Un po’ di storia americana

 

GLI INIZI COLONIALI.
A proposito della fondazione del loro Paese gli statunitensi
amano raccontare la storiella dei Pylgrims – Founding Fathers
(Padri Fondatori): 100 (o 101 o 102 a seconda delle fonti) poveri
emigranti inglesi di fede Separatista sbarcati dal veliero
Mayflower nell’attuale Massachusetts, dove nello stesso 1620
fondarono la città di Plymouth. Ci fu tale sbarco, ma non da
esso ebbe vita la colonia del Massachusetts e quindi degli Stati
Uniti. Si trattò di un episodio molto marginale, scelto dalla storiografia
ufficiale americana perché coreografico, adatto ad alimentare
la nota leggenda di un Paese nato da emigranti poveri
e pii, in cerca solo di sostentamento materiale e di libertà di religione.
In effetti i Pylgrims non furono neanche i primi inglesi
sbarcati su quelle coste: già nel 1607 altri inglesi, in analogo
numero (erano 107) avevano fondato più a sud la città di Jamestown,
attorno a cui nel 1619 sarebbe stata costituita ufficialmente
la prima colonia inglese in America, la Virginia. Qui nello
stesso 1619 giunsero i primi schiavi neri, portati da una nave
negriera olandese. Con un colono virginiano si sposò Pocahontas
(1595-1617), la figlia di un capo indiano che garantì così la
pace dopo iniziali dissapori. Poi nel tempo anche questi indiani
sarebbero stati sterminati, come gli altri.
Il carattere della colonizzazione inglese invece fu fissato dall’emigrazione
Puritana: dal 1630 al 1640 giunsero in Massachusetts
20.000 Puritani e furono loro ad organizzare l’omonima
colonia e quindi, tramite l’influenza esercitata su tutte le altre, a
stabilire il tono generale. La distinzione è importante perché i
Puritani erano portatori di una precisa mentalità. Erano l’ala destra
del Calvinismo europeo nato dalla Riforma Protestante ed
il Calvinismo – come tutte le religioni Protestanti ma lui in
modo particolare – prende in considerazione di fatto (anche se
certo non a parole: si definisce Cristiano) solo il Vecchio Testamento,
che in più interpreta alla lettera. Il Vecchio Testamento
trasmette un peculiare e fatidico concetto: che la ricchezza materiale
è il segno della predilezione divina. Quindi si presta a
fare da sovrastruttura religiosa per chi vede la vita in termini di
competizione per arricchire, in termini di individualismo materialista.
E ciò erano i Puritani: non erano poveri ma tutti ricchi,
emigrati nel Nuovo Mondo solo per arricchire ancora di più, e
non cercavano la libertà di religione ma adoperavano la religione
come schermo per la loro singolare avidità.
Furono mandati dalla Corona inglese a colonizzare l’America
settentrionale per via del Mercato dell’Oriente. Il Mercato dell’Oriente
(detto allora delle Indie) sostanzialmente era, ed è, la
Cina. Si trattava di far giungere colà le proprie Compagnie
mercantili in concorrenza con spagnoli, portoghesi, francesi e
olandesi. C’erano due rotte di navigazione possibili: quella verso
oriente circumnavigando l’Africa, una rotta all’epoca già divenuta
classica, e quella verso occidente, cercando di sorpassare
il continente americano attraverso quel Passaggio a Nord-Ovest
la cui scoperta fra i ghiacci canadesi si diceva ogni giorno
imminente (si poteva anche circumnavigare il continente americano
a sud, doppiando il Capo Horn, ma era pericoloso e soprattutto
guardato dai portoghesi). La regina Elisabetta I (1558-
1603) elaborò un piano brillantissimo: divise le Compagnie inglesi
interessate al Mercato dell’Oriente in due gruppi. Il primo,
guidato dalla East India Company, avrebbe percorso la rotta
classica cercando di assestarsi in India; il secondo, capitanato
dalla London Co. e dalla Massachusetts Bay Co., avrebbe invece
seguito la rotta a occidente, dovendo per questo trovare il
Passaggio e quindi dovendo presumibilmente formare prima
una o più colonie in loco. Osservazione cruciale: verso l’anno
1600 dei francesi che esploravano i meandri del nord canadese
in cerca del Passaggio avevano fatto una scoperta di straordinaria
importanza: la zona sul versante nord dei Grandi Laghi
(gli attuali laghi Erie, Huron, Ontario, Michigan e Superior)
pullulava di castori e di altri animali da pelliccia, ed erano proprio
le pellicce la merce di scambio più ambita dai cinesi per i
loro tè e stoffe. I soci proprietari della Massachusetts Bay Co.
(una società per azioni, vera multinazionale dell’epoca come le
altre citate) erano in massima parte Puritani e favorirono la partecipazione
di correligionari nell’impresa; in effetti fra i primi
2.000 Puritani giunti in Massachusetts nel 1630 si trovavano
diversi grandi azionisti della Compagnia. Il Passaggio a Nord-
Ovest non fu mai trovato ma il piano di Elisabeta ebbe effetti di
straordinaria portata sulla storia del mondo: le attività della
East India Co. in Oriente avrebbero portato nel 1760 al controllo
dell’intera India, dichiarata poi formalmente una colonia
inglese nel 1858; la colonizzazione nell’America del Nord
sponsorizzata dalla Massachusetts Bay Co. avrebbe portato alla
creazione degli Stati Uniti d’America.
Gli Stati Uniti, così, furono fondati dai Puritani, e con l’obiettivo
di giungere al Mercato dell’Oriente. Ciò inciderà in
modo permanente nel carattere della Nazione che si sarebbe
formata. Verso il 1650 i sanguigni olandesi di Nieuwe Amsterdam
(l’attuale New York) cominciarono a chiamare i pallidi e
vigliacchi (ma abili e tenaci) Puritani – quei santarellini biblici –
col nomignolo di Jan Kees – Gianni Formaggino o anche Gianni
Scamorza. Erano nati gli Yankees, gli americani.

