Nascita di civiltà

Il Governatore prese la spada e il pugnale, con alcuni uomini si gettò nella folla di indiani e con grande coraggio raggiunse la lettiga di Atahualpa.
Senza alcun timore afferrò il braccio del tiranno gridando «Santiago!», ma l’eccessiva altezza della lettiga non gli permise di tirarlo a sé.
Uccidemmo gli indiani che portavano a spalla Atahualpa, ma altri prendevano subito il loro posto, e in questa maniera perdemmo molto tempo tentando di ucciderli man mano che sopraggiungevano.
Allora sette o otto cavalieri lanciarono i loro cavalli contro la lettiga e con grande sforzo riuscirono a rovesciarla su di un lato.
Cosi Atahualpa fu catturato e portato negli alloggi del Governatore.
Gli indiani di scorta non lo lasciarono un solo istante, e morirono tutti con lui.
I rimanenti indiani nella piazza, gettati nel più profondo terrore dagli spari e dai cavalli – che non avevano mai visto prima -, cercarono di fuggire verso i campi abbattendo un muro.
Ma la nostra cavalleria usci a sua volta dalla breccia e si sparse nella valle, al grido di «Inseguite i nobili! Non lasciateli fuggire! Uccideteli tutti!»
Tutti i guerrieri indiani portati da Atahualpa erano a un miglio da Cajamarca pronti a dar battaglia, ma nessuno di loro si mosse, e nessuna arma fu alzata contro gli spagnoli.
Quando gli indiani rimasti fuori dalla città videro i compagni in fuga e nel terrore, anch’essi presero spavento e scapparono.
Era una visione da far meraviglia, perché l’intera valle era colma di soldati per 15 o 20 miglia.
La notte era già scesa e i nostri cavalieri continuavano ad infilzar indiani nei campi aperti, quando fu dato il segnale di ritirata.
Resoconto redatto dai compagni di Pizarro.

Era il 16 Novembre del 1532, e il conquistador spagnolo Francisco Pizarro si trovava accampato nei pressi di Cajamarca, città andina del Perù.
Pizarro, a capo di un gruppo di 168 soldati, stava attendendo la visita del grande Imperatore Atahulpa, sovrano Inca e signore incontrastato di un dominio a cui sottostavano milioni di fedeli sudditi, seguito da un esercito composto da 80.000 guerrieri.
Gli eventi che seguirono passarono alla storia come Battaglia di Cajamarca.
Pizarro e i suoi con un attacco a sorpresa compirono una carneficina, sterminarono la guardia di Atahulpa e lo presero prigioniero: 168 spagnoli uccisero più di 7.000 guerrieri Inca.

Si trattò di uno scontro emblematico, un episodio che a suo modo riassume il modo in cui gli europei siano riusciti nei secoli ad imporre il loro dominio e la loro cultura al resto del mondo.
Ma perchè tocco proprio agli europei?
Perchè non furono gli Inca ad invadere l’Europa, oppure qualche altro potente esercito esotico?
Da dove effettivamente deriva la superiorità tecnologica che ha permesso al vecchio continente di imporsi sul resto del mondo?
Si tratta di una domanda fondamentale, una questione che nondimeno non viene mai affrontata fino in fondo in nessun testo di storia.

Fino ai primi decenni del 900 era opinione comune ed accettata che “l’uomo bianco”, caucasico, fosse intellettivamente superiore alle altre “razze”, ed in tal modo si spiegava, e si giustificava, l’egemonia che gli stati europei avevano imposto sul resto del mondo; oggi, fortunatamente, tali assurdità vengono generalmente deprecate, anche se non sono pochi coloro che ancora ragionano basandosi su tali pregiudizi che i secoli passati ci hanno tramandato.
In ogni caso, la questione iniziale resta, e la supremazia tecnologica dimostrata dagli europei rimane un dato di fatto.
Quali sono state, dunque, le ragioni di tale vantaggio?

