Stato di polizia ad alta produttività

Marco Cedolin

“Non possiamo consentire alla piazza di fare delle scelte che deve fare la politica “ esclama il ministro Cancellieri durante il proprio intervento al senato, aggiungendo che sono mesi che ci stiamo preparando a momenti difficili” e“tutti dobbiamo renderci conto che siamo chiamati a fare sacrifici”. Il momento è molto delicato e occorre “fare quadrato attorno alle istituzioni”.
Insomma, senza fare troppi giri di parole, il dipartimento del regime deputato alla repressione fisica di ogni forma di dissenso, avoca alla politica (nella fattispecie rappresentata dal governo dei banchieri che mai nessuno votò) il diritto di fare qualsivoglia scelta ritenga congrua, senza che “le piazze” abbiano a lagnarsi. Preconizza l’approssimarsi di momenti difficili sotto il profilo dell’ordine pubblico, causati dalle intemperanze dei molti che non accetteranno di buon grado di venir messi in mutande ed incolonnarsi ordinatamente sotto i ponti e chiama gli taliani “buoni” a sacrificarsi in silenzio, facendo quadrato intorno alle istituzioni bancarie….

In tutta evidenza il ministro Cancellieri ritiene (anche se non lo dice esplicitamente) che in breve tempo l’Italia somiglierà in tutto e per tutto alla bolgia di uno stadio di calcio, messa a “ferro e fuoco” da manipoli di cittadini ultras, trasformatisi in teppisti dopo che Equitalia ha portato loro via ogni avere. Proprio nel solco di questo pensiero la Cancellieri ha infatti confermato la volontà di estendere in brevissimo tempo alla società italiana due norme importate direttamente dal “mondo del calcio”, come il Daspo e l’arresto differito, allo scopo di meglio fare fronte alle future battaglie. Per la tessera del tifoso probabilmente ci vorrà ancora tempo, dal momento che non è ancora stato deciso se integrarla nella tessera sanitaria o nella carta d’identità, ma inevitabilmente prima o poi arriverà anche quella.
Se da un lato il regime gonfia i muscoli nell’ambito della repressione delle “piazze”, dall’altro la polizia fiscale agli ordini di Attilio Befera è ormai pronta per la conta dei peli nel naso di tutti gli italiani, giù giù fino all’ultimo dei disoccupati e dei pensionati sociali. Nell’inaugurare il nuovo redditometro, la sanguisuga di stato ha infatti stigmatizzato il fatto che almeno un milione di italiani siano a reddito zero, ma continuino comunque a spendere, a mangiare, a bere, a riscaldarsi ed a usare l’elettricità, ravvisando in questo loro agire il germe della disonestà. Se fossero italiani onesti si lascerebbero onestamente morire, senza disturbare la Cancellieri e senza ostinarsi a sopravvivere comunque. Ed invece continuano a spendere a dispetto della matematica beferiana che li vorrebbe già almeno un metro sottoterra.
Affrettatevi a morire, fatelo in silenzio, ma restando ben stretti intorno alle istituzioni, dopo avere trovato qualche parente che paghi le spese del funerale e relative tasse naturalmente, dal momento che le banche sono qui per governare e non certo per fare beneficenza.

I dieci miti più importanti sull’attacco israeliano a Gaza

di Juan Cole

1. I falchi israeliani descrivono se stessi come impegnati in un “processo di pace”  con i  palestinesi cui Hamas si rifiuta di aderire. Invece Israele si è rifiutata di smettere la colonizzazione e il furto  di terra palestinese  per un periodo abbastanza lungo per potersi impegnare in negoziati fruttuosi  con loro. Israele annuncia regolarmente nuove costruzioni di case nella zona palestinese della  Cisgiordania. Non c’è alcun processo di pace. E’ una finzione israeliana e americana. Parlare di un processo di pace significa dare copertura ai nazionalisti israeliani che sono decisi ad arraffare tutto quello che hanno i palestinesi e ridurli a profughi privi di mezzi di sostentamento (ancora una volta).

2. Azioni come l’assalto a Gaza non possono ottenere uno scopo strategico genuino a lungo termine. Vengono avviate per assicurarsi che gli ebrei-israeliani siano i primi a sfruttare le risorse fondamentali.  Dimostrare la forza contro i palestinesi  crea un pretesto per ulteriori  invasioni  di terra e creazione  di colonie  sulla terra palestinese. Cioè, l’azione militare contro il popolo di Gaza è una tattica diversiva; il vero scopo è la Grande Israele, un’asserzione di sovranità israeliana su tutto il territorio che una volta era governato dal  Mandato britannico della Palestina.  

