Grecia: il Fondo monetario chiede altri licenziamenti

 

di Andrea Perrone

 

La Grecia continua ad essere sotto il giogo dell’usura internazionale.
Proprio ieri, infatti, il governo ellenico guidato dal conservatore Antonis Samaras ha respinto una richiesta supplementare del Fondo monetario internazionale di 22mila licenziamenti entro il 2014, oltre ai 27mila già pianificati e concordati con la troika dell’usura (Ue-Bce-Fmi). A confermare la dura richiesta dei tecnocrati dell’organismo mondialista sono stati i funzionari del ministero delle Finanze ellenico, precisando che la richiesta è giunta ad Atene nella notte, alla vigilia del vertice dell’Eurogruppo che ieri pomeriggio ha discusso il rilascio della nuova tranche di aiuti internazionali da 31,5 miliardi di euro in favore delle casse elleniche. Il piano quadriennale di risanamento dei conti pubblici di Atene dettato dalla cordata, la troika dell’usura, Ue-Bce-Fmi, e recentemente approvato dal Parlamento greco, prevede una riduzione entro il 2016 di circa 125mila dipendenti pubblici. Nonostante le enormi difficoltà per giungere ad un accordo. Difficoltà palesi e enormemente gravi per un Paese che inesorabilmente si sta impoverendo senza poter sperare in un futuro migliore, nonostante i ripetuti e durissimi sacrifici che gli vengono imposti dalla troika. Ma di fronte a tutto questo, i Soloni Ue si dimostrano sempre fiduciosi, Naturalmente con l’ennesimo accordo per concedere ad Atene l’ennesimo prestito che indebiterà i greci all’infinito. A dire la sua questa volta è stato il capo dell’Eurogruppo, Jean Claude Juncker (nella foto) che ha sottolineato come l’Eurozona abbia “buone chance” di trovare un accordo, spianando così la strada allo sblocco della nuova tranche di aiuti ad Atene. “La Grecia ha fatto la cosa giusta. Ci sono buone possibilità di ottenere un accordo”, ha chiosato Juncker al suo arrivo alla riunione dei ministri delle Finanze dell’Eurozona. Anche la Commissione europea sta cercando nel frattempo di preparare una bozza per il raggiungimento dell’intesa, ma il problema principale è stato quello di mettere d’accordo Fondo monetario, Unione europea e Bce, ovvero la troika dell’usura internazionale che sta prosciugando stipendi, pensioni e averi del popolo ellenico. Secondo alcune fonti vicine a Bloomberg, un gruppo di funzionari del ministero delle finanze di Francia, Germania, Italia e Spagna sono riuniti a Parigi da lunedì scorso. Il ministero delle Finanze tedesco non avrebbe né confermato né smentito l’informazione. Tra i vari punti del compromesso, secondo i funzionari di Berlino e Bruxelles, potrebbe esservi l’abbassamento del tasso di interesse per i prestiti ad Atene. E comunque gli “aiuti” avrebbero lo stesso un costo che graverebbe sempre sulle spalle del popolo greco. E poi ci sono le dichiarazioni del direttore del Fondo monetario, Christine Lagarde che giunta a Bruxelles ha dichiarato: “Stiamo lavorando in modo costruttivo per vedere se possiamo trovare una soluzione alle finanze e all’economia della Grecia e al suo debito, che deve essere sostenibile in un periodo di tempo ravvicinato’”. Una linea questa che conferma quella già seguita dal Fmi che si dice contrario all’ipotesi di concedere due anni in più alla Grecia (dal 2020 al 2022) per riportare il debito al 120% del Pil. Per i tecnocrati dell’organismo con sede a Washington e gli eurocrati nonostante le divergenze il secondo pacchetto di aiuti alla Grecia sarà dato solo se sarà dimostrato che la Grecia ha portato a termine le azioni prioritarie e se il rapporto della troika sarà positivo. Ad ogni modo per i 31,5 miliardi di aiuti “non vogliamo che si mettano a disposizione soldi freschi, perché – ha sottolineato il ministro delle Finanze austriaco, Maria Fekter – sarebbe difficile spiegarlo ai nostri contribuenti”. Per questo “sul tavolo ci sono diverse opzioni”, ha aggiunto. Opzioni che saranno comunque pagate dal popolo ellenico costretto a pagare le colpe altrui di una crisi che è stata innescata da altri ben noti personaggi e strutture della politica, dell’Alta Finanza, delle banche e degli organismi internazionali che hanno lucrato e continuano a lucrare sulla pelle dei popoli.

 

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