A questa scomoda domanda ha tentato di rispondere il biologo statunitense Jared Diamond, nella sua fondamentale opera “Armi, acciaio e malattie. Breve storia del mondo negli ultimi tredicimila anni”.
Come già si evince dal titolo, Diamond ha individuato tre precisi fattori che hanno permesso ai popoli stanziati nel nostro continente migliaia di anni fa di intraprendere nel tempo una vera e propria conquista del mondo; l’autore del testo, però, non si limita a descrivere  i fattori che hanno permesso questa egemonia, ma andando ancora più a fondo indaga sulle motivazioni per cui queste circostanze si verificarono proprio in Europa.
Le sue conclusioni sono in parte prevedibili ed in parte inaspettate.
E’ infatti semplice comprendere come il continente europeo abbia favorito lo sviluppo di raffinate civiltà sin dai tempi antichi grazie alla sua conformazione geografica, al clima mite favorevole all’agricoltura, al Mediterraneo che da sempre ha facilitato scambi di merci e di conoscenze, all’abbondanza di corsi fluviali e di fertili pianure.
Quello di cui invece non si tiene mai conto, e che risulterà essere il fattore decisivo per lo sviluppo delle civiltà eurasiatiche, è la presenza nel nostro continente, sin dai tempi più remoti, di grandi mammiferi addomesticabili.
La tabella che segue, tratta dal libro sopra citato, è molto chiara a tal riguardo.

Poter disporre di grandi mammiferi addomesticabili significa avere un enorme aiuto nella coltivazione dei campi, con gli animali da traino, avere un grande vantaggio in caso di guerra (gran parte della superiorità dei conquistadores spagnoli a scapito delle popolazioni sud americane, ad esempio, era data dal possesso dei cavalli, sconosciuti alle popolazioni precolombiane), e soprattutto significa avere una certa fonte di cibo sempre a disposizione, sia sotto forma di prodotti derivati (latte, burro, ecc) sia come fonte primaria di carne.

Inoltre, la convivenza nei secoli al fianco degli animali domestici, ha fatto in modo che gli europei venissero a contatto con diverse malattie trasmesse dagli animali stessi, sviluppando così nel tempo gli anticorpi necessari per combatterle.
Non a caso, i conquistadores poterono conquistare le Americhe anche perchè facilitati dallo sterminio delle popolazioni autoctone decimate dalle malattie degli europei, malattie contro le quali i locali non possedevano anticorpi.

L’opera di Diamond merita quindi una lettura attenta, e come si potrà immaginare non è facilmente sintetizzabile.
L’invito è di conseguenza quello, per chi fosse interessato nell’approfondire l’argomento, di procurarsi direttamente il testo: ogni pagina contiene infatti informazioni e considerazioni che stimolano la riflessione.
Nondimeno, vi è un’altro aspetto analizzato dall’autore che merita una particolare attenzione, un aspetto che è utile qui introdurre in quanto correlato con più ampie riflessioni che riguardano il concetto stesso di potere e di governo.
Nell’analizzare quindi la nascita e lo sviluppo di diverse civiltà, l’autore individua un fattore essenziale nella scoperta dell’agricoltura.
Fin qui, nulla di nuovo; risulta però interessante una ulteriore considerazione che emerge nel momento in cui si confronta l’organizzazione sociale delle culture sedentarie – agricole con quelle dei popoli composti da cacciatori – raccoglitori.
Questa ultima forma di organizzazione, infatti, conduce immancabilmente alla formazione di una struttura sociale egualitaria, senza alcuna divisione della popolazione in caste e dove tutti gli individui condividono un medesimo stile di vita.
Il motivo è presto detto: nel mondo dei cacciatori – raccoglitori ogni membro del gruppo deve partecipare alla comune attività di ricerca del sostentamento, e dovendo consumare subito quanto trovato, non potrà verificarsi la comparsa di un accumulo, di un surplus che possa dare origine alla presenza di individui che possiedano più di altri.
In altre parole, ogni membro della comunità possiede quel che trova ogni giorno, e che è costretto a consumare, e tutti sono pari in questo.