3.I falchi israeliani presentano la loro guerra di aggressione come fatta per “auto difesa”. Però Il capo dei rabbini di Israele ha ammesso  alla televisione,  che l’attacco di Gaza in realtà ‘aveva a che  fare con l’Iran.’

4. I falchi di Israele demonizzano i palestinesi di Gaza definendoli “cattivi vicini” che non accettano Israele. Però il 40% della popolazione di Gaza è costituito da rifugiati che in massima parte vivono in campi profughi, discendenti di famiglie della Palestina del periodo precedente al 1948 e che hanno vissuto lì da migliaia di anni.

Erano stati espulsi da quella che è ora Israele nella campagna di pulizia etnica sionista del 1948. Gli israeliani vivono adesso nelle loro case e coltivano la loro terra, e i palestinesi non hanno mai avuto alcun risarcimento per i crimini di cui sono stati vittime. (pdf) “Il fatto che Israele non sia riuscita a fornire  un risarcimento ai rifugiati palestinesi nei sei decenni scorsi è una lampante violazione della legge internazionale.” Israele non accetta  il diritto che ha la Palestina di esistere, anche se chiede costantemente che tutti, compresi i Palestinesi profughi e che vivono in regime di occupazione, riconoscano il diritto di Israele di esistere.

5. I falchi israeliani e i loro cloni americani dipingono Gaza come uno stato straniero, ostile con cui Israele è in guerra. Di fatto, invece, la Striscia di Gaza è un piccolo territorio di 1,7 milioni di abitanti occupato da Israele (una situazione a cui concorrono l’ONU e altri organismi internazionali).  Israele non permette a Gaza di avere un porto o un aeroporto , né di esportare la maggior parte di ciò che produce. I palestinesi non possono lavorare circa un terzo della loro terra, che Israele tiene riservata per sé, come zona cuscinetto di sicurezza. In quanto territorio occupato, è coperto dal Regolamento dell’Aja del 1907 e  dalla Quarta Convenzione di Ginevra del 1949 per il trattamento delle popolazioni in regime di occupazione da parte dell’occupante militare. Il bombardamento indiscriminato dei territori occupati da parte dell’occupante è chiaramente illegale secondo la legge internazionale.

6.I falchi israeliani si considerano vittime innocenti della sconcertante  rabbia palestinese di Gaza. Israele, però, non soltanto ha tenuto i Palestinesi di Gaza nella più grande prigione all’aperto del mondo, ma li tiene sotto un regime di blocco illegale che per alcuni anni mirava a limitare la loro nutrizione senza comunque farli del tutto morire di fame. Ho scritto in precedenza:

“Il blocco del cibo ha avuto effetti reali. La crescita di circa il 10% dei bambini palestinesi di Gaza di meno di 5 anni, è stata bloccata dalla denutrizione. Un recente rapporto dell’organizzazione Save the Children (pdf) e di Medical Aid for Palestinians ha trovato che, inoltre, l’anemia è diffusa e colpisce oltre due terzi di neoenati, il 58,6 di bambini in età scolare, e oltre un terzo di madri incinte.”

Se una qualsiasi potenza straniera accerchiasse Israele, distruggesse il porto di Haifa e l’aeroporto di Tel Aviv, e impedisse che le merci israeliane venissero esportate, che cosa pensate che farebbe Israele? Ah, già, , è scortese considerare sia i Palestinesi che gli Israeliani come esseri umani uguali.

7. I falchi israeliani demonizzano i residenti palestinesi di Gaza come seguaci di Hamas, una milizia del partito della destra religiosa musulmana. Metà dei palestinesi di Gaza, però, sono  minorenni  che non hanno mai votato per Hamas e che non possono essere ritenuti collettivamente responsabili di quel partito.

