La strumentalizzazione della violenza ultrà

 

di Marco Bagozzi

 

C’era da aspettarsi la strumentalizzazione, condita da propaganda di basso livello (l’ennesimo “ritorno dell’antisemitismo” e “rigurgito neonazista”), dei fatti di Roma, che hanno visto coinvolti una banda di “estremisti” di varia provenienza (gruppi ultras di entrambe le squadre della capitale e bassa manovalanza, secondo le prime ricostruzioni investigative) e un gruppo di tifosi del Tottenham, squadra londinese che si riconosce, nella sua origine dal quartiere ebraico della capitale inglese.
Strumentalizzazione messa in atto dal capo della comunità ebraica romana Riccardo Pacifici, che ha manifestato la sua irritazione per il fatto, lanciando l’allarme più inquietante: “Gli ebrei sono sotto attacco, a Roma come a Tel Aviv”. Evidentemente Pacifici dimentica o ignora (??), le minacce squadriste lanciate dai membri della sua comunità a tre ragazzi romani, riprese da un videoamatore e pubblicate la scorsa settimana dal “Fatto Quotidiano”, e gli strali del “Congresso Mondiale Ebraico”, che dalla sua sede di New York ha duramente attaccato la Società Sportiva Lazio e i suoi tifosi, “rei” di aver espresso la vicinanza alla causa palestinese con striscioni e bandiere, chiedendo l’esclusione della squadra dalle competizioni calcistiche europee.
Poco importa che la prima ricostruzione – che parlava di un’aggressione di stampo antisemita messa in atto da ultras laziali, aderenti a gruppi di estrema destra, al grido mai confermato di “morte agli ebrei” – sia stata smentita a più riprese dai testimoni dei fatti e dai successivi sviluppi delle indagini, che non solo non ricordano grida o cori di matrice xenofoba ma, come detto, definiscono gli aggressori quali un “coagulo” di estremisti di varia provenienza, prevalentemente da gruppi ultras e, come sembra, di singoli ambulanti stranieri.
Come spiega Giovanni Bianconi, sul “Corriere della Sera”, nella logica degli scontri ultras, assume più valore l’appartenenza ad un quartiere o ad una “bandiera” piuttosto che l’adesione a ideologie razziste o l’appartenenza alla storia di un gruppo etnico specifico: per intenderci è lampante il caso serbo, laddove gruppi di tifoserie egualmente appartenenti a frange nazionaliste o appartenenti alle stesse città come Stella Rossa e Partizan di Belgrado, si scontrino fra di loro per la “difesa dell’onore” della loro tifoseria, senza apparenti moventi politici o etnici, salvo poi riunirsi quando l’obbiettivo è comune, come ad esempio per i fatti di Genova del 2010. Tanto che, per alcune ore, ha preso piede anche l’idea che dietro agli scontri ci fosse una sorta di “scambio di squadra” con gli ultras romanisti che avrebbero potuto riunirsi per aggredire i tifosi del West Ham, gemellati con i laziali. Fra l’altro, scontri tra tifoserie romane e inglesi si ripetono costantemente negli ultimi anni in quasi tutte le trasferte delle squadre londinesi nella Capitale e viceversa: si può dire che c’è una “lunga tradizione di scontri”.
Eppure, la cosa ancora più inquietante è l’assoluzione piena di tutta la tifoseria del Tottenham (che si dichiara con il nome, non proprio rassicurante, di “Yid Army” ossia “Esercito Yiddish”), addirittura definita dal “Messaggero” come “molto tranquilla perfino nel periodo nero degli hooligan”, dimenticando i terribili fatti di Rotterdam nel 1973, quando gli ultras inglesi devastarono la città olandese durante alcuni violenti scontri contro i tifosi di casa portando a casa lo “scalpo” di 70 arresti e 200 feriti, oltre a dare il via alle nascita delle violentissime tifoserie olandesi; o i recentissimi incidenti contro gli hooligan del Chelsea, che provocarono enorme paura in Gran Bretagna per la fobia di un ritorno della violenza legata al mondo delle tifoserie organizzate.
Ferma restando la condanna della violenza, inutile e stupida, la domanda è sempre questa: chi è che l’ha montata? Cui prodest?
Faciloneria, cattiva fede e becera propaganda: gli obiettivi sono fin troppo chiari. Sollevare il “polverone antisemita” per nascondere cosa succede dalle parti di Gaza, dove la debole tregua è già stata violata dalle forze armate di Tsahal, aumentare la forza ricattatoria nei confronti della città di Roma e dei suoi (già pessimi) amministratori, facendone di fatto un feudo personale in vista delle prossime tornate elettorali, e forzare la mano sulla legge “antirevisionista” che verrà usata come un potente atto intimidatorio verso chiunque osi criticare il sionismo come ideologia politica.

 

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