I media occidentali e Gaza: involontariamente ‘comici’, e non c’è nulla da ridere…

di Enrico Galoppini

Un triste e disgustoso spettacolo già visto: Israele, la base politico-territoriale del Sionismo, bombarda senza pietà i palestinesi della Striscia di Gaza.

L’ultima volta in grande stile (lo stillicidio di assassinii è difatti costante) è stata durante l’operazione “Piombo Fuso”, che tra la fine del 2008 e l’inizio del 2009 mandò all’altro mondo più di 1.300 palestinesi, causando migliaia di feriti, anche gravissimi e con danni permanenti, per non parlare dei danni materiali e alla salute di chi è rimasto vivo in mezzo ad una saturazione dell’habitat con agenti tossici altamente nocivi.

La mattanza terminò appena due giorni prima dell’insediamento alla Casa Bianca di Barack Obama, e stavolta – sarà una coincidenza? – il nuovo tiro al bersaglio cade nel mentre è in atto un sostanzioso rimpasto (v. il “caso Petraeus”) nelle “stanze dei bottoni” degli Stati Uniti, che di Israele sono il principale sponsor, visto che lo difendono a spada tratta, lo foraggiano di tutto punto e ce lo impongono, a noi europei e mediterranei, quale “gioiello” da ammirare e tutelare dalla proverbiale “violenza araba e islamica”.

Anche stavolta, la propaganda pro-Sion ha facile gioco, senza contraddittorio com’è su tv e giornali che contano, così si racconta al popolo dei sudditi mediatici che “Israele ha reagito” ad un attacco dei “terroristi”.

È, insomma, la solita solfa, mentre famiglie intere vengono straziate, e vorrei vedere se, trovandosi nella medesima situazione, gli stessi che dimostrano una sovrana indifferenza frammista ad un velato giustificazionismo resterebbero così dignitosi come lo sono questi palestinesi quando fissano i loro figli trucidati. Fanno la moralina, impartiscono lezioni sulla “tolleranza”, si riempiono la bocca di “appelli alla pace”, ma se si ritrovassero con un neonato spappolato tra le braccia credo proprio che si trasformerebbero immediatamente in quello che essi ritengono sia potenzialmente ogni palestinese (perché intrinsecamente “estremista”): uno dei famosi “kamikaze” che – colmo dell’ipocrisia e della cattiva coscienza di chi sa in cuor suo che quella è l’arma dei disperati – suscitano negli occidentali un “orrore” nemmeno lontanamente paragonabile a quello provocato dall’uso sadico di bombe al fosforo, a grappolo eccetera. Leggi il resto dell’articolo

Perché Israele attacca di nuovo la Striscia di Gaza?

 

Per chi si occupa di Medio Oriente, l’impressione è che la nuova offensiva israeliana contro Gaza non ha come scopo reale quello che le forze armate ed il governo israeliano stanno dichiarando con enfasi e che i media occidentali accettano con grande naturalezza.

Israele è infatti oggi assai meglio protetto contro i missili di quanto lo sia mai stato in precedenza: l’installazione del sistema anti-missile Iron Dome ha fornito allo Stato ebraico un ulteriore potenziamento dei propri sistemi di difesa passiva. Anche per questo, il rischio effettivo costituito dal lancio dei razzi dalla Striscia di Gaza non si è mai tradotto in un pericolo strategico per Israele, com’è dimostrato dal numero delle vittime: 21 israeliani uccisi in totale negli ultimi undici anni, rispetto agli oltre 2.300 Palestinesi uccisi nello stesso periodo.

D’altra parte Israele, dalla fine dell’operazione Piombo Fuso del dicembre di quattro anni fa, ha sempre esercitato con estrema durezza il suo controllo militare nell’area, intervenendo costantemente con sanguinosi attacchi, più o meno mirati, contro gli uomini di Hamas e delle altre fazioni, come avvenuto il 22 e 23 ottobre scorsi (7 vittime fra i palestinesi), il 10 settembre scorso (4 palestinesi uccisi) e il 5 agosto scorso (1 palestinese ucciso). Leggi il resto dell’articolo

Roma. Squadrismo e minacce di morte nel quartiere ebraico

 