8. I falchi israeliani giustificano la loro aggressione ai palestinesi sulla base dell’autodifesa. Israele, però, è un paese di 7,5 milioni di persone, ha  carri armati, veicoli blindati, artiglieria, elicotteri d’assalto, e aerei da guerra F 16 e F18, oltre a 400 testate nucleari. Gaza è un piccolo territorio occupato che ha 1,7 milioni di abitanti, che non hanno armamenti pesanti, soltanto vecchi fucili e alcuni razzi in gran parte inoffensivi. (Israele parla di centinaia di razzi lanciati da Gaza verso Israele dal 2012, ma, fino al recente attacco di Israele, non avevano ucciso un solo israeliano, sebbene abbiano ferito poche persone lo scorso marzo quando i combattimenti tra palestinesi e israeliani sono aumentati). Gaza è una minaccia per Israele come  era stato una minaccia  il Trankei Bantustan per l’Apartheid in Sudafrica. In quanto alle minacce realmente asimmetriche da parte di Gaza contro Israele, potrebbero essere affrontate  dando ai palestinesi uno stato e ponendo fine al blocco loro imposto oppure, nel peggior scenario, il contro terrorismo invece che le campagne di bombardamenti indiscriminati.

9. I falchi israeliani confermano che sono stati provocati  ad attaccare. In realtà, però, Ahmad Jabari, il capo di Hamas che gli israeliani hanno assassinato all’inizio di questa settimana, era stato impegnato in colloqui con gli Israeliani riguardo a una tregua. Le uccisioni  fatti con lo stratagemma dell’apertura ai colloqui di pace  sono garanzia che non ci sarà nessun ulteriore colloquio.

Sebbene la maggior parte dei media americani siano un settore  di sostegno  del Partito Likud, di fatto il mondo è sempre più stufo dell’aggressività israeliana. I boicottaggi e le sanzioni probabilmente aumenteranno nel tempo,lasciando i falchi israeliani in una situazione di deficit economico.

http://www.fmreview.org/sites/fmr/files/FMRdownloads/en/FMRpdfs/FMR26/ (paragrafo 4)

www.map-uk.org/files/1052_gaza_health_report_web_version.pdf  (paragrafo 6)

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo –

www.znetitaly.org

Fonte: http://www.zcommunications.org/top-ten-myths-about-israeli-attack-on-gaza-by-juan-cole

Originale: Juancole.com

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2012  ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC  BY-NC-SA  3.0

Grecia: il Fondo monetario chiede altri licenziamenti

 

di Andrea Perrone

 

