare sulla base dei presupposti da cui parte e dei risultati che ottiene. Questo è un approccio che si tende ormai ad utilizzare dappertutto, proprio per compensare la carenza di un’identità naturale (a breve, c’è da scommetterci, anche l’Ipad diventerà un valore). Gli sforzi compiuti dal comico-showman per liberare gli “uaò!”, “che spettacolo!”, “quanto erano bravi!”, hanno fatto però si che lo stesso si dimenticasse di sottolineare come molti degli articoli elogiati fossero purtroppo completamente dimenticati o disattesi.

In pratica, per una serata che doveva essere culturale, non una parola sui contenuti: a parte le cavolate dette sul lavoro (tema sul quale torneremo con articolo specifico) e sulla bandiera (tema da noi già affrontato con il documento “Il tricolore – storia di una bandiera in crisi d’identità“), abbiamo sentito citare la tutela delle minoranze linguistiche solo per sfottere Di Pietro, ma non per parlare dell’importanza dei dialetti e delle numerose tradizioni locali che l’Italia contiene. Abbiamo sentito parlare di guerra per ascoltare la farsa sul sogno dell’Unione Europea, ma nulla sulla politica neocolonialista della stessa Europa che ogni anno ammazza e riduce alla fame migliaia di donne e bambini in giro per il mondo (Benigni pare rientrare tra gli stolti che premiano l’UE con il Nobel per la Pace). Nulla sulle politiche dei governanti che si dirigono verso lo smantellamento dei diritti tanto sbandierati dalla Costituzione (che fine hanno fatto i concetti – lì riportati – di giusto salario, utilità sociale, collaborazione alla gestione delle aziende?). E via dicendo, fino ad arrivare all’iniziale sproloquio di basso livello su Berlusconi – il cui ritorno ha come unico effetto positivo il fatto di ridare ai Benigni e alle Litizzetto di che mangiare.

Ma ciò che più di ogni altra cosa mette tristezza e toglie speranze, è il successo che Benigni ha riscosso tra il pubblico, ovvero la popolazione… e qui bisogna dare un merito al comico: perchè, ancora una volta, ha sottolineato come il vero problema dell’Italia sia l’ignoranza e l’incapacità di riflettere del suo popolo, a cui bastano due battute e qualche pop corn per venir totalmente anestetizzati… e scambiare per cultura ciò che è mera retorica su commissione. Non è un caso che gli italiani siano quelli che meno leggono e si informano in Europa… non è un caso che siano quelli del Francia o Spagna purchè si magna.

 

Fonte

ABBASSO BENIGNI E VIVA L’ITALIA

roberto-benigni

di Gianni Petrosillo

Dolce Remi’, Roberto Benigni, nato appunto Roberto Remigio e pasciuto Benigni, il ragioniere che lesse Dante dopo Carmelo Bene. Da Bene a Benigni l’Italia crollò. Cosa avrebbe detto l’attore letterato salentino di noi e di lui? Che ce lo siamo meritato un cane così bavoso che ringhia come una pecora, perché siamo dannati ed applaudiamo all’ovvio, dopodiché il grande Carmelo ci avrebbe mandati tutti a farci un the, per non dir di peggio. Benigni il ruffiano non si inimicherebbe mai il vasto pubblico, non attaccherebbe mai a “sinistra e a manca”, non è una ripetizione è la realtà, poiché  gli serve il plauso del pubblico benpensante e poco pensante per darsi una ragione di vita. Per questo si prostituisce in prima serata con le sue lezioncine a modo, facendoci la morale del secolo scorso. Tanto odiò Berlusconi che lo imitò al contrario, quest’ultimo fissato per la sana e robusta costituzione e l’altro per la Costituzione spogliata di senso storico e di pudore. Si è quindi buttato sulla Costituzione, già ridotta a carne di porco, alla ricerca di facile consenso, dopo che Shel Shapiro l’ha musicata; cioè il secondo  l’ha cantata e il primo l’ha canzonata, con il medesimo risultato deprimente. Benigni si riassume in un solo gesto, è passato da prendere in braccio Berlinguer a prenderci per il culo tutti. Che la carta fondamentale abbia avuto un ruolo decisivo nella storia Repubblicana nessuno lo può contestare, com’è incontestabile il fatto che oggi non serva più a nulla, essendo stata tradita dagli stessi che l’hanno innalzata e ridotta a feticcio dei propri interessi di partito e di bottega, ormai distanti anni luce da quelli del popolo e della nazione. Anzi, come sempre avviene, chi sventola più in alto le bandiere lo fa per pulirsi il sedere. Tutto passa, dunque anche la Costituzione, diventata uno statuto libertino dei peggiori svenditori della patria, quel che non passa mai di moda sono invece i ciarlatani che suonano il motivetto istituzionale mentre lo Stato va a picco. Articolo 1 di questa miseria nazionale: L’Italia è una Repubblica fondata sui traditori osannati dai buffoni.Del resto, prendereste lezioni di storia o di diritto da uno che nel suo film capolavoro di revisionismo fa liberare Auschwitz dai carrarmati americani anziché da quelli sovietici, come in effetti è successo? Si meriterebbe un bel lancio di uova in faccia altro che ovazioni. Abbasso i miserabili e viva l’Italia.

Fonte

C’è una congiura internazionale contro l’Italia?

merkel-sarkozy-monti

di Francesco Lamendola

Il fatto che a sostenerlo sia Silvio Berlusconi, personaggio (a ragione) screditatissimo sia in patria che all’estero, può farla prendere per una delle tante buffonate cui ci ha abituati negli ultimi diciotto anni di vita politica: eppure ci sono forti probabilità che sia vero.

L’Italia è vittima di un complotto internazionale per tenerla in un perenne stato di minorità, per impedirle di aspirare a un ruolo più alto e più degno di lei sulla scena della politica mondiale. Così hanno deciso le grandi banche, le agenzie di rating e le maggiori potenze occidentali, prima di tutte quella che a torto viene sempre descritta come la nostra sorella latina: la Francia.

Ciò risale indietro nel tempo, almeno fin dal 1861, anno della nascita del Regno d’Italia come stato indipendente e  sovrano. La cosa non piacque ai nostri cugini d’Oltralpe, ma all’epoca avevano altre grane a cui pensare, la minaccia prussiana a sul Reno e, poi, la sconfitta di Sédan e la tragedia della Comune di Parigi. Ma ci misero poco a riprendersi e a fare di tutto per ostacolare il nuovo ruolo internazionale dell’Italia, fin dal colpo di mano su Tunisi, nel 1881, precedendo d’un soffio una analoga mossa italiana, tanto più fondata di quella francese, sia sul piano della necessità economica (in Tunisia era presente una grossa colonia d’immigrati italiani), sia su quello strategico (data l’estrema vicinanza di Tunisi alla Sicilia). Leggi il resto dell’articolo

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: