Lo scambio “oro per gas” Turchia-Iran irrita gli Usa

lingotti - T1

Ankara e Teheran aggirano (legalmente) le sanzioni statunitensi ed europee. Ma Washington si muove con prudenza

di Ferdinando Calda

Gli Stati Uniti stanno cercando il modo di frenare il crescente flusso di oro che dalla Turchia arriva in Iran come saldo per il gas iraniano da quando le sanzioni unilaterali di Usa e Ue impediscono i pagamenti diretti in dollari e euro. Al Senato statunitense starebbero già studiando delle misure legislative per ostacolare il traffico, che attualmente non viola alcuna legge internazionale, anche se a Washington sembrano consapevoli di non poter impedire di colpo alla Turchia di importare il gas di Teheran. D’altra parte, però, Ankara sta comunque attenta a non indispettire eccessivamente l’importante alleato statunitense.
Il meccanismo con cui iraniani e turchi “aggirano” le sanzioni Usa e Ue è apparentemente semplice: Ankara paga le forniture in lire turche – valuta non molto pregiata nei mercati internazionali – che gli iraniani utilizzano per comprare l’oro in Turchia e portarlo in Iran. Un traffico che ha fatto lievitare in maniera anomala l’export di oro turco verso la Repubblica Islamica. Nei primi nove mesi dell’anno la Turchia ha venduto 6,4 miliardi di dollari di oro all’Iran, mentre solo un anno prima la cifra si fermava a 54 milioni.
Movimenti tanto ingenti non potevano restare nascosti tanto a lungo, specialmente se hanno avuto inizio praticamente in contemporanea con l’esclusione dell’Iran dal sistema di pagamento Swift (utilizzato da quasi tutte le banche del mondo per le transazioni finanziarie internazionali) avvenuto a marzo scorso come conseguenza delle sanzioni europee (la società ha sede in Belgio). Da tempo si rincorrono voci e supposizioni su questo meccanismo, che sembra coinvolgere anche gli Emirati Arabi Uniti, fino a quando la scorsa settimana il vicepremier turco con delega all’economia Ali Babacan ha ammesso candidamente: “Essenzialmente l’export di oro finisce per essere il pagamento delle forniture di gas naturale”.
Da Ankara sottolineano che questo scambio non viola alcun accordo internazionale, in quanto le sanzioni Usa, che impediscono transazioni finanziarie e vendita di metalli preziosi o altri materiali con l’Iran, “valgono per gli Stati Uniti”. Allo stesso tempo, ha sottolineato il ministro dell’Economia di Ankara Zafer Caglayan citato dal quotidiano Hurriyet, “le dichiarazioni dell’Unione europea non sono vincolanti dal momento che non siamo un membro”.
Tecnicamente è vero, ma l’intera vicenda è politicamente imbarazzante per Washington, che ha fatto dell’embargo finanziario all’Iran la sua principale arma per isolare Teheran. Questa settimana la Reuters ha riferito che al Senato statunitense stanno studiando un nuovo pacchetto di sanzioni per bloccare “il gioco dell’oro in cambio di gas” di Ankara. Misure che dovrebbero essere approvate prima dello scioglimento del Congresso o comunque quando si insedierà il nuovo, a gennaio prossimo.
Tuttavia è improbabile che Washington imponga ai turchi – che attualmente importano dall’Iran il 18% del fabbisogno di gas e il 51% di petrolio – uno stop immediato delle importazioni energetiche da Teheran, rischiando di perdere un importante partner strategico su diversi fronti (da quello siriano a quello russo con la Nato) e rendendo Ankara ancora più schiava del gas di Mosca.
“Non puniranno la Turchia in un colpo solo”, sostiene Mark Fitzpatrick, ex funzionario del dipartimento di Stato Usa e ora all’International Institute for Strategic Studies di Londra. Secondo Fitzpatrick, Washington cercherà di lasciare ad Ankara “una certa discrezionalità”. “Chiederanno una riduzione significativa (negli acquisti di gas iraniano), ma ‘significativa’ non vuol dire definitiva”, spiega l’ex funzionario, facendo un paragone con le richieste già avanzate dagli Stati Uniti a Pechino per quanto riguarda l’importazione da parte della Cina del petrolio iraniano.
D’altro canto, anche ad Ankara stanno attenti a non tirare troppo la corda con il potente alleato statunitense. “Non penso che ci sarà uno scontro” con Washington ha minimizzato il ministro dell’Energia turco Taner Yildiz, precisando che della questione “oro per gas” “ne stiamo parlando con gli Usa”.

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