LA GUERRA DI INDIPENDENZA.
Al momento della Dichiarazione di Indipendenza, scritta da
Thomas Jefferson e pubblicata il 4 luglio 1776, le colonie americane
erano arrivate al numero di tredici: Massachusetts, Connecticut,
Rhode Island, Delaware, New Hampshire, New Jersey,
New York, Maryland, Virginia, Carolina del Nord, Carolina
del Sud, Georgia e Pennsylvania. Gli americani dicono che
la rivolta contro la madrepatria fu dovuta al desiderio di libertà.
In realtà fu dovuta – di nuovo – al Mercato dell’Oriente. In seguito
al Trattato di Parigi del 1763, che decretava la vittoria inglese
dopo un periodo di ostilità iniziato nel 1689, la Francia
girava alla Gran Bretagna la proprietà americana dell’Ohio Territory,
un territorio corrispondente grosso modo agli attuali
Ohio, Indiana, Kentucky e Illinois. A quell’epoca si era chiarito
che un Passaggio a Nord-Ovest non esisteva e che per aggredire
il Mercato della Cina era necessario arrivare via terra a dei
porti sul Pacifico: i grandi mercanti Puritani del New England
contavano quindi nell’apertura dell’Ohio Territory alla colonizzazione,
che sarebbe stato un passo verso la meta. Invece la
Corona stabilì che l’Ohio Territory doveva rimanere a disposizione
esclusiva degli… indiani. I mercanti Puritani capirono subito
cosa ciò significava: che dietro la scusa degli indiani la
Corona aveva deciso di lasciare il monopolio del commercio
con la Cina alla East India Company. Era vero. Ne furono oltremodo
risentiti ed iniziarono quella fronda che in pochi anni
avrebbe portato alla rivolta. Ciò fu possibile perché le colonie,
coi loro Parlamenti locali, non erano altro che delle oligarchie
dominate dai residenti ricchi, con un governatore inglese che
comandava solo le truppe di Sua Maestà.
Non fu quindi una rivolta “popolare”. La maggioranza dei
coloni vi era anzi contraria, ma gli oligarchi locali – i ricchissimi
mercanti del Nord come Robert Morris e John Hancock e i
grandi latifondisti negrieri del Sud come Thomas Jefferson e
George Washington – dirigevano i media ed assoldavano interi
eserciti mercenari, e riuscirono a forzare la situazione. Da notare
che gli insorti iniziarono le ostilità nel 1775, ben un anno
prima della Dichiarazione, attaccando le forze inglesi nella
zona dei… Grandi Laghi: l’obiettivo del colonnello Ethan Alien
e dei suoi Green Mountain Boys era infatti la produzione locale
di pellicce, necessarie per il commercio con la Cina. In seguito
si distinse contro la flotta inglese dei Grandi Laghi il capitano
John Paul Jones. Nelle cosiddette “battaglie” di Lexington e
Concorde i mercenari dei rivoltosi usarono la tecnica guerrigliera
dell’imboscata, del “mordi e fuggi “; furono chiamati i
minutemen, gli “uomini – minuto”. Risultò decisivo l’appoggio
della flotta francese e dell’esercito di 8.000 uomini del gen. Rochembeau,
che affiancò i 9.000 effettivi che era riuscito a raccogliere
il gen. Washington per la battaglia di Yorktown. Nonostante
ciò la guerra non fu vinta del tutto: fu guadagnata l’indipendenza,
e l’Ohio Territory, ma la Pace di Parigi del 1783 riconosceva
ancora il Canada come proprietà inglese (col nome
di British North America – BNA) e soprattutto ne disegnava i
confini a sud in modo da comprendere la zona a nord-est dei
Grandi Laghi, la vera zona delle pellicce. Alla fine della guerra
– che non aveva visto il minimo episodio di eroismo da parte
americana – 100.000 coloni americani si rifugiarono parte nel
BNA e parte tornarono in Gran Bretagna.
Qualche parola sulla Dichiarazione di Indipendenza. Era un
documento di propaganda, che serviva per camuffare i reali
motivi della ribellione. Infatti la stesura fu affidata a Jefferson,
un noto idealista benché grande proprietario di schiavi. La sua
versione originale fu anche censurata dal Congresso, che eliminò
480 parole sul totale delle 1.817 che lui aveva scritto. L’intero
paragrafo nel quale aveva definito la schiavitù un “assemblage
of horrors” fu tolto. Lo schiavismo, infatti, doveva rimanere.