La Grecia continua ad essere sotto il giogo dell’usura internazionale.
Proprio ieri, infatti, il governo ellenico guidato dal conservatore Antonis Samaras ha respinto una richiesta supplementare del Fondo monetario internazionale di 22mila licenziamenti entro il 2014, oltre ai 27mila già pianificati e concordati con la troika dell’usura (Ue-Bce-Fmi). A confermare la dura richiesta dei tecnocrati dell’organismo mondialista sono stati i funzionari del ministero delle Finanze ellenico, precisando che la richiesta è giunta ad Atene nella notte, alla vigilia del vertice dell’Eurogruppo che ieri pomeriggio ha discusso il rilascio della nuova tranche di aiuti internazionali da 31,5 miliardi di euro in favore delle casse elleniche. Il piano quadriennale di risanamento dei conti pubblici di Atene dettato dalla cordata, la troika dell’usura, Ue-Bce-Fmi, e recentemente approvato dal Parlamento greco, prevede una riduzione entro il 2016 di circa 125mila dipendenti pubblici. Nonostante le enormi difficoltà per giungere ad un accordo. Difficoltà palesi e enormemente gravi per un Paese che inesorabilmente si sta impoverendo senza poter sperare in un futuro migliore, nonostante i ripetuti e durissimi sacrifici che gli vengono imposti dalla troika. Ma di fronte a tutto questo, i Soloni Ue si dimostrano sempre fiduciosi, Naturalmente con l’ennesimo accordo per concedere ad Atene l’ennesimo prestito che indebiterà i greci all’infinito. A dire la sua questa volta è stato il capo dell’Eurogruppo, Jean Claude Juncker (nella foto) che ha sottolineato come l’Eurozona abbia “buone chance” di trovare un accordo, spianando così la strada allo sblocco della nuova tranche di aiuti ad Atene. “La Grecia ha fatto la cosa giusta. Ci sono buone possibilità di ottenere un accordo”, ha chiosato Juncker al suo arrivo alla riunione dei ministri delle Finanze dell’Eurozona. Anche la Commissione europea sta cercando nel frattempo di preparare una bozza per il raggiungimento dell’intesa, ma il problema principale è stato quello di mettere d’accordo Fondo monetario, Unione europea e Bce, ovvero la troika dell’usura internazionale che sta prosciugando stipendi, pensioni e averi del popolo ellenico. Secondo alcune fonti vicine a Bloomberg, un gruppo di funzionari del ministero delle finanze di Francia, Germania, Italia e Spagna sono riuniti a Parigi da lunedì scorso. Il ministero delle Finanze tedesco non avrebbe né confermato né smentito l’informazione. Tra i vari punti del compromesso, secondo i funzionari di Berlino e Bruxelles, potrebbe esservi l’abbassamento del tasso di interesse per i prestiti ad Atene. E comunque gli “aiuti” avrebbero lo stesso un costo che graverebbe sempre sulle spalle del popolo greco. E poi ci sono le dichiarazioni del direttore del Fondo monetario, Christine Lagarde che giunta a Bruxelles ha dichiarato: “Stiamo lavorando in modo costruttivo per vedere se possiamo trovare una soluzione alle finanze e all’economia della Grecia e al suo debito, che deve essere sostenibile in un periodo di tempo ravvicinato’”. Una linea questa che conferma quella già seguita dal Fmi che si dice contrario all’ipotesi di concedere due anni in più alla Grecia (dal 2020 al 2022) per riportare il debito al 120% del Pil. Per i tecnocrati dell’organismo con sede a Washington e gli eurocrati nonostante le divergenze il secondo pacchetto di aiuti alla Grecia sarà dato solo se sarà dimostrato che la Grecia ha portato a termine le azioni prioritarie e se il rapporto della troika sarà positivo. Ad ogni modo per i 31,5 miliardi di aiuti “non vogliamo che si mettano a disposizione soldi freschi, perché – ha sottolineato il ministro delle Finanze austriaco, Maria Fekter – sarebbe difficile spiegarlo ai nostri contribuenti”. Per questo “sul tavolo ci sono diverse opzioni”, ha aggiunto. Opzioni che saranno comunque pagate dal popolo ellenico costretto a pagare le colpe altrui di una crisi che è stata innescata da altri ben noti personaggi e strutture della politica, dell’Alta Finanza, delle banche e degli organismi internazionali che hanno lucrato e continuano a lucrare sulla pelle dei popoli.

 

Fonte

L’importanza dei mass media nella guerra in Siria

 

di Francesco Bevilacqua

L’informazione è un’arma potentissima e il suo controllo può risultare determinante in un conflitto serrato come quello siriano. Analizzando le fonti, si può infatti notare che quelle considerate ufficiali e quindi attendibili sono in realtà caratterizzate dalle contraddizioni più evidenti.

 

Il drammatico conflitto in atto in Siria è una guerra che si combatte su due campi, quello militare e quello mediatico. Il problema per noi occidentali e per chiunque come noi non è in grado reperire informazioni di prima mano o direttamente sul campo, è che tutto ciò che riguarda il reale ed effettivo svolgimento dei fatti viene filtrato da una fitta rete informativa, costituita da numerose agenzie, fonti più o meno certificate, testate giornalistiche note e stimate, che appartengono però a una sfera politica che sta giocando un ruolo attivo nella partita in atto in Medio Oriente.

Dall’altra parte del campo, si schiera la cosiddetta ‘controinformazione’, media non allineati che spesso hanno un accesso alle notizie di prima mano più ristretto di quello concesso alle fonti del mainstream, ma che svolgono il compito fondamentale di rappresentare l’altra campana dell’informazione, di offrire al lettore una seconda versione dei fatti. Leggi il resto dell’articolo

Repubblica cancella il post di Odifreddi su Israele. Lui lascia: “Meglio fermarsi”

 

Il matematico aveva scritto parole dure sul conflitto in Medio Oriente accusando lo Stato ebraico di “logica nazista”, ma il suo intervento è scomparso dopo 24 ore. Oggi il saluto ai lettori: “Continuare sarebbe un problema. D’ora in poi dovrei ogni volta domandarmi se ciò che penso o scrivo può non essere gradito a coloro che lo leggono”

 

