QUANDO LA STORIA RICOMINCERA’ DA CAPO

 

di Gianni Petrosillo

 

Ieri, in un editoriale su Il Tempo, Davide Giacalone ha scritto che quella italiana sembra “la classe dirigente di un Paese irrilevante, invece è la classe irrilevante di un Paese importante”. Più che parvenza è acclarata sudditanza, scaturente da circa un ventennio di inadeguatezze politiche e svendite economiche, che quella presunta importanza hanno voltato in impotenza manifesta.

Una élite ribaldesca et subrepticia, selezionata tra i peggiori rimasugli di un’epoca conclusasi indegnamente, a colpi di giustizialismo eterodiretto dall’estero, scampata agli scandali unicamente perché marginalizzata nelle seconde e terze file della partitocrazia di allora, una inqualificabile armada di traditori e di rinnegati riciclatasi all’ombra delle bandiere europea ed americana dopo aver seppellito il tricolore e i colori delle rispettive insegne ideologiche, una accolita di burattini portata in auge  da uno stuolo di lacchè della (dis)informazione, con tutti i mezzi e ad ogni costo, i quali preferiscono girarsi dall’altra parte dell’oceano, beandosi d’inesistenti amicizie coi padroni mondiali, piuttosto che guardarsi in faccia, possibilmente spuntandosi negli occhi e disprezzandosi per la propria piccolezza di fronte alle grandi modificazioni in corso sullo scacchiere geografico.

Questo rappresentano lor signori che si fanno chiamare onorevoli, senatori, consiglieri, direttori condirettori ed inviati a quel Paese.

L’ amore di costoro per gli Usa, non corrisposto o tuttalpiù contraccambiato a parole e photo opportunities, è pari soltanto alla tracotanza statunitense nei nostri confronti che diventa persino indifferenza allorché si tratta di perseguire interessi strategici nei quali non entriamo più nemmeno di striscio.

Gli Stati Uniti sono per noi un esempio? Benissimo, seguiamolo fino in fondo questo modello, imitandolo nelle buone e nelle cattive maniere, per il benessere del popolo italiano e per il futuro della nostra nazione: rifiutando la dettatura dell’agenda politica di organismi internazionali dittatoriali, alla loro stregua; intervenendo a gamba tesa nei meccanismi di mercato inondando, quando occorre, l’economia di aiuti finanziari dello Stato o scatenando la bufera sui competitors industriali che arrivano a pestarci i piedi e inventando casi di corruzione mondiale per spuntarla negli affari, al pari loro (e pazienza se la mano invisibile diventa visibile manomorta che molesta i circuiti liberisti e gli automatismi liberali); inseguendo e preservando le nostre prerogative nazionali in campo internazionale, anche senza allargare a dismisura il nostro spazio vitale seminando morte e distruzione come fanno loro; proteggendo a spada tratta gli investimenti continentali ed extracontinentali analogamente a loro; garantendo accordi preventivi con le altre parti in causa anche quando queste si pongono fuori dal consesso occidentale, similmente a loro (del resto, lo stratega statunitense non è mai stato “choosy” con sé medesimo, soprattutto se questo serve a spingere le imprese di punta della madrepatria o a penetrare nel territorio di un altro corpo sociale); portando la nostra visione del mondo nelle aree in cui tradizionalmente è stata esercitata una qualche influenza, magari cercando effettive condivisioni coi popoli ospitanti, senza spargere bombe e tombe, quindi contrariamente a loro; abbassando la testa solo per schivare i colpi e non in segno di resa e di umiliazione come pretendono loro.

Così si comportano gli statunitensi quando sentono messa in discussione la loro supremazia globale e non si lasciano irretire dallo stupido vocabolario inclusivo, collaborativo e civile che essi stessi hanno confezionato per allargare il loro appeal culturale, politico e  militare.

Lo zio Sam fa le regole e quando queste gli si ritorcono contro, prima le trasgredisce, poi le critica e,  infine, dimostrandone il superamento da parte degli eventi, le riformula secondo i suoi precisi obiettivi. E tutti gli altri governi babbei, in primis quelli senza più sovranità statale (Italia, de te fabula narratur), che gli vanno dietro applaudendo alla sua incredibile capacità di riformarsi e di trasformare le altrui abitudini, perché gli americani sono giovani, flessibili e sempre pronti al cambiamento mentre la vecchia e stanca Europa manca di lucidità e di brillantezza. Da quando poi a Roma ci sono i professori a darci lezioni di sottomissione nemmeno si discute più di questi temi che sono stati derubricati ad esami complementari da sostenere a fine corso storico, quando ci saremo già ritirati dalle nostre facoltà mentali.

In questo clima di smobilitazione e di collasso pubblico devastante dobbiamo anche assistere al teatrino della fossilizzata nomenclatura di partito (rifattasi in extremis il makeup grazie a quattro rottamatori scavezzacolli, in ogni caso invertebrati che ci tengono al Colle) la quale si dice inorridita dall’avanzata dei grilllini e dell’antipolitica che si traduce in diserzione elettorale. Quindi il problema dell’Italia, cittadine e cittadini, sarebbe un capocomico e la sua claque di urlatori paganti? I grilli mettono paura solo alle erbacce e comunque non hanno alcuna intenzione di ricorrere ai pesticidi per bonificare il campo poiché finirebbero per distruggere il loro stesso habitat. Si sa che l’ortottero da combattimento si riproduce esclusivamente in mezzo alla gramigna. Questa gentucola scesa dalle montagne e andata dietro a Monti per nascondersi dalla vergogna vorrebbe darci a bere che questo è il rischio più grosso per la Penisola dopo che l’hanno consegnata al tribunale fallimentare della finanza internazionale?

Purtroppo è tutto un gioco delle parti e non c’è da credere a questi innovatori dell’ultima ora i quali più di farci ridere nel pianto non potranno. Le vere rivoluzioni non giungono mai a cavallo dei sogni ma si annunciano, con le loro idee inedite e destabilizzanti il fradicio ordine costituito, a sangue e sfracelli. Altro che acqua pubblica, trasporti, sviluppo, connettività, e ambiente che stanno a puntino in qualsiasi programmino di ciarlatano, più o meno educato. Quando sarà il momento, se mai verrà, chi vorrà realmente sovvertire questo panorama marcito si presenterà alla popolazione con un manifesto racchiuso in un unico punto: una pallottola nel capo a chi ha ingannato, liquidato, umiliato il fu Belpaese. E forse la storia anche per noi ricomincerà da capo.

 

Fonte

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2 Responses to QUANDO LA STORIA RICOMINCERA’ DA CAPO

  1. liliana says:

    Questo si chiama parlare Gianni! Serve manovalanza? Mi ridai speranza, grazie! Liliana.

  2. Mondart says:

    Linguaccia, tu quoque con queste menate, parbleu ?? Mi pareva le avessi ampiamente sorpassate … Freda sta facendo proseliti dunque ?

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