LA COSTITUZIONE.
Ottenuta l’indipendenza le tredici ex colonie, ora Stati indipendenti,
decisero di riunirsi in una federazione. Perché? Ancora
per il Mercato dell’Oriente. Quello era l’obiettivo il quale –
vista la concorrenza (Gran Bretagna, Francia, Spagna) – non
poteva essere raggiunto singolarmente dai tredici staterelli. La
famosa Costituzione americana stabilisce appunto tale federazione.
Gli americani dicono che il documento – che inizia con
le parole WE THE PEOPLE così in maiuscolo – getta le basi di
una incomparabile democrazia. Non è vero. I tredici Stati avevano
già le loro Costituzioni, che erano chiaramente oligarchiche
(potevano votare solo i ricchi, che corrispondevano mediamente,
all’epoca, al 20% dei maschi bianchi e adulti), e la Costituzione
federale non fa altro che garantire il perpetuamento
di tale stato di cose, e riportarlo al livello delle elezioni federali
per il Congresso di Washington e per il Presidente. Furono poi
aggiunti 24 Emendamenti, dei quali i primi dieci tutti assieme
nel 1791 (sono il Bill of Rights, la Carta dei Diritti) e l’ultimo
nel 1971, che non cambiano nulla.
Possiamo esaminare brevemente il Bill of Rights, giusto perché
molti studiosi ritengono questo – in verità – la base dell’incomparabile
democrazia. Il Primo, famosissimo, stabilisce la libertà
di religione, di stampa, di parola, di riunione: nasce dal
fatto che gli affari inter statali erano ostacolati in certi Stati
dove c’era una religione ufficiale (ad esempio sino alla metà
dell’Ottocento il Massachusetts riconosceva solo la religione
Congregazionalista – la denominazione Puritana storica – e non
dava licenze a membri di altre confessioni), mentre in quelli
schiavisti del Sud dominavano politicamente i latifondisti che
non davano spazi ai detentori di capitali liquidi (impedivano la
nascita di certi giornali, ad esempio). Il Secondo assicura il diritto
di portare armi: i mercantili e le imprese che operavano all’Ovest
necessitavano di scorte private armate. Il Terzo limita
l’uso di edifici civili per l’alloggiamento provvisorio di soldati:
questi edifici erano di norma i più grandi, e cioè magazzini,
manifatture e impianti commerciali vari. Il Quarto ostacola le
perquisizioni improvvise in edifici civili: le medesime riguardavano
di norma magazzini commerciali, per verificare la corrispondenza
fra le bolle e le merci. Il Quinto, Sesto, Settimo ed
Ottavo creavano il garantismo giudiziario: serve solo a chi ha
danaro per gli avvocati, le opposizioni e i ricorsi. Il Nono e il
Decimo fanno concessioni ai Parlamenti (oligarchici) statali.
Come si vede il Bill of Rights ha una sola preoccupazione: la libertà
di manovra del ceto mercantile, in particolare di quello
inter statale, il più ricco. Per ogni altra funzione è interpretato a
discrezione da Congresso e Corte Suprema: il Primo Emendamento
non impedì di certo che fosse invalidato l’Alien and Sediction
Act del 1789, che prevedeva l’arresto e l’espulsione per
reati di opinione.
La natura oligarchica della Costituzione americana fu denunciata
da Charles Austin Beard (1874-1948) nel libro An Economic
Interpretation of the Constitution of the United States del
1913; nonostante la fama internazionale (Beard rimane tuttora
il massimo storico americano di tutti i tempi) ciò non gli fu perdonato
e nel 1917 dovette dimettersi dalla Columbia University
per accettare un impiego presso il Municipio di New York. Le
traduzioni dei libri di Beard all’estero sono ostacolate anche
adesso.