Un post pubblicato domenica. Tema: il conflitto israelo-palestinese che in questi giorni sta vivendo un’altra pagina dai toni drammatici. Una presa di posizione molto dura nei confronti dello Stato ebraico, accusato di “logica nazista” nei confronti dei palestinesi. Ma la rimozione del suo intervento dal sito di Repubblica.it ha colto di sorpresa Piergiorgio Odifreddi (matematico, divulgatore scientifico, diventato noto anche per le sue posizioni critiche alla Chiesa cattolica). Ieri sera, infatti, il suo post nel blog “Il non senso della vita” non c’era più. Tanto è bastato, comunque, perché Odifreddi decidesse di scrivere un ultimo intervento, di commiato, per salutare i numerosi lettori che lo hanno seguito fin qui. D’altronde l’intervento in un blog non riflette la linea editoriale del giornale, che del resto nei casi più controversi – come potrebbe essere questo – può scegliere di pubblicare due interventi in antitesi (l’uno che intende confutare l’altro), davanti ai quali i lettori possono confrontarsi. Leggi il resto dell’articolo

L’ABCD della crisi alimentare

Qualche settimana fa, in concomitanza con la Giornata Mondiale dell’Alimentazione, siamo stati allertati da un nuovo aumento dei prezzi degli alimenti, con ripercussioni che già si contabilizzano nei registri funerari dei paesi più vulnerabili, principalmente nel Sahel. L’argomento diffuso : i cattivi raccolti che l’industria agro-alimentare ha conseguito quest’anno negli Stati Uniti, rapporto che già sappiamo per metà essere falso e per metà incompleto ma fortunatamente si amplia l’informazione e le vere cause affiorano: il prezzo della materia prima sale- come nelle antecedenti crisi alimentari- per le seguenti ragioni a) le grandi quantità di cereali destinati alla produzione di combustibile (vi ricordare 6 o 7 anni fa quando erano emerse perplessità riguardo gli inconvenienti legati a questa nuova tecnologia?); b) la speculazione operata sulle previsioni dei raccolti futuri causa di bolle finanziarie, e c)-questo è più una novità- per la sempre maggiore quantità di terra fertile che sta passando dalle mani contadine al patrimonio delle banche, aziende e fondi d’investimento.

Chi è coinvolto in tutti questi affari contemporaneamente? Chi c’è dietro la carne, il pane, la pasta,il latte….e non lo sappiamo? Chi ha nello stesso locale scaffali ripieni di agro combustibili fatti di mais e soia per l’ingrassamento degli animali, e un corridoio più in là, un tavolo con un gestore che offre pensioni legate all’ acquisto di ettari in Etiopia o buoni finanziari referenziati al prezzo del frumento? I quattro “compro, vendo, speculo” del cibo ai quali mi riferisco sono, in quest’ordine: ADM, Bunge, Cargill e Dreyfus, conosciuti per le loro iniziali come gli ABCD della commercializzazione della materia prima. Quattro aziende con sede negli Stati Uniti che, se inizialmente sono riuscite a dominare e controllare il mercato mondiale dei frumenti basici, cerali e legumi, hanno ampliato, negli ultimi anni, i loro affari in queste nuove aree.
Sono quattro stabilimenti, quattro bazar, come quelli che hanno tutto ciò che ti puoi immaginare e quel che non t’immagini. Da una brocca a forma di mucca per servire il latte con le sue tette di ceramica, al sempre imprescindibile caccia farfalle tra gli scaffali di indumenti intimi e le utili chiavi della ferramenta o sacchi di terra per il giardinaggio. Solo c’è una differenza, mentre in tempi di crisi questi universi di quartiere patiscono la crisi come qualsiasi altro negozio, gli ABCD del cibo, quattro aziende mostruose nate e cresciute nel grembo di mamma capitalismo e papà deregolamentazione, vincono tutto l’oro del mondo dicendo che creano cibo quando in realtà lucrano affamando milioni di esseri umani,operando nell’ invisibilità.
E’ molto difficile addentrarsi nelle viscere di queste aziende con le loro infinite succursali ma ci sono due aspetti ovvi da considerare. Il primo, se tra loro quattro controllano, come in realtà avviene, il 90% del mercato mondiale dei cereali; se il mercato non ha nessun tipo di regolamentazione (ne tassi ne quote d’import/export, ne riserve pubbliche di cereali, ne politiche di prezzi); e se le poche norme che si dettano sono supervisionate dalle stesse ABCD, è facile dedurre che sono le loro decisioni che veramente segnano il prezzo della materia prima e quindi di tutti gli alimenti che includono riso, mais, frumento, ecc. Successivamente se le ABCD (insieme ad alcune entità finanziarie) hanno tratto i brutali benefici che la speculazione con il cibo e la terra da coltivazione provoca come i vampiri con il sangue, continueranno succhiando della fame degli altri se nessuno mette loro un freno. Dreyfus, ad esempio, ha creato il suo proprio strumento d’investimento Clayx Agro Ltc, per “ottenere benefici del crescente settore degli agro-affari e del potenziale d’apprezzamento della terra, acquistando terreni che attualmente si sfruttano con bassa tecnologia o che si usano per il pascolo”.
Le ultime crisi alimentari hanno permesso che la società civile conoscesse e denunciasse come il cibo e la terra si sono trasformati in oggetti di speculazione. L’attenzione si è concentrata sulle banche e sulle attività nei mercati finanziari legati agli alimenti, con campagne pubblicitarie del tipo “l’affare di alimentare il mondo” che si è guadagnato il rifiuto della società. Anche se il ruolo che giocano le ABCD è complesso e lontano dovremo prendere coscienza della loro importanza nel prezzo delle materie prime. Da parte dei movimenti contadini la risposta che è arrivata è stata, in qualunque caso, chiara: Sovranità alimentare. Adesso bisognerebbe rispondere. Non sono norme perché le ABCD guadagnino di meno quello di cui abbiamo bisogno, ciò che si richiede sono politiche a favore della sovranità alimentare perché l’alimentazione, che non è una merce, ci arrivi da molte, piccole e umane agricolture.

