ELSA FORNERO E LA CAMPAGNA DI NOVEMBRE

 

di Gianni Petrosillo

 

Avete mai visto una iena piangere come un coccodrillo? In Italia pure questo è successo da quando al Governo, in cima alla catena di comando, sono arrivati i pescicani della tecnica.  A causa loro gli italiani rischiano l’estinzione politica ed economica. Forse, però, il Ministro peggiore di tutto il gabinetto è quel Fornero che si presentò agli italiani imponendo il divieto degli articoli determinativi davanti al nome per mettere in risalto i suoi aggettivi squalificativi contro tutti. Da Mammoni a choosy ne ha dette di tutti i toni e colori ai connazionali, giungendo perfino a negare l’esistenza di una parte di essi, i c.d. esodati, nella ormai famigerata controriforma delle pensioni.

I suoi colleghi non hanno fatto meglio ma la marita del professore ed editorialista della Stampa Mario Deaglio li ha staccati di molte sconcezze. L’ultima sua uscita è stata davvero una chicca, anzi un chicco, dato che la professoressa, dai modi fin troppo urbani e salottieri, ha invitato i giovani ad andare a lavorare i fondi, cioè i terreni, mentre quelli d’investimento sono esclusiva materia famigliare. E questa volta non si è trattato di un insulto ma di una vera e propria esortazione che sa tanto di presa per i fondelli. Dai fondi ai fondelli il passo è breve. In uno scatto di romanticismo bucolico il Ministro si è lasciato andare ad un paio di zappate sul buon senso sostenendo che il lavoro nella terra non soltanto fa al caso dei giovani disoccupati, come ha detto anche il nostro glabro e regale Presidente Napolitano, ma mantiene pure giovanili e freschi. Si nota da queste zollate all’intelligenza che la signora conosce la campagna unicamente come luogo di villeggiatura o, al massimo, perchè avrà apprezzato i paesaggi contadini sulle tele di Bruegel, che non è il think tank massonico di cui è stato presidente Monti ma un famoso pittore fiammingo di scene di vita agreste, altrimenti prima di parlare in questi termini avrebbe fatto in tempo ad infilarsi una zucca in gola. Ed, invece, una zucca vuota le sta proprio al posto della testa.

Il Ministro, intervenuto ad un convegno  di Confagricoltura, è partito come un trattore e nonostante l’imbarazzo degli astanti, non si è fermata di fronte a nulla dando fiato alla bocca e mandando anidride carbonica al cervello. “Le uniche due ore di respiro per me sono quando vado nel prato con mia figlia” che palesemente è un’attività agricola profittevole per se stessi e per il settore, oggi in gravissima crisi come il resto dell’economia nazionale. Poi ancora: ”C’è l’orto e coltiviamo qualcosa che però non cresce mai”. Appunto, ecco la differenza tra chi va alla tenuta a spassarsela e chi dai suoi appezzamenti ci deve mangiare e guadagnare, se ci riesce. Ad ogni modo, se la Fornero ama gli ortaggi freschi e il pollo ruspante perché invece della ministra non si limita a fare la minestra? Povero popollo italiano!  Tuttavia, si viene a sapere che l’arzilla esponente dell’Esecutivo rinuncia ai convegni per troppa stanchezza, come accaduto ultimamente quando ha dovuto declinare l’invito dell’UDC, al quale aveva assicurato la propria partecipazione. Vuoi mettere uno spensierato e rinvigorente lavoro di raccolto nei campi con le fatiche erculee di una conferenza dove ti si impasta la lingua e ti cala la palpebra? Roba da far cadere le braccia.

Insomma, dopo averci imposto la decrescita economica i docenti indecenti ci riportano indietro al feudalesimo per assicurarci un futuro da servi della gleba. Sarà per questa ragione che hanno deciso di rinunciare ai fiori all’occhiello dell’impresa strategica nazionale liquidandoli a compratori esteri?  Più che campagnoli sostanzialmente ci vogliono coglioni. Questa è la triste verità.

 

Fonte

One Response to ELSA FORNERO E LA CAMPAGNA DI NOVEMBRE

  1. Mauro Poggi scrive:

    Ho visto da Crozza spezzoni di quell’intervento. (LA) Fornero riesce sempre a sorprendermi. Il che, a pensarci, è rassicurante: segno che nonostante il diluvio di scempiaggini di cui è autrice, tali da far invidia perfino al pur prolifico Silvio, non mi ci sono ancora assuefatto.

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