LA GUERRA DELLE PELLICCE.
Con questo termine io indico la guerra del 1812 – 1814 contro
ancora la Gran Bretagna. Francia e Inghilterra erano in
guerra e gli Stati Uniti ad un certo momento dichiararono guerra
a quest’ultima. Il motivo addotto fu la difesa del principio di
libertà di navigazione: gli inglesi avevano affondato dei mercantili
americani diretti in Francia. In realtà – anche i francesi
avevano affondato mercantili americani – l’obiettivo americano
era di impadronirsi della zona a nord-est dei Grandi Laghi, la
zona delle pellicce buone per il commercio con la Cina, obiettivo
che era stato mancato durante la Guerra di Indipendenza. Infatti
nel 1813 gli americani portarono una serie di attacchi terrestri
nella zona, per i quali si erano preparati da anni. Ma furono
respinti (gli inglesi li aspettavano) e nel ritirarsi incendiarono
per vendetta Toronto. Il Trattato di Gand del 1814 lasciava
la situazione inalterata ed anzi, col Trattato Rush-Bagot del
1817, i due Stati smilitarizzavano la zona attorno ai Grandi Laghi.
Il Trattato è ancora valido e rispettato, benché le pellicce
dei Grandi Laghi non servano più da molto tempo per il Mercato
dell’Oriente.

L’ESPANSIONE TERRITORIALE.
Sostanzialmente si tratta della Conquista del West. Questa
iniziò con la colonizzazione dell’Ohio Territory e proseguì sino
al Pacifico. Gli americani dicono essersi giusto trattato di una
colonizzazione: c’erano ampi territori sul loro orizzonte, abitati
solo dai selvaggi indiani, e loro non fecero che andarvi. Ma tale
colonizzazione fu solo il sottoprodotto della spinta al Mercato
dell’Oriente: bisognava raggiungere i porti sul Pacifico. Anche
l’acquisto dell’Alaska dalla Russia e la conquista militare delle
Hawaii avevano la logica di avvicinarsi alla Cina, come fu con
le Filippine, strappate alla Spagna con la guerra del 1898.
Da notare la dinamica dell’espansione in Messico, diventato
indipendente dalla Spagna nel 1821. Subito nel 1823 gli USA
adottarono la Dottrina Morirne, nome altisonante per dire che
nel continente americano avrebbero fatto ciò che avrebbero voluto.
E cominciarono col Messico. Nel 1822 il governo messicano
autorizzò alcune centinaia di coloni statunitensi guidati da
tale Stephen Austin ad insediarsi nel Tejias: avrebbero però dovuto
seguire le leggi messicane, che in particolare vietavano lo
schiavismo. Invece i coloni si erano portati dietro decine di
schiavi neri, cui non volevano rinunciare. Iniziarono contrasti e
Austin dichiarò il Texas indipendente chiedendone l’ingresso
negli USA come Stato schiavista. Arrivò il generale Santa
Anna, che prese la missione dell’Alamo nella città di San Antonio.
Qui morì Davie Crockett, che era stato assoldato da Austin
come mercenario: infatti non erano i coloni statunitensi a combattere,
ma bande di mercenari reclutate negli USA. Alla fine
però Santa Anna fu battuto dai mercenari e nel 1836 il Texas
divenne indipendente. E schiavista. Poi con un pretesto nel
1847 gli USA dichiararono guerra al Messico e gli presero territori
da cui avrebbero ricavato California, Nevada, Colorado,
Utah, Oklahoma, Nuovo Messico e Arizona. Nel corso della
guerra i Marines sbarcarono a Vera Cruz e presero Città del
Messico, dove assaltarono la fortezza di Chapultec in cui si
erano asseragliati i giovani cadetti messicani senza fare prigionieri.
Nel Messico c’è un detto: Povero Messico, così lontano
da Dio e così vicino agli Stati Uniti.