Fonte

Traduzione: FreeYourMind!

I media occidentali e Gaza: involontariamente ‘comici’, e non c’è nulla da ridere…

di Enrico Galoppini

Un triste e disgustoso spettacolo già visto: Israele, la base politico-territoriale del Sionismo, bombarda senza pietà i palestinesi della Striscia di Gaza.

L’ultima volta in grande stile (lo stillicidio di assassinii è difatti costante) è stata durante l’operazione “Piombo Fuso”, che tra la fine del 2008 e l’inizio del 2009 mandò all’altro mondo più di 1.300 palestinesi, causando migliaia di feriti, anche gravissimi e con danni permanenti, per non parlare dei danni materiali e alla salute di chi è rimasto vivo in mezzo ad una saturazione dell’habitat con agenti tossici altamente nocivi.

La mattanza terminò appena due giorni prima dell’insediamento alla Casa Bianca di Barack Obama, e stavolta – sarà una coincidenza? – il nuovo tiro al bersaglio cade nel mentre è in atto un sostanzioso rimpasto (v. il “caso Petraeus”) nelle “stanze dei bottoni” degli Stati Uniti, che di Israele sono il principale sponsor, visto che lo difendono a spada tratta, lo foraggiano di tutto punto e ce lo impongono, a noi europei e mediterranei, quale “gioiello” da ammirare e tutelare dalla proverbiale “violenza araba e islamica”.

Anche stavolta, la propaganda pro-Sion ha facile gioco, senza contraddittorio com’è su tv e giornali che contano, così si racconta al popolo dei sudditi mediatici che “Israele ha reagito” ad un attacco dei “terroristi”.

È, insomma, la solita solfa, mentre famiglie intere vengono straziate, e vorrei vedere se, trovandosi nella medesima situazione, gli stessi che dimostrano una sovrana indifferenza frammista ad un velato giustificazionismo resterebbero così dignitosi come lo sono questi palestinesi quando fissano i loro figli trucidati. Fanno la moralina, impartiscono lezioni sulla “tolleranza”, si riempiono la bocca di “appelli alla pace”, ma se si ritrovassero con un neonato spappolato tra le braccia credo proprio che si trasformerebbero immediatamente in quello che essi ritengono sia potenzialmente ogni palestinese (perché intrinsecamente “estremista”): uno dei famosi “kamikaze” che – colmo dell’ipocrisia e della cattiva coscienza di chi sa in cuor suo che quella è l’arma dei disperati – suscitano negli occidentali un “orrore” nemmeno lontanamente paragonabile a quello provocato dall’uso sadico di bombe al fosforo, a grappolo eccetera. Leggi il resto dell’articolo

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