Il Fatto Quotidiano sta diffondendo un video-testimonianza, che dimostra piuttosto palesemente quanto accaduto nelle strade della capitale mercoledì scorso, in occasione della manifestazione studentesca e sindacale contro il governo Monti. Inizialmente, la comunità ebraica romana, aveva denunciato una presunta intimidazione dei manifestanti ai danni della sinagoga del Lungotevere con slogan ostili e minacce da parte dei manifestanti. Le organizzazioni studentesche avevano immediatamente smentito. Nessuno in sostanza può confermare quanto il capo della comunità ebraica di Roma, Riccardo Pacifici, aveva dichiarato dalle colonne di Repubblica.
In questo video amatoriale, alcuni appartenenti alla comunità ebraica minacciano di morte dei ragazzi giunti dal corteo, picchiandone uno con l’accusa di aver scattato foto improprie e minacciando di morte tutti gli altri. Agghiacciante la frase: “Potete fare casino in tutta Roma, ma nel quartiere ebraico non potete entrare. Se entrate siete morti”, che configura diverse ipotesi di reato nell’ambito dell’ordine pubblico e della violenza privata, in una città che il sindaco Gianni Alemanno, subito pronto a lanciarsi in frettolose solidarietà verso la comunità ebraica, dimostra ancora una volta di non saper governare.

Fonte

 

Colonna di Nubi. Perché una nuova guerra contro Gaza?

Di Thierry Meyssan

Ancora una volta Israele ha attaccato Gaza e i media internazionali trasmettono immagini di distruzione. Tuttavia la desolazione che ci provoca l’orrore quotidiano di questa nuova guerra, non deve impedirci di analizzarne e comprenderne gli obiettivi. Thierry Meyssan risponde a questa domanda.

Il 14 novembre 2012, le forze israeliane hanno lanciato l’operazione “Colonna di nubi” contro le strutture militari e amministrative di Hamas nella Striscia di Gaza. Il primo giorno hanno ucciso Ahmed Jaabari, numero due del ramo armato dell’organizzazione palestinese. Ed hanno anche distrutto i lanciarazzi sotterranei per i missili superficie-superficie Fajr-5. “Colonna di Nubi” si è rapidamente ingrandita, con l’aviazione israeliana che moltiplica i bombardamenti. Lo Stato maggiore generale israeliano ha richiamato 30.000 riservisti, arrivando rapidamente a 75.000 uomini, col rischio di distruggere l’economia. In questo modo, Israele ha la capacità di invadere Gaza con truppe terrestri. Questa situazione richiede ulteriori spiegazioni.

Perché proprio adesso?
Tel Aviv prende il comando, mentre il potere a Washington è parzialmente vacante. Si attendono la nomina dei nuovi segretari di Stato e della Difesa. Forse, saranno l’ambasciatrice Susan Rice e il senatore John Kerry. Tuttavia, un’aspra lotta, attraverso i media, cerca di screditare la signora Rice. In ogni caso, i segretari di Stato e della Difesa uscenti sono indeboliti ed i loro successori non sono stati ancora nominati. Nello stesso identico modo, Tel Aviv aveva preso una simile iniziativa, l’”Operazione Piombo Fuso“, durante il periodo di transizione tra i presidenti Bush jr e Obama. Alcuni commentatori citano anche l’imminenza delle elezioni israeliane e suggeriscono che Benjamin Netanyahu e Avigdor Lieberman cercano di migliorare la loro immagine di falchi intransigenti. Ciò è improbabile. In realtà, hanno lanciato l’attacco senza conoscerne in anticipo i risultati. Tuttavia, nel 2008-2009, il fallimento di “Piombo fuso” fu fatale per il governo di Ehud Olmert.

Per quale scopo?
Tradizionalmente le forze armate israeliane adeguano i loro obiettivi militari alle opportunità che si presentano. Come minimo si tratta d’indebolire la resistenza palestinese, distruggendo le infrastrutture e l’amministrazione della Striscia di Gaza, come hanno sempre fatto in più o meno regolarmente. Tuttavia, l’indebolimento di Hamas va automaticamente a vantaggio di Fatah in Cisgiordania, che non mancherà di ripresentare la sua richiesta del riconoscimento di uno Stato palestinese da parte delle Nazioni Unite. Al massimo la “Colonna di nubi” potrà aprire la porta a un vecchio piano sionista: la proclamazione della Giordania a stato palestinese, il trasferimento della popolazione di Gaza (cfr. anche della West Bank) in Giordania e l’annessione dei territori svuotati. In questo caso, i militari non dovrebbero colpire indiscriminatamente i leader di Hamas, ma solo coloro che si oppongono all’ex leader politico dell’organizzazione, Khaled Meshaal. Quest’ultimo diventerà il primo presidente di uno stato palestinese in Giordania.