LA GUERRA DELLO ZUCCHERO.
Serviva Cuba, per le sue piantagioni di canna da zucchero e
per la protezione che avrebbe potuto effettuare sul canale che
dalla metà dell’Ottocento si progettava di tagliare in America
Centrale (realizzato poi nel 1913 a Panama), e servivano le Filippine,
ancora per lo zucchero e come base per aggredire il
mercato della Cina. Entrambe erano colonie della Spagna e occorreva
un pretesto concreto per farle guerra, oltre alle accuse
di indegnità morale per essere una vecchia potenza europea colonialista.
Così il 15 febbraio 1898 l’incrociatore statunitense
Maine saltò in aria coi 260 membri dell’equipaggio mentre era
in visita di cortesia nel porto dell’Avana. Non erano stati di certo
cubani o spagnoli e la stessa stampa statunitense notò circostanze
che portavano ad accusare la lobby dei produttori statunitensi
di zucchero in combutta con lo stesso governo di Washington,
ma la guerra fu dichiarata comunque in base all’episodio.
Fu vinta facilmente (si trattò unicamente di scontri navali)
e furono acquisite le colonie di Guam e delle Filippine.
Cuba – in osseqio alle parole che si erano spese contro il colonialismo
spagnolo – fu invece riconosciuta indipendente, pensando
che sarebbe stato facile controllarne i governi locali.
Così fu in effetti sino al 1959, quando tale Fidel Castro rovesciò
l’ultimo governo collaborazionista di Fulgencio Batista.

GLI INDIANI.
Lo sterminio degli indiani iniziò ben prima della Conquista
del West. Iniziò con l’arrivo dei Puritani: già nel 1634, in Connecticut,
con un attacco notturno improvviso sterminarono un
accampamento di Pequot, uccidendo circa 700 persone e vendendo
gli scampati come schiavi alle tribù vicine (che poco
dopo avrebbero fatto analoga fine). L’ultimo massacro avvenne
a Wounded Knee (Dakota del Sud) nel 1890, quando il VII
Reggimento di cavalleria sterminò un accampamento di 200
persone, quasi tutti vecchi, donne e bambini. Ma i sistemi per
eseguire il grosso del genocidio furono altri, e speciali: whisky
adulterato, diffusione di epidemie, avvelenamento di sorgenti
d’acqua, carestie. Gli indiani sopportavano poco l’alcol e per
esaltare l’effetto agli indiani veniva venduto whisky appositamente
adulterato, che ne uccise migliaia. Le sorgenti frequentate
dagli indiani venivano avvelenate nascondendo sul fondo carogne
di animali, o di piccoli indiani. Fra i Puritani il vaiolo era
endemico, mietendo però poche vittime. Quando si accorsero
che invece gli indiani ne erano decimati ogni volta raccoglievano
le coperte infette degli ospedali e gliele vendevano. Il sistema
continuò sino alla metà dell’Ottocento essendo fatto utilizzare
dal Congresso anche in riserve particolarmente turbolente.
La più grande carestia fu provocata dal 1865 al 1875 sterminando
i bisonti, sui quali soli vivevano le tribù delle pianure
centrali: la scusa fu che occorreva procurare carne per gli operai
delle ferrovie ma in realtà le carcasse venivano lasciate imputridire.
Gli animali erano circa 80 milioni nel 1850 e ne rimasero
541 nel 1889. William F. Cody (1846-1917), detto Buffalo
Bill, fu lo sterminatore più zelante: in 15 mesi uccise 4.280
animali. C’erano poi gli “uccisori di indiani”, individui assoldati
dai coloni per liberare i pascoli dagli indiani; il più famoso fu
David Crockett (1786-1836). Il censimento dell’anno 1900 enumerò
250.000 indiani. Si calcola che nel 1630, nel territorio
che poi sarebbe diventato degli Stati Uniti, vivessero dai 5 ai
10 milioni di indiani, suddivisi in circa 500 tribù.