I quattro tipi di società individuati da Diamond

La reale rivoluzione che si verifica nelle civiltà agricole, infatti, è quella dovuta al conseguimento delle conoscenze necessarie per poter conservare la produzione in eccesso.
Si può anzi affermare con una certa sicurezza che la civiltà per come noi la conosciamo nasce proprio nel momento in cui gli esseri umani si ritrovano a dover fare i conti con questa sovra-produzione.
Se nelle società dei cacciatori – raccoglitori infatti tutti dovevano preoccuparsi di procacciarsi il proprio cibo, pena il patire la fame, con le civiltà agricole sedentarie vi sono alcuni individui che possono ottenere il cibo ed il sostentamento senza necessità di dedicarsi al lavoro manuale, potendo usufruire della sovrapproduzione.
Questo è il momento esatto in cui si formano anche i “governi”, dal momento che gli individui più scaltri della società comprendono che esiste un modo per soppravivere evitando il lavoro manuale.
Si formano così delle strutture di governo, alcuni membri della società assumono il compito di mantenere l’ordine esistente, ed in seguito alcuni si specializzano nel solo combattere: i guerrieri.
La società diviene più complessa, si formano le caste, e tutto questo processo è reso possibile dal fatto che il lavoro di una parte del gruppo è sufficiente a mantenere ed a nutrire anche coloro che non producono direttamente.
Col surplus nasce quindi anche il concetto di ricchezza, dal momento che è ora possibile l’accumulo di beni, e conseguentemente si manifestano anche le mire di maggior possesso.
Si moltiplicano così le guerre di espansione, gli scontri atti ad assicurarsi maggiori risorse, maggior possibilità di accumulo.

Un esempio storico che Diamond stesso riporta aiuta a comprendere bene il modo in cui le diverse forme di organizzazione sociale portino ad una radicale differenza di mentalità nei membri delle diverse culture.
Verso l’anno mille, un gruppo di agricoltori polinesiani colonizzò la Nuova Zelanda, dando origine al popolo dei Maori.
Poco tempo dopo, un gruppo di essi si spostò ed andò a sua volta a colonizzare le isole Chatham, situate a 800 chilometri dall’isola di origine, iniziando un’evoluzione separata da quella della madrepatria.
I Maori diedero vita ad una complessa società fondata sull’agricoltura intensiva, una società divisa in caste, dove spiccava la figura dei temibili guerrieri sempre pronti ad intraprendere nuove conquiste territoriali.
Il gruppo che si era recato nelle isole Chathman, i Moriori, si adattò invece alle particolarità del nuovo ambiente, ricco di pesci e di frutti, ritornando ad essere cacciatori – raccoglitori.
Crearono una società pacifica ed egualitaria, senza particolari forme di governo complesse.
I due gruppi vissero a lungo separati, dimenticando l’uno la presenza dell’altro, finché i Maori vennero a conoscenza dell’esistenza di un isola ricca di pesce e di materie prime, e partirono alla sua conquista.
Vedendo giungere gli stranieri, i Moriori decisero di accogliere i nuovi arrivati tra di loro, impegnandosi nel dividere equamente le proprie risorse.
Di tutta risposta, i Maori li sterminarono, senza trovare eccessiva resistenza – pur essendo numericamente molto inferiori –  e si appropriarono dell’isola.
Questo episodio ci mostra chiaramente come le diverse “indoli” dei due popoli fossero conseguenza delle diverse situazioni ambientali in cui si erano venuti a trovare.
Si trattava infatti di individui appartenenti allo stesso ceppo etnico, “parenti” tra di loro, con la differenza che il gruppo di cacciatori – raccoglitori aveva costruito una società pacifica ed egualitaria, conseguenza del vivere in un ambiente ricco di risorse spontanee, mentre i Maori agricoltori – guerrieri avevano sviluppato una cultura basata sulla violenza e la sopraffazione.

Nel nostro tempo la società si è fatta, ovviamente, ancora più complessa, e forse anche la stessa utopia di una società egualitaria è destinata a rimanere tale, dal momento che non esistono più i presupposti per la sopravvivenza di civiltà sul modello arcaico.
Eppure, il conoscere l’origine della formazione della nostra struttura sociale, ed il modo in cui la sua nascita ha da subito portato a tendenze espansioniste dettate da una sempre maggiore necessità di ottenere nuove risorse, tendenza evidente ancora ai nostri giorni, può risultare utile per poter poi interrogarsi sulla reale essenza della nostra attuale civiltà.

Fonte

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