I disordini in Giordania sono collegati?
La guerra alla Siria ha soffocato l’economia giordana. Il regno si è rapidamente indebitato. Il governo ha annunciato, il 13 novembre (cioè alla vigilia dell’avvio di “Colonna di nubi“) l’aumento dei prezzi dell’energia, dall’11% per il trasporto pubblico al 53% per il gas nazionale. Questa notizia ha alimentato le proteste che imperversano nello stato fin dall’inizio dell’anno. Immediatamente, circa la metà degli insegnanti della scuola pubblica, 120 mila, è scesa in sciopero. Venerdì 16, più di 10000 persone hanno marciato nel centro di Amman, gridando: “La libertà viene da Dio”, “Abdallah il tuo tempo è finito!”, “Il popolo vuole la caduta del regime“. Il corteo ha lasciato la moschea Husseini ed era inquadrata dai Fratelli musulmani. I Fratelli musulmani, che hanno concluso un accordo con il Dipartimento di Stato degli USA e il Consiglio di cooperazione del Golfo Persico, sono già al potere in Marocco, Tunisia, Libia, Egitto e Gaza. Inoltre, controllano la nuova Coalizione nazionale siriana. Aspirano a governare con o senza il re di Giordania Abdullah II. Il più famoso dei Fratelli musulmani in Giordania è Khaled Meshal, ex capo dell’ala politica di Hamas. Meshaal ha vissuto in esilio dal 2001-2012 a Damasco, sotto la protezione dello Stato siriano. Nel febbraio del 2012 ha improvvisamente accusato il governo di Bashar al-Assad di reprimere il suo popolo ed ha scelto di trasferirsi in Qatar, dove l’emiro Hamad al-Thani è stato particolarmente generoso con lui.

I disordini in Siria sono collegati?
A giugno, un accordo di pace è stato firmato a Ginevra dalle grandi potenze. Tuttavia, è stato subito sabotato da una fazione degli Stati Uniti che ha organizzato le fughe di notizie sul coinvolgimento occidentale nell’evento, costringendo il mediatore Kofi Annan a dimettersi. Questa stessa fazione poi, per due volte ha cercato di finirla militarmente organizzando due massicci attentati a Damasco, il 18 luglio e il 26 settembre. Alla luce di questi fallimenti, l’amministrazione Obama è tornata all’accordo iniziale che si è impegnata ad attuare dopo le elezioni presidenziali e il cambiamento del governo. L’accordo prevede il dispiegamento di una forza di mantenimento della pace delle Nazioni Unite, composta prevalentemente da contingenti dell’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO). Questa forza avrebbe il compito di separare i belligeranti e di arrestare i jihadisti stranieri introdottisi in Siria. Lasciando la Russia reinstallarsi in Medio Oriente, Washington spera di alleviare l’onere della sicurezza d’Israele. La Russia farebbe in modo che lo stato sionista non sia più attaccato e che non attacchi nessuno. La ritirata militare degli Stati Uniti dal Medio Oriente potrebbe quindi continuare, e Washington recupererebbe la flessibilità perduta a causa del suo  permanente confronto con Tel Aviv. In questa prospettiva, i sostenitori dell’espansionismo israeliano devono agire a Gaza ed eventualmente in Giordania, prima della missione russa.

Quali sono i risultati preliminari della guerra in corso?
La guerra testa la difesa aerea di Israele. Lo stato sionista ha investito centinaia di milioni di dollari nella creazione di “Iron Dome“, un sistema in grado di intercettare tutti i razzi e missili lanciati da Gaza e dal sud del Libano. Questo dispositivo è diventato inutilizzabile quando Hezbollah ha inviato un drone su Dimona o quando ha testato i missili superficie-superficie Fajr-5. Durante i primi tre giorni della “Colonna di nubi“, Hamas e la Jihad islamica hanno risposto al bombardamento israeliano con salve di razzi e missili. L’”Iron Dome” avrebbe intercettato 210 colpi su poco più di 800. Tuttavia, questa statistica non significa molto: il dispositivo sembra in grado di intercettare solo i primitivi razzi Qassam, e di essere inadeguato verso tutte le armi un po’ più sofisticate.

Fonte

 

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