LA GUERRA DI SECESSIONE.
Gli americani dicono che tale guerra civile (1861-1865) fu
provocata dalla volontà del Nord di abolire lo schiavismo, che
era specialmente praticato al Sud. Non è vero. Come notò ancora
Charles Beard il vero motivo fu economico, cui lo schiavismo
del Sud offriva solo una mimetizzazione. Le economie del
Nord industriale e capitalista e del Sud latifondista erano incompatibili
quando si veniva alla politica economica federale;
ad esempio il Nord voleva tariffe protezionistiche per proteggere
le proprie manifatture, al contrario del Sud che temeva contraccolpi
per le sue esportazioni di cotone. Il presidente Abraham
Lincoln è agli atti con la sua disponibilità a mantenere lo
schiavismo nel Sud a patto che si fosse potuto trovare un accordo
sulla politica tariffaria. La guerra provocò circa un milione
di morti, la metà soldati. In questo periodo si cominciò a coniare
sulle monete la frase In God We Trust.
Due furono gli episodi significativi della guerra: i Draft Riots
(Rivolte della leva) nel Nord e la March to the Sea (Marcia
al mare) di Sherman. I Puritani combattono solo per un utile
personale, che non era il caso di quella guerra. Inoltre solo i più
poveri venivano arruolati perché era possibile comprare l’esenzione.
Così ci furono rivolte in Wisconsin, Indiana, Pennsylvania,
Massachusetts, New York, Vermont, New Hampshire e
Ohio, tutte represse dai militari. A New York l’Armata del Potomac
sparò sui manifestanti uccidendo circa 1.200 persone. La
Marcia al mare fu una incursione nel Sud fra il 1864 e il 1865,
durante la quale furono messi a ferro e fuoco circa 100.000 chilometri
quadrati di territorio; fu anche distrutta Atlanta. Il motivo
addotto fu di ostacolare i rifornimenti al gen. Lee; in realtà
si voleva rovinare il più possibile l’economia del Sud in modo
che a guerra finita gli affaristi del Nord avessero più opportunità.
Come vedremo si trattava di un’anticipazione della Guerra
per il Dopoguerra della Seconda Guerra Mondiale.
Andando oltre agli studi di Beard, io dico che la Guerra di
Secessione fu all’ultimo dovuta alla volontà del New England
di mantenere l’integrità della federazione: si sarebbe infatti potuto
ammettere la divisione della medesima, coi capitalisti del
Nord che facevano le politiche tariffarie più desiderate. Perché
questa volontà? Perché proprio negli anni precedenti al 1860
l’elite mercantile Puritana aveva capito cosa bisognava davvero
fare per prendere il Mercato dell’Oriente: distruggere la Russia.
Era un compito arduo, che richiedeva grandi forze e grandi
dimensioni: la federazione doveva assolutamente restare unita.
Tale strategia per il futuro – che come vedremo vale anche oggi
– fu teorizzata per iscritto dal sen. William H. Seward, poi scelto
da Lincoln come Segretario di Stato.

LO SCHIAVISMO AMERICANO.
Con la Guerra di Secessione fu almeno abolita in tutta la federazione
(con l’Emendamento XIII) la schiavitù, che non serve
in un’economia capitalista, anzi è d’intralcio (perciò era stata
gradualmente eliminata negli Stati del New England). Con l’Emendamento
XIV del 1868 veniva però introdotta la segregazione
razziale, abolita solo con il Voting Rights Act del 1964.
Naturalmente abolita a parole, sulla carta. Anche ora i neri sono
emarginati. Nel 1866 poi nasceva il Ku Klux Klan, ancora attivo.
A proposito dello schiavismo americano è bene sapere che
non fu una cosa da capanna dello zio Tom. I demografi storici
calcolano che nel periodo dello schiavismo sparirono dall’Africa
sui 50 milioni di abitanti, mentre quelli giunti a una qualche
destinazione come schiavi furono sui 3 milioni, dei quali circa
2 milioni negli Stati Uniti. Quindi per ogni schiavo vivo venivano
uccise 16 persone. C’erano i rastrellamenti in Africa e mediamente
le navi negriere “perdevano” un quarto del carico. La
prassi schiavista americana poi, a differenza delle altre del
mondo, era infernale: punizioni orrende, denti strappati perché
pregiati per le dentiere (come quella di Washington), figli strappati
alle madri, figli malformati dati in pasto ai maiali, fattorie
dove si facevano selezioni della specie (per moltiplicare i Mandingo).
È questo l'”assemblage of horrors” censurato a Jefferson,
che nella sua tenuta di Monticello effettivamente non permetteva
tali infamie.

 

Tratto da”DIVI DI STATO IL CONTROLLO POLITICO SU HOLLYWOOD” di John Kleeves.

 

Il testo integrale è liberamente scaricabile qui, con password: StefanoAnelli.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: